io or a BR, Er AN IONE Mt eg ga PET AE Rec "I nd 7 Da are, %, x = 10 p Luca, = ia V o 1933, pe wa bes | | ME XII . GENOVA he COMMERCIO OLUM V è Arti Grafic Samt i I 1 dl Folino delle Suit Ino Vano | PIE LI La | Pubblicato il 9 Settembre 1933, Anno XI. O a A Conto corrente colla Posta) © MEMORIE Se : DE DELLA 80 CIETÀ ENTOMOLO GI dd ITALIANA VOLUME EL. - 1933 | Fascicolo Z a à eed aS - Micheli. L. — Note biologiche e promot ine sugli i Pago Oo . Imenotteri Co 4,9). | Masi L. | Raccolte entomologiche nell’ Isola di Ca praia fatte da C. Mancini e F. Capra (1927- 1931) - IV. Hymenoptera Terebrantia et Phytophaga ? Menozzi Gr Le Foie della Palestina Blüthgen By Neue arten. aus s der gattung Nomioides x G. 8). Dott. Fabio Invrea = Direttore responsabile = GENOVA Arti Grafiche COMMERCIO 1933 > 16 Jef Dorr. Lucio MICHELI NOTE BIOLOGICHE E MORFOLOGICHE SUGLI IMENOTTERI x (CONTRIBUTO 4.9) Ammophila campestris Latreille ° Per quanto l'A. campestris sia stata studiata da parecchi biologi (Adlerz, Grandi, Maneval, Crèvecoeur ecc.), pure alcuni tratti dei suoi costumi sono ancora oggetto di ricerca e di discussione. Secondo Adlerz (ampiamente citato da Crèvecoeur) VA. campestris, dopo aver deposto l’uovo sulla prima preda immagazzinata, riaprirebbe ad intervalli di tempo il nido per verificare se l’uovo è schiuso, nel qual caso si provvederebbe di nuove prede per il nutrimento della larva; inoltre secondo il biologo svedese, l’imenottero ispezionerebbe la cella durante l’accrescimento della larva e tali visite verrebbero ripe- tute senza che tale atto fosse necessariamente legato con l’apporto di nuove prede. Il Grandi (') che -ha studiato l'A. campestris a Grizzana, nell'Appennino Bolognese (altezza m. 700), osservò che lo Sfegide immagazzinava da sei ad otto larve di Tentredinidi (anzichè veri bruchi) prima della schiusura dell’ uovo deposto dalla prima preda. Lo stesso metodo di approvvigionamento riscontrò il Grandi (?) anche a Castel d’Ajano (Appennino Bolognese - alt. m. 800). A Gistoux, nel Belgio, il Crèvecoeur (°) constatò che lA. campe- stris depone l’uovo sulla prima preda immagazzinata; ma che il resto delle provvigioni necessarie al nutrimento della larva, viene catturato ed introdotto nel nido soltanto dopo la schiusura dell’uovo ; non ebbe però mai occasione di osservare, come aveva fatto l’Adlerz, che lo Sfe- gide riaprisse il nido per una semplice ispezione ; lo scopo era sempre di fornire alla larva in via di sviluppo una nuova preda. | Presso Cogne in Valle d’Aosta (altitudine 1560 m.) ho avuto occa- sione di compiere un’osservazione che mi sembra provare che anche in Italia, nelle Alpi, l A. campestris può comportarsi come in Svezia. Il _ 18 luglio 1931, mentre mi trovavo in osservazione presso un mucchietto . di terriccio sabbioso accumulatosi tra sassi e sterpi su di un ripido pendio soleggiato, vidi arrivare a volo una A. campestris che, posatasi (1) G. Grandi. — Contributi alla conoscenza della biologia e della morfologia degli Imenotteri melliferi e predatori. — Boll. del Lab. di Zool. generale ed agraria della R. Scuola di Agricoltura di Portici, Vol. XIX, 1926, pag. 271. (2) G. Grandi. — Contributi alla conoscenza... ecc. — Boll. del Laboratorio. di Entomologia del R. Ist. Agrario di Bologna, Vol. I, 1928, pag. 264. (3) A. Crèvecoeur. — Recherches biologiques sur Ammophila campestris. — Bull. et Annales de la Soc. Ent. de Belgique, T. LXXII, 1932, pag. 104. 0° L. MICHELI sul terreno, dopo brevissima esplorazione, tolse rapidamente la sabbia che mascherava l’entrata di un covo chiusa con piccoli sassolini che l’imenottero asportò afferrandoli uno ad uno colle mandibole e depo- nendoli vicino all’entrata del nido ; asportò dalla galleria il terriccio che parzialmente l’ingombrava, gettandolo lontano librandosi a volo a più riprese. © | | Quando il canale d’accesso al covo fu libero ’Ammophila vi intro- dusse più volte il capo ed il torace interrompendo ripetutamente la manovra per mettere in fuga qualche formica che passava nelle vici- nanze; infine, dopo tale rapida esplorazione, riprese i sassolini che aveva messo da parte, richiuse accuratameute la porta d’entrata e vi | rastrellò sopra della sabbia. Catturai l’imenottero e subito riaprii il nido. L’imbocco della breve galleria aveva il diametro di cinque milli- metri; il canale decorreva quasi verticalmente per circa cinque centi- metri e sboccava nella celletta ovalare, del diametro di un centimetro circa, che conteneva cinque veri bruchi dei quali alcuni ridotti ormai ai soli tegumenti; uno, il più grosso era ancora intatto. La larva del- ’Ammophila, intenta a consumare le provvigioni, aveva raggiunto già i tre quarti del suo sviluppo. Il bruco più grosso era incompletamente paralizzato ed infatti, mentre stimolando i primi segmenti del corpo non si otteneva reazione alcuna, un eccitamento meccanico portato sul settimo segmento dava una reazione debole e sui segmenti successivi provocava reazioni forti e più diffuse. | In conclusione la mia osservazioue proverebbe che l’Ammophila campestris anche in Italia, sulle Alpi, come in Svezia, torna al nido già approvvigionato con larve di Lepidotteri e lo visita anche senza’ por- tarvi nuove prede quando la larva è già ad uno stadio di sviluppo molto avanzato. Debbo far notare che durante la visita praticata al covo, lA. non è mai entrata completamente nella galleria, limitandosi ad ‘introdurvi solo poco più della metà del corpo e che quindi, dato il rapporto di lunghezza tra il canale d’accesso ed il corpo dello Sfegide, all’imenottero non è stato certo possibile venire a diretto contatto colla larva giacente sul fondo della cella. | Pison atrum Spin. Gli studi etologici, a me noti, riguardanti il Pison atrum Spin. sono piuttosto scarsi; Smith Saunders. ottenne questo Sfegide da nidi costruiti nel Rubus ; Perris (!) nel 1877 notò che a volte, per rispar- (1) Perris. — Rectifications et additions à mes promenades entomologiques — Ann. Soc. Ent. de France, 1877, pag. 383. NOTE SUGLI IMENOTTERI Fi miare lavoro, il Pison utilizza il nido abbandonato di un Pelopoeus e che sa «gâcher le mortier »; Lichtenstein (') ottenne adulti di P. atrum da nidi stabiliti nei Rubus. Ferton (1908) potè sorprendere un Pison mentre cacciava un pic- colo ragno (*) e nel 1910 (‘) descrisse il nido costituito da celle stabi- lite nel Rubus, approvvigionate con piccoli ragni e chiuse con setti di fango. Nel nido studiato dal Ferton le cellette erano tre ed il bozzolo contenutovi era cilindrico, ad estremità arrotondate, lungo nove milli- metri e largo due ed era costruito con piccole pietruzze riunite da un cemento composto di polvere impastata con saliva. | : Nel Settembre 1929 potei studiare il nido che un Pison atrum Spin. aveva stabilito in un frammento di stelo di Bambù, lungo una diecina di centimetri, aperto ad una estremità, che io stesso avevo fissato, nel | Maggio, al muro di una Villa posta su di una bassa collina nel terri- torio di S. Colombano al Lambro (Lombardia). — Il Pison aveva uti- lizzato il canale esistente del diametro di sette millimetri per costruirvi sette cellette, lunghe ciascuna da otto a nove millimetri, separate tra loro da tramezzi di terra cementata dello spessore di circa mezzo mil- limetro, aventi la faccia rivolta verso l’apertura del nido convessa e l’altra faccia concava ; la prima rugosa, la seconda liscia. | | Delle sette celle di cui era composto il nido: la prima era stata devastata da un Dittero parassita del quale trovai il pupario vuoto; la seconda conteneva trentotto piccolissimi ragni disseccati, non so se appartenenti tutti alle provviste di una sola cella poichè il setto divi- sorio, tra questa e quella devastata dal parassita, era distrutto. Cinque cellette contenevano il bozzolo del Pison, disposto obliquamente e fissato alla parete del canale da una rete di fili sericei (Figura I n. 11). 1 bozzoli di colore bruno scuro misuravano nove millimetri e mezzo di lunghezza e tre millimetri di larghezza, erano subcilindrici, ad estre- ‘mità arrotondate ed alquanto attenuate. La parete dei bozzoli era costi- tuita da finissimi grani di sabbia cementati da una sostanza di color giallo bruno che, ad un esame microscopico, previa dissociazione, appariva simile alla sostanza setosa pergamenacea della quale è gene- ralmente composta la parete dei bozzoli degli imenotteri. Dal nido descritto ottenni gli insetti adulti il 6 Luglio 1930. (1) Lichtenstein. — Quelques observations entomologiques, Ann. Soc. Ent. de France, 1879, pag. 43. = (2) Ferton. — Notes détachées sur l’instinct des Hymenopteres melliferes et rav is seurs. — Ann. Soc. Ent. de France, 1908, pag. 563. (3) Ferton. — Notes detachees sur... ecc. — Ann. Soc. Ent. de France, 1900, pag. 155. SET 8 L. MICHELI Descrizione della larva del Pisouatram Spin. La larva (Figura I n. 1) come si trova racchiusa nel bozzolo, coi primi segmenti flessi ventralmente, misura poco più di cinque milli- — metri di lunghezza per tre di larghezza massima ; quando venga distesa è lunga da sette millimetri e mezzo ad otto; è di color giallo intenso. I segmenti toracici ed addominali presentano prominenze pleurali molto. spiccate ed in loro vicinanza, presso il margine anteriore dei segmenti, si aprono dieci paia di spiracoli tracheali (due toracici ed otto addo- minali). Cranio (misurato dal labbro superiore al vertice) circa tanto lungo che | largo, fornito di pochi peli piccolissimi (Figura I n. 2). Clipeo abbastanza ben distinto dalla fronte, largo circa il doppio della sua lunghezza, fornito alla parte media di una serie di otto minu- tissimi peli disposti abbastanza regolarmente su di una linea tra- sversale ; più all'indietro, da ciascun lato, si trova un piccolo grup- petto di cinque sensilli piccolissimi. Al di sopra dell’articolazione cranio mandibolare, alla base del cranio, si notano cinque o sei peli abbastanza lunghi e sulla fronte, in prossimità di ciascun angolo postero esterno del clipeo, si possono rilevare, coi più forti ingrandimenti, numerosi (20 e più) minutissimi sensilli. Labbro superiore largo poco meno del doppio della sua lunghezza, lievemente emarginato, con angoli anteriori arrotondati. Il bordo anteriore del labbro è munito, presso la linea mediana, di un gruppetto di quattro lunghi peli; al margine anteriore e laterale, sparsi tra formazioni tegumentali mammellonari, si notano otto o move sensilli ed infine, distribuiti sulla parte media del labbro, una diecina di grossi e lunghi peli (Figura I n. 5). | Il palato (Figura I n. 7), rivestito nelle porzioni laterali ed anta di produzioni tegumentali villiformi e mammellonari, porta da ciascun lato della linea mediana un gruppo di sei sensilli e. presso il bordo anteriore sei lunghi peli uguali a quelli che si trovano sulla faccia dorsale del labbro. Mascelle provviste alla faccia latero-ventrale di sei peli lunghi circa quanto il palpo mascellare (Figura I n. 3). — Palpi mascellari un po’ ingrossati all’estremità, forniti di sei sensilli dei quali uno abba- stanza lungo subconico e gli altri assai piccoli e brevi (Figura I Figura I. — Pison atrum Spin. — Larva (già chiusa nel bozzolo). 1 Larva vista dalla faccia ventrale. — 2, Capo visto di faccia — 3, Labbro inferiore e mascella visti dalla faccia ventrale. — 4-5, Mandibola. — 6, Labbro superiore (parte me- minke e metà sinistra). — 7, Antenna. — 8, Palato. — 9, Palpo mascellare. — 10, Palpo aes — 11, Nido di Pison atrum Seni Als" Pa ey See aera ( Re oa .. mm = 10 L. MICHELI n. 8). Processo della mascella subconico, pitt piccolo del palpo, munito all’estremita distale di un sensillo simile a quello del palpo e di due o tre altri sensilli piccolissimi. Labbro inferiore munito di otto peli lunghi quanto il palpo labiale che è subconico e porta, al suo estremo distale, un sensillo più grosso circondato da altri tre o quattro molto piccoli (Figura I n. 3-10). Mandibole appena più lunghe che larghe, bifide all’estremita, con un paio di apofisi odontoidi smusse, sul bordo interno (Figura I n. 4-5). Antenne a forma di cupoletta piatta, munite di tre sensilli (Figura I n. 7). I vari segmenti del corpo della larva portano, su ciascun mammellone pleurale tre o quattro peli; un’altra diecina di picco- lissimi peli è distribuita sulla parte più sporgente dorsale dei primi segmenti, mentre su quelli posteriori i peli sono meno visibili e più irregolarmente sparsi. Eumenes pomiformis F. ssp. coarctata L. Nell’autunno del 1930 il Sig. Leopoldo Ceresa gentilmente mi dond due nidi in terra cementata da lui raccolti presso Galliate. (Piemonte), 1 2 3 Figura II. — Eumenes pomiformis F. ssp. coarctata L. — 1, Nido anomalo di E. coarctata L. — 2, Il nido precedente dopo l’uscita degli insetti adulti. — 3, Altro nido dello stesso tipo, aperto per mostrare la disposizione delle celle. comunicandomi di averli trovati attaccati alle sottili foglie di un folto ciuffo d’erba che era cresciuto su di un po’ di terra ammucchiata presso una pietra di confine; i nidi erano sospesi a pochi centimetri d’altezza dal suolo. La forma strana delle due costruzioni non mi fece NOTE SUGLI IMENOTTERI 11 sospettare che essi appartenessero ad una Eumenes pomiformis come potei constatare quando nel Giugno 1931 vidi uscire da questi nidi dei bei esemplari di E. pomiformis, subspecie coarctata L. Meglio di una descrizione può dare una chiara idea della forma dei nidi la fotografia che riproduco (Figura II n. 1). La costruzione più grossa ha una forma che ricorda vagamente quella di un piccolo bozzolo di Bombice del gelso; è fabbricata con terra cementata, ha superficie scabra sulla quale spiccano in rilievo le varie assise del cemento, è lunga tre centimetri e mezzo ed è larga quindici millimetri. Le pareti portano inglobati nel loro spessore alcuni fili d’erba che servivano di sostegno al nido. Dopo l’uscita degli insetti adulti ho constatato che il nido più grande con- teneva quattro celle (Figura Il n. 2), mentre il più piccolo (Figura II 1. 3) constava di due celle soltanto foggiate a cupola, saldate per la loro base e misurava diciotto millimetri di lunghezza e quindici di larghezza. Lo spessore della parete delle celle è di circa un millimetro. Mi sono chiesto se, contrariamente alle sue abitudini, | E. coar- ctata avesse utilizzata il nido di qualche altro Imenottero; ma in realtà non saprei a quale costruttore pensare ; inoltre nel nido più piccolo mi ‘sembra si possa riconoscere il modo di fabbricare la cupola proprio della E. coarctata. Quanto alla forte rugosita della superficie esterna delle celle è da notarsi che già l’ André (Species des Hyménoptères, Vol. II, pag. 644) aveva rilevato che i nidi della £, coarctata presen- tano all’esterno « des côtes ou bourrelets plus accusés » caratteristica che li differenzierebbe da quelli della Æ. pomiformis. Quali cause abbiano indotto nel nostro caso la E. coarctata a costruire in modo . così diverso dall’abituale, mentre aveva a propria disposizione, in imme- diata vicinanza, una superficie di pietra più adatta a fissarvi le sue cupolette isolate, non ci è dato di sapere. Osmia lepeletieri Pérez Il nido dell O. Jepeletieri Pérez venne brevemente descritto dal Ferton (!) che l’aveva trovato nel 1900 a Cerdagne (Pirenei Orientali) ed aveva rilevato che le celle vengono costruite « non pas avec de la poussière mélangée à un liquide salivaire, mais avec des petites pierres solidement agglutinées per un mucus sans addition de terre» e che l’intonaco non contiene sassolini. Secondo il Friese (*), che studiò pure (1) Ferton. — Notes détachées sur l’instict des Hyménoptères Mellifères et ravis- seurs — Annales de la Soc. Ent. de France, Vol. LXX, 1901, pag. 37. (2) H. Friese. — Die europäischen Bienen — Leipzig, 1923, pag. 261. 12 LL. MICHELI il nido dell'O. lepeletieri nei pressi di Innsbruck, esso assomiglia a quello dell’Osmia loti Mor., è costruito con terra impastata con saliva, comprende tre o quattro celle e viene fissato alle pietre che fiancheg- giano le strade. Il 3 Settembre 1931 io pure ebbi occasione di trovare un nido di O. lepeletieri costruito nell'angolo rientrante di una grossa pietra presso un ripido sentiero sopra Cogne (alt. 1560) in Valle d’Ao- sta. La costruzione, fatta con terra sabbiosa di color grigio scuro, ricor- dava, salvo che nelle dimensioni notevolmente minori, un nido di Cha- licodoma ; le celle erano ricoperte da -uno strato comune di intonaco. e le loro pareti, diversamente da quanto il Ferton aveva osservato nei Pirenei, mi parvero costituite da sassolini cementati con terra. Il nido misurava 9 centimetri in senso orizzontale e poco più di 3 centimetri in senso verticale, aveva complessivamente uno spessore di due centimetri e mezzo e conteneva 9 celle disposte su due file paral- lele, Puna davanti all’altra. Le celle ovalari, separate tra loro da una sottile parete, avevano il diametro maggiore disposto verticalmente ed erano tutte occupate dal bozzolo salvo l’ultima costruita che non era stata chiusa ed era vuota. L’intonaco conteneva pochi minuti sassolini. I bozzoli di color brunastro lucente all’interno, hanno la superficie esterna di color bruno chiaro e sembrano costituiti da due strati iso- labili tra loro dei quali l’esterno aderisce tenacemente alla parete della cella. Descrizione della larva dell’Osmia lepeletieri Perez N La larva matura e già chiusa nel bozzolo è di color bianco gialla- stro, è tozza, ripiegata ad arco, ha solchi intersegmentali poco profondi, capo piccolo (della dimensione di circa un decimo dell’intero corpo), addome voluminoso ed è molto simile alla larva dell’Osmia loti Mor., già da me descritta in una precedente pubblicazione ('); se ne diffe- renzia sopratutto per le dimensioni notevolmente maggiori misurando, nell’atteggiamento in cui si trova nel bozzolo, da otto a nove millime- (1) Micheli. — Note biologiche e morfologiche sugli Imenotteri - Contributo 3° — Atti della Soc. Ital. di Scienze Naturali, Vol. LXX, 1931, pag. 21. Figura III. — Osmia lepeletieri Pérez = Larva (chiusa nel bozzolo). | 1, Larva vista di lato. — 2, Capo. — 3-4, Mandibola. —5, Porzione del labbro supe- riore. — 6, Labbro inferiore (faccia ventrale). — 7, Antenna. — 8, Mascella (faccia latero- ventrale). } AE 7 ES an Se TESTI, rele I 14 7 L. MICHELI tri di lunghezza per quattro, cinque millimetri di larghezza massima in rapporto ai segmenti ottavo e nono (Figura III n. 1). Il cranio, di circa un decimo più largo che lungo, è nettamente inca- vato al vertice e presenta un discreto numero di minutissimi peli disposti come nella Figura III n. 2. Clipeo non distinto dalla fronte, munito presso la sua parte anteriore di quattordici o quindici peli. i Labbro superiore largo due volte la sua lunghezza, convesso, col mar- gine anteriore incavato alla parte media, con sporgenze arrotondate ai due lati. Al bordo anteriore, subito all’esterno della linea mediana, si notano alcuni grossi sensilli disposti su di una fila tra- sversale, variabili di numero da una larva all’altra ed anche da un lato all’altro ; infatti su sei larve esaminate ho trovato questi sen- silli così disposti: nella prima 4 a sin. e 2 a destra; nella seconda 3 a sin. e 4 a destra; nella terza 3 a sin. e 4a destra; nella quarta 5 a sin. e 4 a destra; nella quinta 4 a sin. e 5 a destra; nella sesta infine 3 a sin. e 4 a destra. — La cuticola dell’area cir- condante detti sensilli è ispessita e colorata in ferrugineo. Sulla parte media del labbro si notano, disposti un po’ irregolarmente, quattordici o quindici peli e da sedici a diciotto sensilli (Figura III n. 5). Antenne costituite da un processo subconico, fornito all’apice di cinque o sei piccolissimi sensilli, impiantato su di una cupoletta pochis- simo sporgente (Figura III n. 7). : Mascelle munite alla faccia latero-ventrale di venti-ventitré peli robusti : ed alla parte anteriore di tre o quattro peli un po’ più piccoli, . (Figura Ill n. 8). Il palpo mascellare, subconico, porta all’estremita distale due sensilli piccolissimi. Sulla superficie mediale della ma- scella si notano poco più di una trentina di piccolissime forma- zioni sporgenti mammellonari sormontate da un minutissimo pro- lungamento spiniforme. | : Mandibole robuste, bifide, circa tanto larghe alla base che lunghe, col bordo orale lievemente seghettato (Figura III n. 3-4). , I labbro inferiore porta al suo bordo anteriore la filiera in forma di una lamina trasversa di color ferrugineo ; i palpi labiali, subconici, hanno all’estremità distale due piccoli sensilli e sono circondati da alcuni peli piuttosto lunghi; la faccia inferiore del labbro è munita di ventisette o ventotto peli, lunghi circa quanto il palpo (Figura II n. 6). | ) razio - 03 FE 16 RACCOLTE ENTOMOLOGICHE NELL'ISOLA DI CAPRAIA FATTE DA C. MANCINI E F. CAPRA (1927-1931) IV E, MASI HYMENOPTERA TEREBRANTIA ET PHYTOPHAGA. Questa pubblicazione fa seguito alla mia precedente sugli Imenot- teri aculeati della Capraia, stampata nel vol. XI di queste Memorie (fasc. 2°, pag. 181-205). Le specie sono numerate in continuazione di quelle degli aculeati. Fam. Proctotrypidae 63. Ceraphron Invreae sp. n. Un esemplare trovato in ottobre. Femmina alata. Nera, con lo scapo e le zampe, eccetto le anche, gialli scuri rossastri, il pedicello giallo bruno, le ali grigiastre. Corpo piuttosto robusto, subnitido. Capo, torace e addome ugualmente larghi, . 0 l’addome appena più largo, ovato acuto. Capo, veduto dal di sopra, due volte più largo che lungo, con lo spigolo fra il vertice e l’occipite arrotondato, gli ocelli disposti a triangolo equilatero. Solco frontale prolungato sul vertice fra gli ocelli. Fronte:e vertice a scultura retico- lata-zigrinata. Antenne con la maggiore grossezza dello scapo ad '/, della lunghezza, col flagello gradatamente ingrossato fino al penultimo articolo e perciò senza distinzione di clava; pedicello tre volte più — lungo che largo; terzo articolo antennale più corto del pedicello nella proporzione di 5 : 7, uguale approssimativamente all’ insieme dei due successivi; 4° articolo lungo 5/; del 3°, il 5° lungo */; del precedente, ambedue tanto lunghi quanto larghi e a forma di cono troncato; 9° più lungo che largo nella proporzione di-5 : 3 e lungo il doppio del pedicello ; 10° conico, uguale ad una volta e mezza la lunghezza del- l’articolo precedente. Quasi tutto il dorso del torace a scultura retico- lata, alquanto più grossa di quella del vertice. Lati del torace levigati, nitidi, la mesopleura fornita di alcune strie rilevate che dal margine anteriore si prolungano per breve tratto in direzione della metapleura. Solchi ascellari divisi ciascuno in 4-5 fossette piuttosto grandi, non bene definite e quasi contigue. Sutura ascellare, sulla linea mediana IMENOTTERI DI CAPRAIA 17 del dorso, uguale alla meta della lunghezza massima delle ascelle. Scutello levigato nel '/, apicale, coi margini laterali evidentemente arcuati e formanti col margine apicale una curva uniforme, ellittica. Processo mediano del propodeo indistintamente carenato ; angoli poste- riori prolungati in una spina sottile, acuta all’ apice; intervallo fra il processo mediano e la spina laterale occupato quasi interamente da un’ areola triangolare. Ali anteriori col nervo radiale lungo circa tre volte il nervo marginale. Femori, specialmente i posteriori, robusti. ‘Parte dorsale del grande segmento dell addome fornita nel primo ‘/, di coste longitudinali, acute, più o meno ravvicinate ; nel 1/, medio . percorsa da numerose strie sottili, che in alcuni punti si riuniscono, determinando quasi una scultura acicolata. | Lunghezza 1,17 mm. Ho confrontato questo Ceraphron coi tipi di diverse specie del Kieffer e particolarmente del Ceraphron trissacantha, del Gestroi e del Solarii, le quali si somigliano molto, sopratutto pel colorito, e appar- tengono ad un gruppo in cui il propodeo è fornito posteriormente di tre processi spiniformi. La specie piu affine a quella che ho descritta & il Ceraphron trissacantha, (') nel quale il corpo è un poco più snello, gli articoli del flagello sono alquanto più corti e quindi proporziona- tamente un poco più ingrossati; lo scutello è a contorno parabolico, avendo i lati solo leggermente arcuati e non formanti col margine : apicale una curva ellittica; inoltre la sutura ascellare sulla linea mediana non supera ‘/; della lunghezza massima delle ascelle ; lo spazio fra lo scutello e il margine posteriore del propodeo è diviso, in ciascun lato del processo mediano, in tre areole, una che può essere considerata come quadrangolare (irregolarmente pentagonale) contigua al rilievo che forma il processo mediano, le altre due contigue al margine laterale del propodeo. Nel Ceraphron Gestroi gli ultimi 4-5 articoli del flagello sono ingrossati in modo da formare quasi una clava, che è tuttavia assai poco distinta dal resto dell'antenna; lo scapo è evidentemente fusi- forme, sebbene poco ristretto all’ apice, ed ha la maggiore larghezza al 1}. inferiore; il 4° e il 5° articolo dell'antenna sono più lunghi che larghi nella proporzione di 3: 5 ; i lati del protorace non sono levigati come quelli del mesotorace, ma evidentemente scolpiti a reticolo come la parte sovrastante del mesonoto (carattere, questo, molto importante, (1) Indico in queste note alcuni caratteri che non sono menzionati nelle descrizioni - del Kieffer (in André, Species Hymén., vol. X). Mem. Soc. Entom. It. XII, 15-IV-1933. 2 18 L. MASI che non é indicato nelle descrizioni del Kieffer); le spine laterali del propodeo sono ottuse all’ apice. Il Ceraphron Solarii è specie più grande, con addome più largo del torace e di forma ovato-acuminata ; con lo scutello non reticolato, levigato ; il grande segmento addominale non striato nel 1/, medio, il 30 articolo dell’ antenna uguale al pedicello. 64. Ceraphron humicola sp. n. Un esemplare preso in ottobre. Femmina attera. Testa e torace neri, addome giallo ocraceo con la parte distale del grande segmento un po’ ombrata, i segmenti succes- sivi grigio-bruni sul dorso; zampe, comprese le anche, dello stesso colore dell’ addome; antenne con lo scapo e il pedicello gialli ocracei, i cinque articoli successivi di un giallo grigiastro chiaro, i tre ultimi articoli bruni. Mandibole e palpi giallastri. Occhi (nell’ esemplare essic- cato) di un bruno tendente al violaceo. Tegule scure. Testa larga quanto il torace, vista di sopra moderatamente trasver- sale, di profilo più lunga che larga nella proporzione di 22: 15. Occhi molto grandi, forniti di poche setole lunghe e sottili. Ocelli disposti a triangolo equilatero, i posteriori un po’ meno distanti fra loro che dall’ occipite. Faccia leggermente concava. Fronte con un solco mediano ben marcato, che al di sopra dell’ ocello anteriore si prolunga sul vertice passando in mezzo agli ocelli posteriori. Scapo robusto, quasi cilindrico, cinque volte più lungo che largo; pedicello uguale ad !/; | dello scapo, più lungo che largo nella proporzione di 2 : 5, all’ apice 2/. della grossezza dello scapo. Articoli successivi gradatamente più. larghi, tuttavia i tre ultimi, che formano la clava, distinti per la forma e pel colore. Secondo articolo del flagello di lunghezza appena mag- giore della larghezza, 3’ appena più largo che lungo, 6° e 7° notevol- mente trasversali, l’ultimo essendo uguale a 2 '/, volte la sua larghezza. Articolo 9’ tanto largo quanto lungo; ultimo articolo ovato acuto, uguale alla lunghezza dell'insieme dei due precedenti. Scultura del capo e del torace evidente, reticolata, con maglie grosse, delle quali se ne contano 6-8 in senso trasversale fra il solco mediano della fronte e il margine delle orbite. Superficie subnitida. Larghezza del torace °/, della lunghezza. Solco mediano dello scudo bene distinto, solchi dello scutello concorrenti a poca distanza dal margine dello scudo. Metato- race posteriormente marginato ed armato agli angoli di un processo spiniforme acuto, diretto verso l'esterno e un po’ dorsalmente, ben IMENOTTERI DI CAPRAIA 19 visibile anche se si osserva di profilo. Ali anteriori ridotte a due pic- colissime squame. Femori robusti. Zampe posteriori con la tibia sottile alla base, gradatamente ingrossata verso l’ apice, col metatarso uguale a °/, della lunghezza della tibia. Addome ovato ‘acuto, lungo quasi il doppio del torace, del quale supera la larghezza nella proporzione di 3: 4, fornito di 8-9 brevissime creste longitudinali, irregolari, che si distaccano dall’ orlo basale. Grande segmento non striato verso la base, uguale a circa °/;, della lunghezza totale dell'addome e maggiore di quella del torace nella proporzione di 5 : 4. Lunghezza del corpo 0,95 mm. | Questa specie può ritenersi affine al Ceraphron crassiceps Kieffer, di cui ho esaminato il tipo, al quale corrisponde per diversi caratteri ; tuttavia ne differisce notevolmente pel corpo assai meno largo in pro- porzione della lunghezza, quindi non robusto, la scultura molto più grossa, reticolata piuttosto che zigrinata, la superficie della testa e del torace non opaca ma subnitida, la testa di forma meno globosa e più piccola in proporzione del corpo. Le antenne con gli ultimi articoli _ ingrossati, la mancanza di ali e P addome meno lungo, la distinguono dal Ceraphron flaviventris Kieff., descritto della Rumania, nel quale gli articoli del flagello sono gradatamente più grossi. Nel C. xanthogaster Kieff., specie di Liguria (Genova), alata, nessuno degli articoli del flagello è decisamente trasversale, gli articoli 5° - 7° sono quasi tanto lunghi quanto larghi, mentre nella specie della Capraia sono molto più larghi che lunghi. 65. Belyta comitans sp. n. Una femmina raccolta al Piano in ottobre (1927), un maschio preso in giugno (1930). Femmina. — Corpo nero, zampe, tegule e antenne di color giallo rossastro (cinnamomeo chiaro), gli articoli delle antenne dopo il terzo gradatamente più scuri, |’ ultimo bruno; ali anteriori di un giallo gri- giastro pallido, con nervature brune chiare; ultimo articolo tarsale un po’ scuro. Capo, dal di sopra, circolare, con la sporgenza frontale circa una volta e mezza più larga che lunga, priva di spina interantennale e col margine al di sopra dei toruli alquanto sporgente nel mezzo, formando un angolo molto ottuso; gene un poco più corte del diametro mag- giore delle orbite. Altezza del capo di profilo, 5/, della lunghezza. Scapo appena più lungo dei quattro articoli seguenti, più lungo che largo, in 20 L. MASI media, nella proporzione di 6 a 26 e alquanto ingrossato nella meta prossimale; 2° e 3° articolo subeguali in lunghezza, il 2° 7/3 del 3° e non ristretto alla base, il 3° obconico; articoli successivi fino alla metà dell'antenna larghi quanto | estremità dello scapo e poco più corti che larghi (5: 6); articoli dall’ 8° al 14° brevemente peduncolati, alquanto più larghi dei precedenti ma un poco più corti nella loro parte ingros- sata (proporzionatamente lunga 4, larga 6,5); clava ovoidale, lunga il doppio dell’ articolo precedente. Pronoto breve, molto dilatato all’ indietro, più fortemente ristretto nella porzione che forma il collo. Dorso del mesotorace quasi piano, liscio, con pochi punti piliferi sparsi, che divengono più minuti proce- dendo verso il metanoto ; porzione preascellare più larga che lunga nel rapporto di 5 : 3; solchi scapolari solo leggermente incurvati e poco divergenti in avanti, la distanza delle loro estremità posteriori uguale alla metà della lunghezza dello scudo; scutello lungo */, dello scudo, con una fossa limitata anteriormente e verso i lati da un margine semicircolare e posteriormente da un margine assai convesso in avanti. Dorsello percorso da una carena sottile ma bene distinta. Propodeo con la carena biforcata a circa ?/, della lunghezza, coi rami limitanti una fossa triangolare poco più alta che larga alla base e a fondo levigato ; a superficie liscia e nitida, eccetto che presso i margini laterali e in due aree triangolari corrispondenti agli angoli posteriori, dove si osser- vano delle fossette poco profonde e che divengono tanto più irregolari quanto più vicine agli angoli posteriori; questi prolungati in una spor- genza dentiforme, uguale a °/, della lunghezza della fossa triangolare mediana e a superficie punteggiata. Ali anteriori superanti l estremità dell'addome; nervo basale °/, della sua distanza dal marginale; cellula radiale aperta distalmente, con I estremità del nervo stigmatico leggermente dilatata e diretta paralle- lamente al margine anteriore dell’ ala; nervo postmarginale non pro- lungato oltre la cellula radiale; nervo ricorrente rappresentato da una breve linea grigio bruna. Peduncolo addominale lungo come la linea mediana del propodeo, largo 5/, della propria lunghezza, leggermente rigonfiato nel '/; medio, rozzamente scolpito da fossette puntiformi i cui margini tendono ad unirsi longitudinalmente formando linee rilevate ondulate, e fornito presso la base di quattro carene sottili e non bene distinte dagli altri rilievi superficiali, a limite distale indeterminato. Gastro largo quanto il torace ma un poco più corto, col grande tergite solcato sulla linea mediana fino alla metà della lunghezza, fornito alla base di poche coste assai corte. Lunghezza 3 mm. IMENOTTERI DI CAPRAIA ; 21 Maschio. — Colorito simile a quello della femmina, eccetto le antenne brune, gli articoli tarsali dopo il secondo gradatamente più scuri, le ali con nervature brune. Antenne, ripiegate all’ indietro, lunghe quasi fino all’ apice del grande tergite ; 2° articolo quadrato, 3° con la metà prossimale larga ‘/, della metà distale, appena più lungo del 4° articolo e un poco più corto dello scapo; articoli successivi gradata- mente un poco più corti, il penultimo più breve del 4° come 3 : 4, ultimo uguale al 4°. Lato posteriore della fossa scutellare meno con- vesso in avanti che nella femmina. Superficie dorsale del propodeo con gli spazî piani assai ridotti. Ali anteriori col nervo postmarginale pro- lungato molto al di là della cellula radiale, ma con limite indefinito. Solco mediano del grande tergite assai più corto che nella femmina, non più lungo del peduncolo dell’ addome. Lunghezza 3,45 mm. L’appartenenza degl’individui dei due sessi alla medesima specie _ mi sembra molto probabile, nonostante alcune notevoli differenze, che tuttavia credo che si possano considerare come caratteri sessuali. Tra le specie di Belyta descritte da Kieffer nel X. vol. dell’ opera ;dell’ An- dré, quella che forse si avvicina di più alla specie che ho descritta è — la Belyta tripartita K. In confronto della figura della Belyta nigriven- tris Thoms. 9, pubblicata nella detta opera nella tavola XVI (fig. 3.), i solchi scapolari sono assai meno divergenti, la fossa scutellare ha il lato posteriore concavo all’ indietro, anzichè convesso, i margini laterali del propodeo sono quasi dritti, il margine posteriore del peduncolo non forma un orlo sporgente, il grande tergite non presenta una fitta striatura presso I’ articolazione del peduncolo, il nervo postmarginale è bene distinto per tutta la lunghezza della cellula radiale, il 2° articolo antennale non è ristretto alla base, il 3° lo è di poco, gli articoli 8° - 14° sono distintamente peduncolati. 06. Ceratoteleia elegans sp. n. Una femmina raccolta in giugno. Femmina. — Di un giallo bruno rossiccio ; primi articoli del fla- gello, vertice, mesonoto, scutello e tegule più scuri; corno del primo segmento addominale, parte dorsale dei segmenti 20 - 5°, nel 2° dopo il primo !/;, nel 3° e 4° dopo la metà, nel 5° dopo !/, della lunghezza, colorata in nero, con sfumatura verso il giallo della porzione basale ; le rispettive parti ventrali con minore estensione del nero; ultimi segmenti neri interamente. Clava antennale e mandibole pure di color nero. Ali anteriori con una fascia trasversale bruna nel primo !/; della 22 L. MASI lunghezza, ed un’altra meno scura, più larga, al di sotto del nervo postmarginale, con la porzione fra queste due fascie bianchiccia, la porzione apicale grigiastra, la nervatura di un giallo-grigio assai pallido, eccetto la parte terminale della subcosta che è bruna scura, come la doccia del frenulo. | Capo largo quanto il torace comprese le tegule, veduto dal di sopra quasi cubico, non ristretto subito dopo gli occhi, con la parte anteriore leggermente convessa, I’ occipite leggermente incavata, il limite fra essa ed il vertice indeterminato ; con gli occhi glabri, gli ocelli disposti ad angolo ottuso, i posteriori distanti dalle orbite un po’ meno del loro diametro ; veduto di profilo globoso, più lungo che largo nella propor- zione di 7 : 6, col diametro verticale dell’ orbita uguale alla distanza fra l'occhio e la base della mandibola, il margine orbitale posteriore quasi dritto e assai obliquo, la tempia distintamente marginata, |’ epi- stomio breve e disposto quasi orizzontalmente. Faccia con una sottile carena che dalla linea antennale si estende in alto quasi al livello della metà delle orbite. Antenne di 12 articoli, un poco più lunghe dell’ insieme della testa e del torace, inserite molto in basso, fornite di radicola lunga, di uno scapo che raggiunge il livello del vertice ed ha la maggiore grossezza ‘a */; della lunghezza, e di una clava quasi cilindrica, di cinque articoli, dei quali i tre intermedî tanto larghi quanto lunghi. Pedicello e i due articoli successivi allungati e stretti, il quinto articolo antennale non più largo e tanto largo quanto lungo, il sesto ed il settimo pure pic- coli, ciatiformi. © Superficie del capo e dorso del torace reticolate, subnitide. Solchi scapolari distinti, dritti e divergenti, non estesi fino alla parte anteriore del mesonoto. Torace più lungo che largo nella proporzione di 7 : 5; scudo esteso per */, della lunghezza del torace, con due leggere depres- sioni submediane contigue al margine posteriore ; scutello quasi semi- circolare, largo 5/; della larghezza massima del torace, fornito di un orlo che limita un solco submarginale che è diviso in una serie di circa 20 piccoli alveoli quadrangolari. Dorsello (metanoto) col lato superiore e l’inferiore rettilinei, nel profilo inclinato di circa 45°, scol- pito da una doppia serie di fossette superficiali ed irregolari. Propodeo, visto dal di sopra, gradatamente ristretto verso la parte posteriore, for- nito sul dorso di due carene divergenti che si distaccano dai due angoli inferiori del dorsello. Stigmi del propodeo quasi reniformi, poco più lunghi che larghi, visibili dal di sopra come un piccolo rilievo situato verso la metà della lunghezza del propodeo. Lati del torace con IMENOTTERI DI CAPRAIA 23 due linee rilevate che hanno origine al di sotto dell’ ala anteriore e si prolungano in basso divergendo, e che corrispondono rispettivamente al limite posteriore del protorace ed al posteriore del prepetto (o epi- sterno ?) del mesotorace. Ali anteriori larghe ?/; della loro lunghezza, col nervo marginale, lo stigmatico e il postmarginale ben sviluppati, nella proporzione di 5 : 3: 10, senza traccia di nervo basale. Addome depresso, lungo un poco più di 2 !/, volte il torace e poco più largo, visto di sopra 3 !/, volte più lungo che largo, con la mag- giore ampiezza verso. il mezzo. Margini laterali acuti. Primo e secondo segmento, nel lato dorsale, scolpiti da numerosi solchi longitudinali; i successivi reticolati; il primo rilevato superiormente in un corno, arro- tondato all apice, che nel profilo si estende in avanti quasi fino al limite inferiore del dorsello ; il secondo foggiato a trapezio, quasi tanto lungo quanto largo distalmente ; il 3° e 4° tanto lunghi quanto larghi. Lunghezza 2 mm. | Credo che non sia stata pubblicata finora alcuna descrizione detta- gliata di una specie di questo genere e che la Ceratoteleia elegans sia la prima descritta per ’ Europa; anche la diagnosi generica rimane ancora incerta per quanto riguarda alcuni caratteri. Di questi il Kieffer ne ha indicati solo i più importanti in un quadro dicotomico della sua « Révision des Scelionidae » (Ann. Soc. scient. Bruxelles, XXXII 1908), citando come esempi la Caloteleia aenea e diverse specie americane che furono descritte dall’ Ashmead. Il genere è menzionato da Hedicke nel quadro dicotomico delle Scelioninae nell’ opera di Schmiedeknecht : Hymenopteren Nord-und Mitteleuropas (1930). | | 67. Hoploteleia europaea Kieffer. Révision des Scelionidae, in: Ann. Soc. Entom. Bruxelles, XXXII 1908, parte 2° (p. 176) — Jg. Una femmina raccolta in ottobre. Il rinvenimento di questo esemplare femmina è particqlarmente interessante poichè era noto soltanto il maschio della specie, che venne descritto dal Kieffer su di un esemplare dell’ Isola del Giglio, ed inoltre si poteva supporre che nella femmina mancassero quelle due piccole spine all’ apice dell’ addome, che fino ad ora sono state ritenute come caratteristica dei maschi. L’ esemplare della Capraia dimostra che tale caratteristica non può essere di tutte le specie del genere. Però nel detto esemplare le due spine si trovano sul 6° segmento (non contando il peduncolo) mentre nel maschio si trovano nel 7°. 94 - L. MASI ~ Ho esaminato I’ esemplare maschio descritto dal Kieffer, che appar- tiene al Museo Civico di Genova, ed ho constatato che esso presenta sul lato dorsale dell’ addome 7 segmenti (oltre il peduncolo), non sei come erroneamente ha affermato Kieffer; al 7° appartengono le due spine, le quali sono distanti il doppio della loro lunghezza. L’esemplare della Capraia, somigliantissimo a quello del Giglio, anche nei dettagli del colorito, onde non vi sarebbe ragione per dubi- tare dell’ identita specifica, è certamente una femmina, come. risulta evidente dalla forma delle sue antenne e dalla presenza di 6 tergiti, invece di sette, nell’addome ed anche dalla INeggiore larghezza di questo in proporzione del torace. Nella femmina il capo veduto dal di sopra apparisce più grosso e meno trasversale che nel maschio, la distanza dall’ ocello anteriore al margine della fossa anten- nale è il doppio del diametro dell’ocello. Nel profilo I’ or- bita ha il margine, nei */, inferiori della parte poste- riore, quasi dritto e note- volmente obliquo. Nel maschio la distanza fra l’ocello anteriore ed il margine superiore della fossa Fio. li antennale è approssimativa- ‘Hoploteleia europea, a addome della Q (es. della mente uguale al diametro Capraia), 5 del © (typus! del Giglio), c ultimi dell’ ocello. L’ orbita, di pro- + dell’ addome del «Ÿ, d della 9; e antenna filo, è ellittica. L’antenna della femmina è notevolmente ingrossata nella metà distale; il 2° articolo è due volte più lungo che largo all’ estremità ; il 3° della stessa lunghezza ma un poco più stretto, il 4° più breve (5 : 8) e poco più largo (4 : 3), il 5° tanto largo quanto lungo (5: 5), il 6° e 7° sono ancora alquanto più corti e alquanto più lunghi, gli altri articoli fino all’ 11° lunghi */, del 2° e del 3° e larghi almeno il doppio del 3° articolo; il 12° è ovato-conico, lungo come il 2° e 3°. Gli articoli del flagello sono neri, l estremità | a dello scapo è rossiccia come nel maschio. L’ antenna del maschio ha il 2° articolo più lungo che largo nella proporzione di 7:4, il 3° un poco più lungo (8:7) e più largo (5:4), il 4° non più lungo del 2° ma alquanto più largo, il 6° quadrato, l 11° appena più lungo che largo, il 12° circa il doppio del precedente i A mos IMENOTTERI DI CAPRAIA 25 (11: 6). Gli ultimi 5-6 articoli sono di poco più larghi del 2° e 3° e non formano una clava. L’addome della femmina è largo quasi un il- torace (50: 55) mentre quello del maschio è evidentemente più stretto, nella propor- zione di 42 : 55. Il 3° segmento presenta la stessa proporzione di lun- ghezza e larghezza nei due sessi. Le spine che nella femmina apparten- gono evidentemente al 6° segmento, che è I ultimo, sono proporziona- tamente un poco più corte (3 : 5) di quelle che nel maschio si trovano sul 7° segmento. Le rughe sono meno rilevate e meno sviluppate nel maschio, specialmente sugli ultimi tre segmenti, dove si a sparse delle fossette pilifere circolari. L’esemplare femmina misura 2,67 mm., il maschio circa 2,8 mm. Brues (Genera Insectorum, Scelionidae, 1908) attribuiva al genere Hoploteleia otto. specie, una delle quali appartiene alle Isole Filippine, le altre sono dell’ America meridionale e centrale. Kieffer (/. c.) nello stesso anno descrisse i maschi delle due specie: 7. europaea, con la var. punctata, proveniente dall’ Isola del Giglio, e /7. Graeffei, dei dintorni di Trieste. | Fam. Chalcididae. 68. Pseudotorymus medicaginis (Mayr). Riferisco a questa specie una femmina raccolta in settembre, con la terebra lunga solo 2/; dell'addome e i due primi articoli tarsali delle zampe medie e posteriori bianchi giallastri. * Dimeromicrus longicauda Ms. Di questo Torimide ho esaminato un esemplare che fu raccolto dal Prof. Razzauti. 69. Ormyrus punctiger Westwood. Due femmine prese in settembre. 70. Ormyrus papaveris Perris. Due femmine prese in giugno. Hanno l’ addome azzurro cupo, col margine dei segmenti bruno. 71. Leucospis dorsigera Fabricius. Un esemplare maschio raccolto in giugno e due femmine prese in settembre. 26 L. MASI * Brachymeria (= Chalcis) femorata (Panzer). Ho veduto esemplari di questa specie raccolti dal Prof. Razzauti. 72. Smicra biguttata (Spinola). Una serie di 55 esemplari presi in giugno nel 1930 e nel 1931. Di tutti questi esemplari due soli sono maschi. GI’ individui maschi si distinguono per le antenne non clavate, con l’ estremità conica, e forse anche per la mancanza, probabilmente costante, delle due macchie bianche sulla fronte. 73. Eurytoma nodularis Boheman. Una femmina raccolta in settembre. 74. Encyrtus Masii Silvestri. Ne fu ottenuto un esemplare (9 giugno 1931) da rami di Myrtus infestati dalla Saissetia oleae. Un maschio era stato raccolto, pure verso la meta di giugno, nell’ anno precedente. 75. Cerchysius subplanus (Dalman). Una femmina raccolta in settembre (1931) in località S. Rocco, appartenente alla forma con antenne sottili, tegule brune solo nella metà apicale, bianche verso la base, ed ali incolore, trasparenti. Mercet ritiene che questa forma non si possa considerare come specie distinta dall’ altra con antenne meno sottili, tegule interamente brune ed ali anteriori col disco sfumato. i 76. Scutellista cyanea Motschulsky. Un maschio raccolto in giugno. . 77. Asaphes vulgaris Walker. Un esemplare femmina, in giugno. 78. Sphegigaster aculeatus Walker. Una femmina presa in giugno. - IMENOTTERI DI CAPRAIA 27 79. Pseudocatolaccus asphondyliae Masi. Due femmine trovate in giugno (1930 e 1931). 80. Conomorium eremita (Forster). Una femmina raccolta in ottobre (1927), un maschio e una fem- mina raccolti in giugno (1930). 81. Cirrospilus simulator sp. n. Un esemplare femmina preso in settembre al Porto. Femmina. Colorito fondamentale giallo fulvo, con macchie nere, lo scutello, i parascutelli e |’ addome rossicci, quest’ ultimo nella parte mediana dorsale nero dal 2° al 5° tergite e coi due ultimi segmenti interamente neri. Sono inoltre di colore nero: la parte posteriore del capo, il pronoto, compreso il collo, e la metà anteriore dello scudo, gl’ intervalli fra le ascelle e le tegule, fra la parte posteriore delle ascelle e i parascutelli, fra lo scutello e il dorsello, inoltre una zona al margine anteriore delle parti laterali del postscutello e tutto il pro- podeo. Il giallo tende al color solfo ai lati della faccia .e del vertice, sulla metà posteriore dello scudo, sulle scapole e sul dorsello. Gli _ ocelli sono rossi, gli occhi, nell’ esemplare essiccato, grigio-violacei ; le antenne brune, col lato inferiore dello scapo e degli articoli del flagello, eccetto la clava, gialli-bruni, e coi sensilli bianchicci; le ali sono leg- germente grigiastre, con le nervature gialle-grigie. Corpo piuttosto snello. Capo largo poco più del torace misurato avanti alle tegule (45 : 40) e quasi uguale in larghezza al torace com- prese le tegule (45 : 47). Occhi glabri, ocelli disposti in un angolo ottusissimo. Solco delle gene sottile ma bene distinto. Proporzione della lunghezza del pedicello, dei due articoli del funicolo e della clava :: 8 : 12 : 10 : 20; secondo articolo del funicolo due volte più lungo che largo. Protorace quasi gradatamente ristretto in avanti, con alcune setole lunghe presso il margine anteriore dello scudo. Scutello alquanto più lungo che largo, con lo spazio compreso fra i due solchi largo poco più della metà della lunghezza (15 : 27). A contatto dei due solchi si vedono in ciascun lato tre punti piliferi scuri, uno al primo 7, della lunghezza, uno poco dopo la metà, l’ultimo subapicale. Super- ficie dorsale del pro — e mesotorace reticolata-squamosa; tutta la parte laterale delle ascelle percorsa longitudinalmente da 7-8 coste quasi parallele. Propodeo, visto di profilo, lungo il doppio dello scu- tello ; superficie liscia, solo verso i lati quasi impercettibilmente retico- 28 | L. MASI lata; carena bene distinta. Ali anteriori lunghe quanto la distanza dal mezzo dello scudo all’ apice dell’ addome. Nervo postmarginale lungo la metà del marginale e una volta e mezza più dello stigmatico (pro- porzione di 25 : 17) il quale è notevolmente. assottigliato nella prima metà. Setole gradatamente più corte dalla base dell’ ala verso 1’ apice, sparse nella porzione che corrisponde alla cellula basale e all’ area specolare, mancanti solo nella zona dietro alla linea del nervo cubitale e non oltre la metà del margine alare posteriore : quelle inserite sul nervo marginale uguali in lunghezza alle setole della frangia dell’ ala posteriore ma più robuste e di !/, più lunghe di quelle della frangia dell’ ala anteriore. Addome più largo del torace, notevolmente più lungo che largo (prop. 9 : 4) e acuto all’ apice. Lunghezza mm. 2,28. Uno dei caratteri più importanti di questa specie è lo sviluppo del nervo postmarginale, che è lungo una volta e mezza il nervo stig- matico. Questo Cirrospilus ricorda per la colorazione alcuni altri Eulo- fidi e particolarmente lo Stenomesius rufescens (Rossi), dal quale si distingue però a prima vista pel torace meno robusto e I’ addome più lungo. Sebbene la distinzione delle specie di Cirrospilus a colorazione più o meno gialla e con macchie nere sia ancora molto incerta, ritengo che l esemplare descritto rappresenti una specie nuova. Una colora- zione mista di giallo rossastro e di nero è indicata pel Cirrospilus unifasciatus (Förster) (descritto -originariamente come Eulophus) e pel Cirrospilus Acesius del Walker: quest ultimo tuttavia non può essere un Cirrospilus, avendo quattro articoli nel funicolo della femmina e del maschio, e forse non è altro che lo Stenomesius rufescens del Rossi. In un esemplare di C. unifasciatus (Förster) di Liguria, deter- minato dal Dott. Novicki, a colorito fulvo rossiccio con macchie nere, il nervo postmarginale è poco più lungo dello stigmatico, |’ addome relativamente più corto, le setole del dorso del torace sono più svilup- pate, le coste longitudinali della parte laterale delle ascelle sono meno distinte e in minor numero. | Fam. Cynipidae. (') 82. Callaspidia brevifurca Kieffer, var. —? Esemplari 7 maschi, presi nella località S. Rocco. Corrispondono per alcuni caratteri alle descrizioni della specie ligurica Giraud (secondo Kieffer, in « André, Species des Hymén. » (1) Due generi, rappresentati da esemplari unici nella raccolta, che non ho potuto determinare specificamente, sono una Eucoila sp. e una Aspicera, questa probabilmente nuova. IMENOTTERI DI CAPRAIA ; 20. - VII bis, p. 285 — e « Tierreich, Cynipidae » p. 64), per altri caratteri a quelle della specie brevifurca (idem idem, p. 287 e p. 65) e parti- colarmente alla forma della quale Kieffer dice di avere osservato esem- plari provenienti da Genova (Tierreich p. 65). Li determino quindi provvisoriamente come C. brevifurca var. Torace rossiccio, più o meno macchiato di nero, antenne e zampe posteriori interamente brune, oppure antenne brune rossastre coi primi due articoli neri; uno degli esemplari, di minori dimensioni, è nero quasi interamente; nervature delle ali gialle-brune. Lunghezza circa 3 mm. L’ ultimo articolo antennale è lungo 1 !/, volta il penultimo (come è indicato per i maschi di brevifurca, mentre in ambo i sessi della specie ligurica è lungo due volte |’ articolo precedente) ; |’ area facciale al di sotto delle antenne è fornita di pochi peli (mentre la specie digu- rica ha una villosità fitta). eae : L’ areola, nell’ ala anteriore, è rappresentata da un ispessimento chitinoso quadrangolare (carattere indicato per la C. ligurica) ; il pedun- colo dell’ addome è circa due volte più lungo che largo, con poche carene longitudinali (per la specie /igurica è descritto come liscio, per la brevifurca tipica, secondo Kieffer, come « densément caréné longi- tudinalement sur le dessus »). Tutti gli esemplari hanno poi presso la base dell’ addome la depressione circolare opaca e punteggiata che Kieffer indica nella descrizione della specie /igurica. Gli esemplari sono specificamente identici a quelli di una serie di 11 individui di Liguria che nella collezione del Museo Civico di Ge- nova stanno col nome di Onychia ligurica e che io ritengo che appar- tengano piuttosto alla specie brevifurca. 83. Figites scutellaris (P. Rossi). Un maschio preso al Porto in Settembre, appartenente alla forma tipica F. scutellaris scutellaris. 84. Figites agnatus sp. n. Un maschio e una femmina raccolti in Giugno. Di colore nero, trocanteri e apice dei femori, tibie e tarsi ruggi- nosi, le tibie e i tarsi posteriori più scuri nell’ es. maschio. Ali legger- mente giallognole, con nervature gialle-brune. Nell’ es. maschio il lato distale e l'anteriore della cellula radiale sono pallidi. Faccia con una sottile carena mediana, a superficie minutamente zigrinata e quasi 30 L. MASI opaca, con leggiere depressioni in forma di fossette arrotondate, affatto superficiali, che mancano in due larghe zone lungo il matgine anteriore delle orbite; vertice e clipeo lisci, tuttavia poco lucidi; clipeo accom- pagnato da due fossette puntiformi, profonde, in corrispondenza ai suoi angoli superiori. Antenne della femmina con gli articoli 3.-5. evi- dentemente assottigliati, il 3. tre volte più lungo che largo e 1 '/, volta più lungo dei due successivi, che hanno la stessa grossezza all’ apice e sono obconici troncati; articoli dal 6. al 12. ovoidali, lunghi quanto il 4.; il 6. più largo del 5. come 6: 5, il 12. più largo come 7: 5; arti- colo apicale ancora un poco più ingrossato (8: 5) e lungo un po’ più di una volta e mezza il precedente (17: 10) e poco più del 3. articolo. Antenne del maschio più corte del corpo, con gli articoli di grossezza uguale, il 3. poco più lungo del 4. (come 11: 9), il quale è più lungo che largo nella proporzione di 3: 4: I’ ultimo uguale quasi a 1 ‘/, volta il precedente (14 : 10). Lati del pronoto striati anche nella parte supe- riore esterna, soltanto un piccolo spazio laterale superiore innanzi alla tegula privo di strie e fornito di pochi punti, i quali non sono più grandi di quelli del mesonoto. Spazio privo di strie, nella parte supe- riore della mesopleura, quasi nullo. Scudo con due sottilissimi solchi longitudinali nella parte anteriore. Scutello interamente rugoso, a scul- tura grossa. Solchi scapolari molto dilatati nella metà posteriore, dove uguagliano in larghezza circa la metà dello spazio che li separa, onde i margini dello scudo hanno un orlo sinuoso. Ali anteriori glabre, col margine apicale e la metà distale del margine posteriore forniti in ambo i sessi di ciglia brevissime ; cellula radiale due volte più lunga che larga; primo nervo cubitale completamente mancante nel maschio, ridotto ad una traccia nell’ esemplare femmina. Secondo segmento del- l addome completamente liscio nel maschio, nella femmina fornito di strie sottili, delle quali le più lunghe non superano il !/; basale, e con . rari punti sparsi; la seconda metà del 3. segmento ed i successivi hanno una punteggiatura finissima, meglio visibile nell’ esemplare ma- schio. Lunghezza 3 mm. Descrivo con dubbio questa specie come nuova, non potendo escludere che si tratti di una sottospecie o varietà del Figites conso- brinus Giraud, del quale non ho potuto vedere esemplari. La specie della Capraia ha il margine apicale delle ali frangiato in ambo i sessi; lo scudo del mesonoto con due solchi submediani, sot- tili, nella parte anteriore e con punti piliferi sparsi uguali a quelli dei lati del pronoto, sui quali si vedono soltanto. poche strie nella parte superiore ; il 2. tergite del maschio non è striato alla base, come nel IMENOTTERI DI CAPRAIA 31 consobrinus ; gli articoli antennali sono più allungati che nello scutellaris. Il Figites consobrinus è descritto come mancante dei solchi subme- diani nella parte anteriore dello scudo e privo anche dei punti piliferi, (') col secondo tergite striato alla base per !/, della sua lunghezza solo nella femmina; coi lati del pronoto e le mesopleure interamente striati. Secondo la descrizione di Reinhard (Berl. entom. Zeitschr. IV 1860, p. 232) e quella di Kieffer nelle « Species des Hyménoptères », il mar- gine posteriore dell’ ala anteriore sarebbe fornito di ciglia solo nei maschi : lo stesso Kieffer nel « Tierreich » dice che le ciglia si trovano sul margine apicale. Nella descrizione originale del Giraud (Verh. z. b. Ges. Wien, X 1860, p. 153) è detto che le antenne sono «d’ un rosso scuro col primo o i due primi articoli, neri » ... e l’ A. osserva: « oltre le dimensioni minori, il colore rossastro delle antenne, I’ assenza di punti grossi sul torace e sull’ estremità dell’ addome, la differenza es- senziale, secondo me, che non permette di confondere le due specie, consiste nella conformazione delle antenne, nelle quali gli articoli del flagello sono più corti e l’ ultimo, nella femmina, è più spesso e meno allungato». | Di un’altra forma affine, del Figites corsicus Kieffer, ho esaminato due esemplari di Liguria appartenenti al Museo Civico di Genova. Nel corsicus lo scudo ha i due solchi submediani, i solchi scapolari sono poco, tuttavia evidentemente, dilatati verso |’ estremità posteriore ; la oS scultura dello scutello è piuttosto minuta; il margine delle ali anteriori è privo di ciglia, il primo nervo cubitale è rappresentato soltanto da una lineetta colorata; i lati del pronoto non hanno strie ; |’ ultimo arti- colo delle antenne del maschio è appena più lungo del penultimo, il 3. articolo delle antenne della femmina non è assottigliato ed ha la stessa forma che nel F. scutellaris, mentre il 4. e 5. formano un pas- saggio graduale agli articoli successivi. La nuova specie della Capraia si distingue dal Figites scutellaris, che pure è rappresentato nella fauna dell’ isola, e del quale ho esami- nato una serie di esemplari della Lombardia, per diversi caratteri, fra i quali la scultura della faccia e dei lati del pronoto, la sottigliezza del 3. articolo delle antenne della femmina, gli articoli delle antenne del maschio meno allungati, la cellula radiale meno larga in proporzione della lunghezza. Nella femmina della specie scutellaris il 3. articolo delle antenne è lungo meno di tre volte la sua larghezza all’ apice (1) Però Morley (« Entomologist » LXV 1932, p. 65) mette la specie nella sezione del genere con « Mesonotal apex [cioè parte anteriore] sulcate centrally ». 32 CIS MAST (20: 8), e meno di 1 '/, volta il successivo, che ne uguaglia in lun- ghezza i #/,; l'articolo apicale non supera 1 !/, volta la lunghezza del precedente e questo è 5/, del 3. mentre nella specie della Capraia è ?/,. Nel maschio il 4. articolo è più lungo che largo nella proporzione di 5: 2, i successivi diminuiscono alquanto e gradatamente in gros- sezza, l’ultimo è lungo una volta e mezza il precedente e largo %/,00 del 4. articolo. I solchi scapolari non si dilatano posteriormente o si dilatano appena e i lati dello scudo sono dritti, non sinuosi, ed hanno un orlo regolare, sottile, lungo ciascun solco. (Cfr. Morley, in « Entomo- logist » LXV 1932, p. 65). Tanto nel maschio come nella femmina la seconda metà del 3. tergite ed i tergiti successivi presentano una fine punteggiatura piuttosto fitta e facilmente visibile. Fam. Braconidae. < . 85. Bracon urinator (F.). | Undici esemplari, maschi e femmine, raccolti in giugno, di colora- zione scura; mesonoto in un maschio interamente nero, in alcuni altri colorato in giallo ruggine solo nel mezzo, in altri largamente macchiato di nero. Zampe nere, con la base della tibia rosso-bruna nelle femmine, gialla scura in quasi tutti i maschi. 86. Bracon (Glabrobracon) longirostris sp. n. Esemplari 11 femmine e 4 maschi, raccolti in giugno (1930-1931) in diverse parti dell’ Isola (Porto, S. Rocco, Paese). Femmina — Corpo, antenne, zampe e terebra di color bruno-nero; palpi mascellari nerastri, mandibole testacee ; occhi rossi scuri; ali leg- germente e uniformemente grigiastre, con la costa, lo stigma e le ner- vature che limitano la seconda cellula cubitale e la radiale, bruni, le altre nervature giallo-brune ; tibie posteriori nel !/, basale, tibie medie e anteriori per uno spazio anche più breve, tendenti un po’ al giallo; membrana ai lati del primo segmento addominale e parti inferiori della prima metà dell’addome di colore giallastro ; tutte le setole bianchiccie. Corpo nitido, quasi glabro. | Capo, visto di sopra, moderatamente trasverso, piü largo che lungo come 9 : 5, appena più largo del torace misurato innanzi alle tegule; tempie */, degli occhi, regolarmente incurvate per !/, di circonferenza. Ocelli disposti a triangolo equilatero, i posteriori distanti fra loro un IMENOTTERI DI CAPRAIA 33 po’ meno che dalle orbite (4 : 5); area ocellare convessa, triangolare con gli angoli, e l’anteriore più largamente, arrotondati. Capo visto di fronte cuoriforme troncato, tanto largo quanto lungo, con la porzione della faccia compresa fra le orbite quadrata ; la superficie oculare glabra ; le guancie dritte, lunghe circa ?/; degli occhi; il clipeo col margine esterno leggermente concavo, I’ interno quasi indistinto ; i toruli situati a metà dell’ altezza delle orbite, separati da una carena molto ottusa, che al di sopra di essi termina, senza limite definito, a metà della distanza dall’ ocello anteriore e divide due leggiere depressioni che rappresentano le fosse antennali ; la fronte percorsa da un sottile solco, più o meno distinto, che unisce la carena all’ area ocellare. Nel profilo la larghezza è °/, della lunghezza, il vertice è arrotondato, la faccia al di sotto delle antenne mediocremente convessa, il margine posteriore o> Co re Sis II Sa St a È Bracon longirostris sp. n. - a capo di profilo, 5 parte dell’ ala ante- riore di una Q, c idem di un rt (a bc ugualmente ingrandite), d primi quattro articoli dell’ antenna, e mandibola, f palpi labiali, g primi tre articoli dei palpi mascellari (e f g ugualmente ingranditi ). Fig. 2 dell’ orbita quasi dritto e quasi parallelo alla linea mediana posteriore. La superficie è in gran parte liscia e priva di scultura, solo intorno ai toruli e sulle gene si vede un reticolo di solchi sottili molto irregolare e a maglie piuttosto grosse, che per lo più contengono un punto seti- fero; il vertice e l’epistoma sono levigati; setole sparse si vedono specialmente sulle guancie e sul clipeo. Mandibole bidentate. Palpi mascellari lunghissimi, uguali ad 1 '/, volta o 1 ?/, la lunghezza del capo, composti di 5 articoli ; i primi due Mem. Soc, Entom. It. XII-5-V-1933 3 34 L. MASI uguali, una volta e mezza più lunghi che larghi, il terzo poco più del- l'insieme dei due precedenti, la metà del quarto, che è il più grande - e occupa ?/, della lunghezza totale; I’ ultimo articolo ?/; del penultimo. Palpi labiali mediocremente sviluppati, di 3 articoli, dei quali il secondo alquanto più lungo del primo, il terzo 1 '/, volta il primo articolo, fusiforme, sei volte più lungo che largo. : Antenne filiformi, uguali a circa quattro volte la larghezza i lun- ghezza) del capo e alla distanza dai toruli alla metà dell’ addome, poco più corte della terebra, composte di 18-22 articoli. Scapo breve, un po’ rigonfiato, specialmente dal lato dorsale, largo °°/,oo della sua lunghezza ; secondo articolo alquanto più lungo della metà dello scapo e alquanto più lungo che largo, leggermente ristretto dalla base all’ apice; terzo articolo cilindrico, circa tre volte più lungo che largo (4 : 11), i succes- sivi gradatamente un poco pit ingrossati; gli ultimi uguali a */; della lunghezza dei primi e quasi due volte più lunghi che larghi; articolo apicale ellitico, appena più ristretto del precedente. Torace, visto di sopra, più lungo che largo nella proporzione di 15 : 8, col pronoto basso, brevissimo, il mesonoto quasi gibboso in avanti, a contorno quasi semicircolare, più largo che lungo come 7 : 5, percorso da due sottilissimi solchi scapolari sinuosi, le cui estremità distano circa un terzo della larghezza dello scutello alla base; talora con una traccia di solco mediano pure assai sottile; scutello quasi triangolare, poco arrotondato all’ apice, lungo °/, del mesonoto e circa 51, della propria larghezza, fornito presso la base di uno stretto solco crenulato che forma un arco leggermente convesso in avanti e tangente nella sua parte media al margine del mesonoto. Dorsello poco distinto, senza margini laterali ben definiti. Propodeo a superficie quasi unifor- memente incurvata, non carenato, privo di coste e di solchi, soltanto il suo orlo posteriore interrotto da due brevi spigoli submediani. Lati del torace lisci e lucidi; propleure bene distinte; poche setole. corte sulla metapleura ed alcune presso la sutura del prepetto con |’ episterno del mesotorace ; mesoepisterno grande, convesso, separato dalla metapleura da un grosso orlo; prepetto stlanp eee, mediocre, epimero lungo circa 2/, della ‘nel Ali anteriori superanti | estremità dell'addome, il quale negli esemplari essiccati non ne oltrepassa lo stigma; questo piuttosto ingrossato, largo ?/, della sua lunghezza ; nervo radiale nascente a */; dello stigma, con la terza ascissa rettilinea, uguale alla distanza fra la base e |’ apice del metacarpo, il quale è più lungo dello stigma come 6 : 5; lato interno della 1? cellula discoidale più corto del lato esterno IMENOTTERI DI CAPRAIA 35 come 13 : 22; 2* cellula cubitale quattro volte più lunga che larga, il suo lato superiore la metà dell’ inferiore e lungo due volte il lato esterno, il quale è approssimativamente uguale alla prima ascissa del radio, il lato interno obliquo un po’ più di mezzo angolo retto, l’ inferiore la metà della 3° ascissa cubitale ; cellula brachiale larga ?/, della sua lunghezza, col lato esterno piegato al '/, inferiore. Tarsi subeguali, quelli del terzo paio lunghi quanto le rispettive tibie. Unghie piuttosto larghe nella metà basale, brevemente falcate fornite di un dente corto ed ottuso. Misure proporzionali delle diverse parti: zampe anteriori, femore lungo 25,5, largo 8,5, tibia 30, larga 4, articoli tarsali 15 + 8 + 5 + 4,5 + 11; — zampe medie, femore 30, tibia 35, larga 5 nella metà distale, articoli tarsali 15 +8 +5 +4+11; — zampe posteriori, femore lungo 35, largo 10, tibia 54, larga 5, articoli tarsali 19 + 10 + 8 +5+ 12. | Addome lungo quanto I’ insieme del capo e del torace, due volte più lungo che largo, quasi ellittico, a superficie liscia con poche setole, sparse per lo più sui lati. Sclerite del primo segmento con la parte posteriore, dorsale, tanto larga quanto lunga, con gli stigmi in corri- spondenza ai due angoli anteriori, la superficie occupata in gran parte da un’ area convessa, posteriormente troncata. Tergiti successivi a super- ficie uniforme, il secondo con una leggiera convessità del margine anteriore sulla linea mediana e con una concavità, corrispondente per forma e grandezza, nel margine posteriore; il terzo unito al precedente per mezzo di una sutura minutamente crenulata, la quale si assottiglia verso i lati per continuarsi su di essi in un semplice solco. Terebra poco più corta del corpo, talora, negli individui più piccoli, poco più lunga. | Lunghezza: mm. 1,87 + 1,83 (terebra) — 2,87 + 2,00. Maschio. — Antenne di 15-17 articoli (nei 4 es.), ali anteriori con la 3? cellula cubitale lunga circa !/; di più della 2*, quindi proporzio- natamente molto più corta che nella femmina. Lunghezza 1,47 — 1,93 mm. Questi esemplari di minuscole dimensioni, di color nero, con tere- bra lunga quasi quanto il corpo, hanno un aspetto assai caratteristico pel grande sviluppo dei palpi mascellari che in ambo i sessi raggiun- : gono quasi il doppio della lunghezza del capo. La specie mi sembra bene distinta dal Bracon anthracinus Nees, sebbene non ne differisca che per pochi caratteri. Del resto le differenze fra le specie anthract- nus, atrator Nees e parvulus Thomson, le quali formano tutto un gruppo naturale, non sono ancora ben definite e richiedono. un esame 36 L. MASI di serie numerose d’ individui. La descrizione precedente, fatta sugli esemplari della Capraia, potrà servire per orientamento in un confronto delle specie affini. | Del Bracon anthracinus ho esaminato |’ esemplare di Genova citato dal Mantero (Ann. Mus. Civ. Genova, XLI, 1904, p. 25) confrontandolo con le descrizioni citate dal Fahringer nei suoi « Opuscula braconolo- gica » ( « Palaearktische Region » vol. I, pag. 436). Nell’ anthracinus i palpi mascellari sono molto meno lunghi, (!) la 3* cellula cubitale è più lunga della 2? nel rapporto di 5 : 4 (©), non quasi il doppio come è nella specie longirostris ; il torace è di aspetto più robusto, le guancie sono proporzionatamente più corte, la faccia è fornita di setole più numerose. Un altro degli esemplari della Capraia, raccolto pure in giugno (1931), in località S. Rocco, si distingue per alcuni caratteri che fanno sospettare che si tratti di un’ altra specie: la terebra non è più lunga dell’ addome, la terza cellula cubitale è lunga una volta e mezza la seconda cellula, le antenne hanno 18 articoli, i quali nel flagello appa- riscono più ingrossati che negli altri esemplari, essendo appena più lunghi che larghi, eccetto i primi tre; i palpi mascellari non superano 1 !/, volta la lunghezza del capo, 87. Habrobracon brevicornis (Wesm.). Bracon brevicornis Wesmael, Nouv. Mém. Ac. Sc. Bruxelles, XI 1838, p. 23, n. 12; Marshall, Species Hymén. d’ Europe, IV 1888, p. 138. Un esemplare femmina raccolto in Maggio allo Stagnone. Antenne di 14 articoli. Colore prevalente giallo rugginoso ; antenne, carena della faccia, area ocellare, macchia nella metà anteriore dello scudo, scapole, propodeo, mesopleure, tergiti 2° e 4°, neri; terebra !/, dell’ addome; ali con lo stigma giallastro, ombrato verso |’ estremità e sul margine esterno, jaline nel !/, distale; tibie e tarsi giallo ruggine. Questa specie è molto variabile nel colorito. Wesmael (/. c.) e Fahringer (Opuscula braconologica, Bd. I, 1928) attribuiscono alle antenne 17 articoli, Mar- shall indica giustamente una variazione di numero da 14 a 17. 88. Rhogas dimidiatus Spinola. Dieci esemplari, presi da Maggio a Settembre. (1) Nell’ esemplare che ho avuto a disposizione non ho potuto misurare esattamente la lunghezza dei palpi, sulla quale gli Autori non danno indicazioni precise. Wesmael, nella Monographie des Braconides de Belgique, dice: « Les palpes maxillaires sont pro- portionellement plus longs que chez les espèces précédentes [es. praecox, variator], leur longueur surpassant notablement celle de la tête elle même ». IMENOTTERI DI CAPRAIA SE 89. Rhogas (Aleiodes) circumscriptus Nees. Due maschi raccolti in Giugno. Un esemplare è di colorito intera- mente testaceo, I’ altro è simile alla 6.* var. di Reinhard, però senza macchie scure sul mesonoto. 90. Chelonus inanitus (L.). Due esemplari maschi presi in località S. Rocco in Giugno e in Settembre. 01. Chelonus canescens Wesmael. Una femmina trovata in Giugno. 92. Microdus nugax Reinhard. M. nugax, Reinhard, Berl. Entom. Zeitschr. 1867, p. 354; Marshall in: André, Species Hym., IV, 1888, p. 579. Due femmine prese in Giugno. Reinhard e Marshall, i soli autori che abbiano pubblicato una descrizione di questo braconide, indicato finora come della Germania (Erzegebirge, Francoforte s. M.) non fanno menzione dell’ anello scuro presso la base della tibia posteriore e danno come misura del corpo 2 !/; mm. Credo utile di ridescrivere qui la specie sui due esemplari della Capraia, esponendone diversi caratteri che non sono indicati nelle suddette descrizioni. Corpo nero lucido, le antenne e le anche dello stesso colore; palpi mascellari, eccetto l’ articolo basale e la base del 2° articolo, testacei, palpi labiali bruni; occhi e ocelli rossi scuri; la meta o i ?/; apicali del femore anteriore e la tibia fulvi rossicci, con un sottile anello scuro presso la base; tarsi bruni, i metatarsi anteriori rossicci nella metà prossimale, i medi e posteriori solo alla base; ali scure con tegule e nervature brune. Antenne di 24 articoli, più corte del corpo nella pro- porzione di 73: 100. Solchi scapolari poco marcati, mesonoto con una fossetta longitudinale mediana poco profonda, limitata alla metà poste- riore; carene del propodeo originantesi a poca distanza dal margine anteriore e accompagnate da una serie più o meno regolare e più © Be 38 L. MASI meno distinta di fossette subquadrangolari, contigue al lato esterno di ciascuna carena. Mesopleura liscia, percorsa da un solco vicino al mar- gine anteriore della metapleura, che è diviso. trasversalmente da 15 o 16 lineette rilevate, e con una fossetta arrotondata poco discosta dalla parte media del solco. Espansione superiore del prepetto a superficie levigata. Seconda cellula cubitale triangolare, sessile, con l'angolo supe- riore arrotondato. Rugosità del primo tergite sottili, disposte longitudinal- mente nei primi */;, con andamento irregolare nel t/, posteriore. Ter- giti successivi lisci, il secondo con una impressione lineare trasversale, il terzo con una linea simile meno marcata. Terebra, nell’ esemplare più grande, */, della lunghezza del corpo, nell’es. più piccolo uguale | al corpo. | Lungh. 3-3,5 mm. 93. Leiophron muricatus Haliday. Una femmina presa in Maggio (1927). Tutte le parti chiare di questo esemplare sono di colore giallo-gri- gio, tendente un po’ al verde, anziché fulve rossicce. 94. Macrocentrus marginator (Nees) Haliday. Tre femmine raccolte in Giugno. Esemplari di 7-8 mm., con palpi e tarsi posteriori assai scuri, anche medie rossicce; riferibili alla var. 12 di Wesmael. 95. Macrocentrus collaris Spinola. . Un maschio trovato in località S. Rocco, due femmine prese allo Stagnone. Giugno 1930. 96. Pseudopezomachus bituberculatus (Marshall). Ischnopus bituberculatus, Marshall, in: Mantero, Materiali per una fauna dell’ Arcipelago Toscano, Ann. Mus. Civ. Genova, XLI 1905, p. 449; Pseudopezomachus bit., Mantero, /. c., XLII 1905, p. 49. Quattro esemplari femmine, dei quali tre raccolti in Giugno al Porto e al Paese, uno raccolto in Maggio senza indicazione precisa di località. IMENOTTERI DI CAPRAIA 39 Questo interessante genere di Exodonti atteri, che non si trova registrato da Szèpligeti nel volume dei Braconidi del « Genera Insecto- rum», fu descritto dal Marshall col nome /schnopus ; la diagnosi di questo Autore e la descrizione della specie genotipica ‚dituberculatus furono pubblicate la prima volta nel 1905 negli Annali del Museo Civico di Genova, intercalate in una nota di Mantero sugli Imenotteri del Giglio. In una nota successiva (/. c., vol. XLII) Mantero cambiò il nome di /schnopus, preoccupato per un genere d’ Icneumonidi, in quello di Pseudopezomachus. È probabile che il genere Libyophilus descritto, pure nel 1905, dal Kieffer negli Annales de la Société Scientifique de Bruxelles (vol. XXX, parte 2*, p. 115), con la specie villosus, di cui l'A. pubblicò anche una figura, non sia diverso dal Pseudopezomachus : sembra tuttavia che le specie villosus e bituberculatus non siano sino- nimi. Recentemente un Pseudopezomachus delle Isole. Jonie è stato descritto come genere nuovo dal Ferrière, col nome Alysiella cursi- tans (!). | | | Per gentile interessamento del Dott. Ferrière e del Dott. Maidl, ho potuto confrontare il tipo della specie cursitans, che appartiene al Museo di Vienna, con la serie tipica della specie bifuberculatus, la quale con- sta di 22 esemplari d’ ambo i sessi, provenienti dall’Isola del Giglio, e di 2 dell’ Isola d’ Elba. Le due specie si possono distinguere dai seguenti caratteri : P. bituberculatus Capo liscio, lucido. Protorace più lungo. Mesonoto non zigrinato, liscio. Propodeo a scultura irregolare, ta- lora di aspetto zigrinato, talora, nella sua parte posteriore, con alcune linee rilevate longitudinali e irregolari, che formano una specie di reticolo riunendosi con altre più sottili. Peduncolo con la parte anteriore poco più ristretta della posteriore, marginata ai lati e a superficie piana: la superficie talora di aspetto zigrinato, per lo più ruvida per una scultura irregolare, tal- volta minutamente strigosa ; parte poste- riore strigosa. P. cursitans Capo finamente reticolato, meno lu- cido. Protorace meno allungato. Mesonoto e tutto il resto del dorso del torace a scultura zigrinata, uniforme. Propodeo uniformemente zigrinato, fornito nella parte declive di una cresta mediana longitudinale che incomincia nella parte orizzontale del propodeo stesso. Peduncolo con la parte anteriore la metà più stretta della posteriore, non marginata ai lati, ma coi margini smus- sati : superficie nella parte anteriore rego- larmente e minutamente zigrinata, nella posteriore strigosa e leggermente piegata a tetto secondo la linea mediana. Tutti gli esemplari della specie bifuberculatus che ho osservati (1) Sitzungsber. Akad. Wissensch. Wien, Math.-Nat. KI., Abteil. I, 139 Bd., 1930, p. 397, 398; fig. 1. 40 L. MASI hanno tre ocelli, i posteriori di solito meno appariscenti. Nella serie del Giglio il peduncolo non è identico nella forma in tutti gli esem- plari: talora gli stigmi appaiono situati poco dopo la metà della lun- ghezza. Variabile è la proporzione dei primi tre articoli del flagello : in un esemplare corrisponde alla proporzione 11: 15: 12, in uno a 11: 13: 10, in un altro a 14: 16: 14, in uno degli esemplari della Capraia-è- 10:15:12 | Il Pseudopezomachus bituberculatus era stato trovato finora soltanto all’ Isola del Giglio, all’Isola d’ Elba e all Isola Asinara. 97. Aspilota concinna (Hal.) Marsh. var. tyrrhena n. Una femmina presa in Settembre al Porto. Antenne di 19 articoli, nella prima metà grigio-rossicce, nella se- conda grigio-brune, con gli articoli dal 3° all’ 8°, o al 9°, cerchiati di scuro all’ apice; scutello con una fossa trasversale, a contorni indefiniti, nella metà anteriore, suddivisa in fossette quadrangolari da alcune linee rilevate; tegule gialle-grigie; zampe interamente fulve rossiccie. Lunghezza 2 mm. Gli altri caratteri corrispondono a quelli della specie concinna, quale è descritta da Marshall: ali biancastre, nervo cubitale non esteso oltre il secondo nervo ricorrente, metatorace minutamente rugoloso, terebra corta, primo tergite ascendente, con alcune strie rilevate. Secondo Marshall le antenne sono nere e composte di 17-18 articoli. I palpi sono giallicci, le mandibole rossastre, le antenne legger- mente ingrossate nella parte media, col terzo articolo lungo tre volte più della sua larghezza all’ apice, il quarto alquanto più largo, più breve nella proporzione di 3: 4, gli articoli dal 14? al 18° tanto larghi quanto lunghi. L’addome è interamente nero. La testa veduta dal di sopra è dilatata dietro gli occhi, alquanto più larga del torace. La fossetta del mesonoto è oblunga, stretta, terminata in punta posteriormente ; il solco della mesopleura crenulato; la lunghezza della terebra uguale ad un po’ meno di !/, dell’ addome. L’ Aspilota concinna era nota finora per l’ Inghilterra, la Svezia e l’ Ungheria. 98. Aspilota nitidula sp. n. Una femmina trovata in Settembre al Porto. Femmina. Nera, col primo tergite tendente un po’ al giallo ; antenne IMENOTTERI DI CAPRAIA 41 e tegule brune; mandibole, palpi e zampe, comprese le anche, di un giallo ocraceo leggermente grigiastro; ali quasi limpide con nervatura grigio-bruna. Capo grande, veduto di sopra quasi cubico, non dilatato dietro gli occhi ed uguale a */, della lunghezza del torace, più largo di questo nella proporzione di 5 : 4 (misurando il torace al dinnanzi delle tegule). Antenne di 16 articoli, lunghe circa */; del corpo, con articoli spessi e forniti di peli che ne uguagliano quasi la lunghezza ; terzo articolo una volta e mezza più lungo che largo all’ apice, quarto alquanto più lungo e più largo del terzo ma con le stesse proporzioni ; articoli successivi fino al 9.° subeguali al quarto, quelli vicini all apice appena più lunghi che larghi. Fossetta del mesonoto lineare. Solco trasverso alla base dello scutello diviso in poche fossette quadrangolari. Propo- deo liscio, nitido, impresso lungo la linea mediana. Mesopleura divisa da un solco punteggiato. Ali con la prima e la seconda cellula cubi- tale completamente fuse, mancando il primo nervo trasverso-cubitale ; con la prima ascissa del nervo cubitale pallida nella seconda metà, la terza ascissa gradatamente meno scura e distinta solo fino alla metà della terza cellula ; quest’ ultima lunga poco più del doppio della seconda cellula. Primo tergite con poche strie. Terebra circa la metà dell’ ad- dome. Lunghezza 1,35 mm. L’esemplare unico di questa specie fu preso nello stesso luogo e nello stesso giorno dell’ esemplare che ho descritto come varietà nuova dell’ Aspilota concinna, e con questo ha in comune la fossa trasversale alla base dello scutello ; però in diversi altri caratteri se ne discosta notevolmente, quali le antenne con gli articoli ingrossati, le due prime cellule cubitali completamente fuse, il nervo cubitale prolungato oltre la seconda cellula cubitale, il propodeo levigato. Esso appartiene ad un gruppo di specie ben distinte dalla concinna. Fam. Pachylommatidae. 99. Pachylomma buccatum Brébisson. Paxilomma buccata, Brébisson, Latreille: Dict. Hist. Nat., Ed. 22, HI 1817; Pachylomma bucc., Marshall in: André, Species Hym. V. 1896, p. 623, V bis 1897, p. 251; Schmiedeknecht, Hym. Nord-u. Mitteleuropas, p. 375. Di questo singolare genere d’ Imenotteri, considerato finora dalla maggior parte degli autori come una forma aberrante della famiglia 42 L. MASI Braconidae, fu raccolta una femmina della specie buccatum in località S. Rocco, nel mese di Giugno (1931). La specie è parassita del Lasius brunneus e della Myrmica scabrinodis ed è largamente diffusa in Europa. L’ esemplare della Capraia ha le zampe posteriori grigie, eccetto le anche, le quali sono giallastre come le zampe anteriori e medie. Il secondo tergite è striato fino ai ?/;. | Marshall dice nella sua descrizione: «1er. article des tarses de derrière d’un tiers plus long que les 4 suivants réunis » : mentre tale articolo è lungo quanto i quattro segnenti o poco piu: in un esem- plare della Turingia trovo la proporzione di 10: 9, in quello della x Capraia la proporzione è esattamente di 1: 1. Fam. Ichneumonidae. 100. Ichneumon sarcitorius L. Un maschio preso in Giugno. (!) In questo esemplare i tergiti 4°. e 50, sono interamente neri, il 6°. ha una sottile fascia nera alla base, il 7°. è interamente giallo; i tergiti 2°. e 3°. hanno una larga fascia gialla incavata nel mezzo del margine anteriore, e questo margine nel 2°. tergite è bi-arcuato, nel 3°. leggermente ondulato. 101. Apaeleticus balearicus Kriechbaumer. A. balearicus, Kriechbaumer, Ann. Sociedad Esp. Hist. Nat. XXIII 1894, p. 241, n°. 5; Seyrig, Eos, III 1927, p. 205. Una femmina presa in Settembre in località S. Rocco. Sono di colore rossastro il capo, il protorace, lo scudo del meso- torace, la parte centrale dei parascutelli, le meso-metapleure; le altre parti del torace sono nere, eccetto lo scutello che è bianco d’ avorio; inoltre una fascia nera separa la metapleura dalla mesopleura. L’ ad- dome è nero, con le incisure dei segmenti brune-ferruginee. Il flagello ha gli articoli 7.-12. bianchi, con una linea nera sul lato inferiore. Il primo paio di zampe è giallo rossiccio, comprese le anche, senza colo- razione scura alla base del femore ; il secondo quasi interamente rosso | bruno; il terzo paio ha il femore e la tibia neri, con leggiera sfuma- tura rossa alla base del femore sul lato interno, ed il tarso è scuro. Le ali anteriori sono lavate di grigio-bruno, un poco pit scure al margine (1) Determinato dal Prof. O. Schmiedeknecht. IMENOTTERI DI CAPRAIA 43 > distale ; le nervature sono brune, la radicola è pallida e la tegula nera. La punteggiatura del postpeziolo non differisce da quella dei segmenti successivi. Nel terzo segmento la larghezza e la lunghezza sono uguali. Lunghezza 6 mm. | | Il colorito di- questo esemplare concorda con i caratteri indicati nella breve descrizione del Kriechbaumer, la quale è fatta su un esem- plare femmina di Mallorca. Secondo Bertoumieu (Ann. Soc. Ent. France, LXV 1896, p. 335) questo icneumonide sarebbe una varietà del belli- cosus Wesmael, i L’ Apaeleticus balearicus & stato menzionato finora soltanto come vivente nelle Baleari e in provincia di Cordoba. (') Le due specie descritte da A. Costa, A. sardous e Kriechbaumeri si distinguono facil- mente pel colorito dal balearicus e dal bellicosus. 102. Phygadeuon Gravenhorsti (Ratzeburg). Pezomachus Gravenhorsti, Ratzeburg, Ichm. der Forstins. I 1844, p. 154 — ©; Hemiteles Gravenhorsti, Schmiedeknecht, Opuscula Ichneum. II, 1904-1906, p. 803 e 875; Phygadeuon assimilis ?, Morley, Bri- tish Ichn. II 1907, p. 89 — ©. Un esemplare unico di una femmina attera, preso in Giugno in località S. Rocco, mi sembra riferibile a questa rara specie, trovata dal Ratzeburg come parassita dell’ Ofionide Henicospilus merdarius. Per i caratteri l’ esemplare corrisponde alla descrizione originale, eccetto che nella parte declive del propodeo, che è quasi priva di scultura, come la parte superiore, mentre secondo Ratzeburg sarebbe « Kaum etwas nadelrissig ». Nel propodeo si vedono ben distinte |’ area basale e le due aree esterne, queste limitate ciascuna, posteriormente, da un orlo che forma un arco regolare. Il secondo articolo del flagello, come indica Morley, è alquanto più lungo del primo. Dubito tuttavia del- l’ identità specifica dell’ esemplare della Capraia e di quello attero descritto da Morley come femmina del Phygadeuon assimilis Grav. ; del resto lo stesso autore inglese ha citato con un punto interrogativo la descrizione del Ratzeburg. | Nell’esemplare della Capraia tutti i femori sono di un bel giallo scuro che tende al verde grigiastro, le tibie posteriori sono brune chiare, il secondo segmento del gastro è nero con sfumatura testacea limitata al margine anteriore. (1) Non va confuso con l’ /schnus balearicus del quale Kriechbaumer (/. c.) descrisse il e Ferriére menziona la O raccolta nell’ Isola di Coo. 44 | L. MASI 103. Idiolispa atripes (Gravenhorst) — ? Attribuisco a questa specie una femmina e tre maschi (presi in Giugno nel 1931) i quali concordano nei caratteri con alcuni esemplari che si trovano nella Collezione Magretti col nome di Cryptus atripes Grav., uno. dei quali, femmina, proviene dalla Coll. Ruhl e non ha indicazione di provenienza, gli altri, due maschi e una femmina, pro- vengono dalla Collezione Rudow e sono della Germania. La specie, quale mi risulta dall’ esame di tutti questi esemplari, mi sembra riferi- bile al genere /diolispa Foster. In tutti gli esemplari le antenne sono interamente nere. | 104. Cryptus spinosus Gravenhorst. Una femmina con i femori medi e posteriori quasi del tutto neri, le tibie medie pure quasi interamente, le posteriori interamente nere. Sono pure di color nero: i tre ultimi segmenti dell’ addome, le valve della terebra, il peduncolo e la parte superiore del postpeziolo. Nelle antenne è bianco, come indica la descrizione originale, il lato esterno degli articoli 7’, 8° e 9°, ed un punto bianco si trova presso la base del 10° articolo. Secondo Morley (British Ichneumons, II 1907, p. 314) questa specie deve chiamarsi Cryptus armatorius (F.). 105. Pimpla roborator Gravenhorst. Una femmina di 11 mm. con addome nero e coi segmenti 2°-5° ornati di una fascia subapicale rossa, la quale è assottigliata nella parte dorsale dei tergiti 2’-4°, e nella parte dorsale del 5° è quasi obliterata. Le tibie posteriori sono rossicce con un anello chiaro alla base. Le ali sono giallognole, le anche posteriori nere con una sfumatura rossastra al di sopra. 106. Pimpla brevicornis Gravenhorst, var. (var. I, Holmgren). Un esemplare femmina, preso in Giugno, riferibile alla [2 var. secondo Holmgren per la colorazione delle tibie posteriori. Data al IMENOTTERI DI CAPRAIA 45 grande variabilita di caratteri attribuita a questa specie, credo utile descrivere qui brevemente |’ esemplare della Capraia. Corpo nero; addome coi due ultimi segmenti colorati in rosso testaceo scuro sui lati e inferiormente ; antenne brune-ferruginee verso l’ apice; zampe, comprese le anche, fulve rossicce, i femori intemedî e i posteriori tendenti più al rosso, le tibie intermedie con anello color castagno chiaro poco distante dalla base, le tibie posteriori di un bianco giallastro sudicio, inferiormente grigie rossicce, con sfumatura bruna non lontano dalla base e nella parte distale ; i tarsi del secondo e terzo paio con articoli anellati di scuro all’ apice, nel terzo paio col 1°. e 2°, articolo biancastri come le tibie; ali grigie giallastre, con nervatura bruna, radicola, tegula, tubercolo avanti alla tegula e tratto lineare sotto il margine del mesonoto color bianco d’ avorio; stigma giallo grigia- stro. Scutello con rari punti sparsi sul disco, più lucido del mesonoto : propodeo con le due coste longitudinali parallele fin presso il mezzo, poi divergenti ad arco verso i lati; ali anteriori col nervo ordinario (nervulus) interstiziale, col lato distale dell’ areola lungo ?/, del lato prossimale; addome largo quasi una volta e mezza più del torace, con la parte declive del primo segmento limitata dorsalmente e lateralmente da spigoli dritti, acuti, obliqui di 45°; i tergiti 2°.-6°. trasversali, il secondo tuttavia meno, dal 2°. al 5°. forniti di zona apicale molto lucida e striata trasversalmente. Terebra °/; dell’ addome, con le valve irte di setole spiniformi piuttosto lunghe. Corpo 8 mm. : Per altre notizie sui caratteri e sull’habitat. della specie si consul- tino le descrizioni di Schmiedeknecht (Zool. Jahrb., Syst., 1888, p. 522 ; idem. Revision, 1897, p. 619; Opuscola Ichneum. Ill 1906-1908, p. 1100) e Morley (British Ichneumons, III 1908, p. 73). 107. Syzeuctus irrisorius (Rossi). (') Una femmina, presa al Piano, in Giugno. Le ali anteriori sono un poco più scure lungo il margine apicale, l’addome è giallo e nero, le antenne nella prima metà sono brune-nere, nella seconda brune-ferruginee ; i femori e le tibie delle zampe ante- riori e medie sono di color giallo, quelli delle posteriori rossicci, i due trocanteri delle zampe anteriori ed il secondo delle zampe medie gial- lognoli; le anche del terzo paio hanno due macchie gialle. (1) Per le specie di questo genere si consulti il quadro dicotomico di Seyrig, in Eos, IV 1928, p. 383. 46 : ae Te? MASI :: 108. Paniscus testaceus Gravenhorst. Due esemplari presi in Giugno. 109. Casinaria tenuiventris Gravenhorst. Una femmina raccolta in Settembre. In questo esemplare i femori medi e posteriori sono rossicci, con una sfumatura nerastra presso la base. 110. Aneuclis pusillus sp. n. Un esemplare femmina trovato in Settembre al Porto. | Femmina. Nera, antenne coi primi due articoli bruni ; zampe gialle scure rossicce (badie), tutte le anche nere, gli speroni pallidi, i tarsi anteriori e medi con l ultimo articolo bruno, i posteriori con gli arti- coli dopo il primo gradatamente più scuri; ali anteriori quasi limpide, - con le nervature di un bruno piuttosto chiaro, lo stigma un po’ sbia- dito all’ estremo basale e all’ estremo apicale, le tegule e la radicola giallastre. Capo più largo del torace (misurato innanzi alle tegule) nella pro- porzione di 9: 7, veduto dal disopra più largo che lungo nella pro- porzione di 9: 5, con le tempie notevolmente inclinate, però meno di mezzo angolo retto, |’ occipite leggermente arcuata, gli ocelli posteriori quasi tanto discosti dagli occhi quanto fra di loro. Toruli grandi, distanti dalle orbite la metà del loro diametro. Antenne superanti il torace, composte di 18 articoli, dei quali il 3°. piccolissimo e trasver- sale, il 4°. alquanto più lungo del secondo, però molto più stretto, tre _ volte più lungo che largo, i successivi gradatamente più ingrossati, il penultimo di larghezza quasi doppia che nel quarto e largo circa >/, della propria lunghezza ; |’ ultimo uguale al doppio della lunghezza del precedente. Superficie del capo e del torace, compreso il propodeo, opaca, minutamente ed uniformemente zigrinata. Propodeo con una cresta mediana longitudinale che si biforca un po’ prima della metà della lunghezza di esso a mo’ di A, limitando I’ area peziolare. Ali anteriori col ramo appendicolare (postmarginale) della cellula radiale lungo ?/; del lato anteriore della cellula e ?/, della seconda ascissa del radio; col nervo ricorrente largamente interrotto verso il mezzo, la sua por- Se “i x IMENOTTERI DI CAPRAIA 47 zione posteriore limitata a. */,; della lunghezza del lato esterno della cellula brachiale, la sua porzione anteriore molto corta e notevolmente discosta dal brevissimo nervo areolare. Ali posteriori con la prima ascissa del radio lunga poco più di un terzo del nervo trasverso cubitale. | | | Addome liscio, subnitido. Porzione lineare del primo segmento coi: lati paralleli e due volte più lunga del postpeziolo, che è tanto largo quanto lungo ma apparentemente di lunghezza un po’ maggiore della sua larghezza massima; questa uguale al triplo della larghezza della porzione lineare. Gastro compresso, più lungo del primo segmento come 80: 45. Secondo segmento dell’ addome trasversale, circa 5/; della sua larghezza all’ apice. Térebra lunga quanto il gastro, cioè 5/; del- l addome, liscia e incurvata Corpo + terebra = mm. 2 + 1. Questa specie è riferibile al genere Aneuclis secondo la definizione data da Schmiedeknecht (Opuscula Ichneumonologica) e nel quadro dicotomico di questo Autore cadrebbe fra le specie brevicauda Thom- son e la exilis Holmgren. Dalla brevicauda differisce per la terebra più lunga del primo segmento addominale (nella proporzione di 80: 45), non già più corta, e per la lunghezza del corpo assai minore (2: 3); dalla exilis differisce pure perchè più piccola, inoltre per l’ addome interamente nero come il resto del corpo, non coi primi due segmenti rossicci o bruni rossicci, e per la terebra proporzionatamente più lunga. Il nervo ricorrente è interrotto per più della metà della sua lunghezza ; ne resta un tratto bene appariscente in corrispondenza all’ angolo distale posteriore della cellula brachiale, mentre il tratto che si unisce al cubito è ridottissimo. Mancano completamente i solchi scapolari. Gli stigmi del propodeo sono piccolissimi e perfettamente rotondi. 111. Bassus laetatorius (F.). Un maschio preso al Porto in Settembre. HYMENOPTERA SYMPHYTA. Fam. Cephidae. 112. Cephus saltuum (L.). Un maschio e una femmina presi in Giugno. € È ui inida red di + eS © e ei A ) sa ro rge Li 10 al P gn raccolt tre fe ai iin Giu mine, mm ces sch i E 114. BI el ma affinis Fallen. ampa noc x em na trovata Una femm S. Rocco. lità oca n | 1 in Giu i IS. 49 CARLO MENOZZI. LE FORMICHE DELLA PALESTINA Lo scopo del presente lavoro è di riepilogare quanto si conosce _ sulla mirmecofauna della Palestina. Tale idea è sorta in me durante il lungo lavoro di determinazione di un ricco materiale raccolto per alcuni anni dal Dr. F. S. Bodenheimer della Hebrew University di Geru- salemme, al quale debbo i più vivi ringraziamenti, non solo per avermi affidato lo studio del materiale da lui raccolto, ma anche per avere confortato tale idea con consigli ed incitamenti durante una visita fattami qui a Chiavari. Mi corre pure I!’ obbligo di ringraziare il Prof. R. Gestro, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, che permettendomi di consultare la collezione e la biblioteca Emery, ha facilitato il mio compito, nonchè l amico e collega Dott. Felice Capra del predetto Museo, a cui non ho ricorso invano per aiuti nella ricerca bibliografica. * * * Il dominio della fauna mirmecologica della Palestina, inteso nel senso che ad esso ho dato in questo lavoro, comprende quel territorio confinante a nord colla Siria, ad occidente col Mediterraneo, ad oriente col fiume Giordano, Mar Morto e Wadi el Araba e limitato a sud da una linea diagonale che partendo da Tell Refach, proseguendo in direzione sud - est, finisce nel golfo di Akaba dividendo quel territorio dalla Penisola del Sinai. | Nella prima parte del lavoro ho elencato le formiche raccolte dal Dr. Bodenheimer, delle quali alcune non risultano ancora citate per la Palestina; dò la descrizione delle forme che mi sembrano nuove ed aggiungo, per i generi rappresentati da diverse specie, delle chiavi analitiche ; nella seconda parte, che può dirsi complemento della prima, ho compilato una tabella analitica delle sottofamiglie e dei generi noti per tale regione, quindi il catalogo delle formiche, con la distribuzione geografica propria alla Palestina e quella generale, a cui fa seguito uno specchio nel quale sono elencati i generi, col numero delle forme di formiche, in modo che a colpo d’occhio si possa vedere quali sono i, generi maggiormente o scarsamente rappresentati. Infine mi è sembrato non del tutto inopportuno fare alcune considerazioni d’ indole generale sulla mirmecofauna palestinese. | La bibliografia, da cui ho desunti i dati faunistici e che mi ha servito per il lavoro di determinazione, trovasi citata in fine del lavoro. Mem. Soc. Entom. It. XII, 15-VI-1933. 4 50 CARLO MENOZZI Parte I. FORMICHE RACCOLTE DAL DR. F. S. BODENHEIMER DURANTE GLI ANNI 1922 - 1928. 1. Dorylus (Typhlopone) fulvus var. punicus Sants. Dorylus ( Typhlopone ) fulvus v. punicus Santschi, Boll. Soc. Hist, : Natur. Afrique du Nord, Tome XVII, pag. 230 - 232, 1926. Dorylus ( Typhlopone) fulvus v. ruficeps Santschi, ibidem ibidem, pag. 232, 1920. Centinaia di maschi e d’ operaie, i primi raccolti a Ben Schemen, a Gebata (I’ antica Gibea ), a Dilb e sul Giordano al lume; delle seconde, una parte, N. 67, provengono da Ben Schemen e sono state raccolte fra le radici di un mandorlo, le altre, N. 106, 188, 284, sotto a pietre del Cimitero Arabo, nel vivaio della P. Z. E. Agricultural Exper. Station e in un giardino di Tel Aviv. Ho riunito sotto il nome di questa varietà tanto i maschi che le operaie, sebbene molti dei primi corrispondano alla var. ruficeps Sants. mentre le seconde si riportano tutte alla var. punicus Sants. Ritengo | pertanto che quella varietà, d’ ordine puramente cromatico, descritta . dal Santschi per il Libano, debba considerarsi sinonimo della var. punicus, tanto più che in 600 maschi raccolti dal Bodenheimer trovo - tutte le variazioni di colorito, dal rosso chiaro al rosso più scuro della var. punicus e col capo talora interamente bruno o interamente rossastro, tal’ altra con la faccia occipitale bruna, mentre il resto del capo è rossastro, oppure il clipeo rossastro ed il resto del capo bruno o bruno scuro. 2. Stigmatomma sp. Diversi maschi presi al lume, a Ben Schemen e a Gebata. Ritengo che appartengano a una nuova specie, ma non mi sembra opportuno dare un nome e fare la descrizione, considerando che sono poche le specie di questo genere di cui si conoscono gli individui di questo sesso. 3; Aphaenogaster (Attomyrma) syriaca var. schmitzi For. Aphaenogaster Schmitzi Forel, An. Soc. Entom. Belg. Vol. 54, pag. 10, 1910. fio i FORMICHE DI PALESTINA 51 Aphaenogaster (Attomyrma) syriaca var. schmitzi Emery, Gener. | Insect. Myrmicinae, pag. 60, 1921. Parecchie operaie, N. 269, raccolte sotto a una pietra a Djenin. 4. Aphaenogaster (Attomyrma) splendida Rog. Atta splendida Roger, Berl. Entom. Zeitschr., Vol. 3, pag. 257, 1859. Aphaenogaster splendida Em. Ann. Accad. Aspir. Natur., Napoli, 3 Vol. I pag. 17, 1869. > » E. André, Spec. Hymén. Europe, Vol. 2, pag. 360, 369, 375, pl. 23, f. 10, 15, 16, 1882. > » Emery, Deutsch. Entom. Zeitschr., pag. 311, 325, fig. 14, 1908. > > Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 59, 60, 1921. Numerose operaie, femmine e maschi, N°. 370, catturate di sera mentre uscivano da un nido stabilito in un muro di una casa di Tel Aviv. 5. Messor arenarius Fab. Formica arenaria Fabricius, Mant. Insect. Vol. I, pag. 310, 1787. Aphaenogaster arenaria E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag-:353, ple 23; fig..8, 1882. Messor arenarius Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 438, 439, 1908. » > » Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 69, 1921. Numerose operaie, N. 162 e 172 di Chefzibah, altre, N.° 59, 103, 215 e 216 delle dune di Tel Aviv, una femmina dealata, N.° 260, e un maschio, N°. 262, di Gerusalemme. 6. Messor arenarius var. ratus n. var. Ho sotto gli occhi, di questa forma che descrivo come nuova, 5 ‘operaie massime. Esse differiscono per avere tutte le strie del capo parallele luna all’ altra sino al limite del margine occipitale, mentre nel tipo, le strie che partono dalla fronte divergono fortemente verso i lobi occipitali girando attorno agli occhi, e il margine occipitale è striato longitudinalmente, ciò che si verifica anche nelle operaie di media statura e anche nelle minime se le strie sono manifeste. Nella nuova forma poi, il segmento basale del gastro è molto più fittamente punteggiato che non nel tipo, e completamente opaco, 52 CARLO MENOZZI EN mentre nei segmenti seguenti la punteggiatura € più spaziata e i segmenti stessi sono sublucidi. Fra questi 5 esemplari, quello di statura maggiore misura mm. 17,8 col capo largo mm. 4 e lungo mm. 4,3 comprese le mandibole. Quattro individui, N.° 119, di questa nuova varietà, sono stati raccolti nel Wadi Muallich (ad oriente di Betlemme), il 22 - IX - 1922, mentre il 5° individuo, N.° 177, proviene dal Deserto Giudiaco, ed ivi. fu raccolto il 20 - III - 1926. 7. Messor semirufus (E. André) Santschi. Aphaenogaster barbara var. semirufa E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 355, 368, 1882. Messor Giara semirufus Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 445, 447, 1908. _Messor barbarus ssp. semirufa Emery, Gener. Insect. RE pag. 72, 1921. » semirufus Santschi, Bol. Real Soc. Espan. Hist. Nat. Vol. 27, pag. 221, 228, 1927, Diverse operaie, N.° 14 di Ben Schemen-Berg che corrispondono molto bene a questa specie, come |’ ha definita il Santschi. 8. Messor semirufus var. hebraeus Sant. Messor semirufus var. hebraeus Santschi, Bol. Real Soc. Espan. Hist. Nat. Vol. 27, pag. 229, 1927. ‘Molte operaie delle seguenti località: N.° 20, di Artuf; N.° 92, 96 e. 303 di Ben Schemen; N.° 129 in una via di Sarona; N.° 132 di Chuldah; N.° 147 di Hebron; N.° 181 di Ain Charod sotto a una pietra; N.° 166 di Benjaminah e N.° 265 di Tel Chaj da un piccolo nido il cui foro d’ entrata era circondato da un cercine di sabbia. _ 9. Messor semirufus var. ebeninus For. Messor barbarus ssp. semirufus var. ebenina Forel, Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 54, pag. 10, 1910. Messor barbarus ssp. semirufus var. ebenina Emery, Gener. Insect. _Myrmicinae, pag. 72, 1921. Messor semirufus var. ebeninus Santschi, Bol. Real. Soc. Espan. Hist. Nat. Vol. 27, pag. 229, 1927. FORMICHE DI PALESTINA : 53 Deve essere forma assai comune in Palestina a giudicare dalle numerosissime operaie avute dalle seguenti provenienze: N. 73 e 304 di Ben Schemen, N.° 74 di Daganiah; N.° 121 di Beth Chanun (Gaza); N.° 146 Ain- Fara; N.° 165 e 173 di Chederah; N.’ 175 di Engeddi (la moderna Giddi, sulla riva occidentale del Mar Morto); N.° 187 di Rechoboth e N.° 252 di Tel Chaj; N.° 299 e 313 di Tel Aviv. 10. Messor semirufus var. intermedius For. _Messor barbarus ssp. semirufus var. intermedia Forel, Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 54, pag. 10, 1910. Messor barbarus ssp. semirufa var. intermedia Emery. Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 72, 1921. Messor semirufus var. intermedius Santschi, Bol. Real Soc. Espan. Hist. Nat. Vol. 27, pag. 229, 1927. Numerose operaie con sessi alati delle seguenti località: N? 1 di Audjah ; N.° 15, 27, 40 e 41 di Gerico; N.° 78 di Daganiah; N.° 86 di Rechoboth ; N.° 87 di Kinereth; N. 94, 95, 98, 99 di Ben Schemen; N.° 135 di Sarona; N. 236 di Nachlath Jizchak; N.° 301 di Jarkon e N.° 311 di Petach Tikwah. | | Se non si è fatto confusione, le femmine e i maschi di questa varietà differiscono sensibilmente dai corrispondenti alati della varietà seguente (var. dentatus Forel) per avere la statura più piccola e per essere sempre di color nero, eccetto naturalmente le appendici; le ali sono perfettamente jaline, cioè senza la minima sfumatura giallognola. Il capo della femmina ha strie meno marcate e più rade ed è perciò più lucido, contrariamente a quanto avviene nella var. dentatus For. Inoltre l’ epinoto ha solo due tubercoli più o meno distinti. Lunghezza della femmina mm. 9 - 9,7. Lunghezza dell’ ala anteriore mm. 11,5. Lunghezza del maschio mm. 7-7,5; della sua ala anteriore mm. 9,3. Questi alati furono raccolti in Dicembre e Febbraio. 11. Messor semirufus var. dentatus For. Messor barbarus ssp. semirufus var. dentata Forel, Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 54, pag. 10, 1910. | Messor barbarus ssp. semirufa var. dentata Emery. Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 72, 1921. 54 CARLO MENOZZI Messor semirufus var. dentatus Santschi, Bol. Real Soc. Espan. Hist Nat. pag. 228, 1927. ; Molte operaie, femmine e maschi di queste provenienze: N. 2, 79, 93, 97, 100, 232 e 235 di Ben Schemen; N.° 143 di Tabgah; N.° 229 di Gerusalemme ; N.° 274 di Artuf. La femmina di questa varietà è di colore nero, eccetto le zampe e le antenne rossastre ; di questo colore sono talora la parte anteriore del capo, o addirittura tutto il capo, il pedicolo e i fianchi del torace. L’epinoto ha denti più o meno sviluppati. Le ali hanno una leg- gera sfumatura giallognola. | Lunghezza mm. 12,5-13. Lunghezza dell ala anteriore mm. 12,5. Il maschio è più robusto che non quello di M. barbarus tipico, con gastro sempre più grosso e in generale più abbondantemente peloso; nel resto uguale a quello di questa specie. Lunghezza mm. 9,5 - 10,8. Lunghezza dell’ ala anteriore mm. 10,5. Questi alati furono raccolti nei mesi di Dicembre e Gennaio. 12. Messor structor ssp. rufitarsis var. orientalis Em. Stenamma ( Messor) structor var. orientalis Emery, Oefvers. Finska - Vet. Soc. Vol. 20, pag. 20 in Sep., 1898. Messor barbarus structor var. orientalis Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 456, 1908. Messor barbarus ssp. structor var. orientalis Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 73, 1921. Messor barbarus rufitarsis var. orientalis Emery, Ann. Mus. Stor. Nat. Genova, Vol. 49, pag. 212, 1921. . Diverse operaie, N.° 253, raccolte sotto a una pietra a Tel Chaj. 13. Messor rugosus E. André Aphaenogaster barbara var. rugosa E. André. Ann. Soc. Ent. Fr. (6), Vol. 1, pag. 74, 1881. Aphaenogaster capitatus var. rugosus Emery, Expl. Sc. Tunisie, Fourmis, pag. 12, 1891. Messor rugosus Emery, Deutsche Ent. Zeitschr, pag. 438, 458, > » » Gener. Insect. Myrmicinae., pag. 74, 1921. Parecchie operaie, N.° 81, dei dintorni di El Arisch. 14. Messor rugosus ssp. bodenheimeri n. ssp. Operata. Opaca ad eccezione del gastro sublucido. Nera, le mandibole e i funicoli bruno - rossastri. FORMICHE DI PALESTINA 55 Capo subquadrato, appena più largo che lungo (non comprese le mandibole ), coi lati pressochè paralleli e I’ occipite arrotondato. La sua scultura è formata da leggere rughe longitudinali unite fra di loro da anastomosi ; tale formazione è sopratutto bene evidente nelle guancie e nell’ occipite, salvo, in quest ultima parte, una stretta zona mediana in cui le rughe hanno una direzione trasversale ; nella fronte le rughe sono equidistanti |’ una dall’ altra, più o meno diritte e libere, mentre altre, che partono dal margine anteriore del clipeo, girano attorno alle fossette antennali. Mandibole lucide e fortemente striate. Scapo lieve- mente ingrossato all’ estremità, la quale oltrepassa il margine occipitale esattamente di una volta la sua maggiore grossezza. Articolo 2° del funicolo quasi di una metà più lungo che largo e subeguale agli articoli 3° e 4°; il 5° e il 6° un poco più corti in modo che non è possibile distinguere un qualche accenno di clava. Tanto il capo quanto gli scapi hanno una breve pelosità di colore bianchiccio ben staccata dal tegumento e poche setole erette sparse qua e là; la gola porta un vistoso psammoforo che circoscrive lateralmente e posteriormente una area liscia e lucida limitata in avanti dal foro orale. Torace relativamente allungato, con rughe più grosse, particolar- mente quelle del pronoto, assai spaziate, più o meno flessuose e non collegate fra di loro da anastomosi; tra gli spazi fra una ruga e l’altra il fondo è liscio e solo nelle pleure del meso-epinoto si trovano dei punti ben marcati. La pelosità che si trova in questa parte del corpo è molto più scarsa che non quella del capo; per contro le setole erette sono più numerose. La faccia basale dell’ epinoto è leggermente scavata a doccia nel mezzo ed è un poco più lunga della ‘discendente a cui si unisce, ai lati, per mezzo di un angolo acuto. Peziolo con nodo angoloso sul profilo e fornito nella faccia posteriore di rughe trasversali mentre quella anteriore e il peduncolo sono lisci. Postpeziolo più largo che lungo, di forma ovale e con scultura poco appariscente. Gastro con rarissima pelosità sparsa fra numerose setole erette ; il segmento basale finemente reticolato e con alcuni grossi punti allungati. Lunghezza mm. 5,8 - 6,7. Molte operaie N.° 163 di Chederah, alire N.° 281, 282 di Sarona. Differisce dal M. rugosus tipico per essere diversamente colorato ; la statura & alquanto maggiore, gli articoli delle antenne sensibilmente pitt lunghi e la scultura sempre piü marcata, anche nelle operaie piu piccole. 56 CARLO MENOZZI 15. Messor rufotestaceus Forst. Myrmica rufotestacea Forster, Verh. Natur. Ver. Preuss. Rheinl., a Vol. 7, pag. 489, 1850. Aphaenogaster rufotestacea Roger, Verz. Formicid., pag. 30, 1863. >» gracilinodis Emery, Ann. Mus. Stor. Nat. Genova, Vol. 12, pag. 55 nota, 1878. Messor rufotestaceus Emery, Deutsche Ent. Zeitschr., pag. 437, 439, 1908. » en >. > Gener. insect. Wii. pag. 74, 1921. Matisse ‘operaie N ° 147 di Hebron, altre N.° 155 di Gerusalemme. i Le operaie dei Messor a me note per la Palestina, possono pratica- mente così distinguersi : Gruppo A. Forme a dimorfismo accentuato, vale a dire che esistono operaie grosse con capo molto sviluppato e operaie relativa- mente molto piccole; questi due estremi sono congiunti fra di loro da individui di tutte le gradazioni di statura 1 Gruppo B. Forme a dimorfismo nullo o appena accennato; M. rufotestaceus può riguardarsi come forma di transizione col gruppo precedente | 9 Funicolo delle antenne col pieno articolo così lungo come il secondo 2 Primo articolo del funicolo distintamente più breve del seguente 3 Strie del capo posteriormente divergenti verso gli angoli occi- pitali M. arenarius F. Strie del cho parallele sino al margine occipitale. M. arenarius var. ratus Menoz. Gastro con peli eretti abbondanti e sparsi uniformemente su tutta la sua superficie 4 Gastro con pochissimi peli eretti | 5 Capo degli individui maggiori e medi fittamente e uniforme- mente striato ed opaco; colore bruno o piceo; peduncolo del peziolo più corto della faccia discendente dell’ epinoto M. structor var. orientalis Em. Capo solamente striato anteriormente e nel mezzo e più o meno lucido; colore del torace e del capo rossastro, gastro bruno; peduncolo del peziolo nettamente più lungo della faccia discendente dell’ epinoto M. barbarus ssp. sultanus Sants. Torace e capo rossi | 6 10 FORMICHE DI PALESTINA 57 Torace e capo con diversa colorazione 8 Epinoto inerme | 7 Epinoto con due denti M. semirufus var. dentatus For. Gastro pressochè liscio e lucido alla base, col primo segmento glabro M. semirufus E. André Gastro subopaco, finemente reticolato sul primo segmento il | quale è provvisto anche di parecchi peli eretti. o M. semirufus var. hebraeus Sants. Tutto nero; talvolta il torace è un po’ rossastro, ma sempre molto scuro M. semirufus var. ebeninus For. Il torace rossastro, il capo e il gastro neri M. semirufus var. intermedius For. Colore giallo col gastro leggermente infoscato M. rufotestaceus Forst. Diversamente colorati; psammoforo sviluppato. 10 Capo, torace e pedicolo rossastri, gastro nero ; pelosità abbon- dante ovunque ; scultura debole M. rugosus E. André. Tutto nero; pelosità scarsa sopratutto nel torace ; scultura molto marcata M. rugosus ssp. bodenheimeri Menoz. 16. Pheidole pallidula ssp. arenarum var. orientalis Em. Pheidole pallidula arenarum var. orientalis Emery, Rev. Zool. Afr. : Vol. 4, pag. 227, 230, fig. 2b,c d, 1915. Pheidole pallidula ssp. arenarum var. orientalis Emery, Gener. Insect. | Myrmicinae, pag. 87, 1921. Soldati e operaie di Gerusalemme N.° 157, di Ben Schemen N.° 194, di Wadi Kelt N.° 196, di Mozah N.° 136, e sulle rive del Giordano N°. 290. 17. Pheidole jordanica Saulcy. Pheidole jordanica Saulcy. Bull. Soc. Hist. Nat. Moselle, Vol. 13, pag. 17, 1874. Pheidole jordanica Emery, Rev. Zool. Afr. Vol. 4, pag. 233, fig. 4°, bec: 1915; Pheidole schmitzi Forel, Rev. Suisse Zool. Vol. 19, pag. 455, 1911. Pheidole jordanica Emery, Gener. Insect., Myrmicinae, pag. 84, 1921. Alcune operaie e due femmine, N.° 49, prese nel Wadi Kelt presso Gerico. 58 CARLO MENOZZI 18. Cardiocondyla nuda var. mauritanica For. Cardiocondyla nuda var. mauritanica : Forel. Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 34, C. R. pag. 75, 1890. Cardiocondyla nuda mauritanica Emery, Deutsche Ent. Zeitschr., | pag. 20, 25, 1909. Cardiocondyla nuda var. mauritanica Emery, Gener. Insect. Myr- micinae, pag. 126, 1922. Tre operaie, N°. 2112, raccolte in un giardino di Tel Aviv. 19. Crematogaster (Acrocelia) jehovae For. Crematogaster auberti ssp. jehovae Forel, Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 51, pag. 207, 1907. Crematogaster auberti jehovae Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 658, 660, fig. 3c, 4%, 1912. Crematogaster (Acrocelia) auberti ssp. jehovae Emery, Gener. Insect., Myrmicinae, pag. 142, 1922. Crematogaster jehovae jehovae Emery, Boll. Soc. Ent. Ital., Vol. 58: NO 938.93, 1920: È la specie più comune in Palestina; nella collezione del Boden- heimer vi sono molte 88 e 99 delle seguenti provenienze: N! 5 e 124 di Ben Schemen Berg, raccolte sotto a pietre ove era stabilito il loro nido; N.° 6, 13 e 32 lungo le rive del Giordano, raccolte sui Tamarix infestati da cocciniglie e nel tronco marcio di un Salice; N.° 89 e 143 in un bosco che costeggia il Nahalal; N.° 179 a Ain Charod ; N.° 226 a Gerico da un nido stabilito ai piedi di un Tama- rix ; N.° 231 a Gisr el Ghoranije; N.° 247, 248, 249 e 257 a Tel Chaj sotto a pietre; N.° 146, a Gebata raccolte vaganti; N.° 271 a Petach Tikwah in un foro di Zeuzera pyrina L. fatto nel tronco di un olivo. 20. Crematogaster (Acrocelia) inermis Mayr. Crematogaster inermis Mayr., Verh, Zool. Bot. Ges. Wien, Vol. 12, pag. 706, 1802. Crematogaster inermis E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 394, 395, 1882. Crematogaster inermis Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 652, 663, 1912, | | Crematogaster inermis inermis Emery, Boll. Soc. Ent. Ital., Vol. 58, N.° 1, pag. 3, 1926. Chel weed SEDILI FORMICHE DI PALESTINA 59 Numerose operaie e qualche femmina delle seguenti localita: N.° 37, 43 e 90 di Petach Tikwah raccolte su piante infestate da Pseudo- coccus citri Risso e Lecanium hesperidum L.; N.° 50 di Gan Schmuel, nella galleria abbandonata di Zeuzera pyrina L. in un tronco di olivo ; N.° 118 di Ness Zionah ; N.° 122 di Ben Schemen, pure in una galle- ria abbandonata di Zeuzera pyrina L.; N.° 167 di Chefzibah; N.° 168 di Sargoniah, fra le radici di una pianta di Thymelea hirsuta infestata da P. citri Risso. | 21. Crematogaster (Acrocelia) inermis var. armatula Em. Crematogaster inermis var. armatula Emery, Boll. Soc. Ent. Ital, Vol. 58, N.° 1, pag. 3, 1926. Diverse operaie e femmine N.° 36, 115 e 131 di Petach Tikwach raccolte, le prime, su piante di limone infestate da Lecanium hesperi- dum L.; N.° 58, di Ben Schemen, sul tronco di un olivo. Nella femmina di questa varietà, che, come è noto, si differenzia dal tipo per avere due denticoli epinotali più o meno distinti, non trovo delle particolarità che valgano a distinguerla da quella tipica. 22. Crematogaster (Acrocelia) lorteti For. Crematogaster Lorteti Forel, Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 54, pag. 435, 1910. | Crematogaster Lorteti Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 652, 665, 1912. Crematogaster (Acrocelia) lorteti Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 143, 1922. Alcune femmine prese al volo a Ben Schemen, a Gebata e a Dilb. 23. Crematogaster (Acrocelia) warburgi n. sp. (Fig. 1) Operaia. Di colore piceo più o meno chiaro, salvo il gastro sempre bruno. Il capo è lucido e non presenta quasi altra scultura fuorchè i punti piliferi; solo sulle guancie, sul clipeo e attorno alle fossette antennali vi sono alcune strie. Il torace è opaco, col dorso sottilmente striato-punteggiato, mentre nei fianchi prevalgono i punti con qualche stria qua e là. Il peduncolo è finemente punteggiato, più o meno lucido. Il gastro è microscopicamente reticolato, cosparso dei soliti punti pili- feri e lucido. Pressochè priva di peli ritti, con breve pubescenza quasi aderente al tegumento, scarsa nel torace, alquanto più abbondante nelle altre parti. 60 CARLO MENOZZI © Capo così largo che lungo, colla massima larghezza nel mezzo, coi lati e gli angoli occipitali arrotondati e con I’ occipite leggermente impresso nel mezzo. Mandibole piuttosto piccole, striate, con quattro denti. Clipeo col margine anteriore troncato ; posteriormente è invece ritondato. Lamine frontali brevissime. Le antenne sono sottili come nelle forme del C. auberti; lo scapo raggiunge appena il margine occipitale. | Il 1.° articolo del funicolo è lungo quanto i due susseguenti considerati insieme; il 3.° è più breve del 2.° e alquanto più grosso che lungo; la clava è distintamente limitata a tre Fig. 1 - Profilo del torace e del pedicolo di Crematogaster warburgi n. sp. articoli. Torace robusto, con sutura promesonotale debolmente impressa ad arco, senza alcuna traccia di carena nel mezzo. Il promesonoto è leg- germente marginato ai lati; il mesonoto è un po’ convesso sul profilo, ma non più alto del pronoto. Sutura meso-epinotale fortemente impressa. Epinoto sensibilmente più basso del mesonoto, convesso da un lato all’ altro, colla faccia basale più corta di quella discendente ; le spine mancano e al loro posto si trovano due tubercoli ottusi aventi ognuno da tre a quattro macrochete all’ apice. Peziolo della solita forma delle specie paleartiche del sottogenere Acrocelia ; la sua massima larghezza però è nel mezzo e da questo punto in avanti i lati, come pure il margine anteriore, sono regolarmente arrotondati. Postpeziolo globoso con profondo solco mediano. Gastro col segmento basale troncato obliquamente. Lunghezza mm. 3,5 - 4. Diverse operaie, N.° 267, a Tel Chaj, raccolte su un vecchio tronco di Salice. e Specie appartenente al gruppo del C. auberti Em., antaris For. laevitorax For. e inermis Mayr, come lo ha definito in una pubblica- zione postuma il compianto Prof. Emery. La forma del peziolo, in questa nuova specie, è pressochè eguale a quella del C. jehovae For. che però è il tipo di un. altro gruppo caratterizzato per le antenne corte e relativamente grosse, come nel gruppo del C. laestrygon Em.; l’ epinoto, semplicemente tubercolato, lo avvicina piuttosto a C. inermis Mayr o alla sua varietä dentata Em., ma la faccia basale dell epinoto x vista di profilo è anteriormente per un tratto dritta mentre nelle DI due ultime forme citate essa è obliqua per tutta la sua lunghezza e, FORMICHE DI PALESTINA - 61 apparentemente, non vi è alcuna limitazione fra tale faccia e quella discendente. Le operaie dei Crematogaster raccolte in Palestina e a me note . possono essere separate colla seguente tabella. 1 Clava delle antenne di due articoli; peziolo subquadrato coi lati subparalleli Crematogaster sordidula var. flachi For. — Clava delle antenne di tre articoli, peziolo trapeziforme 2 2 Occhi collocati all’ indietro del mezzo dei lati del capo che ha questi e I’ occipite arrotondati 3 — Occhi collocati nel mezzo dei lati del capo; questi sono diritti e l’occipite è smarginato C. lorteti For. 3 Epinoto armato di spine 4 — Epinoto con piccoli denti, o ili tubercolato o addi- _ rittura inerme 6 4 Torace corto, robusto e a convesso sul profilo; scul- tura pro-mesonotale debole 4 — Torace oblungo e quasi piano sul profilo; scultura pro-me- sonotale costituita da strie marcatissime C. scutellaris ssp. schmidti v. tonia For. 5 Antenne grosse e relativamente corte; pro-mesonoto opaco; colore bruno C. jehovae For. -— Colore molto più chiaro C. jehovae v. mosis For. — Antenne sottili e più lunghe ; pro-mesonoto più o meno lucido C. auberti Em. 6 Faccia basale dell’ epinoto vista di profilo obliqua per tutta la sua lunghezza 7 — Faccia basale dell’epinoto in parte, anteriormente, dritta sul profilo ; epinoto con tubercoli ottusi C. warburgi Menoz. 7 Epinoto inerme C. inermis Mayr. — Epinoto con piccoli denti più o meno distinti C. inermis var. armatula Em. 24. Monomorium (Xeromyrmex) venustum F. Sm. Myrmica venusta F. Smith, Cat. Hym. Brit. Mus., Vol. 6, pag. 126, 1858. Monomorium venustum E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, * pap; 335, 338, 1882; Monomorium venustum Emery, Deuts. Ent. Zeitschr. pag. 665, 600, 677, fig. 6b, 1908. 62 3 CARLO MENOZZI Monomorium (Xeromyrmex) venustum Emery, Gener. Insect. Myr- _micinae, pag. 179, 1922. Questa specie è evidentemente la più comune del genere, che si rinviene in Palestina; nidifica sotto le pietre facendo talvolta nidi popolosi. Il Bodenheimer ha raccolto operaie e femmine nei seguenti luoghi: N.° 23 di Gerico; N.° 30 di Beth Djemal; N.° 112, 278 di Ben Schemen - Berg; N.° 114, 119 di Tel Aviv; N.° 174 di Engeddi, (legit. Richter), N.° 198, 200, 204, 208, 209 di Haifa (coll. S. Bruck) . N.° 225 di Gisr el Ghoranije ; N.° 241 di Benjaminal; N.° 254, 255 e 256 di Tel Chaj. 25. Monomorium (Xeromyrmex) subopacum var. phoenicium Em. _Monomorium salomonis subopacum var. phoenicia Emery, Deutsche Entom. Zeitschr. pag. 677, 1908. Monomorium (Xeromyrmex) subopacum var. phoenicum Santschi, Bull. et Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 67, pag. 242, 1927. Numerose operaie e femmine dei seguenti luoghi: N.° 11, 22, 114, 122, 210, 211, 237 e 300 di Tel Aviv; N.° 128 e 238 di Ben Schemen; N.° 164 di Chederah; N.° 167 di Chefzibah; N.° 201 di Haifa, (in quest’ ultimo luogo raccolto dal sig. Bruck); N.° 307 e 310 di Petach Tikwah. Il Bodenheimer ha osservato un nido di questa formica stabilito entro a una galleria di Zeuzera pyrina praticata in un Platano. 20. Monomorium (Xeromyrmex) subopacum var. ebraicum n. var. Operaia. Distinguo con tale nome una varietà molto simile alla var. phoenicium Em., da cui si separa però con facilità, a prima vista, per la statura più piccola. Inoltre la scultura di tutto il corpo è molto meno appariscente. Il capo, pur avendo il tegumento opaco, è pres- sochè privo di qualsiasi scultura, eccetto nelle fossette antennali in cui si può scorgere, più o meno bene, qualche traccia di punteggiatura. _ Nel torace e nel pedicolo la scultura è all'incirca come nella var. phoenicium Em., mentre il gastro è perfettamente liscio e lucido. Il capo è più lungo che largo, così largo all’ indietro che innanzi; lo scapo raggiunge il margine occipitale. Impressione mesoepinotale appena accennata. Nodi del pedicolo piuttosto gracili; il peziolo ha il peduncolo più breve che nella forma tipica e nella varietà succitata, il nodo è meno alto e più sottile; il resto eguale a M. subopacum in sp. Lunghezza mm. 2,3 - 2,7. RAR FORMICHE DI PALESTINA | 63 Maschio. Colorazione, scultura e forma eguale a quella del maschio della forma tipica. Il gastro in questa nuova varietà è tutto lucido sebbene abbia il segmento basale finemente punteggiato, men- tre, come è noto, nel tipo è più o meno opaco. Ali perfettamente jaline con nervature giallognole e stigma opalescente. Lunghezza mm. 4,3. i Una ventina di operaie e un maschio N.° 180 raccolti sulle dune nei dintorni di Tel Aviv. 27. Monomorium (Xeromyrmex) bicolor ssp. judaicum n. ssp. (Fig. 2). Operaia. Colore come nel tipo; il torace, il capo e le appendici un po’ più scure. | Il capo è nettamente più lungo che largo, coi lati pressochè retti, e visibilmente più largo in avanti che all’ indietro. La superficie dorsale è lucida e quasi liscia, e solo ad un forte ingrandimento è possibile vedere qualche traccia di una reticolazione che si fa alquanto più fitta e meglio visibile sull’occipite; qua e là qualche raro punto piligero. Lo scapo raggiunge il margine occipitale ; gli articoli della clava sono più gracili e più allungati che non quelli della forma tipica. Torace sublucido, dorso e fianchi con una scultura a reticolo le cui maglie hanno il fondo liscio. Il solco della sutura mesoepinotale è maggiormente impresso che non in M. bicolor. Epinoto con faccia dorsale lunga circa due volte quella discendente e impressa longitudi- nalmente. Nodi del pedicolo con scultura simile a —_— quella del ‘torace. fe: Gastro perfettamente liscio e lucido, con riflessi bluastri; il segmento basale è incavato nel margine anteriore. Pubescenza scarsa ovunque, eccetto nelle appendici, e aderente al tegumento; quella che si osserva nel capo è posta trasversalmente al ct odia capo stesso e diretta obliquamente dal basso bicolor ssp. judaica n. ssp. in alto. Qualche pelo eretto sul capo, nei nodi del pedicolo e nel gastro. Lunghezza mm. 2,7. Un solo esemplare N.° 192, catturato nel Wadi Kelt. 28. Monomorium {Parholcomyrmex) gracillimum FS Myrmica gracillimum Fr. Smith, Journ. Proc. Linn. Soc. Lond. Zool. Vol. 6; pag. 34, 1861. 64 CARLO MENOZZI Monomorium gracillimum Mayr, Verh. Zool. bot. Ges. Wien, Vol. 12, pag. 753, 1862. » » E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2; | pag. 333, 337, 340, pl. 22, fig. 8, 9, 1882. » (Parholcomyrmex) gracillimum Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 180, 1922. Diverse operaie, N.° 224 e 197 di Ginel Ghorauije, N.° 291 di Gerico. N 29. Monomorium (Parholcomyrmex) gracillimum var. karawaiewi F. Monomorium gracillimum var. karawaiewi Forel, Rev. Suisse Zool. Vol. 21, pag. 437, 1913. » (Parholcomyrmex) gracillimum var. karawaiewi Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 180, . 1922. Alcune operaie, N. 25, raccolte a Petach Tikwah. 30. Monomorium (Holcomyrmex) dentiger Rog. Atta dentigera Roger, Berlin Entom. Zeitschr., Vol. 6, pag. 259, 1862. Holcomyrmex dentiger E. Andre, Spec. Hymen. Europa, Vol. 2, pag. 346, pl. 16, fig. 13, pl. 22, fig. 11-13, 1882. Monomorium (Holcomyrmex) dentiger Emery, Deutsch. Entom. Zeitschr., pag. 664, 666, 667, fig. 1, 1908. Be » dentiger Emery, Gener. Insect. Myrmi- cinae, pag. 181, 1922. Una diecina di operaie, A 9-5, raccolte nei dintorni di Gerusalemme. Tabella analitica delle operaie dei Monomorium della Palestina: Antenne di 11 articoli 2 Antenne di 12 articoli 3 Capo coi lati pit o meno arrotondati; tutto di colore giallo chiaro ; occhi piccoli, di circa 7 faccette M. (Lampromyrmex) atomus var. aharoni For. Capo coi lati nettamente paralleli; almeno il gastro è sempre alquanto infoscato all’ apice; gli occhi hanno un numero mag- giore di faccette. M. (Lampromyrmex) clavicorne E. André. FORMICHE DI PALESTINA 65 3 Il primo dei tre articoli che compongono la clava delle antenne è più corto e meno grosso del secondo. 4 — Clava indistinta o, se no, il primo articolo di essa è pressapoco eguale al secondo. 6 4 Colore giallo o giallo rossiccio, eccettuato il gastro che è in parte bruno ; tegumento del capo e del torace opachi. 5 — Colore piceo o castagno; tutto il corpo è levigato e lucido. M. (s. str.) minutum Mayr 5 Capo e promesonoto finemente striati; gastro, eccetto la base, di colore nero bruno. M. (s. str.) sahlbergi Em. — Capo, torace e peduncolo fittamente punteggiati ; solo gli A segmenti del gastro sono pili o meno bruni. M. (s. str.) pharaonis L. 6 Clava indistinta; operaie dimorfe. 7 —- Clava distinta e più lunga o non molto più corta del resto del funicolo, oppure operaie affatto dimorfe. 8 7 Tutto di colore giallo testaceo, con le zampe ancora più chiare, solo il gastro, almeno in parte, è leggermente infoscato. M. (Holcomyrmex) dentiger Rog. — Corpo di colore castagno o brunastro; le zampe giallo - brune. M. (Holcomyrmex) dentiger var. baal Wheel. (). 8 Operaie alquanto dimorfe. 9 — Operaie non dimorfe. 10 9 Di color giallo testaceo, o castagno BR, con l'addome piceo o nero; appendici giallastre. M. (Parholcomyrmex) gracillimum F. Sm. = Corpo quasi o tutto nero; zampe di color giallo-bruno. | M. (Parholcomyrmex) gracillimum v. karawaiewi For. 10 Torace distintamente impresso tra il mesonoto e l’epinoto. 11 — Torace indistintamente impresso sulla sutura mesoepinotale. 12 11 Capo pressochè così largo in avanti che all'indietro, coll’ oc- cipite e i lati dritti. M. (Xeromyrmex) venustum F. Sm. — Capo un po’ più allungato, coi lati leggermente arrotondati nel mezzo. M. (Xeromyrmex) venustum var. niloticoides For. e (1) Comprendo nella presente tabella anche questa varietà non perchè la località Wadi Perak da cui, oltrechè dalla Siria, il Wheeler ebbe degli esemplari, rientri nel ter- ritorio della Palestina come è inteso nel presente lavoro, ma perchè effettivamente con- servo nella mia collezione tre esemplari di tale varietà raccolti nel deserto di Bir Seba (Giudea meridionale) mandatimi dalla Casa Staudinger u. Bang-Haas di Dresda. Mem. Soc. Entom. It. XII, 15-VII-1933. 5 66 12 13 14 15 CARLO MENOZZI Capo distintamente più largo in avanti che all’ indietro, coi lati dritti; gastro intensamente nero con riflessi bluastri. M. (Xeromyrmex) bicolor ssp. judaicum Menoz. Capo pressoché cosi largo in avanti che all’indietro, coi lati piuttosto arrotondati; gastro bruno- piceo o anche nero, ma in ogni caso senza alcun riflesso bluastro. Clava delle antenne con articoli piuttosto eracili: i primi due articoli di essa sono appena più larghi del precedente. Articoli della clava distintamente più grossi e perciò apparen- temente più corti; i primi due articoli di essa sono assai più ingrossati dall’ articolo precedente. Capo distintamente allargato all’ innanzi, coll” occipite ERO, mente incavato; gastro lucido. M. (Xenomyrmex) donnie ssp. abeillei E. André Capo così largo all’indietro che davanti, coll’ occipite dritto ; gastro più o meno opaco. M. (Xenomyrmex) salomonis L. Tegumento di tutto il corpo opaco, con scoltura facilmente | visibile anche a un mediocre ingrandimento. M. (Xenomyrmex) subopacum var. phoenicium Em. Almeno il gastro è sempre lucido; il capo è quasi privo di scultura, mentre nel torace e pedicolo esiste una microscultura. M. (Xeromyrmex) subopacum var. hebraicum Menoz. 31. Epixenus andrei Em. Monomorium venustum E. André, Ann. Soc. Ent. Fr., Vol. 13 14 15 51, pag. 65, pl. 3, fig. 16, 18, 1881, © anom. g (nec © norm. et 8). eS » E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 335, 342, pl. 22, fig. 6, 7, 1882, 8 anom. et « (nec 8 norm. et ©). a-c, 1908 9 gd. Epixenus andrei Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 557, fig. 5 » » » , Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 185, 1922. Una femmina ergatoide e quattro maschi raccolti a Ben Schemen, N.° 61, in un nido di Monomorium subopacum var. phoenicium Em. sta- bilito sotto la corteccia di una radice di un Mandorlo ucciso dalla larva di Capnodis carbonaria. | FORMICHE DI PALESTINA 67 SpA Solenopsis fugax Latr. Formica fugax Latreille, Ess. Fourmis France, pag. 46, 1798. Diplohoptrum fugax Mayr, Verh. Zool-botan. Ver. Wien, Vol. 5, | pag. 450, 1855. Solenopsis fugax Forel, Mitt. Schweiz. Entom. Ges., Vol, 3, pag. 105-128, 1869. » » Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 201, 202, 1921. Parecchi maschi e femmine, N. 274, di Tel Aviv. 33. Leptothorax flavispinus E. André. Leptothorax flavispinus E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 302, 1888. » > Santschi, Bull. Soc. Hist. Nat. Afric. N. Vol.'3, pag. 11, Ho. I. 19H. » » Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 254, 1922. Operaie ed un maschio, N.’ 222, di Gerico, raccolti sotto la cor- teccia di Sicomoro. Maschio (non ancora descritto). Bruno-piceo, colle appendici e le mandibole più chiare. Capo, torace e pedicolo opachi, con scultura allo incirca eguale a quella dell’operaia, ma con rughe meno forti; gastro liscio e lucido. Capo allungato, molto più ristretto in avanti che al indietro, coi. lati moderatamente convessi e col margine occipitale arrotondato. Occhi | grandi, posti in avanti del mezzo dei lati del capo e assai sporgenti. Mandibole lucide e liscie eccettuata la base che ha qualche stria. An- tenne relativamente corte e grosse; lo scapo è lungo quanto gli arti- coli 1-4 del funicolo presi insieme, questo ha la clava distintamente quadriarticolata. | Torace così largo come il capo; lo scudetto è fortemente convesso, e un poco più alto del disco del mesonoto; l’epinoto ha la faccia basale trasversalmente convessa, molto più lunga della discendente da cui è separata lateralmente da due brevi ed ottusi denti; la faccia discendente è invece piana e leggermente ma nettamente marginata. Peziolo peduncolato e con nodo piccolo che visto di profilo appare ritondato ; postpeziolo poco più lungo che largo, ma molto più grosso del nodo del peziolo e coi lati pressochè paralleli. 68 CARLO MENOZZI x Pi Ali jaline con nervature pallide e stigma bruniccio; disposizione delle nervature tipica del sottogenere Leptothorax. Lunghezza mm. 4,3. Tabella delle operaie dei Leptothorax della Palestina. 1 Nodi del peziolo e postpeziolo grossi; peziolo con peduncolo ben pronunziato e con nodo globoso. ; Nodi del peziolo e postpeziolo molto meno grossi; il peziolo con peduncolo breve e con nodo più o meno angoloso nel profilo. | | Colorazione di tutto il corpo picea; mandibole e tarsi bruni. L. rottenbergi Em. Il torace, il peduncolo, le mandibole e i tarsi sono rossastri. Capo fittamente rugoso; tra una lamina frontale e l’ altra esi- stono almeno da 10 a 12 rughe. L. rottembergi var. jesus For. Il capo ha rughe molto più spaziate, di modo che tra una lamina frontale e l’ altra si trovano al massimo 6 rughe. L. rottembergi ssp. semiruber E. André Dorso del torace senza alcuna impressione trasversa. Colore giallo testaceo, colle zampe più pallide e talvolta con una stretta fascia grigia lungo il margine del segmento basale del gastro. L. luteus For. Dorso del torace distintamente impresso sulla sutura mesoepi- notale. Altra colorazione. . | Colore nero. Nodo del peziolo distintamente angoloso sul pro- filo. Capo e torace lucidi. Lunghezza mm. 2,5-3. | L. nigrita Em. Capo, salvo una macchia bruna mediana longitudinale, torace e pedicolo rossastri, gastro nerastro. Nodo del peziolo con angolo arrotondato sul profilo. Solo il gastro è lucido, il resto tutto opaco. Lunghezza mm. 3-3,7. L. flavispinus E. André 34. Triglyphotrix striatidens Em. e Tetramorium obesum st. striatidens Emery, Ann. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova, Vol. 27, pag. 501, 1882. FORMICHE DI PALESTINA 69 Triglyphotrix striatidens Forel, Journ. Bombay Natur. Hist. Soc. Vol. 14, pag. 704, 1902. » » Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 274, 1922. Alcune operaie, N.° 287, di Tel Aviv, raccolte mentre trascinavano delle larve di un Apanteles prossime a trasformarsi in crisalide. 35. Tetramorium punicum F. Sm. Myrmica punica Fred. Smith, Journ. Proc. Linn. Soc. Lond. Zool., Vol. 6, pag. 34, 1801. Tetramorium caespitum var. punica E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 287, 1882. » » ssp. punica Emery, Gener. Insect. Myrmi- cinae, pag. 277, 1922. » » ssp. punicum Emery, Ann. et Boll. Soc. Ent. Belg. Vol. 65, pag. 184, 1925. Moltissime operaie delle seguenti località : N.° 125 di Beth Chanun - (Gaza); N.° 130 di Tel Aviv; N.° 129, 221, 225 di Gisr el Ghoranije ; N.° 263 di Tel Chaj; N.° 295? fra il ponte sul Giordano ed il lago Tibe- riade presso Baganiah. 36. Tetramorium punicum var. lucidulum Em. Tetramorium caespitum punicum var. lucidula Emery, Deutsche Ent. Zeitschr. pag. 700, 704, 1909. >» > ssp. punica var. lucidula Emery, Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 227, 1922. > » » punica var. lucidula Emery, Ann. et Bull. Soc. Ent. Belg. Vol. 65, pag. 189, fe. Ds 41920, Parecchie operaie, N.° 29, raccolte a Petach Tikwah, su una pianta di limone infestata da Pseudococcus citri Risso. 37. Tetramorium semilaeve ssp. judas Wheel. Tetramorium caespitum ssp. judas Wheeler, Bull. Mus. Comp. Zoo- log. Harvard, Vol. 60, pag. 172, 1906. > » » judas Emery, Gener. Insect. Myrmi- cinae, pag. 277, 1922. 70 CARLO MENOZZI Molte operaie, N.° 275, 276 e 277, raccolte sulla strada fra Gerico e il Giordano, altre, N.° 82, di Daganiah, infine alcune femmine e maschi di Gebata e Dilb presi al volo, ma che mi è possibile riferire con cer- tezza, almeno le femmine, a questa sottospecie pel fatto di averne trovata una con una operaia attaccata ad un tarso. Descrivo perciò questi sessi non essendo ancora conosciuti. Femmina. Colorazione come nell’ operaia. Capo, torace e nodi del pedicolo molto più scolpiti che non nella 9 di 7. semilaeve E. André, e ancor più che non in 7. caespitum tipico. | Il capo è poco più lungo che largo, con mandibole opache e striate. | Torace, visto di profilo, cosi depresso come in semilaeve ; le spalle del pronoto sporgono in avanti dal disotto del disco del mesonoto ; l’epinoto ha denti corti ed aguzzi. | Peziolo con nodo un poco più largo che non quello di semilaeve, a profilo arrotondato e senza alcuna impressione nel mezzo del mar- gine superiore ; postpeziolo poco più largo del nodo del peziolo e meno alto di questo. | Gastro liscio e lucido. Ali jaline con nervature e stigma giallognoli. - Lunghezza mm. 6,8. | Maschio. Colorazione più scura che quella dell’operaia e della femmina. Scultura del capo più grossolana che non quella del torace ; in questo le strie laterali del mesonoto convergono anteriormente sulla linea mediana longitudinale che è segnata da una piccola impressione triangolare priva di scultura e lucida. I solchi del Mayr non sono affatto marcati. Il capo è conformato come in semilaeve, ma coi lati che mi paiono più arrotondati, in modo che esso appare più largo che non quello della sottospecie ora citata. L’epinoto è inerme e con due angoli più o meno ottusi in luogo di denti. Pedicolo ed ali come nella DI femmina; il gastro è molto più lucido. Lunghezza mm. 5,3. Colla conoscenza della femmina di questa formica che il Wheeler ha considerato come sottospecie di 7. caespitum (L.), e seguendo i criteri dell’ Emery espressi nel suo lavoro « Notes critiques de Myrmécologie. XI. Tetramorium caespitum (L.) » pubblicato negli Ann. et Bull. de la Soc. Entom. de Belgique, Tome LXV, 1925, io ritengo di essere nel — giusto riferendo invece la ssp. judas Wheeler al 7. semilaeve E. André. FORMICHE DI PALESTINA : 71 38. Tetramorium semilaeve ssp. depressiceps n. ssp. (Fig. 3). Operaia. Colore bruno-chiaro; mandibole e appendici giallo- testacee. Lucidissima, quasi completamente priva di scultura ; solo nelle guancie, innanzi agli occhi, e sui fianchi del torace vi è qualche stria; i nodi del pedicolo sono leggermente punteggiati ai lati ma la loro | superficie dorsale è perfettamente liscia. Pubescenza scarsa ovunque, ma assai ben visibile. Capo subquadrato, circa così lungo (senza le mandibole) che largo e coi lati perfettamente dritti; visto di fianco esso ha la regione fron- toccipitale molto depressa, ciò che gli conferisce una caratteristica speciale, che pur essendo comune ad altre forme del semilaeve e puni- cum, tuttavia non è così ben marcata come in questa nuova sottospe- cie. Lo scapo dista dal margine occipitale per uno spazio as O poco meno di due volte la sua grossezza. Torace con spalle angolose; impressione mesoepinotale poco marcata. Epinoto armato di due piccoli denticini. Peziolo con peduncolo corto, con nodo poco più stretto del postpeziolo e nettamente più lar- go dell’ epinoto ; visto di profilo esso ha la sommità troncata. Post- peziolo circa due volte più largo che lungo. Lunghezza mm. 2,5 - 3. Femmina. Capo, senza le mandibole, più largo che lungo, = is È Fig. 3. Tetramorium semilaeve ssp. depres- con tutta la superficie striata lon- seceps n. ssp. gitudinalmente; tali strie sono A. Profilo del torace e a pedicolo della = . . . operaia. yD Denn. ne ai lati . B. Pedicolo dell’ operaia visto dal disopra. fortemente divergenti verso gli C. Profilo del torace della femmina. angoli occipitali. Mandibole opa- B. Capo del maschio. che e striate. Disco del mesonoto depresso e striato nei °/, posteriori; lo scu- detto è liscio e con qualche stria corta alla base; la base dell’ epinoto ha pure qualche stria, disposta però trasversalmente fra cui vi è una distinta punteggiature, ed è armata da due corti ma robusti denti; le spalle del pronoto, guardando il torace dall’ alto, sono ben visibili. 7 CARLO MENOZZI Nodo del peziolo alto, piuttosto sottile e leggermente impresso nel mezzo del margine superiore; postpeziolo più largo di !/, del nodo del peziolo; ambedue questi segmenti sono punteggiati tanto nei fianchi quanto nel dorso. | Gastro liscio. Ali jaline con nervatura gialliccia. Il capo, l’epinoto e il pedicolo sono più o meno opachi, le altre parti del torace e il gastro sono lucidi. La colorazione è un po’ più chiara che non quella dell’ operaia. Lunghezza mm. 5,3. Maschio. Nero; mandibole ed appendici giallastre. Capo allun- gato, col margine occipitale dritto, separato dai margini laterali per un angolo distinto ma ottuso; la sua superficie dorsale è grossolanamente rugosa ed opaca. Disco del mesonoto in gran parte liscio e lucido e solo la porzione mediana-posteriore è finemente striata. Lo scudetto è trasversalmente striato nella metà basale, mentre posteriormente liscio. Epinoto striato-puntato ed opaco; la sua faccia basale è unita alla discendente in una curva continua. Nodi del pedicolo sublucidi, punteggiati e con qualche vestigia di strie sul dorso, specialmente del postpeziolo. Nodo del peziolo più grosso che non quello della femmina e dorsalmente provvisto di una distinta carena trasversale ; postpeziolo corto e con una depressione mediana anteriore-dorsale. Lunghezza mm. 5. Una colonia, N.° 8, con un maschio e una femmina, raccolta a Wadi Kelt, presso Gerico, sotto a una pietra. Non ho avuto alcuna esitazione a descrivere come nuova questa formica ; essa somiglia alquanto alla varietà /ucidulum Em. del T. punicum e alla var. depressum For. del 7. semilaeve, almeno, per quest ultima, nella forma dell’ Asia Minore così determinata dall’ Emery. Da ambedue queste varietà, l’operaia della ssp. depressiceps differisce pel colore bruno, per essere meno scolpita, ma sopratutto per la forma assai schiacciata del capo. 39. Tetramorium signatum n. sp. ( Fig. 4) Operaia. Insetto tutto lucido, di colore nero - piceo, con le mandibole e le zampe ferrugineo chiaro. Superficie dorsale del capo striata longitudinalmente, con strie irregolari, assai spaziate e piuttosto sottili nella fronte e all’indietro degli occhi; in qualche esemplare, quest’ ultima parte può essere anche completamente liscia ; attorno alle fossette antennali e nella parte anteriore delle guancie tali strie FORMICHE DI PALESTINA 13 sono più grosse. Promesonoto con scultura eguale a quella del capo, | ma ancora maggiormente spaziata ; i fianchi del pronoto sono striati, quelli del mesonoto e tutti i lati dell’ epinoto sono invece punteggiati. Peziolo e postpeziolo punteggiati ; il primo ha anche qualche residuo di strie dorsalmente, mentre il secondo è liscio come lo è il gastro. Pubescenza rada nel corpo e aderente al tegumento, più lunga e più abbondante nelle appendici. Peli eretti pure molto scarsi, quelli del torace ottusi all'apice. Capo, comprese le mandibole, poco più lungo, che largo (senza mandibole lungo mm. 1 X 0,8), coi lati subparalleli, gli angoli occipitali arrotondati e il margine posteriore diritto. Occhi pressochè piani, piccoli (11 faccette nel senso della maggior lunghezza ) situati poco innanzi alla metà dei lati.. Mandibole striato - rugose. Porzione del clipeo compresa fra le lamine frontali assai ridotta, pres- sochè liscia e lucida; solo nel mezzo di essa, longitudinalmente, si nota costantemente una forte stria che simula una carena. Lamine "frontali assai ravvicinate all’ innanzi e molto brevi. Lo scapo è sottile e raggiunge, o ne dista di poco, il margine occipitale. Funicolo con articoli molto più allungati che non quelli di tutte le forme del 7. caespitum L., sopratutto quelli della clava, di cui i due che precedono ultimo sono quasi del doppio più lunghi che larghi e I’ ultimo è nettamente più lungo dei due precedenti considerati insieme. Torace corto ma piuttosto gracile, alme- no nella parte meso-epi- notale, rispetto a quello del 7. caespitum tipico (sensu Emery), cogli angoli omerali arroton- dati. L'impressione me- so-epinotale debolmen- te marcata. Le spine epinotali piccole, ad in- serzione larga ed a punta aguzza. Peziolo con nodo, visto di pro- filo, troncato alla som- mità, più corto del pe- Fig. 4 Tetramorium signatum n. sp duncolo; visto dal di- A. Profilo del torace o del pedicolo dell’ operaia. È : B. Antenna della medesima. sopra il nodo stesso si presenta più largo che lungo e coi lati più o meno arrotondati. 74 | CARLO MENOZZI Postpeziolo globoso, un po’ piu largo, ma non molto, del nodo del peziolo. | Lunghezza mm. 3,4 - 3,7. Parecchie operaie, N.° 189, raccolte ad Ain Charod; qualche altra, N.° 112, di Ben Schemen - Berg e di, N.° 141, Nahalae Wald. Appartiene senza alcun dubbio al gruppo delle forme del 7. cae- spitum, e io lo avevo in un primo tempo considerato una razza di questa specie ('). Senonchè la lunghezza degli articoli delle antenne, in ispecial modo di quelli della clava, che, per tale carattere, trova più corrispondenza con quella del 7. sericiventris Em., mi ha indotto a considerarla specificatamente distinta. 40. Tetramorium meridionale Emery Tetramorium meridionale Emery, Bull. Soc. Ent. Ital., Vol. 2, pag. 198, 1870. | Tetramorium caespitum var. meridionale E. Andre, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 286, 288, 1882. Tetramorium meridionale Emery , Gener. Insect. Myrmicinae, pag. 278, 1922. Alcune operaie, N.° 217, raccolte ad Artuf. Tabella delle operaie ed in parte delle femmine dei TJetramorium della Palestina. 1 Faccia occipitale striata trasversalmente. Tetramorium meridionale Em. — Faccia occipitale senza strie trasversali. 2 2 Lamine frontali allungate all’ indietro, oltrepassante di parecchio gli occhi. Tetramorium simillimum F. Sm. — Le lamine frontali sono brevi; raggiungono appena il livello degli occhi. — | 3 3 Clava coi primi due articoli quasi del doppio più lunghi che | larghi. Tetramorium signatum Menoz. — | primi due articoli della clava sono appena più lunghi che larghi. 4 (1) È a questa nuova specie che devesi riferite la formica, (erroneamente da me determinata come Teframorium caespitum judas Wheel.), che il Dr. Bodenheimer ha segnalato nel « Monitore Internazionale della difesa delle piante » Anno I, N. 10, pag. 154, Roma 1927, quale autrice di danni a parecchie giovani piante di Cifrus amara, causandone la morte. FORMICHE DI PALESTINA 75 4 Nodi del pedicolo della femmina molto più larghi, squamiformi; il nodo del peziolo così largo come l’ estremità posteriore del- l’ epinoto. Tetramorium ferox ssp. davidi Forel — Nodi del pedicolo della femmina piuttosto globosi, non mai così lunghi come I’ estremità posteriore dell’epinoto; il dorso del torace è convesso sul profilo e il pronoto è interamente coperto dal mesonoto ; le operaie sono di colore oscuro ed hanno il capo fortemente striato e opaco, coi nodi del pedicolo più o meno scolpiti. Tetramorium caespitum (L.) Emery — Torace della femmina più o meno depresso colle spalle del pronoto visibili dal disopra; le operaie hanno il capo non fortemente striato e lucido ed, in caso contrario, sono allora di colorito ferrugineo. D 5 Operaie di colore nero pece e bruno chiaro. _— Operaie di colore ferrugineo. 6 Capo dell’operaia fortemente depresso nel mezzo; femmina piccola (mm. 5,3) coi nodi del pedicolo finemente punteggiati . e lucidi. Tetramorium semilaeve ssp. depressiceps Menoz. — Capo dell’ operaia con la superficie dorsale uniformemente con- vessa; femmina di statura più grande (mm. 6,8) coi nodi del pedicolo striati e opachi. | Tetramorium semilaeve ssp. judas Wheel. 7 Operaie col capo distintamente striato ed opaco; impressione mesoepinotale molto marcata; spine o denti epinotali robusti. Tetramorium biskrensis ssp. schmidti Forel — Operaia col capo con strie meno distinte e lucide o sublucide ; impressione mesoepinotale debolmente marcata ; denti epinotali piccoli. 8 8 Torace liscio e lucido. Tetramorium punicum var. lucidulum Em. — Torace sempre più o meno striato e subopaco. Tetramorium punicum F. Sm. 41. Strongylognathus palaestinensis n. sp. (Fig. 5). Femmina. Picea; mandibole, antenne e zampe ferruginee; il gastro ha i margini anteriori e posteriori dei segmenti con una fascia giallastra, eccetto il segmento basale che ha la fascia giallastra solo posteriormente. Capo e torace con scultura e opachi, peduncolo e gastro 76 CARLO MENOZZI DI lisci e lucidi. Tutto il corpo è irto di peli biancastri non tanto lunghi e piuttosto grossi; quelli degli scapi e delle tibie ancora più corti e ‘sottili e più inclinati, ma staccati dal tegumento. Capo più lungo che largo, con i lati paralleli, gli angoli occipitali e 1’ occipite arrotondati. La superficie dorsale del capo ha delle rughe longitudinali; queste rughe nello spazio compreso tra le lamine frontali, sono assai riavvici- nate luna all'altra e libere, mentre quelle che stanno ai lati sono più spa- ziate, interrotte in corrispondenza del- l’occhio e collegate fra di loro lateral- mente da anastomosi’; lo spazio fra l'una e l’altra ruga è punteggiato. Le mandibole sono liscie e lucide; così pure è il clipeo, il cui margine anteriore è diritto. L’ estremità dello scapo, ripie- | gato longitudinalmente al capo, oltre- 5. Capo di SIGN Ina passa di poco I’ ocello impari. Articoli palaestinensis n. sp. del funicolo piuttosto allungati. Occhi collocati a metà dei lati del capo. Torace così largo come il capo; la scultura del dorso è formata da rughe spaziate, meno alte che non quelle del capo, pure collegate fra di loro da anastomosi e cogli spazi fra di esse lisci; lo scudetto è in gran parte liscio e lucido; nei fianchi e in tutta la superficie dell’ epi- DI . noto la scultura è formata da leggere rughe irregolari con gli spazi punteggiati. Visto di profilo il disco del mesonoto è evidentemente meno piatto che non nelle specie congeneri e dal disopra gli angoli del pronoto sporgono appena e sono molto meno acuti. L’ epinoto ha la faccia basale più breve della discendente ed è armato di due denti. Peziolo con peduncolo allungato e molto più stretto del nodo; questo visto dal disopra è circa di una metà più lungo che largo, coi lati paralleli, e leggermente impresso nel mezzo; di profilo la faccia superiore è alquanto convessa all’ indietro ; il postpeziolo ha i lati for- temente ritondati ed è del doppio più largo che lungo. Ali perfettamente jaline, con lo. stigma e le nervature fsoffuse di giallognolo. | Lunghezza mm. 3,8. Gebata; un solo esemplare preso al volo. Facile a distinguersi da tutte le altre specie per la statura piccola e per la forma del capo. FORMICHE DI PALESTINA FA 42. Tapinoma simrothi var. phoenicium Em. Tapinoma erratico-nigerrimum Forel, Ann. Mus. Zool. Acad. St. Petersb., Vol. 8, pag. 375, 1904. Tapinoma simrothi var. phoenicia Emery, Rev. Suisse Zool., Vol. 32; N22; pags 50, Tier 3, 1925. Numerose operaie, femmine e maschi delle seguenti località : N.° 10, 191 di Wadi Kelt presso Gerico; N.’ 101 di Andjah; N.° 144 di Ain Fara; N.° 183, 184, 185 di Ain Charod; N.° 186 di Recho- both; N.° 211%, 270 di Tel Aviv; N.° 228 di Gerusalemme; N.° 243, 245 di-Nahalal; N°: 263% 267 di Tel Chap N. 2727 273 di-Artut; N° 295 di Daganiah. E la specie piü diffusa nella Palestina. 43. Tapinoma israélis For. Tapinoma erraticum r. israelis For., Rev. Suisse Zool., Vol. 12, | pag. 16, 1904. Tapinoma israélis Emery, Rev. Suisse Zool., Vol. 32, N.° 2, pag. 55, fig. 10, 1925. Molto meno comune della specie precedente; nella Collezione Bodenheimer ho rinvenuto parecchie operaie ed una femmina che credo provenienti da tre nidi, l’uno, N.° 169, di Chederah, I’ altro, N.° 180, di Ain Charod, l ultimo contrassegnato dai N.° 259, 260 e 261 di Tel Chaj; altre operaie, N.’ 308, sono di Petach Tikwah. Praticamente queste due Tapizoma si possono così distinguere (!) : 88 a) Sul profilo l’epinoto risulta più o meno angoloso nel punto in cui la faccia basale di esso si unisce alla discendente ed è più alto del mesonoto. T. israélis For. b) La faccia basale dell’epinoto si unisce alla discendente in una larga curva, con profilo arrotondato e posta al medesimo livello del resto del torace. T. simrothi var. phoenicium Em. (1) Il Forel (Vedi N.° 15 della bibliografia) cita anche per la Palestina il Tapinoma erraticum var. erratico - nigerrimum For. raccolto alla bocca del Giordano e a Chirbet Kumran presso Gerico, ma io credo che tali individui debbano probabilmente riferirsi alla var. phoenicium del T. simrothi, Krausse, oppure al 7. israélis. 78: > CARLO MENOZZI oe a) Statura relativamente piccola (mm. 4,5 - 5); capo cosi largo che lungo. T. israélis For. b) Statura più grande (mm. 5,6 - 6,7 ('); capo appena più largo che lungo; antenne con articoli distintamente più allungati che non quelli della specie precedente. T. simrothi var. phoenicium Em. en ice Un maschio di 7. simrothi var. phoenicium è lungo mm. 5,2 con stipiti formanti come le branche di una tenaglia e con |’ angolo infero- mediano delle squamule aguzzo e più o meno prominente ; quello di 7. a israëlis non è conosciuto. 44, Bothriomyrmex syrius Forel Bothriomyrmex meridionalis var. syria Forel, Ann. Soc. Ent. Belg., Vol. 54, pag. 13, 1910. Bothriomyrmex meridionalis var. syria Emery, Gener. Insect. Doli- — choderinae, pag. 28, 1912. Bothriomyrmex syrius Emery, Bull. Soc. Vaud. Scien. Nat., Vol. 56, | pag. 11, 1925. Riferisco, con dubbio però, a questa formica un addome e fram- menti di testa trovati entro a un cartoccio contenente individui di Tapinoma simrothi var. phoenicium Em. segnati col N.° 295 e raccolti a Daganiah. | 45. Plagiolepis pallescens var. ancyrensis Sants. Plagiolepis maura var. ancyrensis Santschi, Bull. Soc. Vaud. Scien. Nat.; Vol; 53, pag. 171, fig. 1, F., 1920. Plagiolepis pallescens var. ancyrensis Emery, Gener. Insect. Formi- cidae, pag. 21, 1925. Operaie in numero e alcune femmine delle seguenti provenienze: N.° 35 raccolte sul ponte del Giordano sotto a sterco di vacca, N.° 90 a Petach Tikwah, mentre leccavano la melata prodotta da un Pseudo- coccus ; N.’ 123 di Ben Schemen sotto alla corteccia di una radice di mandorlo ; N.’ 161 di Chederah ; N.° 167 di Chefzibah, N.° 257 e 258 di Tel Chaj, sotto a pietre, N.° 292 e 293 di Gerico. (1) Queste misure sono quelle da me riscontrate negli esemplari della Palestina. FORMICHE DI PALESTINA 79 o Gli esemplari N.° 113 e 171 sono di un colore giallo testaceo, come gli esemplari tipici della specie, ma ritengo che siano individui non completamente maturi ('). - 40. Acantholepis frauenfeldi ssp. bipartita F. Sm. Formica bipartita F. Sm., Journ. Proc. Linn. Soc. London. Zool., Vol. 6, pag. 33, 1801. Acantholepis bipartita Roger, Verz. Formicid., pag. 11, 46, 1893. Acantholepis frauenfeldi var. bipartita (part.) Emery, Ann. Mus. i Stor. Nat. Genova, Vol. 12, pag. 46, nota, 1878. | Acantholepis frauenfeldi bipartita Santschi, Bull. Soc. Hist. Nat. Afric. Nord. Vol. 8, pag. 47, fig. 7, 1917. Acantholepis frauenfeldi ssp. bipartita Emery, Gener. Insect. For- micidae, pag. 16, 1925. Molte operaie, femmine e maschi provenienti da diversi nidi rac- colti nei seguenti luoghi: N.° 18 a Gerico, N.° 77 a Nahalal-Berg, N.° 145 a Ain Fara, N.° 182 a Ain Charod, N.° 250, 262 e 265 a Tel Chaj, N.° 296 a Rechoboth, quest’ ultime trovate insieme ad altre operaie di formiche su giovani piante di Citrus. 47. Acantholepis frauenfeldi var. syriaca E. André Acantholepis frauenfeldi var. syriaca E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2; pae: 21h, pk 11, Tie, 9, 1382, Acantholepis frauenfeldi var. syriaca Santschi, Bull. Soc. Hist. Nat. | Afr. Nord., Vol. 8, pag. 42, 46, 1927. Acantholepis frauenfeldi var. syriaca Viehmeyer, Arch. für Naturg., Vol: 88; A; 7, pag. 215, 1922. Acantholepis frauenfeldi var. syriaca Emery, Gener. Insect. Formi- | cidae, pag. 25, 1925. Un nido con parecchie operaie ed una femmina dealata, N.’ 251, raccolto a Tel Chaj sotto a una pietra. | Anche questa femmina, come già è stato parecchie volte rilevato per altre della medesima forma, è molto aberrante ; l’individuo che ho (1) Il Forel (Vedi N.° 15 della bibliografia) cita di Gerusalemme la Plagiolepis pyg- maea Latr., ma questa determinazione è certamente errata perchè, come ha dimostrato il Santschi, questa formica non esiste nel sud del Mediterraneo. 80 | CARLO MENOZZI sott'occhio ha la pubescenza più scarsa e la scultura più debole, per cui esso è più lucido degli esemplari descritti dall’ André e dal Vieh- meyer. 48. Camponotus (Tanaemyrmex) compressus ssp. sanctus For. Camponotus maculatus st. sanctus Forel, Rev. Suisse Zool., Vol. 12, pag. 19, 1904. a maculatus sanctus Emery, Deutsche Ent. Zeitschr., pag. 195, 1908. Camponotus compressus ssp. sancta.Emery, Gener. Insect. Formi- cidae, pag. 98, 1925. Parecchie operaie N.’ 16 di Artuf, N.° 151, 156 e 160 sulle terrazze dei dintorni di Gerusalemme; N.’ 264 di Tel Chaj; N.’ 306 di Recho- both, e N.° 317 sulle dune dei dintorni di Tel Aviv. 49. Camponotus (Tanaemyrmex) compressus ssp. thoracicus var. fellah Em. Camponotus maculatus r. oasium var. fellah. Emery, Explor. Se. Tunisie, Formic., pag. 18, 1891. Camponotus maculatus thoracicus var. fellah Emery, Deutsche Ent. Zeitschr., pag. 194, 1908. a ii compressus ssp. i var. fellah Emery, Gener. Insect. Formicinae, pag. 99, 1925. Operaie e sessi alati di Tel Aviv, N.° 21, 46, 207, (gli esemplari del N.° 46 furono osservati frequentare in grande numero un Afide, Tuberodryobia persicae in un Mandorlo); altri di Mikweh Israel N." 66; di Petach Tikwah, N." 178 e 311; di Artuf N.° 127; di Gisr el Gho- ranije N.° 227; di Sarona N.’ 279 e 280; di Ben Schemen N.’ 31 Le di Rechoboth N." 305 con /cerya purchasi che infestava un Citrus. 50. Camponotus (Tanaemyrmex) compressus ssp. thoracicus var. sanctoides For. Camponotus maculutus ssp. thoracicus var. sanctoides Forel., Ann. de la Soc. Ent. Belg. Vol. 54, pag. 13, 1910. FORMICHE DI PALESTINA | 81 Camponotus compressus ssp. thoracica var. sanctoides Emery, Gener. Insect. Formicidae, pag. 99, 1925. Qualche operaia massima e minima del Giordano, N." 4; di Petach Tikwah, N.° 45; di Sarona, N.° 283. | 51. Camponotus (Myrmentoma) lateralis var. rebeccae For. C. (Orthonotomyrmex) lateralis var. rebeccae Forel, Rev. Suisse Zool., Vol. 21, pag. 450, 1913. C. (Myrmentoma) lateralis var. rebeccae Emery, Gener. Insect. For- micidae, pag. 120, 1925. C. (Myrmentoma) lateralis var. rebeccae Emery, Rend. R. Accad. Sc. Bologna, pag. 04 e 09, fig. 14, 1925. Un nido completo, N.° 230 di Gisr el Ghoranije, con parecchi sessuati alati, stabilito in una pianta di Arundo sp. ed una operaia N.° 357 di Tel Aviv. La femmina e il maschio, non ancora conosciuti, di questa varietà, differiscono poco dai sessuati della forma tipica. La femmina ha le parti rosse del capo un po’ più estese e i fianchi del torace del mede- simo colore; il maschio è un poco più chiaro. L’unica differenza notevole che trovo è che le ali dei sessuati della var. rebeccae For. sono un poco più pallide. La femmina è lunga mm. 10, il maschio mm. 5,7. 52. Camponotus (Colobopsis) truncatus Spinola. Formica truncata Spinola, Insect. Ligur. Spec. nov., Vol. 2., pag. 244, | 1808. Colobopsis truncata Mayr, Europ. Formicid., pag. 38, 1861. Camponotus (Colobopsis) truncata Ruzsky, Formic. Imp. Ross., | pag. 259, fig. 49, 1905. Camponotus (Colobopsis) truncatus Emery, Gener. Insect. Formici- dae, pag. 147, 1925. Due femmine prese al volo a Ben Schemen. Tabella delle operaie dei Camponotus della Palestina. 1 Lamine frontali quasi dritte; capo del soldato ed operaia maggiore troncato anteriormente ; specie dimorfa ; fra il soldato e I operaia minore non vi sono forme di transizione. Camponotus (Colobopsis) truncatus Spinola. Mem. Soc. Entom. It. XII, 15-VIII-1933. 6 82 CARLO MENOZZI Lamine frontali sigmoidi; capo non troncato; tra |’ operaia mag- giore e la minore vi sono forme di transizione. Faccia basale dell’ epinoto lunga, piana oppure convessa in senso trasversale, limitata lateralmente da uno spigolo più o meno marcato; profilo del torace leggermente o fortemente impresso sulla sutura mesoepinotale. Faccia basale dell’ epinoto senza alcuno spigolo lateralmente; profilo del torace in curva continua. Profilo dorsale del torace leggermente impresso sulla sutura mesoepinotale ; faccia basale dell’ epinoto pressochè continua con quella del mesometanoto; squama peziolare più sottile che nelle specie seguenti; tutto di colore nero. Camponotus (Myrmentoma) gestroi ssp. creticus For. ‘ Profilo dorsale del torace fortemente impresso nella sutura mesoepinotale di modo che ivi si forma un angolo rientrante. Peli dell’ epinoto sparsi su tutta la sua faccia basale; capo e gastro neri, il resto rosso. | Camponotus (Myrmentoma) interjectus Mayr Peli dell epinoto formanti una serie a frangia sullo spigolo che separa la faccia basale da quella discendente; solo il gastro è nero tutto il resto è rosso. Camponotus ( Myrmentona ) lateralis var. rebeccae For. Guance pelose; specie piuttosto piccola, col corpo di colore nero e colle appendici più o meno brune. Camponotus ( Tanaemyrmex ) aethiops var. concavus For. Guance prive di peli; colorazione del corpo mai completamente nera. Tutto giallo; tutto al più i due ultimi segmenti del gastro brunicci; occhi grandi e più convessi che non nelle specie seguenti. Camponotus ( Tanaemyrmex ) turcestanus E. André. Colorazione diversa Capo dell’ operaia massima così lungo che largo (mandibole non comprese), coi lati distintamente arrotondati; scultura piuttosto debole, tutto I’ insetto è sublucido. Camponotus ( Tanaemyrmex ) compressus ssp. sanctus For. Capo dell’ operaia massima sempre più lungo (senza compren- dervi le mandibole ) che largo, e coi lati diritti o debolmente arrotondati. 2 Te nd FORMICHE DI PALESTINA 83 a) Operaia maggiore nera; solo la base del torace e le zampe sono più o meno brunastre; nell’ operaia minore il torace è | giallo rossastro. Camponotus ( Tanaemyrmex) compressus ssp. thoracicus v. | fellah Em. b) Operaia maggiore di colore più chiaro; le zampe sono sempre completamente giallastre o rossastre. Corpo alquanto lucente; i lati del torace sono più o meno giallastri; l operaia maggiore è lunga mm. 11. Camponotus (Tanaemyrmex ) compressus ssp. thoracicus v. Sanctoides For. Meno lucente ; i lati del torace sono, come il dorso, di colore nero bruno; |’ operaia maggiore è di statura più. piccola che nella varietà precedente, lunga mm. 9 circa. Camponotus (Tanaemyrmex) compressus ssp. thoracicus v. mor- tis For. 53. Paratrechina longicornis Latr. Formica longicornis Latreille, Fourmis, pag. 113, 1802. » vagans Jerdon, Madras, Jour. Litt. Sc., Vol. 17, pag. 124, 1851. Prenolepis longicornis Roger, Verz. Formicid., pag. 10, 1863. me ( Nylanderia) longicornis Emery, Deutsche Ent. Zeit- schr., pag. 129, fig. 2, 3, 1910. Paratrechina longicornis Emery, Gen. Insect. Formicidae, pag. 217, . 1925. Operaie N.° 138 di Tiberiade, N.° 193 di Gerico, N.° 2374 di Aviv, N.° 239 e 240 di Ain Charod. Questa formica, come è noto, è tropicopolita. 54. Paratrechina ( Nylanderia ) jaegerskjoeldi Mayr. Prenolepis vividula E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 204, 206, pl. 2, 1882. Prenolepis jaegerskjoeldi Mayr, Rev. Swed. Exp. White Nile, N° 9, pag. 8, 1901. Prenolepis ( Nylanderia ) jaegerskjoeldi Emery, Deutsch. Ent. Zeitschr., pag. 130, fig. 45, 1910. 84 CARLO MENOZZI Paratrechina ( Nylanderia ) jaegerskjoeldi Emery, Gen. Insect. For- micidae, pag. 218, pl. 4, fig. 9, 1925. Numerose operaie, N.° 116, 133, 218 e 220 catturate a Tel Aviv, delle quali alcune nel giardino della Stazione Sperimentale d’ Agricoltura, ed osservate a corrodere la corteccia di una radice di Palma; altre, N.° 55, di Petach Tikwah sorprese a frequentare lo Pseudococcus citri — Risso ; infine una operaia di Haifa e due femmine alate prese al lume a Dilb. | 55. Cataglyphis (s. str.) albicans ssp. livida E. Andre Myrmecocystus albicans var. livida E. Andre, Ann. Soc. Ent. Fr., (6), Vol. I, pag. 58, 1881. Myrmecocystus albicans var. lividus E. André, Spec. Hym. Europe, | Vol. 2, pag. 169, 1882. Myrmecocystus albicans lividus Emery, Mem. Accad. Sc. Bologna, (6), Vol. 3, pag. 180, fig. 15, 1906. Cataglyphis albicans ssp. livida Emery, Gen. Insect. Formicidae, pag. 262, 1925. Molte operaie N.’ 24, 212, 315 e 178 di Tel Aviv, N. 17 di Chefzibah, N.° 244 di Gisr el Ghoranije, N.° 289 di Wadi Kelt, e un maschio ed una femmina, N.’ 63, di Tel Aviv. Poichè i sessuati di questa formica non sono conosciuti li descrivo qui di seguito : | | Femmina - Capo e torace opachi di colore giallo - rossastro, il torace con tre macchie brune nel disco del mesonoto, due ai lati e la terza al margine anteriore. Zampe ed antenne di un giallo chiaro. Squama e gastro bruni e sublucidi, col margine posteriore dei segmenti. con una fascia giallastra. Qualche pelo eretto nel capo e nel torace, più raro nel gastro. Capo subquadrato, cogli angoli posteriori arrotondati. Le mandibole striate e lucide. Il clipeo ha un leggero accenno di carena nel mezzo. Gli scapi oltrepassano di un terzo della loro lunghezza il margine occipitale. Torace così largo come il capo. Squama con la faccia anteriore convessa, con quella posteriore piana e col margine superiore ottuso. Le ali sono soffuse di giallognolo con le nervature e il ptero- stigma bruni ed hanno, probabilmente per anomalia, una piccola cellula discoidale chiusa che, nell’ ala sinistra, è attraversata da un tratto di nervatura, che sembra avere origine dalla nervatura discoidale. Lunghezza mm. 7,0; lunghezza dell’ ala mm. 6,2. FORMICHE DI PALESTINA 85 Maschio - Opaco e tutto di colore giallo rossiccio con tre macchie brune nel mesonoto disposte come nella femmina. Capo e torace un poco più pelosi che nella femmina; la squama e il gastro sono glabri. | Il capo è appena più lungo che largo, con solco frontale marcato. Le mandibole hanno il margine masticatorio troncato obliquamente e armato di un solo dente. Epinoto più lungo di quello della femmina. La squama è più piccola e sottile. Gli stipiti nella metà distale sono scabrosi per la presenza di fossette oblunghe, fornite ciascuna di una setola, e sono più corti che non quelli del maschio di C. albicans. Le ali come quelle della femmina con la nervatura normale. Lunghezza mm. 7. 56. Cataglyphis (s. str.) albicans ssp. viaticoides E. André Myrmecocystus albicans var. viaticoides E. André, Ann. Soc. Ent. Ft, (6), Volt pag. 41, pk 3, fie. 5, 1881. Myrmecocystus albicans var. viaticoides E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 168, 1882. Myrmecocystus albicans ssp. viaticoides Emery, Mem. Acc. Sc. Bologna, (6), Vol. 3, pag. 179, 1906. Cataglyphis albicans ssp. viaticoides Emery, Gener. Insect. Formi- cidae, pag. 263, 1925. Operaie N.° 72 di Ben Schemen e altre N.° 206 e 213 di Haifa. Il Bodenheimer ha osservato che questa formica fa i suoi nidi in terreno piuttosto sassoso e di media compattezza e che le aperture di ciascun nido sono circondate da un cercine di sabbia di 5-8 centimetri di diametro. Egli ha osservato inoltre, che le larve sono tenute in camere separate a seconda del loro grado di sviluppo. 57. Cataglyphis altisquamis E. André Myrmecocystus altisquamis E. André, Ann. Soc. Ent. Fr., (6), Vol. 1, pag. 56, pl. 3, fig. 6, 7, 1882. Myrmecocystus altisquamis (part.) E André, Spec. Hym, Europe, Vol. 2, pag. 169, pl. 9, fig. 7, 1882. Myrmecocystus altisquamis Emery, Mem. Accad. Sc. Bologna, (6 ), Vol. 3, pag. 182, fig. 20, 1900. CT eds ETAT ET EU ee ek ee RA PA a n Dar A tt è v PER i es ER È Nae 2 fF i È 2 Br x Me Re O al STR 86 CARLO MENOZZI Cataglyphis altisguamis Emery, Gen. Insect. Formicidae, pag. 264, 1925. Poche operaie prese vaganti a Gebata e altre, N.’ 38, a Tel Aviv. 58. Cataglyphis (s. str.) bicolor var. nigra E. André Myrmecocystus viaticus var. nigra E. André, Ann. Soc. Ent. Fr., (6), Vol. 1, pag. 56, pl. 3, fig. 4, 1881. Myrmecocystus viaticus var. niger E. André, Spec. Hym. Europe, Vol. 2, pag. 167, 1882. Myrmecocystus bicolor ssp. bicolor var. nigra Emery, Mem. Accad. Sc. Bologna, (6), Vol. 3, pag. 184, 1900. Cataglyphis bicolor var. nigra Emery, Gen. Insect. Formicidae, pag. 205, 1925. Parecchie operaie N.° 51, di Gerico, N.° 107 e 314 di Tel Aviv, N.° 176 di Engeddi, N.° 276 lungo la via fra Gerico e il Giordano, N.° 294 del Giordano, e N.° 296 di Rechoboth, quest’ ultime trovate su giovane piantine di Citrus. 59. Cataglyrhis (s. str.) bicolor var. nodus Brullé. Formica nodus Brullé, Expéd. Sc. Morée Zook, Vol.~2, pae. 326, pl. 48, fig. 1, 1832. Da Lai viaticus ( part.) E. Andre, Ann. Soc. Ent. Fr., (6), Vol. 1, pag. 50, 1881. Myrmecocystus viaticus var. orientalis Forel, Mitt. Schweiz. o Ges., Vol. 9, pag. 288, 1895. Cataglyphis bicolor var. nodus Emery, Gen. Insect. Formicidae, pag. 265, 1925, Dalle moltissime operaie e femmine che si trovano nella Collezione Bodenheimer ritengo che sia la forma più comune che si rinviene in Palestina. Provengono dalle seguenti località: N.° 34 di Artuf, N.° 19, 68, 70, 71 e 234 di Ben Schemen, N.° 205 di Haifa e N.° 242 di Gisr el Ghoranije. La tabella seguente agevolerà la determinazione delle operaie delle forme del genere Cataglyphis che si rinvengono in Palestina. 1 Penultimo articolo dei palpi mascellari del doppio più lungo dell’ ultimo. 2 Penultimo articolo dei palpi mascellari meno del doppio più lungo dell’ ultimo. 4 FORMICHE DI.PALESTINA Tutto nero; qualche volta, ma raramente, il capo é un po’ rossastro. | C. bicolor var. nigra E. Andre Capo, torace e squama più o meno rossastri, gastro più o meno scuro. Zampe rosse. Cy ereolar E: Zampe nere o quasi. C. bicolor ssp. nodus Brullé Peziolo cuneiforme. C. altisquamis E. André Peziolo nodiforme. Tegumento lucido ; capo distintamente più lungo che largo; gastro bruno. C. albicans ssp. viaticoides E. André Forma a tegumento più opaco; capo così lungo che largo; gastro giallo pallido come il resto del corpo. C. albicans ssp. livida E. André Parte II. a) TABELLA ANALITICA PER LA DETERMINAZIONE DELLE SOTTOFAMIGLIE. Orificio cloacale rotondo, circondato da una frangia di peli. Pungiglione nullo. Peduncolo addominale di un solo articolo ( peziolo ). Armatura genitale del maschio non retrattile. Ninfe incluse generalmente in un bozzolo, raramente nude. | Formicidae Orificio cloacale in forma di fessura. Pungiglione rudimentale. Peduncolo addominale di un solo segmento ; tra i due successivi segmenti dell’ addome non vi è alcun strozzamento. Glandole anali con secreto aromatico di odore caratteristico. Ninfe nude. -Dolichoderinae Pungiglione in generale assai sviluppato, oppure qualche volta piccolo, ma che può essere sempre protratto fuori del- addome. Peduncolo addominale di due articoli ( peziolo e postpeziolo ). Ninfe nude. Myrmicinae Peduncolo addominale di un solo articolo. Ninfe chiuse in un bozzolo o nude. 87 88 | CARLO MENOZZI 4. Lamine frontali molto avvicinate fra di loro, pressoche verticali e che lasciano scoperte le inserzioni delle antenne. Armatura genitale dei maschi interamente retrattile. Cerci mancanti. Ninfe nude. | Dorylinae — Lamine frontali distanti fra di loro oppure avvicinate, ma, in quest’ ultimo caso, esse si dilatano in avanti in una lamina obliqua che ricopre in parte |’ inserzione delle antenne. Arma- tura genitale dei maschi non mai completamente retrattile. | Cerci presenti. Ninfe chiuse in un bozzolo. Ponerinae b) TABELLE ANALITICHE PER LA DETERMINAZIONE DEI GENERI: OPERAIE E FEMMINE 1. Subfam. Dorylinae Genere Dorylus unico rappresentante in Palestina con la varietà punicus Sants. del Dorylus fulvus. 2. Subfam. Ponerinae DI A - Il peziolo visto dal disopra è articolato per tutta la sua larghezza col segmento seguente. Mandibole lunghe e strette, armate di denti acuti e disposti a coppie. Gen. Stigmatomma Rog. B - Peziolo ristretto posteriormente. Mandibole trigone e armate di piccoli denti semplici. Gen. Ponera Latr. 3. Subfam. Myrmicinae 1 Pedicolo dell’ addome articolato alla faccia superiore del gastro. Gen. Crematogaster Lund. —. Pedicolo articolato all’ estremità anteriore del gastro. 2 2 Mandibole acuminate senza margine masticatorio. Gen. Strongylognathus Mayr — Mandibole trigone con margine masticatorio armato di denti 3 3 Occhi prolungati in punta in basso ed in avanti. Antenne di 11 articoli. Gen. Oxyopomyrmex E. André 10 11 12 FORMICHE DI PALESTINA Occhi ovali. Antenne di 12 articoli, ne di 11 ( Monomorium part.). Äntenne con clava ben distinta di tre articoli. Antenne senza clava distinta, oppure con clava di 4 articoli. Dimorfismo dei neutri nullo. Mandibole col margine laterale mediocremente convesso. Antenne con clava di 4 articoli. | Gen. Aphaenogaster Mayr Dimorfismo dei neutri assai pronunziato in alcune specie, in altre molto meno: in questo caso le antenne non hanno una clava ben distinta, oppure, quando ciö & dubbio, esse sono fornite di un psammoforo. Gen. Messor Forel Epinoto inerme. Epinoto munito di denti o spine. | Clipeo con depressione mediana limitata da due carene longi- tudinali terminate in una piccola sporgenza o in denti. Gen. Monomorium Mayr Clipeo non carenato e senza alcuna sporgenza al margine anteriore. Gen. Hagioxenus Forel Neutri dimorfi, senza forme intermedie ; il capo del soldato è enormemente ingrossato con solco mediano impresso verso l’ occipite. Gen. Pheidole Westw. Neutri monomorfi. Margine posteriore del clipeo rilevato in forma di carena che limita anteriormente le fossette antennali. Margine posteriore del clipeo non rilevato a carena. Peli dritti del corpo trifidi. Gen. Triglyphotrix Forel Peli dritti semplici. Gen. 7etramorium Mayr Corpo privo di peli eretti. Peziolo lungamente peduncolato ; pasipeziolo almeno que volte più largo del peziolo. Gen. Cardiocondyla Em. Corpo con peli eretti semplici o claviformi. Peziolo sormontato da un nodo squamiforme. Corpo con i peli semplici. Gen. Epixenus Em. Peziolo con nodo cuneiforme. Peli del corpo claviformi. | Gen. Leptothorax Mayr 89 10 11 12 90 A vo) CARLO MENOZZL 4, Subfam. Dolichoderinae. Clipeo con piccola e stretta incisione nel mezzo. Peziolo de- presso, con squama rudimentale, e indistinta. Gen. 7apinoma Foerster Clipeo non inciso nel mezzo. Peziolo squamiforme. Gen. Bothriomyrmex Emery 5. Subfam. Formicinae. Antenne di 11 articoli. Antenne di 12 articoli. Epinoto dentato. Squama del peziolo più o meno incisa o biden- tata. Ocelli ben sviluppati anche nell’ operaie. | Gen. Acantholepis Mayr Epinoto inerme. Squama del peziolo non incisa nel disopra. Operaie senza ocelli. Gen. Plagiolepis Mayr Inserzione delle antenne distante dal margine posteriore del clipeo. Operaie spesso con ocelli. a L’ inserzione delle antenne è vicina al margine posteriore del clipeo. Operaie spesso con ocelli. Dimorfismo dei neutri nullo. Pronoto, epinoto e squama pezio- lare con denti o spine. Gen. Polyrhachis F. Sm. Dimorfismo marcato nella grandezza, nella forma e anche, tal- volta, nella scultura della testa. Pronoto, epinoto e squama del peziolo inerme. Gen. Camponotus Mayr Palpi mascellari lunghissimi; il 4° articolo lungo circa il doppio dell’ articolo susseguente. Gen. Cataglyphis Foerster Palpi mascellari più corti col 4° articolo poco più lungo del quinto. Fossette antennali separate dalle fossette clipeali. Palpi mascel- lari lunghi. Gen. Paratrechina Motsch. Fossette antennali confluenti con le fossette clipeali. Palpi della lunghezza del disotto della testa. Gen. Lasius F. FORMICHE DI PALESTINA gi ce) ELENCO DELLE FORMICHE DELLA PALESTINA E DEI LUOGHI DOVE ESSE FINORA SONO STATE RACCOLTE (.). 1. Subfam. Dorylinae. Tribus Dorylini For. Dorylus (Typhlopone) fulvus var. punicus Sunts. — Gerico, Giaffa, Birsaba, Giordano (F.); Ben Schemen, Gebata, Dilb, Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. 2. Subfam Ponerinae. Tribus Amblyoponini For. Stigmatomma sp. — Ben Schemen, Gebata. Distribuzione geografica generale: Palestina. Tribus Ponerini For. Ponera ragusai var. santschii Em. — Giordano (F.); Gerico (E.). Distribuzione geografica generale: Africa orientale, Egitto, Barberia, Palestina. | 3. Subfam. Myrmicinae. Tribus Pheidolini Em. Aphaenogaster (Attomyrma) splendida Rog. — Tel. Aviv; Gerusalemme Ramleh (A.). Distribuzione geografica generale: Europa meridionale, Algeria, Tunisia, Siria, Palestina. Aphaenogaster (Attomyrma) syriaca var. Schmitzi For. — Gerusalemme (F.), Djenin. Distribuzione geografica generale: Palestina. Messor arenarius F. — Giaffa (E.); Chefzibah, Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Nord Africa, Siria, Palestina. (1) Le localitä che non sono della Collezione Bodenheimer sono seguite dalla prima jettera del nome dell’ Autore da cui tali località sono rilevate, e cioè : A. = E. André, E. = Emery, F. = Forel, S. = Santschi, D. = Donisthorpe, Fz. = Finzi. 09 = CARLO MENOZZI Messor arenarius var. ratus Menoz. — Wadi Muallich e Deserto Giudaico. i | Distribuzione geografica generale: Palestina. Messor barbarus ssp. sultanus Sants. — Gerusalemme (S.). Distribuzione geografica generale: Palestina. Messor semirufus (E. Andre) Santschi. — Gerusalemme (F.); Ben Schemen. Distribuzione geografica generale: Siria, Libano, Palestina. Messor semirufus var. hebraeus Sants. — Gerusalemme (S.); Artuf, Ben Schemen, Sarona, Chuldap, Ain Charod, Benjaminah, Tel Chaj. Distribuzione geografica generale: Palestina. Messor semirufus var. ebeninus For. — Convento della Passione, Gerico (F.) Ben Schemen, Daganiah, Betrah, Engeddi, No Ain Fara, Chederah, Rechoboth, Tel Chaj, Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Siria, Libano, Antilibano, Pale- stina. Messor semirufus var. intermedius For. Gerusalemme (F.); Audjah, Gerico, Daganiah, Rechoboth, Kinereth, Ben Schemen, Sarona, Nuchlath, Jizchak, Jackon, Petach Tikwah. Distribuzione geografica generale: Siria, Antilibano, Palestina. Messor semirufus var. dentatus For. — Gerusalemme (F.); Ben Schemen, Tabgah, Artuf. I Distribuzione geografica ele: Palestina. Messor structor ssp. rufitarsis var. orientalis Em. — Tel Chaj. Distribuzione geografica generale : Siria, Palestina. | Messor rugosus E. André — El Arisch. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Messor rugosus ssp. bodenheimeri Menoz. — Chederah, Sarona. Distribuzione geografica generale: Palestina. Messor rufotestaceus Förster — Betlemme, Gerico (F.); Gerusalemme Hebron. Distribuzione geografica generale: Algeria, Siria, Sinai, Palestina. Oxyopomyrmex oculatus E. André - - Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Pheidole pallidula ssp. arenarum var. orientalis Em. — Gerusalemme, Ben Schemen, Wadi Kelt, sponda del Giordano. Distribuzione geografica generale : Oriente dell’ Europa meridionale, Caucaso, Asia Minore, Asia centrale, Siria, Palestina. Pheidole jordanica Saulcy — Gerico (E.); Wadi Kelt. a oe 4 FORMICHE DI PALESTINA 93 Distribuzione geografica generate: Tunisia, Egitto, sponda del Mar Rosso, Palestina. Tribus Cardiocondylini Em. Cardiocondyla elegans var. sahlbergi For. — Giaffa (A.) ('); Giordano (F.). Distribuzione geografica generale : id Palestina. Cardiocondyla emeryi For. — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale : Antille, Madera, Siria, Palestina. Cardiocondyla nuda var. mauritanica For. — Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Africa del Nord, Cipro, Pale- stina. Cardiocondyla bicolor Donist. — Palestina, senza più precisa località (D.). Tribus Crematogastrini For. Crematogaster (Orthocrema) sordidula var. flachi For. — Giudea (F.). Distribuzione geografica generale: Asia Centrale, Asia Minore, Palestina. Crematogaster (Acrocelia) scutellaris var. ionia For. — Giordano, Galilea (F.). Distribuzione geografica generale: Sponda del Mar Egeo e di Mar- mara, Rodi, Palestina. Crematogaster (Acrocelia) jehovae For. — Gerusalemme (F.); Ben Schemen, sponda del Giordano, Nahalal, Ain Charod, Gerico, Gisr el Ghoranije, Tel Chaj, Gebata, Petach Tikwah. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Crematogaster (Acrocelia) jehovae var. mosis For. — Gerusalemme (F.). Distribuzione geografica generale: Palestina. Crematogaster (Acrocelia) inermis Mayr — Giaffa, Koubah, Ramallah (A.); Petach Tikwah, Gam Schmuel, Ness Ziooah, Ben Schemen, Chefzibach, Sargoniah. Distribuzione geografica generale: Egitto, Siria, Palestina. Crematogaster (Acrocelia) inermis var. armatula Em. — Petach Tikwah, Ben Schemen. Distribuzione geografica generale : Siria, Palestina. (1) Di questa locatita I’ André (vedi N.° 2 della bibliografia) cita il tipo, ma ritengo che tali individui debbano riferirsi alla var. sahlbergi For. 94 CARLO MENOZZI Crematogaster (Acrocelia) warburgi Menoz. — Tel Chaj. Distribuzione geografica generale: Palestina. Crematogaster (Acrocelia) lorteti For. — Ben Schemen, Gebata, Dilb. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Tribus Solenopsidini (Forel.) Em. emend. Monomorium (s. str.) pharaonis L. — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale : Cosmopolita. Monomorium (s. str.) salhbergi Em. — Gerico (F.). Distribuzione geografica generale: Palestina. Monomorium (s. str.) minutum Mayr — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale: Bacino del Mediterraneo. Monomorium (Xeromyrmex) venustum F. Sm. — Gerusalemme (F.); Gerico, Beth Djemal, Ben Schemen, Tel Aviv, Engeddi, Haifa, Gisr el Ghoranije, Benjaminah, Tel Chaj, Ain Fara; Stagno di Salomone (Fz.). | | Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina, Transcaucasia. Monomorium (Xeromyrmex) venustum var. niloticoides For. — Gerusa- lemme (F.). Distribuzione geografica generale: Palestina. Monomorium (Xeromyrmex) salomonis L. — Palestina, senza più pre- cisa localita (E.). | Distribuzione geografica generale: Sinai, Palestina, Asia Centrale, Caucaso. | Monomorium (Xeromyrmex) salomonis ssp. abeillei E. Andre — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale: Palestina. Monomorium (Xeromyrmex) subopacum var. phoenicium Em. — Tel Aviv, Ben Schemen, Chederah, Chefzibah, Haifa, Petach Tikwah. Distribuzione geografica generale : Siria, Palestina, Egitto, Tripo- litania, Tunisia. Monomorium (Xeromyrmex) subopacum var. ebraicum Menoz. — Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Palestina. Monomorium (Xeromyrmex) bicolor ssp. judaicum Menoz. — Wadi Kelt. Distribuzione geografica generale: Palestina, Monomorium (Parholcomyrmex) gracillimum F. Sm. — Giaffa (A.); Gerico e Gerusalemme (E.); Gisr el Ghoranije, | Distribuzione geografica generale; Barberia, Siria, Arabia, India, FORMICHE DI PALESTINA 05 Asia Centrale e in altri luoghi della regione tropicale e subtropicale, trasportatovi dal commercio. Monomorium (Parholcomyrmex) gracillimum var. karawaiewi For. — Rechoboth (F.); Petach Tihwah. Distribuzione geografica generale: Palestina. Monomorium (Holcomyrmex) dentiger Rog. — Gerico (F.); Gerusa- lemme. Distribuzione geografica generale: Grecia, Asia minore, Palestina, Siria, Transgiordania. Monomorium (Holcomyrmex) dentiger var. baal Wheel. — Deserto di Bir Seba. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina, Transgiordania Monomorium (Lampromyrmex) clavicorne E. André — Giaffa. Distribuzione geografica generale: Palestina. Monomorium (Lampromyrmex) atomus var. aharonii For. — Rechoboth (F5 Distribuzione geografica generale : Palestina. Epixenus andrei Em. — Ben Schemen. Distribuzione geografica generale : Siria, Palestina. Hagioxenus schmitzi For. — Gerusalemme (F.). Distribuzione geografica generale : Palestina. Solenopsis fugax Latr. — Giaffa (A.); Tel Aviv. Distribuzione geografica generale : Europa Centrale e Meridionale, Inghilterra, Scozia, Marocco, Siria, Palestina, Asia Centrale, Giappone. Tribus Leptothoracini Em. Leptothorax (s. str.) rottembergi Em. — Giaffa (A.).. Distribuzione geografica generale: Italia, Sicilia, Palestina. Leptothorax (s. str.) rottembergi var. jesus For. — Nazareth (F.). Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Leptothorax (s. str.) rottembergi ssp. semiruber E. André — Tiberiade (A. À Distribuziene geografica generale: Palestina. Leptothorax (s. str.) nigrita Em. — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale: Africa del Nord, Caucaso, Pale- stina. Leptothorax (s. str.) flavispinus E. André — Giaffa (A.); Gerico. Distribuzione geografica generale: Palestina. Leptothorax (s. str.) luteus For. — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale: Francia meridionale, Svizzera, Italia, Palestina. a a 2) ] / 06 CARLO MENOZZI. è Tribus Tetramoriini Em. Triglyphotrix striatidens Em. — Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Birmania, Indostan, Ceylon, Tunisia, Sierra Leone. È specie in via di diventare tropicopolita. Tetramorium caespitum (L.) Em. — Palestina senza più precisa località (A. e E.) (). Distribuzione geografica generale: Europa, Asia del Nord, Giap- pone, ed importata nell’ America del Nord. Tetramorium punicum F. Sm. — Giaffa (A.); Beth Chanun (Gaza), Tel Aviv, Gisr el Ghoranije, Tel Chaj, Daganiah. | Distribuzione geografica generale: Egitto, Siria, Palestina, Russia S. E. Tetramorium punicum var. lucidulum Em. — Gerusalemme (E.); Petach Tihwah. - Distribuzione geografica generale: Asia minore, Siria, Palestina, Turkestan. | Tetramorium biskrense ssp. schmidti For. — Gerusalemme (F.). Distribuzione geografica generale: Asia centrale, Palestina, Crimea, Albania, Algeria. | Tetramorium semilaeve ssp. judas Wheel. — Gerico, Baganiah. Distribuzione geografica generale: Transgiordania, Palestina. Tetramorium semilaeve ssp. depressiceps Menoz. — Wadi Kelt. . Distribuzione geografica generale: Palestina. Tetramorium signatum Menoz. - Ain Charod, Ben Schemen, Nahalac Wald. Distribuzione geografica generale: Palestina. Tetramorium ferox ssp. davidi For. — Gerusalemme (F.). Distribuzione geografica generale: Palestina, Siria. Tetramorium meridionale Em. — Artuf. (E.). Distribuzione geografica generale: Italia, Corsica, Sardegna, Anda- lusia, Siria, Palestina, Crimea, Urali. Tetramorium simillimum F. Sm. — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale: Regioni calde di tutto il mondo. Strongylognathus palaestinensis Menoz. — Gebata. Distribuzione geografica generale: Palestina. (1) Cito questa formica sulla fede dell’ André e dell’ Emery, ma dubito che essa si trovi in Palestina. FORMICHE DI PALESTINA 07 Subfam. Dolichoderinae Tribus Tapinomini Em. Bothriomyrmex syrius For. — Daganiah. | Distribuzione geografica generale : Libano, Antilibano, Palestina. Tapinoma simrothi var. phoenicium Em. — Wadi Kelt, Anjah, Ain Fara, Ein Charod, Rechobot, Tel Aviv, Gerusalemme, Nahalal, Tel Chaj. Distribuzione geografica generale: Cipro, Rodi, Grecia, Palestina. Tapinoma israelis For. — Gerusalemme (F.); Chederah ; Ein Charod, Tel Chaj, Petach Tikwah; Gerusalemme, Stagno di Salomone (Fz). Distribuzione geografica generale : Siria, Palestina. Subfam. Formicinae Tribus Plagiolepini (Forel) Em. Plagiolepis pallescens var. ancyrensis Sants. — Petach Tikwah, Ben | Schemen, Chederah, Chefzibah, Tel Chaj, Gerico. Distribuzione geografica generale: Asia Minore, Palestina. Acantholepis frauenfeldi ssp. bipartita F. Sm. — Emmaus (F.); Giaffa (A.); Gerico, Nahalal, Ain Fara, Ain Charod, Tel Chaj, Rechobot ; Gerusalemme ( Fz. ). Distribuzione geografica generale: Palestina, Siria. Acantholepis frauenfeldi ssp. syriaca E. André — Giaffa (A.); Tel — Chaj. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Acantholepis frauenfeldi ssp. dolabellae For. — Giudea (F.). Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina, Asia Minore. Tribus Camponotini For. Camponotus ( Tanaemyrmex ) compressus ssp. sanctus For. — Gerusa- lemme (F.); Artuf, Tel Chaj, Rechoboth, Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Palestina, Siria, Transgiordania, Asia Minore. Camponotus ( Tanaemyrmex ) compressus ssp. thoracicus var. fellah Em. — Gerusalemme (F.); Tel Aviv, Mikweh Israel, Petach Tikwah, Artuf, Gisr el Ghoranije, Ben Schemen, Rechoboth. Distribuzione geografica generale: Egitto, Sinai, Palestina. Mem. Soc. Entom. It. XII, 15-VIII-1933. 7 08 CARLO MENOZZI Camponotus ( Tanaemyrmex ) compressus ssp. thoracicus var. sanctoides For. — Gerusalemme (F.); Giordano, Petach Tikwah, Sarona. Distribuzione geografica generale: Palestina, Sinai. Camponotus ( Tanaemyrmex) compressus ssp. thoracicus var. mortis For. — Mar Morto (F.). Distribuzione geografica generale: Palestina, Sinai. Camponotus ( Tanaemyrmex ) aethiops var. concavus For. — Deserto di Bir Seba (alcuni esemplari ricevuti dalla Casa Staudinger u. Bang - Haas di Dresda). Distribuzione geografica generale: Balcani, Grecia, Asia Minore, Transgiordania, Palestina, Caucaso. Camponotus ( Tanaemyrmex ) turcestanus E. André — Palestina, senza più precisa località (4 esemplari avuti dalla Casa Staudinger ). ‘ Distribuzione geografica generale: Asia Centrale, Transgiordania, Palestina. Camponotus (M yrmentoma) gestroi ssp. creticus For. — Gerusalemme (F.) Distribuzione geografica generale: Grecia, Asia Minore, Palestina. Camponotus ( Myrmentoma ) interjectus Mayr — Deserto di Bir Seba (8 esemplari avuti dalla Casa Staudinger ). 1 Distribuzione geografica generale: Turkestan, Transgiordania, Pa- lestina. Camponotus ( Myrmentoma ) lateralis var. rebeccae For. — Gisr el Ghoranije. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Camponotus ( Colobopsis ) truncatus Spin. — Ben Schemen. Distribuzione geografica generale: Sud Europa, Bacino del Medi- terraneo, Giappone. Polyrhachis ( Myrmhopla ) simplex Mayr — Mar Morto ( F.). Distribuzione geografica generale: Birmania, Indostan, Ceylon, Mesopotamia, Palestina, Transgiordania, Sinai. Tribus Lasiini (Ashmead) Em. Paratrechina (s. str.) longicornis Latr. — Palestina, senza più precisa località ( A.); Tiberiade, Gerico, Tel Aviv, Ain Charod. Distribuzione geografica generale: Tropicopolita e nelle serre riscaldate, | FORMICHE DI PALESTINA 09 Paratrechina ( Nylanderia ) jaegerskjoeldi Mayr — Tel Aviv, Petach Tikwah, Haifa, Dilb. Distribuzione geografica generale: Tripolitania, Egitto, Sinai, Siria, Palestina Paratrechina ( Nylanderia ) vividula Nyl. — Giaffa, Ramllah. (E.). Distribuzione geografica generale: Antille, Oceania, Congo e altrove in paesi tropicali, Siria, Palestina e serre calde in Europa. Lasius (s. str.) brunneus Latr. — Giaffa (A.). Distribuzione geografica generale: Europa media e meridionale, Asia occidentale, Palestina, Giappone. Tribus Formicini (Forel) Em. Cataglyphis albicans ssp. livida E. André — Giaffa (E.); Mar Morto (F.); Tel Aviv; Chefzibah, Gisr el Ghoranije, Wadi Kelt. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina, Sinai, Trasgior- dania. Cataglyphis albicans ssp. viaticoides E. André — Giaffa (A.); Ben Schemen. Distribuzione geografica generale: Siria, Palestina. Cataglyphis altisquamis E. Audré — Tel Aviv. Distribuzione geografica generale: Antilibano, Palestina. Cataglyphis bicolor F. -- Gerusalemme (F.). Distribuzione geografica generale: Africa mediterranea, Siria, Palestina, Egitto. Cataglyphis bicelor var. nigra E. André — Giaffa (A.); Gerico, Gerusalemme (E. et F.); Tel Aviv, Engeddi, Giordano, Rechoboth. Distribuzione geografica generale: Palestina, Sinai, Egitto, Tunisia. Cataglyphis bicolor var. nodus Brullé. — Artuf, Ben Schemen, Haifa, Gisr el Ghoranije. Distribuzione geografica generale: Ungheria, Balcani, Asia Minore, Palestina. 100 CARLO MENOZZI d) QUADRO RIASSUNTIVO DEI GENERI, DELLE SPECIE, SUBSPECIE E VARIETA. Numero — delle varietà | Numero delle subspecie Dorylus . i : 1 Stigmatomma . : 1 Numero GEN E:RI delle specie Ponera À Aphaenogaster . Messor Oxyopomyrmex. Pheidole Cardiocondyla . Crematogaster . Monomorium Epixenus . 12 Hagioxenus 13 Solenopsis. 14 Leptothorax | 15 Tryglyphotrix . 16 Tetramorium 4 1 17 Strongylognathus 18 Bothriomyrmex. 19 Tapinoma . ; 1 20 Plagiolepis.. È | | 1 | mea © 00-1 Où À À D - S\ À N = nd pet eh (JU bi D nt et ei O0 Æ NN En ei D ten 21 Acantholepis 3 22 Camponotus 3 2 5 23 Polyrhachis 1 24 Paratrechina | 3 25 Lasius | 1 26 Cataglyphıs 2 2 12 TOTALI ) e) CONSIDERAZIONI GENERALI SULLA MIRMECOFAUNA DELLA PALESTINA. La Palestina si può considerare biogeograficamente una penisola . circondata da due lati dal deserto: ad oriente dal deserto siriaco, a sud dal deserto sahariano del Sinai, mentre ad occidente è bagnata dal Mediterraneo su di un lungo tratto e solo a nord la connessione FORMICHE DI PALESTINA 101 col territorio della Siria dà adito con facilità attualmente alla penetra- zione ed alla colonizzazione naturale delle specie animali e vegetali. Geologicamente essa appartiene al sistema delle grandi fratture che hanno origine dai Monti Tauri; presenta una struttura tabulare di tipo carsico sahariano e si eleva in altitudine, da occidente ad oriente, per gradi successivi fino a raggiungere una linea di displuvio, ad oriente della quale essa degrada rapidamente nella grande fossa tettonica del Mar Morto. Per questa struttura fisica la Palestina presenta un clima vario, a seconda delle varie località, con forti deviazioni da quella che costituisce la media temperatura generale, però una lunga stagione secca, che in certe zone dell’ altipiano può prolungarsi anche per parecchi mesi, è il fatto predominante di questo paese e d’ impor- tanza preponderante per la fissazione dei caratteri ecologici dell'ambiente. Scorrendo le pagine precedenti riesce pertanto evidente come la mirmecofauna palestinese sia 1’ espressione dei fattori fisici e naturali che predominano in questa regione ; in altri termini, come siano pre- valenti gli elementi appartenenti a generi xerobici o quasi. Infatti sui 20 generi di formiche, che, allo stato odierno delle nostre conoscenze, abitano questa regione, 5, e cioè, Messor, Oxyopomyrmex, Monomorium (i sottogeneri Xeromyrmex, Parholcomyrmex e Holcomyrmex), Acan- tholepis e Cataglyphis sono strettamente xerobici, con un numero di 33 forme, cioè più di un terzo del totale di quelle conosciute. Parecchie altre specie, circa un altro terzo, di altri diversi generi, come Aphae- nogaster (sottogenere Affomyrma), Pheidole, Cardiocondyla, Tetra- morium, Tapinoma, Plagiolepis e Camponotus sono più o meno xerobie o deserticole. Gli altri generi, eccettuando quelli parassiti dei generi succitati, per cui si possono considerare essi stessi xerobici, sono piuttosto igrofili, hanno insomma sempre bisogno di un certo grado di umidità sia del suolo che atmosferica, per cui essi fondano i loro formicai preferibilmente nelle vicinanze dei corsi d’acqua, laghi, ecc., oppure i loro nidi sono assai più profondamente interrati di quelli che le medesime specie o specie affini fanno usualmente nei paesi temperati, od anche fanno i nidi sotto alle corteccie o nel cavo degli alberi in cui vi è sempre una certa umidità. Tutti questi generi rappresentano condizioni etologiche diverse che passeremo brevemente in rassegna come complemento di quanto ho sopra esposto. I Messor, gli Oxyopomyrmex, gli Holcomyrmex fra i Monomorium, e le Pheidole si cibano sopratutto di semi che ammucchiano nei formicai stabiliti nel suolo oppure in fessure delle rocce o dei muri o anche semplicemente sotto a sassi; Messor e Pheidole fanno 102 GARLO MENOZZI talora nidi popolatissimi. I generi Epixenus ed Hagioxenus sono inquilini rispettivamente di Monomorium venustum e Tapinoma israelis ed è ancora da appurare quali sono i rapporti che essi hanno coi loro ospiti; Strongylognathus è parassita di Tetramorium e per analogia si può supporre che la specie della Palestina abbia costumi eguali a quelli già sufficientemente precisati per alcune forme europee, e così si può dire di Bothriomyrmex syrius For. Gli altri generi sono prevalen- temente insettivori, almeno quelli i cui costumi sono stati un poco studiati; Dorylus fulvus var. punicus conduce vita sotterranea ed eccezionalmente risale alla superficie del suolo e solo in caso di inon- dazioni o per accompagnare i maschi quando prendono il volo; il genere Stigmatomma è pure ipogeo e le specie sono difficili a trovarsi; Ponera, Attomyrma del genere Aphaenogaster, Monomorium, Ortho- crema del genere Crematogaster, Trygliphotrix, Tetramorium, Lepto- thorax, Tapinoma, Plagiolepis, Acantholepis, Paratrechina, Lasius, Cataglyphis e il sottogenere Tanaemyrmex di Camponotus fanno i loro nidi in terra, sotto alle pietre, o fra interstizi delle rocce o dei muri; Cardiocondyla scava pure i suoi piccoli nidi, provvisti di una sola apertura non circondata da nessun rilievo, in terra o sotto sassi; Solenopis-& parassita di altre formiche e il suo nido è scavato nelle vicinanze immediate di nidi di altre specie in cui penetra per rapire. le larve e cibarsene, pratica insomma, come la defini il Forel, la lestobiosi. I Crematogaster del sottogenere Acrocelia abitano in generale in società numerose nel legno morto degli alberi o sotto le cortecce. I Camponotus dei sottogeneri Myrmentoma e Colobopsis nidificano in rami secchi, oppure sotto a cortecce o talvolta anche nel suolo. La Polyrhachis simplex Mayr scava un nido sotterraneo di una sola cavità che tappezza di seta. | Ciö premesso vediamo ora di analizzare nei suoi elementi la mir- mecofauna palestinese per renderci conto di quali siano i suoi caratteri e i suoi rapporti con le regioni vicine, almeno a un dipresso, perchè molto ancora rimane a fare per avere una visione più completa delle formiche che possono trovarsi in Palestina e trarne perciò deduzioni più esatte. Le formiche endemiche della Palestina benchè rappresentino in questo caso un carattere di secondaria importanza, meritano tuttavia di essere rimarcate perchè appartenenti a generi predominanti nella regione, per cui esse si sono certamente ivi differenziate e probabil- mente non si troveranno altrove, ad eccezione delle regioni confinanti FORMICRE DI PALESTINA 103 in cui l’ambiente è presso a poco eguale a quello della Palestina. Esse appartengono tutte alla sottofamiglia dei Myrmicinae e sono: Aphaenogaster syriaca var. schmitzi For. Messor arenarius var. ratus Menoz. Messor barbarus var. sultanus Sants. Messor semirufus var. hebraeus Sants. Messor semirufus var. dentatus For. Messor rugosus ssp. bodenheimeri Menoz. Cardiocondyla bicolor Donist. Crematogaster jehovae var. mosis For. Crematogaster warburgi Menoz. Monomorium sahlbergi Em. Monomorium venustum var. niloticoides For. Monomorium salomonis ssp. abeillei E. André Monomorium subopacum var. ebraicum Menoz. i Monomorium bicolor ssp. judaicum Menoz. Monomorium gracillimum var. karawaiewi For. Monomorium clavicorne E. André Monomorium atomus var. aharonii For. Hagioxenus schmitzi For. Leptothorax rottenbergi ssp. semiruber E. André Leptothorax flavispinus E. André Tetramorium semilaevis ssp. depressiceps Menoz. Tetramorium signatum Menoz. Strongylognathus palaestinensis Menoz. cioè in tutto 23 forme, il 23, 9°/, sull’insieme totale di quelle cono- sciute, di cui 5 sono del genere Messor e 8 del genere Monomorium. Eliminate queste forme speciali, le altre possiamo dividerle nei seguenti gruppi: Specie cosmopolite, o in via di diventarlo, e tropicopolite. Monomoriuni pharaonis L. Monomorium gracillimum F. Sm. Triglyphotrix striatidens Em. Tetramorium simillimum F. Sm. Paratrechina longicornis Latr. Paratrechina vividula Nyl. CARLO MENOZZI II Specie in comune con le regioni limitrofe, Siria, Transgiordania, Sinai, non trovate altrove. Doryus fulvus var punicus Sants Messor semirufus (E. André) Sants. Messor semirufus var. ebeninus For Messor semirufus var. intermedius For. Messor structor ssp. rufitarsis var. orientalis Em. Messor rugosus E. André Oxypomyrmex oculatus E. André Crematogaster jehovae For. Crematogaster inermis var. armatula Em. Crematogaster lorteti For. Monomorium dentiger var. baal Wheel. Epixenus andrei Em. _Leptothorax rottenbergi var. jesus For. Tetramorium semilaeve ssp. judas Wheel. Tetramorium ferox ssp. davidi For. Bothriomyrmex syrius For. Tapinoma israelis For. Acantholepis frauenfeldi ssp. bipartita F. Sm. Acantholepis frauenfeldi ssp. syriaca E. André Camponotus compressus ssp. thoracicus var. sanctoides For. Camponotus compressus ssp. thoracicus var. mortis For. Camponotus lateralis var. rebaeccae For. | Cataglyphis albicans ssp. livida E. André - Cataglyphis albicans ssp. viaticoides E. André Cataglyphis altisguamis E. André II Specie in comune con le regioni suddette e nordafricane. Ponera ragusai var. santschii Em. Aphaenogaster splendida Rog. Messor arenarius F. Messor rufotestaceus Foerst. Pheidole pallidula ssp. arenarum v. orientalis Em. Pheidole jordanica Saulcy Cardiocondyla nuda var. mauritanica For. Crematogaster inermis Mayr FORMICHE DI PALESTINA 105 Monomorium subopacum var. phoenicium Em. Monomorium dentiger Rog. Tetramorium punicum F. Sm. Tetramorium punicum var. lucidulum Em. Tetramorium biskrense ssp. schmidti For. Tapinoma simrothi var. phoenicium Em. Plagiolepis pallescens var. ancyrensis Sants. Acantholepis frauenfeldi ssp. dolabellae For. Camponotus compressus ssp. sanctus For. Camponotus compressus ssp. thoracicus var. fellah. Em. Camponotus aethiops var. concavus For. Camponotus gestroi ssp. creticus For. Camponotus truncatus Spin. Paratrechina jaegerskjoeldi Mayr Cataglyphis bicolor F. Cataglyphis bicolor var. nigra E. André Cataglyphis bicolor var. nodus Brullé IV Specie comuni a tutti i territori circummediterranei. Monomorium minutum Mayr Solenopsis fugax Latr. Leptothorax rottenbergi Em. Leptothorax nigrita Em. Leptothorax luteus For. Tetramorium caespitum (L.) Em. Tetramorium meridionale Em. Lasius brunneus Latr. V Specie in comune con le regioni del bacino mediterraneo sud- orientale. Cardiocondyla elegans var. sahlbergi For. Crematogaster sordidula var. flacki For. Crematogaster scutellaris var. ionia For. Monomorium venustum F. Sm. Monomorium salomonis L. Camponotus turcestanus E. André Camponotus interjectus Mayr 106 CARLO MENOZZI VI Specie diffuse oltre la regione paleartica, non cosmopolite. Cardiocondyla emeryi For. Polyrhachis simplex Mayr i In riassunto, dai suddetti elenchi si ha questo specchietto à Forme endemiche : N.° 22. ee Forme cosmopolite, ed estese oltre la regione paleartica: N.° 8. Forme in comune colle regioni limitrofe: N.° 25; per cento 25,7. Forme in comune colle regioni circummediterranee: N.° 33; per cento 34. Forme in comune colla regione mediterranea sud - orientale : N.’ 7. Da questi dati si desume che la mirmecofauna della Palestina ha in sostanza carattere circummediterraneo e che in essa prevalgono gli elementi orientali su quelli occidentali poichè infatti se ci inoltriamo nella analisi si rileva che i rapporti fra le forme occidentali e orientali danno le seguenti percentuali : — Forme estese all’ Africa mediterranea, per cento 18,55 Forme estese ai paesi del bacino del Mediterraneo sud-orientale, per cento 48,45 DI In conclusione la mirmecofauna palestinese non è in ultima analisi che una fauna della regione mediterranea con elementi che hanno subito una modificazione abbastanza evidente e i quali imprimono ad essa una speciale caratteristica distintiva. BIBLIOGRAFIA (1) André E. — Description du Monomorium Abeillei n. sp. - Ann. Mus. Civ. Stor. Natur. Genova, Vol. XVI, pag. 531, 1881 (in nota). (2) André E. — Catalogue raisonné des Formicides provenant du voyage en Orient de M. Abeille de Perrin et description des espèces nouvelles. - Ann. Soc. Ent. Franc., Serie 6°, Tome I, pag. 53-78, 1881. (3) André E. — Species des Hyménoptères d’ Europe et d’ Algerie, Vol. II, Gray, 1881. (4) Dalla Torre K. W.— Catalogus Hymenopterorum : Formicidae, Vol. VIII, Lipsia, 1893. (5) Donisthorpe H. — Cardiocondyla bicolor n. sp. (Hymen. For- mycidae) a species of Myrmecinae ant new to Science. - Ann. a. Mag. Nat. Hist., Serie 10, Vol. V, pag. 366, 1930. FORMICHE DI PALESTINA 107 (6) Emery C. — Viaggio ad Assab nel Mar Rosso dei Signori G. Doria ed O. Beccari con il R. Avviso « Esploratore » dal 16 Novembre 1879 al 26 Febbraio 1880. Formiche. - Ann. Mus. Civ. Stor. Natur. Genova, Vol. XVI, pag. 525-535, 1881. (7) Emery C. — Beiträge zur Kenntniss der palaearktischen Ameisen. - Ofvers. Finsk. Vet. Soc. Fòrh., Vol. 40, pag. 124-151, 1898. (8) Emery C. — Beitrage zur Monographie der Formiciden des paläarktischen Faunengebietes. I - XI. - Deutsche Entom. Zeitschr. 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Sect. of the Naval Intelligence Division, Naval Staff Admiralty. H. M. Stationery Office (I. D. 1215) London. (22) Santschi F. — Races et variétés nouvelles du Messor barbarus :L. - Bull. Soc. Hist. Natur. Afrique du Nord., Tome 8, N.° 4, pag. 89-94, 1917. (23) Santschi F. — Quelques fourmis nord-africaines. Bull. Soc. Hist. Natur. Afrique Nord, Tom. XVII, pag. 229-236, 1926. (24) Santschi F. — Revision des « Messor » du groupe « instabilis » Sm. - Real Soc. Esp. Hist. Natur., Vol. 27, pag. 225-250, 1927. (25) Santschi F. — Etude sur le Cataglyphis. - Rev. Suisse Zoolog., Tom. 36, pag. 25-70, pl. 1, 1929. | (26) Santschi F. — Lareine du Dorylus fulvus Westw. - Bull. Soc. Hist. Natur. Afrique Nord, Tom. XXII, pag. 401-408, 1931. (27) Saulcy (de) D. — Pheidole jordanica n. sp. - Bull. de la Soc. d’ Hist. Natur. de Metz, Tome XIII, pag. 17, 1874. 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Attomyrma, »- 80; 51, 944017102, auberti, » 58, 60. baal, > 65, 95, 104. barbarus, » 52, 53, 54, 56, 92, 103. bicolor, » 03, 66, 86, 87, 93, 94, 103, 105. bipartita, » 79, 97, 104. biskrense, » 75, 96, 105. bodenheimeri, » 54, 57, 92, 103: Bothriomyrmex » 78, 90, 97, 100, 102, 104. brunneus, » 99, 105. caespitum, > 69;'-70, -13,. 74, 15, 96,: 105. capitatus, » 54, Camponotini, rs | Camponotus, > 80, 81, 82, 83, 90, 97, 98, 100, 101, 102, 104, 105. Cardiocondyla, » 58, 89, 93, 100, 101, 102, 103, 104, 105, 106. Cardiocondylini, EIN, | Cataglyphis, » . 84, 85, 86, 87; 90, 99, 100, 101, 102, 104, 105. clavicorne, » 04, 95, 103. Colobopsis, »..- 81, 98; 102: compressus, » 80, 81, 82, 83, 97, 98, 104, 105. 110 CARLO MENOZZI concavus, Pag. 98, 105. Crematogaster, > 58, 59, 61, 88, 93, 94, 100, 102; 103, 104, 105. Crematogastrini, » 93. Su creticus, > 82,98; 105. davidi, » 75, 96, 104. depressiceps, » “14:15; 06, 103 dentatus, >, 99,86, 92.103. dentiger, > 64, 65, 95, 104, 105. dolabellae, » 97, 105. Dolichoderinae, > 87, 90, 97. Dorylinae, > ~ 88, 01. Dorylini, x OT. Dorylus, » . 50, 88, 91, 100, 102, 104. ebeninus, | > 152,57, 92, 104. ebraicum, » 62, 60, 94, 103. elegans, > - 903,105, emeryi, » 93, 106. Epixenus, “=~ 00, 89; 05, 100, 102, 104. erratico-nigerrimum, » 77. erraticum, KSAT: fellah, x. 80; 83, 97, 105. ferox, » 75, 96, 104, flachi, > 0,93, 105: flavispinus, 2.071,08, 95,:103. Formica, > dd, 01, 79,81, 83: 80: Formicidae, » 87, 90, 97. Formicini, » 99, frauenfeldi, » 79, 97, 104. fugax, >» 67, 95, 105. fulvus, » 50, 88, 91, 102, 104. gestroi, ee So 482598; #05, gracillimum, » 03, 64, 65, 94, 95, 103. gracilinodis, » 56. Hagioxenus, » 89, 95, 100, 102, 103. hebraeus, »— 52, 57, 92; 105; Holcomyrmex, » 64, 65, 95, 101, inermis, interjectus, intermedius, ionia, israelis, jaegerskjoeldi, jehovae, jesus, jordanica, judaicum, judas, karawaiewi, laevithorax, Lampromyrmex, lateralis, Lasiini, Lasius, _ Leptothoracini, Leptothorax, livida, longicornis, lorteti, lucidulum, luteus, i maculatus, maura, mauritanica, meridionale, Messor, _minutum, Monomorium, mortis, Myrmecocystus, Myrmentona, Myrmhopla, Myrmica, Myrmicinae, FORMICHE DI. PALESTINA 111 Pag. 58, 59, 61, 93, 104. 82, 98, 105. 53, 57, 92, 104. 93, 105. 77, 78, 97, 102, 104. 83, 99, 105. 58, 61, 93, 104. 68, 95, 104. 57, 92, 104. 63, 66, 94, 103. 69, 74, 75, 96, 104. 04, 65, 95, 103. 60. 64. 81, 82, 98, 104. 98. 99, 100, 105. 95. | 67, 68, 89, 95, 100, 102, 103, 104, 105. 84, 87, 90, 104. | 83, 98, 103. 59, 61, 94, 104. 69, 72, 75, 96, 105. 68, 95, 105. 80. 78. 58, 93, 104. 74, 96, 105. 51, 52, 53, 54, 56, 89, 100, 101, 103, 104. 65, 94, 105. | 61,62, 63, 64, 66,89, 94,95,100,101,102,103,104,105. 83, 98, 104. 84, 85 86. : 81, 82, 98, 102. 98. 56, 61, 63, 69. 87, 88, 91. 112 nigra, nigrita, niloticoides, nodus, nuda, Nylanderia, oasium, obesus, oculatus, orientalis, Orthocrema, Orthonotomyrmex, Oxyopomyrmex, pallidula, pallescens, Paratrechina, Parholcomyrmex, pharaonis, Pheidole, Pheidolini, phoenicium, Plagiolepidini, Plagiolepis, Ponera, Ponerinae, ‘Ponerini, punicum, pygmaeum, ragusai, ratus, rebeccae, rottembergi, rufitarsis, rufoesttceus, rugous, sahlbergi, salomonis, sanctus, CARLO MENOZZI . 86, 87, 99, 105. 68, 95, 105. 65, 94, 103. 86, 87, 99, 105. 58, 93, 104. 83, 84, 99. 80. 68. 92, 104. 54, 56, 57, 92, 104. 93. 81. 88, 92, 100, 101, 104. 57, 92, 104. 78, 97, 105. 83, 84, 90, 98, 99, 100, 102, 103, 105. 64, 65, 94, 95. 65, 94, 103. 57, 89, 92, 100, 101, 104. 91. 62, 66, 94, 105. 97. 78, 90, 97, 100, 101, 102, 105. 88, 91, 100, 104. 88, 91. Sh 69, 75, 96, 105. DC, 91, 104, 51, 56, 92, 103. 81, 82, 98, 104. 68, 95, 103, 104, 105. 54, 92, 104. 56, 57, 92, 104. 54, 57, 92, 103, 104. 65, 94, 103. 62, 94, 103, 105, 80, 82, 97, 105. sanctoides, santschii, schmidti, schmitzi, scutellaris, semilaeve, semiruber, semirufus, signatum, simillimum, simplex, Solenopsidini, Solenopsis, sordidula, splendida, Stenamma, Stigmatomma, structor, subopacum, sultanus, syriaca, - Syrius, Tanaemyrmex, Tapinoma, Tapinomini, Tetramoriini, Tetramorium, thoracicus, Triglyphotrix, truncatus, turcestanus, Typhlopone, vagans, venustum, viaticoides, viaticus, vividula, warburgi, Xeromyrmex, Men. Soc. Entom. It. FORMICHE DI PALESTINA Pag. » XII, 80, 83, 98, 104. 91, 104. 61, 75, 90 105. 50, 91, 103. 61, 93, 105. 69, 70, 71, 72, 75, 96, 103, 104. 68, 95, 103. 52, 53, 57, 92, 103, 104. 72, 74, 96, 103. 74, 96, 103. 98, 102, 100. 94. 67, 95, 100. 102, 105. 61, 93, 105. 51, 91, 104. 54. 50, 91, 102. 54, 56, 92, 104. 62, 66, 94,103, 105. 56, 92, 103. 50, 91, 103. 78, 97, 102, 104. 80, 81, 73, 97, 98. 77, 78, 90, 97, 100, 101, 102, 104, 105. 97. 96. 69,70,71,72,73,74,75,89,96,100,102,103,104,105, 80, 83, 104. 68, 69, 89, 96, 100, 102, 103. 81, 98, 105. 82, 98, 105. 50. 83. 61, 62, 65, 66, 94, 102, 103, 105. 85, 87, 99, 104. 80. 99, 103. 59, 61, 94, 103. 61, 62, 63, 65, 66, 94, 101. 15-VIIT-1933 113 114 P. BLUTHGEN (Nauburg a. Saale - Germania) NEUE ARTEN AUS DER GATTUNG NOMIOIDES SCHCK. (Hym. Apidae Halictinae Nomioidini C. B.) (Mit 11 Textfiguren) 1. Nomioides longiceps n. sp. © gd. Nahe verwandt mit minutissima und dieser in beiden Geschlechtern sehr ähnlich. © Färbung wie bei der Stammform von m. 9, aber Stirnschildchen und Kopfschild dunkel bronzefarben, letzterer am Ende mit einer schmalen rostgelben Binde, Schildchen schwarz mit 2 gelben Flecken und am Hinterrand schmal weissgelb gesäumt; Tergit 1 und 2 mit mässig breiter, vollständiger, 3 mit sehr schmaler, breit unterbrochener schwarzbrauner Binde, 4 auf der Scheibe seitlich mit einem feinen braunen Querstrich oder ohne solchen. Behaarung von Kopf und Thorax dicht und ziemlich lang, viel starker als bei m. entwickelt, aber nicht filzig, weiss, auch das Gesicht unterhalb der Fiihler dicht mit kurzen, weissen Harchen bedeckt. "Kopf viel mehr langgestreckt als bei m. ©, zugleich (von vorn gesehen) mit viel schwächer konvexem unterem äusseren Augenrand und mit viel stärker vorgezogenem Kopfschild, Abstand der Augen von der Oberkieferbasis viel grösser, (halb so gross wie die Breite der letzteren) ; Stirnschildchen und (soweit dunkel) der Kopfschild mit dichter netzartiger Chagrinierung, matt, das gelbe Ende des Kopfschilds glatt, glänzend, zerstreut kräftig punktiert. Schildchen dicht netzartig chagri- niert, matt, die gelben Flecken schwächer skulpiert und glänzend. Mit- telsegment auf dem horizontalen Teil auf chagriniertem Grunde fein, aber scharf, dicht netzartig erhaben gerunzelt. Grösse : 4-4,5 mm. o Färbung wie bei der Stammform von minutissima 3, aber das ganze Stirnschildchen und die Seiten des Kopfschilds in grosser Ausdeh- nung dunkel bronzefarben ; die Flügel deutlich milchweisslich getrübt, das Geäder viel bleicher; Tergit 1 mit schwarzer abschüssiger Basis, (ob immer?) Tergit 5 ohne schwarze Binde. Behaarung wie beim ©, auch die Tergite mit reichlicherer und NOMIOIDES 115 längerer aufrechter (weisser) Behaarung als bei m. g7, auch die strup- pige lockere Beborstung der Paratergite langer. Kopf viel mehr langgestreckt als bei der langköpfigen Rasse von m., Abstand der Augen von der Oberkieferbasis viel grösser, (wie beim 2), die feine Punktierung des Kopfschilds feiner und dichter als bei mm. 5. Grosse: 3,5 - 4 mm. Typen: 2 99 von Agedabia (südwestliche Cyrenaica, 20. 5. 1925, Geo. C. Krüger leg.) und 5 99 2 von Tobruk (nordöstl. Crre- naica, 20. 5. 1926, Krüger leg.). Holotype des © in meiner, die des 5 in der Sammlung des R. U. Agrario in Bengasi, Paratypen in beiden Sammlungen. Diese Art kommt auch in Tunis vor: 1 © von der Insel Djerba in Museum Nat. d’ Hist. Naturelle in Paris; bei diesem Stiick ist das Schildchen ganz gelb, das Hinterschildchen weiss. EOS 7009 \ a N Free / / V © Fig. 1. N. longiceps n. sp. 9 Fig. 2. N. longiceps n. sp. © Gesicht. Gesicht. 2. Nomioides mucorea n. sp. 9. Kopf und Thorax schwarz, Mesonotum blaugriin; Kopfschild, Stirnschildchen, Gesichtsseiten, (auf diesen beiderseits neben der Kopf- schildmitte ein brauner Fleck; die gelbe Farbung oben mit einer vom unteren Rand der Fühlergrube zur Augenausrandung verlaufenden Linie abschneidend), die Kopfunterseite hinter der Oberkieferbasis (ausgedehnt), Oberkiefer (mit roter Spitze), der ganze Prothorax (mit den Schulter- beulen), ein Fleck aufden glashellen Flügelschuppen, Schildchen, Hin- terschildchen, Hiiften, Schenkelringe, Schenkel und Schienen hell schwe- felgelb, Tarsen weisslichgelb, Fiihlerschaft hellgelb, oben am Ende bräunlich gestreift, Geissel oben gelbbräunlich, unten bräunlichgelb, Flügel milchigweiss, Adern und Mal bleichgelb ; Hinterleib weisslichgelb, die Tergitenden durchsichtig, weisslich, Tergit 1 etwas vor dem Endteil mit einer schmalen, gebogenen, die Seitenränder nicht erreichenden, braunschwarzen Binde. 116 P. BLUTHGEN ‚Kopf und Thorax, soweit dunkel, undurchsichtig weiss befilzt, vom horizontalen Teil des Mittelsegments nur eine stumpfwinklig dreieckige Fläche an der Basis kahl, (wie z. B. bei Halictus pollinosus Sich. 9 ,) auch der Stutz befilzt; Kopf und Thorax ausserdem mit dichter ziemlich langer, (namentlich auf Schildchen und Hinterschildchen so,) abstehender weisser Behaarung, Fühlerschaft reichlich abstehend behaart, Tergit 4 dünn, 5 reichlich und ziemlich lang beborstet ; Beinbehaarung silberweiss. Kopf hinter den Augen in Winkel von 45’ und scharf geradlinig konvergierend ; Stirnschildchen mit chagrinartiger mikroskop. Punktierung, matt, Kopfschild auf der Basalhalfte ebenso, aber etwas weitläufiger punktiert und matt, im übrigen zerstreut flach fein (26x kräftig) punktiert und glänzend. Mesonotum fast glanzlos, mit Punktchagrin ; Schildchen eben, dicht chagriniert, glanzlos. Mittelsegment knapp so lang wie das Hinterschildchen, das Mittelfeld, soweit kahl, sehr fein und sehr dicht netzartig erhaben gerunzelt, glanzlos. Tergite wie bei minutissima 9 skulpiert. Grösse: 4-4,5 mm. Typen: 2 22 von Agedabia (südwestliche Cyrenaica) von Geo. C. Krüger am 20. 5. 1925 gesammelt, (Holotype in meiner, Paratype in seiner Sammlung.) Diese Art ist sehr ähnlich rotundiceps ©, bei letzterem sind aber die Nähte zwischen Kopfschild, Stirnschildchen und Gesichtsseiten dunkel, die gelbe Fär- bung des Gesichts reicht nicht über die Höhe der Fühlerwurzeln hinauf, das Mittel- feld ist etwas länger, ausgedehnter kahl und weitläufiger und gröber gerunzelt, das So istglänzend, (obsolet chagriniert, (namentlich der Tergite) ist satter; der Kopf ist kürzer und runder, hinter den Fig. 3. N. mucorea n. sp. Q Augen flach konvex konvergierend. Gesicht. Wegen der Unterschiede von den folgenden drei Arten vgl. die Tabelle. 3. Nomioides pulverosa Handl. © 5% (3g neu). ©. Die Typen des © befinden sich im Wiener Museum. Ihr Fund- ort ist Pul-i-chatun. Die Beschreibung bedarf in verschiedenen Punkten der Berichtigung und Ergänzung: Das schwach und seidig glänzende Mesonotum ist, wie man durch das Binokular zwischen den Schuppen- NOMIOIDES | 117 haaren deutlich sieht, nicht schwarz, sondern dunkelgrün ; Kopf schwarz; die gelbe Zeichnung des Gesichts erstreckt sich bis zum oberen Rand der Fühlergruben und von da schräg bis zum oberen Ende der Augen- ausrandung hoch und als schmaler Orbitalstreifen oben um das Auge herum ; Gesichtsseiten unten neben den Augen mit einer bräunlich schattierten Stelle; nur das obere Drittel der Schläfen ist in Form eines rundlich dreieckigen Lappens schwarz; der Rest der Kopfunter- seite ist gelb; der Fühlerschaft ist hell schwefelgelb, oben auf der Endhälfte braun gestreift, die Geissel unten blass rostgelb, oben blass gelbbraun mit dunkler bräunlichen Einschnitten ; die Tarsen sind elfen- beinweiss, die Ferse III mit kleinem, blass braunem Fleck; Flügel milchigweiss mit sehr blass gelbem Geäder ; vom Mittelsegment ist nur das Mittelfeld kahl, die Seitenfelder sind weiss befilzt; Mittelsegment kaum länger als das Hinterschildchen ; Chagrinierung der Tergite wie bei minutissima 2, 1 und 2 fast glanzlos; Schildchen mitten etwas eingedrückt, die deutlich konvexen Stellen beiderseits daneben glatt und glänzend, der Rest dicht chagriniert und glanzlos, die eingedrückte Mitte zerstreut mit winzigen weissen Schuppen besetzt; Kopf (von oben gesehen) hinter den Augen in flach konvexer Linie konvergierend. Von diesem 9 lagen mir zahlreiche weitere Stücke aus dem Museum zu Leningrad (von Imam Baba und Farab) und aus der Sammlung von Prof. Dr. Shestakov (von Farabund von Utsch-Adschi) vor. var. subgalerita n. var. 9. Die schwarze Färbung der Stirn reicht mitten nur bis zu 5/, des Raumes zwischen dem mittleren Nebenauge und den Fühlergruben hinab. (Alles andere, insbes. die Färbung der Schläfen, ist wie bei der Stammform.) | Einige 99 von Imam-Baba aus dem Museum Leningrad, (Holotype daselbst.) | | Diese Farbungvarietat ist sehr ähnlich galerita (unten Nr. 4), bei letzterer reicht die schwarze Stirnfärbung aber noch weniger weit herab, die Schläfen sind bis ganz oben gelb, die schwarze Zeichnung des Scheitels schneidet seitlich in Höhe der inneren Orbiten ab. &.Kopf und Thorax (einschliesslich Mesonotum) schwarz, Oberlippe, Oberkiefer (ausser der roten Spitze), Kopfschild, Stirnschildchen , Gesichtsseiten (oben in einer sich vom der Fühlergrube bis etwas unterhalb der tiefsten Stelle der Augenausrandung hinziehenden Linie abschliessend), und die vordere Hälfte der Kopfunterseite weisslichgelb. Fühlerschaft zitronengelb, Geissel unten schmutzig zitronengelb, oben blass gelbbraun mit dunkleren Einschnitten. Prothorax, Flügelbasis, ee 118 P. BLUTHGEN Schildchen schwefelgelb, Schildchenspangen und Hinterschildchen weisslich, Flügelschuppen glashell, Flügel wie beim ©; Hiuiten, _ Schenkelringe und Schienen schwefelgelb, die Basis des Schienen Il und alle Tarsen weisslich, Beine ohne braune Zeichnung. Tergit 1 schwarz, nur die unterste Partie der Basis, ein schmaler, konkaver Ausschnitt am Ende der Scheibe und der Endteil gelb, Tergite 2 - 5 bleich schwefelgelb, mit breiter schwarzer Binde, die vorn an die Basalwulst stösst, seitlich etwas abgekürzt und abgerundet ist, 6 rötlich- gelb; Bauch hell schwefeigelb. Kopf (einschliesslich Kopfschild) und Thorax (mit Ausnahme beider Schildchen und des Mittelfeldes) bei frischen Stücken dicht weiss beschuppt; die letzten Tergite und die Beine mit dünner, langer, weisser Beborstung. Kopf, von oben saeco hinter den Augen verlangert und kraftig und geradlinig konvergierend. Fühler mässig lang, Geisselglied 3 = 5,5: 4,5; 4=6: 4,5. Mesonotum glänzend, mit punktartigen flachen Ein- drücken dicht, hinten weitläufiger, besetzt; Schildchen glänzend, fast ganz glatt, zerstreut punktiert. Mittelsegment etwas länger als das Schildchen, Mittelfeld hinter der Basis konkav, punktartig flach chagri- niert, ziemlich glänzend (namentlich am Ende), ganz an der Basis einzelne . kurze erhabene Runzeln. Stipites merklich schmaler ais bei Gussakovskiji (unten Nr. 5), ihre Unterseite, (im Profil betrachtet,) auf der Basalhalfte spärlich und winzig kurz, auf der Endhälfte dicht und ziemlich lang bewimpert. Grösse: 3,5 - 4 mm. Holo - Allotype: 1 g von Farab (28. 5. 27) in meiner Sammlung; Paratypen : 22 7g von Chiwa (1), Farab (18), Merw (1), Utsch Adschi (1), und Baga Absal (Buchara, 1) in den Sammlungen des Zoolog. Museums der Akademie der Wissenschaften zu Leningrad und der Herren Shestakov und Lebedev sowie in meiner Sammlung. var. subgalerita n. var. 9". Ausgezeichnet durch stärkeres Vordringen der gelben Färbung: Diese zieht sich auf den Gesichtsseiten in schmalem Streifen bis zum oberen Augenende empor; das erste Tergit ist gelb und hat nur eine breite, , gebogene Querbinde, die vorn auf der Übergangspartie zwischen der abschüssigen Basis und der Scheibe liegt und seitlich fast bis an den Endteil reicht, die Binde des 5. Tergits ist zu einem schmalen, fast linearen Streifen reduziert und mitten schmal unterbrochen, auch die Binden des 2. bis 4. Tergits sind etwas schmaler. NOMIOIDES 119 Holotype: 1 g von Repetek (Gussakovskij leg.) in meiner Sammlung. Das von Morawitz zu pulverosa gestellte 7 (Mon. pag. 29) - gehört zu Gussakovskiji n. sp. (unten Ziffer 5). es Gd rae as | i \ I 22 r ‘ ‘ x Fig. 4. N. pulverosa Handl. Q Fig. 5. N. pulverosa Handl. ee Gesicht. Gesicht. 4. Nomioides galerita n. sp. © g.. ® Kopfschild, Stirnschildchen, die Gesichtsseiten neben diesen, Wangen, Oberkiefer (mit roter Spitze), und Fühlerschaft (oben am Ende braun gestreift) weiss, ein vom Scheitelfirst bis zur Hälfte zwischen dem vordersten Nebenauge und der Fühlerbasis herabreichender, seitlich nicht bis zu den Netzaugen reichender und den Scheitel seitlich frei lassender Flecken, (vgl. Abbildung), schwarz, Kopf im übrigen bleich goldgelb, Fühlergeissel unten sehr blass rostgelb, oben hell bräunlich - rostgelb, die Gliedereinschnitte braun; Prothorax mit Schulterbeulen, die vordere Partie der Mesopleuren, der untere Teil der Mittelsegmentsseiten, Schildchen (einschliesslich der Keilstücke), Hinterschildchen, Spangen, ein Fleck der glashellen Flügelschuppen und die Flügelbasis hellgelb, Mesonotum grünlichblau, seitlich neben den Flügelschuppen rostgelb gesäumt, Thorax in übrigen schwarz; Beine bleich gelb, Schienen III an der Hinterkante fein braun gepunktet, Tarsen weisslich ; Flügel milchigweisslich, Adern und Mal bleich gelb; Hinterleib elfenbeinweiss, die Tergitenden breit gelblich durchscheinend, Tergite 1 - 3 oder auch 4 kurz vor dem Endteil mit Querbinde, die auf 1 mittelmässig breit und kastanienbraun, auf 2 ff. blasser und viel schmäler, (auf 3 und 4 fast linienschmal,) und auf 4 oder auch auf 3 unterbrochen ist. | Stirn, Scheitel, Schläfen, Mesonotum, Thoraxseiten und das Mittel- segment, (nur die Basis des Mittelfeldes als schmales, stumpfwinklig dreieckiges Feld kahl,) wie bei pulverosa 9 tomentiert, Schildchen und 120 P. BLÜTHGEN Hinterschildchen reichlich und lang weiss behaart, Behaarung der Ter- gite und Beine wie bei pulverosa 9. Kopfschild und Stirnschildchen schwach glänzend, mit (26x) flacher, weitläufiger Chagrinierung und zerstreuter, relativ kräftiger Punktierung, Enddrittel des ersteren fast poliert und ebenso wie die glatten, glänzenden Seitenstücke relativ grob sparsam punktiert; Stirnschildchen mitten glänzender; Mesonotum und Schildchen mit Punktchagrin, ersteres schwach glänzend, letzteres glanzlos; Mittelsegment so lang wie das Hinterschildchen, Mittelfeld glanzlos, sehr fein gekörnelt. Tergite mit ‘netzartiger Chagrinierung, matt, (wie bei minutissima ©.) Grösse: 4 mm. | Holotype: 1 © von Farab (30. 5. 1927) in der Sammlung von Prof. A. Lebedev (Kiev); Paratypen: 47 © © von Farab (21, auf Tamarix), Repetek (2) und Utsch Adschi (24, auf Calligonum) in den Sammlungen Lebedevs, Prof. A. Shestakovs und des Museums Leningrad sowie in meiner Sammlung. Fig. 6. N. galerita n. sp. O Fig. 7. N. galerita n. sp. d Gesicht. Gesicht. co Dieses hat am meisten mit pulverosa Mor. var. subgalerita m. © Ähnlichkeit, namentlich dadurch, dass die Ausdehnung der hellen Gesichtszeichnung wie bei diesem ist, insbesondere also die gelbe Färbung der Gesichtsseiten sich in schmalem Streifen an den inneren Orbiten bis zum oberen Augenende hochzieht. Das Gelb des Gesichts, der Schenkel und Schienen und der Tergite ist aber satter, (goldgelb,) die Tergitbinden sind rostbräunlich, die des ersten Tergits ist wie bei pulv. var. subgal. geformt, aber schmaler, die des 2. bis 4. Tergits sind linienschmal und liegen etwas hinter der Mitte der Tergite. Das Gesicht ist viel stärker als bei pulv. verlängert: Länge 39, Breite 33,5, engster Augenabstand oben 19, unten 14,5, Breite in der Augenausrandung 22,75. Die Skulptur ist ungefähr ebenso, wie bei pulv., die Chagrinierung der Tergite etwas dichter. | NOMIOIDES 121 Die Behaarung scheint wie bei p. zu sein, (an den mir vorliegenden Exemplaren ist sie offenbar abgerieben und die Reste überdies durch Alkohol verklebt.) | Grösse : 3,5 mm. Iypen: 2 oo von Repetek (30. 7. 25, Gussakovskij leg.), Holotype in Museum zu Jaroslawl, Paratype in meiner Sammlung. 5. Nomioides Gussakovskiji n. sp. ©. © Annlich pulverosa (9), von dem es sich in folgender Weise unterscheidet : Gesicht im ganzen und Kopfschild breiter ; Schildchen breiter und kürzer, mitten nicht oder ganz wenig eingedrückt, gleichmässig schwach chagriniert und mit deutlichem Glanz, (wenig geringer als bei rofundiceps 2;) Mesonotum etwas glänzender; Mittelsegment etwas länger, das Mittelfeld in grösserer Ausdehnung kahl ; Tergite etwas oberflächlicher chagriniert, die gelbe Gesichtsfärbung reicht weniger weit hoch (vel. unten), die Naht zwischen Stirnschildchen und Kopfschild ist bräunlich und ist beiderseits, (wo sie auf die Gesichtseiten stösst,) von einem kleinen braunen Fleck begrenzt, die Orbiten sind schwarz, auf den Schläfen reicht die schwarze Färbung vom Scheitel etwas weiter hinab ; die Oberseite der Geissel ist viel dunkler (gelbbraun), ihre Unterseite licht ockergelb; das Mesonotum ist metallisch blau bis blaugrün, das Schildchen hat mitten eine feine braune Längslinie, hinten mitten manchmal einen dreieckigen braunen Flecken, die Schienen III sind mitten + ausgedehnt braun gezeichnet; die Schenkel III ebenfalls + gebräunt, Schenkelring III und Hüften III oft braun gefleckt, der Fleck der Ferse III ist grösser und dunkler ; Tergite 1 und 2 mit ziemlich breiter, 3 und 4 mit schmälerer, schwarzbrauner Querbinde. Die Ausdehnung der gelben Gesichtsfarbung ist veränderlich : Bei dem weitaus grössten Teil des Materials zieht sie sich vom unteren Rand der Fühlerbasis wagerecht nach den Augen hin bis etwa zur Mitte zwischen Fühlerbasis und Auge und von da etwa nach der Mitte der Augenausrandung oder etwas höher hinauf; bei anderen Stücken trifft sie die Augen schon unterhalb der Ausrandung ; bei anderen wieder schneidet sie ungefähr wagerecht in Höhe des unteren Randes der Fühlerbasis ab, und es schieben sich dann auch manchmal zwischen dem Gelb der Gesichts- seiten und den Augen und dem Kopfschild schwarze Zwischenräume ein. è 122 P. BLÜTHGEN Die Beschuppung von Kopf und Thorax ist wie bei pulverosa 9, ebenso gleicht die neue Art letzterer in Habitus und Schlafenform. Grosse: 3,5 - 4 mm. Typen: 1 © von Karmysch bei Chiwa (1. 7. 1927, an Statice) in meiner Sammlung (Holotype), 1 © aus der Nähe von Chiwa (29. 4. 1927) in der Sammlung von Prof. Gussakovskij (Leningrad), der beide Tiere gesammelt hat und dem ich die Art widme, ferner 188 I © von Farab (168), Tartugai (7), Burgutschi (3), Aralskoje More (Ssir Darja, 5), Gjaurs b. Bairam Ali (1), Taschauss (2), und Bugass b. Chami (Chin. Turkestan, 2) in den Sammlungen des Zoolog. Museums der Akademie der Wissenschaften zu Leningrad, des Professors Shestakov (Jaroslawl) und des Professors A. Lebedev (Kiev) sowie in meiner Sammlung (sämtlich Paratypen). Hierher gehört auch ein 9 von Trans- caspien (ohne genaueren Fundort) der Sammlung von Radoszkovski (Mus. Krakau), das ich früher (Mon. S. 35, 36) als Varietat von facilis betrachtet habe, da mir damals weiteres Material davon nicht zu Gebote stand. co Ebenfalls ähnlich pulverosa (3°), von dem es sich so unterschei- det: Gesicht ohne Clypeus etwas länglicher, dieser aber kürzer und deshalb das Gesicht im ganzen im Verhältnis zur Breite etwas kürzer, (Länge 34, grösste Breite 33, 5, engster Augenabstand oben 19, 75, unten 12, Augenausschnittabstand 23); Fühler schlanker (Geisselglied 3==5: 4, 4—5, 5: 4). Färbung in der Regel dunkler : Gesichtszeichnung hell zitronengelb, Fühlergeissel oben dunkel gelblichbraun, unten bräunlichgelb ; Schildchen schwarz mit schmaler weisslichgelber End- binde, die Scheibe mit 2 gelben Flecken, die meistens mittelgross bis klein, selten so gross sind, dass sie fast das ganze Schildchen einnehmen, die aber auch ganz fehlen können; Schenkel HI und Schienen III innen braun gezeichnet, (erstere meist ausgedehnt, letztere mitten;) Flügel kaum milchig, fast glasklar, das Mal bräunlicher im Ton, wenn auch ganz bleich, sein Innenrand und die Radialader hellbraun; die Tergite 1-5 hinten weniger ausgedehnt gelb, die Binden bis zum Seitenrand reichend, 6 häufig mit dunkler Basalhälfte. Die Befilzung von Kopf und Thorax ist dünner und feiner. Stipites gross, breit, die Bewimperung ihrer Unterseite (im Profil gesehen) auf der Basalhälfte ziemlich dicht und viel reichlicher, auch länger, als auf der Endhälfte (etwa so wie bei minutissima 3). Die Exemplare von Merw und Dort-Kuju zeigen eine stärkere Aufhellung, wodurch sie pulverosa 3 täuschend ähnlich werden. Die Schenkel und Schienen der Hinterbeine entbehren brauner Zeichnung, das Schildchen ist ganz gelb oder es hat hinten mitten nur NOMIOIDES 199 einen + gròssen braunen Fleck, auch auf den Tergiten dehnt sich das Gelb aus (Zeichnung wie bei pulverosa). Grosse: 3,5 mm. Im übrigen wie pulverosa «.. Typen: 1 5 von Chiwa (15. 6. 1927, an Statice, Gussakovskij leg.) in meiner Sammlung; (Holotype); ferner 23 gg von Farab (8), (Tartugai 6), en Taschauss (1), Merw (4), Dort-Kuju (1), ee è Bugass bei Chami (2), und Oase Satschou ( \ (Gobi, 1) in den oben bezeichneten Sam- / mlung (Paratypen). FE Ich bin überzeugt, dass das von È ) | Se Morawitz als pulverosa 5" beschriebene 8 a o hierher gehört: Die von ihm angege- bene Zeichnung des Schildchens passt nur auf Gussakovskiji 3, überdies stammt seine Type aus derselben Ausbeute, aus der das oben genannte Exemplar von Dort-Kuju (19. 5. 89, A. Semenov leg.), in seiner hinterlassenen Sammlung steckt. Fig. 8. N. rotundiceps. Handl. © Gesicht. SEZ vati or | i ee 10 Î Fig. 9. N. Gussakovskiji n. sp. O Fig. 10. N. Gussakovskiji n. sp. 0% Gesicht. Gesicht. Die Arten rotundiceps Handl., mucorea n. sp., pulverosa Handl., galerita n. sp. und Gussakovskiji n. sp. sowie 2 weitere Arten zigriceps n. sp. und persica n. sp., (deren ausführliche Beschreibung an anderer Stelle erfolet,) sind eng mit einander verwandt und wegen ihrer weitgehenden Ähnlichkeit im Habitus, in der Färbung und in der Befilzung von Kopf und Thorax leicht mit einander zu verwechseln. Sie unterscheiden sich so : 124 - P. BLÜTHGEN oo Kopf und Thorax (ausser der gelben Zeichnung) schwarz rotundiceps Handl. Mesonotum griin (manchmal mit bunten Reflexen) Mittelfeld des Mittelsegments weiss. Zeichnung von Kopf und Thorax weiss. nigriceps n. sp. Mittelfeld des Mittelsegments schwarz. Zeichnung von Kopf und Thorax gelb 3 | Die schwarze Färbung des Kopfes beschränkt sich auf einen Fleck, der von der Scheitelhöhe bis zur Hälfte des Raumes zwischen den Nebenaugen und der Fühlerbasis hinab und seitlich nicht bis zu den Nebenaugen reicht, Scheitel seitlich und die ganzen Schläfen gelb galerita n. Sp. Kopf ausgedehnter schwarz gefärbt, insbesondere der ganze Scheitel und mindenstens das oberste Drittel der Schläfen schwarz Die gelbe Gesichtszeichnung schneidet oben in Höhe der Fühlerbasis quer ab, (die ganze Stirn ist also schwarz) Die gelbe Gesichtszeichnung zieht sich von der Fühlerbasis nach der Augenausrandung hoch, sie kann sich auch auf das unterste Viertel der Stirn erstrecken Stirnschildchen, Kopfschild und Mesonotum mit flacherer und weitläufigerer Chagrinierung und deutlichem, wenn auch gerin- gem Glanz. Gesicht nach unten deutlich verschmälert Gussakovskiji n. sp. var. Stirnschildchen und Mesonotum durch dichte Chagrinierung glanzlos, Kopfschild fast ohne Glanz. Gesicht queroval, (nach unten nicht oder kaum verschmälert) Das Gelb von Kopf, Thorax und Hinterleib ist satt zitronengelb ; Schenkel II und Schienen III braun gefleckt, Oberseite der Fühlergeissel kastanienbraun rotundiceps Handl. var. viridana Blüthg. Das Gelb von Kopf, Thorax und Hinterleib ist hell schwefelgelb, Schenkel III und Schienen III ohne braune Zeichnung; Oberseite der Fühlergeissel hell gelblichbraun persica n. sp. Kopf hinter den Augen geradlinig abgeschragt. Schildchen dicht chagriniert, glanzlos mucorea n. Sp. NOMIOIDES Kopf hinter den Augen in flach konvexer Linie verschmälert. Schildchen wenigstens teilweise + glänzend Das unterste Viertel der Stirn ist gelb gefärbt pulverosa Handl. var. subgalerita n. var. Die Stirn ist (mitten) mindestens bis zur Höhe des oberen Randes der Fühlergruben hinab schwarz gefärbt Schenkel III und Schienen III nicht braun gezeichnet; Nähte des Kopfschilds nicht dunkel gefärbt; Tergitbinden schmaler und seitlich mehr abgekürzt, Tergit 4 ohne Binde. Gesicht länger und nach unten weniger verschmälert; die obere Grenze der gelben Färbung der Gesichtsseiten zieht sich unmittelbar von der Fühlerbasis nach dem oberen Augenende hoch | pulverosa Handl. Schenkel HI und Schienen HI teilweise gebräunt; Nähte des Kopischilds braun; Tergitbinden breit, auch Tergit 4 in der Regel mit einer Binde. Gesicht kürzer und nach unten stärker verschmälert, die obere Grenze der gelben Färbung der Ge- sichtsseiten verläuft von der Fühlerbasis zunächst eine Strecke horizontal und zieht sich erst dann zur Augenausrandung hoch. Gussakovskiji n. sp. cie. Gesichtsseiten nicht hell gezeichnet, Zeichnungen von Kopf und Thorax weiss | nigriceps n. sp. Auch die Gesichtsseiten hell (gelb) gezeichnet Gesicht kreisrund Gesicht nach unten + verschmälert. Scheitel und namentlich das Mesonotum mit deutlichem Glanz Stirn und Scheitel glanzlos, Mesonotum fast ohne Glanz (seidig matt) rotundiceps Handl. Scheitel und Mesonotum mit deutlichem Glanz, Stirn seidig matt persica n. sp. Gesicht viel länger als breit, Kopfschild höher als breit galerita n. sp. Gesicht wenig länger als breit, Kopfschild breiter als lang Kopfschild sehr wenig vorgezogen. Schenkel JI] und Schienen IT in der Regel braun gezeichnet; Schildchen in der Regel + ausgedehnt schwarz gezeichnet Gussakovskiji n. sp. Kopischild kräftig vorgezogen. Schenkel III, Schienen III und Schildchen nie dunkel gezeichnet pulverosa Handl. 125 x AES 126 P. BLÙTHGEN 6. Nomiodes karachensis Ckil. var. desertorum Blüthg. 5 (neu). Kopf und Thorax metallisch dunkelgrün, (Scheitel und Mesonotum in gewisser Beleuchtung mit gelblichgrünem Schein ;) Kopfschild nebst seinen Seitenstücken, Oberlippe, Oberkiefer, (mit Ausnahme der roten Spitze,) Fühlerschaft, (mit Ausnahme der braun gestreiften Endhälfte der Oberseite,) Pronotum nebst Schulterbeulen und ein Fleck der glashellen Flügelschuppen weisslichgelb, die Verbindungsspangen zwi- schen dem Hinterschildchen und der Flügelbasis weisslich ; Schildchen und Hinterschildchen ohne helle Zeichnung ; Fühlergeissel hell braun- gelb, oben kastanienbraun; Tergite 1-5 bleich schwefelgelb, ihr nieder- — gedrückter Endteil durchsichtig farblos, die abschüssige Basis des 1. Tergits (einschliesslich der konvexen Übergangspartie zwischen ihr und der Scheibe) schwarz mit grünem Metallschimmer ; schwarz gefärbt (ohne grünen Schimmer) sind ferner ein kleiner ovaler Querfleck bei- derseits am Ende de Scheibe des 1. Tergits (auf dem Ende der Beulen), die Basalwulst des 2. bis 5. Tergits, eine seitlich erweiterte, schmale Querbinde auf dem 2. Tergit (unmittelbar der Basalwulst anliegend) und das Basaldrittel der Scheibes des 3. bis 5. Tergits; Tergit © rost- gelb; Sternite braun; Schenkel braunsch warz mit grünem Metallschimmer, am Ende schwefelgelb, Schienen blass schwefelgelb, III hinter der Mitte an der Unterkante beiderseits braun gefieckt, Tarsen weisslichgelb; Flügel milchigweisslich, Adern und Mal bleichgelb. Die Behaarung des Körpers ist überall weiss; auf Kopf und Thorax scheint sie nach den vorhandenen Resten so zu sein: Die Schläfen und die Pleuren sind schimmelartig dicht fein befiltz, Mesonotum und Schildchen haben eine reichliche, mittelmässig lange, kurz gefiederte, aufrechte Behaarung, ersteres ausserdem längs dem Seitenrand und vor dem Schildchen eine dichte, kurze, schuppenartige Pubeszenz; von der Gesichtsbehaarung sind nur Reste einer spärlichen, langen, abstehenden Behaarung um die Fühlerbasis herum erhalten; das Hinterschildchen hat mitten einen lockeren, quastenartigen Büschel langer, aufrechter Behaarung ; die Seitenfelder und die Seitenpartie des Stutzes des Mittelsegments sind dicht und ziemlich lang abstehend behaart; die Scheibe des 1. Tergits ist seitlich dicht kurz abstehend behaart, die Tergite 5 und 6 und die Seiten des 4. Tergits haben eine dichte, sehr lange, nach hinten gerichtete Behaarung ; die Beinbehaarung ist reichlich und lang; ob die Sternite behaart sind, lässt sich an der Type nicht erkennen. Gestalt langgestreckt, aber robust; Kopf so breit wie der Thorax, NOMIOIDES aor et von oben gesehen hinter den Augen stark in zugleich flach konkaver Linie verschmälert, sodass die Augen seitlich hinten stark vorstehen, auch die Schläfen im übrigen flach konkav ausgehöhlt, Gesicht viel _ länger als breit, (Länge 60, Breite 53, Breite in der Augenausrandung 38, Augenabstand oben 27, unten 24), die Netzaugen innen tief winklig ausge- - schnitten; Glied 3 der Fühlergeissel wenig kürzer als breit, 4 ff. etwas länger als breit; Schildchen gewölbt, Hinterschildchen mitten bucklig; Mittelsegment kaum kürzer als das Schildchen ; Hinterleib langgestreckt, schwach keulenförmig, oben abgeflacht, die Tergite mit schwach kon- vexer Scheibe und eingedrücktem, von ersterer gut abgesetztem Endteil, 2 und 3 an der Basis nicht eingedrückt, Tergit 1 um !/, breiter als lang, nach vorn schwach verschmälert. Kopfschild glänzend, mit sehr _ feiner, ziemlich dichter, obsoleter Punktierung ; Stirn chagriniert, unten deutlich (hier deshalb schwach glänzend), oben schwächer (hier glän- zend), Scheitel obsolet chagriniert, glänzend, beide mit zerstreuter, mikroskopischer, nur in gewisser Beleuchtung bemerkbarer Punktie- rung; Schläfen glatt, glänzend; Kopfunterseite dee n dicht fein nadelrissig und zerstreut punktiert, Gesiht. seidig mattglanzend. Mesonotum glatt und glänzend, mit zerstreuter, stellenweise dichterer, ungleichmässiger, feiner und sehr feiner, flacher und unscharfer Punktierung, Schildchen ebenso, hinten aber dichter punktiert; Mesopleuren mit dichtem, sehr deutlichem Netzchagrin und zerstreuter flacher Punktierung, glanzlos. Horizontale Partie des Mittelsegments mit sehr dichter, sehr feiner Chagrinierung, ohne erhabene Runzeln, glanzlos. Abschüssige Basis des 1. Tergits glatt und glänzend, Tergite 1 bis 3 im übrigen mit dichtem Punktchagrin und glanzlos, die Enddepressionen schwächer chagriniert und glänzend, die folgenden Tergite auf der Scheibe immer flacher und were chagriniert und glänzender. Grosse: 5,5 mm. Type (Unicum): 1 © von Gialo (Cyrenaica, 7. 1931, Miss. Zool. a Cufra) in Museo Civico di Storia Naturale in Genua. Dieses «7 gehört ohne Zweifel zu der oben bezeichneten Art, die ich nach dem 9 (ebenfalls einem Unicum) aus Südostalgerien (Temassinin) in Stettin. Entomol. Zeitung 86, 1925, pg. 88 beschrieben habe, Sealy ap ee; Tr Se sg Siponto al 1 3 dal Bollettino dle Società landi tain | Pubblicato il 31 Marzo 1934, Anno XII. a Conto corrente colla Posta) “MEMORIE DELLA. SOCIETÀ ENTOMOLOGICA u TARTANA: VOLUME XII. - 1988 AA II 5 TE Re De SOMMARIO Markewitsch A. — Descrizione di due specie nuove - di Froasiins ler dalla is pe N, Parassiti) 15. + Pag. 129 Vitale F. --- Contributo alla biologi del Brachycerus | | | dla Cb tn; pue AR Navas L. — Insetti neurotteri e ani del Pieuiinie: x 150 Guiglia D. e Capra F. — Rassegna delle Vespe Italiane:-. |> «103. i; Moretti G. — Nuovo materiale per lo studio dei Chi- as | ronomidi italiani . . . we 160 o Baliani A. — Studi sulle À nat agiatiohé (Col. Carab) con descrizione di nuove specie . . . 2188 "9 Grandi G. — In morte di Andrea Fiori. . . . . > 209 a Giordani Soika A. — Labus ed Fumenes nuovi ‚o it -poco noti (Hym. Vespidae). . . . . . scr ZI Si Moretti G. B. — Esperimenti sulla ricostruzione di = à foderi larvali dei Tricotteri ... . ; ey 229 ® Zachvatkine A. — Sur quelques Homopteres SAI È sants de la faune italienne . . ‘Lamb ee 200, Rocci U. e Turati E. .- Le Leucinidi del en zeae Dup. e la cosidetta « Nottua del grano- turco». Parte 12, 2 LE CR oie pia te Goi at 273 Dott. Fabio Invrea - Direttore responsabile | CC GENOMA % NT UT NE ee ee, Arti Grafiche COMMERCIO tt 1934 129 DOTY. ALESSANDRO MARKEWITSCH (Leningrado, Istituto di Pesca e di Piscicultura ) DESCRIZIONE DI DUE SPECIE NUOVE DI ERGASILUS PROVENIENTI DALLA RUSSIA (U. R. S. S.) (Copepodi parassiti ) Studiando la fauna parassitaria che abita sui pesci del Distretto di Leningrado, da materiali raccolti nel 1932 dai membri della Spedizione per l esplorazione dei Laghi di quel Distretto, organizzata dall’ Istituto di Pesca e di Piscicultura, di cui ho | onore di dirigere le ricerche parassitologiche, sono riuscito ad accertare la presenza, in parecchi dei Laghi menzionati, di Copepodi parassiti, relativamente minuti, appar- tenenti al genere Ergasilus Nordmann. Soltanto dal loro aspetto esterno i Copepodi in questione si distinguono già -dall’ Ergasilus Sieboldi Nordmann, che è sparso ampiamente nei bacini d’ Europa. Un esame più accurato di questi Copepodi ha dimostrato che questa volta si aveva da fare con una specie nuova, di cui manca ancora la descrizione nella letteratura, e che propongo di specificare col nome del distinto carcinologo italiano, Prof. Alessandro Brian che tanto ha cooperato a fare conoscere questo ramo di scienze naturali. A malgrado della sua determinazione affatto recente, |’ Ergasilus Briani nov. sp. 6 stato bene spesso accertato su parecchie specie dei nostri pesci dulcaquicoli e fu trovato molto diffuso nei bacini dell’ U. RSS: eos Questo fatto mi fa supporre che l Ergasilus Briani abiti pure, senza alcun dubbio, sui pesci provenienti dai bacini dell’ Europa cen- trale per quanto non vi sia stato ancora osservato dagli investigatori. Sebbene qualche specie del genere Ergasilus (E. trisetaceus, E. Suer- becki, E. Hoferi) sia stata descritta, come abitante sui pesci di acqua dolce dell’ Europa Centrale, un esame più dettagliato le fece tuttavia riconoscere per la specie da molto tempo nota di Ergasilus Sieboldi Nordmann (Neuhaus 1929, 1932; Markewitsch 1931). Invece l Ergasilus Wilsoni nov. sp. che mi accingo a descrivere qui, è stato notato di già nel 1931 sulle branchie di Leuciscus Brandti Djbowski, fra i materiali. parassitologici raccolti nei bacini del mare d’ Okotsk e di quello del Giappone, ma siccome gli esemplari di questo Copepodo erano stati trovati in uno stato molto cattivo di conservazione, Mem. Soc. Entom. It. XII, 31-VIII-1933 9 130 ALESSANDRO MARKEWITSCH fu impossibile descriverli fino al momento nel quale io pervenni a pro- curarmene altri campioni, catturati sulle branchie di Leuciscus Brandti e conservati nelle collezioni dell’ Istituto di Zoologia (l'antico Museo _Zoologico) dell’ Accademia delle Scienze dell’U. R. S. S. Fam. ERGASILIDAE Claus, 1875. Subfam. ERGASILINAE Wilson, 1911. Genus Ergasilus Nordmann, 1832. 1) Ergasilus Briani nov. sp. In primo luogo il corpo si presenta snello e allungato in forma di violino, forma che è caratteristica per i parassiti di questa specie. Fig. 1 - Ergasilus Briani nov. = sp. © visto dalla faccia Fig. 2 - Ergasilus Briani © dorsale. visto da lato Un’altra particolarità che colpisce gli occhi fin dal primo momento, consiste in ciò che il 5° paio di piedi natatori rudimentali non è rap- ERGASILUS 2331 presentato in questa specie che da un piccolo tubercolo appena visibile la cui sommità è provvista di una setola sola, ciò che distingue detta specie in modo bene spiccato dall’ Ergasilus Sieboldi. Tanto per la | forma del suo corpo quanto per la struttura del 5° paio di piedi, l Ergasilus Briani ricorda la specie americana Erg. versicolor Wilson 1911, dalla quale si distingue tuttavia per le dimensioni e per la struttura dei pezzi boccali, come pure per la struttura e |’ armatura deile quattro prime paia di zampe natatorie, della furca ecc. Il capo fuso col primo segmento toracico, non costituisce con quest’ultimo che una sola porzione, in forma di violino, coperta dalla carapacia e avente la parte anteriore pit lunga che la posteriore. I segmenti toracali liberi diventano, a poco a poco, più stretti verso il termine posteriore del corpo, e sono tutti di differente lunghezza (5:4:3), ciò che li distingue pure dall’ Ergasilus versicolor. L'ultimo segmento toracico (il 5°) molto corto, non è fuso col segmento genitale. Il segmento genitale è notevolmente allungato, va diminuendo, progressivamente di larghezza verso il suo termine posteriore, e si lascia vedere abbastanza bene nella preparazione. Esso raggiunge in lunghezza 0,08 - 0,09 mm. con una larghezza massima di circa 0,075, - 0,082 mm. I sacchi oviferi sono ordinariamente un poco più corti che il corpo: L’addome è tri-articolato e ragguardevolmente sviluppato in lunghezza. ‘Gli articoli sono rettangolari, tutti e tre di uguale larghezza. L’addome mostra una lun- ghezza presso a poco uguale a quella del segmento genitale. La lunghezza di ciascuna delle la- melle caudali è tre volte la sua larghezza e rappresenta quasi la lunghezza dei due ultimi seg- menti dell’ addome misurati in- sieme. Le lamelle caudali portano Fig. 3 - Il segmento genitale di un esemplare See ug RUCHaG n Kin: di Ergasilus Briani. ghezza. Due setoline assai pic- cole, che non si scoprono sempre colla medesima facilità, si trovano sulla faccia ventrale di ciascuno dei rami della furca. Wilson non ha punto segnato queste due setoline 192 ALESSANDRO MARKEWITSCH nella specie Ergasilus versicolor. Le antennule sono sei-articolate e ab- bastanza corte. Mentre che nell’ £. versicolor «the second joint is the largest » (Wilson, 1911, p. 341), non si sarebbe sicuri se attribuire il me- desimo carattere particolare all’ Ergasilus Briani. Confrontando il nostro disegno della prima antenna di Ergasilus Briani col disegno cor- rispondente di Erg. versicolor, fatto da Wilson (1911 Tav. 45, fig. 80), si può altresì scorgere qualche carattere particolare della struttura degli altri articoli e del modo con cui questi ultimi sono armati di setole. Quanto al numero delle setole su ciascuno degli articoli, si può soltanto far osservare che sono portate, nella maggior quantità, dal se- condo articolo e in quantità un po’ minore dal | sesto. || A riguardo delle setole isolate, è curioso di | | \ | | | | notare la presenza, sul lato interno del quarto \\ | Bil articolo, nell’E. Briani, di una robusta setola, bi = Te >} che si trova anche in parecchie specie del genere Fig 4 - Urosoma ao ; : : > esemplare di Erga- Ergasilus. Quanto al primo articolo non vi ho lie Brioni mai scorto le tre setole che sono caratteristiche per I’ Ergasilus Sieboldi, per l'Ergasilus confusus Bere (') ecc., sebbene mm, Fig. 5 - Antennula di Ergasilus Briani. (1) Bere, Ruby. Copepods parasitic on fish of the trout Lake Region, with descriptions of two new species. Transact. Wiscons. Acad. of Sc., Vol. XXVI, 1931, ERGASILUS | | 133 io non voglia pretendere di fissare il numero esatto delle setole, portate da ciascuno degli articoli dell’ antennula. Le antenne sono molto lunghe e ricordano in generale quelle di Ergasilus versicolor. D’ altra parte noi troviamo anche caratteri essen- zialmente particolari nelle due specie sopra confrontate, poichè la seconda antenna di Erg. versicolor è 3 - articolata mentre quella di Erg. Briani è 4- articolata, come lo facciamo vedere sul nostro disegno (cf. Fio. 6). a Il primo articolo (basale) della seconda antenna, nell’ Erg. Briani, porta sulla sua estremità distale una spina uguale a quella che noi scorgiamo nell’ Erg. Japonicus Harada 1930 ('). | Non & meno interessante di notare che nell’ Erg. Briani le antenne del 2° paio sono sempre dirette in avanti e man- tengono la posizione riprodotta dai nostri di- segni, mentre che nel- ’Ergastlus Sieboldi, per esempio, nello stesso modo che in parecchie altre specie, esse si vol- gono verso la parte po- steriore del corpo. Apparato boccale. La struttura dell’ apparato boccale di Erg. Briani ricorda quella dei pezzi boccali di Erg. Sieboldi. Le mandibole sono rappresentate da un’ ampia lamina e terminano | con due appendici. Una di queste appendici (pal- po), sufficiente mente stretta e lunga, è armata di setole corte, disposte su tutta la lunghezza | del lato interno. La se- li = >» ti conda appendice (cut- | ; ting blade) è abba- Fig. 7 - Pezzi boccali di Ergasilus Briani. stanza larga ed il suo lato interno porta simili setole corte e a punta. Sul margine esterno di quest’ appendice si Fig. 6 - Antenna di Ergasilus Briani. il oe WN Lg ; Ut 54 we u Br dute (1) Hara I. A new Copepod species parasitic on Formosan fresh-water fishes. Journ. Soc. of Tropic. Agricolture, 2; 71-76, 1930. ‘134 ALESSANDRO MARKEWITSCH distinguono, soltanto alla condizione di un ingrandimento molto forte, brevi dentelli. Se l'ingrandimento è debole, il margine esterno di questa appendice, avente la forma di una foglia, sembra esser comple- tamente unito. È molto possibile che i dentelli esterni appartenga- no ad un’altra appendice, dispo- sta al di sotto della precedente, sebbene quanto a me personal- mente, lo metto in dubbio. Tutte due le maxillae non si distinguono punto, per la loro struttura, dalle mascelle delie al- ‘tre specie appartenenti al mede- simo genere Ergasilus. Piedi natatorii. — Ad ecce- zione dell’ esopodite del 4° paio, tutti gli altri rami di piedi nata- torii, sono tri-articolati. Il 5° paio di piedi, come già abbiamo detto; è rappresentato da piccoli tuber- x coli di cui ciascuno è armato di una sola setola robusta. Il numero delle setole e delle spine, da ciascuno degli articoli delle zampe natatorie, è dato dalla Fig. 8 - Primo paio di piedi natatori di Ergasilus Briani. La lunghezza del Copepodo, misurata dal margine anteriore del cephalon fino alla base delle setole apicali della coda, mm. portate tabella Endopodite seguente : | TABELLA I Esopodite | Fark | lat 1 Di ui alii ar II art II art I art 2 (cb) œ feb} 2 © Ke.) © oO = oO = © = oO = 1° paio 0 1 1 Lora 1 0 ia. 0a eo. a a eae 6 | 411: | en ee ee 0 N È © III art STI a = She 412 4 DE 2 | 1 AS di 0,95 - 1,1 ERGASILUS 2 135 Distributio et Habitat. — Per la prima volta ho trovato l’Ergasilus Briani durante l’ esplorazione del Lago di Lembolovo (Distretto di Leningrado), (17, V - 22; V 1932) sulle branchie di Osmerus eperlanus var. spirinchus Pallas. Gli esemplari che vi furono raccolti hanno ser- vito precisamente di tipo alla descrizione dell’ Ergasilus Briani. Fig..9 - Secondo paio di piedi Fig. 10 - Quarto paio di piedi natatori di Ergasilus Briani. natatori di Ergasilus Briani. Nel corso dell’ esame dei materiali parassitologici raccolti dalla Spedizione per l'esplorazione dei laghi, ho potuto constatare la pre- senza del Copepodo in questione in parecchi altri laghi del distretto di Leningrado come pure nel Golfo di Finlandia. Queste ricerche dimo- strarono che l Erg. Briani abita non soltanto sugli «Eperlani » (Osme- rus eperlanus var. spirinchus), ma anche su parecchie altre forme di pescj come «l’ Abramide » (Abramis brama), il « Gardone » (Rutilus rutilus), il « Carassio » (Carassius carassius), « V Alburno » (Alburnus alburnus) e il « Gobione » (Gobio gobio). Habita altresì su alcune altre specie di Ciprinidi. All’infuori del distretto di Leningrado si è pure accertata la presenza dell’ Ergasilus Briani nei bacini di Carélie e sui pesci (Caras- sius carassius), provenienti da alcuni stagni di Ucraina, situati presso a piccoli fiumi, affluenti del Bug del Sud, sul suo corso mediano. Si vede chiaramente dunque che I’ Ergasilus Briani è sparso in proporzioni considerevoli sul territorio dell’ U. R. S. S. e che non biso- gnerà meravigliarci se si andrà accertando ugualmente la sua presenza nei bacini dell’ Europa centrale. 136 ALESSANDRO MARKEWITSCH Ergasilus Wilsoni nov. specie. Caratteri particolari della femmina adulta. - Cefalo-torace rigon- fio, in qualche esemplare quasi sferico, ciò che ricorda la 7hersitina gasterostei Pagenstecher. Il capo diminuisce bruscamente di larghezza verso la sua estremità anteriore e s’ allunga formando un « collo » più Fig. 12 - Urosoma di Ergasilus Wilsoni, visto dalla faccia dorsale. Fig. 11 - Ergasilus Wilsoni, nov. sp. visto da lato. o meno lungo che porta le antenne. Il primo segmento toracico è fuso col cephalon. Tutti gli altri segmenti toracali sono liberi e separati ben distintamente Il’ uno dall’ altro. Il segmento genitale ricorda per la sua forma un barile, e la sua. larghezza è qualche poco superiore a quella dell’ ultimo segmento toracale. L’addome è tri-articolato e va diminuendo progressivamente ERGASILUS 137 di larghezza verso la sua estremita posteriore. I due ultimi segmenti sono di uguale lunghezza, mentre il primo segmento addominale è molto più lungo che gli ultimi misurati separatamente. Le lamelle caudali mostrano una lunghezza quasi uguale a quella deil’ ultimo seg- _ mento addominale o anche un poco superiore a quella. Ciascuna di queste lamelle porta 4 setole di dimensioni molto differenti. La setola disposta all’interno è la più lunga e robusta, particolarità che è carat- teristica anche per le altre specie di Ergasilus. | I sacchi oviferi hanno l’aspetto di una ellisse molto allungata Confrontati colle dimensioni del Copepodo sono relativamente e abba- stanza massicci e la loro lunghezza è abitualmente inferiore a quella del corpo. La lunghezza del Copepodo dal principio del cephalon fino alla base delle setole caudali è di 0,7-0,9 mm. Le antenne del 1° paio (antennule) sono brevi e 5 - articolate, poichè gli articoli 1° e 2° nell’ Ere. Wilsoni sono fusi, sebbene si possa ugual- mente tracciare un limite tra loro due. Non c'è dunque nulla di sor- prendente in questo che tale articolo così fuso, oltrepassi tutti gli altri in dimensione e che sia più densamente setifero, portando setole Fig. 13 - Antennula di Ergasilus Wilsoni. di dimensioni molto differenti. L’ ultimo articolo è il più piccolo, sebbene dal punto di vista della | densità delle setole che porta, occupi il 2° posto tra gli altri articoli. Fig. 14 - Antenna di Ergasilus Le antenne del 2° paio sono molto corte e Wilsoni. 4-articolate. L’ articolo basale è assai rigonfio e fortemente saliente, oltrepassando di molto il margine dell’ antenna. Il n secondo articolo è più stretto, molto più lungo e un poco ricurvo. 138 ALESSANDRO MARKEWITSCH Gli altri due articoli formano un artiglio aguzzo e assai ricurvo. Le mandibole di Ergasilus Wilsoni non presentano alcun carattere essenzialmente particolare che le distingua dalle mandibole dell’ Erg. Briani, come ben si scorge sui disegni. Si può soltanto notare che il ramo superiore dall’ aspetto di una foglia, portato dalla larga lamina basale, è armato sul suo margine esterno di dentelli più distinti che quelli che noi osserviamo nell’ Erg. Briani, e che possono bene ap- partenere al palpo esterno, disposto sotto il ramo superiore qui sopra menzionato. Fig. 15 - Pezzi boccali di Ergasilus Wilsoni. Le prime mascelle (maxillae) sono ridotte a una piccola lamina posta tra l’ articolo basale della mandibola e quello della seconda ma- scella. Lasciando da parte le due setole, che sono caratte- ristiche per le altre specie del genere Ergasilus, si vede qui, più vicino del margine in- terno, una protuberanza ben distinta che porta una breve setola. Tutte queste setole non diventano bene visibili che in una preparazione nella quale si sia riusciti a liberare la mascella in questione dai tessuti che la circondavano e dai pezzi boccali. È molto difficile esaminare la struttura della prima mascella nella pre- UR Le \ \ Fig. 16 - Primo paio di piedi natatori di Ergasilus Wilsoni. parazione in foto. Prescindendo dall’Erg. Wilsoni, mi è accaduto d’ os- servare una struttura analoga della prima mascella negli esemplari ERGASILUS 139 di Erg. nanus, raccolti sulle branchie di Caspialosa pontica prove- _nienti dal bacino del Mare Nero. Questi ultimi mostrano una pro- tuberanza interna ancor più distintamente pronunziata e portano una robusta setola, mentre che il ramo esterno, dall’aspetto di una lamina, è armato di 3 setole, invece di 2 come si trovano in Erg. Wilsoni. La seconda ma- scella ( maxilla ) di Erg. Wilsoni con- siste in una larga lamina basale, dalla quale prende origine un articolo termina- le, molto curvato in alto, portante qual- che fila di robuste setole densamente disposte. | Le prime 4 paia di piedi natatori sono bi-ramose, con rami interni ed esterni egualmente tri - articolati, eccezione fatta dell’esopodite del 49 paio, che non è che bi - articolato, come si osserva pure in passons | altre specie. Il numero delle setole e delle spine è n dalla seconda Tabella. Fig. 17 - Secondo paio di piedi natatori di Ergasilus Wilsoni. TABELLA I Do Esopodite Ev dopedive Al a pani ati | Mai Piedi natatori et Lars ee Ee et ae pilates res 2 a 2 a 2 ao o @ = ® 2 = 83/8 15/8/8138) 2/8/81 8) 5 1° paio DE RE GS ONE EE OR FO 2 BY pain: e Pa LES POO 1000 GEL D Een a 3° paio 0 0 1 0 6 0 1 0 2 0 4 3 4° paio di I caratteri particolari della struttura dei piedi natatori sono ripro- dotti sui disegni qui uniti. Il 5° paio di piedi natatori è molto ridotto, e non è rappresentato che da un solo articolo eccessivamente minuto, 140 ALESSANDRO MARKEWITSCH provvisto sulla sua estremità distale di una sola setola, d’ altronde robusta e lunga. Distributio et Habitat. Fuorchè gli esemplari raccolti sulle branchie di Léuciscus brandti Dybowski nella baia di Ste Olga 14 - V - 1931, ho trovato anche i Copepodi della specie descritta sulle branchie di qualche esemplare di Z. brandti conservato nelle collezioni del Museo Zoolo- gico dell’ Accademia delle Scienze dell’U. R. S. S. sotto i numeri qui sotto registrati: N.° 17556. Baia di Ste Olga, Mare del Giappone, Spedizione dell’ Estremo Oriente di Soldator e Pavlenko, 14 - VI - 1913. N.° 12784. Wladivostok. P. Schmidt. N.° 12782. Baia Stschastje (della felicità) (prope Ostium fl. Amur) V. K. Brashnikov, 1902. Gli esemplari provenienti da quest’ rina collezione hanno servito di tipo alla descrizione di Ergasilus Wilsoni. Nota. Il Leuciscus brandti Dybowski e le specie affini abitanti il Mare del Giappone sono le sole forme marine dei Ciprinidi, che si trovano nel mare molto lontano dalla foce dei fiumi. Il Leuciscus brandti è diffuso lungo tutte le coste del mare del Giappone, come pure in parecchie regioni del mare di Okhotsk. Lo si rinviene pure presso le coste orientali del Giappone, a Formosa, nel distretto di Zugara presso le coste orientali e occidentali della Corea. È stato citato ugualmente tra i pesci sparsi al Nord della Cina. Una questione di grande interesse dal punto di vista della Zoogeografia sarebbe di sapere se I’ Erg. Wilsoni non abita che le branchie di Leu- ciscus brandti, oppure se provenga altresì dalle branchie dei pesci di altre specie. | | Fig. 18 - Quarto paio di piedi natatori di Ergasilus Wilsoni. RÉSUMÉ L’ auteur décrit deux nouvelles espèces de Copépodes parasites de poissons : | Ergasilus Briani et V Ergasilus Wilsoni. La première ressemble à |’ Ergasilus Sieboldi Nordmann, tout en étant bien différente à cause surtout de la structure de la 5.me paire Side: pattes, représentées i ici par un petit tubercule portant 1 une raat soie. | Son corps est long de 0,08 a 0,09 mm. et habite sur di 2 espèces de poissons dulcaquicoles provenant des bassins de I’ U. R. S DE La deuxième espèce ( Erg. Wilsoni J se distingue de la précédente _ par son céphalothorax bien renflé presque sphérique et par la structure | particulière de ses appendices que P auteur nous decrit en détail. Son corps est long de 0,7 à 0,9 mm. Elle provient de la Mer d’ Okhotsk — = et de la Mer du Japon; son hôte est le Leuciscus Branati BEES SRE, 142 GEOM. FRANCESCO VITALE CONTRIBUTO ALLA BIOLOGIA DEL BRACHYCERUS ALBIDENTATUS GYLL. (Col. Curcul.) Nella mia qualita di Delegato fitopatologico, ho sempre dovuto occuparmi della biologia di molti insetti, alcuni dei quali nocivi alle piante od ai prodotti agricoli, e fortunatamente con risultati importanti. e nuovi, sia nel campo pratico, che in quello puramente scientifico. Per ragioni appunto di ufficio, ho atteso allo studio del Brachy- cerus albidentatus Gyll., in occasione cioè di una forte distruzione di bulbi di aglio commestibile (Allium sativum Lin.) avvenuta nel 1919 negli orti della Città di Messina. Prima di iniziare quegli studii, ho voluto consultare gli entomologi che si erano occupati dei parassiti di tale Gigliacea, ed ho potuto conoscere che erano le specie del Gen. Brachycerus Oliv., quelle accu- sate di danni ai bulbi dell aglio. Ho notato però, che delle divergenze si riscontrano in questi autori, per ciò che riguarda interessanti dettagli su le varie fasi biologiche dei Brachycerus. Riassumo qui appresso le notizie biologiche fornitemi dai varii autori che si sono direttamente occupati della vita del Brachycerus albidentatus Gyll., trascurando di citare i molti altri entomologi che hanno studiato le altre specie del Gen. Brachycerus Oliv., su le Gigliacee, e dei quali riporterò alcuni risultati in seguito. Brachycerus albidentatus Gyll. Uovo. — Perris C.: Suppone che la © deponga le uova «à la base des feuilles radicales, soit en Septembre ou Octobre, soit en Mars ou Avril > (‘). Larva. — Ghiliani V.: Dice che a Catania vive nel bulbo dell’ A/- lium sativum Lin. (*). Leprieur E.: Conferma tale osservazione (). —- Perris E.: Riceve dalla Corsica dal Damry dei bulbi di Allium sativum Lin, attaccati dalle larve del Brachycerus albidentatus Gyll. (1) Perris C. — Notes sur les métamorphoses du Brachycerus albidentatus Gyll. - An. delle soc. Ent.-de France; 1853, piss 132. (2) Ghiliani V. — /nsetti di Sicilia determ. dal Sig. Ghiliani. - Atti dell’ Acc. Gioenia Sc. Nat. Catania, XIX (1842). (3) Leprieur E. — Métamorphoses des Brachycerus - An. Soc. Ent. Fr. 1876, Bull. pag. LXII. . BRACHYCERUS ALBIDENTATUS 143 Ninfa. — Ghiliani V.: Ha osservato che a Catania le metamorfosi ‚da larva in ninfa e poi in imagine avvengono entro il bulbo dell’ A/- lium sativum Lin. — Leprieur E.: Anche per quest’ autore la metamor- fosi avviene ove l’ osservò il Ghiliani. — Perris E.: Ha osservato in Francia che « elle (larve) deja adulte ne tarde pas à quitter la plante nourricière pour s’enfoncer dans le sel envirronnant et y subir ses métamorphoses. ». — Damry: Ha potuto osservare lo stesso fatto in Corsica (citato dal Perris). | Come si scorge, la divergenza più sostanziale fra i primi due autori e gli altri due, consiste nel posto in cui la larva subisce la sua trasfor- mazione. A tal riguardo, consultando i vari lavori che ho potuto pro- curarmi, risulta che Abeille de Perrin (citato dallo stesso Perris) assicurò questi, che la larva del Brachycerus algirus Fab., si trasforma in ninfa nel bulbo: Ancey, secondo quanto assicura Westwod, osservò la larva del B. algirus Fab. nei bulbi dell’ Allium sativum Lin., in cui subisce le sue metamorfosi ('). Baron, ha mostrato la larva del Brachycerus Pradieri Fairm., alla Soc. Ent. di Francia, come raccolta nelle sabbie d’ Olonne, nei bulbi dell’ Allium sphaerocephalum Lin. () ove la larva si trasforma in ninfa entro i detti bulbi (). -— Grouvelle dopo poco osservò una ninfa di tale insetto nei bulbi della suddetta pianta nello stesso . posto (‘). — Picart trovò la larva del Brachycerus undatus Fab., a danneggiare i bulbi dei Narcisi coltivati ad Antibo, e la tra- sformazione in ninfa avveniva tanto fuori del bulbo che nel bulbo | stesso (’). Dall’ anzidetto si può concludere: x 1.° L’uovo del Brachycerus albidentatus Gyll., è stato soltanto osser- vato dal Perris, il quale ritiene che per i Brachycerus in generale «la femelle pond un oeuf à la base des feuilles radicales >. 2.° Tale deposizione avviene nel Settembre ed Ottobre, o nel Marzo ed Aprile. 3.° Tutte le larve di Brachycerus si nutrono dei bulbi delle Gigliacee. (1) Westwod 1. O. — An Intr. to the modern class. of insects London 1839 Tom. I, pag. 340. (2) Baron. — Des conditions dans lesq. vit la larve du B. Pradieri - An. Soc. Ent. de Fr. 1875, Bull. pag. CLV-CLVI. (3) Albert Fauvel. — Annuaire Entomologique 1876, pag. 120. (4) Grouvelle A. — Note sur la nymphe du B. Pradieri - An. Soc. Ent. Fr. 1875, Bull. CLXII. . (5) Bargagli P. — Rassegna biologica dei Rincofori Europei. - Firenze 1883-84, mec pag. 84. 144 F. VITALE 4.° La metamorfosi da larva in ninfa si compirebbe : a) nel bulbo (Ghiliani, Ancey, Leprieur, Abeille de Perrin, Grou- velle, Baron, Picart). — 5) nel terreno (Perris, Damry, Picart). | Da quanto precede possiamo dedurre, che contrariamente all’ affer- mazione del Perris, la regola generale &, che la metamorfosi da larva. in ninfa, delle specie mediterranee del Gen. Brachycerus Oliv, avviene nei bulbi ed eccezionalmente nel terreno. ‘ Nel 1919 gli orticultori messinesi ebbero danneggiate le piantagioni di aglio da alcune larve (vermi in vernacolo) che ne rodevano gran parte del bulbo, rendendolo non commerciabile. Nella necessità di studiare la causa di tale malanno ho cercato di ottenere una certa quantità di bulbi danneggiati, e facilmente mi fu dato di raccoglierne oltre un centinaio. Molti di tali bulbi, nella seconda quindicina di Giu- gno, contenevano l’insetto allo stadio larvale ; solo qualcuno presentava la ninfa da poco trasformata (28 Giugno). Messi tutti i bulbi sotto coppe di vetro, adagiati su terriccio ‘ben crivellato, ho atteso lo sviluppo. Dopo pochi giorni le ninfe comincia- rono a colorirsi nei tegumenti, mostrando chiaramente la futura ima- gine, che ho subito riconosciuta per quella. di un Brachycerus. Chieste poscia notizie agli orticultori sull’ epoca nella quale ave- vano osservato gli insetti, e quella nella quale si inizia da noi la cul- tura della Gigliacea, tutti concordemente mi hanno assicurato che I in- setto lo trovano soltanto allorquando distaccano i bulbetti (spicchi) dal bulbo principale per piantarli a dimora, e che la piantagione si fa dopo le prime pioggie autunnali nel Settembre ed Ottobre. Con la scorta di tali notizie avrei desiderato iniziare le ricerche nel Settembre 1919, ma ragioni professionali mi obbligarono a rimandarle al Marzo 1920. In quest’ epoca nei vecchi bulbi di aglio si trovava qualche rara imagine di 5. algirus Fab., forse ritardataria ma nessuna di B. albidentatus Gyll. Esplorati molti bulbi d’ aglio in vegetazione non ho potuto tro- - vare alcuna larva o altro segno di danneggiamento. Però il 17 Marzo, nei viali di servizio degli orti, in contrada Gazzi, ho scorto varî indi- vidui di B. albidentatus Gyll., algirus Fab., cirrosus Gyll., ed attenuatus Vitale, muoversi lentamente verso le porche coltivate ad agli. Seguiti | pazientemente tali insetti nel loro cammino, sono stato testimonio del- l'accoppiamento dei sessi, ciò che avveniva costantemente quasi dalle ore 16 alle ore 18. L’ accoppiamento si prolunga dalle ore 6 alle 10 ore circa, ma la copula (come presso altri insetti) non è tanto tenace da tenerli avvinti, anche se catturati, giacchè appena presi, il Y7 si stacca dalla 2 ed ambedue rimangono immobili per quasi 40 minuti, con le BRACHYCERUS ALBIDENTATUS i 145 zampe allungate, rigide, ma accostate le une alle altre. In tal modo ho potuto chiarire un punto molto importante della biologia del Brachy- cerus albidentatus Gyll., e cioè che la fecondazione della ©, da noi, avviene dalla seconda quindicina di Marzo in poi. | Messo su la buona via, mi fu facile, provvisto di una forte dose di pazienza, seguire le 99 passo passo, nelle ore notturne, per assi- stere alla deposizione delle uova. Tale importantissimo atto avviene durante le prime ore del mattino, ed il 22 Marzo alle ore 5, potei scorgere una 9 che si insinuava sotto il bulbo di un aglio, dal lato ovest. Dopo circa un’ora la © venne fuori dirigendosi verso un altro bulbo, e così fino alle ore 8 avendo visitato 5 bulbi. Segnate accura- tamente quelle piante, l'indomani (dopo avere assistito allo stesso lavorio, compiuto da altre 99) le disotterrai, e potei scorgere in un bulbetto una macchiolina di color verde-cupo, a guisa di aureola, in mezzo alla quale eravi un forellino del diametro di !/, mm. circa, che si internava nella polpa bianco-verde del bulbillo, a circa 1 mm. ?J,, sotto la tunica bianco-rosea Ivi eravi l uovo del Brachycerus. Dopo di allora mi fu facile ottenere, da altri bulbi attaccati dallo insetto, altre uova, come molte mi vennero fornite da 99 catturate dopo la fecon- dazione. Ma un’altra importantissima constatazione mi venne altresi fornita da questa prima osservazione e cioè: che la © del B. albidentatus Gyll. (al pari di quella del 2. a/girus Fab. e var. come ho constatato nel corso di tali ricerche) non depone l’ uovo « à la base des feuilles radicales » come dice il Perris, ma entro il bulbo, e quindi non può accadere che « da larve qui en sort pénètre sans doute dans les faiscieux « des feuilles radicales et descend peu a peu, tout en rongeant pour « vivre, jusqu’au bulbe, qui peut se trouver à une grande profondeur » (!). Assodati tali importanti fatti, mi sono preoccupato di seguire man mano lo sviluppo delle larve, nei bulbi magagnati, e mi fu facile il ? constatare che l'accrescimento di quelle è rapidissimo, in virtù della loro straordinaria voracità. Alcune larve (le più precoci) verso i primi di Giugno si immobilizzarono, rimanendo in quell’inerzia da 5 a 6 giorni, in capo ai quali si mutarono in ninfe. Nessuna larva è uscita dal bulbo per interrarsi nel terriccio appositamente preparato, ed ho potuto ottenere il 1° anno ben 27 imagini, tutte trasformatesi nel bulbo. Da allora fino al presente anno 1932, ho voluto ripetere le inie ricerche, ottenendone sempre i medesimi risultati, quantunque di anno (1) Ciò non accade da noi, ove |’ aglio si coltiva quasi a fior-di terra, o come suol dirsi « fra due terre ». Mem. Soc. Entom. It. XII, 15-1X-1933 10 146 F. VITALE in anno abbia visto scemare quei parassiti dell’ aglio. Quest’ anno un solo esemplare di Brachycerus albidentatus Gyll. ho potuto studiare, e 5 di 5. algirus Fab. Fasi biologiche del B. albidentatus Gyll. Uovo — L'uovo, è variabile nelle dimensioni: da 2 a 3 mm. di lunghezza, a 1 mm. !/, a 2 di larghezza. È di color bianco-avorio, leggermente roseo, opaco, elissoidale alquanto largo, appena deposto e diventa bianco-latteo dopo 4 o 5 giorni. Da noi I’ uovo è deposto costantemente dalla 9 sotto l'involucro foliare che copre il bulbo principale, sotterra fra 2 o 3 c. m. e nel bulbillo presso la parte più rigonfia, ad 1 mm. o ad 1 mm. '/, sotto a tunica alquanto coriacea che lo riveste. Non ho mai osservato le foglie radicali che avvolgono il bulbo rosicchiate da verun lato, ee pure quelle che coprono il bulbillo attaccato. Invece ho sempre scovato la © del Brachycerus sotto il bulbo dell’ aglio, nella parte più rigonfia ed abbracciata al bulbo stesso. Quando la © depone l'uovo? Il Perris scrive: « La femelle pond un oeuf soit en Septembre ou Octobre, soit en Mars ou Avril» (}). Ciò non può accadere da noi. In autunno non si trova alcuna pianta sviluppata, giacchè la piantagione dei bulbilli (come si sa I’ aglio | si propaga a mezzo degli spicchi e mai per bulbo intero) avviene appena cadute le prime pioggie in autunno, Settembre ed Ottobre. Invece da noi la deposizione delle uova, deve avvenire dopo che la © sia stata fecondata, e quindi dalla seconda quindicina di Marzo all’ A- prile, cioè allorquando l’aglio è prossimo alla sua maturazione. Nelle centinaia di bulbi di aglio, da me esaminati e danneggiati dal B. albi- dentatus Gyll., non ho mai trovato più di una larva, mentre quando ne trovai da 2 a 3 erano sempre larve di 2. algirus Fab. o delle sue varietà. Larva — Dopo 6 o 7 giorni dalla deposizione dell’ uovo, si svi- luppa una larvetta, molle, apoda, di color bianco-latteo, arrotondata, che attacca la polpa tenera si, ma olente e pizzicante, divorandola con | grande voracità. La larvetta, allorquando appare, è somigliante alla maggior parte delle note larve dei varî Curculionidi, però il suo accre- scimento è rapidissimo, in modo che verso la fine di Giugno o ai primi di Luglio, ha raggiunto tutto il suo sviluppo, ed allora misura da 16 a 21 mm. di lunghezza (distesa) e da 11 a 13 mm. di grossezza nella parte più sviluppata (cioè '/; a partire dalla testa). Il Perris a (1) Perris E. — Op. cit. pag. 132. BRACHYCERUS ALBIDENTATUS 147 questo riguardo scrive: «Cette larve, dont plusieurs individus ont « achevé chez-moi leur développement, ronge la substance de la « bulbe et creuse une cavité assez spacieuse, mais pas beaucoup plus « grande pourtant que le volume de son corp.» ('). Da noi invece, la larva, che si sviluppa con rapidita eccezionale scavando ed internan- dosi nella polpa del bulbo, forma una caverna quasi rotonda, assai più spaziosa del volume del suo corpo. In tale lavorio di distruzione la larva passa facilmente da un bulbillo all’ altro, in modo che spesse volte sono infestati da 5 a 6 spicchi. Una particolarità assai curiosa, ed affatto diversa da quella di tutte le altre larve di Curculionidi da me studiate, riguarda la maniera in cui la larva del Brachycerus si nutre della sua culla. Sia per la impossibilità di camminare, come per quella di potersi poggiare sul ventre, essa larva resta sempre supina nella sua cella, e divora, per cibarsi, la volta della cavità, girandosi lentamente in essa ed accumulando nella parte dorsale i rifiuti del pasto e le sue dejezioni. Dopo circa 50 o 52 giorni dalla sua apparizione, la larva ha rag- giunto il massimo sviluppo e si accinge a trasformarsi in ninfa. Ninfa — Il Perris dice: < Lorsque le moment de la métamorphose «est venu elle (la larve) perce le buibe pour en sortir et s’ enfonce dans « la terre » (?) e descrive magistralmente il modo come si costruisce la celletta elissoidale di protezione, sia per la ninfa che per la futura ima- go Da noi ciò non è mai avvenuto. La larva non si muove dalla sua cella-dispensa, ed ivi compie la metamorfosi per iniziare la terza fase biologica di ninfa. Dopo 6 od 8 giorni di immobilità assoluta, nel quale periodo rimane costantemente supina, la larva nottetempo si tra- sforma in ninfa. Anche questa non differisce molto da quelle di altri Curculionidi ; soltanto mostra su la testa, sul pronoto e specialmente sulle elitre, delle protuberanze molto pronunziate. La ninfa appena formata è di color bianco-latteo e rimane così per 5 o 6 giorni, dopo dei quali cominciano a colorirsi in bruno, poscia in rosso-bruno e finalmente in nero le varie parti, meno gli occhi, che diventano in breve color nero pece. La colorazione comincia dalle man- dibole, dagli occhi, dai tarsi, dagli uncini, e dalle giunture delle zampe, tutto ciò lentamente, sì che la completa coloritura dell’ imago avviene in 15 o 18 giorni. Gli ultimi a colorirsi sono i segmenti addominali. Man mano che la parte dorsale si colora in bruno nero, su le protuberanze delle elitre appare una specie di verniciatura biancastra, la quale ha dato il nome specifico all’ insetto. Questa colorazione bianco-cinerea, (2) Perris E. — Op. cit. pag. 129. (1) Perris E. — Op. cit. pag. 129. 148 F. VITALE ha lucentezza argentea, massime nella parte alta e più sporgente delle gibbosità, sia delle elitre, che del pronoto, delle cornici oculari ed anche nel fondo delle pustole del torace. Tale colorazione, da numerose osservazioni compiute su gl’insetti freschi e provvisti di ogni rivesti- mento è dovuta a delle squamette di varie dimensioni e di varia forma. Quelle presso la parte più interna delle costole o del solco del proto- race, sono piccole e più o meno rotonde, mentre quelle che si avvi- cinano ai denti delle elitre sono alquanto allungate, e finalmente quelle poste all'apice dei dentini sono le più lunghe in forma di semi di cocomero molto allungati. D’ ordinario le più scure sono le più piccole e tondeggianti, mentre le più lunghe sono le più bianche. Durante tutto il periodo della completa colorazione dei vari tegumenti, la ninfa rimane immobile. Imago — Non è il caso di descrivere l’imago del 2. albidentatus Gyll., dopo la minuziosa e dettagliata descrizione che ne dà il Bedel nel suo magistrale lavoro sui Brachycerus. Quantunque io abbia sot- tocchio oltre cento esemplari d’ ambo i sessi, non ho potuto trovare variazioni tanto accentuate da poter dare adito a creare alcuna aberra- zione. La più importante differenza consiste nella statura. Gli esemplari più piccoli di 10 a 11 mm. sono quelli che si sviluppano dai bulbi di aglio non irrigati, mentre i bulbi dell’ aglio irrigato mi hanno fornito gli esemplari più grossi da 14 a 16 mm. di lunghezza, per 7 a 7} mm. di larghezza. i L’imago rimane nella sua cella immobile per 10 a 15 giorni, e ritengo che, se nessuna causa la disturbasse, vi rimarrebbe tutto I’ in- verno nutrendosi della polpa del bulbo. Certo si è che dal Luglio alla prima decade del successivo Marzo si trovano dei bulbi di aglio com- _mestibile con entro l’imago del 8. albidentatus. Tali bulbi sono più o meno vuoti della polpa, man mano che dall’ Agosto si va al Marzo, ciò che indica che l’imago si nutre della sua culla. da presenza dell’ insetto nel bulbo magagnato non è indicata da alcun indizio esterno, come rosicchiature, fori, ecc. dell’ involucro costi- tuito da foglie bianche ed esili; solo palpando il bulbo si può ricono- scere se è o no danneggiato dal parassita. Il bulbo sano è interamente sodo, mentre quello attaccato è in parte floscio e facilmente cede alla pressione delle dita. | Come si sa le elitre dei Brachycerus sono d’ordinario durissime e non tanto facilmente si lasciano penetrare dagli spilli adoperati dagli entomologi. Tale durezza però l’imagine arriva a raggiungerla dopo circa 1 mese e più della sua completa formazione, BRACHYCERUS ALBIDENTATUS 149 I danni che arreca il B. albidentatus Gyll., ai bulbi di aglio com- mestibile (Allium sativum Lin.) sono ordinariamnnte di poca entità, eccetto nelle annate d’intensa apparizione, mentre più frequentemente riescono più gravi quelli del 2. algirus Fab. e sue varietà, B. cirrosus Gyll. ed attenuatus Vitale. Da noi, il B. albidentatus Gyll., ha una sola generazione all’ anno, e si nutre del bulbo dell’ aglio commestibile : la © depone l’uovo dalla seconda metà di Marzo all’ Aprile. La tra- sformazione in ninfa avviene nel bulbo dell’ aglio. Dalla deposizione dell’ uovo, all’ apparizione dell’ imago, si interpongono da 108 a 126 giorni. AGGIUNTA A completare le notizie biologiche anzi esposte, debbo aggiungere, che sul 8. a/bidentatus Gyll. ho consultato altri due lavori, di recente pubblicati. D. Bongini V. - Un divoratore dell’aglio. - Alba 1926. D. Della Beffa G. - Notizie sui Brachiceri nocivi all’aglio. - Alba 1927. So Il primo, basandosi su esperienze proprie, dice che /’incrisalidamen- to della larva avviene nell’interno del bulbo, mentre il Della Beffa, per notizie attinte dai vari autori, dice invece che la ninfosi avviene nel terreno comunemente. 150 Loncino NAVAS, S. J. INSETTI NEUROTTERI E AFFINI DEL PIEMONTE L’ occasione del mio soggiorno in Italia, a Bollengo (Aosta), me ne fornisce un’ altra: quella di offrire alla Società Entomologica Italiana. il risultato dei miei studi entomologici sugli insetti Neurotteri e affini del Piemonte. | Nel mio passaggio a Genova il Sig. A. Dodero mi offri, per la mia collezione, un gran numero di questi insetti da lui raccolti in Piemonte e in Liguria. Quelli dei dintorni di Bollengo sono stati ‘raccolti da me o dai miei colleghi, il che rende superflua la citazione dei raccoglitori per ogni singola specie. Essendo la regione ancora poco studiata sotto questo aspetto, ed alcune forme assai rare ed anche nuove, ritengo utile pubblicare l elenco metodico di tutte le specie raccolte. Paraneuroptera Fam. Aeschnidae 1. Aeschna cyanea Mull., Bollengo, 1932, 1933. 2. Anax Parthenope Sel., Bollengo, 1932. 3. Cordulegaster annulata Latr., Bollengo, 10 Giugno 1933. Fam. Libellulidae 4. Libellula fulva Müll., Bollengo, 22 Maggio 1933 e seguenti. Non rara. Non avevo mai veduta questa specie vivente. 5. Sympetrum striolatum Charp., Bollengo, 1932. Fam. Agrionidae 6. Agrion virgo L., Bollengo, 1932, 1933. Comune. Fam. Coenagrionidae 7. Lestes viridis Lind., Bollengo. 8. Sympycna fusca Lind., Bollengo, 1932, 1933. | | 9. Platycnemis pennipes Pall., Bollengo, Giugno 1933. Frequente. 10. Coenagrion puella L., Boliengo, 1932, 1933. 11. Pyrrhosoma nymphula Sulz. , Bollengo, 22 - V - 1933 iNSETTI DEL PIEMONTE 151 Neuroptera Fam. Ascalaphidae 12. Ascalaphus longicornis L., Tenda, 3 - VIII - 1930. 13. Ascalaphus libelluloides H. Sch., Bollengo, Maggio 1933. Fam. Myrmeleonidae 14. Formicaleo tetragrammicus F., Bollengo, 1932, 1933 ex larva. Fam. Chrysopidae 15. Chrysopa vulgaris Schn. Piani di Creto (Apennino Ligure ) 2-VI-1930; Bollengo, frequente. _ var. carnea Ev., Bollengo, 1932, 1933. var. radialis Nav., Bollengo, 20 - VI - 1933. var. Perezacostai Nav., Bollengo, 12 - V.- 1933. Mi pare nuova per I Italia. 16. Chrysopa alba L., Bollengo, 18 - V - 1933. 17. Chrysopa flavifrons Brau. var. riparia Pict., Bollengo, 20 Giu- eno 1933. 18. Chrysopa Zelleri Schn., Bollengo, 17 - V, 27 - VI - 1933. 19. Chrysopa prasina Burm. var. abdominalis Brau., Bollengo, 1933. 20. Cintameva perla L. Santuario d’ Oropa, (Biellese) Giugno; Bollengo, 22 - V - 1933. | 21. Cintameva formosa Brau., Bollengo, Giugno, 1933. 22. Cintameva septempunctata Wesm., Bollengo, Maggio 1933. 23. Nineta flava Scop., Bollengo, 3 - V - 1933. Fam. Hemerobiidae 24. Hemerobius subnebulosus Steph., Tenda, VIII - 1930. 25. Megalomus hirtus L. var. oropaea Nav., Sant. Oropa, VII-1930; Bollengo, Maggio; frequente. 26. Micromus variegatus F., Oropa, VI; Bollengo, Maggio 1933; non raro. 27. Micromus aphidivorus Schrank. Bollengo, 3 Giugno 1933; ex larva. | 28. Micromus paganus Vill., Oropa, VII - 1933. Fam. Osmylidae 29. Osmylus fulvicephalus Scop., Bollengo 20-VI-1933 e giorni seguenti. 152 LONGINO NAVAS S. J. Megaloptera Fam. Sialidae 30. Sialis lutaria L., Bollengo, 1932, 1933. Mecoptera Fam. Panorpidae 31. Panorpa communis S., Limone, Piemonte, VIII - 1930; Oropa, 3-14-VI-1929 ; Bollengo, Giugno 1933. | 305 Panorpa adnexa Mac Lachl., Oropa, VI - 1929; sopra La Croce; Genova 14 - V - 1930, 2 - IX - 1928; Bollengo, Giugno 1933, comune. 33. Panorpa germanica L., Casella ( Apennino Ligure ), 9-V-1930, 34. Panorpa alpina Ramb., Oropa, 22 - VII - 1926. Rhaphidioptera Fam. Rhaphidiidae 35. Puncha Ratzeburgi Brau., Tenda VIII - 1930. Fam. Inocelliidae 36. Inocellia crassicornis Schum., Rezzoaglio d’ Aveto ( Liguria). 15- VI - 1931 ; Bollengo, Giugno 1933, alcuni esemplari. Psocoptera Fam. Psocidae 37. Amphigerontia bifasciata Latr., Oropa 22 - VII - 1926. Fam. Stenopsocidae 38. Stenopsocus immaculatus Steph. Fam. Caeciliidae 39. Caecilius obsoletus Steph., Bollengo 21 - VI - 1933. 40. Caecilius fuscopterus Latr., Bollengo 30 - VI - 1933. 41. Lachesilla pedicularia L., Bollengo 19-V-1933 e seg. Nelle abitazioni. | INSETTI DEL PIEMONLE 153 Fam. Peripsocidae 42. Ectopsocus parvulus Kolbe., Bollengo, 30 - VI - 1933. Plecoptera Fam. Perlodidae 43. Perlodes microcephala Pict., Oropa VII. Fam. Perlidae 44. Dinocras Domenechi sp. nov. (fig. 1). Similis baeticae Ramb. Caput inferne fulvo - lividum, basi subfu- scum, superne fuscum, macula maiore externa ante oculos, minore in occipite, callis lateralibus et ocellis fulvis ; oculis fuscis; ocellis poste- rioribus subduplo ab oculis quam inter se distantibus, minus ab anteriore; palpis antennisque fuscis, pubescentia fulva. Thorax inferne fulvo - ochraceus, prosterno subfusco ; superne fuscus, nitens. Pronotum transversum, rugosum, margine anteriore subrecto, angulis anterioribus obtu- sis, posterioribus rotunda- tis, sulco medio parum profundo. Abdomen fulvo - ochra- ceum ; pilis fulvis ; urodiis nigris, fulvo pilosis, abdo- mine longioribus. Pedes toti fusco-nigri, pubescentia fulva. Alae apice rotundatae, membrana leviter fusco tincta, costa et ve- nulis costalibus et apicalibus 3-2 pallidioribus. Ala anterior (fig. 1) 3 venulis apicalibus; sectore radii 3 ramis ultra anastomosim ; procubito furcato; cubito 3-4 ramis anterioribus. Ala posterior 2 venulis apicalibus ; una venula discali ; ramo anteriore axillaris 2-3 ramis, venula cum sequente connexo. Fig. 1 - Dinocras Domenechi S Nav. Ala anteriore. Lang; core: SAV mm. — OGRE 18 ey = — post: 15,5 £ Patria. Avigliana (Torino), 1932. Leg. F. Domenech, S. J. wer 154 LONGINO NAVAS 8. J. Dalla cephalotes Curt. si distingue per la lunghezza delle ali del J, oltre che per il colorito; dalla baefica Ramb. per il colore più oscuro del capo, per la struttura delle ali, etc. Dedico con piacere questa specie al suo diligente raccoglitore Francesco Domenech, S. J. 45. Isoperla grammatica Scop., Oropa 3 - VI - 1920. 46. Chloroperla torrentium Pict., Oropa. Fam. Capniidae 47. Capnia atra Mort., Rezzoaglio (Liguria), 24 - IV -1931. Fam. Leuctridae 48. Leuctra inermis Kpny., Bollengo, 28 - III - 1933. 49. Leuctra prima Kpny., Rezzoaglio d’ Aveto (Liguria), 27 - IV - 1931; Bollengo, 24 e 25-XI-1932, Lago di Campagna, molti a E forse la seconda generazione ? 50. Leuctra nigra Pict., Bollengo 11 - 30 - IV - 1933, frequente. Oropa 3 - VI - 1929. Fam. Taeniopterygidae 51. Taeniopteryx trifasciata Pict., Oropa, 4- VI - 1929. Fam. Nemuridae 52. Nemura variegata Oliv., Casella (Scrivia, Ho Ligure) 29- IV - 1931; Oropa, 4- VI - 1929. 53. Nemura cambrica Steph., Rezzoaglio d’Aveto (Liguria) 24-IV-1931. 54. Nemura humeralis Pict., Oropa 7 - VI - 1929; Bollengo 8 - III 27 - IV - 1933. Frequente. Ephemeroptera Fam. Leptophlebiidae 55. Habrophlebia fusca Curt., Bollengo, Maggio e Giugno 1933. Frequente. _ Fam. Baetidae 50. Cher dipterum L., Bollengo, Go 1933. Nelle abitazioni e altrove. INSETTI DEL PIEMONTE 155 57. Baetis Rhodani Pict., Ballengo, 2 - III - IV - 1933. 58. Baetis furcatus sp. nov. (fig. 2). Corpus piceum, nitens. Abdomen inferne ferrugineum, urodiis albogriseis, basi leviter fuscescente annulatis. Pedes albidi, femoribus flavido tinctis. Alae hyalinae, reticulatione albida, parum sensibili. Ala anterior medio leviter dilatata, apice elliptice rotundata, subcosta et radio leviter flavo - fulvis ; sectore radii prope basim orto, venulis albis. Ala posterior (fig. 2)‘ad tertium apicale dilatata, apice rotundata, angulo costali obtuso ; fribus venis, secunda furcata, ramo anteriore ad alae apicem, Fig. 2 - Baetis furcatus Nav. Ala posteriore. posteriore breviore ad angulum posteriorem pertingente; vena 3 prope apicem huius rami finiente ; nullis venulis. | Long. corp. § 4,9 mm. : _ al. ant. T— , urod. 9— ,, Patria : Bollengo 11 Aprile 1933. Chiamo furcatus questa specie per allusione alla divisione della vena seconda dell’ ala posteriore. Per questo carattere principale la n. sp. è simile al B. niger L. e al B. pumilus Burm. Ma è chiaramente distinta dal niger per la presenza della terza vena e dal pumilus per la mancanza delle venule o vene transverse. Fam. Ecdyonuridae 59. Heptagenia flava Müll., Bollengo, 14 - V - 1933. 60. Ecdyonurus fluminum Pict., Bollengo, 26 - V - 1933. 61. Ecdyonurus bollenganus sp. nov. (fig. 3). Similis helvetico Ein. Caput fulvum, inter ocellos ferrugineum ; oculis ocellisque nigris ; antennis testaceo - ferrugineis. Thorax fulvus, inferne striis fuscis ad suturas; superne fascia | lata media longitudinali et stria laterali fuscis, metanoto fusco, eius praescuto fulvo. Abdomen inferne testaceo - ferrugineum, in 9 obscurius, superne 156 LONGINO NAVAS S. J. ferrugineum, margine posteriore segmentorum et macula extensa praeter marginem lateralem seu connectivum, fuscis; cercis inferioribus © (fig. 3) fuscis ; copulatore lobis tran- sverse dilatatis, externe rotundatis et sublobulatis, basi et praeter marginem lateralem fuscis. Ova flavo - viridia. Pedes anteriores fusci; 5 articulo | primo tarsorum mediam longitudinem secundi haud attingente; paulo breviore quinto ; ceteri fulvi, tarsis fuscis. Alae membrana hyalina, reticu- latione fusca, basi flavida. Ala ante- rior areis costali et subcostali leviter Fig. 3- Ecdyonurus bollenganus 3° Nav. ftavo, in regione stigmali dense fusco Estremità dell’addome. |. tinctis, venulis intricatis in area co- stali; procubito ultra medium furcato, cubito in tertio basali. Ala posterior venulis costalibus basalibus flavidis. I 2 Eong.-corp. 105 mm. 9,9 mm. — al, ant. 14—_,, 13,5 € a OSs 32, 40%, Patria: Bollengo (Aosta), 11 -IV, 19-V - 1933. Trichoptera Fam. Rhyacophilidae 62. Rhyacophila tristis Pict., Bollengo, 26 - XI - 1932, 27 - IV - 1933. 63. Rhyacophila Casasi sp. nov. (fig. 4). Similis glareosae Mac Lachl. Caput testaceum, pilis fulvis ; oculis et fascia inter illos in vertice fuscis ; palpis subfuscis ; antennis fuscis, anguste fulvo annulatis. Thorax et abdomen inferne fulvi, superne fusci, fulvo pilosi. Abdomen appendicibus (fig. 4) fulvis; processu ultimi tergiti elongato, longiore latitudine, retrorsum leviter dilatato, apice emarginato, lobis truncatis, leviter incrassatis, leviter infuscatis, a latere viso deorsum arcuato ; cercis inferioribus adscendentibus, articulo primo longo, marginibus subparallelis, secundo breviore, subtriangulari, margine superiore (posteriore) leviter concavo; valvis copulatoris INSETTI DEL PIEMONTE 157 (fig. 4, a) fortibus, longis, sinuosis, apice subacutis; copulatore breviore, subcylindrico, apice leviter incrassato. | Pedes fulvi, fulvo pilosi, tarsis obscurioribus ; calcaribus rectis, fuscis. Alae apice parabolicae, reticulatione fulva, pubescentia plerumque fulva. Ala anterior mem- brana leviter fulvo tincta ; pubescentia partim fusca striolas breves transversas efficiente, praecipue in me- dio externo; macula thyri- diali pallida, irregulari ; furcis apicalibus 3, 4, 5 pe- dunculatis, pedunculis lon- i Fig. 4 - Rhyacophila Casasi S Nav. Estremita del- gitudine decrescentibus, 5 l'addome: a) di lato, b) di sopra. brevissimo. Ala posterior pallidior, in quarto apicali leviter obscurata; furca apicali 3 breviore suo nedunculo, ceteris sessilibus. Long: cor: ‘83. mM. en Ole can AD = == post. 10,5 = Patria: Bollengo ( Aosta) 1 - V - 1933. Questa specie è della sezione di Rh. glareosa Mac Lachl., arcan- gelina Nav., linguata Nav. ed anche rectispina Mac Lachl. Il rinvenimento di questa specie nuova nel nord d’ Italia comferma l osservazione del Mac Lachlan in « Trichoptera » Suppl. p. 61, in cui, parlando della rectispina dice: « That a visit to a previously unexplored district of North Italy should have resulted in the finding in abundance of such a very distinct species is a proof, if any were needed, of the apparently inexhaustible nature of this genus». Ho il piacere di chiamare col nome di Casasi questa singolare specie in dolce ricordo della mia felice permanenza in Bollengo, sotto il mio buon Rettore R. P. Giuseppe Casas, S. J. 64. Rhyacophila Palazoni sp. nov. (fig. 5). Similis Casasi Nav. Obscurior, alis angustioribus. Caput ferrugi- neum, facie pallidiore, vertice fusco ; pilis fulvis ; tuberculis occipitalibus grandibus, obliquis ; oculis fuscis; palpis subfuscis ; antennis fuscis, anguste fusco annulatıs. Thorax inferne testaceus, superne fuscus, pilis 158 LONGINO NAVAS S. J. fulvis ; pronoto transverso, tuberculis fuscis; marginibus meso- et meta- noti fulvis. Abdomen inferne fulvum, superne fuscum, margine postico tergitorum pallidiore; duobus ultimis segmentis testaceis ; ovipositore brevi. Pedes testacei, fulvo pilosi ; calcaribus sabfuscis. Alae angustae, apice parabolice, elliptice rotundatae ; reticulatione fulva; margine externo leviter et regulariter convexo, ad ramorum apicem obscurato ; furca apicali 5 sessili, 3 longiter pedunculata. Ala anterior pubescentia re fusca, punctis fulvis tota conspersa, macula grandiore fulvo - alba in area procubitali citra ini- tium furcae apicalis 5; ad marginem externum umbris alternis fuscis grandioribus Ä et fulvis minimis; furcis api- Re Doi Na calibus 3 et 4 longioribus suo Ala posteriore. _ pedunculo ; furcis apicalibus ita longitudine decrescentibus : 2, 1, 5, 4, 3; Ala ne (fig. 5) pallidior, pubescentia fulva, rara, ad regionem stigmaticom et ad apicem subfusca ; furcis apicalibus ita longitudine decrescentibus : 2, 1, 5, 3, pedunculo furcae 3 subaequali ramo posteriore furcae. Long. corp. 2 9— mm. — al ant. 13,3 3 ne DOS: 5 à Patria : Bollengo ( Aosta) 12 - V - 1933. Nominata col nome del suo scopritore F. Luigi Palazon S. J. Fam. Philopotamidae 65. Philopotamus ludificatus Mac Lachl,, Bollengo 21 - VI - 1933. 66. Philopotamus pedemontanus sp. nov. (fig. 6). Similis montano Don. Corpus fuscum, pubescentia aurea. Caput transversum, oculis globosis; pilis aliquot in facie fuscis; palpis subfuscis, fusco pilosis ; antennis fulvis, vix tenuissime subfusco annu- latis, 10 mm. longis, primo articulo toto fusco. Abdomen appendicibus (fig. 6) fuscis ; cercis superioribus 3° basi angustatis, sensim dilatatis, margine posteriore a latere viso concavo; cercis inferioribus primo articulo marginibus subparallelis; ramo superiore crasso, fortiter arcuato, apice obtuso, inferiore subcylindrico, paulo longiore, apice INSETTI DEL PIEMONTE 159 leviter incrassato, obtuso ; copulatore testaceo, basi lato, apice angusto, acuto. Pedes fulvi, femoribus et calcaribus fuscis. Alae apice ellipticae, reticulatione fusca, pubescentia, pilis fimbriis- gue fuscis; in © pallidiores. Ala anterior membrana fusco tincta, maculis aureis (ex pubescentia) | tota conspersa, maioribus fere in medio basali ; thyridio albo fere in À inverso ; stria albida ad ar- culum et ad basim cellularum apicalium IV et VI; furcis api- calibus I, 3,4, 5 pedunculatis, 1 longiore suo pedunculo ; pedun- Fig. 6 - Philopotamus pedemontanus $ Nav. culis ita longituaine decrescenti- Estremità dell’addome: a) di lato, b) di sopra. bus: 3, 5, 1, 4. Ala posterior membrana fusco tincta, striola albida ad thyridium ; pubescentia fusca, sed guttis aureis parvis in margine anteriore et externo, ad cellulas apicales II, V, VI, VII, VIII, IX, in © fere insensibilibus, furca apicali 3 longiter pedunculata 5 brevius. | Long. corp. 75 mm. = al. ant. 11,5 ” en _ post. 9,6 3) Patria: Bollengo ( Aosta) 13 - 20 - VI - 1933. Ho nominato pedemontanus, per il suo habitat, questa specie, che mi pare notevole e ben distinta dal montanus Don. e dal variegatus Scop., colle quali ha alcune affinità. L’ aspetto generale è del montanus specialmente nelle ali; ma i cerci del maschio sono diversi: negli inferiori il ramo inferiore è più lungo del ramo superiore, mentre il contrario avviene nel montanus. Le antenne assomigliano a quelle del variegatus, ma i palpi sono brunastri, i cerci diversissimi da quelli di questa ultima specie. Inoltre i cerci superiori sono di una forma interamente diversa da quella delle altre specie congeneri. 67. Wormaldia lambda sp. nov. (fig. 7, 8). Similis occipitali Pict. Maior obscuriorque. Caput nigrum, pilis fulvis ; tuberculis occipitalibus grandibus, elongatis, obliquis, fusco - ferrugineis; oculis fuscis ; palpis antennisque fusco - nigris. Thorax inferne fuscus, superne niger, nitens. Pronotum fortiter transversum» tuberculis fusco - ferrugineis. Abdomen inferne fusco - cinereum, superne fusco - nigrum, ® apice seu ovipositore testaceo. {° Ultimum tergitum 160 LONGINO NAVAS. S. J. fig. 7) levissime in medio emarginatum; processu triangulari elon- gato, ante apicem leviter constricto et mox dilatato; cercis superioribus paulo brevioribus articulo primo inferiorum ; cercis inferioribus articulo primo bast lato, sensim angustato, secundo cylin- drico, paulo longiore, apice haud trun- 2 «cato, sed rotundato aut leviter dilatato. = Se a di _-. Pedes fulvi, fulvo pilosi, femoribus in- b) di lato. termediis infuscatis ; calcaribus longis, _ ferrugineis. Alae ( fig. 8) apice elliptice rotundatae, membrana leviter fusco — tincta, reticulatione et pubescentia plerumque fuscis, furca apicali 3 longiore suo pedunculo. Ala anterior angusta, ultra medium dilatata, lineis albidis distinctis : externa transversa ad anastamosim, posteriore arcuata ad arculum, interna longitudinali ad procubitum, elongata, interne divisa in modum À, ad verticem cellulae mediae ; pubescentia interne brevi, fulva, externe longiore, fusca; cellula discali plus duplo longiore latitudine, media subduplo longiore discali. Ala posterior citra medium dilatata, cellula discali duplo longiore latitudine. @ $ Lone. corp: Ss num. 93. mim. —. OL ant. 88 , 8 = — — post. 13 „ + si Patria: Bollengo (Aosta), lago di Campagna, 26-XI-1932; dintorni di Bollengo, Aprile e Maggio 1933, frequente. Benchè simile alla friangu- lifera Mac Lachl. e alla occipi- talis Pict. non mi è possibile l identificazione con | una o l altra di tali specie. Il margine dell’ ultimo tergite del x è al- quanto bilobato, ma meno che nella ériangulifera ; il secondo articolo del cerco inferiore è più Fig. 8- Wormaldia lambda ® Nav. breve che nella friangulifera e Ali (ingrandite). x non troncato, come nella occi- pitalis, ma arrotondato e alquanto convesso all’ estremità. INSETTI DEL PIEMONTE 161 Fam. Hydroptilidae 08. Ptilocolepus granulatus Pict., Bollengo, dintorni 8-18 Aprile 1933; Ton. raro. Fam. Hydropsychidae 69. Hydropsyche angustipennis Mac Lachl. , Bollengo, Maggio 1933 frequente. Fam. Leptoceridae 10. Leptocerus cinereus L., Bollengo, 21 - V - 1933. 71. Mystacides azurea L., Bollengo, 22 - V - 1933. 72. Erotesis italica, sp. nov. (fig. 9). Similis balticae Mac Lachl. Caput fusco-nigrum, pilis aureis ; fronte fulva; oculis nigris; palpis fuscis, fulvo pilosis; antennis fulvis, fusco annulatis, pilis pallidis articulo primo grandi, capite longiore. Thorax fuscus, fulvo pilosus. Mesono- tum fascia fulva laterali longitudinali. Abdomen superne fuscum, margine po- steriore segmentorum pallidiore; inferne subfuscum ; linea laterali longitudinali griseoviridi; appendicibus fulvis. Pedes subfusci, femoribus superne fuscis; cal- caribus tarsisque fulvis. Alae (fig. 9) membrana leviter fusco tincta ; reticulatione, pubescentia È Fig. 9 - Erotesis italica 9 Nav. fimbriisque fuscis. Ala anterior apice Fonte delle Alt: parabolico ; venulis anastomosis in li- neam rectam positis, albido limbatis ; thyridio et furca vicina albidis ; furca apicali I subaequali pedunculo, 5 parum elongata; venula procu- bitali albida. Ala posterior apice subacuta; furca apicali 1 brevi; se- clore radu exterius furcato quam res Long. corp. 2 4,5 mm. — al. ant. 6,8. 7, i N ee Patria : Bollengo (Aosta), 13-VI-1933. Oltre che per il colore del corpo, è diversa dalla baltica per la | Mem. Soc. Entom. It. XII, 15-X-1933. 11 162 LONGINO NAVAS S. J. struttura delle ali; nell’ ala anteriore, per esempio, le venule dell’ ana- stomosi non sono in zig-zag come in quella, ma piuttosto in linea retta, e la forca 5 è più larga e più breve, peduncolata all’ interno; nella po- steriore, il settore del radio si divide più all’ esterno che non la media, contrariamente a ciò che avviene nella da/fica. Fam. Odontoceridae 73. Odontocerum albicorne Scop., Bollengo, 9-VI-1933. Fam. Limnophilidae T4. Glyphotaelius pellucidus Retz., Bollengo, 2-V-1933. 75. Limnophilus rhombicus L., Bollengo, 24-V-1933. 76. Mesophylax adspersus Ramb., Bollengo, 16-V-1933. TI. Monocentra lepidoptera Ramb., Oropa, 3-VI-1929. Specie molto. rara nelle collezioni. 18. Eclisopteryx guttulata Pict., Bollengo, 1932. Fam. Sericostomatidae 79. Crunoecia irrorata Mac Lachl., Bollengo, 20-VI-1933. 80. Silo nigricornis Pict., Oropa (Biellese), 7-VI-1929; Bollengo, 20-VI-1933. | 81. Sericostoma pedemontanum Mac Lachl, Bollengo, 21 - V, 4-VI-1933, etc. Bollengo (Aosta) 3 Luglio 1933. 103 D. GuIigLiA e F. CAPRA RA SEGNA DELLE VESPE ITALIANE. La recente nota di E. Stolfa intorno al gen. Vespa nella Venezia Giulia ci ha indotti a prendere in esame e a riordinare le Vespe paleartiche del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, tenendo in considerazione principalmente i recenti ed importantissimi lavori di Birula, Bequaert e Bischoff, da Stolfa, a quanto pare, ignorati. Possiamo così segnalare una Vespa (omissa Bischoff) non ancora nota per la nostra penisola, confermare la presenza della V. adulterina (Du Buysson), ed aggiungere, per ciò che riguarda le altre specie, alcune osservazioni di una certa importanza, che stimiamo utili sia come supplemento alla nota di Stolfa sia come incitamento ad ulteriori studii ed a nuove raccolte di materiale, specialmente nelle località italiane meno esplorate. Sentiamo il dovere di esprimere i nostri sentimenti di riconoscenza ai Sigg.ri Dott. J. Bequaert (Boston), L. Berland (Parigi), O. Ca- stellani (Roma), A. Dodero (Genova), March. G. C. Doria (Genova), J. M. Dusmet (Madrid), Dott. R. Forsius ( Helsingfors), A. Giordani Soika (Venezia), March. F. Invrea (Genova), M. Lombardi (Firenze), Cav. P. Luigioni (Roma), Rag. C. Mancini (Genova), Rag. G. Man- tero ( Genova), C. Menozzi (Chiavari), Dott. L. Micheli (Milano), Prof. G. Paoli ( Genova), che molto cortesemente si sono prestati a facilitare le nostre ricerche con I’ invio .d’ interessante materiale. La maggior parte degli Autori sia antichi che moderni suddividono il gen. Vespa ( s. Il.) in tre gruppi di specie fra di loro morfologicamente affini e con diverso valore tassonomico. Schmiedeknecht (1881) aveva separato la V. austriaca, perchè priva di operaie, in un genere a sè: Pseudovespa. Bischoff recentemente (1931 b, 1932) segue lo stesso criterio ed ai tre gruppi morfologici ammessi dagli altri Autori ne aggiunge un quarto a cui conserva il «| nome di Pseudovespa e nel quale raggruppa le specie parassite ( Kuc- | kucks- Vespen) prive di operaie. 164 “2 De GUIGLIASE Bo CAPRA Questo genere lo suddivide poi in due sottogeneri: Pseudovespa (s. str.) per la austriaca (parassita della V. rufa), Pseudovespula per l adulterina (parassita della V. norvegica) e V omissa ok parassita della V. sylvestris ). _ Poichè le cosidette Pseudovespa sono morfologicamente diverse fra di loro e d’altra parte ben vicine alle specie ospiti da cui, anche da Bischoff stesso, si consi- derano derivate, non crediamo opportuno di mantenere come valido ilgen. Pseudovespa Bischoff appunto perche basato su di un carattere puramente biologico (1). Condividiamo invece pienamente il concetto sistematico di Birula e Bequaert e collochiamo le Fin) Ve Reside “Ugmativaidell’ al cosidette Pseudovespa accanto a anteriore: 1. Vespa crabro var. germana quelle specie ad esse morfolo- (Christ.); 2. Vespula germanica (F.). gicamente affini. La nomenclatura dei varii gruppi è attualmente assai controversa, causa principalmente la diversa interpretazione e applicazione delle tanto discusse regole di nomen- clatura. Per non complicare con nuove trasformazioni e trasposizioni di nomi questa sistematica già abbastanza intricata, seguiremo per i generi e i sottogeneri la nomenclatura stabilita da Bequaert nonostante che non in ogni punto siamo con esso perfettamente concordi. Tabella dei generi e dei sottogeneri. 1 - Ocelli posteriori situati sulla linea congiungente il mezzo dei lobi superiori degli occhi e distanti dall’ orlo superiore del capo per uno spazio che è di circa quattro fino a sei volte maggiore di quello che separa i due ocelli stessi. Capo grande. Lobi laterali del pronoto presso i margini posteriori provvisti di una carena tagliente, diretta obliquamente in avanti. Ali anteriori con il segmento distale del nervo basale eguale alla meta del seg- (1) Bischoff appoggia la sua tesi al fatto che anche i Psithyrus, ospiti dei Bombus, sono considerati come genere a sè, ma noi facciamo osservare che quelli al carattere biologico aggiungono pure notevoli modificazioni morfologiche anche nell’ apparato copulatore, mentre nelle Pseudovespa i caratteri morfologici comuni sono semplici accentuazioni di caratteri esistenti nelle specie ospiti dovute ad un fenomeno di con- vergenza. VESPE ITALIANE 165 EN mento distale della subcosta più lo stigma (Fig. I, 1). Inizio della serie degli amuli prima dell’ origine del nervo marginale. Flagello delle antenne nel < con tiloidi bene sviluppati. Specie di grandi dimensioni. Gen. Vespa 2 - Ocelli posteriori situati al livello del margine posteriore degli occhi e distanti dall’ orlo superiore del capo per uno spazio al massimo doppio di quello che li separa. Capo normale. Lobi laterali del pronoto presso i margini posteriori sprovvisti di carena. Ali anteriori con il segmento distale del nervo basale appena più breve del segmento distale della subcosta più lo stigma ( Fig. I, 2). Amuli iniziantisi all’ origine del nervo marginale. Flagello delle antenne nel 5’ privo di tiloidi ben definiti. Specie di me- diocri dimensioni. Gen. Vespula a) Distanza fra gli occhi e le mandibole notevolmente grande, eguale _o superiore al 3° articolo del funicolo delle antenne. Lati del pronoto anteriormente con carena verticale bene pronunziata. Pene a sagitte non completamente fuse, lungo come gli stipiti. Subg. Dolichovespula b) Distanza fra gli occhi e le mandibole molto piccola, assai più breve del 3° articolo del funicolo delle antenne. Lati del pronoto privi di carena. Pene a sagitte completamente fuse, più lungo degli stipiti. Subg. Vespula s. str. Gen. VESPA Lin. (Macrovespa Dalla Torre, 1904; Bischofi, 1931) Vespa crabro var. germana (Christ.) Bequaert Vespa crabro var. germana Bequaert, 1931, Konowia, Bd. X, Heft 2, p. 104, loc. tip.: Germania. — Vespa crabro vulgata Birula, 1925, Arch. f. Naturgesch., XC (1924), Abt. A, Heft 12, p. 100, loc. tip.: Europa occidentale, senza località precisata. Birula ed in seguito Bequaert stabilirono per la V. crabro una serie di razze geografiche fra di loro ben distinte dal diverso grado di sviluppo del colore rosso e giallo sulle varie parti del corpo, così a comune V. crabro delle nostre regioni appartiene non già alla forma tipica (propria della Scandinavia, Russia settentrionale, centrale e Siberia) ma alla razza germana da quella distinta sopra tutto per avere le antenne della © e 8 rossastre anzichè nere, (nel 5’ queste si presentano 166 D. GUIGLIA € F. CAPRA sensibilmente annerite sulla faccia superiore), regione ocellare rossa 0 tutto al più con traccie di annerimento (nelle crabro tipica il nero è invece assai esteso), due striscie dello stesso colore (presenti special- mente nella 9) che più o meno si prolungano per quasi tutta la lunghezza del mesonoto (nella crabro crabro questo è completamente nero), scutello, postscutello e una macchia ai lati del torace rossi (nella forma tipica è rosso solamente l orlo posteriore dello scutello). Trentino: Caldaro (Bolzano); Lombardia: Pavia, Canonica d’Adda, Acquanegra Cremonese; Piemonte: Torino, Castiglione, Colli di Gassino, Pianezza, Castagnole, Strevi, Coazze, Condove, Genola, Stazzano, Cassano Spinola, Arquata Scrivia, Varinella ; Liguria: Genova, M.te Fasce, S. Biagio, Sarissola, Ronco Scrivia, Albenga, Spotorno, Cengio, Varazze, M.ti sopra Pegli, S. Bartolomeo di Sori, Portofino, Monterosso al Mare, Spezia, Ameglia; Emilia: Spilamberto; Toscana: Firenze Pergine, Poggio Cavallo; Umbria: Lippiano, Bevagna; Lazio: Roma. Vespa crabro var. caspica (Pérez) Bequaert ? Vespa crabro var. caspica Bequaert, 1931, Konowia, Bd. X, Heft 2, p. 105, loc. tip.: Transcaspia — Vespa crabro meridionalis Birula, 1925, Arch. f. Naturgesch., XC (1924), Abt. A, Heft 12, p. 100, loc. tip. Transcaucasia e Transcaspia. Di una medesima località abbiamo spesso osservato oltre alla razza germana alcuni individui, in cui la base del II tergite anzichè interamente bruno - ferruginea, presenta sulla metà anteriore una macchia trasversa giallastra più o meno sensibile, qualche volta divisa in due macchie. Queste forme aberranti segnano forse il passaggio ad un’ altra razza, probabilmente la var. caspica (Pérez) distinta appunto dalla germana per avere (la 9 el’ 8, il g è sconosciuto) sulla metà anteriore del II tergite una grande macchia trasversale gialla o bianco - giallastra. | Cinque esemplari dell’ Isola del Giglio (Arcip. Toscano) (3 8 2 oj leg. G. Doria 1901; Mantero: Ann. Mus. Civ. Storia Naturale Genova, XLII, p. 75) da noi esaminati si presentano sotto una forma molto affine alla caspica, le operaie (particolarmente due di esse) hanno difatti la macchia giallastra sulle superfici del II tergite sensibilmente marcata, i maschi si distinguono sopra tutto per il colore fulvo assai diffuso sull’addome. In un esemplare difatti tutte le parti brune sono sostituite da questo colore, si osserva solamente una macchia bruno - nerastra mal delimitata alla base del II tergite e le fascie gialla al margine apicale VESPE ITALIANE 167 di ciascun segmento. Nell’ altro esemplare il colore fulvo è ancora più diffuso, rimane solo evidente la fascia gialla al margine apicale del I tergite, la macchia bruno - nerastra alla base del II tergite è anche qui presente ma un poco più ristretta. Le macchiette nere laterali dei tergiti sono ridotte, in questo stesso esemplare, a piccolissimi punti isolati. Le striscie rossastre longitudinali del mesonoto sono tanto nel primo che nel secondo esemplare, assai poco sviluppate, appena visibili. Le zampe (anche nelle operaie) hanno il colore rossastro più pallido che negli esemplari di germana e così pure la pubescenza sia del capo che del torace. La faccia superiore delle antenne è sensibil- mente annerita. Per la mancanza di materiale di confronto non possiamo affermare se si tratti di una forma affine ma distinta dalla caspica oppure della caspica stessa; Birula difatti (1924, p. 101) ammette come probabile la presenza di questa forma anche nel Sud - Europa. La deficienza di esemplari dell’Italia meridionale non ci permette di stabilire se questa forma chiara sostituisca nel Sud la var. germana assumendo quindi il valore di razza oppure non conservi per tutta l’Italia il valore di semplice aberrazione individuale ('). Abbiamo visto solamente due esemplari della Sila (1 9 di Soveria Manelli m. 774, 1 8 di Camigliatello m. 1250) i quali presentano il II tergite macchiato, la macchia però non è così evidente come negli esemplari del Giglio, le zampe sono inoltre scure, per questo si mostrano cioè similissimi agli individui a Il tergite macchiato di Roma, dove pare predomini la crabro germana. Vespa orientalis Fab. (?) Vespa orientalis André, 1884, Spec. Hymén. Europe, II, p. 582 - 583, Tav. XXXIX, fig. 3. Questa specie, da quanto ci risulta, non era finora citata che della Sicilia; noi segnaliamo la presenza di essa anche nell’ Italia (1) Ci troviamo forse di fronte ad un fatto anziogo a quello segnalato da G. Müller (Boll, Soc. Adriatica Scienze Naturali, XXVIII, Trieste, p. 26-28) per la Ponera coarctata Latr. var. festacea Emery e per |’ Athous cavus Germ. var. singularis Reitt. (idem, XXVI, p. 130-131), difatti queste forme assumono un doppio valore sistematico : di forma geografica o razza in una regione, di semplice aberrazione individuale in altre località. Un fatto simile si osserva pure nel Scymnus frontalis Fab. ab. immaculatus Sufir. che nell’ Italia settentrionale si presenta in rarissimi esemplari insieme alla forma tipica mentre nell’ Italia meridionale sostituisce quest’ ultima (Capra in verbis). (2) Per la biologia di questa specie vedi: De - Stefani, Il Naturalista Siciliano, 1882-1833, p. 17-20. — idem, Boll. dei Naturalisti, 1894, p. 134-135. 168 D. GUIGLIA è F. CAPRA continentale (4 © di Capo Spartivento leg. Confalonieri e 2 9 di Sambiase leg. Menozzi ). | 3 Sicilia (senza località precisata) 6 © 2 8, Palermo 1 © (Coll. Giordani Soika ). à Nota - Mentre negli esemplari tipici il colore ferrugineo del capo, de! torace e dell’ addome ha presso a poco la stessa tonalità, in quattro operaie di V. orientalis catturate a Ghat ( Fezzan, leg. Prof. Zavattari ) e in una operaia di Ubari (leg. Prof. Cipriani) abbiamo osservato una netta differenziazione cromatica fra queste parti del corpo, difatti mentre il capo e il torace sono rosso - castagni, il disegno scuro dell’ad- dome è spiccatamente nero - castagno - opaco. Inoltre il margine apicale del I tergite presenta una netta e larga fascia gialla con il margine anteriore a forma di —- — e che occupa, nel suo punto di maggior larghezza, circa '/,; o poco più della parte posteriore del tergite; negli esemplari delle altre località (') questa stessa fascia è notevolmente ridotta, il più delle volte si riduce ad una breve e stretta linea interrotta nel mezzo. Oltre a ciò le macchie brune ai lati del III e IV tergite si presentano perfettamente libere in tutti e quattro gli esemplari; il IV tergite è tutto nero. Aggiungiamo pure che la zona apicale delle ali anteriori e quasi tutte le ali posteriori sono leggermente più scure. Un’ operaia di Qued Tizzi (Algeria) inviataci dal Sig. J. M. Dusmet presenta le stesse caratteristiche degli esemplari del Fezzan, il colore dell’ addome è forse meno intensamente nero. Proponiamo di distinguere questa forma della V. orientalis con il nome di Zavattarii n. var. Gen. VESPULA Thomson (Vespa Bischoff, 1931) Subg. VESPULA Bequaert, 1932 ( Vespula Ashmead, 1902; Pseudovespa Birula, 1930; Pseudovespa s. str. Bischoff, 1931). Vespula (Vespula) vulgaris ( Lin.) Vespa vulgaris Berland, 1928, Faune de France. 19, Hymén. Vespif. II, p. 87 — Vespula (Vespula) vulgaris Bequaert, 1932, Entom. Americ., XIEN.° 2, p. 90, loc. tip.: Europa. | (1) Degli esemplari da noi ana solamente 1 8 del Turkestan el O di Atbara (Sudan) presentano sul margine apicale del I tergite una fascia simile a quella degli esemplari del Fezzan. VESPE ITALIANE | 169 In molti casi la somiglianza delle operaie di questa specie con ° quelle della vicina V. germanica è assai spiccata, difatti non poche di esse ne imitano il disegno in maniera così sensibile da rendere abbastanza facile un errore nella determinazione e di conseguenza nello studio biologico, come è gia avvennto a diversi autori. E. Stolfa ha giustamente stabilito per queste Operaie, già distinte da G. Harttig (Zur Unterscheidung der Arbeiterinnen von Vespa vulgaris L. und V. germanica F. - 12 Jahresbericht des Entomolog. Vereins Bremen, 1924, p. 6, 7 e 8), la nuova varietà pseudogermanica. Anche prescindendo dal disegno, le operaie di V. vulgaris si distinguono con facilità da quelle di V. germanica per particolari caratteri morfologici. Difatti in quest’ultima specie lo spigolo interno delle mandibole, fra l'incisione prossimale e il dente prossimale, è a forma di Sica contrario cioè della vulgaris in cui il tratto stesso si presenta quasi diritto, come già Bischoff (1931 a, p. 7) ha indicato. Oltre a ciò abbiamo pure notato una sensibile differenza nella conformazione delle antenne, leggermente claviformi nella germanica, subcilindriche nella vulgaris ; inoltre in quest'ultima specie il penultimo articolo delle antenne si presenta sensibilmente più lungo che largo a forma quasi cilindrica, mentre nella germanica è invece subquadrato, con la faccia interna più convessa. Bischoff (1931 a, p. 7) aggiunge anche come carattere differenziale fra le due specie la diversa tecnica nella costruzione del nido. V. vulgaris - Trentino: Levico, Peio, Corvara; Veneto: Sigilletto; Lombardia: Bolladore, Canonica d’ Adda, Varese; Piemonte: Cervatto, Bognanco, Montesinaro, Courmayeur, Ronco Canavese, Bardonecchia; Liguria: Camporosso, Sant.° Vittoria; Toscana: Firenze, Boscolungo; Campania: Monte Sacro (Vallo Lucano). Ab. pseudogermanica - Trentino: Levico; Veneto: Cortina d’Am- pezzo; Lombardia: Bolladore, Bormio; Piemonte: Bioglio, Montesinaro, Crissolo, Val Pesio; Liguria: Varazze; Toscana: Boscolungo. Vespula ( Vespula) germanica (Fab.) Vespa germanica Du Buysson, 1904, Ann. Soc. Entom. France, LXXII, p. 609, loc. tip: Germania. Comune in ogni parte dell’Italia continentale ed insulare. Trentino: Levico; Lombardia: Sondrio, Menaggio, Breno, Brescia, Canonica d’ Adda, Milano, Pavia; Piemonte: Solcio, Orta, Cervatto, mie" Erin is dra SE a e e Pe tats POI ra OT ae oi Ss A Mitt A oy RED At bal a fi ro : mar 170 D. GUIGLIA è F. CAPRA Bioglio, Courmayeur, Susa, Torino, Venaria, Pianezza Tor., Castiglione Torinese, Crissolo, Piovera, Arquata Scrivia, Rigoroso ; Liguria: Genova, M.te Creto, Borzoli, Mte Figogna, Colle dei Giovi, Sant.° Vittoria (!), Casella, Sarissola, Camporosso, Albissola, Varazze, Rossiglione, Sturla, Quarto, Portofino, Chiavari, Monterosso; Emilia: Spilamberto ; Toscana: Marina di Massa, Bagni di Casciana, Boscolungo, Firenze, Pergine, Is. Giglio; Umbria: Lippiano, Bocca Trabaria, Paganico Sab. ; Marche: Cattolica; Puglie: S. Basilio Mottola; Calabria: Mte Oliveto, Camiglia- tello (Sila); Sicilia: Palermo ; Sardegna: Oristano, Is. Asinara, Is. Maddalena. Vespula (Vespula) rufa ( Lin.) Vespula (Vespula) rufa (forma tipica) Bequaert, 1932, Entom. Americ., XII, N.° 2, p. 97, loc. tip.: Europa. — Pseudovespa rufa rufa Birula, 1930. Zoolog. Anzeiger, p. 13°, loc. tip.: Svezia. Tutti gli esemplari da noi esaminati appartengono allo forma tipica. Trentino: Sagron, Peio, Siusi, Nova Levante; Veneto: Sigilletto, Senosecchia; Lombardia: Bormio, Campodolcino , Cascina Amata, Ponte Nuovo; Piemonte: Bognanco, Montesinaro, Alp Finestre ( Val Chiobba), Andrate, Gran S. Bernardo, Cogne, Coazze, Torino, Venaria, . Castagnole, Crissolo, Limone, Val Pesio; Liguria: Sant.’ Vittoria, Monte Antola, Monte Penna; Toscana: Montesenario. Vespula (Vespula) austriaca (Panzer) (?) Vespula (Vespula) austriaca Bequaert, 1922, Entom. Americ., XII, N. 2, p. 105, loc. tip.: Vienna, Austria. — Pseudovespa austriaca Birula, 1930, Zoolog. Anzeiger, p. 132; Bischoff, 1931, Sitz. Gesell. Naturf. Berlin, p. 330, Fig. 1 (in parte ). Questa specie è dalla precedente distinta oltre che per la colora- zione anche per caratteri morfologici bene evidenti non citati da Stolfa. Soprattutto importante e la diversa conformazione dell’ apparato copulatore. (1) La popolazione completa di un nido trovato nel terreno da G. Mantero in questa località il 19- X -933 constava di 311 To; 256 PO, 245 88. (2) Per notizie pitt ampie sulla sistematica e sulla biologia si veda anche: .J. Giraud, Hyménoptères recueillis aux environs de Suse, en Piemont et dans le département des Hautes - Alpes, en France. Vehr. zool. bot. Ges. Wien, XIII, 1863, p. 21.229, H. Carpenter and D. R. Pack Beresford, The relationship of Vespa austriaca to Vespa rufa. Entom. Month. Magaz., IV, 1903, p. 230 - 242, tav. IV. VESPE ITALIANE 171 Esso è difatti nell’insieme più stretto e a lati quasi paralleli nel laustriaca, leggermente più tozzo e con i lati convergenti all’ indietro nella rufa, con gli stipiti leggermente chitinizzati e di color uniforme nell’ austriaca, fortemente chitinizzati e di color bruno nella rufa, con il pene a parte prossimale più stretta dell’apicale, a margini debolmente ispessiti e non rilevati all'indietro nell’ austriaca, a parte prossimale larga presso a poco come l’apicale, a margini robusti e formanti una protuberanza alla base del pezzo apicale nella rufa, con i penicilli della faccia interna degli stipiti brevi e tozzi nell’ austriaca, più lunghi e snelli nella rufa; inoltre l estremità dello stipite è più larga, diver- gente ed a punta breve e rigida nell’ austriaca, più ristretta ed a punta più lunga e sottile nella rzfa. Quest’ ultimo carattere sembra però poco costante; secondo Carpenter (1. c., p. 234) le variazioni dell’ estremità dello stipite sono collegate alle variazioni del disegno del clipeo ('). Buone figure dell’armatura genitale delle due specie sono date da Carpenter e Pack Beresford (1. c., Tav. IV), da Birula (1. c., p. 131, Fig. 1, 2, 3, 4), da Bequaert (I. c., p. 100, fig. 4). Inoltre nella V. austriaca, come del resto in tutte le specie parassite, gli angoli del lobo mediano del clipeo sono più acuti che nella rufa, nel o di quest’ ultima specie il margine apicale del clipeo stesso si presenta difatti quasi tronco. Nella femmina di austriaca la faccia esterna delle tibie presenta delle setole lunghe e rade oltrepassanti in lunghezza il diametro trasverso delle tibie stesse, nella rufa invece queste setole sono brevissime, assai rade, quasi mancanti. Trentino: Siusi; Lombardia: S. Caterina di Val Furva, Bormio, Cascina Amata (dint. di Milano ); Piemonte: Crissolo, Pré Saint - Didier, Courmayeur. Subg. DOLICHOVESPULA Rohwer, 1916 ( Vespula Birula, 1927; Pseudovespula Bischoff, 1931 ) Vespula ( Dolichovespula) media var. Geeri ( Lep.) Birula Vespula media geeri Birula, 1927, Ann. Mus. Zool. de l’ Acad. des Sciences de I U.R.S.S., XXVIII, p. 77, loc. tip.: dintorni di Parigi. Birula stabilisce per la V. media De Geer due razze, quelle dell Europa settentrionale ( media) e quella dell’ Europa centrale e meridionale (Geeri) facilmente distinguibili fra di loro per spiccate diffe- (1) La differenze nell’ estremità dello stipite segnalate e raffigurate da Du Buysson (1903, p. 588, Tav. VIII, fig. 10, 11) e da Berland (1928, p. 84, fig. 141 e 142) non sono esatte. | 172 Db. GUIGLIA è F. CAPRA renze cromatiche come noi pure abbiamo potuto constatare in base al materiale europeo esaminato. | I nostri esemplari italiani corrispondono alla forma Geeri distinta dalla media tipica, propria della Svezia, per il colore rosso e giallo del corpo notevolmente più esteso. Nella femmina di Geeri la macchia nera. intorno agli ocelli è generalmente separata da quella del vertice dal disegno giallo del capo (nella media invece queste due macchie sono riunite a formare una grande macchia unica), il triangolo frontale è circondato da un anello nero assai ristretto, spesso incompleto (nella forma Zipica lo stesso triangolo è circondato da un anello largo, ben definito), il clipeo è per lo più completamente giallo (nella media media il più delle volte esso presenta invece una piccola macchia mediana scura più o meno sviluppata), il pronoto è quasi interamente rosso (nella forma fipica è invece nero con solamente una piccola macchia rossa, talora mancante, sui lobi laterali), lo scutello e il post- scutello sono in generale estesamente colorati in rosso (nella forma media V uno è macchiata in rosso, l’altro in giallo, assai di rado tanto lo scutello che il postscutello sono privi di macchie, in due esemplari di Helsinge da noi esaminati lo scutello si presenta completamente nero), i lati del torace, sotto l'inserzione delle ali, mostrano il più delle volte una macchia rossa più o meno sviluppata (nella forma Zipica sono invece sempre immacolati ), la parte declive del I segmento presenta una macchia giallo - rossastra (nella media media questa manca sempre ) la fascia apicale di questo segmento occupa più della metà della parte posteriore del segmento stesso ed il color giallo è misto al color rosso (nella forma fipica la stessa fascia è assai più ristretta, occupa circa 11, o poco meno della parte superiore del segmento, manca del tutto il color rosso), le zampe sono rossastre, appena annerite alla base (nella media media il nero è esteso a tutta la metà basale dei femori ). Le differenze cromatiche fra le operaie delle due forme sono presso a poco simili a quelle citate per la femmine. Nelle operaie di media media però il disegno nero del clipeo è assai più sviluppato che nella femmina, al posto della macchietta centrale si nota una striscia longitudinale mediana non raggiungente mai il margine apicale del clipeo stesso, tale striscia nella media Geeri è in generale un poco più breve, qualche volta ridotta ad un punto. Inoltre le operaie di media tipica, a differenza delle femmine, presentano lo scutello completamente nero, solo di rado macchiato in giallo, e tanto in esso che nel postscutello manca del tutto il colore rosso, nella Geeri tanto l'uno che l’altro sono colorati come nella femmina, il rosso è legger- VESPE ITALIANE 113 mente meno esteso. Nei maschi delle due forme si ha presso a poco la stessa distribuzione di colore che nelle corrispondenti operaie, nella media tipica manca però sempre il colore rosso del capo. Birula (1927, p. 80) propone di distinguere conil nome di var. lugubris gli esemplari di media media la cui colorazione nera è ancora più estesa. Dell’ Europa centrale sono state descritte da Schenck (1853 ) alcune forme attualmente considerate da Birula (1927, p. 78) come semplici variazioni cromatiche della media Geeri: la var. rufoscutellata (3) con il color rosso del corpo sensibilmente più esteso che nella Geeri e lo scutello interamente rosso - bruno, la var. similis priva invece del colore rosso e la cui femmina è inoltre distinta dalla Geeri per avere il dorso del torace, metatorace e i segmenti addominali lucidi, quasi privi di pubescenza, Il’ operaia per le tempie macchiate di nero, il maschio per lo scutello completamente nero con due soli punti laterali gialli, la var. crassa' (58) distinta, oltre che per la mancanza del colore rosso del corpo, per la fascia gialla del II segmento addominale un poco più ristretta che nella geeri, la var. flavocincta caratterizzata dalle fascie gialle di tutti i segmenti dell addome notevolmente ristretta; questa varietà è molto vicina alla media media. Fra il materiale italiano esaminato non blaine osservato alcun esemplare riferibili a queste variazioni. Trentino: Levico; Lombardia: Colle dell’ pie: Canonica d'Adda; . Piemonte: Bognanco, S. Vincent, Coazze, Torino, Sangano, Piovera, Castagnole, Crissolo, Stazzano; Liguria: Voltri, Sant.° Vittoria, Savi- gnone, Casella; Emilia: Quarto Piacentino; Umbria: Paganico Sabino. Vespula (Dolichovespula) sylvestris (Scop.) Vespula sylvestris Birula, 1930, Ann. Mus. Zool. de l Acad. des Sciences de? Us Re S232 N00 D. 921, loc Un Carola: Veneto: Senosecchia, Conegliano; Lombardia: M.te Disgrazia, Valtellina, Canonica, d’ Adda, Albesio, Besana, Varese, Barzio; Piemonte : Hopusaco, Val Vigezzo, Cervatto, Alp le Piane m. 1300 (') e Bocchetta del (1) In sno località fu raccolto un nido (leg. F. Capra) dentro ad una cavità di un muro di sostegno a secco ad una profondità di circa 20 cm. Detto nido è lungo 9 cm. circa e largo 7,5, l’involucro è di color grigio ed aderiva in parie ad un sasso, in parte a radichette sporgenti; presenta tre piani di cellule, i due superiori completi con circa 5-6 cm. di diametro, l’ inferiore largo 2,5 cm. Fra i due piani superiori si osservano striscie di collegamento, l’inferiore è invece sostenuto dal solo pilastro centrale. Il primo piano ha cellule piccole in parte opercolate, il secondo contiene un certo numero di cellule . maschili chiuse da opercolo al centro, alcune altre situate fra cellule femminili ed esterna” mente ad esse. Le cellule femminili sono disposte ad anello irregolare; le cellule più 174 D. GUIGLIA e F. CAPRA Croso m. 1940 (Val Chiobbia ), Bocchetta della Ronda m. 2000 ( Val Sorba ), Cossila, S. Vincent, Pré Saint - Didier, Coazze, Molaretto, Susa» Paesana, Rivoli, Bric Maddalena, Stupinigi, Castagnole, Fenestrelle, Pragelato, Crissolo, Cuneo, Vinadio, Briga M., Limone, Val Pesio, Frabosa Soprana; Liguria: Spotorno, Sant.° Vittoria, M. Penna, Ambor- zasca; Toscana: Vallombrosa; Umbria: Paganico Sab.; Abruzzo: Gran Sasso (versante di Teramo); Calabria: Camigliatello ( Sila). Vespula (Dolichovespula) omissa ( Bischoff ) Vespula omissa Biscoff, 1932, Mitt. Deut. Entom. Gesell HH N° Lp 6- sà loc. tip.: Turingia. — Pseudovespa (Pseudovespula) omissa Bischoff, 1931, Sitz. Gesell. Naturf, Fr., Berlin, p. 234 e 346. Fig. 1 (in parte): Se Questa specie è stata descritta in base a 3 femmine (1 di Turingia, 1 del Tirolo, 1 senza località) e considerata come parassita della V. sylvestris da cui. si distingue oltre che per la colorazione ( macchia gialla delle tempie e delle guancie più sviluppate, talora queste macchie sono riunite a formarne una sola, macchia del pronoto pure più grande e ad orlo esterno visibilmente convesso sulla metà anteriore, nella sylvestris è invece concavo ) anche per la carena del pronoto più pronun- ziata, angoli del lobo anteriore del clipeo più acuti, mandibole con lo spigolo interno, fra l’incisione prossimale e il dente prossimale, legger- mente concavo (nella sylvestris questo tratto si presenta invece diritto ), denti delle mandibole più robusti. Inoltre negli esemplari di omissa da noi visti la distanza fra gli ocelli posteriori è minore della distanza fra essi e I’ occhio (nella sylvestris queste due distanze sono invece presso a poco eguali). Il & è finora ignoto. ae Abbiamo esaminato 1 © di Paesana ( Piemonte, ex Coll. Gribodo), e 1 © di Cascina Amata (dintorni di Milano, Lombardia, ex Coll. Magretti ); inoltre due esemplari di Finlandia (1 di Helsinge, 1 di Hoplax) e uno della Slesia. Vespula ( Dolichovespula ) norvegica var. norvegica (Fab.). Vespula norvegica Birula, 1930, Ann. Mus, Zool. de |’ Acad. de Sciences de PU. R. S. S., XXXI, p. 296, loc. tip.: Norvegia. — Vespula ( Doli- chovespula ) norvegica Bequaert, Entom. Americ., XII, p. 117. esterne di detto piano contenevano larve. Il terzo piano presenta cellule incomplete e vuote. Al momento della cattura (17 - VIII - 1933 ore 6 antimeridiane) nel nido vi era la 2 fondatrici con 40 838 e 6 SS; in seguito sono ancora schiuse 7 O QO ed altri 9 ED le rimanenti cellule non sono piü schiuse, VESPE ITALIANE 175 Birula (1. c.) distingue nella V. norvegica d’ Europa due razze: la norvegica tipica che dovrebbe specialmente abitare le regioni del Nord, la saxonica quelle del Sud - Europa, fra di loro distinte per la diversa diffusione e distribuzione del colore giallo sulle varie parti del corpo: esso nella forma éipica si presenta sensibilmente meno diffuso che non nella saxonica. Il clipeo mostra difatti una larga striscia longi- tudinale mediana nera, ingrossata verso il centro (nella saxonica il clipeo è invece quasi del tutto giallo solamente con una piccola macchia o striscia nera irregolare al centro), lo scutello è appena macchiato di giallo, nella femmina queste macchie sono spesso molto ridotte, il postscutello è quasi sempre nero (nella saxonica sono invece ambedue estesamente macchiati di giallo, in modo particolare lo scutello ). Le fascie gialle al margine apicale dei tergiti sono sensibilmente ristrette (nella saxonica sono più sviluppate e spesso, specialmente ai lati del III - VI tergite presentano una macchietta nera isolata ) ; inoltre sulle parti laterali del II tergite si osserva una macchia rossastra più o meno estesa (!) sempre presente nelle operaie, nei maschi qualche volta può anche mancare, nelle femmine è presente solamente in casi eccezionali. Oltre a queste differenze cromatiche si osservano pure fra le due razze diversità abbastanza evidenti nella struttura delle antenne, queste nella forma Zipica si presentano difatti ( particolarmente nella femmina e nell’ operaia) robuste, subcilindriche, con gli articoli a margine interno convesso e il più delle volte completamente nere (nella saxonica ‚sono invece un poco più gracili ed allungate, leggermente claviformi, con gli articoli a margine interno subregolare e il più delle volte al disotto rossastre ). Gli esemplari italiani da noi esaminati appartengono tutti alle regioni alte della catena alpina e, pur presentando una certa variabilità individuale, sono nel complesso assai affini alla norvegica norvegica del Nord-Europa dalla quale non crediamo conveniente separarli come razza geografica. Birula (1. c., p. 297 - 289) riferisce pure alla forma tipica alcuni esempla- ri della Svizzera (St. Moritz, Arzier). Veneto: Sigilletto; Trentino: Sagron, Peio; Lombardia: Col del- (1) E. Stolfa (1. c., p. 25) erroneamente attribuisce alla var. saxonica gli individui con le parti laterali del II tergite più o meno macchiate di: rosso. 176 D. GUIGLIA @ F. CAPRA l’Aprica, Bormio; Piemonte: Val Chiobbia (Alp le Piane ('), Pta Cascinaccia m. 2100, Bta del Croso m. 1940, B. la Ronda m. 2000), Giomein m. 2038, Cheneil m. 2100 (!), Etroubles, Chalets de Miage, Piccolo San Benardo, Moncenisio, Crissolo. Vespula (Dolichovespula) norvegica var. saxonica (Fab. ) Birula Vespula norvegica saxonica Birula, 1930, Ann. Mus. Zool. del’ Acad. des Sciences de ’U. KR. S. S., XXXI, p., 305, loc. tip.: Germa- nia. — Vespula ( Dolichovespula) norvegica var. saxonica Bequaert, 1932, Entom. Americ., XII, p. 110. La scarsità di materiale non ci permette di stabilire la distribuzionne geografica di questa razza in Italia; con molta probabilità abita nelle Alpi a media altitudine. Venezia Giulia: Senosecchia (5 58 determinate da Stolfa come norvegica norvegica, Coll. Giordani Soika); Trentino: ( Rovereto secondo Birula, |. c., p. 306.) Peio, Siusi; Lombardia: Bormio. Vespula ( Dolichovespula ) adulterina ( Du Buysson ) Bischoff Vespa norvegica var. adulterina du Buysson, 1904, Ann. Soc. Entom. France, LXXII, p 600, loc. tip.: Piemonte, Vosgi, Remiremont, Svizzera, Engandina, Rosegthal. — Vespa adulterina Bischoff, 1931, Mitt. Deut. Entom. Gesell. , II, N° 1, p. 6. — Pseudovespa ( Pseudovespula ) adul- terina Bischoff, 1931, Sitz. Gesell. Naturf. Fr., p. 330 e 346, Fig. 1, (1) Nella boscaglia sopra Alp le Piane (m. 1450) fu trovato (leg. F. Capra) un nido attacato ad un ramo di Alnus viridis D. C. a circa 1 m. dal suolo. L’involucro, di color grigio con striature biancastre alternate ad altre di un bruno più o meno intenso, avvolgeva con parecchi strati un ramo e la base di tre ramoscelli che da esso dipartivano, inoltre si attaccava lateralmeute alle foglie ed ai fiori di un altro ramo. Il nido ha circa 10 cm. di diametro e contiene due piani di cellule, il primo è largo circa cm. 6 X 6, 5 ed è costituito di tutte cellule operaie, in parte con larve, in parte opercolate, il secondo piano è largo cm. 5 X 5, 6 ed è attacato al primo solo per il pilastro centrale, mancano le lamine di sostegno ; le cellule più esterne, molto piccole contenevano uova e larve a vario sviluppo. Al centro sono disposte sette cellule maschili opercolate circondate in parte da 18 cellule femminili poste a semicerchio. Al momento della cattura (18 - VIII- 1933, ore 22) il nido conteneva la Q fondatrice e 84 58. Un altro nido osservato nel- We del 1932 alla Bocchetta del Croso si trovava in una cavità sotto un grosso sasso, non venne però raccolto. A Cheneil fu trovato un altro nido ( VIII - 1930, leg. D. Guiglia ) attaccato ad un trave di una capanna disabitata; la sua forma è tondeggiante e misura circa 12,5 cm. di diametro, è costituito di due piani il primo, largo circa 6 cm. formato di cellule di operaie di cui le più periferiche opercolate, il secondo di cellule di sessuati di cui le più interne erano schiuse mentre due o tre giri di cellule marginali contigue erano ancora opercolate. Non venne catturata |’ intera popolazione del nido. VESPE ITALIANE SEPE 3, 4, 5 (in parte). — Vespula (Dolichovespula) adulterina Bequaert, 1932, Entom. Americ. XII, p. 121 — Vespa adulterina Richards, 1932, Proced. Entom. Soc. London, VII, Part I. p. 4. Du Buysson (I. c.) descrive questa specie come varietà della norvegica e la cita del Piemonte per I’ Italia, Bischoff, la eleva al grado di specie in base a caratteri morfologici e cromatici di notevole importanza che facilmente la differenziano dalla norvegica tipica di cui con tutta probabilità è ospite. Essa presenta difatti gli angoli del lobo ante- riore del clipeo sensibilmente più acuti, la carena del margine anteriore del pronoto più evi- dente e colorata in giallo, nella femmina .il diametro trasversale del clipeo maggiore di quello longitudinale, I’ ultimo tergite alquanto ripiegato in basso verso l’apice e il pungiglione più ro- busto e ricurvo; | esemplare femmina da noi esaminato pre- senta inoltre la distanza fra gli ocelli posteriori sensibilmente 1 pe Fig. II - Apice dei pene visto dal dorso : 1. Vespula ( Dolichovespula ) adul- terina (Du Buysson) (Forno Alpi Graie) 2. V. (O.) norvegica (F.) s. str. ( Cris- solo ). minore della distanza fra essi e l'occhio (nella zorvegica queste due distanze sono invece presso a poco eguali). Notevoli sono pure le differenze cromatiche : I’ adulterina presenta difatti due macchie gialle bene sviluppate sulle guancie, la carena del margine anteriore del pronoto colorata in giallo, la fascia dei margini latero - superiori del pronoto anteriormente più estesa, la macchia gialla al disotto delle ali più grande, lo scutello ed il postscutello, particolarmente il primo, largamente macchiato di giallo. Nel maschio si osservano differenze spiccate nella conformazione del . pene, questo nell’ adulterina si presenta difatti con l’apice lateralmente alquanto compresso e quindi ristretto ed appuntito, la porzione intermedia è larga ed a lati sensibilmente divergenti verso la base (Fig. II, 1) nella norvegica | apice è invece assai più espanso e depresso, la porzione intermedia più stretta ed a lati meno sensibilmente divergenti (Fig. II, 2). - Un maschio di Forno Alpi Graie (5 - VII - 1931, leg. Dodero) e una femmina di Fenestrelle (Val Chisone, m. 1150, VIII - 1929, leg. Della Beffa) vengono a riconfermare la presenza di questa specie anche in Italia. Mem. Soc. Entomol. It., XII, 15-X1-33. 12 A n € > 1 ud da 178 ; D. GUIGLIA e F. CAPRA BIBLIOGRAFIA (!) Andrè E. — 1884. Species des Hyménoptères d’ Europe, II. Les Gué pes. Ashmead W. H. — 1902. 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Il Passo del Tonale presenta una fauna di Chironomidae ricca per varietà di specie: ho trovato ‘numerose varie forme larvali e ninfali di Orthocladiariae, di Chirono- mariae, di Tanypodinae, tanto negli stagni e ruscelli della zona ad altopiano (caratteristica per una vegetazione a muschi che si adagiano sopra un notevole strato di torba) come nei torrentelli che dalla zona morenica, alta circa 200 m. più del Passo, raggiungono il Passo stesso. Ma le difficoltà di seguire le larve nel loro sviluppo in modo da avere i controlli colle imagini catturate in natura, specialmente sui piccoli ontani, mi obbligano per ora ad una limitata illustrazione. Ho trovato anche a quella notevole altezza, larve, crisalidi e ima- gini di Chironomus Thummi: le imagini presentavano, come quelle catturate in pianura, un numero vario di peli in corrispondenza al margine interno dell’ articolo terminale dell’ ipopigio maschile e le stesse misure reciproche di lunghezza nei diversi articoli dell’ antenne e delle zampe. Le larve, trasportate al piano, e mantenute a temperatura oscillante fra i 0° e + 2°, sono sopravissute per circa 3 mesi. L’ altro Chironomidae, oggetto della presente nota, del quale do una particolareggiata illustrazione, appartiene, per la forma larvale e ninfale, alla sezione Tanytarsus gruppo inermipes e per la forma ima- ginale al Gen. Micropsectra. Larva Lunghezza mm. 9 - larghezza costantemente inferiore al millimetro. La misura della lunghezza non costituisce però una caratteristica diffe- renziale del gruppo “inermipes „ in quanto Bause dà per le larve di questo gruppo misure che variano da 8 fino a 15 mm. Noto invece, a proposito della larghezza, che anche le larve oggetto della presente CHIRONOMIDI ITALIANI 181 nota, come altre pure del gruppo inermipes già da me prese in esame, presentano valori inferiori al millimetro contrariamente ai valori ripor- tati da Bause (1 mm. - 1, 2 mm.). Colore dei segmenti addominali: rosso sangue, tanto che le larve in movimento potrebbero essere scambiate con piccole forme larvali del Sgen. Chironomus : in larve ferme è però facile distinguere il contrasto tra il colore verde dei segmenti toracici e quello rosso cupo dei segmenti addominali. Credo oppor- tuno insistere su questo carattere che ho pure notato in altra forma larvale del Gruppo inermipes, perchè non accennato nella particolareg- giata descrizione fatta da Bause delle forme larvali del Gruppo stesso, catturate in Germania. Infatti Bause così si esprime in merito: “ Sàm- tliche Larven die man in unseren einheimschen Gewassern findet, waren von intensiv roter Färbung, nur 7. excixus zeigte eine grüne Farbe. ,, Testa bruna: lunghezza 420 yı., larghezza 315 |: il rapporto quindi fra le due misure s’avvicina più a 4:3 che non a 3 : 2 (Bause, Goetghebuer). Antenne: Altezza zoccolo 82 |», larghezza 56 1: il rapporto si avvicina al valore stabilito da Bause (1,5). Spina chitinosa posta alla estremità distale dello zoccolo, alta 17 - 18 |. Degno di nota questo valore, perchè, secondo Bause, tra la lunghezza di 10 - 12 | e quella di 40 ıı (larve del 7. trivialis) non si conoscerebbero valori intermedi (Ein etwaiger Ubergang zwischen diesen beiden Extremen war nicht zu konstatieren). A questo proposito Goetghebuer si esprime per vero in termini più riservati: “chez beaucoup espèces cette épine est cour- te, chez d’ autres elle est allongée presque de la méme longueur que la protuberance „ Rapporto degli articoli dell’ antenna: I: II: HI: IV: Ne 40447 255251, Mi è pertanto fornita ulteriore conferma di quanto ho già prospetato in precedenti miei lavori: che cioè i rapporti delle lunghezze dei seg- menti dell’ antenna non hanno, in diverse forme larvali del gruppo inermipes, carattere assoluto e costante e quindi non possono costituire una nota differenziale sicura del gruppo stesso. Setola laterale del primo articolo inserita appena sopra la metà altezza dell’ articolo stesso, e lunga 50 71. Setola inserita sull’ estremità distale del I° articolo un po’ più corta del secondo articolo (58 1: 75 1): anche il rapporto tra la misura di questa setola e quella del secondo articolo dell'antenna non è pertanto costante e non può rigorosamente essere considerato nella descrizione generale del gruppo, a meno che si intenda |’ espressione di Bause in un senso piuttosto largo (Am distalen End des Grundgliedes eine breit ansetzende Borste, die ungefähr so 182 | G. MORETTI lang ist wie das zweite Antennenglied.). La lunghezza di tutta |’ antenna ( zoccolo ed articoli del flagello ) è di circa 400 |: di poco inferiore. cioè al valore riferito da Bause (Lange der ganzen Antenne 0,5 mm.). Organi di Lauterborn di tipo piccolo: lunghezza dei filamenti che li sostengono 120 |: essa corrisponde quindi a quella citata da Bause: ma viceversa non corrisponde però, come afferma Bause (3 - 4 mal so lang als die drei letzten Antennenglieder zusammen) a 3 - 4 volte la | lunghezza dei tre ultimi segmenti dell’ antenna presi insieme.. Anche a questo proposito le mie osservazioni su larve del gruppo inermipes catturate in alta montagna, confermano quanto ho già avuto occasione di notare in larve dello stesso gruppo catturate in prossimità della spiaggia marina e mi convincono della impossibilità di dare valori che possono in modo assoluto estendersi a tutte le forme indi- viduali del gruppo. Tralascio la descrizione del labio, del labbro, della mandibola e del segmento anale, perchè tutti questi organi ripetono i caratteri riferiti nella illustrazione generale del gruppo senza variazioni degne di nota. Dette larve costruiscono dei tubi cilindrici piuttosto piccoli, come appare dalla fig. 1. Stanno in pozzanghere d’acqua sta- gnante anche se vi sieno alghe: in questo caso stanno di preferenza immediatamente sotto il tappeto verde formato dalle alghe stesse. — Non ho potuto conservarle in vita, lontano dal loro ambiente, che qualche settimana. Pupa Lunghezza mm. 4,5 - 5. Secondo Bause la lunghezza delle pupe del gruppo inermipes varia da sei a dieci mm. - Larghezza massima dei segmenti addominali 500 |». I cornetti orali portano, impiantata sulla loro estremità, una sottile setola piegata ad uncino, notevolmente più lunga di quella presentata dalle Pupe pure del gruppo inermipes già da me illustrate. Questa setola misura nella sua parte verticale una lunghezza di circa 50 |: e così pure, all'incirca nella sua parte piegata. Si stacca dal suo impianto sulla protuberanza a cono, con grande facilità: perciò non può destare meraviglia il fatto di trovarne la man- canza in molti esemplari. Cornetti protoracici lunghi 500 - 550 |, impiantati su una piccola base sferoidale, a forma di tubicini sottili trasparenti nudi per il terzo inferiore interno, forniti, per il resto, di | peli piuttosto rari che sporgono all’ esterno per circa 150 |. Corrispon- dono alla descrizione generale data da Bause per i cornetti protoracici delle Pupe del gruppo inermipes ed illustrata dalla fig. 60. del citato lavoro di Bause. CHIRONOMIDI ITALIANI | 183 4 5 Fig. 1 - Fotografia - Nicchie tubulari di fango costruite in natura dalla forma larvale. Fig. 2 - Microfotografia del III e parte del IV segmento della forma ninfale. Si vede la particolare disposizione delle spine chitinose. Fig. 3 - Microfotografia del IV e V segmento della forma ninfale. Evidenti le striscie longitudinali nerastre ai bordi e la disposizione delle spine chitinose a striscia solo trasversale. Fig. 4 - Microfotografia di tutta |’ antenna della forma imaginale Si Si nota la terminazione a clava, la distinzione degli articoli, la sporgenza e disposizione dei pel piumosi. Fig. 5 - Microfotografia dell’ estremità distale della tibia della zampa posteriore, Da notare la mancanza dello sperone e la presenza del lungo ciuffo di peli. 184 G. MORETTI I segmenti addominali presentano, alquanto medialmente al loro margine esterno, delle linee longitudinali nerastre, debolmente arcuate, con la concavità rivolta verso l asse longitudinale mediano (Fig. 2). Il limite tra il secondo ed il terzo articolo dell’ addome è rinforzato, almeno nella sua parte mediana, da una formazione chitinosa estesa, in senso trasversale, circa 410 ı ed alta appena 16 - 18 ıı che, a forte ingrandimento ricorda un po’ la disposizione e la forma dei denti di un pettine. L’armatura del terzo segmento è illustrata dalla fig 3: le spine di quest’armatura sono meno robuste e meno fitte verso l estremo cefalico che non verso quello anale. La formazione chitinosa del 4° e 5° articolo è rappresentata (fig. 2 - fig. 3) da due striscie trasversali di colore caffè scuro convergenti verso la linea mediana, che si estendono per una lunghezza di circa 120 - 130 » e larghe al mas- simo 50 |», mentre la parte longitudinale è rappresentata da spine così sottili e rare, che nel loro insieme non dimostrano affatto i carat- teri della parte trasversale. Ritengo perciò di ascrivere le pupe in questione al sottogruppo a di Bause: a quelle ninfe cioè del gruppo inermipes a formazione chitinosa soltanto trasversale. Angolo anale del penultimo segmento provveduto di un pettine con denti bruni robusti appuntiti vari di altezza: in numerosi esemplari ho notato 5 - 6 di questi denti inseriti pressochè alla stessa altezza, vari però in lunghezza (più lunghi i mediani in confronto dei laterali) e tre - quattro altri inseriti piuttosto verso |’ estremo cefalico. Imago Lunghezza % mm. 4-45. © mm. 2,8 - 3. Antenne x di 13 articoli (fig. 4); lunghezza da 1150 a 1250 »; piume nere lunghe, sporgenti all’ infuori fino 700 |.. Articolo terminale a clava lungo da 680 a 750 »; lunghezza di tutti gli altri articoli insieme da 470 a 520 1 Antenna © di 6 articoli: lunghezza 500 x, ultimo articolo a clava alto 105 1; penultimo 85 1; il primo alto all’ incirca come I’ ultimo, il secondo ed il terzo a bottiglia. Scapo dell’ antenna caffè scuro, del diametro di circa 150 |. Occhi non pubescenti. Ali densamente vellutate su tutta la superficie, senza trasversale apparente; bilancieri bianco grigiastri con disco leggermente verde. Meso - metanoto, mesosterno di colore bruno, pleure verde - oliva con macchie brune; addome verde - giallo brunastro nel 5, verde - giallastro nella © più chiaro che nel 5%. Zampe di colore giallo caffè chiaro, grigiastro nelle forme giovani. Il colore diminuisce di intensità dal femore al tarso. Notevole varietà nella lunghezza reciproca dei diversi articoli : riporto misure di valori medi nel x: ee a ee eo ess CRIRONOMIDI ITALIANI 185 Primo paio di zampe: tibia più corta del metatarso (830 - 850 | tibia; 1150 - 1240 1 metatarso ) Secondo paio di zampe: tibia lunga 1100 - 1200 n; metatarso 630 - 650 p. | Terzo paio di zampe: tibia lunga 1350 |, metatarso 950 ıı. Le tibie delle zampe posteriori sono fornite di pettine piegato a curva che lascia libero un piccolo arco: manca lo sperone caratteristico del Gen. Tanytar- sus: soltanto (fig. 5) sopra il pettine si notano dei peli molto più lunghi di tutti gli altri inseriti sulla rimanente superficie dell’ articolo. 6 7 Fig. 6 - Particolarita dell’ ipopigio 3 dalla faccia dorsale. Si vede I’ appendice superiore fornita di scarsi peli setolosi ; I’ appendice supplementare a punta; l’ interme- diaria con lunghi peli al margine esterno. Per chiarezza della F. non è stata ritratta I appendice inferiore. - Oc. 2, ob. 6 Kor. Fig. 7 - Ipopigio S in toto dalla faccia ventrale. Le appendici superiori sono apparse solo fochettando: per chiarezza non è disegnata a destra dell’osservatore |’ ap- pendice supplementare : da notare le appendici supplementari fornite, all’ estremità di- stale di peli piegati ad uncino. - Oc. 2, ob. 6 Kor. : Articolo terminale dell’ipopigio © fornito nella sua parte inferiore verso il margine interno di parecchi peli, alquanto fitti ma in numero non costante. L’ articolo basale porta inserite quattro paia di appendici: l’appendice superiore è più larga della intermedia ed alla sua base | di inserzione è appena un po’ più larga della sua estremità distale 4 wat! > è a r = nr Lx RL IIS) yy nA Sook fi 186 G. MORETTI (30 - 32 x, 26 - 30 1.): quest’ ultima appare arrotondata e presenta verso il margine interno pochi peli setolosi (fig. 6). L’ appendice supplementare è sottile ed in alcuni esemplari presenta l'apice netta- mente a punta (fig. 6 - 7): non si stacca dalla base ma piuttosto dalla estremità apicale dell’ appendice superiore. L’ appendice intermedia arriva appena un po’ più in basso del terzo superiore dell’ articolo terminale : è più lunga dell’ inferiore e leggermente dilatata ed arcuata all’ estremità . (fig. 7) dove presenta lungo il margine esterno della curva pochi peli setolosi in numero non costante, lunghi 40 - 45 |, e lungo il margine interno numerosi peli più corti e più fitti. L’ appendice inferiore (fig. 7) più lunga che la superiore ma più corta dell’intermedia è ad estre- mità incurvata, in alcuni esemplari, quasi ad angolo retto e presenta impiantati sul margine interno due sorta di peli; i superiori diritti e più lunghi, gli inferiori leggermente piegati ad uncino, solo talvolta con accenno di dilatazione globosa al loro estremo distale. (!) Considerazioni sulla diagnosi di genere e di specie Gli occhi glabri, la forma delle antenne, le ali senza trasversale ‘apparente, la tibia anteriore e posteriore senza sperone depongono per il Gen. Micropsectra. Per ciò che riguarda la diagnosi di specie si prospettano anche in questo caso particolare tutte le difficoltà ei dubbi che ho già riferito nei miei precedenti lavori. | Credo perciò opportuno riferire per ora la forma in esame sempli- cemente ad un gruppo specifico del Gen. Micropsectra che morfologica- mente vada distinta dagli altri gruppi per il mesonoto verde oliva con macchie bruno nere, per l ultimo articolo dell antenna © più . lungo di tutti gli altri riuniti, per |’ ipopigio 5’ che porta inserite sul- l’ articolo basale quattro paia di appendici. Riferendomi poi al prospetto delle venti specie del genere Micropsectra elencate da Goetghebuer, debbo prenderne in considerazione tre senza però identificarne alcuna: infatti la gundensis hal appendice inferiore più corta anche della supe- riore e peli dilatati in globuli; la g/obulifera, che pur si avvicina molto al Chironomide da me illustrato, giustifica probabilmente il suo nome coi peli dell’ appendice inferiore dilatati in globuli, carattere che io in questa forma, non ho potuto sempre accertare, trovando costante solo. un incurvamento ad uncino dell’ estremità distale dei peli dell’ ap- pendice stessa.. Nè posso identificare la forma da me descritta colla (1) Ho osservato la dilatazione globosa in imagini osservate al microscopio all’i- stante della cattura. Forse si tratta di dilatazioni a vescicole, facili a disseccarsi. CHIRONOMIDI ITALIANI 187 M. recurvata, pur avendo anche con questa molte affinita, perche l’appendice superiore della M. recurvata si presenta molto arcuata : carattere che nella forma da me descritta non ho potuto affatto accertare. E. Bause - Die Metamorphose der Gattung Tanytarsus und einiger verwandter Tendipedidenarten. - Archiv für Hydrobiologie. Supple- ment Bd. II - 1921. | M. Goetghebuer - Faune de France. N. 18. Dipteres Nématocéres - Chironomidae Chironomariae, Paris. 1928. | _G. Moretti - Sulla morfologia e biologia di forma larvale e ninfale della Sek. Tanytarsus genuinus - inermipes gruppo corrispondente ad un imago del G. Micropsectra - Atti della Soc. Ital. di Scienze Naturali, Vol. LXX, 1931. ie Moretti - Contributo alla conoscenza dei Chironomidi italiani. - Bol- lettino di Zoologia, Anno III, N. 1-2, Febbraio - Aprile 1932. ARMANDO BALIANI STUDI SULLE AMARA ASIATICHE (Col. Carab. ) CON DESCRIZIONI DI NUOVE SPECIE (Tay. 1-0: 40 Dietro cortese invito del Dott. H. E. Andrewes di Londra, ho intrapreso lo studio di un cospicuo materiale di Amara, proveniente dalle regioni indiane e dai paesi largamente limitrofi, appartenente in parte alla collezione personale dello stesso Dott. Andrewes, in parte a collezioni di privati e di diversi Musei europei e indiani, nonché di un piccolo lotto, di proprieta del British Museum, inviatomi dal Dott. Gilbert J. Arrow. Fra tutto questo materiale ho trovato ben 16 specie nuove e due nuovi sottogeneri, che qui appresso descrivo, enumerando inoltre tutte quelle altre specie osservate che provengono dalle su citate regioni. Tutte le specie qui descritte sono state controllate dal Dott. Andrewes al quale rivolgo |’ espressione della mia profonda gratitudine per le sue cortesi comunicazioni di molti tipi, per i suoi preziosi con- sigli e pareri; ringrazio pure il Dott. Gilbert J. Arrow del British Museum di Londra che mi procurò ancora alcuni disegni di tipi colà esistenti, ed infine i Signori: Dott. Antoine Ball del Museé Royal di Bruxelles, ed il Dott. A. Kastner del Naturkundemuseum di Stettino, che gentilmente mi comunicarono alcuni tipi da loro posseduti. | Il materiale esaminato appartiene alle seguenti collezioni: 1 Agricultural Research Institut, Pusa, Bihar. Andrewes Dott. H. E., Londra. British Museum, Londra. Champion Dott. H. G., Londra. Deutsches Entomol. Museum, Berlin-Dahlem. Forest Research Institut, Dehra Dun. Indian Museum, Calcutta. Stevens Dott. H., Londra. Per brevità, ad ogni specie citata, dopo l'indicazione della prove- nienza, è segnato il numero corrispondente alla collezione alla quale Oost O Cum OO DO) appartiene. AMARA ASIATICHE 189 Gen. AMARA Bon. Subg. Amara (s. str.) Bon. Amara aenea Degeer, Mem. Ins. IV, 1774, p. 98 ( Carabus ). KASHMIR: N. O. Himalayas, 4 es.; Jhelum Valley, 1 es.; Sonemarg” 1 es. - NORTH-WEST FRONTIER Province: Ram-Ram Gol (Chitral), 1 es.; Lutkoh (Chitral), 1 es.; Abbottabad, 1 es. - PunYAB: Murree, 1 es.; Kangra Valley, 1 es. (Collezioni: 1, 2, 3, 6, 7). | Amara Andrewesi Baliani, Mem. Soc. Ent. It. XI, 1932, p. 5, t. LE KASHMIR: Shishram Nag (Lidar Valley), 6 es.; Yusimarg, 1 es. UNITED Provinces: Chakrata, Mundali, 1es., Chulli Khud, 1 es. (Colle- gion = 1.2, 0), Amara bamidunyae Bates, Proc. Zool. Soc. London, 1878, p. 710. KASHM:R: Koty, 1 es. - TIBET: Gyangtse, 2 es. - PAMIR: Taghdumbash, 1 es.-PunvaB: Simla, 2 es.; Theog, 1 es.- UNITED PROVINCES: West Almora, 1 es.- ASSAM: Khasi Hills, 1 es. (Collezioni: 2. 4. 5. 7). Amara birmana n. sp. (Tav. I fig. 1) Oblunga, di colore bruno, bronzato superiormente; antenne, zampe, palpi ed epipleure delle elitre bruno rossastri; i primi due articoli delle antenne, la base del 3’ e le tibie più chiari; parte inferiore bruno-scura. Capo poco largo; occhi mediocremente grandi, piani; fossette frontali brevi lineari, un po’ divergenti all’ indietro; antenne non raggiun- genti la base del pronoto; due pori sopraorbitali. - Pronoto piuttosto allungato, ma più largo che lungo, alquanto convesso e più ristretto in avanti, a lati poco arrotondati, quasi diritto verso la base; margine anteriore appena sinuato, con gli angoli non sporgenti e arrotondati; margi- ne posteriore sinuato dopo gli angoli posteriori che sono retti, a punta non sporgente; base non depressa, con due fossette per lato; I’ interna più grande, abbastanza profonda, separata da quella esterna da un piccolo spazio elevato; I’ esterna più piccola, un po’ ovale e alquanto obliqua; l interno delle fossette finamente punteggiato, con punti più sparsi nello spazio che le divide , ma i punti non si estendono verso il mezzo, dove sono sostituiti da finissime striature longitudinali; solco me- diano profondo, lungo, ma non raggiungente i due margini. - Elitre ovali, poco convesse, larghe alla base quanto il pronoto, un po’ accuminate 190 | ARMANDO BALIANI all’apice; strie profonde, finamente punteggiate; stria scutellare lunga; in- tervalli alquanto convessi; serie di pori dell’ottava stria poco interrotta nel mezzo. - Dente del mento leggermente bifido; prosterno liscio con l’apofisi orlata all’apice e senza pori setigeri; episterni del metatorace allungati con leggerissimi punti sparsi; segmento anale con un poro seti- gero per lato. | Lunghezza: 7 mm. BURMA (Birmania), 2 es. SQ (Collez. 3). Holotypus nella ‘collezione del British Museum. Amara chalcites Dej., Spec. gen. Coleop. 1828, III, p. 462 (similata var.) TONKINO, 2 es. - CHINA: Shangai, 1 es. - FORMOSA, 1 es. - GIAP- PONK, 1 es. (Collezioni: 2 e 7). | Amara darjelingensis Putz., Stett. Ent. Zeitg., 1877, p. 102. Tiger: Rongshar Valley, 2 es.; Yatung, 1 es. - PUNYAB: Dharmsala, Triun, 2 es.; Kulu, Parbatti Valley, 1 es.; Simla, 3 es.; Fagu, 4 es.; Ba- ghi, 1 es.; Matiana, 1 es.; Kufri, 1 es. - UNITED PROVINCES: Kumaon, Sun- derdhunga Valley, 31 es., East Almora, 2 es., Sukhatal, 2 es., Gori River Gorge, 1 es., Burphu (Gori Valley), 1 es., Pindar Valley, 1 es.; Chakrata Kanasar, 1 es., Chulli Khud, 2 es,, Mundali, 1 es. - NEPAL,1 es. - SIKKIM: . Darjeeling, 2 es; Lachung, 4 es. - Assam: Cherrapunji, 1 es. (Collezioni: 2,4 5, 06, 7): Amara obscuripes Bates, Trans. Ent. Soc. London, 1873, p. 292 TONKINO: 2 es. (Collezione 2). Amara similata Gylih., Ins. Suec., I. 2, 1810, p. 138 (Harpalus) KASHMIR: 7 es. - NORTH - WEST FRONTIER PROVINCE: Chitral, Mada- glasbt, 1 es. (collez. 4). | Subg. Pseudoamara nov. Tibie posteriori del %, nella metà apicale interna, senza fitta fran- gia di peli sottili frammisti alle solite setole; colore e forma simili alle altre Amara s. str. Amara Beesoni n. sp. (Tav. I fig. 2) Superiormente di colore bruno metallico bronzato; antenne, palpi, femori e tarsi bruno-scuri; primi due articoli delle antenne, parte infe- riore del 3°, apice dei palpi, tibie e mandibole (eccetto l’apice) di co- lore rossastro giallognolo più o meno chiaro; parte inferiore bruno-scura. AMARA ASIATICHE 191 Capo mediocremente largo, occhi piuttosto grandi, poco sporgenti; | fossette frontali brevi, leggere, alquanto divergenti all’indietro, talvolta un po’ rugolose; una piccola fossetta puntiforme nel mezzo della sutura dell’e- pistoma; antenne piuttosto lunghe, raggiungenti la base del pronoto; due pori sopraorbitali. - Pronoto trasversale, alquanto convesso, più largo che lungo, più ristretto in avanti che alla base, a lati leggermente ar- rotondati; margine anteriore alquanto sinuato, con gli angoli un po’ spor- genti e piuttosto acuminati; margine posteriore diritto, appena sinuato ai lati, con gli angoli retti, ma a punta non sporgente, alquanto rivolti all’indietro; base debolmente depressa ai lati, poco nel mezzo, con due fossette per lato; la interna più grande, profonda; l’esterna piccola, leg- gera, un po’ obliqua; la zona delle fossette è finamente punteggiata; solco mediano profondo, un po’ più impresso verso la base. - Elitre piuttosto convesse, larghe alla base quanto il pronoto, a lati quasi paralelli, un po’ acuminate all’ apice; strie abbastanza profonde, uguali, finamente punteggiate, ma un po’ più fortemente nella metà basale; stria scutellare lunga, incompleta, senza poro ombelicato alla base; intervalli alquanto convessi; serie di pori dell’ottava stria appena interrotta nel mezzo. - Dente del mento bifido; prosterno liscio, con l’apofisi non orlata e senza pori setigeri all’apice; episterni del metatorace più lunghi che larghi e fitta- mente punteggiati; segmento anale con un poro setigero per lato nel 7. con due nella? Lunghezza: 7 - 75 mm. Assam: Shillong, 6 es. 4 #29 (Collezioni 1, 4, 6, ). Holotypus e Allotypus nella collezione del British Museum. Subg. Celia Zimm. Amara expolita n. sp. (Tav I fig. 3) Corpo di colore bruno molto scuro, superiormente lucido, con ri- flessi bronzati nel x, più chiaro, serico sulle elitre e senza riflessi me- tallici nella 9; parti boccali, antenne e zampe rossastri, negli esemplari ben maturi le antenne hanno i due primi articoli soli rossastri; i rima- nenti articoli e talvolta anche i femori più oscuri. Capo relativamente piccolo; occhi piccoli, alquanto sporgenti; fos- sette frontali piuttosto lunghe, un po’ profonde, divergenti all’indietro; an- tenne sottili, corte, non raggiungenti la base del pronoto; due pori so- praorbitali. - Pronoto di un terzo più largo che lungo, assai convesso, un po’ più ristretto in avanti che alla base, col margine anteriore sinuato 192 ARMANDO BALIANI ed il posteriore diritto, con leggera sinuosità verso gli angoli; lati leg- germente arrotondati in avanti; angoli «anteriori alquanto sporgenti a punta poco arrotondata, posteriormente i lati quasi diritti fino agli an- goli posteriori, che sono un po’ più aperti dell'angolo retto, con la punta appena sporgente; tutta la base è più o meno fittamente punteggiata, con punti più sparsi nel mezzo; due fossette per lato; la interna molto profonda, allungata, la esterna più piccola leggermente inclinata verso l'angolo; solco mediano leggero, ma distinto, più profondo verso la base. - Elitre allungate, appena un po’ più larghe alla base che il pro- noto, a lati quasi paralleli, leggermente allargate verso la metà; strie sottili, profonde, con punteggiatura finissima; stria scutellare lunga; se- rie di pori dell’ ottava stria largamente interrotta nel mezzo. - Dente del mento bifido, largo; prosterno del con piccola area punteggiata nel mezzo, liscio nella 9; apofisi orlata all’apice, senza pori setigeri; femori medi e posteriori con due pori setigeri internamente; episterni del me- tatorace lisci; primi due o tre segmenti addominali punteggiati ai lati; segmento anale con un poro per lato nel x’, con due nella ©. Lunghezza: 7 - 9 mm. PunyaB: Simla Hills, Baghi, 3 es., Fagu, 1 es. - UNITED PROVINCES Chakrata, Mundali, 9 es.; Kumaon, Pindar Valley, 2 es., West Almora, 1 es., Muktesar 1 es. - Sikkim: Tonglu, 5 es; Gopaldhara, 4 es.; Mirik, 1 es; Darjeeling, 1 es. (Collezioni: 1, 4, 5, 7, 8). Holotypus nella collezione del British Museum, Allotypus in quella dell’Indian Museum di Calcutta. Questa interessante specie ha qualche affinità con la cursitans Zimm. e con la vagans Tschit.; ma ne differisce: dalla prima per il pronoto un po’ più largo nella metà anteriore, alquanto più ristretto alla base, meno convesso; per la fossetta esterna più piccola e meno obliqua; dalla seconda per il pronoto meno arrotondato ai lati verso la base, meno ristretto in avanti, con il margine basale meno sinuato ai lati e per le elitre più parallele, con strie meno distintamente punteggiate. Amara himalayca Bates, Proc. Zool. Soc. London 1878, p. 716 (Leio- cnemis). (=Ludovici Baliani, Mem. Soc. Ent., XI, 1932, p. 8, t. If. 4.). KASHMIR: Gilgit, 1 es. - BASHAHR: Poo, les. - WAZIRISTAN, 1 es. - NORTH WEST FRONTIER PROYINCE: Chitral, 1 es. - PUNYAB: Kulu, Naggar, 2 es.; Simla Hills, 6 es., Kotgarh, 1 es., Giri River, 2 es., Kasauli, 1 es., Fagu, 1 es.; Lahul, Sumdeo, 2 es. - UNITED PROVINCES: Kumaon, West Al- mora, 7 es., Ranikhet, 7 es. - Sikkim, 2 es. (Collezioni 2, 4, 5, 6, 7). Questa specie non appartiene al sottogenere Leiocnemis nel quale AMARA ASIATICHE 193 Bates la colloca, basandosi sulla dentatura apicale interna delle tibie me- diane del 5, ma appartiene al sottogenere Celia, perchè, oltre al citato carattere, comunissimo in molte specie di Celia, ha anche la caratteri- stica forma del pronoto con le due depressioni laterali della base che si estendono lungo i lati, fin quasi alla metà. | Allorquando descrissi la mia Ludovici, proveniente all’incirca dalla stessa località della Aimalayca, consultai prima la descrizione di Bates, ma non trovandola sufficientemente chiara ho creduto trattarsi di una vera Leiocnemis. Ma ora che, grazie alla cortesia del Dott. Andrewes, ho potuto esaminare il fipo da lui inviatomi, ho constatato che si tratta di una sola specie. Perciò passo senz’altro la mia Ludovici in sinonimia colla Aimalayca, collocando quest'ultima nel sottogenere Celia al quale appartiene. | | Gli esemplari provenienti da Kumaon, Almora (United Provinces) so- no più piccoli, più oscuri e più lucidi; potrebbero costituire una nuova sot- tospecie, ma per il momento, non volendo distinguerli in una forma particolare per questi soli caratteri, li considero tutti come /imalayca. Amara yunnana n. sp. (Tav. I fig. 4) Di colore bruno molto scuro, bronzato : superiormente; primo ar- ticolo delle antenne, parte inferiore del 2°, l'estrema punta dell'ultimo articolo dei palpi e le tibie rossastri; i rimanenti articoli delle antenne, i femori, i tarsi e la base dei palpi bruni; parte inferiore e l’ultimo ar- ticolo dei palpi neri. Capo largo, molto convesso; occhi grandi e sporgenti; fossette fron- tali corte, lineari, divergenti all'indietro, un po' impresse vicino alla su- tura dell’epistoma, questa ha nel mezzo un punto non profondo; an- tenne sottili, raggiungenti quasi la base del pronoto; due pori so- praorbitali. - Pronoto convesso, trasversale, più ristretto in avanti che alla base; margine anteriore diritto con gli angoli non sporgenti, a punta un po’ arrotondata; lati debolmente arrotondati; angoli posteriori retti con la punta pure leggermente arrotondata; margine basale un po’ bisinuato ai lati; base non depressa, con due fossette per lato; la interna piuttosto piccola, alquanto impressa, l’esterna appena visibile, un po’ o- bliqua, rivolta verso l’angolo laterale; punteggiatura fina, sparsa nelle fossette e attorno ad esse; solco mediano leggero, un po’ più impresso verso la base. - Elitre convesse, allungate, larghe alla base quanto il pronoto, a lati paralleli, piuttosto acuminate all'apice; margine basale un po’ abbassato verso la quarta stria; strie leggere in tutta la lunghezza, Mem. Soc. Entomol. It., XII, 15-X11-33. 13 194 | ARMANDO BALIANI con punteggiatura estremamente fina; intervalli alquanto convessi e on- dulati, somiglianti a catenulazioni molto evanescenti; stria scutellare lunga e sottile; serie di pori dell’ottava stria piu o meno interrotta nel mezzo. - Dente del mento bifido; prosterno con una piccola fossetta nel mezzo; apofisi orlata all’apice, senza pori setigeri; segmento anale con due pori setigeri per lato in ambo i sessi; episterni del metatorace pun- teggiati. Tibie posteriori del « con una leggerissima frangia di peli scarsi, fra le solite setole, nella meta apicale interna. | Lunghezza: 7 - 8 mm. YUNNAN: Yunnan - fou, 7 es. 499 (Collezione 2). Holotypus e Allotypus nella collezione Andrewes. Questa nuova specie ha qualche affinità con la erratica Duft., ma ne differisce per la statura maggiore, peril colore bruno bronzato uni- forme, per il primo articolo delle antenne e le tibie rossastri, per il capo più largo, per il pronoto più ristretto, specialmente in avanti, per gli intervalli delle elitre con ondulazioni e per la frangia di peli radi alle tibie posteriori del «7. Subg. Leiocnemis Zimm. Amara Aimonis - Sabaudiae Baliani, Mem. Soc Ent. It., XI, 1932, DIN T KısHMIR: Sonemarg, 2 es. (Collezione 2). Amara Harrisoni n. sp. (Tav. I fig. 5) Superiormente di colore bruno rossastro, con leggeri riflessi metal- lici, molto lucida; primi due articoli delle antenne, base dei palpi, zam- pe, epipleure delle elitre ed episterni del prosterno più rossastri; la ri- manente parte inferiore un po’ più scura; antenne ed ultimi articoli dei palpi bruni, ad eccezione dell’apice di questi ultimi che è un po’ più chiaro; mandibole rossastre con l’apice bruno scuro. Capo piccolo, occhi piuttosto grandi e un po’ sporgenti; fossette frontali lineari, poco profonde, leggermente divergenti all’indietro; an” tenne sottili, raggiungenti la base del pronoto; due pori sopraorbitali. Pronoto trasversale, largo una volta e mezza quanto lungo, con la mas- sima larghezza nel mezzo, a lati leggermente arrotondati, un po’ più in avanti che verso la base; angoli anteriori molto arrotondati ed i AMARA ASIATICHE > ” 195 posteriori leggermente più aperti dell’angolo retto, con la punta esterna un po’ acuta; margine anteriore quasi diritto; margine posteriore appena bisinuato ai lati; base leggermente depressa con due fossette per lato. abbastanza grandi, specialmente l’interna, alquanto impresse, con pun- teggiatura sparsa, più forte e più fitta lungo l’orlo basale e verso il mezzo, ove è frammista a piccole strie; orlo basale ben marcato, ma interrotto nel mezzo; solco mediano quasi completo, ben visibile, ma poco profondo. - Elitre allungate, più larghe alla base che il pronoto, a lati diritti, leggermente allargate dopo le spalle fin oltre la metà, piuttosto acuminate all’apice; strie leggere, le prime due appena un po’ più impresse all’apice; la punteggiatura delle strie leggerissima, visibile soltanto a forte ingrandimento; stria scutellare senza poro ombelicato; serie di pori dell’ottava stria interrotta nel mezzo; margine basale stretto, quasi rettilineo fino alla quarta stria, poi rialzato alla spalla formante angolo, senza alcun rilievo dentiforme. - Parte inferiore liscia; dente del mento bifido; prosterno con una piccola fossetfa ovale nel mezzo, più o meno impressa; apofisi appena orlata all’ apice, senza pori setigeri; episterni del metatorace lunghi, lisci, solcati internamente; femori medi e posteriori con un solo poro setigero internamente; segmento anale con un solo poro per lato. Lunghezza: 7 - 7,5 mm. BALUCHISTAN: 4 es. gg (Coll. 3). Holotypus nella collezione del British Museum. Nella forma, questa specie somiglia alquanto alla frivola Bates, ed alla tartariae Bates, ma il corpo superiormente è molto più lucido che in queste due specie; inoltre differisce: dalla frivola per la statura maggiore e per le strie delle elitre molto più leggere; dalla farfariae per il pronoto meno arrotondato ai lati, un po’ più. ristrettto, con la base meno punteggiata, le fossette un po’ più profonde, specialmente l’esterna, e per le strie delle elitre meno profonde e indistintamente punteggiate. Amara obtusangula n. sp. (Tav. II fig. 6) Somigliatissima alla Aimonis-Sabaudiae m., ma ne differisce per la statura alquanto piu piccola; per il colore un po’ più scuro, più lucido, con leggeri riflessi metallici. Il pronoto è più corto, più trasversale, - meno ristretto verso la base, senza leggera sinuosità laterale prima de- gli angoli posteriori, più arrotondato ai lati, specialmente in avanti, con eli angoli anteriori non sporgenti e arrotondati, i posteriori ottusi e 196 ARMANDO BALIANI più arrotondati. Le elitre alquanto più strette, a lati più diritti, quasi paralleli, con le strie più uniformi enon più profonde all’apice; la pun- teggiatura estremamente fina, quasi invisibile, meno marcata verso la base . - Dente del mento non bifido; prosterno con una piccola area di punti finissimi e sparsi nel mezzo; apofisi orlata, con due pori se- tigeri all’apice; tre pori setigeri ai femori medi e due ai posteriori; un poro per lato nel segmento anale del » > hottentottus Saussure - Et. Fam. Vesp. I, 1852, p. 63. concinnus Saussure - Et. Fam. Vesp. III, 1856, p. 144. elegans Saussure - Et. Fam. Vesp. I, 1852. berlandi n. (= lepeletierii s. str. Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. 1918). tei far, 229 G. P. MORETTI (Lab. di Zoologia della R. Università di Milano diretto dal Prof. Felice Supino). ESPERIMENTI SULLA RICOSTRUZIONE DEI FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI GENERALITÀ Si può dire che tutti. coloro che osservarono le larve coleofore dei Tricotteri, ebbero sempre a notare qualche particolare nuovo a proposito del modo con cui tali larve si foggiano i Icro astucci protettivi. La schiera di coloro i quali diedero, in qualche modo, no- tizie in proposito, può dirsi veramente ricca; basti pensare che già nel 1500 i foderi dei Friganidi destarono interesse agli studiosi di “ cose naturali ,, e che nei secoli successivi, fino a pochi anni or sono, questi insetti dalle larve di abitudini tanto interessanti furono oggetto di curiosità per i più insigni naturalisti ed entomologi. Ma studi con metodo veramente sperimentale in questo campo furono condotti solamente in questi ultimi anni, ed è anzi di recentis- simo dibattito sciertifico lo studio delle ipotesi riguardanti istinto e modalità con le quali gl’involucri vengono ricostruiti da queste larve. Ho voluto eseguire a questo scopo delle esperienze i cui risultati credo possano essere di un certo interesse. Gli esperimenti condotti da me si possono suddividere così: I° Analisi del metodo ricostruttivo con materiale naturale: condi- zioni ambientali diverse: influenza della temperatura e della luce. II° Esame del comportamento delle larve nella ricostruzione dei foderi con materiali diversi: a.) Scelta del colore. b.) Rapporti fra il colore, peso, forma e dimensioni nella scelta del materiale. c.) Valore del peso, forma, dimensioni e natura del materiale nella ricostruzione. III° Tessuto sericeo dei foderi larvali e ninfali; struttura; comporta- mento nelle ricostruzioni. fo Dirò subito che queste esperienze vennero ‘eseguite essenzialmente su larve appartenenti alle specie seguenti: Limnophilus rhombicus L., Glyphotaelius pellucidus Retz., Sericostoma personatum Spenc.; e cid per ragioni ovvie: basti pensare infatti che le larve appartenenti alle suddette tre specie sono tra le più facili a rinvenirsi e si riscontrano in gran numero; sono di notevoli dimensioni così che il controllo metrico 230 | G. P. MORRTTI riesce più agevole, e infine, oltre che adattarsi facilmente alla vita in acquario, resistono molto bene ai rapidi cambiamenti delle condizioni ambientali, che molto spesso non si possono evitare. I) - Analisi del metodo ricostruttivo con materiale naturale Condizioni ambientali diverse Influenza della temperatura e della luce a) La larva di Sericostoma personatum Spenc. e il suo involuero protettivo naturale e ricostruito. Larva di medie dimensioni: general- mente 12 mm. di lunghezza; 2 mm. di larghezza; è tipica forma reofila. Predilige manifestamente i ruscelli freddi e limpidi, debolmente cor- renti; trovasi con facilità attaccata ai ciottoli del fondo; è forma mobile, algofila ed è nei ruscelli limpidi delle Prealpi notevolmente abbondante, (nella stagione invernale). La larva si costruisce un fodero tubolare leggermente conico e ricurvo, costituito di sabbia associata con una discreta regolarità (vedi fig. 1. A). Internamente un tubo sericeo, che viene man mano modellato dopo la formazione della parte esterna, tappezza la costruzione. L’intero astuccio definitivo può misurare 15-16 mm. di lunghezza su 3 mm. di larghezza massima. Il margine dell’orificio anteriore è obliquo verso la parte ventrale dell’astuccio, mentre l'estremità posteriore termina con un foro i cui margini tagliano il fodero più o meno: verticalmente; a completa formazione l’astuccio larvale è notevolmente resistente. L’esperimento di ricostruzione. Sei larve vengono man- tenute per circa due mesi in acquario affinchè si possa agire su esem- plari ambientati alla vita in cattività, con temperatura superiore a quella dell'ambiente naturale. Ogni larva viene spinta fuori dal suo involucro mediante la leg- gera pressione di un corpo non. contundente, ma sufficientemente sottile per passare dal foro posteriore del fodero, come può essere ad esempio una capocchia di spillo; si riesce in questo modo a fare sì che la larva, pressata posteriormente, lasci l’astuccio dal quale sarebbe altrimenti impossibile estrarla senza danneggiarla. Vengono allestite sei scatole Petri di sei centimetri di diametro, con fondo di sabbia neces- sariamente più chiara di quella con cui erano costruiti gli astucci originari; alcuni filamenti di muschio per ossigenare l’ambiente e uno spessore di tre centimetri di acqua a 16°, che viene giornalmente rin- novata. Le larve private del peso dell’astuccio si trovano in condizioni poco adatte; spesso galleggiano alla superficie e gli sforzi che compiono FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 231 per ridiscendere in seno al liquido non sono trascurabili; riescono anzi a fare ciò solamente quando discendono lungo i filamenti di muschio aggrappate con le zampe; i movimenti ondulatori di respirazione non cessano, mentre cercano di nascondere sotto il muschio il loro addome scoperto. Per circa un paio d’ore gli individui in esame vagano per il fondo senza procedere alla ricostruzione dei foderi. Finalmente alcuni di essi incominciano a scegliere nella sabbia gli elementi che paiono loro più adatti, raccogliendoli con le zampe, misurandoli sul corpo e impastandoli insieme con seta, rifiutando gli altri in base alle dimensioni e al peso. Il lavoro che essi compiono è accuratissimo e non si servono neppure di pezzi del fodero naturale che vengono messi a loro disposizione; li scindono invece negli elementi minerali che li costituiscono e tra questi scelgono i grani di sabbia che più si adattano alla nuova impalcatura; ogni movimento di torsione e flessione possono compiere per procedere all’imbastitura dei loro foderi. // primo nucleo dell’involucro si forma a guisa di anello attorno al primo segmento ad- dominale o fra questo e il metatorace, con elementi scelti con grande cura, portati alla bocca con le zampe; spalmati di pasta sericea e poi incastonati gli uni con gli altri. Dopo circa due ore dall’inizio della ricostruzione i pri- misegmenti dell'addome sono protetti da un anello sabbioso di circa 3 millimetri di lunghezza, ancora però assai debole e grossolano. In questo caso, se le larve vengono stuzzicate, cercano di difendersi rac- cogliendo il loro addome verso il torace anzichè al contrario, come avviene normalmente quando il fodero è completo. Iniziatasi la prima fase della ricostruzione, questa procede abbastanza velocemente, mal- grado i ripetuti e repentini arresti da parte delle larve per ogni mi- nimo perturbamento del liquido: una semplice vibrazione della su- perficie determina infatti l'immediato arresto del lavoro. Ancora per quattro ore le larve procedono nella loro ricostruzione e giungono così a formare un fodero sabbioso, ancora incompleto, note- volmente incurvato e di scarsa consistenza (v. Fig. 1 B); la scabrosità della superficie è molto maggiore di quella del fodero naturale, la forma più grossolana e l’orifizio non a netta sezione circolare (come era in natura), ma a forma subcircolare e irregolare, con elementi emer- genti dai margini. Essendosi usata, come si disse, una sabbia più chiara e ad elementi Icggermente più grossi di quelli che le larve ebbero a diposizione nella vita libera, il nuovo involucro differisce dall’antico anche per i colori (vedi Fig. 1 C). Dopo 10 ore tutte le larve hanno ricostruiti i loro foderi, più o meno lunghi, più o meno regolari, ma quasi tutti di dimensioni di 232 G. P. MORETTI circa 15 mm. di lunghezza e 3,5 mm. di larghezza, in rapporto all’ori- fizio anteriore (vedi fig. 1 C). Gli elementi minerali che costituiscono i foderi si trovano però accatastati disordinatamente, e la curvatura dei foderi stessi appare ancora poco evidente; inoltre la tenacia di questi astucci non viene raggiunta che dopo alcuni giorni di rifinitura da parte delle larve. Infatti questo si osserva anche in natura, particolar- mente nelle larve a fodero pesante, minerale. Procedendo nel tempo, esse vanno aggiungendo nuovi elementi ai loro astucci e anche la curvatura di questi assume un valore stabile solo alcuni giorni appresso. a Fig. 1 - Sericostoma personatum Spenc. A. Fodero larvale natu- rale-B. Metà della ricostruzione (dopo 6 ore)-C. Fodero ricostruito (dopo 12 ore). (Orig.). Dopo dieci giorni al massimo (dall’inizio della ricostruzione) i foderi, le cui dimensioni si sono però mantenute costanti, hanno quindi forma e consistenza definitive. Questi esperimenti vennero ripetuti più volte nelle stesse condizioni e sulle stesse specie e i risultati che si ottennero si possono ricondurre tutti a quelli suddescritti; qualche dif- ferenza si ebbe a lamentare sopratutto per il tempo impiegato dai diversi esemplari presi in esame e per le dimensioni dei loro foderi ricostruiti, ma queste variazioni sono trascurabili sia per la scarsezza del loro numero che’ per la differenza quasi sempre esigua. La relativa len- FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 233 tezza colla quale l’opera di ricostruzione venne eseguita dalle larve sud- dette non deve meravigliare trattandosi di larve adulte le quali ricostrui- scono con minore rapidità delle larve ai primi stadi. b) Ze larve di Limnophilus rhombicus L. e di Glyphotaelius pellucidus Refz. Le larve di tali specie sono di notevoli dimensioni; possono giungere fino a 21 mm. di lunghezza e 3-4!/, mm. di larghezza quelle della prima specie, a 23 mm. di lunghezza e 4 di larghezza quelle della seconda; tanto le larve dell’una come le larve dell’altra specie sono tipicamente limnofile: numerose nelle paludi e nei fossati Fig: 2 - Limnophilus rhombicus L. Foderi di giovani larve - Larva al IV" stadio (Fot. orig.). ricchi di vegetazione e lentamente correnti, sono normalmente vegeta- riane. Il fodero larvale di Limnophilus rhombicus è diritto o legger- mente ricurvo, conico, costituito di fuscelli tagliati e disposti general- mente in senso trasversale, di pagliuzze, di erbe tagliate, oppure anche di conchiglie e pietruzze. L’apertura anteriore è obliqua. Misura da 18 - 27 mm. di lunghezza e 5-7 mm. di larghezza. Negli esperimenti sulle larve di questa specie si procedette in modo assolutamente identico a quello usato per Sericostoma, variando, si ca- pisce, il materiale da costruzione relativamente alle abitudini costruttive naturali. I risultati ottenuti confermarono quelli precedenti. Non ripeto quindi il procedimento ricostruttivo; basterà aggiungere che, avendo agito anche su larve giovani, queste si dimostrarono nel loro lavoro più celeri di quelle adulte (4 - 10 ore di anticipo) e si assogettarono a ricostruire più volte di quanto non facessero quelle adulte (8 - 10 volte di più). Naturalmente le dimensioni degli astucci delle larve giovani sono minori di quelle delle larve adulte. (vedi Fig. 2). 234 a G. P. MORETTI Il fodero larvale di Glyphotaelius pellucidus Retz. può dirsi vera- mente enorme; può infatti arrivare anche a 60 mm. di lunghezza su 30 - 35 mm. di larghezza. È costituito di un tubo sericeo rivestito di frammenti di foglie cadute sul fondo e maceranti, trattenuto fra due enormi placche dorsoventrali di grandi ritagli di foglie (vedi Fig. 3). Fig. 3 - Glyphotaelius pellucidus Retz. Fodero larvale naturale e larva (grandezza nat., fot. originale). Anche per questa specie i risultati ottenuti confermano quelli precedenti; basterà solo ricordare che, se la profondità dell’acqua è troppo scarsa, le larve di Glyph. pellucidus ricostruiscono dei foderi meno giganteschi di quelli naturali. Temperatura e luce. È importante notare che nelle precedenti esperienze si è potuto osservare che l’aumento graduale della tempe- ratura dell'ambiente determina in ogni caso una minore velocità di ricostruzione, mentre l'aumento istantaneo e di grande entità segna uno spontaneo abbandono del fodero da parte delle larve. Se la durata della temperatura a valori molto elevati è lunga (30° - 45’ per 4-10 ore) si ha la morte degli esemplari. È logico ammettere che la ragione di questo interessante compor- tamento degli individui in esame sia in rapporto colla diminuzione FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 235 della percentuale di ossigeno disciolto nell’acqua con l’aumentare della temperatura. Ciò determina un soffocamento delle larve, clie resi- stono meglio se l’aumentare della temperatura è molto lento (un grado ogni ora), diminuendo però la loro attività ricostruttiva, mentre non riescono a sopportare il rivestimento del fodero, che diminuisce il contatto delle branchie con l’acqua, se l’aumento di temperatura è troppo rapido (ad es. da 16’ a 40° in 1’), sicchè abbandonano l’astuc- cio spontaneamente e difficilmente procedono alla nuova ricostruzione. se la temperatura non diminuisce. Spesso in tal caso le larve si portano alla superficie, dove accelerano i movimenti ondulatori dell'addome, o addiritura escono parzialmente o lasciano l’ambiente alla ricerca di altro più adatto. In ogni caso loptimum di temperatura si verifica attorno ai 16° per le larve ambientate in locali riscaldati da 18° a 35° in stagione invernale, mentre è strettamente uguale alla temperatura dell’am- biente naturale per le forme che ne provengono direttamente; anche la di- minuzione di temperatura, sebbene in molto minore misura che per aumento, determina un ritardo nella ricostruzione ('). La diminuzione della temperatura non sembra però sortire effetti degni di nota, anche se le discese sono alte. Non sembra invece avere effetti accentuati la variazione del fattore luce; sia in luce diurna diffusa che a illumina- zione elettrica diretta di 500 candele ( tre metri di distanza dalla sorgente luminosa, con filtro di raffreddamento) le larve ricostruiscono apparentemente con uguale rapidità; naturalmente tanto più regolare appare il loro comportamento in condizioni intermedie. Per poter os- servare lievissime differenze occorre rimettersi ai due estremi: luce solare (filtrata per avere la temperatura di 16°) e oscurità assoluta. Si nota allora un anticipo di pochi minuti negli individui tenuti all’oscu- rità rispetto a quelli esposti a forte illuminazione; la ragione di ciò è però evidente perchè le larve che abitualmente sfuggono l’illumina- zione diretta, esposte a una forte illuminazione cessano istantaneamente l’opera ricostruttiva; anche per il muoversi di un elemento che deter- mini una variazione di intensità luminosa si nascondono rifugiandosi nel materiale costruttivo e rimanendo immobili, mentre le larve poste all’oscurità procedono indisturbate nella ricostruzione se non avvertono improvvise illuminazioni; determinando però improvvisi colpi di luce, anche per queste le condizioni si riportano a quelle delle prime, sì che nessun anticipo si può verificare. In complesso quindi, mentre hanno (1) Nei movimenti di semplice spostamento però un lieve aumento di temperatura favorisce l’esaltarsi di essi. 236 G. P. MORETTI valore le rapide variazioni di intensità luminosa, nessun valore sembra presentare l'esposizione duratura all’oscurita o alla luce o a condizioni intermedie durante la ricostruzione dei foderi. (!) II) Esame del comportamento delle larve nella ricostruzione dei foderi con materiali diversi. Generalità. È noto che le larve coleofore dei tricotteri pos- sono ricostruirsi dei foderi con i materiali più disparati che vengano loro messi a disposizione; è però altrettanto sicuro che l’uso di certi elementi e la loro disposizione non sono accidentali. Molte esperienze vennero fatte in proposito e i risultati ottenuti dai vari sperimentatori diedero modo a Uhlmann di concludere in favore di tre tipi di istinto, che egli chiama così: | 1) precostruzione che indica un semplice ammasso di un astuccio formato senza. ordine. 2) costruzione che interessa una costruzione senza lacune, ma ancora irregolare. : 3) costruzione ordinata, quadrata o spirale, di materiale elaborato. (?) Accanto a queste modalità di costruzione egli distingue poi una pluripotenza, cioè la capacità di lavorare con materiale vario e, in scarsezza del materiale più adatto, di lavorare con quello meno adatto. Questa capacità caratterizzerebbe le forme meno specializzate, mentre l’unipotenza, o incapacità di costruire con materiale differente da quello necessario, riguarderebbe le forme più ampiamente specializzate. Plu- ripotenza e unipofenza corrispondono poi anche, nella singola specie, allo sviluppo individuale; dapprima c’è infatti pluripotenza che poi, man mano, coll’invecchiare della larva, si riduce a monopotenza. Esperimenti sulla ricostruzione dei foderi vennero eseguiti, come si disse, recentemente in gran numero e particolarmente noti sono quelli di Bie- rens de Haan su Limuophilus marmoratus Curt. (Bibl. n. 2), quelli di Dem- bowsky su Molama angustata Curt. (Bibl. n.3), di Gorter sul ZLimno- philus flavicornis Fab. (Bibl. n.4), e degni di menzione sono anche i (1) Le larve colpite da luce diretta da un condensatore Abbe nei movimenti di spostamento rifuggono dal raggio luminoso. Se questo viene costantemente diretto in un ‘ punto del recipiente, convenientemente filtrando la luce per evitare il riscaldamento in quel punto, si può vedere che gli esemplari in esame difficilmente attraversano quel purto, quasi sempre lo schivano. (2) Uhlmann Eduard: Instinkt und Entwicklung unter besonderer Berücksichtigung des Bauinstinkts der Tricopterenlarven. Jena Zeitschr. Naturiwiss. 67, 1932, p. 571 - 588. FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 237 lavori di Wiesmann (Bibl. n.8) e di Alverdes Fiedrick (Bibl. n.1); tutti gli studi dei suddetti autori hanno portato preziosi contributi alla cono- scenza del comportamento delle larve di questi insetti nei diversi ambienti, ed è previdibile che ancora numerosi saranno in avvenire i lavori trat- tanti questo argomento inesauribile. lo stesso ho potuto fare delle osservazioni che ritengo siano di un certo interesse; in varie esperienze ho potuto osservare, ad esempio, che larve a fodero vegetale si nutrono del loro fodero quando siano tenute per lungo tempo a digiuno, come pure larve erbivore di abitu- dini mobili, predatrici cioè, ricostruiscono dei foderi fissi in sola seta e generalmente in senso longitudinale e disposti orizzontalmente rispetto alla superficie dell’acqua quando, distrutto il loro astuccio, l’alimento “venga a mancare per molto tempo; e ciò per evitare inutili sforzi (circa 3 mesi di digiuno per Glyphotaelius pellucidus Retz.; se il digiuno viene prolungato ancora, le larve, per prime le più giovani, soccombono). Le larve di talune specie (Glyph. pellucidus Rezt., Limnophilus griseus L. ed altre), messe in spugne intrise di acqua, si costruiscono nelle nicchie di queste delle tane sericee, dimore che si foggiano però pure allo scoperto anche totalmente in seta; le stesse specie si foggiano dei foderi colle spo- glie chitinose delle loro simili, dopo averne divorato tutto il contenuto adiposo; da larve erbivore si trasformano facilmente, in caso di necessità, in forme carnivore, Tanto le larve di Limnophilus, quanto quelle di Glyphotaelius, come pure quelle di Sericostoma, tenute per lungo tempo de- nudate, in acqua, senza la possibilità di costruirsi dei foderi, cioè senza materiale a disposizione (per circa 4 mesi), ricostruiscono con grande lentezza e raramente: quando poi venga loro rimesso a disposizione del materiale, anche naturale, dopo che ne siano rimaste molto tempo prive, non procedono più alla ricostruzione; se infine si lasciano nell’impossi- bilità di ricostruire, finiscono col soccombere avvolte in ciuffi sericei. Come già Gorter per Limnophilus flavicornis Fabr., io riuscii a far co- struire a larve di Glyphotaelius pellucidus dei foderi con molluschi bi- valvi del genere Cyclas; mai però le trame sericee cedettero allo sforzo dei molluschi che tentavano di liberarsi, come invece potè notare Gorter. Inoltre io mi sono proposto di studiare il comportamento di certe larve di Tricotteri in ambienti nei quali esse siano costrette ad utilizzare materiali differenti da quelli usati in natura per la costruzione del loro fodero: se esse dimostrino o no una scelta di materiale artifi- cialmente preparato; quale materiale preferiscano; perchè ne scelgano uno piuttosto che un altro; inoltre se la disposizione degli elementi, anche se inadatti, avvenga o no secondo l'ordine naturale; se infine il fodero ri- costruito risponda o no ai requisiti richiesti dal modo di vita delle larve. 238 G. P. MORETTI Per maggiore precisione e chiarezza esporrò l'argomento nell’ordine col quale venne svolto, cioè riferendo integralmente le singole espe- rienze e i relativi risultati ottenuti ogni qual volta appariva opportuno di compiere le osservazioni. ESPERIENZE SUL COMPORTAMENTO DELLE LARVE NEI DIVERSI AMBIENTI (1) A) Per la scelta dei colori. a) Parallelepipedo di vetro trasparente, incolore, di 10 centimetri di lunghezza, 5 cm. di larghezza, 5 cm. di altezza. Fondo di carta bibula bianca per evitare lo sdrucciolamento delle larve; 20 cme. di acqua a temperatura costante di 10°. | Il materiale costruttivo è costituito di frammenti di fili di seta ci- lindrici di 2 cm. di lunghezza e di 3 decimillimetri di diametro, di di- versi colori (verde, rosso, giallo, azzurro, bianco, nero, in proporzione di 50 elementi per colore). Lo spessore della massa di questo materiale policromo mescolato non supera 1 cm. Vi sono immesse 6 larve di Limnophilus rhombicus L., previamente private del loro fodero. | Osservazioni - Appena entrate nel nuovo ambiente le larve. in esame cercano anzitutto di nascondersi; è solo dopo un'ora circa che esse iniziano la ricostruzione di un fodero. Tre ore dopo l'immissione nell'ambiente artificiale tutte le larve hanno impastato assieme dei fili di diverso colore, senza dimostrare però nessuna scelta particolare per uno dei colori sopraelencati. Nessuna larva è provvista ancora di un fodero completo, mentre diversi ammassi di fili imbastiti assieme (circa 15 ammassi) giacciono qua e là. Dopo sei ore sono aumentati gli ammassi in modo da formare una specie di fodero. Le larve abbandonano però continuamente queste spe- | cie di costruzioni disordinate, molliccie e grevi, che non sembrano soddi- fare ai loro bisogni. In nessuna di queste associazioni appare la scelta di colore e nemmeno l’ordine degli elementi di diversa colorazione fa pen- sare a uno scopo ben determinato. Questo fatto può sembrare però ovvio, (1) Si noti che l'alimento che viene somministrato negli allevamenti è costituito di mi- nutissimi frammenti vegetali e di plancton, che non possono per nulla costituire un mate- riale da costruzione. Le larve sono da tempo ambientate a una temperatura superiore di circa 10° a quella in cui furono raccolte; il ricambio dell’acqua viene effettuato per diretta 1 nmissione (a 16°), affinchè venga ricostituito il livello normale ogni giorno. Essendo gli ' x esperimenti compiuti in pieno inverno, è ovvio ricordare che le larve in esame sono in massima parte esemplari adulti. ‘ FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI . 239 anche perchè il mimetismo viene ottenuto direttamente, il che non si verificherebbe più se uno dei colori fosse scelto particolarmente. Dopo nove ore le condizioni sono immutate e sono in aumento le associazioni di fili e così si procede per sette giorni. L'esperienza venne eseguita anche colla scissione in gruppetti di fili, ciascuno costituito di un colore; le larve associano indistintamente, nell’uno o nell’altro gruppo, senza mai giungere alla formazione di un fodero. Nello stesso modo si comporta Glyphotaelius pellucidus. Non presentandosi il materiale adatto alla rico- struzione dei foderi e abbandonando le larve la ricostruzione appena iniziata, questa esperienza viene troncata. b) Parallelepipedo come in a) condizioni, temperatura e quantitativo di acqua come nell’esperienza precedente. Materiale costruttivo costituito da frammenti angolosi, ottenuti dalla setacciatura di vetro trasparente, frantumato, dei seguenti colori: giallo, rosso, verde, azzurro. Ognuno di questi elementi pesa circa 8-10 mmgr. Viene formato un miscuglio di questi colori e tutto il materiale costruttivo costituisce un peso che si aggira attorno ai 4 gr., essendovi i quattro colori rappresentati in ragione di 1 gr. l'uno. Vi vengono allora immesse sei larve di Glyphotaelius pellucidus previamente private del loro fodero. Osservazioni - I sei esemplari in esame, trascorso il tempo impiegato a cercare di nascondersi, tentano di procedere alla ricostru- zione, ma in un primo tempo sembrano molestarsi fra di loro; non verifi- candosi però un ritardo visibile nel rifacimento dei foderi, non si è: creduto necessario di dividerli in altrettanti ambienti. Anche qui incominciano a formarsi ammassi di scheggioline di vetro trattenute da filamenti sericei; nessuno di questi ammassi si presenta però formato in prevalenza di elementi di un determinato colore. Sono trascorse già tre ore dall’inizio dell’esperimento e nessun fo- dero appare ricostruito. Dopo sei ore le condizioni sono mutate di poco. Dopo dodici ore appaiono formati i primi foderi, i quali, grevi e composti di piccoli e- lementi, resistono male al trascinamento delle larve; gli elementi vi sono -ammucchiati senza ordine e senza scelta di colori. Man mano che le larve trovano un frammento adatto per forma ad essere incastrato col precedente, lo impastano e ve lo applicano, rifiutando quelli inadatti. Dopo 36 ore i foderi sono ricostruiti, ma si presentano assolutamente troppo pesanti per le larve e resistono assai male all’attrito sul fondo; sono tutti assai più piccoli di quelli naturali, in conseguenza del peso speci- fico dei singoli elementi. Inoltre si allestì un ambiente in cui i fram- menti di vetro figuravano separate in 4 grupetti secondo i colori, equi- 240 G. P. MORETTI distanti l’uno dall’altro in quadrato; le larve furono poste nel centro, e tutte dirette nello stesso senso; i foderi che si ottennero apparvero for- mati ancora di diversi colori, mentre i mucchietti furono dispersi e con- fusi dalle ricerche delle larve: ogni gruppetto risultava però, dopo la ricostruzione dei foderi, costituito dagli elementi più piccoli e più ton- deggianti, mentre gli involucri erano formati per Glyphotaelius pellu- cidus degli elementi più piatti, per Limnophilus rhombicus degli ele- menti più lunghi. Anche qui nessuna scelta di colore. | Isolate le larve dal fondo policromo mediante un cristallizzatore gallegiante, incolore e trasparente, altre sei larve dell'una e dell’altra specie tentarono di raccogliere il materiale sottostante, compiendo movi- menti piuttosto caratteristici; non dimostrarono però di indugiare con pre- ferenza in proiezione di un colore piuttosto che di un altro. Dopo aver ‘| cercato invano per sei ore di carpire il materiale attraverso il vetro, con un comportamento che dà a pensare ad una spiccata capacità percettiva, varcarono i bordi del recipiente, uscendo dall’acqua, e si tuffarono nell’am- biente sottostante, dove procedettero subito alla ricostruzione di foderi uguali a quelli formati dalle precedenti larve in esame. È anche interes- sante notare che il tempo che corse tra l'uscita della prima larva e quella dell’ultima (il che avvennne non per lo stesso punto, come po- trebbe sembrare in seguito alla scia umida segnata dalla prima larva, ma per punti diversi), fu molto lungo, avendo superato le 4 ore. Questi risultati vennero confermati. c) Recipiente di vetro di 17 cm. di lunghezza, 12 cm. di larghezza, 4 cm. di altezza; fondo di carta bibula bianca, su cui ‘vengono allestiti sei gruppetti equidistanti (3 per ogni lato lungo) di perline (del peso medio di un centigrammo per elemento, del peso totale di circa 20 gr. per mucchietto) dei seguenti colori: 1) bianco; 2) nero; 3) verde; 4) rosso; 5) giallo; 6) azzurro. Anche in questo caso si intende osservare se le larve preferiscano, per formarsi un fodero, perline di un determinato co- lore, e se lo preferiscono, quale sia il colore scelto. In tal caso esse dovreb- bero dirigersi a un determinato gruppetto e persistervi fin che non si siano formate un fodero di un determinato colore. Per evitare che il materiale del colore eventualmente prescelto venisse a mancare così da costringere le larve ad aggiungerne altro di colore diverso, furono formati dei muc- chi sufficienti alla costruzione di più foderi. Le perline sono tutte iden- tiche per peso, dimensione e forma e inoltre presentano un foro centrale cosi da permettere alla larva una comoda e sicura presa del materiale. Tutto ciò metterebbe le larve: in condizione di agire in modo che, se un colore fosse più adatto di un altro, la scelta di questo apparirebbe 2 | FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI CCA evidente non solo dal risultato finale, ma anche dalle direzioni o dalle deviazioni prese dagli individui in esame. ‘Osservazioni - Le sei larve di Glyphotaelius pellucidus, immesse nel nuovo ambiente, si danno subito alla 1icerca del materiale costruttivo e, man mano che incontrano un amasso di perline, ivi costruiscono. Come al solito, dopo tre ore si osservano ammassi di elementi associati in alcuni gruppetti, ma nessun astuccio appare costruito. Dopo sei ore sono aumentati gli abbozzi di astucci e ogni grup- petto ne possiede due o tre. Dopo nove ore due larve hanno proceduto alla completa ricostruzione, ma i foderi sono molto inconsistenti. Dopo dodici ore tutte le larve si sono ricostruite involucri di difesa e, mentre alcuni sono foggiati completamente in un solo colore (giallo, bianco o qualsiasi altro), altri sono misti. Rinnovata con altro materiale per tre volte, e con altre larve, l’esperienza, i risultati sono identici ai precedenti: per le larve che hanno sostato in uno dei gruppetti il fo- dero è monocromo, foggiato interamente con uno qualsiasi dei colori; per le larve che hanno vagato nella ricostruzione il fodero è policromo. Tutti gli astucci ricostruiti si presentano molto piu piccoli di quelli na- turali, non superando i 15 mm. di lunghezza. Il loro peso è però forte- mente superiore a quello dei foderi naturali, essendo di 13 dg., contro 8 dg. in media dei foderi normali. | | Nello stesso modo si comportano le larve di Limnophilus rhombi- cus; solamente va notato che, trovando esse il materiale più adatto, date le loro abitudini costruttive per cui si foggiano anche involucri in pietruzze, i risultati sono, sebbene identici rispetto alla scelta del colore a quelli precedentemente ottenuti, assai più rapidi. In sei ore infatti tutte le larve hanno proceduto alla completa ricostruzione; il loro fodero è più tenace e più omogeneo di quanto non fosse risultato quello della specie precedente, sebbene uguale per comportamento nel colore; più corto, non superando infatti i 12 mm. di lunghezza. Il peso però supera di 4 dg. . quello del fodero naturale che è di 4 dg. Raffiguro uno di questi fo- deri totalmente ricostruito in perline di color giallo (vedi Tavola IV, fig. 1). Sericostoma personatum Spenc. ricostruisce in tre ore un fodero in perline (senza scegliere il colore) identico per dimensioni e struttura a quello naturale. | d) Parallelepipedo di vetro trasparente, incolore di 20 cm. di lun- } ‘ghezza, 10 cm. di larghezza, 5 cm. di altezza, 400 cme. di acqua a 169; fondo rivestito di carta bibula bianca. Agli angoli del recipiente ven- gono formati 4 gruppetti di diverso colore del peso di 5 gr. ciascuno, | costituiti di fuscelli di ceralacca tirata a caldo, di circa 1 cm. di lunghezza _ Mem. Soc. Entomol. It., XII, 15-1-34 15 242 La G. P. MORETTI e di 1/2 mm. di larghezza. Ogni elemento pesa 1 cer. e ogni mucchietto è costituito di uno dei quattro seguenti colori: 1) rosso, 2) azzurro, 3) giallo, 4) verde. Vi vengono introdotte 6 larve di Glyphotaelius pellucidus. | Osservazioni — Nessuna larva riesce a formarsi un fodero nemmeno entro tre giorni: il materiale è per queste larve inadatto, so- pratutto per la forma. Sericostoma si dimostra pure negativo. Gli esem- plari vengono sostituiti da altrettante larve di Limnophilus rhombicus L. Queste iniziano subito la ricostruzione dei foderi e dimostrano di tro- vare il materiale perfettamente rispondente allo scopo; infatti esso è per forma, dimensione e peso uguale a quello che scelgono in natura, varia il colore. Dopo due ore, buona parte del fodero è costruito per ogni larva; la disposizione degli elementi è del tutto identica a quella degli astucci naturali; una sezione del fodero mostra infatti che gli elementi sono associati fra di loro secondo un angolo retto, 0 poco ottuso, e alternativamente sovrapposti. E alla fine della settima ora che si possono osservare tutti i foderi completamente ricostruiti; essi si presentano indistintamente policromi: nella ricostruzione, anche se ogni elemento è preciso agli altri, le larve non si fermano in un punto del recipiente, ma continuano a vagare, sia che esse si disturbino fra di foro, sia che agiscano isolatamente; ne de- rivano così dei foderi a zone; ogni zona segna la durata della perma- nenza della larva in uno dei gruppi di cilindretti di ceralacca. Si osser- vano così involucri con prevalenza o no, con assenza o no di uno o più colori. Ripetuta l’esperienza col miscuglio degli elementi, ne derivano dei foderi policromi non zonati, in cui, si può dire, tutti i colori parte- cipano con numero di elementi uguali. Le dimensioni, la forma, il peso dei foderi ricostruiti sono del tutto simili ai corrispondenti caratteri dei foderi naturali, lunghi in media 18 mm., spinosi, a sezione quadrangolare irregolare, del peso di 4 dg. e non si differianziano dai foderi normali che per il colore (vedi Tavola IV, fig. 2). Le larve stesse dimostrano poi di trovarsi perfettamente ambientate, spostandosi e comportandosi nei singoli movimenti in modo perfettamente analogo a quello che si osserva in natura. | Con quest'ultima esperienza credo che si possa dedurre, a confer- ma dei risultati delle precedenti, che nessuna scelta di colore dimostia- no le larve det tricotteri nel foggiare i loro foderi. FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI - 243 Si parla anche di mimetismo che le sudette larve dimostrerebbero nella formazione dei loro involucri; mi trovo però d’accordo con Dembow- sky nell’ammettere che in natura, (come del resto si è osservato nelle mie esperienze coll’uso di materiale ad elementi policromi non separati), il mimetismo viene ottenuto senza scelta da parte delle larve, ma diret- tamente, usando esse il materiale che trovano a loro disposizione sul fondo sul quale si muovono, o fra le piante fra le quali si spostano. Si è visto infatti che le larve in osservazione negli ambienti con colori separati, non dimostrano nessuna tendenza istintiva ad imitare l’ambiente, anche quando si son fatti gli esperimenti non trascurando quei fattori che sembrano avere un valore altissimo nel significato della costruzione dei foderi, mettendo cioè a disposizione’ elementi di peso, forma, dimensioni uguali fra di loro e uguaii a quelli naturali, cioè met- tendo gli individui in esame in condizione di non dover seguire nessun altro aspetto dell’istinto che non sia quello della ipotetica, ma qui come s'è detto irriconoscibile, difesa mimetica. B) Rapporti fra il colore, il peso, la forma e le dimensioni nella scelta del materiale. Essendosi potuto accertare, dai risultati delle precedenti esperienze, che nessun valore si deve dare alla scelta del colore da parte delle larve, mentre grande importanza assumono la forma, le dimensioni e il peso degli elementi nella ricostruzione dei foderi, ho condotto a questo scopo alcune osservazioni, per sintetizzare le diverse condizioni in un ambiente complessivo che mettesse decisamente le larve in esame in condizione di dimostrare l’assoluta mancanza della scelta dei colori e, d’altra parte, il valore della ricerca degli altri caratteri suindicati. Tali osservazioni si possono ridurre essenzialmente alla seguente complessiva esperienza: Parallelepipedo di vetro trasparente, incolore, di 20 cm, di lunghezza, 10 cm. di larghezza, 7 centimetri di altezza, contenente 200 cme. di acqua a 16°. Il fondo è ricoperto, per uno spessore di 1 centi- metro, da un miscuglio di perline colorate in vetro trasparente e in vetro opaco (del diametro medio di 1 mm., sferiche, con foro centrale e del peso variante da un minimo di 1 mmg. a un massimo di 7 cgr. per elemento) di frammenti di vetro di diversi colori e di svariate di- mensioni e forme, di riccioli di stagno del peso medio di 2 cer. per elemento, di placchette rosse e nere di celluloide, di pezzetti di cera- lacca varianti fra un peso minimo di 100 mgr. e un massimo di 200 244 G. P. MORETTI mmg. per elemento, di colore, dimensioni e forme diverse, scagliette minute e lucenti di smalto policromo (1 gr. per colore; ogni ele- mento del peso inferiore a 1 mmg.), polvere di ottone, polvere di vetro. di ogni colore (1 gr. per colore). In questo modo le larve hanno a di- sposizione una ricchissima scelta di materiale, oltre che per il colore, anche per la forma e per il peso. J colori dei diversi elementi coi quali è composto il fondo dell'ambiente sono i seguenti: 1 — Bianco opaco | 9 — Rosso scuro 2 — Bianco opale 10 — Verde chiaro 3 — Argento 11 — Verde scuro 4 — Oro 12 — Celeste 5 — Giallo chiaro 13: — Azzurro 6 — Arancione ; 14 — Indaco io Rosa % 15 — Violetto (pallido-scuro) 8 — Rosso chiaro 16 — Nero Vi sono immesse 6 larve adulte di Glyphotaelius pellucidus Retz. e sei larve pure adulte, di Limnophilus rhombicus L., previamente private dei loro foderi. a) Glyphotaelius pellucidus Retz. Dopo tre ore dall’immissione, tre larve hanno in parte ricostruito un fodero: lasciando da parte perline e stagno e ceralacca, si specializzano nella scelta di frammenti piatti di vetro e delle placchette di celluloide. | Dopo dieci ore anche le altre tre larve hanno proceduto alla co- struzione. Si tratta di esemplari ritardatari, forse perchè disturbati dagli altri individui. L’anello anteriore che costituisce la prima parte del fo- dero presenta l’esclusiva scelta degli elementi di celluloide, in rapporto evidentemente alla forma e al peso del materiale: ogni elemento pesa circa 1 cgr. Il fodero naturale di Glyphotaelius pellucidus è costituito di un tubicino di frammenti di foglie, rivestito di enormi placche tagliate ancora nelle foglie che macerano sul fondo; nell’esperienza il materiale che fosse insieme il più largo e appiattito e il più leggero era senza dubbio la celluloide in placchettine. E’ curioso osservare che, mentre la parte an- teriore dell’astuccio ricostruito appare decisamente foggiata in celluloide, la parte centrale e la terminale invece risultano formate essenzialmente di scheggie di vetro trasparente le quali, per la sottigliezza, appaiono biancastre e violette pur essendo di diverso colore; in più si riscontra qualche frammento di vetro opaco di diverso colore. Mi è riuscito però di osservare che le larve in esame, dopo aver assaggiato per un po’ di tempo FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 245 il materiale, si sono poi decisamente affrettate a scegliere (tutte indistinta- mente) la celluloide, la quale venne così esaurita rapidamente fin dall’i- nizio della ricostruzione dei foderi; la parte restante degli astucci dovette così necessariamente essere continuata e condotta a termine colle scheggie di vetro. Nessuna delle larve di Glyphotaelius pellucidus scelse però perli- ne o altro materiale, inadatto per la struttura stessa del fodero naturale di forma appiattita. Ancora va notato che gli elementi, anzichè essere disposti sul corpo della larva secondo le faccie piane, vennero trattenuti piuttosto in direzione degli spigoli e delle asperità, il che non si può spiegare se non ammettendo che la superficie piana e lucida del ma- teriale non si prestava come attacco resistente per il tessuto sericeo. Le misure dei foderi ricostruiti completamente dalle larve dopo 24 ore sono di circa 12 mm. di lunghezza per 4 di larghezza. È interessante ricordare che una di queste larve, avendo scoperto, nello spessore del — fondo, una grossa placca di celluloide rossa arricciata e dentellata, ter- minò il suo fodero, applicandovi questo vistoso elemento: all’ingrosso questo astuccio presentava così tre zone di diverso colore: un anello anteriore nero, una parte centrale con prevalenza di elementi chiari, e una zona terminale decisamente rossa vivace (vedi Tavola IV, fi- gura 3). I foderi ricostruiti pesano più di quelli naturali, sebbene siano di essi molto meno voluminosi: 1,6 gr. contro 7-8 dgr. di peso medio dei foderi naturali. Le larve si muovono a stento sul fondo e il loro astuccio non risulta tenace nemmeno dopo il rimaneggiamento dei giorni suc- cessivi. Non potendo associare minuti elementi più leggeri, esse scelsero evidentemente quelli più vasti ma che fossero pure molto leggeri. L’esperienza ripetuta successivamente per sei volte confermò i detti risultati. Per questa specie quindi non si verifica che la scelta della forma, dimensioni e peso degli elementi. b) Limnophilus rhombicus L. Tutt'altro comportamento presentano invece le larve di questa specie nello stesso ambiente; più rapide nell’ini- ziare la ricostruzione, sembrano anche dotate di una “ pluripotenza,, più spiccata di quella che dimostrerebbero le larve di Glyphotaelius pellucidus: in circa 6 ore tutte hanno accumulato elementi del fondo in modo di imbastire una specie di fodero, ancora molliccio però e privo di una forma propria. Entro dodici ore i foderi hanno assunto consistenza maggiore e forma tipica; vi si notano però in assoluta prepoderanza le perline di vetro di ogni colore, sia opache che trasparenti, ma su per giù della stessa forma, peso e dimensioni: tra le perline si nota anche qualche altro elemento, come frammenti di . ceralacca di diverso colore, riccioli di stagno disposti tutti in senso tra- 246 G. P. MORETTI sversale (vedi Tavola IV, fig. 4). Anche queste larve non utilizzano polveri di metallo o di vetro o scagliette di smalto, che presentano elementi troppo piccoli per essere impastati ed orientati ad uno per volta. Il fodero ricostruito assume dimensioni fortemente minori di quelle dell’astuccio naturale, non superando in generale i 7 mm. di lunghezza, mentre d’altra parte è più tozzo. Non crederei di emettere un giudizio troppo azzardato riferendo la causa della diminuzione di lunghezza al peso maggiore del materiale messo a disposizione, rispetto a quello che la larve si scelgono in natura. Anche in questo caso, dunque, nessuna scelta in rapporto al colore, ma evidente ricerca del materiale in rapporto alla forma, al peso e alle dimensioni. I foderi ricostruiti pesano circa 8 dg. contro 4-5 dg. dei foderi naturali. Va infine ricordato che questa espe- rienza venne poi ripetuta tenendo i diversi materiali separati fra di loro per ‘natura e per colore ed equidistanti. Si è allora potuto osservare che Glyphotaelius pellucidus si getta di preferenza sulle placchette di cel- luloide, di qualsiasi colore siano esse (si trovano infatti larve con fo- deri bianchi, larve con foderi rossi, larve con foderi policromi, che si muovono indistintamente sui vari mucchietti di materiale senza curarsi affatto di mimetismo), mentre Limnophilus rhombicus preferisce le per- line e i frammenti stretti di ceralacca, sempre indipendentemente dal co- lore. Sericostoma ricostruisce molto bene con le perline, ottenendo un fodero, policromo o no, ma di peso e forma molto vicini a quelli del fodero naturale: i foderi ricostruiti pesano circa 6 dg. e pure 6 - 8 dg. pesano quelli naturali in pietruzze. Ogni osservazione sui risultati di questa esperienza ci sembra superflua; si può ormai ammettere che i fattori che presentano maggiore importanza per interpretare le diverse costruzioni dei fo- deri larvali dei tricotteri sono essenzialmente: il peso, la forma e le dimensioni degli elementi. Questi valori però riguardano direttamente, per non dire che ne dipendano totalmente, l’elasticità a cui è soggetto l’istinto delle specie (vedi Ulhmann bibl. Nr. 6-7-8). C) Valore del peso, forma, dimensioni e natura del materiale nella ricostruzione i Si è potuto notare nelle precedenti osservazioni che, variando la forma, il peso, le dimensioni dei singoli elementi che possono costi- tuire un materiale costruttivo, il fodero ricostruito (qualora la ricostru- zione si effettui), tende a conservarsi del tipo dell’astuccio naturale: la disposizione degli elementi, le loro dimensioni, la forma e il peso dei FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 247 singoli materiali e quelli complessivi tendono a mantenersi, come si disse, il più possibile vicini ai corrispondenti caratteri degli astucci che le larve dei tricotteri si costruiscono in natura. Ciò mi ha indotto a condurre alcune esperienze allo scopo di osservare se uno o più d’uno dei caratteri sopradetti presenti maggior valore e se lo stesso o gli stessi caratteri abbiano valore uguale o no, per le diverse specie. Naturalmente il tempo sarà l’indice più sicuro dell'importanza di questi fattori. i Esporrò le osservazioni nell’ordine adottato precedentemente: a) Cassetta di vetro trasparente, incolore, di 10 cm. di lungh., 5 cm. di largh., 5 cm. di alt. Fondo di ghiaietto a elementi ben più pe- santi (4 dgr. per elemento rispetto a 8-10 cgr. per il materiale natu- rale) e più grossi (non è possibile dare le dimensiomi perchè troppo varie) di quelli usati dalle larve in natura. Frammenti, di 1 cm. di lungh. e 0,5 mm. di diametro, di fusti di Adiantum Capillus Veneris L. del peso di 1-2 cgr. per elemento; 100 cc. di acqua a 16°. Vi sono intro- dotte sei larve di Sericostoma personatum Spenc. Osservazioni - Generalmente rapide nella costruzione, le larve entro due ore associano fra di loro elementi sabbiosi; la ricostruzione del fodero con pietruzze non viene ottenuta però neppure entro 16 ore. Alcuni esemplari lasciano allora il fondo e tentano una ricostruzione mediante i fuscelli galleggianti di Adiantum. Anche qui il tentativo viene abbandonato dopo 18 ore dall'inizio dell'esperienza; alla 20ma ora due larve sono riuscite a foggiarsi dei foderi mediante l’associazione di fu- scelli e di pietruzze e rapidamente vengono imitate dalle altre. Entro 25 ore tutti gli individui in esame sono provvisti di un fo- dero la cui parte anteriore è però sempre costituita esclusivamente di elementi minerali. La forma del fodero è ancora tubulare, ma non ri- curva, le dimensioni sono molto vicine a quelle dell’astuccio tipico e il peso supera solo di 2-4 cgr. quello del fodero normale (6 dgr.). Per questa specie si deve riconoscere la precedenza al fattore peso nella scelta del materiale. Risultati differenti si ottennero con Glyphotaelius pellucidus Retz. e Limnophilus rhombicus L.; i quali ricostruiscono, rispettivamente, il pri- mo con lentezza e non sempre, il secondo rapidamente (2 ore), sol- tanto col materiale vegetale di questo ambiente. b) Recipiente e condizioni come in a), materiale costruttivo costituito di grani di miglio interi e spezzati, o di sole buccie, (peso medio di 9 mmgr. per elemento) e di filamenti di ottone contorto (ogni elemento pesa circa 4 cgr.) della lunghezza media di 7 mm. 248 G. P. MORETTI Ossservazioni- Delle 6 larve di Glyph. pell. prese in esame, 4 si foggiano un fodero entro 15 ore; questi esemplari utilizzarono entrambi i materiali ( ottone e miglio ) e la loro disposizione risultò identica per tutte le costruzioni: mentre l’anello anteriore del fodero è costituito esclusivamente di filamenti di ottone, variamente disposti, i due terzi sucessivi sono formati solamente di miglio. La lunghezza e la larghezza di questi foderi sono enormemente minori delle corrispondenti dimensioni dei foderi naturali, non superando i 9 mm. di lunghezza e i 5 mm. di larghezza (vedi Tavola IV,fig. 5). Risulta lentissima l'associazione dei fili di ottone (10-12 ore), men- tre rapidissima è l’utilizzazione dei grani e dei frammenti di miglio. (5-3 ore). (1) | Le larve ritardatarie arrivano esse pure a ricostruirsi un fodero entro 20 ore e l’aspetto e la struttura di questi astucci sono identici a quelli presentati dagli altri foderi. Ritengo che l’introduzione del metallo nella ricostruzione dei {oder non sia accidentale, sia per la costante presenza in ogni caso, sia perchè il peso dell’ottone e la sua resistenza permettono di avvicinare molto il peso del fodero ricostruito a quello del fodero naturale (5 dcgr. ri- spetto a 7-8 degr. del fodero normale) e di conferire una certa tenacia alle ricostruzioni proprio nel punto ove il deterioramento per opera della larva si farebbe più evidente. Basti infatti ricordare che essendosi ripetuta l’esperienza coll’uso esclusivo del miglio, zessuna larva di Glyph. pell. arrivò a foggiarsi un fodero resistente e non raramente si osser- varono monconi di involucri spontaneamente abbandonati dalle larve perchè inadatti allo scopo: i foderi costruiti con questo materiale dalle larve della suddetta specie, rimangono sempre inconsistenti. Limnophilus rhombicus L. e Sericostoma personatum Spenc. Le larve della prima specie ricostruiscono esclusivamente con materiale metallico, conservando la disposizione naturale dei singoli elementi; entro 12 ore tutti gli esemplari giungono a termine della ricostruzione. Gli individui della seconda specie risultano pure veloci nella for- mazione dell'involucro, finchè possono usare materiale simile di forma a quello solitamente usato (miglio - pietruzze), ma rallentano essi pure quando al miglio, troppo leggero, sono costretti ad aggiungere dei fila- menti di ottone per zavorrare la costruzione (15 ore circa fino alla fine dell’imbastitura). (1) Ritengo che abbia in questi risultati una certa influenza l’architettura dei foderi invernali di questa specie; per essa le costruzioni naturali d’inverno diventano più strette e ad elementi anche sottili e allungati disposti longitudinalmente. FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 249 c) Recipienti e condizioni come in a); il materiale costruttivo è co- stituito di ritagli di filo di gomma elastica a sezione quadrangolare. Ogni ritaglio misura circa 4 mm. di lunghezza, 1 mm. di diagonale e pesa 2 cgr. Alcuni ritagli più lunghi (2 cm.) galleggiano insieme ai precedenti. Il fondo del recipiente è ricoperto di cotone idrofilo per permettere un appoggio alle larve nella presa del materiale e nel lavoro di ricostruzione. | Osservazioni- Glyphotaelius pellucidus Retz. e Sericostoma per- sonatum Spenc. Vengono prese in osservazione 6 larve per ciascuna specie: nessun risultato positivo viene ottenuto, neppure dopo 48 ore; il materiale non è in questo caso utilizzabile. Limnophilus rhombicus L. Trascorrono parecchie ore (10-15) prima - che le larve si decidano ad usare il materiale galleggiante. Inutili rie- scono gli sforzi di sbrogliare il cotone per foggiarsi con esso un in- volucro. I movimenti che le larve compiono per abbassare nello spessore dell’acqua i ritagli di gomma galleggianti sono molto interessanti, perchè la situazione è del tutto nuova per questi insetti: tenendosi attaccati al fondo di cotone mediante gli uncini terminali delle appendici di fissazione, essi allungano smisuratamente il corpo in modo da arrivare a toccare coll’ultimo paio di zampe la superficie; in tale posizione, o carpen- doli direttamente, o facendoli pervenire a portata delle zampe mediante dei gorghi formati dalla roteazione del corpo, afferrano i ritagli per i due estremi e procedono direttamente all'impasto. Dopo questa operazione portano, con sforzi non trascurabili, il primo nucleo attorno al corpo, attirando la masserella nello spessore dell’acqua. Non è raro il caso di vedere la larva proiettata alla superficie invece che l’aggruppa- mento elastico portato nell'acqua, come è pure frequente di vedere la masserella che, sfuggita dalle zampe della larva, si allontana verso le pareti del recipiente; in ambedue i casi le larve abbandonano subito il galleggiante e ritornano sul fondo. Per questi motivi la ricostruzione procede con estrema lentezza: dopo circa una ventina di ore dall’inizio dell’esperienza si contano 16 am- massi di gomma galleggianti insieme agli elementi non ancora as- sociati o abbandonati dalle larve. Nessun individuo è riuscito a fog- giarsi ancora un involucro. Finalmente, dopo circa 25 ore, due larve, abbandonando l’attacco al fondo, si danno a costruire, un po’ galleg- giando anch’esse, un po’ rimanendo appese ai ritagli, un po’ innalzan- dosi al di sopra della superficie per immergere i frammenti; in questa posizione in breve (circa 6 ore) riescono a fabbricare dei foderi galleg- 250 G. P. MORETTI : gianti,i quali però non hanno forma tubulare, bensi fortemente ap- piattita al di sopra parallelamente alla superficie, e alquanto rotondeg giante in basso, cioè in rapporto alla porzione sommersa. La forma così derivata è dovuta anzitutto allo scivolamento degli elementi impa- stati che tendono a galleggiare, in secondo luogo alla difficoltà che tro- vano le larve nel trattenere il materiale sott'acqua, infine all’intendimento delle larve stesse che, lasciando che il materiale si disponga in tal modo, evitano che il fodero, muovendosi, si rotoli alla superficie, come _avverrebbe se il fodero stesso fosse riuscito cilindrico. Certamente co- deste larve sono costrette a galleggiare se inerti, ma con sforzi non lievi riescono anche a camminare sul cotone trascinandosi dietro l’in- volucro; naturalmente il più piccolo movimento errato le fa tornare in un attimo alla superficie, il che accade anche quando si verifichi uno | scuotimento del recipiente, capace di determinare il ritiro della larva nel suo fodero. È inutile dire che il peso totale del fodero ricostruito è di gran lunga minore di quello dell’involucro naturale. Anche le altre larve a questo punto dimostrano degli ammassi di gomma elastica, as- sociati però attorno a un punto fisso. Immergendo un lungo elemento galleggiante e fissandolo affe pa- reti del recipiente per un estremo in modo che ‘l’altro estremo arrivi alla superficie, oppure trattenendolo al fondo di cotone mediante il tessuto sericeo, le larve imbastiscono un fodero galleggiante in direzione orizzontale rispetto alla superficie, quindi perpendicolare al filamento fis- so. Con questo appoggio arrivano a costruirsi in poco tempo (in media 2 ore) un fodero tubulare conico, la cui forma ricorda molto da vicino quella dell'involucro naturale, mentre la disposizione degli elementi è co- me nell’astuccio originale: la lunghezza è però minore che in questul- timo (circa 9 mm). (vedi Tavola IV, fig. 6). Questo fodero puo essere lasciato fisso dalla larva, che del resto può compiere ampi spostamenti attorno al peduncolo, oppure viene anche liberato per distacco dell'elemento che lo trattiene dal fondo. L’esperienza, ripetuta diverse volte per la verifica dell’interessante com- portamento, trovò continue conferme, eccettuate leggere variazioni nella velocità di costruzione e trascurabili diversità nel numero degli esem- plari che scelsero l’uno o l’altro dei metodi ricostruttivi. È evidente che in tal caso le larve trascurarono anche il fattore peso pur di conseguire la costruzione di una dimora i cui elementi avessero una disposizione come nelle condizioni naturali. | d) Recipiente e condizioni come in a), ritagli grossolanamente. subquadrangolari di carta asciugante bianca di 3-6 mm. di lato, del peso medio di 2 cgr. a secco, 4-8 cgr. se imbevuti d’acqua. FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 251 Limnophilus rhombicus L. non ricostruisce; a stento imbastisce degli ammassi inconsistenti, che presto abbandona, e neppure riesce ad allungare l'involucro naturale, previamente mozzato, con l’aggiunta del materiale in esperimento. Glyphotaelius pellucidus Retz. ricostruisce in circa 6 ore un fodero che, tranne le dimensioni, ha tutte le caratteristiche di quello naturale: un tubicino interno formato di piccoli frammenti di carta assorbente» tagliati dalla mandibola della larva, racchiusi tra grosse placche dello stesso materiale. Da notare però che, essendo il peso specifico della carta asciugante imbevuta d’acqua maggiore di quello delle foglie ma- cerate, le dimensioni del fodero ricostruito risultano meno grandi di quelle dell'involucro al naturale: in ogni caso non superano i 20 mm. di lunghezza e i 7 mm. di larghezza Sericostoma personatum Spenc. non ricostruisce con l’uso esclusi- vo della carta asciugante; si riesce però a fargli sostituire gradatamente quasi tutto il fodero naturale con elementi di assorbente. Se si taglia il fodero riducendolo a 10 mm. di lunghezza, la larva non sente la necessità di allungarlo di pochi millimetri (5 all’incirca) con aggiunta di elementi di carta asciugante (vedi Tav. IV, figura 7): esso rimane più ridotto, ma lPabitatrice non dimostra di trovarsi a disagio. (1) Se si riduce il fo- dero a circa 7 mm., Ja larva trova necessario di allungare l’involucro ma, non riuscendo ad aggiungere elementi all’orifizio anteriore, perchè il materiale non resiste ai movimenti, abbandona spontaneamente l'in- volucro di sabbia e, dopo averne scisso gli elementi, tagliando il tes- suto sericeo che li trattiene, ricostruisce con essi un fodero per 8/9 in sabbia e a questi aggiunge per 1/9 alcuni elementi di carta assorbente; questa, per le ragioni indicate, viene posta all’orifizio posteriore. Ne risulta così, dopo circa quattro ore dall’inizio della ricostruzione, un involucro di 9 mm. di lunghezza quasi totalmente foggiato con pie-. truzze (vedi Tav. IV, fig. 8). Inutile dire che il fodero così ottenuto è diminuito di qualche cgr. di peso. Non riesce poi più possibile diminuire maggiormente la lun. ghezza del fodero minerale, perchè Ia larva lo abbandona spontaneamente anche a secco. Riducendo sempre più la quantità di materiale sabbioso rispetto a quello di carta assorbente, la larva utilizza il primo fino ad esaurimento, per formare un anello anteriore; ad esso aggiunge poi il secon- do materiale assai meno resistente (vedi Tav. IV, fig. 9.) Si arriva (1) Essendo i risultati identici per i 6 esemplari presi in esame si usa il singolare per maggiore comodità. 252 | G. P. MORETTI infine a un limite di riduzione del materiale minerale che corri- sponde, per quasi tutti gli esemplari in osservazione, a 10-8 elementi (cioè quanto pud bastare per formare due archi di cerchio dispo- sti rispettivamente, uno dorsalmente e l’altro ventralmente al corpo della larva, in corrispondenza ai punti dove l'involucro è soggetto al massimo lavoro), superato il quale, Sericostama personatum Spenc. non ricostruisce più efficacemente (vedi Tav. IV, fig. 10). Le dimen- sioni, a questo punto, si aggirano per la media degli individui, attorno a 11 mm. di lunghezza e 6 mm. di larghezza massima, mentre il peso dei singoli involucri non supera i 32 cgr.: siamo quindi di fronte a ricostruzioni che presentano una notevole diminuzione nella lunghezza, un leggero aumento nella larghezza e un netto dimezzamento nel peso rispetto ai foderi naturali. Togliendo l'elemento minerale, Ser. persona- tum non ricostruisce più giacchè i foderi vengono spontaneamente la- sciati dalle larve prima di venire portati a completa ricostruzione. Il tempo che le larve di questa specie impiegano per ricostruire i foderi quasi totalmente in carta assorbente è molto maggiore di quello impiegato nelle ricostruzioni naturali: varia quasi sempre, da un mi- nimo di 24 a un massimo di 48 ore. | Osservazioni - Per Sericostoma personatum Spenc. quindi non è il peso del materiale il fattore di maggiore importanza nella ri- costruzione dei foderi, bensì la resistenza degli elementi usati nella ri- costruzione stessa. Il fatto diventa sempre più evidente man mano che si procede nell’esperimento per trovare la più brillante conferma alla fine, quando si può osservare che la disposizione del materiale più te- nace si effettua sopratutto, spesso anche esclusivamente, intorno ai due archi di cerchio del fodero che corrispondono rispettivamente, come si disse, il primo al dorso della larva, il secondo alla sua faccia ventrale, cioè i punti in cui tutte le larve coleofore esercitano la maggiore pres- sione e il maggiore sfregamento. Meno dimostrativo è il comportamento delle larve di Glyphotaelius pellucidus Retz. e Limnophilus rhombicus L. sebbene non sia negabile il valore che esse pure danno alla resistenza del materiale. Il determi- nare, con valori precisi e assoluti, i limiti massimo e minimo del peso, forma e dimensioni nella ricostruzione dei foderi non è possibile, dal momento che essi possono variare da specie a specie. La pluripoten- za permette a questi insetti una larga scala di possibilità costruttive con i risultati più disparati, senza però che vengano mai superati i limiti delle diverse capacità abitudinarie istintive. (vedi bibl. N. 6-7-8). FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 253 III) Tessuto sericeo dei foderi Iarvali e ninfali, struttura e comportamento nelle ricostruzioni Dopo aver passato in rassegna le osservazioni relative alla scelta del materiale e alle differenti modalità colle quali le larve dei tricot- teri (almeno alcune specie) ricostruiscono gli astucci, giova ricordare qualche esperimento riguardante i rapporti esistenti fra la scelta del materiale da costruzione e la struttura del tessuto sericeo con cui viene im- bastito il fodero. Il primo e l'unico autore che, a mia notizia, risulti aver condotto importanti e minute os- servazionisullastruttura sericea della guaina tap- pezzante (o addirittura costituente) i foderi lar- vali e ninfali dei tricot- teri fu Hubault (1). Egli ha potuto distinguere un tipo di trama rego- lare e un tipo irrego- lare. Nel primo tipo comprende le trame in cui i filamenti sericei sono. disposti secondo un ordine definito, pre- ciso ed evidente, come ad esempio il tessuto sericeo dell’astuccio di Sericostoma, in cui due filamenti formano co- stantemente, incrocian- dosi fra loro, un angolo di 93-95°; nel secondo tipo raccoglie le inte- laiature disposte senza Fig. 4 - Glyphotcelius pellucidus Retz. Trama sericea del fodero naturale (Color.rosso fucs. Ziehl, ingr. 30 X, fot. orig). % ordine apparente. Questo è tutto quanto si conosce sulla struttura delle impalcature sericee dei foderi dei Tricotteri. Ora io volli osservare se nella ricostruzione con differenti materiali la larva muti o no, nella (1) E. Hubault, 1924, Recherches sur la structure intime des étuis des larves de cer- tains Tricoptéres. Ann. d. Biol. lac., Tome XIII, Fasc. 1-2, pp. 99-105. 254 G. P. MORETTI forma e nelle dimensioni, la trama sericea. Per ragione di maggiore a- dattabitità alla vita in acquario e per la possibilià di avere larve in grande abbondanza, come gia si disse, furono scelte le specie: Glyphotaelius pellucidus Retz, Limnophilus rhombicus L. e Sericostoma personatum Spenc. Le due prime specie ancora non erano state studiate sotto tale a- spetto. La terza, già descritta da Hubault solo per quanto riguarda la for- ma della trama, si prestava come la sola forma base di riferimento per la indiscutibile e appariscente regolarità della disposizione del ma- teriale sericeo filamentoso nel fodero naturale. Per il procedimento di estirpazione del tessuto, ho mutato di poco li metodo usato dal suddetto | autore; dopo aver te- nuto il fodero per circa mezz’ora in acqua bol- lente, con l’aiuto di sot- tili lancette, lavorando in acqua, stacco dei frammenti di questa tra- ma tappezzante la faccia interna del fodero; il tes- suto appare liscio e luci- do, con tinte varianti. tra il grigio e il brunic- cio. Questi frammenti vengono poi fissati di- ligentemente; Hubault colorava poi i pezzetti di tessuto con violetto fenico; io potei osser- vare invece che il rosso fucsina Ziehl intenso, usato cioè con forte concetrazione, dà un Fig. 5 - Glyphotaelius pellucidus Retz. Trama sericea rendimento assai mi- del fodero ricostituito (Color. rosso fucs. Ziehl, ingr. 30 X, fot. orig.). gliore, sopratutto per le sue proprietà coloranti notevolmente più appariscenti. Dopo circa un’ora di permanenza in co- lore, i frammenti vengono disidratati nella serie degli alcool e infine distesi in preparato stabile con balsamo. Vengono in questo modo preparati FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 255 alcuni frammenti sericei di foderi di Glyph. pell. Retz.: la larva di questo Limnofilide tappezza il suo astuccio naturale, talvolta di enormi dimen- sioni (vedi fig. 3. p. 234), con un fitto tessuto brunastro lucido. Al mi- croscopio a debole ingrandimento (30 X) i fili sericei di tale trama ap- paiono associati fra loro in modo da formare una rete a maglie irrego- lari, più o meno fitte, più o meno strette (1); non si riesce però a scor- gere in essa una direzione determinata, e quindi un ordine (vedi Fig. 4). Esaminati collo stesso procedimento diversi frammenti dei tessuti tappezzanti foderi rico- struiti dalla stessa larva con i materiali più di- sparati (perline, carta da filtro, ceralacca filamen- tosa ecc.) si può osser- vare che la disposizione irregolare della trama non presenta variazioni, sia nel senso di accen, tuazione di disordine, sia nel senso di avvici- namento ad un tipo di ordine, tanto nel primo fodero ricostruito quan- to in tutti i successivi. Questo ci porta logica- mente a concludere che, anche variando il ma- teriale cementabile, la disposizione e l’orien- tamento della sostanza cementante nei suoi sin- Fig. 6 - Glyphotaelius pellucidus Retz. Trama sericea del fodero ninfale presso la lamina otturatoria cribrosa (Color. rosso fucs. Ziehl, ingr. 30 X, fot. orig.). goli elementi non cam- bia; nel caso però che è, il materiale della guaina esterna non si presti particolarmente per la ricostruzione, la larva non fa altro che aumentare la quantità di questo tessuto feltroso, che in certi casi diventa un morbido involucro di quasi mezzo millimetro di spessore (vedi fig. 5). (1) Essendo il filo di seta secreto dalla larva costituito dalla associazione di due fili emesssi dalle glandole setifere in numero di 2, che si uniscono poi in un solo condotto sboccante alla estremità del labbro inferiore, esso appare diviso da una linea longitudi- nale più chiara; in realtà l'elemento è unico. 256 « G P. MORETTI Ciò avviene anche in modo assai appariscente in caso di ninfosi presso le lamine otturatorie cribrose degli orifizi del fodero (v. Fig. 6. ) L’esperi mento viene ripetuto in Limnophilus rhombicus L. il cui fodero tubulare spinoso (v. fig. 2 p. 233) è internamente rivestito da un tessuto che ap- pare pure irregolare an- che nei foderi di rico- struzione artificiale; il risultato viene così ri- confermato (v. Fig. 7): Nel caso del Seri- costoma, la trama di ricostruzione si man- tiene sempre e in ogni caso con la stessa rego- larità dell'involucro na- turale (1). In conclu- sione: non esiste dun- que un rapporto fra i materiali che la larva si sceglie, o è costretta a scegliersi, per la costru- zione del proprio fodero, e la forma del tessuto su cui viene imbastito il fodero istesso, la cui trama è indipendente Fig. 7-Limnophilus rhombicus L. Trama sericea del dai fattori esterni, è ns fodero naturale o ricostruito (Col. rosso fucs. Ziehl, ingr. 30: lot orig) variabile. CONCLUSIONI ED OSSERVAZIONI Volendo qui raggruppare, a mo’ di conclusione, i risultati ottenuti nelle varie esperienze eseguite sul comportamento di alcune larve di tricotteri coleofori (Limnophilus rhombicus L.- Glyphotaelius pellucidus Retz. - Sericostoma personatum Spenc.) nella ricostruzione dei loro fo- deri, possiamo cosi enunciarli: : | | 1°) Le larve dei tricotteri coleofori ricostruiscono un fodero con ra- pidità che va diminuendo man mano che aumenta la diversità del ma- (1) Non raffiguro qui questo tessuto, che Hubault riporta in disegno e in fotografia nel suo lavoro. FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI . 257 teriale (qualita, peso, forma, dimensioni ecc.) col quale si vuol fare ricostruire, rispetto e quello che sono solite ad usare in natura. Esse tendono infatti a conservare il più possibile la forma del fodero primitivo abituale e la disposizione dei singoli elementi. Se si procede nel somministrare del materiale sempre più inadatto (ad esempio, arrivando fino ad impiegare elementi sferici e piccoli per le specie che in natura si foggiano involucri con larghi ritagli di foglie, come è il caso di Glyph. pellucidus, eccettuate le loro costruzioni inver- nali), o larghe placche dei materiali più svariati per le specie che si costruiscono normalmente dei foderi di fuscelli tagliati su misura, come avviene per le larve ‘adulte di Limn. rhombicus, oppure ancora usando ritagli cilindrici di diverso materiale per le forme che in via naturale usano per costruirsi un astuccio protettivo degli elementi sabbiosi, come si verifica in Ser. personatum, si giunge ad un punto, variabile a seconda della capacità di adattamento individuale e specifica, in cui la ricostru- zione non ha più luogo; tale arresto nelle forme più specializzate sembra corrispondere al momento in cui la diversità del materiale impiegato è tale da non consentire più alle larve di conservare nemmeno l’imitazione lontana della struttura del fodero naturale, in base alla forma e alla di- sposizione degli elementi . La velocità di ricostruzione varia non solo da specie a specie con l’uso dello stesso materiale, ma spesso anche fra gli individui appar- tenenti alla stessa specie. 2’) Se le larve coleofore vengono tenute per alcuni giorni prive d materiale costruttivo, esse utilizzano (entro un certo limite) facilmente i materiali più disparati che vengano messi a loro disposizione (ved! anche Bibl. N. 6-7); se vengono tenute per lungo tempo nell’impossi- bilità di costruire, divengono incapaci poi di foggiarsi un fodero protet- tivo quando il materiate venga rimesso a loro disposizione; soccom- bono poi se vengono lasciate nell’assoluta impossibilità di ricostruire. 3°) I bruschi aumenti di temperatura rallentano l’attività ricostrut- tiva delle larve; se gli sbalzi di temperatura sono rapidi e notevoli (ad esempio da 16° a 40° in 1’) si determina l'abbandono del fodero da parte della larva che dimostra grande difficoltà di respirazione, portan- dosi sovente alla superfice o addirittura fuori dell’ambiente. Quando poi si mantiene lungamente la temperatura a valori molto elevati (ad esem- pio 30°-45° per 4-10 ore) si verifica la morte delle larve. Molto meno appariscenti o addirittura trascurabili sono gli effetti de- _ terminati dalla diminuzione della temperatura. Mem. Soc. Entomol. It., XII, 15-I-34 17 258 G, P. MORETTI 4°) Risultati poco appariscenti si ottengono pure nell’esame del com- portamento delle larve coleofore in rapporto al fattore /uce: essi non sono per ora praticamente calcolabili; si pud solo assicurare, in via ge- nerale, che gli esemplari tenuti a forte illuminazione (500 candele a tre metri di distanza, con l’uso di un filtro di raffreddamento) si Gimostrano più lenti nella ricostruzione rispetto a quelli tenuti in perfetta oscurità. 5°) La precedenza, nelle attività biologiche delle larve costruttrici di involucri, spetta alla formazione del fodero; tuttavia, se viene a mancare l’alimento, i foderi vegetali (costruiti o ricostruiti) vengono sacrificati dalle abitatrici per il loro nutrimento. Quando poi il digiuno venga pro- lungato per alcuni mesi, non raramente alcune forme a fodero mobile si assoggettano a condurre una vita fissa in foderi che esse costruiscono sul fondo o alle pareti del recipiente, totalmente formati di seta. Poco resi- stenti a digiuni prolungati, rispetto alle larve adulte per le quali invece la cessazione dell'alimento può durare alcuni mesi senza che si verifichi la morte, sono gli individui in età giovanile; essi, sopratutto se ai primi stadi, soccombono anche in pochi giorni. | 6°) Nessuna scelta di colore dimostrano le larve dei tricotteri nel foggiarsi i loro foderi. 7°) Peso, forma e dimensioni degli elementi del materiale presen- tano un altissimo significato nella struttura dei foderi ricostruiti; gene- ralmente non però tale da alterare l’istinto costruttivo della specie, la cui ampiezza è del resto innegabile. DI 8°) Non è possibile detefminare con esattezza i limiti massimo e minimo di ciascuno di questi fattori, e nemmeno quale di questi pre- senti maggiore valore in via assoluta, dal momento che i risultati variano da specie a specie, in rapporto con la elasticità dell’istinto, con la pluripotenza che permette ai diversi esemplari di agire con una certa larghezza di possibilità, con risultati svariati, tali però da non alterare mai tutti i caratteri istintivi di ricostruzione (vedi bibl. N. 6-7-8). 9°) La resistenza del materiale costruttivo determina la scelta di questo nella costruzione della porzione anteriore del fodero, nella quale, se vi è possibilità di scelta di materiale più tenace e meno tenace, com- paiono gli elementi più resistenti. 10°) Non esiste un rapporto fra i materiali che le larve si scelgono, o sono costrette a scegliersi, nella ricostruzione dei loro foderi e la strut- FODERI LARVALI DEI TRICOTTERI 259 tura dei fessuti sericei su cui vengono foggiati gli involucri prottettivi questa è costante e indipendente dal materiale stesso. i Prendiamo ora in blocco i risultati sopra elencati e vediamo quali osservazioni si possono dedurre tenendo conto sopra tutto di quello “specifico fenomeno vitale ”, caratteristico delle larve coleofore dei tri- cotteri, che va sotto il nome di istinto costruttivo. In effetto questa manifestazione biologica è, per cosi dire, il fattore determinante dei singoli risultati che si sono ottenuti ponendo gli esem- plari in esame in condizione di dover reagire mediante le propie pos- sibilità, appunto istintive, a condizioni speciali note, perchè apposita- mente create dallo sperimentatore. Sotto questo punto di vista quindi le ricerche condotte ed esposte in questo studio sono da intendersi come analisi della possibilità e delle ‘ elasticità dell’istinto costruttivo delle larve coleofore di alcune specie di tricotteri. Se esaminiamo il comportamento generale degli individui in esame vediamo che l'andamento non è uniforme: si sono visti infatti degli esemplari che furono più rapidi di altri, appartenenti alla stessa specie e della stessa età, nell’iniziare, nel continuare e nel condurre a termine la ricostruzione; si sono osservate forti divergenze nella capacità di ricostruire collo stesso materiale per le diverse specie; ab- biamo visto ancora delle larve coleofore di abitudini mobili e tipica- mente predatrici rendersi completamente fisse quando l'alimento venisse a mancare. Ora tutti questi risultati sembrerebbero slegati, confusi, quasi con- tradditori fra di loro, e un carattere comune che li portasse tutti ad avere un aspetto, un valore base unico, potrebbe sembrare difficilmente riconoscibile, se non si volesse pensare ad un istinto suscettibile di una certa adattabilità, di una elasticità, variabile a seconda della specie e dell'individuo, in presenza di condizioni ambientali diverse. Si può os- servare infatti, nelle larve coloefore dei tricotteri, tutta una serie di va- lori di capacità di ricostruire con materiali diversi; da forme che sono specializzate nella costruzione con un solo tipo di materiale, che sono cioè incapaci di usare materiali differenti da quello di cui sono solite a servirsi, si passa, per gradi, a forme con una capacità costruttiva ele- vatissima, tale da trascurare lo schema ereditario del fodero per pro- cedere ad un tipo qualunque di costruzione che può non avere nessun rapporto di forma con quello ottenuto in condizioni naturali. Ora le forme più altamente organizzate, sono le meglio studiabili anche da 260 G. P. MORETTI punto di vista del comportemento biologico; in esse l’istinto costrut- tivo è ben definito e soggetto, diversameete dalle specie meno organiz- zate che si dimostrano facilmente adattabili nell’uso e nella disposizione del materiale costruttivo, ad uno schema di costruzione specializzata e perciò caratteristica. Il bisogno di foggiarsi un fodero poi, mentre è sempre indipen- dente, nelle forme meno evolute, dall’archittetura tipo, sì che, sotto un certo punto di vista, queste larve sono più adattabili, ossia pluripotenti (1) nell'uso del materiale, esso è invece intimamente collegato, inibito dalla forma nelle specie monopotenti (2) o più altamente organizzate; in queste stesse la specializzazione va poi di pari passo con lo sviluppo biologico: mentre in un primo tempo c’è pluripotenza, man mano con l’invecchiare della larva, la pluripotenza si riduce, attraverso alla prevalenza (in cui nella possibilità di scelta, viene usato il materiale più adatto) a mono- potenza. Di più, fra gli individui appartenenti alla stessa specie, derivanti o no dalla stessa massa ovigera, si osservano esemplari più specializzati ed esemplari meno specializzati con una ricca serie di graduazioni. Così si possono spiegare i diversi comportamenti, non solo tra in- dividui di specie diversa, ma anche tra gli esemplari della stessa spe- cie: Uhlman intende questo comportamento proprio come qualche cosa di analogo a quello che succede tra i fratelli di una stessa famiglia, dove lo sviluppo della intelligenza è variabile. I comportamenti delle nostre larve ritardatarie e delle più pronte, di quelle più e quelle meno aberranti, verrebbero così a dare appoggio, io penso, alle più recenti conclusioni dell’Uhlmann sull’istinto costruttivo. Sulla scorta di queste osservazioni potremmo quindi dedurre an- cora che: | Glyphotaelius pellucidus Retz. e Sericostoma personatum Spenc. sono forme notevolmente specializzate nella costruzione dei loro foderi (al- meno a sviluppo completo delle larve). Meno specializzato risulta (almeno in certi casi) Limnophilus rhombicus: i risultati del com- portamento degli esemplari in esame non identici, non costanti, e, sopratutto le deviazioni aberranti di certi individui rispetto alla massa, sono da intendersi (dato che si presero in considerazione anche larve adulte) come dipendenti non solo dalla elasticità dell’istinto della specie, ma anche dalla capacità individuale delle larve stesse. (3) (1) Uhlmann E. Uber Pluripotenz, Spezification und Entwicklungsbahnen in Bauin- stinkt der Trichopterenlarven. Verh. Deuts. Zool. Ges., Bd. 29, 1924. (2) Uhlmann E. Von Wesen und Werden des Instinkts- Forsch. a. Fortschr. IX Jahr. 1 p. 12-14, 1933. Berlin. | (3) 112 conclusione. FODERI LARVALI DEL TRICOTTERI 261 BIBLIOGRAFIA 1 Alverdes F. - Der Schutzinstinckt der Köcherfliegenlarven. Biol. Zentralblat, Bd. 45, Heft 3, pp. 149-154. - 1925. 2 Bierens De Haan Y. A. - Ueber den Bauinstinkt einer Kö- cherlarve (Limnophilus marmoratus Curt.). Bijdrag Dierkunde, Lei- den, 22, pag. 321-327. - 1922. — 3 Dembowsky Jan. - Studja eksperimentalno biologicze nad lar- wa chroscica Molanna angustata Curt. (Experimentelle biologische Studien über die Larve der Köcherfliege Molanna angustata Curt.). Prace Inst. Nenckiego (Trav. Inst. Nencki) T. 2, N: 31-43 p. 4 Gorter F. J. - Experiments on the case building ofa caddisworm (Limnophilus flavicornis Fab.). Tydschr. nederl. dierck. Ver. Leiden, (3) I, pag. 90-93. 1928. | 5 Hubault E. - Recherches sur la structure intime des étuis des larves de certains Trichopteres. Ann. Biol. lac., T. 13, pag. 99-105, I pl., 7 fig. - 1924. 6 Uhlmann E. - Genotypisches und Phänotypisches bei Insekten- bauten. Verh. Deutsch. Zool. Ges., Berlino, Bd. 28, p. 44-46. - 1923. 7 UhImann E. - Uber Pluripotenz Spezifikation und Entwicklungs bahnen im Bauistinckt der Trichopterenlarven. Verh. Deutsch. Zool. Ges., Berlino, 29, p. 99-102. - 1924. 8 UhImann E. - Intstinkt und Entwicklung. Unter besonderer Be- rücksichtigung des Bauistinkts der Trichopterenlarven. Jena. Zeitschr. Naturwiss., 07, p. 571-588, 6 figg. - 1932. 9 Uhlmann E. - Vom Wesen und Werden des Instinktes. For- schungen und Fortschritte, Berlin, 9 Jahr., Nr. 1, pag. 12-14. - 1933. . 10 Wiesmann RR. - Die biologische Bedeutung einiger auffallender Trichopterenlarvenköcher - Verh. Schweiz. Nat. Ges. Luzern., 105, TI. 2, p. 196-197. - 1924. 262 ALEXIS ZACHVATKINE (Musée Zoologique de l’Université de Moscou) SUR QUELQUES HOMOPTERES INTERESSANTS DE LA FAUNE ITALIENNE Pendant son récent séjour en Italie mon excellent ami M. Nicolas Jenjouriste a récolté 4 mon intention un lot trés considérable d’Ho- mopteres. Grâce à son remarquable talent de collectioneur et a lat- tention spéciale qu’ il a eu l’obligeance de porter à la récolte de ces insectes, tellement négligée par la pluspart des entomologistes, M. Jenjouriste a réussi à capturer beaucoup d’espèces fort intéressantes, dont plusieures nouvelles pour la science et un plus grand nombre encore non signalées jusqu’ici comme faisant partie de la faune italienne. La présente note contient l’énumération de quelques unes de ces dernières, la description d’une espèce nouvelle, celle d’un nouveau genre, qu’il n’a paru nécessaire d'établir pour une espèce des plus remarquables, décrite antérieurement sous le nom de Platymetopius rubrostriatus par M. G. v. Horvath et qui est également nouvelle pour lItalie. Toutes les espèces dont il est question dans cette note ont été prises dans les environs de Rome, A Ostia et à Monte Cavo le 5 et le 6 juillet 1933. Les spécimens typiques des formes décrites dans cette note ainsi que les préparations microscopiques correspondantes sont con- servés au Musée Zoologique de l’Université de Moscou. Fam. JASSIDAE Staal (= Jassınar + EuscELIDAE Hpt. 1929) 1. Purpuranus n. g. rubrostriatus Horv. 1907. Syn. Platymetopius rubrostriatus Horvath, Ann. Mus. Nat. Hung. 5, 1907.: 317 (1907). Platymetopius rubrovittatus Matsumura, Jour. Coll. of Agricult. Tai- hoku Imp. Univ. V. part VII: 214 (1914) (1). Ostia, le 6 Juillet, 1 ©. (1) Ce n’est qu’aprés avoir rédigé cet ouvrage que j’ai pris connaissance de cet im- portant mémoire de Matsumura. La description de son Pl. rubrovittatus ne laisse ancun doute sur son identité spécifique avec le P. rubrostriatus Horv., de sorte qu’il est nécéssaire d’ajouter l’île de Formose 4 l’aire de dispersion de cette espéce. - C’est vrai- ment là un phénomène zoogéographique des plus remarquables. HOMOPTERES D’ ITALIE 263 La découverte en Italie de cette superbe et rarissime espèce est assurément l’un des résultats les plus sensationels des chasse de M. Jenjouriste. Elle n’était connue que de Transcaucasie (Aresh en Armé- nie), d’où provenait i’unique femelle du Musée de Budapest qui servit a M. Horvath pour la description de l’espèce. Le mâle restait inconnu, ce qui rend plus précieux encore le spécimen d’Ostia. La position systématique de l’espèce en question restait incertaine. Horvath la placa dans l’ancien genre Platymetopius Burm. (non sans remarquer qu’elle est fort éloignée des autres espèces de ce genre: «ab . omnibus congeneribus hucusque cognitis distinctissima >»), que des re- an cf plan ED sé) cherches plus précises nous autorisent à considérer comme un assem- blement très hétéroclite et purement artificiel d'espèces n’ayant entre elles à peu près rien de commun. Comme le montrera la description de la nouvelle coupe générique qu’ il me semble nécéssaire d’établir pour y placer le rubrostriatus, ce dernier n’a ancun lien de parenté ni avec les vrais Platymetopius du type undatus Deg., ni avec les autres espèces paléarctiques incluses antérieurement dans ce genre, et formant actuellement les types de plusieurs genres distincts (Enantiocephalus Hpt. 1925, Eremitopius Linde. 1927, Grammacephalus Hpt. 1923). Il se rapproche plutôt de quelques-uns des types nord-américains par la conformation très spéciale de la tête et du pronotum (notamment du genre Scaphitopius Ball 1931 et, à un plus faible degré, du g. Cloan- thanus Ball. 1931), mais l’ensemble de ses caractères ne nous permet pas de le placer dans ancun des nombreux genres établis récemment par M. Elmer D. Ball. (1931) ('). Ce nouveau genre, que je propose de nommer Purpuranus n. g. en allusion à son mode de coloration, en lui donnant une terminaison déjà consacrée par l’usage chez plusieurs genres des Platymetopii, pré- sente l'association des caractères suivants: Tête en cône fortement aplati en un sens dorso-ventral, revêtant de son bord postérieur le pronotum et formant pour ainsi dire bloc avec ce dernier de façon à ce que le contour de leur ensemble est dessiné, dans un aspect dorsal, par une ligne continue et presque droite, le tout formant une figure en triangle isoscèle aux angles basaux émaussés. Vertex très étroit en angle aigu, une fois et demi (5) ou près de deux fois (9, sec. Horvath ) plus long que large à la base, sensiblement excavé et légèrement rebordé antérieurement. Yeux trés grands, trés obliques, couchés sur le pronotum dont ils cachent (1) The Canadian Entomologist, 1931, Ns. 10: 214-215 et 11: 216, 264 ALEXIS ZACHVATKINE une bonne partie des régions latérales, bordés postérieurement par une large tranche des joues, visible d’en haut et donnant ainsi a la téte un aspect trés particulier (voir fig. 1). Ocelles situés sur le rebord méme de la téte, très près des yeux et un peu en dehors de la ligne imagi- naire continuant la suture frontale (cette dernière s’&vanouissant avant méme d’entamer le bord aplati de la téte). Face plus longue que large, hexagonale, fortement aplatie, a partie postérieure extrémement déve- loppée: en profil elle apparait fortement inclinée sur l’axe du corp, se raccordant à la surface du vertex en angle très aigu (d’a peu pres 50°); son extrémité intérieure est située très en arriére de l’aplomb du bord postérieur des yeux (fig. 2). Front (fig. 3) extrémement étroit, 4 (chez le d) ou 5 fois (chez la 9; Horvath I. c.) plus long que large entre les antennes, a bords presque parallèles sur une très grande étendue, ne s’elargissant qu’ au devant des yeux, a surface légèrement bombée dans toute sa longueur. Joues d’une largeur tout a fait exceptionelle, formant angles obtus au milieu deleur contour externe, dépassant trés sensible- ment l’extrémité du clypeus (= labre) et englobant jusqu’à langle externe des yeux, remontant de sorte sur la surface dorsale de la téte; leur surface est fortement déprimée au dessous des yeux. Clypeus élargi vers l’extrémité (= quelque peu spatulé), qui est légèrement sinuée. Bord supérieur des fossettes antennaires épaissi en un callus triangulaire blanc. Ä Pronotum s’élargissant posterieurement et sensiblement plus large que la téte, a surface presque plane, pres de 3 fois plus large que long, plus court que le vertex (dans les deux sexes); son contour antérieur est fortement sinueux par cause de la conformation singuliére de la téte, son bord postérieur presque droit, les angles postérieurs fortement arrondis, continuant la courbe réguliére de ses bords latéraux; ces derniers épaissis en callus. Scutelloscutum très grand, large, 4 surface aplanie et suture transversale légérement courbe; ses rebords sont quelque peu calleux. : | Elytres longues et relativement étroites, è contour apical (fig. 4) anguleux, langle étant situé contre la partie extérieure de la cellule membranale 2° e R 4 + 5, un peu au dedans de l'extrémité de cette dernière nervure. Nervures fortement accusées dans la partie apicale du corium et sur la membrane, presque imperceptibles dans la moitié basale du corium et sur le clavus qui sont tout à fait opaques. Aucune trace de nervures supplémentaires dans le champ costal et de nervures transverses dans la région du corium (!). Cellule 17’ M. très longue, (1) À l’exception de la transverse r-m qui a une position très oblique, presque longi- tudinale. 205 AREA Fra DEAN Figs. 1-5. Purpuranus n. g. rubrostriatus (Horv. 1907) S (1. Téte et pronotum. - 2. Face. - 3. Élytre gauche. - 4. Appareil copulateur, aspect ventral. - 5. Organe copulateur, profil latéral gauche). 266 ALEXIS ZACHVATKINE dépassant la cellule 1"° R 2 + 3 de près de la moitié de sa longueur (par suite de ce que le point, où la transverse r-m se rallie au sécteur M, est situé beaucoup plus haut que celui de la bifurcation du 2, en. T2 53 et na + 5); extreme de la -nervure + 2-23. située beaucoup plus bas que celle de la cu’. | Dispositions picturales des plus caractéristiques: dessus du corp blanchatre ou testacé pale, orné de bandes longitudinales rouges (deux sur le vertex, quatre sur le pronotum, deux sur lécusson et 4 sur chacune des élytres); figure angulaire blanche sur le front (« shark-mouth’s marking » de Ball) présente; élytres sans aucune trace de vermiculations ou de taches guttiformes blanches, cellules apicale et antéapicales (dans leur partie postérieure) marginées de gris noiràtre. d. Je ne puis décrire en tous détails armature génitale du mâle, car chez mon exemplaire elle porte les traces d’une déformation patho- logique, dont la cause reste obscure, vu que je n’ai pu trouver chez lui rien de semblable à un parasite, du moins à un parasite animal; ce n’est donc pas un cas de castration ou semi-castration parasitaire. Cette déformation se traduit en ce que la plaque sousgénitale est par- tiellement soudée aux lames, que lentretoise est très affaiblie et mal différenciée des plaques apodématiques des gonopodes (styles) qui elles aussi ont une configuration très imprécise et une sclérotisation incomplete; le socle du penis est de méme fort émacié (). Il me parait tout de même possible de dégager l’ensemble des caractères présentés par l’armature génitale du spécimen en question des rensei- gnements assez précis sur sa conformation normale qu’ on pourrait résumer de la maniére suivante: | | | Lames (fig. 5) relativement longues et dépassant de pres de la moitié de leur longueur le segment génital, revétues sur toute la face ventrale de fortes macrochètes implantées chacune au milieu d’une petite tache fortement pigmentée; l’extrémité des lames est coupée en biais, l'angle externe étant fortement arrondi. Lobes du segment génital très (1) Les déformations de ce genre sont assez fréquentes chez les males de beaucoup de Jassides; on ne les découvre qu’au cours dela préparation de leur abdomen, quoi qu’elles soient souvent indiquées par l’affaiblissement général de la pigmentation de l’insecte. Elles empiètent principalement les parties chitineuses internes de l’armature génitale, et surtout la portion apodématique des gonopodes et l’entretoise; l’organe copulateur est d’ordinaire beaucoup moins atteint, du moins dans sa partie terminale, qui conserve la conformation caractéristique pour l’espèce. Ces anomalies donnent l’impression d’avoir pour cause un état général de misére physiologique de l’organisme de l’insecte se ré- vélant en un déchet de matières servant 4 la production de la chitine et des pigments, ou en des désordres dans le fonctionnement d’une partie des cellules de l’hypoderme chitinogène. HOMOPTERES D’ITALIE 267 courts, à face extérieure presque inerme (il n’existe que quelques petits poils près de l’angle postéro-supérieur); leurs bords ventraux armés chacun d’un appendice falciforme disposé dans un plan horizontal et s’entre- croisant avec celui du lobe opposé. Organe copulateur simple, sans appendices paraméroides a la base, a tige comprimée latéralement et courbée en S à sa naissance (par suite de la déformation pathologique?); sa partie distale est tubuliforme, presque droite, horizontale, l’orifice a une position strictement terminale; la paroi ventrale forme près de l’extrémité de l’organe une expansion foliacée ayant la forme d’une longue dent dirigée obliquement en bas et en avant; la dorsale forme de même une petite expansion lamelliforme (fig. 6). Gonopodes unci- formes, avec un talon externe bien marqué. ©. Plaque sous-génitale projetée en triangle postérieurement; ovi- positeur dépassant sensiblement l’extrémité du coleostron (Sec. Horvath 1907.) Les caractères génériques du g. Purpuranus m. ainsi établis, il nous reste a définir ceux que nous pouvons regader comme spécifiques pour le P. rubrostriatus Horv. Il suffit pour celà d’ajouter aux caractères inclus dans la description originale de Horvath (description irréprocha- ble comme toutes celles que publia ce grand Maître) ceux qui sont spéciaux au mâles ou, plus précisement à l’exemplaire mâle provenant d’Ostia, car je tiens à souligner qu’il est tout de même possible que les spécimens italiens de P. rubrostriatus appartiennent à une autre sous-espèce ou race géographique que le type transcaucasien, vu lé- norme étendue séparant ces deux localités et les différences quoique très minimes, qui existent entre l’exemplaire italien et la description de Horvath. | Dessus d’un blanc teinté de gris jaunâtre (couleur vieil ivoire), orné de bandes longitudinales rouge orangé vif, dont la disposition et l’étendue sont les mêmes que chez la femelle. Vertex 1'/, plus long que large à la base et un peu plus long que le pronotum, son bord antérieur orné de 4 petites taches noires. Veux rayés de rouge longitu- dinalement. Front limité supérieurement par une bande noire irrégulière se reliant aux quelques petits traits obliques également noirs qui sont disposés dans son quart apical; le reste du front marbré de gris noi- râtre plus ou moins foncé; tempes rembrunies surtout près des fossettes antennaires et le long du bord antérieur de la tête. Joues d’un testacé pâle, ornées d’une bande oblique blanche limitée postérieurement par une bande rouge-orangé et antérieurement, par une grise noirâtre; partie postoculaire ventrale d'un orange brunätre, partie dorsale blanc 263 > ALEXIS ZACHVATKINE d'ivoire; lorae et clypeus testacés, ce dernier orné de deux bandes lon- oitudinales grises assez confuses. Dessous du corps testacé pâle, pièces latérales du pronotum d’un orange brunâtre; hanches des pattes anté- rieures et intermédiaires, fémurs antérieurs presque tous entiers et des. grandes taches sur les intermédiaires, noirs. Pattes postérieures testacées, tibias (post.) munis de points noirs très accusés à la base des épines. Abdomen brunâtre, lames génitales testacées avec des gros points noirs à la base des macrochètes qui les revêtent. Dimensions: longueur totale 5 mm.: largeur de la tête (mesurée entre les extrémités des pièces génales postoculaires) 1,20, celle du vertex 0,36, longueur du vertex 0,59; pronotum, longueur 0,50, largeur (postérieure) 1,25 mm. 2. Deltocephalus bisubulatus Then. 1835 Monte Cavo, le 5 juillet, 1 9,4 99. Cette espèce, appartenant au groupe du D. distinguendus Flor (que je considère ccmme type d’un genre très naturel et assez riche en espèces : /assargus m. in litt.) n’était connue jusqu'ici que du Tyrol. L’organe copulateur du male de Monte Cavo offre quelques légères différences des figures de Then, pouvant sans doute être mises au compte du caractère par trop schématique de ces figures. Je reviendrai sur cette question dans une étude sur les Jassargus en cours de pré- paration. 3. Deltocephalus jenjouristi n. sp. Monte Cavo, 3 JS, 2°99: Ostia, 1 67, 1 ©. Appartenant au groupe du D. striatus L., () et très voisin du D. theni Edw. 1915 (= D. spathifer Rib. 1925), dont il diffère par sa pigmentation et la conformation trés spéciale de lorgane copulateur du male. | Dimensions du mâle: longueur totale 3,4 - 3,5 mm.; largeur de la tete (les yeux y compris) 0,94; vertex, long 0,34 - 0,36, largeur 0,43; pronotum, longueur 0, 43, largeur 0,86; dimensions de la femelle: long. totale 3,5 - 3,6 mm.; larg. de la téte 0,94 - 0,97; vertex, long. 0,37 - 0,38, larg. 0, 46; pronotum, long. 0,43 - 0,45, larg. 0, 86 - 0,89. (1) Que je considére aussi comme un genre distinct des vrais Deltocephalus (ayant le D. pulicaris Fall. 1829, pour type) et que je propose de nommer Ribautiellus n. g. en l’honneur de mon savant collégue M. le Professeur H. Ribaut, qui a largement contribué a la connaissance de ce groupe et en a donné une très bonne définition, pouvant servir provisoirement de diagnose à ce nouveau genre. | HOMOPTÈRES D’ ITALIE 269 è > Tête et pronotum d’un gris jaunätre très pale à dessin à peine vi- sible; élytres blanchätres à nervures variées de blanc et de jaune verdätre, nervure costale sensiblement épaissie, d’un jaune verdâtre très vif; dessin caractéristique du groupe réduit à quelques petites taches dans les angles de quelques cellules seulement. Tarses postérieurs rembrunis à l'exception de la base du 1 er. article. 27 LE FFIR - .- Figs. 6-8. Deltocephalus jenjouristi n. sp. S. ( - 6. Organe copulateur, face antérieure morphologique. - 7. Organe copulateur, profil lateral. - 8. Extrémité du gonopode gauche, vue ventrale ). Organe copulateur (fig. 6-7) très large, fortement aplati dans le sens dorso-ventral: sa partie terminale ou «cuillère» profondement divisée en trois pièces: une lamelle médiane A peu près triangulaire a pourtour irregulierement denté, et deux lobes latéraux sensiblement plus courts que la pièce centrale et ayant en profil la forme d’une tache. Orifice prolongé en une étroite fissure atteignant presque la base du manche de l’organe et munie à son extrémité basale d’un petit lobe foliacé triangulaire. Le profil lateral de l’organe differe encore de celui de theni en ce que son contour inférieur (ou, morphologiquement, postérieur) forme au point où commence la cuillere proprement dite une nodosité trés prononcée, rappelant de sorte celui des D. nodosus Rib., brachynotus Fieb. et quelques autres. 270 ALEXIS ZACHVATKINE La plaque et les lames génitales ne présentent ancun caractére particulier; en revanche, l’angle externe des gonopodes est fortement accusé, et la portion pigmentée de leur partie apodématique est de beaucoup plus courte que chez les autres espèces du groupe et pré- sente un aspect tronqué très caractéristique (fig. 8); l’apodeme s’arti- culant avec l’entretoise très longue et grêle. C’est avec réel plaisir que je dédie cette espèce à M. Nicolas Jenjouriste en témoignage de ma profonde reconnaissance pour les matériaux si intéressants qu’il a bien voulu mettre à ma disposition. 4, Deltocephalus provincialis Rib. 1925. Monte Cavo, 3 oo’, 2 29. Cette espèce, recemment séparée du D. striatus (L.) Then 1899, dont elle a l’aspect, a une aire de dispersion des plus vastes; M. le Prof. Ribaut l’indique de France (1. c.) et de Transcaucasie (in litt.), et jen possède des ex. provenant du Caucase, de l’Asie Mineure et de la Sibérie orientale (province d’Irkoutsk). Sa présence en Italie n’était pourtant pas encore signalée. 5. Thamnotettix (s. lato) imitatus Hpt. 1924 Monte Cavo, le 5 juillet, 1 ©. Th. imitatus fut décrit (il y a de celà quelques années) de Sicile (Ficuzza) et de sorte n’est pas, a vrai dire, nouvel pour Italie; mais sa présence sur le continent n’a pas encore été signalée. Fam. EUPTERYGIDAE 6. Zyginidia provincialis Rib. 1931. Erythroneura provincialis Ribaut. Bull. de la Soc. d’Hist. Nat. de Toulouse, t. LXII, 4 trimestre 1931, p. 414, figs. 48-54. Monte Cavo, le 5 juillet, nombreux ex. (44 PO). Cette espèce récemment décrite par M. le Professeur H. Ribaut de la France méridionale, n’a pas encore été signalée d’Italie. C’est, en outre, la première fois qu’un représentant du groupe de la Zig. fasciaticollis Rey est rencontré dans ce pays. HOMOPTERES D’ITALIE 271 L’étendue de la pigmentation des élytres est assez variable, de sorte que chez certains individus elles sont colorées exactement comme chez la Z. pallidifrons Edw. 1924 (= E. tolosana Rib. 1931 suivant les rensei- gnements que m'a obligeamment communiqué M. Ribaut); par contre la pigmentation de la face reste toujours trés caractéristique. Figs. 9-11. Empoasca decipiens Paoli. (- 9. Figure d’ensemble de l’appareil copulateur mâle, profil lateral. - 10. Extrémité de la scie externe gauche de l’ovipositeur de la fe- melle . - 11. Extrémité de la scie interne droite de l’ovipositeur). 272 ALEXIS ZACHVATKINE 7. Empoasca decipiens Paoli, 1930, Atti Congr. Intern. Zool. Padova 1930, Vol. II, pag. 1046 - 1054. | Empoasca decipiens Paoli, Mem. Soc. Ent. It., Vol. XI. pag. 109- 122, Genova 1932. Empoasca decipiens Ribaut, Bull. Soc. Hist. Nat. Toulouse, T. LXV, 1933 pag. 150 - 151. Monte Cavo, 3 77, 3 90. Cette espèce, répandue en Italie et en Egypte, avait été récoltée par Mr. le Prof. Paoli à Tivoli près de Rome; elle appartient au groupe de la Chlorita ou Empoasca flavescens, dont elle fut distinguée par l’Auteur susdit. Cependant je donnerai ici la description complete. du male et de la femelle, au but de compléter celle donnée par Mr. Paoli. Dimensions du mâle: longueur totale 3,4 mm.; largeur de la tête 0,53, celle du vertex 0,34, sa largeur 0,22; pronotum, long. 0,40, largeur 0,49, c’est a dire sensiblement moindre que celle de la téte. Dimensions de la femelle: 1. totale 3,3-5 mm., larg. de la téte 0,67, celle du vertex 0,36, long. du vertex 0,24; pronotum, long. 0,36, larg. 0,65. Coloration rentrant dans le cadre assez large que présente celle de la Chl. flavescens des Auteurs. Dessin blanc hypodermique presque invisible chez les ex. desséchés. Tête presque entière, disque du pro- notum et parties dorsales du méso-et métathorax (visibles par transpa- . rence a travers les élytres) d’une nuance jaune roussätre ou orangée très prononcée. Elytres d’un vert tres pale, presque hyalins, nervation jaunätre A l’exception de la base de la costa, qui est d’un vert de malachite trés vif. Pattes vert pale, tarses, genoux et extrémité des tibias du méme vert de malachite que la nervure costale, cette nuance prenant une plus grande étendue sur les pattes postérieures. Femelle — un peu plus pale que le male. L’appareil copulateur mâle a la conformation indiquée par Mr. Paoli (1930) dans sa description, et dans les dessins du méme Auteur et de Mr. Ribaut (1933); il est représenté dans la fig. 9. ©. La conformation des scies (externes et internes) de l’ovipositeur, qui offre chez les Fuptérygides un grand nombre de caractères de la plus haute valeur systématique, n'a pas été étudiée chez les autres espèces du genre Chlorita Fieb. de sorte qu’il est pour le moment im- possible de se rendre compte des différences existant sous ce rapport entre ces espèces et la E. decipiens Paoli. Je me bornerai doncaen donner quelques figures, représentant la partie terminale de la scie interne droite (fig. 11) et celle d’une des externes (fig. 10), dont la disposi- tion des éléments cuticulaires squamiformes est toujours, chez les Chlo- rita, des plus caractéristiques. 213 DR. UBALDO Roccı e C.TE EMILIO TURATI LE LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE DUP. E LA COSIDDETTA “ NOTTUA DEL GRANOTURCO. , Lo studio che presentiamo sulle Leucanidi del tipo zeae Dup., nonchè sulle specie italiane del gen. Sesamia Gn., è il risultato di lunghe e non agevoli ricerche compiute allo scopo precipuo di chiarire la consistenza o meno delle notizie che abitualmente - e da parecchi anni - sono riportate e ripetute, sopratutto in pubblicazioni di ento- mologia agraria, su di una certa Nottua dannosa alle nostre coltivazioni di granoturco (Zea mays L). Quasi tutti gli autori hanno creduto di identificare la suddetta Nottua con Leucania zeae Dup. ed alcuni hanno anche descritto i ca- ratteri del bruco e dell’adulto e le loro particolarità biologiche, senza preoccuparsi affatto di accertare la esattezza della determinazione. Le informazioni sulla presenza in Italia della L. zeae e sopratutto le segnalazioni della sua frequenza in quantità tali da riuscire pregiu- dizievole alle culture di mais in alcune regioni, non ci apparivano attendibili; e ciò per il motivo che essa non era stata mai incontrata, nè da noi nè da altri lepidotterologi, in tanti anni di raccolte e di osservazioni. Inoltre, certi caratteri del bruco ed alcune sue peculiarità biologiche, così come venivano descritte da diversi autori, non cor- rispondevano a quanto è noto sui costumi delle larve delle Leucanidi. Infine, aumentava il nostro dubbio, il fatto che nella letteratura stra- niera di entomologia agraria non si accenna quasi mai alla L. zeae come specie dannosa alle culture di granoturco, se non per l’Italia e desumendo questa notizia dalle pubblicazioni italiane. = Conoscevamo bensì due Nottue (') veramente dannose alle piante di mais e queste appartengono al gen. Sesamia, assolutamente diverso dal gen. Leucania (s. 1.) e sono la S. cretica Led. e la S. vuteria Stoll, a cui si può aggiungere la S. calamistis Hmpsn. per la Colonia della Cirenaica. Ma su di esse nessun autore italiano si era mai soffermato e neppure ne aveva fatto parola, poichè, ripetiamo, tutti si erano accontentati di riportare a L. zeae le nottue del granoturco che hanno. | con questa qualche grossolana affinità esteriore. (1) Nota - Oltre a queste si incontrano sul granoturco altre nottue a bruchi polifagi, come Chloridea armigera Hb. ( = obsoleta F.), Hyphilare loreyi Dup., Laphygma exigua Hb., ma esse sono occasionali e comunque non sono confondibili nè con L. zeae nè con le due Sesamia. . Mem. Soc. Entomol. It., XII, 15-111-34 18 274 | U. ROCCI e E, TURATI Ne è venuto un complesso di incertezze ed anche di deplorevoli errori che riguardano non solo la sistematica ma altresì la morfologia e la biologia sia dell’adulto che della larva. Per cui il nostro compito di chiarificazione ci ha obbligati, anzitutto, a risalire alle fonti biblio- grafiche con un accurato esame critico di revisione dei gruppi (Turati), appoggiato dallo studio comparativo dei caratteri esterni e di quelli sessuali maschili tanto della zeae e specie affini, quanto delle Sesamia (Rocci); e poi, ad un ampio lavoro di determinazione degli esemplari di varie specie che, sotto il nome molto vago di Noftua del granoturco, ci vennero mandati da varie regioni d’Italia. | A questo proposito ci è grato ringraziare qui tutte le egregie persone che ci hanno gentilmente fatto pervenire notizie o materiale e segnatamente i Proff. Baldasseroni (Firenze), Cuscianna (Trieste), Fu- schini (Perugia), Silvestri (Portici), Carimini (Firenze), nonchè gli amici o colleghi Dr. Berio (Genova), Dr. Capra (Genova), Prof. Dupont (Parigi), Dr. Fiori (Bologna), Sign. Mariani (Zappulla, Messina), Prof. Masi (Genova), Prof. Schiavazzi (Livorno), Rag. Zangheri (Forlì). Un particolare vivissimo ringraziamento porgiamo al Prof. Guido Paoli, Direttore del R. Osservatorio Fitopatologico di Genova, che tanto si è interessato al nostro lavoro e nel cui Istituto furono com- piute, da uno di noi, le ricerche microscopiche ed eseguiti i disegni quì riprodotti. | Per comodità di svolgimento abbiamo divisa la presente pubbli- cazione in due Parti di cui la seconda, che tratterà in particolare delle specie italiane del gen. Sesamia, comparirà prossimamente. La Bibliografia si troverà alla fine del lavoro. PARTE I SIDERIDIS ZEAE DUP. E SPECIE VICINE. Premettiamo che Cirphis WIk. è il nome del genere che Hampson (19) impiega per tutte le Leucania Hb. - Nel Seitz invece Warren (35) tralascia questa denominazione ed abbandona anche il nome Leucania suddividendo le specie ivi comprese in tre generi: Hyperiodes Warr., Hyphilare Hb., Sideridis Hb. - Sotto quest’ultimo genere egli tiene separate come “ specie ,, le seguenti forme affini: sicula Tr.; alopecuri B.; punctosa Tr.; putrescens Hb.; herrichi H. S.; palestinae Stg.; zeae Dup.; indistincta Christ.; scirpi Dup.; dactylidis B. - Invece Staudinger (38) riunisce dactylidis a scirpi; indistincta a zeae; palestinae a putrida LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 275 Stg., tenendo separate le altre e facendo di quest’ultima una specie a sè che Warren all’opposto considera come forma di indistincta. Inoltre lo stesso Staudinger colloca hispanica Bell. immediatamente vicina a scirpi, mentre Warren, sotto il nome di prominens Wlk., la pone più giustamente nel gruppo di comma L. Secondo altri (Bang-Haas in lift.) la stessa zeae serebbe una forma occidentale di putrida, specie propria dell’Asia Centrale. In conclusione, attenendosi alle Norme di priorità, senza fare congetture filogenetiche senza fondamento, la zeae sarebbe la forma nominale di un gruppo specifico a cui apparterrebbero indistincta, putrida, palestinae, col significato di forme primarie del gruppo stesso. . $ 1° - IL GRUPPO SPECIFICO Sideridis zeae Dup. Duponchel nella continuazione della Histoire naturelle des Lépi- doptères de France di J. B. Godart (16) ci presenta la specie nel 1827 (T. IV -[® parte, pag. 363) come Noctua zeae. Non fa alcun accenno al gen. Sesamia, ma in fondo al suo articolo dice che la farfalla ha qualche rassomiglianza con le nottue albipuncta e lithargyria; la raggruppa quindi alle specie che più tardi furono incluse nel gen. Leucania. Ecco la traduzione della diagnosi originale di Duponchel: « Noctua zeae (nobis). Statura 15 a 16 linee. » « Le ali sup. sono al disopra d’un grigio - rossastro lucente, con le nervature nerastre e spolverate di grigio; un punto bianco ed una linea trasversa ondulata e nerastra, posta a eguale distanza da questo punto e dalla frangia che è semplice e dello stesso colore del fondo ‘ dell’ala. Il disopra delle ali inferiori è bianco come pure la frangia che è separata dal margine esterno soltanto da una linea di punti nerastri. Il disotto delle quattro ali è parimenti bianco ma leggermente spolverato di grigio verso le estremità delle superiori, con il loro mar- gine esterno separato dalla frangia da una linea di piccoli punti neri». «La testa, il torace, sono dello stesso grigio delle ali superiori. L’addome è d’un grigio più pallido. Le antenne sono grige e filiformi in entrambi i sessi che non differiscono tra loro che per la forma del- l'addome. » La figura che lo stesso Duponchel dà della zeae non corrisponde. però in tutto a questa descrizione (v. id. ibid. Tav. 122 fig. 4); infatti l’esemplare che egli rappresenta è di un colore bruniccio che non esiste sempre nel vero, con riga ondulala trasversa distale, punto bianco netto in chiusura di cellula ed una striscetta bruna più oscura 276 U. ROCCI @ E. TURATI del fondo dalla base fino al punto bianco entro la cellula; ali post. bianche con punti neri al margine distale ('). Duponchel fece la descrizione di zeae su esemplari dei dintorni di Montpellier (mandatigli dal Capitano de Villiers) dove, a detta dello stesso - asserzione che però Duponchel non potè verificare - essa sarebbe comunissima nei campi di granoturco di cui il suo bruco costi- tuirebbe un vero flagello allorchè si sviluppa in grande quantità. Per altro, Duponchel non ha visto questo bruco, e neanche de Villiers gliene ha fornita la descrizione, ma egli pensa « che dato il suo modo di vivere debba essere glabro e rassomigliare per la forma a quelli del gen. Nonagria di Treitschke o di Leucania dello stesso autore. » Risulta dunque che Duponchel vide soltanto alcuni esemplari di una nottua mandatagli dal suo corrispondente e la cui larva “ vivrebbe ‚, nelle pannocchie di mais secondo le informazioni ricevute dallo stesso. Resta pertanto il dubbio che lo zelante collezionista di Montpellier abbia promiscuamente raccolto tanto la nuova nottua (zeae) che qualche altra (per es. Sesamia vuteria che effettivamente è dannosa alle piante di granoturco nella Francia merid.) e che abbia attribuito alla prima il bruco dell'altra che egli non era in grado di distinguere. Comunque sia, la nuova specie, che è sistematicamente valida, non venne da allora, per quanto a noi consta, più raccolta sul grano- turco, dove però non è escluso possa trovarsi occasionalmente poichè il suo bruco si nutre, come quello di tutte le altre Leucania, di graminacee. Non ci è stato possibile vedere i tipi di Duponchel perchè non sappiamo con sicurezza dove siano andati a finire, (*) ma nella colle- zione Turati esiste un esemplare che proviene precisamente dalla “Francia merid.,, raccolto non meno d’una cinquantina d’anni or sono e che può considerarsi un “ topotipo ,,. Altri topotipi sono nel British Museum (provenienti dalle collezioni di Lederer, di Frey e di Leech), altri. nel Museo di Parigi (ex collez. Thipon de Courtry; Poujade ; Lafaury ) ed in quello di Ginevra. (1) Nota. Come è risaputo, le figure del Godart- Duponchel sono colorite a mano e perciò il tono e l’ intensità delle tinte e dei disegni, spesso variano da copia a copia. Ad es. nell’ Edizione che possiede il Museo Civico di Storia Natur. di Genova - potuta esaminare per la cortesia del Direttore Prof. R. Gestro, che ringraziamo - la zeae ha un fondo avellaneo cupo più simile al vero e che è ben diverso da quello della figura sopradescritta che si trova nell’ Edizione posseduta da Turati. (2) Nota. Nel Museo di Parigi si trova soltanto la collezione di Micro di Dupon- chel, mentre il resto pare sia rimasto al Museo di Digne (Basses - Alpes) non si sa in che stato di conservazione. (L. Dupont). LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE ee DET Gli altri esemplari di zeae che abbiamo esaminati provengono dalla Russia merid. (località imprecisata) ed altri ancora dall'Asia (Turkestan); questi ultimi ci sono stati forniti da Bang - Haas il quale ha però aggiunto che la specie è assai rara e che la sua Ditta non ha a disposizione individui europei. Non vi son differenze essenziali tra gli esemplari di queste diverse regioni. ; Siamo dunque in grado di dare una esatta descrizione della zeae, come segue: | Occhi rotondi, grandi, finemente villosi specialmente al margine. Iromba ben sviluppata a spirale e robusta. Palpi mediocri, porrecti, pelosi. Fronte piatta. Testa e torace con forti e grossi peli; antenne filiformi, finissimamente ciliate nel maschio. Addome del maschio Sprov- visto di ciuffi di peli nerastri alla base dal lato ventrale (differenza dalle forme del gen. Hyphilare). Espansione alare mm. 30 - 35. Ali ant. di color ocraceo soffuso di grigio o leggermente di rossastro. Nervature un po’ più scure del fondo. Tracce di una riga trasversa postmarginale con punti scuri, netti, disposti sulle nervature. Un punto biancastro, ben segnato, _ all angolo inferiore della cellula discale. Riga trasversa postmediana appena visibile, spesso mancante, con punti oscuri, indecisi, disposti sulle nervature. Sfumatura fosca quasi triangolare posta obliquamente dall’ apice verso la base dell’ ala. Riga marginale rappresentata da una serie di punti neri infranervali che va dall’apice all'angolo inferiore. Frangia poco più chiara del fondo, preceduta da una zona oscura e da-una linea marginale chiara. i Ali post. bianche, lievemente iridate negli esemplari freschi, con una serie di 4-5 puntini neri infranervali, al margine alare. Inferiormente le ali ant. sono di color ocraceo pallidissimo con — sfumature più fosche lungo il margine costale ed all’apice. | Testa e torace del ‘colore del fondo alare; addome più chiaro; palpi e zampe ocracei irrorati di grigio scuro; antenne ocracee. La femmina non si distingue dal maschio che per la diversa con- formazione dell’estremità dell'addome e per le antenne non ciliate. Herrich - Schaeffer nel Systematische Bearbeitung, a pag, 227 e se- - guenti (22), dà della zeae una descrizione evidentemente derivata da quella originale di Duponchel e la fig. 311 Tav. 61 del Supplemento rap- presenta un maschio con un’area distale giallastro chiaro come una . fascia antiterminale, limitata internamente da una linea di punti neri. Il resto dell’ala bruno chiaro. bistro. Punto bianco cellulare piccolis- 278 U. ROCCI e E. TURATI simo. La fig. 315 Tav. 62 rappresenta invece una femmina che, per colore e disegni, non si saprebbe interpretare altro che come una scirpi. Dalla descrizione e dalle figure si ha l'impressione che Herrich - Schaeffer non abbia conosciuto de visu la specie, ma ne abbia riferito da altri autori. Infatti Guenée a pag. 77 Tomo I della sua Histoire naturelle des Insectes ecc. (18) dice che «la figura 311 di H. S. darebbe una falsissima idea di questa specie tanto per il colore delle ali che per il colore dei disegni » ed egli la scarta senz'altro tenendo buona soltanto la fig. 315 che, come abbiamo visto, rappresenterebbe piuttosto una scirpi. Anche Guenèe, come già Herrich - Schaeffer, accenna al Sig. Kindermann, che avrebbe mandato dalla Russia merid. sotto il nome di caricis degli esemplari piuttosto grandi col fondo grigio ros- sastro e con le nervature più spiccate. Secondo questi autori, essi sa- rebbero una varietà di zeae, ma con tutta probabilità si tratterebbe della Hy. loreyi Dup. (caricis Tr.) o di qualche altra specie. Anche per Guenée la zeae si trova soltanto nella Francia merid. Degli autori più moderni, non nominano zeae nè Ghiliani (15), che pure nel suo Elenco si occupa dei lepidotteri del Nizzardo; nè Hei- nemann (20); nè Holt - White (24); nè Lampert (26): segno che nelle regioni di cui essi illustrarono i Lepidotteri, questa specie non era conosciuta. Curò (8) ne fa un accenno dicendo che « è specie della Francia merid., Spagna, Dalmazia, Russia merid. che ritengo appartenga anche alla nostra fauna ». Ne accennano invece Staudinger e Wocke (39) che le danno per patria « Gal. m.; Andalusia; Dalm.; Ross. mer. », poi Staudinger e Rebel (1. c.) che aggiungono alle precedenti località, le seguenti; «Italia c.; Graec.; Aegypt; ed in più «Jssyk - Kul; Tura; Fergana » per la sua supposta v. indistincta. In seguito tutti i moderni autori tra cui Hampson (l. c.), Berge - Rebel (3), Spuler (37), Culot (7), Seitz - Warren (1. c.) ne danno più o meno brevi descrizioni (molto buona quella di Hamspon), e nulla modificano relativamente alla sua diffusione geografica, contentandosi di ripetere i dati di Staudinger. Per quanto riguarda l’iconografia di zeae, oltre le figure assai mediocri di Duponchel e di Herrich - Schaffer, già esaminate, abbiamo quella abbastanza buona di Spuler (Tav. 43 fig. 9) forse però un pò troppo rossiccia e scura; quelle di Seitz (Tav. 25 d, g ©) troppo confuse nei disegni e col punto bianco appena visibile; infine quella di Culot (Tav. 44 fig. 1) che è la migliore. Essa fu eseguita su esem- LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 279 plari del Museo di Ginevra evidentemente provenienti dalla Francia mer. poichè presenta la stessa tinta bruniccia di quella originale di Duponchel. Sul bruco di zeae, le notizie sono piuttosto scarse ed imprecise. Gli antichi autori non ne parlano affatto e bisogna venire fino ai moderni per averne qualche descrizione sommaria. Nulla poi abbiamo trovato nella letteratura che tratti delle sue particolarità morfologiche ('). La larva matura è lunga mm. 35 - 40 subcilindrica, nuda, di colo- rito generale grigio chiaro con qualche velatura giallo - verdognola e che dorsalmente volge al bruriccio. Faccia dorsale più chiara, margi- nata da due righe oscure. Righe subdorsali oscure, interrotte dalla membrana intersegmentale. Testa, scudetto nucale e scudo anale piccoli, di color bruno giallognolo lustro. È figurata da Hoffmann - Spuler (23) alla Tav. 5 fig. 9 dell’Appendice, appoggiata su uno stelo filiforme di graminacea. er : Nulla sappiamo del suo modo di incrisalidare, ma è probabile che essa, come le vicine punctosa e putrescens | v. in Milliere (29) ], compia la metamorfosi pupale in terra in un bozzolo molle e terroso (?). Schiude in Luglio - Agosto e sembra abbia una sola generazione. La diffusione geografica attuale di S. zeae è quanto mai incerta, perchè le notizie in proposito o sono incomplete o sono errate. Dalla regione di Montpellier, da cui provenivano i tipi di Duponchel e la maggior parte degli esemplari sparsi in varie collezioni europee, essa sembra totalmente scomparsa, poichè nessuno l’ha più raccolta o segna- lata. Ai tempi di Millière sarebbe stata trovata nelle Alpi Marittime e più tardi anche nei Pirenei Orientali. Le notizie più recenti, avute dal Prof. L. Dupont di Parigi, la danno come raccolta, per la Francia, a S.' Martin de Crace ed a Arles (Bou- ches - du - Rhône). Per la Spagna, il solo Staudinger la nomina come raccolta in Andalusia, ma tale asserzione merita conferma poiché essa non venne più segnalata recentemente; comunque, gli entomologi agrari, come (1) Nota. In un lavoro di Melis (28) viene descritta e figurata la struttura degli stigmi di questa larva. Grandi (36) dà la figura schematica del 3° segmento toracico e del 1° addominale. In entrambi i casi si tratta del bruco di Sesamia cretica Led. (v. la 22 p. del presente lavoro). (2) Duponchel (1. c.) il quale, non dimentichiamolo, non fa che ripetere le notizie avute dal Cap. de Villiers, dice invece che essa incrisalida « tra le foglie che involgono la spiga femminile del granoturco ». Anche questa indicazione ci fa dubitare di una confusione col bruco di Sesamia vuteria che talvolta ha precisamente questo costume, mentre tutte le larve di Leucania fanno il bozzolo in terra. 280 U. ROCCI e E. TURATI per es. Delgado de Torres (9), la escludono dalle nottue raccolte sul granoturco. Della Dalmazia, dove al dire ancora di Staudinger, essa si sarebbe incontrata, non abbiamo notizie sicure, ma sappiamo che in una re- gione non troppo lontana, qual’è la zona di Trieste, si ritrova comune sul mais la Sesamia cretica, che si raccoglie anche in Dalmazia e che potrebbe essere stata confusa con la zeae, come è avvenuto per altre località. Anche sulla sua presenza in Grecia non possediamo dati certi e recenti, ma non sarebbe da escludere poichè essa si raccoglie nelle provincie russe del Mar Nero. Per l'Egitto, non il solo Staudinger la nomina, poichè essa più recentemente è segnalata anche da Andres (1) e da Storey (40). D’altra parte il Willcocks (44) pone in dubbio la sua presenza in questa regione, dicendo che vi è stata molto probabilmente confusione con altre spccie e che, comunque, essa non de dannosa nè al mais nè ad altre piante coltivate. In Libia fu raccolto un esemplare femmina nell’Oasi di El Hauuari (Cufra) dal Dr. Di Caporiacco (19 - VI - 1933), che, quantunque in condizioni non buone, abbiamo identificata come zeae. Tanto più che il suo apparato genitale mostra delle strettissime analogie con quello di altre femmine di zeae sicuramente determinate. (!) Sull’Algeria abbiamo poche notizie. Il solo autore che abbia rac- colto la zeae in questa regione è il Rothschild (33) il'quale la nomina tra le nottue del Museo di Tring provenienti da Sidi Bel Abbès (Agosto - Ottobre 1917) e dalla Foresta di Tenira (Agosto 1918). Per quanto riguarda l’Italia, abbiamo già visto quel che ne dice Curò, il quale, come è noto, ha radunato tutte le notizie dei suoi. tempi e quindi anche quelle di Standfuss, Calberla ecc.; Rostagno (32) non la nomina per il Lazio ed, a parte le segnalazioni degli entomologi agrari, tutte fondate su errori di determinazione (come abbiamo potuto constatare dal materiale esaminato) e copiate poi, senza verifica, anche da Staudinger e seguaci, nessuno dei lepidotterologi, collezionisti e (1) Nota L’esame dell’apparato esterno femminile delle forme del gen. Leucania (s. 1) pure essendo meno probante di quello delle armature maschili, puo dare dei buoni risultati e non dev’essere trascurato nei casi dubbi o quando si abbiano a dispo- sizione solamente escmplari di questo sesso. LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 281 raccoglitori italiani e stranieri, ha mai rinvenuto questa rarissima specie. (') Abbiamo quindi fondate ragioni per asserire che la zeae, finora, non è stata ritrovata in Italia. _ In conclusione, adunque, la distribuzione geografica odierna della zeae può essere così stabilita, tenendo in considerazione soltanto i dati certi e confermati da noi stessi: Francia merid. - orientale; Russia meridionale; Libia; Asia centrale - occidentale (Turkestan) e che, con le località segnalate da altri, potrebbe estendersi a: Spagna, Francia merid. - occidentale, Dalmazia, Grecia, Algeria e forse Egitto. Della zeae non sono segnalate varietà od aberrazioni degne di nota, se si eccettua la forma indistincta Christ. che l’autore riteneva buona specie da avvicinarsi a punctosa Tr. La diagnosi originale di Christoph (5) è la seguente: Alis ant. cervinis griseo mixtis, puncto medio, albo, striga den- ticulata fuscescente, inter lineam undulatam et limbum plus minusve brunnescente impletis; posticis albidis postice vix infuscatis venis fu- scescentibus; aS La sua figura (I. c. Tav. 4 fig. 5) rappresenta una forma di color bruno molto oscuro che evidentemente non ha nulla a che fare con punctosa, nè per il taglio d’ali, nè per il colorito, nè per i disegni. I tipi sono del Kisil Arvat (Turkestan) e di Krasnovodsk. Delle forme putrida Stg. e palestinae Stg. che sarebbero pure da attribuire al gr. sp. zeae, non abbiamo potuto esaminare alcun in- dividuo. | § 20- LE ARMATURE MASCHILI L’apparato maschile delle forme del gen. Leucania (s. |.) non differisce sostanzialmente da ques Se altri nottuidi ed in generale di tutti i lepidotteri. (1) Nota. L’unico che dica d’aver raccolta la zeae in Italia è il Sig. Franz Dannehl, - che in una sua « Sammelreise nach Mittelitalien 1926 und ihre Ergebnisse (« Lepidop- terologische Rundschau », Jahr. I, n. 2, p. 27, 1927)», dove fa un elenco di forme os- | servate nel Lazio, la nomina accanto a scirpi, sicula, hispanica, putrescens ecc. ed alle due Sesamia Abbiamo motivi per affermare che le determinazioni di questo musicista e negoziante in lepidotteri sono bene spesso errate, per cui riteniamo di non poter tenere conto di questa informazione; tanto più che detto signore, interpellato in proposito da uno di noi, non ha confermata la sua notizia, 282 U. ROCCI e EF. TURATI L’armatura genitale, propriamente detta, è costituita anche qui da pezzi variamente conformati e diversamente chitinizzati, dovuti morfo- logicamente a modificazioni del 9°, 10°, 11° urite e che sono collegati tra loro a formare un blocco unico facilmente rilevabile e staccabile. Le parti della armatura maschile che più ci interessano perchè hanno, nel nostro caso, valore diagnostico specifico, sono le seguenti: (v. fig. 1). | | Le valve (V); le apofisi interne o ventrali delle valve stesse (Av); di minore importanza è l’uncus (U) mentre di poco o nessun rilievo sono altre parti o pressochè indifferenziate o secondarie, quali il tegumen (1), il gnathos (G) il saccus (S) ecc. La forma delle valve é variabile da specie a specie, ma essa puo essere ricondotta a due tipi fondamentali a) e b). In ambedue i modelli il corpo della valva, cioè quella parte che è direttamente vin- colata al tegumen, ha la stessa forma a cucchiaio più o meno irregolare, diversamente allun- gata e leggermente concava. | | E su di essa e precisamente Fig. I. - Sideridis zeae Dup. - Armature | maschili, viste dal lato ventrale, tolto 1’ edeago, sulla sua faccia ventrale che si V. valva; Av. apofisi della valva; T. tegumen ; inseriscono le varie apofisi Us: Sin DE. Bete, caratteristiche. L’altro pezzo | della valva, cioè quello ter- minale e che ne costituisce come l’appendice, ha struttura differente nelle forme dei gruppi a) e b). Nelle prime e cioè, tra quelle che abbiamo esaminate, in zeae Dup.; obsoleta Hb.; putrescens Hb.; pun- ctosa Tr.; si presenta come una spatola a contorno esterno più o meno convesso, come si scorge chiaramente dalle figure rispettive. (v. fig. 3-45) La superficie ventrale di questa parte della valva (come del resto anche il corpo della stessa) non porta nè setole nè uncini, mentre qualche pelo setiforme si può ritrovare sulla superficie dorsale. Nelle specie del gruppo b) che abbiamo esaminate e cioè nella riparia Rbr; impura Hb.; vitellina Hb.; lithargyria Esp. (e argyritis A == (O LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 283 Rbr.); Aispanica Bell. (e tiburtina Trti); scirpi Dup. (e montium B. ecc.); sicula Tr. (e cyperi B.); L. album L.; pallens L. (e candida Rocci); albipuncta F., congrua Hb., l’appendice della valva è nettamente pe- duncolata e termina con un’espansione rotondeggiante che porta sulla superficie interna un numero variabile ma sempre cospicuo di forti e Fig. II. - 1. S. zeae (Francia), valva sinistra, tegumen e uncus, dal lato ventrale. - 2. id. id. (Asia) - id. id., 3. S. punctosa, v. sinistra dal lato ventrale. - 4. S. obsoleta id. id. - 5. S. putrescens id. id. lunghe spine ricurve verso il basso a guisa di uncini. Nella Joreyi Dup. (specie di origine chiaramente esotica) la valva ha una particolare struttura che si avvicina però a quella delle forme del gruppo a). (v. fig. IV 2) 284 U. ROCCI e E. TURATI Veramente caratteristico è l'insieme degli elementi che costituiscono le apofisi ventrali delle valve. Di forma variabilissima ed assai diver- samente chitinizzati, i vari pezzi appaiono avere una zona comune di origine e di inserzione, ma sono collocati in piani sovrapposti. Essi Fig. III. - Valva sinistra, veduta dal lato ventrale: 1. S. pallens; 2. S. impura ; 3.&Hy. albipuncta ; 4. Hy. lithargyria ; 5. Hy. c. - album ; 6. S. vilellina. sono quindi parzialmente indipendenti l’uno dall’altro e liberi di mo- vimento attorno alla loro base. Sostanzialmente i pezzi si distinguono in un grosso processo sche- maticamente triangolare poco chitinizzato e che qualche volta può LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 285 mancare; in due o tre altri processi più fortemente chitinosi aventi per lo più la forma di lunghi tubercoli leggermente appiattiti, variamente ricurvi e con l’apice arrotondato o aguzzo. Uno di essi, quello più interno, reca all'estremità quattro o cinque corte setole ricurve. Nelle diverse specie questa costituzione varia alquanto od anche molto, come per es. nella /oreyi e nella hispanica. | L’uncus varia poco da specie a specie ed analoga è la forma del tegumen; l’edeago non presenta nulla di caratteristico. Fig. IV. - Valva sinistra dal lato ventrale: 1. Hy. congrua ; 2. Hy. loreyi. Diamo le figure delle forme che più interessano e che non hanno bisogno di commento; tutte rappresentano la valva sinistra veduta dal lato ventrale. Per la zeae diamo pure la figura d’assieme (tolto il pene) e quelle della forma europea ed asiatica tra cui non si scorgono dif- ferenze. L’uncus è piegato lateralmente. L’ingrandimento è, per tutte queste figure, eguale. (v. Fig. III 1-2-3-4-5-6; Fig. IV 1-2; Fig. V1-2-3-4-5-6; oltre a quelle già citate). § 30 - I GRUPPI SPECIFICI VICINI A zeae Un gruppo di forme che peri caratteri esterni si avvicinano a zeae, con la quale anzi sono state qualche volta confuse, è quello costituito da scirpi Dup. e sicula Tr. con le loro variazioni: montium B.; albivena 286 Ù. ROCCI e E. TURATI Grasl.; dactylidis B.; virata Costantini; cyperi B.; cynnamomea Trti; belgiensis Derenne, fuscilinea Grasl. | Non conosciamo belgiensis, che d’altronde sembrerebbe assai si- mile a fuscilinea, ma l’esame comparativo di tutte le altre ci ha con- vinti che una distinzione specifica tra di esse non è possibile e cne persino tra le supposte forme nominali scirpi e sicula non esiste alcuna differenza fondamentale sia nei caratteri morfologici esterni, sia nelle particolarità di struttura delle armature maschili. In altri termini, tutte queste forme appartengono allo stesso gruppo specifico: qualcuna di esse rappresenta una forma primaria, costante o più frequente in certe regioni o località; altre sono semplici forme secondarie, aberrative, che se pure appaiono più comuni in determinati luoghi, hanno però una produzione irregolare ed una diffusione senza confini definiti. Osserviamo anzitutto che già non lievi incertezze esistono nel- Pattribuire all’una piuttosto che all’altra delle due forme nominali scirpi e sicula, le loro singole variazioni. Infatti mentre ad es. la var. cyperi viene da Curò attribuita a scirpi essa è considerata da Staudinger come appartenente a sicula, mentre Warren opina trattarsi addirittura di buona specie. Ciò indica che i caratteri specifici, rispettivamente di scirpi e sicula non sono mai apparsi veramente tali, cioè così evidenti e costanti da poter sicuramente riferire all'una piuttosto che all’altra delle due « specie », le modificazioni dei caratteri secondari che defi- niscono le loro forme di variazione; ossia, anche, che le forme nomi- nali delle due supposte specie presentano tali mutazioni di caratteri per cui le forme derivate convergono e s'incontrano in esemplari comuni indistinguibili. Il che vuol dire appunto che i creduti differenti caratteri specifici di scirpi e sicula e delle altre forme, sono, come noi abbiamo potuto constatare, sostanzialmente gli stessi. Vediamo, con la scorta delle descrizioni originali, quali sono que- ste somiglianze e queste differenze. Sideridis scirpi Dup. - Nel Supplemento (T. III) della Histoire ecc. (1. c.) comparso nel 1836, a pag. 349 sotto il nome generico di Leuca- nia, Duponchel descrive questa specie che Boisduval aveva scoperta prima ed alla quale già aveva dato il nome ('). Ecco, tradotta, la de- scrizione originale : « Leucania scirpi Dup. - Statura 13 linee. - Le prime ali sono nel disopra d’un grigio giallastro che appare finemente sabbiato di bruno - (1) Nota - Per questo motivo riteniamo che il nome scirpi (1836) possa avere la priorità su sécula (1835) per indicare il gr. spec. al quale entrambe le forme appartengono. LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 281. nerastro alla lente, con la costa un pò più chiara; ciascuna di queste è marcata al centro con un punto bianco in forma di mezza - luna accompagnato qualche volta da un piccolo punto nero dalla parte interna e attraversate ad eguale distanza dal punto bianco e dal bordo terminale, da una serie di piccoli punti neri estremamente sottili, posti sulle nervature. La frangia è un po’ più oscura del fondo. Le seconde ali sono nel disopra di un bianco sudicio, lucido, compresa la frangia, con la loro estremità più o meno lavata di grigio bruno. » « Il disotto delle quattro ali è parimenti di un bianco sudicio lu- stro, col margine anteriore e l’apice di ciascuna di esse, spolverati di bruno. » | « La testa, le antenne ed il corsaletto sono del colore delle prime ali. L’addome è d’un grigio biancastro con la sua estremità giallastra o rossastra, sopratutto nel maschio. > _ « Questa descrizione serve per tutti e due i sessi. » « Questa Leucania che non è stata descritta da alcun autore si trova in Corsica e nel mezzodì della Francia, principalmente nei din- torni di Montpellier ..... » Come al solito le figure di Duponchel (I. c., Tav. 32, figg. 3a e 3b) non sono perfettamente consone alla descrizione perchè, tra l’altro, mancano completamente del punto bianco a lunula indicato nel testo; il rimanente concorda abbastanza bene. È notevole che Duponchel non faccia alcun confronto con zeae che pure era stata da lui descritta e che proveniva dalla stessa regione e neppure accenni al bruco di scirpi ed alla sua pianta nutrice. Buona figura di scirpi è quella di Spuler (Tav. 43 fig. 8); assai mediocri quelle di Seitz (25 e) ed ottima quella di Culot (Tav. 43 fig. 16) eseguita su « topotipo » della collezione di Oberthiir. Nello stesso Supplemento (T. IV, 1842, pag. 226, Tav. 69 fig. 6) Duponchel riporta anche: - dactylidis B. che egli considera come buona specie e che era già stata brevemente descritta da Boisduval nel 1840. Pubblicata pure da Guenée e più tardi da Rambur nel 1858 (31) e figurata alla Tav. 8 fig. 3, la dactylidis venne considerata da Staudinger (1871 e 1901) come semplice « var. et. ab. » di scirpi per le ali anteriori rufescenti e le posteriori nivee, mentre la scırpi nominale ha le ali ant. grigiastre e le posteriori biancastre infuscate. Sottili caratteri differenziali, infatti, tra le due forme, che non permettono distinzione specifica e che con- fermano, in linea generale, il nostro assunto sulla aspecificità di tutte le forme di questo gruppo. 288 U. ROCCI @ E. TURATI — Ecco, comunque, la descrizione originale di Duponchel: « Leucania dactylidis Ramb. Bois., Genera et Index meth., p. -133, N° 1065; Guenée, Annales Soc. Entom. de France T. X p. 237. » « Statura 14 linee. Le prime ali sono al disopra color carneo fine- mente spolverate di bruno, con un punto bianco al centro ed una serie trasversa di piccoli punti neri posti sulle nervature a breve distanza dal margine distale. Il punto bianco del centro è ordinaria- mente accompagnato da un punto nero dal lato interno, come nella scirpi. La frangia è del colore del fondo. » « Le seconde ali sono di sopra d’un bianco molto lustro, un po’ rossiccio, compresa la frangia che qualche volta è preceduta da una serie di punti nerastri. » « Il disotto delle quattro ali è del desio color bianco del di- sopra delle prime (sic) con la costa delle ali sup. ed il margine an- teriore delle inferiori più o meno carichi di atomi bruni. Le antenne sono rugginose. La testa ed il corsaletto sono di una tinta uniforme che è quella del fondo delle prime ali. Le zampe ed il petto sono leggermente rossastri. » « Essa si trova comunemente in Provenza e nel Linguadoca ed appare in Giugno. » Anche qui la figura di Duponchel, sotto il nome di Caradrina dactylidis, è mal riuscita ed ha un taglio d’ali troppo arrotondato nel margine esterno; se non avesse la linea di puntini neri distali si potreb- be quasi prendere per una Sesamia! | Il punto nero della cellula esiste sulle ali ant., ma quello bianco indicato nella descrizione manca affatto. Ottima figura quella del Culot (Tav. 43, fig. 17) mentre la dacty- lidis del Seitz (fig. 24 b) è assolutamente fantastica. Un'altra forma (probabilmente primaria e certamente costante in certe regioni montuose) e che senza dubbio fa parte del gruppo scirpi è la: | a - montium B. - Essa si distingue per le ali ant. fortemente irrorate di scuro, e con le posteriori grigio - ferro. Herrich - Schaeffer ne fa la seguente descrizione a p. 317 della Sistematische Bearbeitung ecc. (l..c.): > Cinerea, rubro irrorata, alis posterioribus obscurioribus. » « Statura 12 linee. Grigio cenere rossiccio spolverato intensamente di oscuro: questa spolveratura è più densa solo sulla linea marginale; Pestremita delle frangie è bianca. Le ali post. più chiare, verso la base quasi biancastre; le frangie, verso l’angolo anale bianche; nel resto ARIAS DS LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE. 289 grigie con linea basale sottile biancastra. Le coste e la linea marginale sottili oscure. Di sotto, grigio cenere rossiccio, la parte maggiore della metà del margine interno delle posterioni è biancastra. » La montium è tipica e costante nel Vallese, nell’Engadina e nel- l'Alto Adige a notevoli altitudini. In molte altre regioni montane ed anche di collina si incontra una forma aberrativa di scirpi, che per il suo colorito complessivo oscuro viene generalmente determinata come montium. Riteniamo che questa forma non sia la vera montium, forma primaria e localizzata, ma possa essere una semplice variazione di colorito che si può incontrare ovunque, la quale potrebbe ricevere quindi il nome di f. s. fusca, È da notare che Ghiliani (I. c.) considera la montium come specie a sè e così pure fa Heinemann (i. c.) mentre tutti gli altri autori la collocano al suo vero posto come varietà montana della scirpi. La montium è figurata ottimamente da Lampert (1. c. Tav. 46, N° 12) e da Culot (I. c. Tav. 43, fig. 18). Una forma dello stesso gruppo e che potrebbe forse avere valore primario, è la: | | - virata Costantini (6) cosi descritta dall’autore: « Alis anter. sordide luteo - griseis unicoloribus sine vitta media longitudinali et serie transversa punctorum nigris; costis albescentibus distictissimis (Ill; inflata); puncto disco - cellulari nigro obsoleto, extus late margine infuscatis. Aberratio inter specimina gen. vernalis non rarissima invenenda; in repertoriis prope montium notanda >». | Si trova nell’Appenino Modenese (Montegibbio) in Maggio. Il carattere più saliente di questa virata è la mancanza della serie di punti neri trasversale per cui essa si avvicina. alla forma seguente Bone segna in certo qual modo il passaggio. Nel 1835 Treitschke (43) descriveva come specie nuova su esem- plari di Sicilia, una forma particolare di Leucania a cui assegnava il nome di: - sicula Tr. - Da allora, tutti gli autori, malgrado l’incertezza dei caratteri distintivi, posta in evidenza sia dalle descrizioni che dalle figure, han ritenuto sicula come specie a se e qualche volta anche abbastanza lontana da scirpi. L’autore cosi descrive a pag: 90 del Vol. X, 2? p., questa forma: « Leucania sicula Tr. Leuc. alis anticis testaceis, stria media ni- gricante, puncto albo interrupta; posticis dilute cinereis, venis obscu- rioribus. » Mem. Soc. Entomol. It., XII, 15-III-34, 19 290 U. ROCCI € E. TURATI « Testa e dorso sono di color paglia con lunghi villi; in principio dell'addome più pallido sta un ciuffo di villi bianchi. Le antenne sono gialliccie alla radice, nero aduste verso la punta. Zampe color paglia. » « Le ali ant. hanno un semplice color giallo di paglia o di can- neti secchi. Tutte le nervature risaltano in rilievo senza colore partico- lare. Solo sui noduli principali alla metà dell’ala vi è un punto bianco rilevato di nero. Il margine distale e le frangie sono più oscuri, bruni. Su tutta la superficie sono sparsi atomi neri, isolati, sottili, irregolari. Non si può scorgere alcun disegno di punti neri regolari nè in riga nè in altro ordine. » « Le ali post. sono bianche spolverate di grigio e le loro frangie sono più chiare. Disotto le a. ant. bruno gialliccio misto a grigio; le post. quasi nettamente bianche, tutte con lustro metallico.» La sicula era schiusa da bruchi trovati dal Sig. Dahl presso Palermo. In che cosa differisce sicula da scirpi ? A parte la statura che sarebbe nella prima, un po’ maggiore, sopra- tutto per la stria più chiara del fondo che traversa per il lungo lala anteriore e che quasi sempre evidente in altre specie congeneri come per es. in ispanica, manca in scirpi. Ma noi sappiamo che questo ca- rattere non è costante e si modifica, accentuandosi e deformandosi in albivena, fuscilinea e belgiensis, oppure si elide completamente come in cyperi. Anche la serie trasversale di punti neri e la stria pure trasversale, proprie di scérpi e che non si riscontrano in sicula, sono un carattere instabile, poichè troviamo comunemente esemplari della prima che ne sono totalmente privi (f. virata). Sappiamo anche come le ali post., tanto in seirpi che in sicula, possono essere o totalmente biancastre o più o meno infoscate. ~ Culot nella sua opera magistrale (I. c.) pose già in evidenza queste promiscuità. Infatti a pag. 31 e seg. egli dice che scirpi è vicinissima a sicula ed anche a fuscilinea dalle quali si distinguerebbe solo per alcuni caratteri secondari che, come abbiamo visto anche noi, sono as- solutamente instabili e non specifici. Che sicula non sia, sistematicamente, che una forma di scirpi e che entrambe debbano essere considerate molto differenti da hispanica (e naturalmente anche da zeae) è dimostrato dall’analisi delle rispettive armature genitali maschili. Sappiamo che questo esame, se condotto con criteri troppo assoluti, può condurre ad errori e confusioni, ma quando, come nel caso di scirpi e sicula, noi ci troviamo in presenza di due forme che per i ca- LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 291 ratteri esterni non sono sicuramente differenziabili e per di piu pre- sentano una struttura identica nelle appendici sessuali, ogni dubbio sarebbe fuor di proposito. Tanto più trattandosi di forme appartenenti ad un Genere le cui specie presentano forti ed evidenti differenze in queste particolarità morfologiche. Abbiamo confrontato, in questo senso, esemplari di scirpi di diverse Fig. V. - Valva sinistra dal lato ventrale ; 1. S. scirpi; 2. sicula ; 3. montium ; 4. cyperi; 5. albivena; 6. S. hispanica tiburtina. regioni italiane con esemplari di sicula sicuramente determinati e per- fettamente caratterizzati, provenienti da varie località siciliane. L'identità di costituzione nelle più minute parti delle armature maschili è evidente ed indiscutibile come si può scorgere dalle figure che presentiamo di confronto. (v. Fig. V, 1-2-3-4-5). Sicula, almeno in certi esemplari, si avvicina esteriormente ad Ai- spanica e Culot infatti - ma a torto - pone le due specie una contigua 292 U. ROCCI e E. TURATI , all’attra, mentre invece debbono esssere tenute ben distinte e lontane, come dimostra la differentissima struttura delle appendici maschili che noi abbiamo esaminata tanto nella f. nom. quanto nella f. #iburtina Trti. Anche la: - cyperi B. di cui abbiamo già veduto le affinità con sicula e più ancora con scirpi, non è dunque che una forma secondaria di questo gruppo specifico; distinta dalla f. nominale unicamente per le ali post. bianche invece che fosche. Per. le figure v. Seitz, Hg: 25. c. Lo stesso può dirsi della: - cynnamomea Trti (!) con le ali ant. di color cannella pid o meno soffuso di rosato. Figurata da Culot (1. c. Tav. 43, fig. 14). In quanto a: - albivena Grassl. non sarebbe, secondo Culot, il quale la figura su un cotipo (J. c. Tav. 43, fig. 13) e ne discute ampiamente i caratteri e la consistenza, che una forma più piccola e più pallida di sicula; per noi non è che una forma di scirpi, come dimostra la figura V. 5. Infine, tanto la forma: ne? - fuscilinea Grassl. quanto la belgiensis Derenne, che non si trovano in Italia e che non abbiamo potuto esaminare, ma di cui conosciamo la figura o la descrizione, non differiscono dalle altre forme di scirpi che per alcune particolarità dei disegni e della serie trasversale di punti neri sulle ali anteriori. | E da notare che, secondo Staudinger, fuscilinea ed albivena sareb- bero sinonimi, mentre la figura di Spuler (Tav. 43, fig. 7) ed anche quella di Culot (Tav. 43, fig. 12) fanno risaltare le differenze tra queste due forme. Delle altre specie di Sideridis appartenenti al tipo zeae, accenniamo soltanto a punctosa Tr. ed a putrescens Hb., la prima delle quali è abbastanza frequente in Italia. Esse hanno caratteri morfologici esterni così spiccati da essere inconfondibili tra loro e con la zeae stessa, mentre la struttura delle armature maschili dimostra delle affinità no- tevoli ed insospettate in tre forme così apparentemente diverse.. Le figure II 3 - 5) ci dispensano da ogni descrizione al riguardo, poichè rendono in modo evidente le affinità di punctosa e di putrescens in confronto di zeae. (1) E. Turati. Un « record » entomologico. Atti Soc. Ital. Se. Nat. Milano. Vol. EI; peso 3. LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 293 Per l’iconografia si veda: Spuler Tav. 43, fig. 10 (punctosa) e fig. 11 (putrescens); Seitz fig. 25 c (punctosa) e fig. 25 d (J © putrescens). Riepilogando quanto sopra abbiamo esposto e valendoci dei risultati delle nostre ricerche, possiamo ordinare sistematicamente le forme più importanti delle Leucanidi paleartiche del tipo zeae, nel seguente modo schematico: gr. spec. zeae Dup. forme primarie: f. nom. zeae Dup.; putrida Stg.; indis- tincta Chr., palestinae Stg. gr. spec. scirpi Dup. | forme primarie: f. nom. scirpi Dup.; montium B.; sicula Tr.; dactylidis B.; belgiensis Der; fusci- linea Grasl. forme secondarie: virata Costantini; fusca Rocci & Trti.; cyperi B.; cynnamomea Trti.; albivena Grasl. a talco $ riga 4 e 5 «non mai così lunghi > leggas mai così ‘ie . | Pagina 75 agree pets OHS Oe, N 5 «Giaffa, Ramllah (E.)» leggasi: « Giaffa, Ramllah red à = si ‘ È pre DEI LEE »..106» 11 «insostanza carattere circunmediterraneo » leggasi: | FOSTE | «in sostanza carattere non circunmediterraneo. — » 168» 19 «IV tergite» leggasi: «V tergite >. =} 471 > ‘ nota. « fig. 13 » leggasi: «fig. 10». ne ENDLICH mo — MicHEett L. — Note biologiche e morfologiche sugli Imenotteri (contributo 4°). Ması L. — Raccolte entomologiche nell’Isola di Ca- praia fatte da C. Mancini e F. Capra. (1927-1931) - IV. Hymenoptera Terebrantia et Phytophaga. MENOZZI C. — Le Formiche di Palestina . BLÜTHGEN B. — Neue Arten aus der Gattung No- mioides (Hym. Apidae, Halictinae, Nomioidini. CB) MARKEWITSCH A. — Descrizione di due specie nuove di Ergasilus provenienti dalla Russia (Copepodi parassiti ). ViTALE F. — Contributo alla biologia del Brachycerus albidentatus Gyll. Navas L. — Insetti neurotteri e affini del Piemonte . GUIGLIA D. e Capra F. — Rassegna delle Vespe Jtaliane MorETTI G. — Nuovo materiale per lo studio dei Chi- ronomidi italiani . BALIANI A. — Studi sulle Amara asiatiche (Col. Carab.) | con descrizione di nuove specie . GRANDI G. — In morte di Andrea Fiori. . GIORDANI SOIKA A. — Labus ed Eumenes nuovi o poco noti (Hym. Vespidae). MorETTI G. P. — Esperimenti sulla ricostruzione dei foderi larvali dei Tricotteri | ZACHVATKINE A. — Sur quelques Homoptères interes- sants de la faune italienne Roccı U. e Turati E. — Le Leucanidi del gruppo zeae Dup. e la cosidetta « Nottua del grano- ‘turco ». Parte I ÿ » 295 10-48 49-113 114-127 129-141 142-149 150-162 163-179 180-187 188-208 209-214 | 215-227 229-261 202-272 273-293 Tav I Vol. XII It. Mem. Soc. Ent. Genova Lit. A. Rossi A. Baliani dis. AMARA ASIATICHE 1 birmana — 2 Beesoni — 3 expolita — 4 yunnana — 5 Harrisoni 45 ee ay : STR Tav. Il Mem. Soc. Ent. It. Vol. XII Genova A, Rossi - Lti. A. Baliani dis. AMARA ASIATICHE 6 obtusangula — 7 humilis — 8 latithorax — 9 Arrowi — 10 Cameroni a a ea La Ul t ane Mae jen pp dg i | | ì | - dar Lai eee À i ' | | | | | , è Cane | . | bah La he "> Meran Li ‘Ab re A rel‘ i= sel MT Na ss abt “a rv * +. flan!) Pon & a hr Ed te x, at, Piet pe ae pi iT$ Te kg! li eal ats tole CE re: heal 7 + 4 a me) «>> ee, na iam N re ; rt i Rim, Oe Mem. Soc. Ent. It. Vol. XII Tav. IH bond CS A. Baliani dis. Lit, A Rcssi - Genova AMARA ASIATICHE 11 celioides - 12 Hingstoni - 13 hypseloides - 14 incrassata - 15 irregularis - 16 Parkeri Memorie Soc. Entomol Ital. XII Tav. IW° DESIRE REA ZONE n des à ER AL, RES one fn 4 > - Fr = w ‘x Sede della Societa x Genova - Via Brigata Liguria 9 a : >, : n EDEN CL eee Arti Grafiche COMMERCIO - Via S. Luca, | ARR ct Lies | = rota ie er Sala A L IT dl Bols dell Socio Entomologia ana | Pubblicato il 31 Dicembre 1934, Anno XIII. MEMORIE DELLA ITALIANA. a e OPEN ar aaa VOLUME Xii 1984 1.377 lij "py | JAN 1 (è 1999 Pasotedlo vas i 1 —— SOMMARIO. Rocci U. e Turati E. — Le Leucanidi del à zeae Dup. e la cosidetta. « Nottua del g dtarco >. Parte 1b": : | Zangheri P.<=- ;Fauna-di Romagna: Emitteri (esci. - Aleyrodidae, Aphididae, Coccidae. - Turati E. — Note critiche di Lepidotterologia Verity R. — Spedizione Nello Beccari nella Guiana ed PEATEs - Lepidotteri Gripoceri e Ropaloceri Denis J. — Sur la Faune Italienne des Collemboles. ana ‘Collemboles cavernicoles récoltés par M. C. Menozzi. EIER: Sie DI A ak Fouts R. — Report on a small soin of Parasite Hymenoptera from Italian Somaliland. ‘Baliani A. — Studi sulle Amara asiatiche, VII. (Col Carab.) . Di Caporiacco L. — A acid: dell Himaliia e „del Ka- \ rakoram raccolti dalla Missione italiana al Ka- rakoram (1920VI) ( Continua). Dott. Fabio Invrea - Direttore responsabile GENOVA Arti Grafiche COMMERCIO & 1934 » ( Conto corrente colla Posta) . SOCIETÀ à roues TI 88 98 110 „118, Dr. UBALDo Rocci e C.TE EMILIO TURATI LE CEVCANIDI DEL GRUPPO ZEAE DUP (E LA COSIDDETTA “ NOTTUA DEL GRANOTURCO „ PARTE II LE SPECIE ITALIANE DEL GENERE SESAMIA Gn. Stabilito, nel lavoro precedente ('), che con la comune denomi- nazione di « Nottua del granoturco » non può essere designata la Sideridis zeae Dup., almeno in Italia dove essa non fu mai sicura- mente raccolta, vediamo quali sono le Nottue che infestano veramente le piante di mais e che possono considerarsi, alle nostre latitudini, pressochè specifiche di questa graminacea. Come già abbiamo accennato, esse sono principalmente la Sesamia vuteria Stoll e la Sesamia cretica Led.; piuttosto rara e, per ora, non dannosa la prima; frequentissima invece la seconda in molte regioni italiane e deleteria, insieme alla Pyrausta nubilalis Hb. (Lepid. Pirali- didae), alle nostre coltivazioni di granoturco. S 1° - LE DETERMINAZIONI DI Leucania zeae IN ITALIA In qual modo si sia potuto confondere le Sesamia con la zeae, non appare chiaro, nè facilmente spiegabile, se non ammettendo che gli au-: tori che peri primi si occuparono di questo argomento siano stati tratti in inganno e dalle incerte informazioni di Duponchel e sopratutto dal genitivo zeae che starebbe ad indicare la pianta nutrice del bruco. Possono invece essere ben accertate le origini e le cause di questo errore, per quel che riguarda l’Italia: stando a quanto abbiamo potuto. trovare nella letteratura entomologica, il primo accenno ad una « Not- tua del granoturco » riportata a zeae sarebbe stato fatto da A. Targioni Tozzetti, il quale, nel 1876 a pag. 47, 48 e 49 della sua « Relazione intorno ai lavori della Stazione di Entomologia Agraria ecc. (41) ne riferisce nel seguente modo che vale la pena di riportare integralmente nelle parti sostanziali: | | (1) Le Leucanidi del gruppo zeae Dup. e la cosiddetta Nottua del granoturco: I® Parte - Sideridis zeae Dup. e specie vicine. Mem. Soc. Entom. Ital. Vol. XII, 1933, pp. 273, 6 : 3 U. ROCCI e E. TURATI « 11. Leucania zeae Duponchel (Hist. nat. des Lépidopt., T. 7, p. 1, pag. 363, t. 122 f. 4). È stata di molto danno al formentone nelle col- line volterrane presso Pomarance. Vi è comparsa da alcuni anni e sembra che si distenda ognora di più. » | « Le larve sono incolore o appena soffuse di giallo e quasi trans- lucide senza strie o punteggiature. Si trovano in Settembre giä molto avanzate negli steli del formentone stesso rimasti sul campo, in numero di cinque o di sei in un medesimo stelo, e nelle spighe quando, rac- colte e portate nelle abitazioni, si appendono per seccare. Di qneste rodono i grani alla superficie; del tutolo che resta, come dello stelo della pianta, rodono la sostanza midollare ed in essa scavano delle celle in cui stanno nascoste. E probabile che, avanzando la stagione, le larve, almeno degli steli lasciati nei campi e dei tutoli gettati via senza avvertenza, scendano in terra per trasformarsi in crisalide, pas- sare l’inverno e riapparire a primavera. Dopo diversi tentativi si è ottenuta quest'anno la farfalla di Giugno. » | « Ora alle notizie piü giuste e più estese, se non più complete, date di sopra ne vanno aggiunte altre sulla farfalla stessa, giacchè la forma sotto la quale si è osservata da noi, non è appunto identica con quella della quale Duponchel dà la descrizione e la figura. » « Il maschio è alquanto più piccolo della femmina (381, fra gli angoli estremi delle ali aperte). Le antenne sono setacee nell’un sesso e nell'altro e nel maschio sensibilmente più lunghe. L'articolo terminale del palpo, ovato allungato, nudo, raggiunge nella femmina. la base della fronte, nel maschio l’oltrepassa ed è acuto e peloso. Il vertice della testa, il torace, sono coperti di lunghi peli leonati chiari; addome di sopra e di sotto è bianco grigiastro, sericeo, lucente. Le ali anteriori sono trapezoidali allungate, coll’angolo anteriore o esterno retuso, il posteriore o interno largamente rotondato; sono di colore leonato chiaro piuttostochè « d’un gris rougeatre luisant » e verso l’angolo, lungo la nervatura mediana e il margine radicale e la frangia, sono soffuse di bruno, più largamente nella femmina che nel maschio. Il punto bianco centrale indicato nel tipo della specie, qui è nell’un sesso che nell’altro quasi impercettibile; marca la linea (') trasversale ondulata e nerastra posta a ugual distanza da questo punto e dalla frangia, secondo le dichiarazioni di Duponchel, e soltanto all’attaccatura della frangia stessa il margine è designato da una linea bruna, sottile, sinuata. » ; (1) S’intende « di punti ». (N. d. AA. à x LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE | È < Le ali posteriori sono bianche giallastre piuttosto che bianche anche nella frangia, e soltanto presso il margine frangiato e lungo le nervature sono lievemente soffuse di bruno. « La faccia inferiore delle 4 ali è grigia giallastra chiara, ed è soffusa di bruno leggermente verso l’angolo e il margine anteriore in quelle del primo paio. » « Le zampe, vestite di lungo pelo su tutta la tibia, sono di colore generale leonato chiaro. » « La linea bruna che segue la nervatura mediana delle ali supe- riori avvicina questa forma sensibilmente alla L. fuscilinea Grasslin, riportata come varietà della L. sicula Treitschke, ma differisce anche da essa per le dimensioni maggiori e per la mancanza della serie di punti bruni, che descrivono in quella pur sempre una linea trasversale fra il punto centrale ed il margine frangiato. » Come si vede, non è possibile capire con sicurezza a che specie di nottua il Targioni voglia riferirsi con i pochi cenni descrittivi del- l’adulto e della larva. Non certamente a zeae perchè egli stesso rico- nosce che i suoi esemplari non corrispondono nè alla figura nè alla descrizione di Duponchel; e nemmeno a Sesamia poichè i caratteri. dell’adulto, a cui egli accenna, non si trovano nelle forme di questo genere dove, se non altro, le antenne del maschio sono differentissime da quelle della femmina. Con tutta probabilità si tratta, da quel che si può desumere, di Hyphilare (= Leucania) loreyi Dup., specie diffusa in tutta l’Italia cen- trale e meridionale per quanto non comune, la cui larva, qualche volta, si può raccogliere anche sul granoturco, oltre che su varie altre graminacee ('). Questa supposizione, però, varrebbe soltanto per l’adulto perchè, per la larva, quel che dice Targioni dei suoi caratteri e dei suoi costumi, non concorda affatto con quel che sappiamo del bruco di Hy. loreyi che, oltre all’essere di color grigio rossiccio con evidenti linee dorsali e subdorsali più scure, non sta affatto negli steli della pianta ospite, ma rode esternamente le foglie e la pannocchia. In conclusione sembra che Targioni abbia riferito all’adulto di loreyi, per una inspiegabile confusione, i bruchi di una Sesamia (ed anche quelli di Pyrausta ?) i quali presentano precisamente i costumi così chiaramente indicati dall’autore, ed abbia poi, sia pure con una certa ripugnanza, attribuito il tutto a zeae / (1) Nota. In Somalia ad es. [ v. G. Paoli (30)] la Hy. loreyi è frequente e dannosa al mais, mentre in Egitto produce guasti alla canna da zucchero [v. Willcocks (44) ]. \ 8 U. ROCCI € E. TURATI È certo, ad ogni modo, che questo grave errore di determinazione, ribadito ancora dallo stesso Targioni in pubblicazioni successive (I. c. 1878, 1888) è entrato da allora nella letteratura entomologica italiana e non si è più sradicato; anzi, si è diffuso e generalizzato. Così vediamo tra i moderni e più reputati autori, G. Del Guercio (11) che sotto il nome di L. zeae descrive brevemente [p. 143. Tav. XXI] una nottua di cui la femmina corrisponde a Sesamia, mentre il maschio (con un punto bianco discocellulare) potrebbe appartenere a L. scirpi o qual- cosa di simile; i caratteri del bruco, la sua biologia e le illustrazioni relative, sono poi certamente da riferirsi a Sesamia. | G. Grandi (36), [pag. 262, fig. 255] dà per zeae, una figura sche- matica ed una sommaria descrizione che si riferiscono forse ad una forma del gen. Leucania, mentre le particolarità morfologiche del bruco, la figura relativa e la Hoe sono da riportarsi sicuramente a Se-. samia cretica. A. Berlese (4) ripete e riassume la descrizione e le note biologiche di Del Guercio; figura come zeae [pag. 267, f. 285 E] un esemplare di Sesamia e più avanti [pag. 270, f. 286 B] rappresenta, quale bruco di zeae, una larva di S. cretica. | Abbiamo pure potuto esaminare, in antiche collezioni, bruchi e - adulti ritenuti come appartenenti alla Leucania del granoturco: i bruchi, ad esempio, e qualche esemplare di farfalla, della Stazione di Entomo- logia Agraria in Firenze (materiale del 1899, Pontecorvo) sono di Py. nubilalis e di S. cretica; gli adulti nel Museo Zoologico di Firenze (materiale del 1876 - Giugno) e cioè 1 e 2 © © « sviluppati dal granoturco », come dicono i rispettivi cartellini, appartengono pure a S. cretica e sono determinati, il y come la L. zeae e le 9 9 come L. pallens. | | Non deve adunque fare meraviglia se questo complesso di n tezze ha influito su tutte le notizie che, anche in molte pubblicazioni secondarie recenti di cui non facciamo neppure cenno, si sono avute in seguito, sia attribuendo al bruco di zeae dei caratteri morfologici e bio-. logici che non sono suoi, sia dando alla stessa zeae una distribuzione. geografica ed una diffusione che essa è ben lontana dal possedere. $ 2°. Sesamia vuteria STOLL E S. cretica LED. Il gen. Sesamia che anticamente faceva parte di una innaturale famiglia Leucanidae nella quale erano compresi, oltre al gen. Leucania, anche Nonagria, Tapinostola ecc., viene oggi collocato, con questi LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 9 ultimi generi, nella sottofam. Amphipyrinae ben distinta ed abbastanza lontana dalla sottofam. Hadeninae a cui appartengono appunto Hype- riodes, Hyphilare e Sideridis, ossia i costituenti del vecchio genere Leucania oggi scomparso. Guenée nel 1852 creava il gen. Sesamia, di etimologia incerta, per collocarvi quella specie che il Lefebvre aveva descritta nel 1827 sotto il nome di Cossus nonagrioides. | Ann. Soc. Linn. Paris, Vol. VE, p. 98,T.5]. Ecco quanto ne dice Duponchel (16) a pag. 470 del Supple- mento T.II, riportandola sotto il nome di Nonagria hesperica Rbr. « Il mio amico Lefebvre ha pel primo descritta e figurata questa specie negli Annali della Soc. Linneana di Parigi da un individuo da lui trovato nel Luglio 1824 nel Giardino Botanico di Palermo. Sgra- ziatamente questo individuo era in cattivo stato ed è questa la ragione dell’errore che ha commesso riportando la specie di cui si tratta al gen. Cossus, poichè secondo la sua facies e la sua organizzazione essa ha troppi rapporti con la Noragria sparganii | opinione che non ci è possibile di condividere. (Nota degli A. A.)] per essere collocata altrove, donde il nome di nonagrioides da parte di Lefebvre ». Dopo d’allora questa stessa specie fu raccolta in Andalusia da Rambur che la chiamò Nonagria hesperica (1839) (30 bis) e venne poi ancora denominata incerta Wik. (1856); sacchari Wil. (1858); mada- gascariensis Saalm. (1891). Ma tutti questi nomi sono stati poi rico- nosciuti sinonimi di vuteria Stoll (1787), poichè questo autore l’aveva assegnato alla specie a pag. 161 del volume di Supplemento (1787 - 1796) ai quattro pubblicati da Cramer sui « Papillons exotiques des trois parties du monde etc.» (1775 - 1782) e quindi esso doveva avere la priorità, poichè posteriore alla X* Edizione del Sistema Naturae (1758). Tralasciando, per brevità, le descrizioni degli antichi autori, diamo i caratteri di vuteria, desunti dall'esame degli esemplari a nostra di- sposizione, e che sono i seguenti: Sesamia vuteria Stoll (= nonagrioides Lefb.) (v. Fig. I, 1 - 2; Fig. II, 2-5). Occhi rotondi, grandi, nudi. Tromba debole, corta, piccola @ quasi non ravvolta a spirale. Palpi mediocri, porrecti, con l’ultimo articolo breve e sporgente all’infuori. Fronte piatta. Testa e torace con peli sottili. Antenne fortemente bipettinate nel maschio, filiformi e finis- simamente e radamente ciliate nella femmina. Addome lungo, con forti peli alla base, sparsi e non disposti a ciuffo. Espansione alare 29 - 36 mm. Ali ant. piuttosto tozze, con l’apice arrotondato; di colore fondamentale ocraceo chiaro soffuso lievemente di rossiccio, con lucentezza sericea e con sfumature di color bruniccio 10 =D, ROCCI € FE, TURATI verso il margine esterno e lungo la nervatura mediana. Quest'ultima può essere segnata di bruno come da una stria che va dalla base del- Yala fino quasi al margine esterno. Una serie trasversale, curva, di punti nerastri, appena visibile, nell’area antidistale, posti sulle nervature; altri due punti più grossi si trovano presso la base (specialmente nei maschi) ed altri due immediatamente prima della serie antimarginale. - Questi punti possono però mancare o tutti o in parte, come pure può essere assente o appena accennata la ombreggiatura bruna me- diana. Assai variabile è pure il colorito del fondo che può essere più o meno tendente al giallo-paglia od al bruniccio od al rossastro. Frangia del colore del fondo o poco più chiara, orlata internamente da una sottile linea bruna marginale. Ali post. di un bianco puro o lievemente soffuse di rossiccio pal- lido, senza punti e senza ombre lungo le nervature. Inferiormente le ali ant. sono di color ocraceo pallidissimo senza punti e con la costa irrorata di bruno rossastro. ‘Testa, torace, antenne del colore del fondo o lievemente più ros- sicci. Addome più chiaro. Palpi spruzzati di fosco al disopra. La femmina non si distingue dal maschio altro che per le antenne non pettinate, per l'addome più lungo e più grosso; inoltre per la più frequente mancanza dei punti neri sulle ali anteriori e per la stria bruna discoidale più accentuata. Però questi ultimi caratteri distintivi non sono costanti. Delle armature sessuali maschili diremo in seguito. La iconografia di vuferia è piuttosto estesa e le numerose figure, anche prendendo in considerazione soltanto le colorate, sono, quasi tutte, abbastanza soddisfacenti. Oltre a quelle degli antichi autori Lefeb- vre, Rambur, Duponchel, troviamo, fra i moderni, buone quella di Baker (2) (Tav. VII, fig. 4; il maschio sotto il nome di Nonagria sac- chari Woll.) ma col punto nero discale fuori posto; quella di Culot e quelle di Seitz (35), avvertendo per quest'ultimo che, nella fig. 48 f, il grosso punto che appare in chiaro sulle ali ant. del maschio (tra la 5* e la 6° radiale) deve intendersi invece di color nerastro e che la mac- chietta bianca della femmina non esiste nel vero. Mediocre la fig. 26 Tav. 42 di Spuler. (37) Il bruco di vuferia è ben conosciuto e, quantunque le varie descri- zioni si limitino ai caratteri macroscopici più evidenti, esse bastano per identificarlo. Lunghezza mm. 30 - 40, subcilindrico, attenuato anterior- mente, di colore assai variabile, anche a seconda delle età, dal gial- _ lastro pressochè uniforme, al bruniccio. La forma più frequente è, LUECANIDI DEL GRUPPO ZEAE 11 nella regione dorsale, di color rugginoso chiaro che giunge fino alla linea degli stigmi; lateralmente, al di là di questa linea, e ventralmente è di color giallastro. Cuticola nuda, con qualche breve setola su ciascun segmento, semitrasparente in modo da lasciar intravedere il vaso dorsale come una linea più oscura. Testa piccola, rosso - bruno con scudo nucale rossastro. Stigmi allungati, ellittici di color rossiccio con peritrema nero. Zampe rosso - bruno, pseudozampe giallastre come il fondo ventrale e fornite di una mezza corona di uncini. La fig. 5 Tav. 5 di Hoffmann - Spuler (23) rappresenta un esem- plare piuttosto pallido, specialmente sul dorso. La ninfa, che non abbiamo potuto osservare, è, secondo Rambur, di forma allungata, subcilindrica, di colore bruno - rossastro sul dorso e rosso - giallastro sulla regione ventrale. Testa prominente; protorace fortemente granuloso e carenato col bordo posteriore rilevato. I segmenti addominali sono fortemente punteggiati nella loro porzione anteriore specialmente dalla parte del dorso. L’ addome termina in un processo | chitinoso, nerastro, rugoso, di forma quadrangolare, con gli angoli prolungati in quattro punte oblique. ~ Sulla biologia di vuferia esistono numerosi lavori, ma" tutti sono più o meno incompleti e le conclusioni, in alcuni punti, anche con- . tradditorie. Già Rambur aveva fornito a Duponchel notizie abbastanza | precise sui costumi del bruco, dicendo che esso sta nell’ interno dello stelo del granoturco e comincia di solito a rodere le estremita della spiga fiorale maschile quando è ancora avviluppata nelle foglie. Di rado .attacca anche la spiga femmina e sovente si trovano parecchie larve nello stesso fusto, alla sua metà ed anche al piede: il che accade quando la farfalla ha deposto le uova allorchè la pianta era già grande. La metamorfosi del bruco si compie nello stelo o tra le foglie interne della pannocchia in un leggero riparo fatto di seta e di detriti della pianta. L’ adulto schiude dopo 15 giorni e due altre generazioni si susseggono. Autori più moderni, quali Feytaud (12), Genieys (14), Schirber (34), Foe Delgado de Torras (9), ripetono in parte le notizie di Rambur, ne modificano alcune ed aggiungono pochi dati sulle generazioni annuali (che in Francia sarebbero soltanto due ) e ‘sull’ ibernazione della larva. In complesso, adunque, manca uno studio completo ed accurato che ci presenti la biografia di questa Sesamia in tutte le sue partico- larità e ci indichi altresì i parassiti che essa ha in Europa. La distribuzione geografica di vuferia è assai ampia. Essa si trova in tutto il bacino circummediterraneo più o meno comune e partico- 12 U. ROCCI e E. TURATI larmente dannosa appare in Spagna e nella Francia meridionale - occi- dentale. È frequente anche in Grecia, in Jugoslavia, nella Russia meridionale e poi ancora in Portogallo, a Madera, Canarie, Isola Maurizio, Senegal, Sudan, Congo, Natal, Colonia del Capo, Uganda, forse nelle Indie olandesi e dovunque, si può dire, vi siano culture di mais o di canna da zucchero o di altre graminace a grosso fusto e dove il clima sia tropicale od anche favorevolmente temperato. Per quanto riguarda |’ Italia, dobbiamo constatare che, fortunata- mente, vuteria non appare nè diffusa nè frequente, almeno per ora, poichè i maggiori danni al granoturco sono dovuti alla Py. nubilalis ed alla S. cretica. Essa fu raccolta specialmente nell'Italia centrale (Toscana, Umbria, Lazio), in Sardegna ed in Sicilia. Qualche esemplare è segnalato anche per l'Emilia (Modenese, Reggiano, Romagna). Sesamia cretica Led. (v. Fig. VI, 3 - 4; Fig. VII, 1 - 4) È questa la specie che offre maggior interesse per noi, sopratutto per la sua importanza agraria. Essa fu descritta e figurata da Freyer nel 1852 in Neuere Beitrige etc. a pag. 32, PI. 501, fig. 2 (13), sotto il nome di Leucania hesperica Frr. (nec Rbr.). Questa denominazione specifica venne poi abbandonata, non sappiamo per quali recondite ragioni di nomenclatura, cosicchè il primo nome ritenuto valido sarebbe quello di Lederer del 1857 il quale la nominò senza descriverla a pag. 225 in Die Noctuinen Europa’s su esemplari provenienti dall Isola di Creta e riferendosi alle figure di Freyer (!). Per molto tempo le due specie di Sesamia furono confuse l’una con l’altra e, prima che Lederer, o meglio Freyer, separasse cretica da vuteria, si era soliti di riferire a quest'ultima tutti gli esemplari europei raccolti sul granoturco. E ancora oggidi non è difficile veder. citata l'una specie per l’altra, tanto più che i diversi individui, esteriormente, si somigliano assai, sopratutto le femmine, e che i rispettivi bruchi hanno caratteri molto simili e costumi pressochè identici. Ad un superficiale esame non è facile infatti distinguere cretica ‘da vuteria. | vari caratteri differenziali che di solito sono riportati nelle descrizioni e riguardanti la statura, il colorito, i disegni etc., non hanno. che un valore relativo poichè essi sono variabilissimi e si confondono > nelle due specie. Le differenze esteriori si riducono, in sostanza, alle seguenti: | (1) Nota. Sarebbe forse il caso di riesumare il nome di questo autore e chiamare la specie Sesamia hesperica Freyer; ma poichè essa @ ormai conosciuta da tutti oe nome attuale di cretica, riteniamo ozioso questo cambiamento. LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE Ä 13 Il colorito fondamentale di crefica, pur essendo analogo a quello di vuteria ed assai variabile da individuo ad individuo, tende però più al giallo rosato ed in generale è meno intenso. I punti neri delle ali ant. che sono pressochè costanti in vuteria, sono invece rarissimi in cretica, dove manca quasi sempre la serie antidistale e dove, al più, può sussistere il punto bruno discale. Le ali post. sono sempre bianco ‘puro senza velature. Tutti gli altri caratteri, ripetiamo, sono comuni con vuteria: la statura che può essere maggiore o minore, la stria scura delle ali ant. che può essere presente o mancare, il colorito delle frangie più chiare del fondo alare o più rossiccio, e così via. L’unico carattere macroscopico veramente distintivo tra vuteria e cretica consiste nella diversa struttura delle antenne del maschio. Men- tre in vuferia esse sono, come s’é visto, fortemente bipettinate, in cretica sono fornite di ciuffi di cilia disposti a quattro a quattro su ciascun Fig. I. - 1. Articoli mediani delle antenne di vuteria S dal „I. Ventrale; 2. apice delle stesse; 3 id. id. di cretica S dal |. ventrale; 4. gli stessi visti lateral- mente. (Tutto molto ingrandito). articolo. Questo carattere che può essere osservato già con una buona lente, è messo in evidenza dalla fig. I, la quale ci dispensa da ogni descrizione particolareggiata. Molto diverse sono poi le armature maschili di cui parleremo? più avanti. Hampson (19) pone vuteria e cretica in due Sezioni distinte in base al carattere delle antenne ed a pag. 331 fig. 147 rappresenta, ingranditi, alcuni articoli di quelle di cretica. Bisogna però notare che 14 U. ROCCI € E, TURATI DI la figura è errata in quanto i ciuffi di cilia sono quattro su ciascun segmento e non due, e poi, perchè non hanno nè la disposizione nè la ubicazione indicate dal disegno di Hampson. L’iconografia di cretica è anch’essa abbastanza estesa. Assai me- diocri ed inconcludenti le figure di Seitz (Tav. 48 g 5 9); un po’ meglio quella di Spuler, buona quella di Culot e discreta quella di Mabille, che la figura sotto il nome di cyrnaea (27). = Le migliori figure di cretica che abbiamo potuto vedere sono quelle di Willcocks (44), il quale è anche l’autore che più ampiamente ne ha trattato, in considerazione dei danni ingenti che essa produce alla canna da zucchero in Egitto. Alla Tav. VIII fig. 1 del lavoro citato è rappresentata la forma con le ali ant. uniformemente ocracee senza la sfumatura radiale e che è la più comune in quelle regioni; in Italia invece la forma .più frequente è quella della fig. 2, di color grigio ocraceo pallido, con la stria radiale evidente. La forma della fig. 3 di color grigio scuro non l’abbiamo mai osservata in Italia, mentre le si avvicinano esemplari di Somalia che appartengono altresi alla ab. striata Stg. Il bruco di cretica somiglia molto a quello di vuteria del quale possiede la forma, le dimensioni, le particolarità macroscopiche di struttura e la variabilità di colorito. i In generale la larva di cretica è però di color giallastro più pallido e più rosato, qualche volta bianco sudicio, e raramente acquista la tinta rugginosa dorsale propria di vuteria. Inoltre il suo capo è più piccolo e piuttosto di color giallognolo che non bruno rossastro. ‘Scudo nucale giallo - rossastro; stigmi ellittici, rosso - bruni con peritrema nero. Willcocks, alla Tav. XIII citata (fig. 10 - 11 - 12 - 13) rappresenta ottimamente le diverse colorazioni che assume la larva di cretica in Egitto dove è ben conosciuta col nome di « large Pink Borer of . Sugar - Cane ». Buona è pure la figura di Hoffmann - Spuler (I. c., Tav. V., Appen- dice fig., 6). La ninfa, secondo le nostre dirette osservazioni, somiglia per co- . lore e dimensioni a quella di vuteria. Lunghezza 15 =D mm.; addome allungato e leggermente ricurvo, con la estremità rivolta verso la regione ventrale. Capo poco prominente, protorace granuloso, carenato e coll’orlo posteriore leggermente rilevato. I primi tre segmenti addo- minali sono brevi e lisci; i segmenti V - VI - VII fortemente segnati sul dorso, al loro terzo anteriore, con punti infossatl, rotondi od ovali, LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 15 meno numerosi e cospicui sulla parte ventrale. Processo anale o cre- mastere a forma di sporgenza, profondamente ed irregolarmente rugosa, nerastra, con due punte o spine dalla parte dorsale e con un orlo spesso, ondulato e lievemente bicuspidato, dalla parte ventrale. Lo spa- zio compreso fra le due sporgenze ventrale e dorsale leggermente concavo. Del resto questa struttura, anche al dire di Willcocks, varia da un individuo all’altro per quanto riguarda la forma e la grandezza delle spine ed il loro numero. | La biologia di crefica è nota in quasi tutti i suoi particolari, ma essa è stata diligentemente studiata soltanto per le regioni più meri- dionali, subtropicali o tropicali. I costumi della larva, da quel che si può desumere, per esempio, dalle particolareggiate osservazioni di Willcocks per l’Egitto e di Paoli nella Somalia italiana, sarebbero un po’ diversi da quelli che, in . Europa, presente la larva di vuteria. Ma questi confronti hanno assai scarso valore, perchè, come s’é detto, se le notizie sulla biologia di vuteria sono incomplete e frammentarie, quelle sulla cretica, in Europa ‘e specialmente in Italia, sono quasi del tutto mancanti. Da noi, i pochi cenni di Targioni e di Del Guercio che, tra l’altro, credevano di aver a che fare con la zeae, non sono nè esatti nè conclusivi; e neppure si possono, ragionando per analogia, accettare per l’Italia le osservazioni compiute in paesi dove il suolo, il clima, le culture stesse sono così ‘differenti dalle nostre. Lo studio biologico di S. cretica è adunque completamente da fare e noi, non essendo nelle condizioni per poterlo compiere, rimet- tiamo ad altri questa parte di lavoro più che mai necessario ed urgente. Infatti questa nottua, che ha una diffusione geografica analoga a quella di vuteria, va purtroppo estendendo ed intensificando sempre più la sua azione anche in Italia, producendo danni sempre più gravi, supe- riori, in qualche regione, a quelli della stessa Py. nubilalis, con la quale spesso si trova associata. Alle località segnalate dai primi autori, (che si riferivano L. zeae), quali Volterra, Rovigo, Valle Bientina, Pesaro, Modena, e che hanno biso- gno di essere confermate per escludere qualsiasi confusione coi bruchi di ‘qualche altra nottua ed anche con quelli di Py. nubilalis, possiamo sicuramente aggiungere, per ora, le seguenti: Prov. di Trieste (Cuscian- na); Prov. di Perugia (Fuschini); Prov. di Napoli (Silvestri); Prov. di Forlì (Zangheri) e poi ancora Toscana (Schiavazzi); Lazio (Rostagno); Sardegna; Sicilia. Di tutte queste regioni abbiamo potuto esaminare numerosi esemplari. 16. U. ROCCI € E. TURATI $ 3° - LE ARMATURE MASCHILI Fra i caratteri che possono agevolmente servire a distinguere gli individui delle due specie, oltre che la diversa struttura delle antenne del maschio, abbiamo la differente costituzione delle appendici sessuali maschili. Naturalmente questi caratteri sono ottimi altresì per separare le due Sesamia da qualsiasi forma del gen. Leucania (s. l.). Lo schema fondamentale del complesso chitinoso costituente queste armature è, in Sesamia, analogo a quello delle altre nottue. Differenze profonde si notano invece nella forma e particolarità delle valve e, meno rilevanti, anche nel Zegumen, nell’uncus e nel- V aedeagus. Le valve di Sesamia assumono la solita forma più o meno roton- deggiante, ma esse presentano modificazioni per le quali si possono distinguere una costa interna (o porzione marginale prossimale), armata da una apofisi chitinosa, di foggia diversa nelle due specie; un sacculus (sorta di plica a borsa dovuta al rivolgimento verso l'interno e salda- tura al fegumen del lembo interno inferiore della valva e che si trova alla base della stessa); una valvula (0 porzione mediana - ventrale) ed infine due altre apofisi, una appartenente alla costa esterna e l’altra che diremo mediana tra questa e quella prossimale. In vuteria (v. fig. II, 2 - 5) la costa interna è fornita di un proces- so chitinoso aculeiforme irregolare; l’apofisi mediana, poco chitinizzata a forma di spatola e provvista di numerose e lunghe setole special- mente nella porzione distale; l’apofisi esterna è un prolungamento della costa esterna della valva e termina in una espansione chitinosa convessa e inerme sulla parte dorsale, fortemente concava e munita di grossi aculei sulla faccia ventrale o interna. Le figure citate mostrano la strut- tura schematica di questa apofisi, vista rispettivamente dal lato ventrale e da quello dorsale; su quest’ultimo gli aculei appaiono per trasparenza. Il tegumen differisce da quello delle forme del gen. Leucania so- pratutto perchè presenta una maggior larghezza in confronto dell’altez- za ed ha perciò una sagoma meno slanciata. Inoltre i suoi lati sono meno pelosi e si rialzano a guisa di due gibbosità verso la parte anteriore. L’uncus è corto e piuttosto sottile con un esiguo ciuffo di peli alla regione superiore. L’aedeagus, lungo e grosso, è fornito alla parte di- stale della manica di numerose serie di sottili e brevi squame denti- formi; la sua vesica è quasi globulare. LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 17 In cretica (v. Fig. II, 1) la costa interna della valva è invece co- stituita da un tozzo processo mediocremente chitinoso, senza aculei o spine. La apofisi mediana, omologa di quella spatoliforme di vuteria, assume una figura particolare, con l’estremità curvata a guisa di becco di uccello e la cui punta si salda con l’apice della grossa apofisi della costa esterna. Il fegumen ha pure la parte laterale poco pelosa ed essa non è rialzata anteriormente come in vuteria, ma discende fino all’inserzione con le valve. Fig. II. - 1. Valva sinistra di cretica SS vista dall. ven- trale; 2. id. id. di vuteria ey; 3. Articoli mediani delle an- tenne di zeae S > 4. Capo di cretica; 5. Apofisi esterna della valva di vuteria 3% dal I. dorsale; 6. Capo di zeae. (Tutto molto ingrandito). L’uncus, anch’esso con scarso ciuffo di peli, è più grande e meno curvato. L’aedeagus, meno lungo, ha l’estremità della manica armata da una fitta serie di grossi e forti aculei disposti a corona e molto chitinizzati; la vesica è allungata, ovoidale. Nota - Nel corso delle ricerche micro-morfologiche per stabilire le fon- damentali differenze specifiche fra vuteria e cretica, abbiamo pure vo- luto esaminare, sotto questo riguardo, esemplari determinati come cala- Mem. Soc. Entom. It. XIII, 31-111-1934. 2 18 U. ROCCI € E. TURATI mistis Hps. e provenienti dalla Cirenaica (G. Kriiger). Si è potuto constatare che tali individui non presentano differenze apprezzabili con gli esemplari di vuteria: identica appare la struttura delle antenne nel maschio e identiche sono anche le particolarità di costituzione delle armature sessuali. Ciò farebbe supporre che la consistenza specifica di calamistis sia molto dubbia e che, date le differenze, lievi ma rilevabili che si osservano nei caratteri esterni delle due forme, la calamistis stessa possa venire considerata come una forma di variazione primaria della vuteria europea. Tuttavia, lasciamo per ora impregiudicata la questione. A chiusura del presente lavoro, diamo, per la pratica della deter- minazione, una semplice chiave che servirà a distinguere immediata- mente le varie specie di nottue che più frequentemente infestano le nostre coltivazioni di granoturco. Includiamo anche la Sideridis zeae, caso mai qualcuno ritenesse di poterla incontrare in Italia sul mais. 1 - Tromba a spirale ben sviluppata: A) - Addome del < con la base provvista di due ciuffi di forti peli squameformi giallo - bruni: Hyphilare loreyi Dup. B) - Addome del 5 senza ciuffi di peli: b-ali post. bianche. Sideridis zeae Dup. b’- ali post. grigio giallastre con larga fascia bruna marginale: Chloridea armigera Hb. 2 - Tromba rudimentale: A) - Antenne del © fortemente bipettinate: Sesamia vuteria Stoll B) - Antenne del © con quattro ciuffi di lunghe cilia su cia- scun articolo: Sesamia cretica Led. E per i bruchi la seguente: 1 - Larve che vivono esternamente e rodono le foglie o le pan- nocchie: A) - di colore grigio con strie dorsali e subdorsali più o meno scure, poco evidenti: | | Sideridis zeae Dup. B) - di colore grigio - rossiccio con strie dorsali e subdorsali piü scure, evidenti: Hyphilare loreyi Dup. C) - di colore variabile, ma per lo più bruno - rossiccio, con linee e fasce dorsali e subdorsali brune: Chloridea armigera Hb. LEUCANIDI DEL GRUPPO ZEAE 19 2 - Larve che vivono nell’interno dello stelo o nella rachide della spiga: A) - giallastra o bruniccio pallido, senza righe dorsali; capo e scudo nucale bruno - rossicci: Sesamia vuteria Stoll B) - biancastra o giallognola od anche bruniccio rosato; capo e scudo nucale giallo - rossastri: Sesamia cretica Led. CONCEUS FON (della 1* e 22 Parte) Non abbiamo la pretesa, con quanto sopra esposto, di aver esau- rito l'argomento che forma l’oggetto principale della presente pubbli- cazione. Specialmente la parte che riguarda la « Nottua del granotur- co » merita ben più ampie e minute indagini micro - morfologiche sia sull’adulto che sulla larva, essendoci noi limitati a quelle descrizioni ed illustrazioni che hanno un interesse sistematico e che riteniamo sieno sufficienti, in pratica, a distinguere facilmente le varie forme. Tuttavia crediamo che i risultati del nostro studio non siano trascurabili e pos- sano servire, se non altro, quale punto di partenza a chi voglia appro- fondire la questione sopratutto dal lato biologico. Essi possono essere così riassunti: 1’ - La Sideridis (= Leucania) zeae Dup. non è stata finora rac- colta in Italia. 2° - Sideridis scirpi Dup. e sicula Tr., affini alla precedente, e credute due specie diverse, non sono in realtà che due forme primarie dello stesso gruppo specifico. 30 - Con la denominazione di « Nottua del granoturco » non può essere indicata la Sideridis zeae che, al più, è da considerarsi come accidentale su questa graminacea, analogamente ad altre nottue, e che, comunque, è assai rara in Europa. 49 - La vera « Nottua del granoturco » è, in Italia, quasi esclusi- vamente la Sesamia cretica Led., comune e gravemente dannosa alle nostre culture; la congenere vuteria Stoll, che devasta le coltivazioni di mais in altre regioni europee, è invece, almeno per ora, abbastanza rara. + Di. 20 ie U. ROCCI € E. TURATI BIBLIOGRAFIA (per la 19e 22 parte) N. B. - Sono citate soltanto le opere € le pubblicazioni più importanti. Andres (v. 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Leipzig 1825 - 1835. Willcocks (F. C.). - The Incsects and related pests of Egypt. Sultanic Agricoltural Soc. - Vol. II, Cairo 1925. PIETRO ZANGHERI FAUNA DI ROMAGNA EMITTERI (escl. Aleyrodidae, Aphididae, Coccidae) . Questo lavoro continua la serie dei miei contributi (!) alla illustra- zione della Storia Naturale della Romagna. Se, fino ad ora, essi si sono succeduti con troppa lentezza, ritengo però che in avvenire potranno apparire con ritmo più accelerato, essendo già parecchi i gruppi, spe- cialmente fra gli Artropodi, dei quali ho riunito un buon numero di specie. È mia intenzione di rendere pubblico, nel giro di pochi anni, il catalogo completo delle entità raccolte, le quali pei soli Insetti toc- cano ormai le 5000. sa) | Nelle note pubblicate avvertivo che mi occupavo della illustrazione naturalistica di una parte soltanto della Romagna: devo ora aggiungere che da alcuni anni ho allargato la investigazione alla Romagna intera. Questa regione comprende un territorio di circa 6700 Kmq., che non coincide con nessuna delle attuali divisioni amministrative provin- ciali o regionali. È costituita per la massima parte dalle provincie di Forlì e di Ravenna, che vi restano incluse completamente insieme a porzioni delle finitime provincie di Bologna, Firenze, Arezzo e Pesaro- Urbino. I suoi confini sono, da una parte (a N. E.) la spiaggia adria- tica dalla Foce del Reno (Po di Primaro) al promontorio delle Gabicce, dall’altra (a S. O.) la cresta dell'Appennino dal Passo della Futa al Monte Maggiore nell’Alpe della Luna. A N. O. il confine corre sul Reno fino allo sbocco del Sillaro nel Reno stesso; poi corre sul Sillaro fino a S. Clemente, poi sulla cresta del contrafforte fra Sillaro e Idice fino a Tre Poggioli, indi su quello fra Santerno, Savena e Sella fino al Passo della Futa. Infine, a N. E., il confine romagnolo segue il crinale dei con- trafforti fra Tavollo e Foglia, tra Foglia e Conca, fino alla cima di Monte Carpegna, per poi dirigersi al Monte Maggiore. La regione è costituita per la massima parte da collina e da mon- tagna (versante settentrionale dell'Appennino), per un terzo dalla pianura che è la propaggine più meridionale di quella Padana. Geologicamente (1) V. l’elenco in: P. Zangheri, Fauna di Romagna, Tisanotteri - Atti Soc. Ital. Sc. Natur. LXIX (1930). 24 PIETRO ZANGHERI vi hanno assoluta prevalenza terreni giovani e cioè, quasi esclusiva- mente, del pliocene e del miocene. Le roccie predominanti sono le ar- gille, le marne e le arenarie. Pianura e colline sono intensamente coltivate e le coltivazioni si estendono a coprire non soltanto tutti i fondi delle valli che discendono dall’appennino, ma parte anche dalle circostanti montagne. Poco il bo- sco, che ha subìto in passato una distruzione impressionante, alla quale adesso si va alacremente ponendo riparo; molte le zone che, in con- seguenza del diboscamento e della natura delle rocce, sono rimaste aride, nude e franose. | Per limitarmi alle sole notizie che possono avere attinenza alla fauna considerata in questa nota, ricorderö che i pochi boschi sono costituiti di cedui di Quercia e di Cerro in basso; dal Castagno piü in alto e finalmente dalla faggeta che domina dai 700 metri d’altitudine in su. Attorno al Falterona e lungo le piü alte dorsali appenniniche dal monte suddetto fino al Passo dei Mandrioli domina, splendida ed estesissima, l’abetina di Campigna, artificiale, ma di antica data. Però è molto probabile che lAbete bianco crescesse anticamente spontaneo anche su questa parte dell'appennino settentrionale, a giudicare dai resti rinvenuti dal Chiosi nelle roccie dell’Alpe della Luna (') eda quelli trovati da me sotto le frane antichissime del M. Comero, presso Selvapiana. | Quando avrö ricordato che nella zona litoranea si estende, da Man- driole a Cervia, benche ridotta molto di estensione e qua e 1a interrotta, la Pineta di Ravenna, avrò dato un cenno, molto schematico e suc- cinto, ma sufficiente a rendere una idea della regione e del suo am- biente. Per completarlo aggiungerò alcuni dati sul clima. Il clima è, nel suo complesso, a caratteristiche piuttosto continen- tali. Il Roster (?) ne indicò la spiccata analogia con quello della Lom- bardia e del Veneto. La temperatura, anche nella zona litoranea, va da una media delle minime di 1°.8 (Ravenna) e 3°.2 (Rimini) a una media delle massime di 24°.5 (Ravenna) e 25° (Rimini) con una media della escursione di 21°.8 a 22°.7. Tali dati di un clima continentale, seb- bene si riferiscano ad un ambiente litoraneo, rendono poco accentuata la differenza fra la spiaggia e l’interno. Il grande diboscamento subìto da tutta questa parte dell’appennino, nella zona submontana, e la presenza di grandi estensioni di rocce (1) Chiosi Rodolfo. Avanzi di abete bianco ne le arenarie dell’ Alpe della Luna (Ap- pennino Toscano) Nuovo Giorn. Bot. Ital. XXXVI (1929). (2) Roster E. Climatologia dell’Ilalia. Torino, U. T. E. T. 1909. EMITTERI DI ROMAGNA 25 friabili, delle quali, tolto il coperto forestale; è difficile l’impiantarsi di una qualsiasi vegetazione, rende possibile la penetrazione delle condi- zioni termiche della pianura fino ad una certa altitudine. Ne viene di conseguenza che il clima è molto simile per la maggior parte della re- gione, fatta eccezione soltanto per le più alte pendici, dove le medie subiscono sensibili differenze, specialmente per le temperature estive. L’elenco che segue riunisce tutto ciò che è a mia conoscenza sulla fauna degli Emitteri romagnoli. Vengono, pel momento, esclusi gli Afi- didi, Aleurodidi e Coccidi che saranno oggetto di successivo contributo. La grandissima maggioranza delle specie qui pubblicate è nuova per la regione che, naturalisticamente, era pressochè inesplorata. Una pic- cola raccolta di Omotteri (47 specie) vi era stata eseguita da Guelfo Ca- vanna e fu pubblicata da P. M. Ferrari ('). Poche altre specie romagnole furono rese note dall’ Horvath (*). Di tutte ho tenuto conto nell’elenco che enumera 498 entità, delle quali solamente 12 non sono state da me raccolte (°). Gli esemplari sono passati sotto gli occhi di esimî specialisti e per- tanto le determinazioni devono ritenersi tutte esatte e sicure. Per la collaborazione in questo senso prestatami, devo la più alta gratitudine anzitutto al Dr. Géza Horvath del Museo di Budapest che per quasi venti anni mi ha onorato del suo aiuto prezioso con una così cordiale abnegazione che io non potrò mai dimenticare. La mia riconoscenza voglio pure esprimere al Dr. V. Lallemand di Uccle, al Sig. E. De Ber- gevin di Algeri, al Dr. Edm. Schmidt di Stettino ed al collega Rag. C. Mancini che in vario modo mi hanno ripetutamente aiutato. Ho seguito per l'ordinamento e la nomenclatura il Catalogo dell’Osha- nin (*). Ad ogni specie ho fatto seguire una indicazione sulla frequenza (1) Ferrari P. M. - Rincoti Omotteri raccolti nell'Italia centrale e meridionale dal Prof. G. Cavanna. Boll. Soc. Entom. Ital. XVII (1885), pp. 269-292. (2) Horvath Géza. Note emitterologiche. Bollett. Soc. Entom. Ital. XIX (1887), pp. 278-285. (3) Non ho tenuto conto di Autori antichi come il Maioli e il Ginanni. Il P. Cesare Maioli (v. il mio lavoro: Il naturalista forlivese P. Cesare Maioli. ecc. Nuovo Giorn. Bot. Ital. XXXII, 1925), raccolse Emitteri in Romagna e la sua « Introduzione all’entomologia » (ms. nella Biblioteca di Forlì, vol. { p. 177-190) tratta del gruppo e dà varie tavole di fi- gure (Tav. XI a XVI). Però località romagnole non sono precisamentente ricordate se non 26 - PIETRO ZANGHERI della specie stessa in Romagna; ma questa indicazione più che in senso assoluto va presa in senso relativo, in confronto cioè con le simili in- dicazioni che accompagnano le altre specie. Seguono le citazioni delle località (!) e dei mesi di raccolta desunti dal materiale da me posseduto. In un ultimo capitolo ho riunito le considerazioni generali sugge- ritemi dall'esame di questa fauna, ed a quello rimando per la spiega- zione delle sigle contenute nell’elenco delle specie. ELENCO DELLE SPECIE Heteroptera Fam. Cydnidae Cydnus nigrita (F.) Specie poco comune. Presso Forlì in località Cap- puccinini nel terriccio. (Novembre). [ EP. rs.]. Geotomus punetulatus (Costa). Come la specie precedente. Nell’alveo del Montone a Villanova di Forlì (Maggio). [M. rs.]. Brachypelta aterrima (Forst.), Senza essere comune, è distribuita dal mare alla cresta appenninica. Pinete di Ravenna, Forlì, al Passo di S. Godenzo (Maggio Giugno). [M. pf.]. Gnathoconus albomarginatus (Goeze) Scarsa. Ladino. (Giugno). [M. rs.]. Sehirus sexmaculatus (Rmb.). Poco frequente. Presso l’alveo del Mon- tone a Forlì e del Ronco a Meldola. (Aprile). [M. rs.]. per la sola « Nepa Cinerea » che viene citata come comune nelle acque delle Pinete di Ravenna. Varie altre specie portano la locuzione vaga, che si trovano anche «da noi » ma non è certo che il Maioli alluda alla Romagna o piuttosto ad altre parti d’Italia che visitò. Di più, gran parte delle specie citate (molte figurate ma non descritte) sono ma- lamente identificabili. Il Ginanni nella sua « Storia civile e naturale delle Pinete Ravennati >». (Roma, Sa- lomoni 1774) a pag. 397 e 398 cita una diecina di Emitteri della Pineta di Ravenna fra le quali tre specie di Cicale, la Nepa cinerea la Cimice dei letti (nelle case della Pineta) e cinque non facilmente identificabili (Cimice acquatica, della felce, silvestre, del pino e Mosca cimiciforme.) (4) Oshanin B. - Katalog der paldarktischen Hemipteren (Berlin, 1912) (1) Fra le località citate devono ritenersi a caratteristiche montane, speciamente in re- lazione ha quanto ho detto sul clima, solamente le seguenti: Alfero (m. 626 s: 1. m.), Cam- pigna (m. 1068), Carnaio (m. 899), Carpegna (m. 1007), Colla tre faggi (m. 1000), M. Ajola (m. 942), M. Comero (m° 1371), Monte Falco (Falterona) (m. 1657), Monte Fumajolo (m. 1408), Passo della Calla (m. 1293), Passo di S. Godenzo (m. 907), Passo dei Mandrioli m.1173), Pian delle Fontanelle (m. 1520), Poggio Orticai (m. 1093), Poggio Scali (m. (1520), Prato Bertone (m: 1389), Spinello (m. 825), Verghereto (m. 812). EMITTERI DI ROMAGNA 27 Ochetostethus nanus (G. S.). Comune al piano e sui colli nel terriccio: Pineta di Ravenna, ii S. Lorenzo in Noceto, Grisignano, Mel- dola, Bertinoro. (Novembre-Giugno). [M. f.]. Fam. Plataspidae Coptosoma sentellatum (Geoffr.). Frequente dal mare al crinale appenni- nico. Pineta di Ravenna, Forlì, Meldola, S. Savino, Portico, Civitella, Passo di S. Godenzo. [EP. f.]. Fam. Pentatomidae Odontoseelis dorsalis (F.) Non è comune. Sul Colle Carnaio. (Giugno). [M. rs]. Odontotarsus purpureo - lineatus (Rossi). Abbastanza frequente in ispecie nelle Pinete Ravennati, ma la ebbi anche dall’alto Appennino (Verghe- reto). (Giugno-Agosto). [M. pf.]. Odontotarsus purpureo - lineatus var. obsoletus Horv. Nelle Pinete di Ravenna. (Agosto). Psacasta exanthematiea (Scop.) Rara. Presso Meldola una volta. (Mag- gio). [M. rs.] Eurygaster maurus (L.) È citato di Ravenna da Mancini ('), ma lo ri- tengo molto meno frequente della sp. seguente. [EP. rs.]. Eurygaster meridionalis Peneau. L’ ho ripetutamente raccolta dal piano all’alto Appennino: dintorni di Forli, dintorni di Cesena, Cam- pigna. (Maggio - Agosto, Novembre). [M M. af]. Eurygaster meridionalis var. maculatus Mancini. Col tipo a Bertinoro (Novembre). Ancyrosoma albolineatum (F.). Non è specie molto comune. L’ho rac- colta presso Meldola e nelle Pinete di Ravenna. (Agosto - Settembre). [MM. rs.]. Graphosoma italieum Muell. Sparsa qua e là, ma non frequente. Crinale dell’Appenino a Prato Bertone, Cantoniera di Carpegna. (Giugno). (ER: rs) | (1) Mancini C. Gli Eurygaster maurus L. e meridionalis Peneau in Italia (Boll. Soc. Ent. Ital. Vol. LXIII [1931], p. 11). 23 PIETRO ZANGHERI Podops inuneta (F.). Specie scarsa. Vari esemplari a Civitella di R.® (Agosto). [EP. rs.]. Sciocoris macrocephalus Fieb. Come la precedente. Trovata, finora, solo nelle Pinete di Ravenna (di Classe e di S. Vitale). (Luglio - Agosto). [M. rs.]. Sciocoris microphthalmus Flov. Scarsa. Cima di Monte Falterona. (Lu- glio). [M. rs]. Sciocoris fumipennis Put. Rara. Un esemplare a Portico di Romagna. (Luglio). [MM. rs.]. Seiocoris cursitans (F.) Dal mare all’alto Appennino, ma scarsa. Esem- plari a Savio, Carpena, Campigna. (Giugno - Agosto) [E P. pf.]. Dyroderes umbraculatus (F.) Qua e là. Ladino, Bertinoro. revere - Maggio). [MM pf]. Aelia acuminata (L.) Abbastanza comune dal mare alla cresta dell’Ap- pennino. (Maggio - Ottobre). [EP. f.]. Aelia acuminata var. annulipes De Berg. var. nov. Col tipo a Campi- gna. (Luglio). Osserv. Non mi consta che De Bergevin abbia descritto questa nuova varieta che egli credette separare in un lotto di miei esemplari. Sarebbe essenzialmente caratterizzata da anellature nere sulle tibie. Aelia rostrata Boh. Molto meno comune della specie precedente. L’ho tuttavia trovata dal mare (foce Fiumi uniti) all’alto Appennino (Cam- pigna). (Agosto - Ottobre). [EP. rs.]. Neottiglossa pusilla (Gmel.) Platysolen inflexus Wolf. [in De Carlini ()]. Imola [Strobel, sec. De Carlini.] Neottiglossa bifida (Costa) L’ho potuta raccogliere finora solo nelle Pi- nete Ravennati ove non sembra scarsa. (Agosto). [MM. pf.]. Neottiglossa leporina (H. S.) Qua e là dal mare all’alto Appennino: Pinete di Ravenna, Ladino, Verghereto. (Giugno - Agosto). JM. pf ]. Stagonomus pusillus (H. S.) Poco frequente. Qualche esemplare nel ter- riccio dei cedui di Quercia a Ladino e presso Meldola. (Febbraio - Giugno). [M. rs.]. Stagonomus Grenieri (Sign.) Raro. Un solo esemplare sul Monte Fal- terona. (Luglio). [MM. rs.]. | (1) De Carlini Angelo. / rincoti emitteri ed omotteri pavesi Boll. Soc. Entom. Ital. XVIII (1886). EMITTERI DI ROMAGNA 29 Eusarcoris aeneus (Scop.) Poco comune. L’ho rinvenuto nelle Pinete Ravennati e presso Forlimpopoli. (Maggio - Settembre). [EP. rs.]. Eusarcoris aeneus var. spinicollis (Put.) Assai rara. Una volta nelle Pinete di Ravenna. (Settembre). Fusarcoris inconspicuus (H. S.) Frequente dal mare al subapennino. Pi- nete di Ravenna, Savio, Forlì, Ladino, S. Lorenzo, Meldola. (Febbraio - Aprile, Agosto - Novembre). [M. f.]. Rubiconia intermedia (WIff.) Rara. Un solo esemplare nelle Pinete di Ravenna. (Agosto). [M. rs.]. Staria lunata (Hhn.) Comune nelle Pinete di Ravenna, ma scarsa altrove (Monte Colombo). (Maggio - Settembre). [M. af.]. Peribalus vernalis (WIff.) L'ho rinvenuto solo nell’alto Appennino a _ Prato Bertone sullo spartiacque tosco - romagnolo. (Giugno). [EP. rs.] Peribalus strietus (F.) var. immaculieornis Raj. Più frequente e più distribuito della specie precedente: Meldola, Ricò, Caminate. (Aprile, Settembre - Ottobre). [MM. pf.]. Peribalus albipes (F.) Abbastanza frequente: dintorni di Forlì, Cami- nate, Cusercoli. (Aprile, Giugno - Luglio, Ottobre). [MM. pf.]. Palomena prasina (L.) Frequente dal piano all’alto Appennino. Pinete di Ravenna, Forlì, Civitella di Romagna, Poggio Scali. (Febbraio - Agosto). [EP. af.]. Chlorochroa juniperina (L.) Non comune nelle Pinete di Ravenna. (Maggio - Luglio). [EP. rs.]. Carpocoris fuseispinus (Boh.) Dal mare all’alto crinale appenninico, ma non ovunque uniformemente distribuito. Cervia, Savio, M. Falterona. (Agosto). [EP. pf.]. Carpocoris purpureipennis (De G.) Molto comune dal mare all’alto Ap- pennino. Spiaggia di Cervia, Pinete di Ravenna, Forli, Meldola, Voltre, Corniolo, ecc (Maggio - Ottobre). [EP. f.]. Carpocoris lunulatus (Goeze) Dal mare al medio Appennino, non molto frequente. Pinete di Ravenna, S. Agostino di Predappio, Predap- pio nuova. (Maggio - Agosto). [M. pf.]. Codophila varia (F.) L’ho rinvenuta solo nelle Pinete di Ravenna dove non è rara. (Luglio). [MM. rs.]. 30 PIETRO ZANGHERI Dolycoris baecarum (L.) Assai frequente dal mare alla cresta dell’Ap- pennino. Pinete di Ravenna, Savio, Meldola, Ravaldino, S. Savino, Passo Mandrioli, Passo di S. Godenzo, Falterona, ecc. (Maggio - Ot- tobre). [EP. f.]. iS Euridema ornatum (L.) Discretamente comune quasi ovunque. en No- vembre) [M. f.]. Erydema festivum (L.) var. decoratum (H. S.) Negli orti, ma più scarsa della precedente. (Maggio). [M. pf.]. Eurydema festivum var. pictum (H. S.) Come la var. decoratum, ma forse un po’ più frequente (Luglio). | Eurydema oleraceum (L.) Comune dal mare all’alto Appennino (Giugno - Ottobre). [EP. f.). Eurydema oleraceum var. albomarginellum (F.) Col tipo a Campigna. (Luglio). Nezara viridula (L.) var. smaragdula F. Piuttosto scarsa. Forlì, Mel- dola. (Aprile - Settembre). [MM. pf.]. Nezara viridula var. torquata F. Ancora più scarsa della precedente. Forlì. (Aprile). Piezodorus lituratus (F.) Abbastanza frequente dal mare all’ Appennino. Pinete di Ravenna, Ladino, Caminate, Rico. (Gennaio, Agosto, Ot- tobre). [M. pf.]. Piezedorus lituratus var. alliaceus Germ. Più comune del tipo. Pinete di Ravenna, Forlimpopoli, Meldola, S. Agostino di Predappio, Civi- tella. (Marzo - Agosto). Piezodorus lituratus var. roseus Gorski. Qua e là, non frequente. Ca- minate, Civitella. (Agosto - Ottobre). Rhaphigaster nebulosa Poda. Comune quasi ovunque. (Marzo - Maggio, Settembre - Ottobre). [M. f.]. Elasmostethus minor Horv. Raro. Un esemplare in un orto a Forlì. (Luglio). [MM. rs.]. Cyphostethus tristriatus (F.) Raro. Un esemplare nelle Pinete di Ra- venna. (Luglio). [EP. rs.]. Arma eustos (F.) Poco frequente. Forlì e dintorni immediati. (Aprile). [M. pf.]. Zicrona coerulea (L.) Poco comune. Forlì, Carpena. (Giugno - Luglio) ERBE. EMITTERI DI ROMAGNA 31 Fam. Coreidae Gonocerus juniperi H. S. Poco comune. Più facile a rinvenirsi nelle Pinete di Ravenna (Aprile - Agosto). [M. pf.]. Gonocerus acuteangulatus Goeze. Scarso. Voltre, Ricò. (Maggio, Settem- bre). [M. rs.]. Verlusia rhombea (L.) Frequente dal mare all'alto Appennino. Pinete di Ra- venna, Grisignano, S. Benedetto in Alpe ecc. (Aprile - Luglio). [ M M. af.]. Verlusia rhombea var. quadrata (F.) Qua e là col tipo. M. Falterona (Luglio). [M. rs.]. Coreus seapha F. Scarso. Ricò (Settembre). [M. rs.]. Syromastes marginatus (L). Comune dal mare alla cresta dell’Appen- nino. Pinete di Ravenna, Ladino, Meldola, S. Savino, S. Benedetto, Campigna, Passo di S. Godenzo, M. Comero, Prato Bertone, Passo Mandrioli. (Giugno - Settembre). [EP. f.]. Centrocoris spiniger (F.) Piuttosto scarso. Pinete di Ravenna, Ladino. (Giugno). [MM. rs.]. Centrocoris variegatus Klti. Raro. Pinete di Ravenna. (Agosto.) [ M. M. rs.]. Spathocera lobata (H. S.). Qua e là nell’alto Appennino. Monte Co- mero, crinale tosco-romagnolo a Prato Bertone. (Giugno, Settembre.) -IEP rs], Ceraleptus obtusus (Brulle) Poco frequente. Ricö, S. Agostino di Pre- dappio. (Settembre - Novembre), [MM. rs.]. Ceraleptus gracilicornis (H.S.) Scarsa. Pinete di Ravenna, S. Savino, Al- fero. (Marzo, Luglio). [MM. pf.]. Loxoenemis dentator (F.) Scarsa. Cusercoli. (Ottobre). [M. rs.]. Bothrostethus annulipes (Costa). Rara. S. Mamante. (Giugno). [M. rs.]. Coriomeris alpinus (Horv.) Rara. Spinello, un esemplare. (Luglio). [M. rs.]. | # Coriomeris hirticornis (F.) Abbastanza frequente qua e là. Pinete di Ravenna, S. Paolo in Acquiliano, Campigna. (Maggio - Luglio). [M. pf. ]. Coriomeris Spinolae (Costa). Specie rara. Un esemplare nel bosco (ora distrutto) della “ Monda,, presso Meldola. (Giugno). [MM. rs.]. 32 . PIETRO ZANGHERI Coriomeris denticulatus (Scop.) Comune quasi ovunqne. Ladino, S. Ma- mante, Rocca S. Casciano, Predappio, Meldola, Portico di R*, Cor- niolo (Maggio - Luglio). [M. f.]. | Stenocephalus albipes (F.) Poco frequente. Pinete di Ravenna nel ter- riccio, Ladino, Predappio. (Gennaio, Aprile - Giugno) [M. pf.]. Alydus calcaratus (L.) Specie scarsa. Ladino, Meldola, Rico (Agosto - Settembre). [EP. pf.]. : Camptopus lateralis (Germ.) Comune. Pinete di Ravenna, Forli, Meldola, Caminate, Ricò, Civitella, Dovadola, S. Savino, Selvapiana. (Aprile - Maggio, Agosto - Ottobre). [M. f.]. Therapha byoseiami (L.) Frequente quasi ovunque dal mare all’alto Ap- pennino. Pinete di Ravenna, Lardiano, Ravaldino, Predappio nuova, S. Savino, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Ottobre) [EP. af.]. Liorhyssus hyalinus (F.) Poco > weenie: Forlì, Predappio. (Luglio - Ago- sto). [EP. pf.]. Liorhyssus hyalinus var. nigrinus (Put.) Ancor piu scarso del tipo. Tes- sello. (Maggio). | Corizus maculatus (Fieb.) Abbastanza frequente, ma non ovuque. Pi- nete di Ravenna, Selvapiana. (Maggio, Agosto - Settembre). [E P. pf.] Corizus subrufus (Gmel.) Comune quasi ovunque. Forli, Ladino, Meldola, S. Agostino di Predappio, S. Mamante, Rico, Civitella, S. Savino. (Aprile - Settembre). [EP. f.] Corizus conspersus (Fieb.) Rara. Un esemplare sul Monte Falterona. (Agosto). [M. rs.]. | ? Corizus distinetus (Sign.) Rara. Presso S. Piero in Bagno. (') (Luglio). [M. rs.]. Corizus parumpunetatum (Schill.) Comune dal mare al crinale Appen- ninico. Pinete di Ravenna, S. Varano, Meldola, Portico di Romagna, ‘Passo Mandrioli, Campigna, M. Falterona. (Luglio - Novembre). TER: E | Rhopalus tigrinus Schill. Poco frequente. S. Piero in Bagno, Campigna. (Luglio). [M. rs.]. Stietopleurus crassicornis (L.) Comune dal mare alla cresta appenninica. Presso foce Fiumi Uniti, Forli, Meldola, Forlimpopoli, S. Agostino di Predappio, Campigna. (Febbraio, Giugno, Settembre). [EP. f.]. (1) Determinazione dubbia.. EMITTERI DI ROMAGNA 33 Stictopleurus punetato - nervosus Goeze. Comune quasi come l’affinis- sima specie precedente. Pinete di Ravenna, Forlimpopoli, Ricd, Col- mano, Mercato Saraceno, S. Savino. (Maggio, Agosto - Ottobre) IEP: ER | Stietopleurus abutilon Rossi. Ancor più comune delle due specie qui sopra. Pinete di Ravenna, Forli, Meldola, Bertinoro, S. Agostino di Predappio, S. Paolo in Acquiliano, Campigna, ecc. (Aprile - Ottobre). FER.EI: Myrmus miriformis (Fall) Specie scarsa. Presso la foce dei Fiumi Uniti. (Settembre). [EP. rs.]. | Chorosoma Schillingi (Schum.) L’ho rinvenuta solo nelle Pinete di Ra” venna (Pineta di Cervia). (Agosto). [EP. rs.] Fam. Pyrrhocoridae Pyrrhocoris apterus (L.) Comune quasi ovunque. Ravenna, Forli, Voltre. (Marzo - Maggio, Settembre). [EP. af.]. Pyrrhoeoris marginatus (Klti) Abbastanza frequente, ma non ovunque. Meldola, Grisignano, S. Lorenzo in Noceto, Virano, nel terriccio. (Feb- braio - Aprile, Ottobre - Novembre). [EP. af.]. Fam. Lygaeidae Lygaeus leucopterus (Goeze). Scarso. Civitella di Romagna. (Maggio). [MM. rs.]. Spilostethus saxatilis (Scop.) Molto comune, dal piano all’alto Appen- nino. (Aprile - Settembre). [M. f.]. Spilostethus equestris (L.) Non molto frequente. Pinete di Ravenna, Campigna, Passo di S. Godenzo. (Giugno - Luglio). [EP. pf.]. Spilostethus albomaculatus (Goeze) L’ ho raccolta finora solo nell’alto Appennino. Campigna, Passo della Calla, Passo di S. Godenzo. (Lu- glio - Agosto). [M. pf.]. Spilostethus superbus (Pollich) Abbastanza frequente quae 1a. Meldola, Castelnuovo, Rico. (Febbraio - Marzo, Settembre). [M. pf.]. Lygaeosoma reticulatum (H. S.) Non molto frequente. Savio, Meldola, Rico. (Febbraio, Agosto - Settembre). [M. af.]. Mem. Soc. Entomol. It., XIII, 30-1 V-1934 2 Fr LA 4 Pry eut ~ a 2 MES Be. bs ‘= ig tia et art ‚oz MD ar RATES HU Big! y à fort Fer Pa PT = re AP Re i id rs MERS, ZN MC Aia PR ea ade CRE Pe rae ES Te A HE 34 PIETRO ZANGHERI Nysius thymi (Wolff.) Poco frequente. Saline di Cervia, Savio, M.te Comero. (Agosto - Settembre ). (EP. pf.]. Nysius erieae (Schill.) Specie scarsa. Forlì. (Settembre). [EP. rs]. Nysius eyınoides (Spin.) Specie scarsa. Mercato Saraceno. (Ottobre). [M M. rs.]. Nysius graminicola (KIti) L’ ho trovata finora solo nelle Pinete Raven- nati. Già citata di Ravenna [Horvath]. (Agosto - Settembre [M. af.] Nysius senecionis (Schill.) Molto comune, specialmente al piano e sul basso e medio Appennino. Pinete di Ravenna, Forlì, Meldola, Virano, S. Savino, Mercato Saraceno. Già citata di Ravenna [Horvath]. (Marzo - Agosto). [M. rs.|. Nysius punctipennis (H. S.) Non molto frequente. Pinete di Ravenna, Monte Comero, M.te Falterona. Già citata di Ravenna [Horvath]. (Agosto - Settembre). [EP. pf.]. = Cymus melanocephalus Fieb. Comune dal mare all’alto Appennino. Pi- nete di Ravenna, Savio, Forli, Meldola, Monte Fumajolo. (Maggio - Ago- sto). [M. f.]. Cymus glandicolor Hhn. Meno comune della specie precedente. Pinete di Ravenna, Ladino, Meldola, Bertinoro, S. Mamante. (Aprile - Giu- gno). [EP. af.]. Dimorphopterus Spinolae (Sign.) Rara. Un solo esemplare (ninfa) al Passo di S. Godenzo, nel terriccio delle faggete. (Agosto). [MM. rs.]. Blissus Doriae Ferr. Rara. Un esemplare a Selvapiana. (Agosto). [M M. rs.|. Henestaris laticeps (Curt.) Comune nelle Pinete Ravennati, molto meno altrove (Meldola). (Agosto - Settembre). [M. af.]. Henestaris halophilus (Burm.) Qua e là non molto frequente. Pinete di Ravenna, Forlì, Tessello. Già citata di Ravenna [Horvath]. (Maggio, Agosto - Settembre). [M. pf.]. Geocoris pallidipennis (Costa). Specie scarsa. Forlì. (Settembre). [M M. rsl. Geocoris megacephalus (Rossi). Specie scarsa. Villanova di Forlì. (Mag- gio). IMM. rs.]. Geocoris megacephalus var. mediterraneus Put. Sembra meno scarsa del tipo. Meldola, Colmano, S. Savino. (Aprile, Ottobre). FMITTERI DI ROMAGNA 35 Heterogaster urticae Fieb. Specie scarsa. Spinello. (Luglio). [M. rs.]. Heterogaster artemisiae Schill. Non frequente. Castelnuovo di Meldola, S. Agostino di Predappio. (Aprile - Maggio). [M. rs.]. Platiplax salviae (Schill.) Non molto frequente. Pievequinta, Magliano, S. Agostino di Predappio. (Maggio). [M. pf.]. Platiplax inermis (Rmb.) Come la specie precedente. Forlì, Villanova di Forlì, S. Agostino di Predappio. (Aprile - Luglio). [MM. rs.]. Brachyplax palliata (Costa). Rara. Cappuccinini, nel terriccio e foglie morte. (Ottobre). [MM. rs.]. Metopoplax ditomoides (Costa) Rara. Romiti. (Maggio). [MM. rs.]. Maeroplax Preyssleri (Fieb.) Abbastanza frequente. Pinete di Ravenna, Savio, Meldola, Spinello, Colle Carnaio. (Giugno - Settembre). [EP. af.]. Macroplax faseiata (H. S.) Scarsa. Ladino. (Giugno). [MM. rs.]. Pamera fracticollis (Schill.) v. eollaris (Bar.). Scarsa. Pinete di Ravenna nel terriccio. (Marzo). [M. rs.]. Khyparochromus praetextatus (H. S.) Specie scarsa. S. Lorenzo in No- ceto nel terriccio e fra foglie morte. (Novembre). [M. rs.]. Rhyparochromus dilatatus (H. S.) Come la specie precedente e nella medesima località. (Novembre). [M. rs.]. Rhyparochromus chiragra (F.) Comune quasi ovunque. Forlì, Meldola, Bertinoro, Grisignano, S. Lorenzo, Dovadola, S. Savino. (Febbraio - Aprile, Ottobre - Novembre). [EP. f.]. Rhyparochromus chiragra var. sabulicola Thms. Qua e là col tipo. (Marzo). Tropistethus holosericeus (Scoltz.) Comune quasi ovunque. Pinete di Ravenna,Meldola, Bertinoro, Grisignano, S. Lorenzo in Noceto, Vi- rano, Campigna. (Tutto Panno). [EP. f.]. Pterotmetus staphylinoides (Burm.) Assai scarsa. Presso Meldola, nel bosco Monda, ora. distrutto. (Giugno). [EP. rs.]. Plinthisus minutissimus Fieb. Non scarsa, ma localizzata. A Scardavilla presso Meldola, nel terriccio. (Febbraio). [MM. pf.]. Plinthisus flavipes Fieb. Rara.Pinete di Ravenna, nel terriccio. (Gen- naio). [MM. rs.]. Plinthisus brevipennis Latr. Abbastanza frequente qua e là. Ladino, Meldola, S. Lorenzo, Virano. (Febbraio - Giugno, Ottobre - Novembre) EP: £L 36 PIETRO ZANGHERI Stygnocoris rustieus (Fall.) Specie scarsa. Carpena. (Luglio). [EP. rs.] Stygnocoris pedestris (Fall) Abbastanza frequente dal mare all'alto Appennino. Pinete di Ravenna, Ravaldino, Mercato Saraceno, Passo di S. Godenzo. (Agosto - Novembre). [EP. af.]. Stygnocoris fuligineus (Geoffr.) Scarsa. Monte Comero. ue (EP ts: | Lasiocoris anomalus (KIti.) Specie scarsa. Pinete Ravennati. (Agosto). [MM. rs.]. | Peritrechus sylvestris (F.) Poco frequente. Scardavilla presso Meldola, Grisignano. (Febbraio - Aprile). [EP. rs.]. Peritrechus gracilicornis Put. Abbastanza frequente. Forli, Meldola, Bertinoro, Campigna. (Maggio, Luglio, Novembre). [EP. pf.]. Calyptonotus Rolandri (L.) Assai scarsa. Roversano. (Luglio). [EP. rs.]. - Aphanus quadratus (F.) Poco frequente. Zone litoranee. Pinete di Ra- venna, presso foce f. Savio. (Giugno, Novembre). [EP. rs.]. Aphanus saturnius (Rossi). Specie assai scarsa. Ricò (Settembre). [M M. rs.]. Aphanus inarimensis (Costa). Comune, ma localizzata. Scardavilla presso Meldola, nel terriccio. (Febbraio - Giugno, Settembre). [MM. pf.]. Aphanus confusus Reut. Comune. Pinete di Ravenna, Meldola, Ricò, Civitella di Romagna, (Maggio - Settembre). [M. f.]. Aphanus alboacuminatus (Goeze). Specie scarsa. Presso Forli. (Ottobre). [EP. rs.]. | Aphanus pini (L.) Frequente sull’alto Appennino, Campigna, Prato Ber- tone e Poggio Orticai, sul crinale Tosco - Romagnolo. (Maggio - Ago- sto). [EP. f.]. Aphanus phoeniceus (Rossi). Qua e 1a sull’alto Appennino. Campigna, Passo dei Mandrioli. (Luglio - Settembre). [EP. rs.]. Aphanus phoeniceus var. sanguineus (Del. Sc.) Scarsa. Selvapiaria. (Agosto). Beosus quadripunctatus (Miill.) Specie scarsa. Pinete di Ravenna (Ago- sto). [MM. rs.]. Beosus maritimus (Scop.) Frequente. Pinete di Ravenna, Forlì, S. Ruf- fillo di Dovadola, Cusercoli. (Marzo, Luglio - Ottobre). [M. f.]. Emblethis griseus (WIff.) Specie scarsa. S. Savino. (Ottobre). [M. rs.]. At go Put ay RO ua ac PZA ra gare PR ee Le yas EMITTERI DI ROMAGNA 37 Emblethis verbasei (F.) Abbastanza frequente. Pinete di Ravenna, Mel- dola, Colmano, S. Savino. (Marzo - Aprile, Ottobre). [EP. pf.]. Eremocoris plebeius (Fall.) Specie poco frequente. Passo di S. Godenzo, nel terriccio e foglie morte delle faggete. (Agosto). [EP. rs.]. Eremocoris podagricus (F.) Frequente dove è localizzata. Colmano, nel terriccio di bosco. (Ottobre). [EP. pf.]. Scolopostethus affinis (Schill) Frequente sia al piano che sui monti. Forli, Bertinoro, Campigna, Monte Fumajolo. (Marzo Novembre). Pol. aA Seolopostethus Thomsoni Reut. Specie rara. Monte Falterona (Agosto). IEP: rs]. Taphropeltus contractus (H. S.) Comune quasi ovunque. Forlì, Meldola, S. Lorenzo, Bertinoro, Dovadola, nel terriccio dei boschi (Febbraio - Aprile, Ottobre - Novembre). [M. f.]. Fam. Berytidae Berytus montivagus Mey. Specie scarsa. Pinete di Ravenna. (Giugno). [EP. rs]: Metacanthus punctipes (Germ.) Poco frequente. Scardavilla presso Mel- dola, Selvapiana, Campigna. (Giugno, Agosto, Novembre). [M. pf.]. Fam. Piesmidae Piesma quadrata (Fieb.) Non frequente. Presso Forlì. (Agosto). [EP. rs.]. PN Fam. Tingitidae Campylostira verna (Fall.) Scarsa. Pinete di Ravenna nel terriccio. (Gen- naio). [EP. rs.]. Acalypta marginata (WIff.) Abbastanza frequente, ma non ovunque. La- dino, Meldola, nel terriccio e fra i muschi. (Giugno, Ottobre - No- vembre). [EP. pf.]. Acalypta hellenica Reut. Come la specie precedente. Pinete di Ravenna, bosco di Scardavilla (Meldola) nel terriccio. (Gennaio - Febbraio). [MM. pf.]. 38 - PIETRO ZANGHERI Acalypta parvula (Fall) Specie scarsa più delle due precedenti. Bosco di Scardavilla presso Meldola. (Ottobre). [EP. rs.]. Dictyonota strichnocera Fieb. Rara. Monte Comero. (Settembre), [M. rs.] Dietyonota tricornis (Schrk.) Scarsa. Monte delle Forche. (Agosto). [EP. rs.]. Derephysia foliacea (Fall) Rara. Monte Falterona. (Agosto). [EP. rs.]. Stephanitis pyri (F.) Comune sul pero. (Agosto - Settembre). [M. af.]. Tingis ajugarum (Frey. Gessn.) Rara. S. Varano. (Luglio). [MM. rs]. Tingis cardui (L.) Abbastanza frequente sull’alto Appennino. Passo di S. Godenzo. (Agosto). [EP. pf.]. | Catoplatus Fabrieii (Stal.) Specie scarsa. S. Varano, Campigna, (Aprile - Luglio). [EP. rs.]. Copium cornutum Thnb. Come la specie precedente. Portico di Roma- gna. (Luglio). [M. rs.]. Copium teucrii (Host.) Come sopra. Pinete di Ravenna nel terriccio. (Maggio). [M. rs.]. | Monanthia echii (Schrk.) Poco frequente. Corniolo. (Luglio). [EP. pf.]. Monostira unicostata (Mls.) Specie scarsa. Pinete di Ravenna. (Agosto). (MM. rs.]. Serenthia confusa Put. Qua e là. Meldola, Ravaldino, Bertinoro. (Set- tembre - Novembre). [M. pf.]. Fam. Aradidae Aradus crenatus Say. Non frequente. Passo Mandrioli. (Luglio) [EP. rs.]. Fam. Phymatidae Phymata erassipes (F.) Comune. Pinete di Ravenna, Ladino, Meldola, Civitella, S. Sofia, Portico. (Aprile - Agosto). [M. f.]. Fam. Reduviidae Ploiaria domestica Scop. Non molto frequente nelle case. Tutto l’anno. [MM. af.]. Pygolampis bidentata (Goeze) Scarsa. Castelnuovo di Meldola. (Aprile). [EP. rs.]. EMITTERI DI ROMAGNA 39 Oncocephalus pilicornis (H. S.) Rara. S. Agostino di Predappio (Maggio). [MM. rs.]. Oncocephalus squalidus (Rossi) Comune. Forlì, Forlimpopoli, Ladino, - Selvapiana. (Marzo - Giugno, Settembre). [MM. af.]. Reduvius personatus (L.) Frequente. Forlì ecc. (Maggio - Luglio). HP; atk Ectomocoris ululans (Rossi) Poco frequente. Forlì, Ricò. (Luglio - Set- tembre). [MM. rs.]. Pirates hybridus (Scop.) Frequente. Forlì, Meldola, Virano, Bertinoro. (Marzo, Agosto - Ottobre). [MM. f.]. Rhinoeoris annulatus (L.) Scarsa. Campigna. (Luglio). [EP. rs.]. Rhinocoris iracunilus (Poda) Abbastanza frequente dal mare all’alto Appennino. Pinete di Ravenna, S. Mamante, Virano, S. Sofia, Perti- cara, Campigna. (Giugno - Luglio, Settembre - Ottobre). [EP. af.]. Rhinocoris iracundus v. rubrieus (Germ.) Col tipo a S. Mamante. (Giugno). Coranus subapterus (De G.) Non è frequente. Forlì, Meldola. (Settem- bre. - Ottobre). [EP. rs.]. Fam. Nabidae Prostemma guttula (F.) Qua e là. Ricò, S. Savino. (Settembre - Ot- tobre). [EP. pf.]. Prostemma sanguineum (Rossi) Più scarsa della specie precedente. Isola di S. Sofia. (Giugno). [M. rs.]. Nabis lativentris Boh. Molto comune ovunque dal mare all’alto Appen- nino. Pinete Ravennati, Forlì, Meldola, Ricò, S. Piero in Bagno. M°°. Fumajolo, Campigna, ecc. (Aprile - Novembre). [EP. f.]. Nabis ferus (L.) Molto comune ovunque quasi come la specie prece- dente. Pinete Ravennati, Forlì, Meldola, Spinello, S. Piero in Bagno, Colla tre faggi. (Gennaio - Ottobre). [EP. f.]. Nabis rugosus (L.) Comune dal mare all’alto Appennino. Pinete di Ra- venna, Forlì, Bertinoro, S. Savino, Campigna, Crinale appenninico a Prato Bertone. (Aprile - Agosto). [EP. f.]. 49: PIETRO ZANGHERI Fam. Hebridae Hebrus ruficeps Thms. Specie scarsa. Bertinoro nel terriccio e foglie ‘secche. Novembre. [EP. rs.]. Hebrus pusillus (Fall.) Come la precedente. Virano nel terriccio. Ot- tobre. [EP. rs.]. Fam. Cimicidae Cimex leetularius L. Nelle stazioni proprie alla specie. [EP. f.]. Qeciacus hirundinis (Jenyns) Nei nidi delle rondini. Forniolo. ecc. IEP. £]. Fam. Anthocoridae Temnostethus pusillus (H. S.) var. graeilis Horv. Rara. Romiti (Aprile) IM. rs.]. Anthocoris nemoralis (F.) Scarsa. Forlì. (Marzo). [EP. rs.]. Anthocoris sarothamni Dgl. Sc. Rara. Monte Aiola. (Luglio). [M. rs.]. Anthocoris gallarum - ulmi (De Geer.) Come la specie precedente. Premil- cuore. (Luglio). [EP. rs.]. Anthocoris nemorum (L.) Comune sull’alto Appennino. Campigna, Passo della Calla, Prato Bertone, Pian delle Fontanelle. (Giugno - Agosto). LEP. ail: Triphleps nigra (WIff.) Molto comune dal mare alla cresta appenninica. Pinete di Ravenna, Forli, Meldola, Bertinoro, Virano, S. Savino, Spi- nello, Verghereto, Passo di San Godenzo, ecc. (Aprile - Ottobre). [EP. f.]. 7 Triphleps maiuscula Reut. Scarsa. Presso Forlì. (Luglio). [M. rs.]. Triphleps minuta (L.) Non frequente sull’alto Appennino. Campigna, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Agosto). [EP. rs.]. Lyctocoris ‘campestris (F.) Frequente. Forli, Meldola, Caminate, S. Be- nedetto in Alpe, Premilcuore. (Aprile - Luglio, Ottobre). [EP. af.]. Piezostethus galactinus (Fieb.) Specie scarsa. Cusercoli nel terriccio. (Ottobre). [EP. rs.]. | EMITTERI DI ROMAGNA 41 Fam. Capsidae Pithanus Maerkeli (H. S.) Rara. Romiti. (Giugno). [EP. rs.]. Miridius quadrivirgatus (Costa). Rara. Monte Fumajolo. (Luglio). [M. rs]. Phytocoris meridionalis H. S. Specie scarsa. Ladino in bosco di quercia. (Agosto). [MM. rs.]. Phytocoris obseurus Reut. Specie rara. Piancancelli (M. Falterona). (Ago- sto). [EP. rs.]. Phytocoris ulmi (L.) Scarsa. Spinello. (Luglio). [EP. rs.]. Phytocoris flammula Reut. Ben poco frequente. Ravaldino, Seggio, (Agosto - Settembre). [MM. rs.]. | Phytocoris varipes Boh. Abbastanza comune. Ladino, S. Savino, Pre- milcuore, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Settembre). [M. af.]. Phythocoris exoletus (Costa). Scarsa. Ladino. (Luglio) [MM. rs.]. Adelphocoris seticornis (F.) Abbastanza frequente. Pinete di Ravenna, Carpena, Meldola, (Maggio - Agosto). [EP. pf.]. Adelphocoris setieornis var. niger Reut. Col tipo nelle Pinete di Ra- venna. (Agosto). Adelphocoris vandalieus (Rossi). Rara. Savio. (Agosto). [M. rs.]. Adelphocoris detritus (Fieb.) Poco frequente. Carpena, Ronco. (Luglio) [M. rs.]. Adelphocoris ticinensis Mey D. Scarsa. Pinete Ravennati (Agosto). [M. rs.]. Adelphocoris lineolatus (Goeze). Comunisima ovunque dal mare alla cresta appenninica. (Maggio - Ottobre). [EP. f.]. Adelphocoris lineolatus var. inplagiatus (Westh.) Frequente quà e là col tipo. Romiti, Ladino, Civitella di Romagna, Spinello, S. Piero in Ba- gno. (Luglio - Agosto). | Adelphocoris lineolatus var. binotatus (Hhn.) Meno frequente della pre- cedente varieta. Pinete di Ravenna, Ronco. (Luglio - Agosto). Calocoris ochromelas (Gmel.) Specie scarsa. Ladino. (Aprile). [E P. rs.]. Calocoris bielavatus (H. S.) Abbastanza frequente sull’alto Appennino, Spinello, Campigna, Monte Fumajolo. (Luglio). [EP. af.]. Calocoris trivialis (Costa). Discretamente comune qua e là. Predappio, Buggiana, Isola di S. Sofia, Campigna. (Maggio - Luglio). [MM. af.]. Calocoris ventralis Reut. Specie scarsa. Monte Aiola. (Luglio). [MM. rs.]. 42 PIETRO ZANGHERI Calocoris cinetipes Costa. Abbastanza frequente. Civitella di Romagna, Isola di S. Sofia, Spinello, Colle Carnaio. (Giugno - Luglio). [M M. pf.]. | Calocoris fulvomaculatus (De G.) Specie scarsa. S. Savino, Verghereto. (Luglio). [EP. rs.]. Calocoris annulus (Brullé) Qua e là non molto frequente. Predappio, Civitella di Romagna, Verghereto, Campigna. (Maggio - Agosto). [M M. pf.]. Calocoris alpestris (Mey D.) Scarso sull’alto Appennino. Passo della Calla. (Luglio). [EP. rs.]. Calocoris roseomaculatus (De G.) Abbastanza comune quasi ovunque. Magliano, S. Paolo in Acquiliano, Portico di Romagna, Spinello, Cam- pigna, Monte Fumajolo. (Maggio - Agosto). EP. Î.. Calocoris angnlaris (Fieb.) Comune nell’alto Appennino. Campigna, M'® Falterona. (Giugno - Agosto). [MM. f.]. Calocoris norvegicus (Gmel.) Comune. Forlì, Meldola, Roversano, S. Sa- vino, Spinello, Verghereto, Passo di San Godenzo, Campigna, Pian delle Fontanelle (M* Falterona), Monte Fumaiolo, ecc. (Maggio - Ottobre). [EP. f.] Grypocoris Costae Reut. Raro. Predappio. (Giugno) [MM. rs.]. Stenotus binotatus (F.) Comune dal mare al crinale appenninico. Pinete di Ravenna, Ladino, Meldola, Roversano, Portico di Romagna, Ver- ghereto, Premilcuore, Campigna, Passo di S. Godenzo. ecc. (Aprile - Ottobre). [EP. f.]. | Lygus pabulinus (L.) Comune specialmente in alta montagna. Mercato Saraceno, Campigna, Monte Falterona, Monte Fumajolo. (Luglio - Ot- tobre). [EP. f.]. Lygus apiealis Fieb. Abbastanza frequente ma non ovunque. Ravaldino, Mercato Saraceno, S. Savino, Passo Mandrioli. (Luglio - Ottobre). [MM. af.]. Lygus apicalis var. inops Horv. Scarsa, mescolala al tipo a S. Savino. (Ottobre). Lygus pratensis (L.) Comunissima ovunque dal mare alla cresta appen- ninica (Aprile - Ottobre). [EP. f.]. EMITTERI DI ROMAGNA 43 Lygus pratensis var. rutilans Horv. Rara. Scardavilla. (Marzo). Lygus pratensis var. eampestris (Fall.) Poco frequente. Forlì, Ladino, Magliano. (Maggio - Settembre). Lygus kalmi (L.) Abbastanza frequente. Forlì, Meldola, Spinello, Sel- vapiana, S. Benedetto in Alpe. (Marzo, Luglio - Agosto). [EP. af.]. Cyphodema instabile (Luc.) Non molto frequente. Civitella di Roma- gna, S. Savino, Portico di Romagna, Passo di S. Godenzo. (Luglio). [EP. pf.]. Poeciloseytus unifaseiatus (F.) Rara. Monte Falterona, (Luglio). [EP. rs.]. Poeciloscytus asperulae Fieb. Rara. Premilcuore. (Luglio). [M. rs.]. Poeciloseytus vulneratus (Pnz.) Frequente nelle Pinete Ravennati. (Ago- sto) IEP. pi Poeciloseytus eognatus Fieb. Scarsa nella bassa Romagna. Pinete di Ra- venna, Savio. (Agosto). [M. rs.]. Charagochilus Gyllenhali (Fall.) Abbastanza frequente dal piano all’alto Appennino. Ladino, Meldola, Buggiana, Spinello, Passo di S. Go- denzo. (Maggio - Settembre). [EP. af.]. Liocoris tripustulatus (F.) Come la specie precedente. Forlì, Colle delle Forche, Campigna, Monte Falterona, Monte Fumajolo, (Aprile, Lu- glio - Agosto). [EP. f.]. Camptobrochis lutescens (Schill.) Specie scarsa. Cusercoli. (Ottobre). [M. rs.]. | Camptobrochis punetulatus (Fall.) Comune. Forli, Meldola, Virano, S. Agostino di Predappio, S. Savino, Corniolo. (Aprile - Ottobre). [E Pe i) | Camptobrochis punetulatus var. serenus Dgl. Sc. Al Colle delle Forche. (Agosto). Deraeocoris ruber (L.) Scarsa. Madonna del Lago presso Forlimpopoli (Maggio). [EP. af.]. Deraeocoris ruber var. danicus (F.) Poco frequente, ma più del tipo. Forlì, Campigna. (Giugno - Agosto). Deraeocoris ruber L. var. segusinus (Miill.) Più frequente anche della var. danicus. Ladino, Meldola. (Maggio - Giugno). 44 PIETRO ZANGHERI Stenodema calcaratum (Fall.) Comune. Pinete di Ravenna, Carpena. Meldola, Mercato Saraceno, ecc. (Luglio - Ottobre). [MM. f.]. Stenodema laevigatum (L.) Comunissima ovunque dal piano alla cresta appenninica. (Aprile - Ottobre). [EP. f.]. Stenodema laevigatum var. virescens (Fall.) Qua e là col tipo. Meldola, S. Paolo in Acquiliano, Buggiana. (Maggio). Stenodema sericans (Fieb.) Frequente sull’alto Appennino. Spinello, S. Be- nedetto in Alpe, Campigna, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Agosto). [M. af.]. Stenodema holsatum (F.) Poco frequente sull’alto Appennino. Campi- gna, Piancancelli (M.te Falterona). (Luglio - Agosto). [EP. pf.]. Stenodema virens (L.) var. testaceum Reut. Scarsa. Monte Falterona. (Agosto). [EP. rs.]. Notostira erratica (L.) Comune. Pinete di Ravenna, Vecchiazzano, Ra- valdino, S. Savino, Mercato Saraceno, Portico di Romagna, Spinello. (Maggio-Ottobre). [EP. f.]. Megalocera linearis Fuessl. Comune. Ladino, Meldola, Predappio, Ro- versano, S. Sofia, Passo di S. Godenzo, Passo dei Mandrioli, Monte Fumajolo. (Giugno - Agosto). [EP. f.]. Trigonotylus ruficornis (Geoffr.) Frequente, ma non ovunque. Pinete di Ravenna, Forlì, Meldola. (Maggio - Settembre). [EP. f.]. Miris dolabratus (L.) Frequente nell’alto Appennino. Campigna. (Luglio). [EP. pf.]. Monalocoris filicis (L.) Abbastanza frequente sull’alto Appennino. Passo di S. Godenzo, M.te Fumajolo. (Luglio - Agosto). [EP. pf.]. Maerolophus nubilus (H. S.) Specie scarsa. Virano, nel tericcio. (Otto- bre), [EP. re.l. | Globiceps flavomaculatus (F.) Rara. Campigna. (Luglio). [EP. rs.]. Orthotylus flavosparsus (C. Shlb.) Scarsa. Presso Civitella di Romagna. (Agosto). [EP. rs.]. Orthotylus virescens (Dgl. Sc.) Come la specie precedente. Premilcuore. (Luglio). [EP. rs.] | Hypsitylus prasinus Fieb. Specie scarsa. Forlì. (Luglio). [MM. rs.[. EMITTERI DI ROMAGNA 45 Heterotoma meriopterum (Scop.) Abbastanza frequente nell’alto Appen- nino. Spinello, Alfero, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Agosto). [E Pe pia. Heterocordylus genistae (Scop.) Abbastanza frequente qua e là dal mare all’alto Appennino. Pinete di Ravenna, Ladino, Meldola, Monte Fu- majolo. (Maggio - Luglio). [M. af.]. Heterocordylus leptocerus (Kbm.) Scarsa. Campigna. (Giugno). [EP. rs.] Platyeranus Erberi Fieb. Non molto frequente qua e là. Meldola, Col- mano, S. Savino, Corniolo. (Luglio - Settembre). [MM. pf.]. Orthocephalus saltator (Hhn.) Frequente. Presso Meldola, S. Savino, Spinello, Verghereto. (Giugno - Luglio). [EP. af.]. Strongylocoris erythroleptus Costa. Rara. Ladino. (Luglio). [MM. rs.]. Halticus apterus (L.) Non molto frequente qua e là. Savio, S. Savino, Colle Carnaio. (Giugno - Agosto) JEP. pf.]. Halticus pusillus (H.S.) Come la specie precedente. Meldola, Civitella di Romagna, Portico di Romagna. (Luglio - Agosto.) [M. pf.]. Hoplomachus Thumbergi (Fall.) Frequente qua e là. Ladino, presso Meldola. (Giugno). [EP. af.]. Amblytylus nasutus (Kbm.) Rara. Ladino. (Luglio). [EP. rs.]. Macrotylus qnadrilineatus (Schrk.) Scarsa. Passo dei Mandrioli. (Set- tembre). [M. rs.]. Macrotylus solitarius Mey. Scarsa. Monte Falterona. (Agosto). [M. rs.]. Macrotylus Paykulli (Fall.) Poco frequente. Vecchiazzano, Magliano, Meldola. (Maggio - Giugno). [EP. pf.]. Macrotylus atricapillus (Scott.) Scarsa. Virano nel terriccio. (Ottobre). [MM. rs.]. Psallus variabilis (Fall.) Specie scarsa. Nel bosco di Scardavilla presso Meldola. (Aprile). [EP. rs.]. | Atractotomus tigripes (Muls.) Frequente. Pinete di Ravenna, S. Ma- mante, Meldola, S. Savino, Premilcuore. (Maggio - Luglio). [M. f.]. Plagiognathus chrysanthemi (WIff.) Comune nell’alto Appennino, ma non ovunque. Campigna, Monte Falterona. (Giugno - Agosto). [EP. hl. 46 PIETRO ZANGHERI Plagiognathus arbustorum (F.) Comune, ma non al piano. S. Savino, Campigna, Monte Fumajolo. (Luglio - Agosto). [EP. f.]. Plagiognatus albipennis (Fall.) Specie scarsa. S. Savino. (Luglio, Ot- tobre). [EP. rs. ]. Chlamydatus pullus Reut. Come la precedente. S. Savino. (Settembre). EP: Microsynamma Bohemani (Fall.) Come sopra. Magliano. (Maggio). [EP18.} Campylomma verbasci (Mey. D.) Scarsa. Passo di S. Godenzo. (Luglio) [M. rs]. Sthenarus maculipes Reut. Poco frequente qua e là. Forlì, Colle Car- naio, Colle tre Faggi sul crinale appenninico. (Giugno - Settembre). [EPS pr}, Fam. Hydrometridae Hydrometra stagnorum (L.) Comune nelle acque stagnanti. Forli, Vec- chiazzano, Ladino, Bacciolino, ecc. ecc. (Maggio - Luglio). [EP. af.]. Fam. Gerridae Gerris paludum (F.) Poco frequente. Forlì. (Aprile). [EP. rs.]. Gerris Costae (H. S.) Acque stagnanti sull’alto Appennino. S. Piero in Bagno. (Luglio). [M. rs.]. Gerris gibbifer Schumm. Come la specie precedente. Passo di S. Go- denzo. (Agosto). [M. rs.]. Gerris lacustris (L.) Assai comune in tutte le acque stagnanti o. lenta- mente correnti. (Marzo - Ottobre). [EP- f.]. Gerris argentatus Schumm. Poco frequente. Presso Forlì. (Luglio). |EP. rs.]. Gerris thoracicus Schumm. Abbastanza frequente. Forlì, Vecchiazzano, Ladino (Aprile - Giugno). [EP. pf.]. EMITTERI DI ROMAGNA 47 Fam. Veliidae Velia rivulorum (F.) Frequente. Meldola, Voltre, Passo di S. Godenzo. (Maggio - Ottobre). [M. af.]. Velia currens (F.) Frequente. Voltre, Selvapiana, Campigna. (Maggio 3 Settembre). [EP. af.]. Fam. Leptopodidae Leptopus hispanus Rmb. Piuttosto scarsa. Virano, Colmano nel terric- cio. (Ottobre). [MM. rs.]. Fam. Acanthiidae Acanthia melanoscela (Fieb.) Rara. Romiti. (Giugno). [M. rs.]. Chartoseirta Cocksi (Curt.) Non frequente. Alfero. (Luglio). [EP. rs.]. Fam. Naucoridae Naucoris cimicoides (L.) Scarsa. Presso Forlì nelle acque stagnanti in località Pelacano. (Agosto) [EP. rs.]. Fam. Nepidae Nepa cinerea L. Comune quasi ovunque nelle acque stagnanti o lenta- mente correnti, ricche di vegetazione. Pinete di Ravenna, Forlì, Mel- dola, Selvapiana ecc. (Marzo - Maggio, Ottobre - Novembre). [EP. f.]. Ranatra linearis (L.) Molto meno comune della specie precedente. Ric- cione, Forlì. Marzo, Luglio). [EP. pf.]. Fam. Notonectidae Plea minutissima (Füssl.) Poco comune. Scardavilla presso Meldola. (Giugno). [EP. pf.]. Ag PIETRO ZANGHERI Notoneeta glauea L. Assai comune in tutte le acque stagnanti, insieme alle sue varietà seguenti. (Aprile - Ottobre). [EP. f.]. Notonecta glauca var. marmorea F. Notonecta glaue. var. furcata F. Notonecta glauca var. maculata F. Fam. Corixidae Corixa Geoffroyi Leach. Frequente, ma non ovunque. Presso Forlì, in località Pelacano. (Luglio). [EP. f.]. Corixa affinis Leach. Come la specie precedente e nella medesima lo- calità. (Luglio). [EP. f.]. Aretocorisa hieroglyphica (Duf.) Come le due specie qui sopra e nello stesso luogo. (Agosto). [EP. f.]. Arctocorisa Fabricii (Fieb.\ var. nigrolineata (Fieb.) Frequente, ma non ovunque. Scardavilla presso Meldola. (Ottobre). [EP. f.]. Homoptera Auchenorhyncha Fam. Cicadidae Cicada plebeja Scop. Comunissima ovunque (Giugno - Luglio). [MM. f.]. Tettigia orni (L.) Comune, ma specialmente al piano. Pinete di Ravenna. (Luglio) [MM. pf.]. Tibicina haematodes Scop. Frequente, ma non ovunque. Forli, Rivola. (Giugno - Luglio) [M. pf.]. Melampsalta Brullei (Fieb.) Scarsa. Portico di Romagna. (Luglio). [MM. rs.] Melampsalta mediterranea (Fieb.) Abbastanza frequente. Ladino, Mel- dola. (Giugno). [MM. af.]. Melampsalta tibialis (Pnz.) Cicadetta tibialis Panzer., Ferrari l. c. Scarsa. S. Mamante. (Giugno). A Imola e Rimini [Cavanna]. [M M. rs.]. | Fam. Cercopidae Triecphora dorsata (Germ.) Scarsa. Campigna. (Luglio). [MM. rs.]. EMITTERI DI ROMAGNA ate 49 Triecphora arcuata (Fieb.) Scarsa. Castelnuovo di Meldola. (Aprile). [M. rs.]. | Triecphora vulnerata (Germ.) Molto comune. Carpena, S. Agostino, di Predappio, S. Savino, Voltre, Campigna ecc. (Aprile - Luglio). [M. f.]. Triecphora maetata (Germ.) Molto comune. Forlì, Meldola, Roversano, Buggiana, Campigna, crinale appenninico a Prato Bertone ecc. (Aprile - Luglio). Ravenna. [Cavanna]. IM. f.]. | Lepyronia coleoptrata (L.) Comune, ma non ovunque. Pinete di Ra- venna, Savio, Roversano. (Giugno - Settembre). Ravenna [Cavanna]. [EP. f.]. Aphrophora salicis (De G.) Poco frequente. Carpena, Corniolo, Pre- milcuore. (Luglio), [EP. pf.]. Apbrophora spumaria (L.) - Aphrophora alni Fall. in Ferrari 1. c. Comunissima ovunque. (Maggio - Ottobre). Ravenna e Rimini [Ca- vanna]. [EP. f.]. Philaenus lineatus (L.). Non molto comune. Presso la foce dei fiumi Uniti, Ricò, Monte Falco (Falterona). (Agosto - Settembre). [EP. pf.]. Philaenus minor (Kbm.) Frequente sull’alto Appennino. Colla tre Faggi Pian delle Fontanelle, Monte Falco, Passo Mandrioli. (Luglio - Ago- sto). [M. f.]. | Philaenus campestris (Fall.) Comunissima ovunque dal mare alla cresta appenninica. (Maggio - Settembre). [EP. f.]. | Philaenus leucophthalmus (L.). Péyelus spumarius Linn. in Ferrari |. c. Ovunque estremamente comune, dal mare all'alto Appennino. (Maggio - Settembre). Romagne [Cavanna]. [EP. f.]. Philaenus leucophthalmus var. lateralis (L.) Qua e là col tipo. Vec- chiazzano, Civitella di Romagna, Selvapiana. (Maggio - Settembre). Philaenus leucophthalmus var. maculatus (Zett.) Come la varietà pre- cedente. S. Varano, Ladino, Carpena ecc. (Maggio - Luglio). Philaenus leucophthalmus var. praeustus (F.) Come la varietà prece- dente. Mercato Saraceno, Selvapiana, Passo Mandrioli. (Luglio-Ottobre). Philaenus leucophthalmus var. marginellus (F.) Come sopra. Carpena, Meldola, Selvapiana, Passo Mandrioli, Monte Falterona. (Giugno - Settembre). Philaenus leucophthalmus var. fasciatus (F.) Mescolata al tipo ma non . ovunque. Meldola ecc. (Settembre). Mem. Soc. Entomol. It., XIII,-30-V-34 4 50 << PIETRO ZANGHERI Philaenus leucophthalmus var. vittatus (F.) Frequente insieme al tipo. Pinete di Ravenna, Carpena, Ladino, S. Savino, Selvapiana ECC, pues gio - Settembre). ; Philaenus leucophthalmus var. lineatus (F.) A >. Piero in Bagno « e forse altrove. (Luglio). Philaenus leucophthalmus var. populi (F.) Molto comune dal mare al l’alto Appennino. (Aprile - Settembre). Philaenus leucophthalmus var. rufescens Mel. Frequente. Pinete di Ra- venna, Ladino, Meldola, Spinello. ecc. (Aprile - Agosto). Philaenus leueophthalmus var. trilineatus Schrk. Qua e 1a. Pinete di Ravenna, Meldola. (Settembre). Philaenus leucophthalmus var. xanthocephalus Schr. Quasi ovunque col tipo. Pinete di Ravenna, Meldola, Colle delle Forche, Campigna. (Maggio - Settembre). Philaenus leucophthalmus var. flavicollis Schr. Qua e la. Pinete di Ravenna, Meldola. (Agosto - Settembre). Fam. Membracidae Centrotus cornutus (L.) Frequente. Pinete di Ravenna, S. Mamante, Prdappio, S. Paolo in Acquiliano, Campigna. (Aprile - Agosto). HP Gargara genistae F. Frequente qua e là. Pinete di Ravenna, Civitella di Romagna, Corniolo. (Luglio - Agosto). Ravenna [Cavanna ]. EP. 1 Fam. Jassidae Ulopa trivia Germ. Rara. S. Benedetto in Alpe. (Agosto). [M. rs.]. Megophthalmus scanicus (Fall.) Frequente. Meldola, Bertinoro, Virano, S. Paolo in Acquiliano, Predappio, Monte Colombo. (Maggio - Giugno, Ottobre - Novembre). Imola [Cavanna]. [EP. f.]. Ledra aurita (L.) Non molto frequente, sia al piano sia sulle alture, Forlì, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Ottobre). [M. pf.]. Tettigoniella viridis (L.) - Tettigonia viridis Linn. in Ferrari |. c. Assai frequente specialmente nei luoghi freschi, dal mare alla cresta ap- penninica. Pinete di Ravenna, Carpena, Ladino, Meldola, Ravaldino, EMITTERI DI ROMAGNA 51 Roversano, S. Sofia, Passo di S. Godenzo ecc. (Maggio - ro Ravenna e Rimini non LEP: EF: Tettigoniella viridis var. arundinis (Germ.) Col tipo nelle Pinete di Ra- venna. (Agosto). Euacanthus interruptus (L.) Comune sull’alto Appennino. Campigna, Monte Falco (Falterona), Passo Mandrioli, Monte Fumaiolo. (Luglio- Agosto). [EP f.]. Euacanthus acuminatus (F.) Scarsa. Presso Civitella di Romagna, Passo dei Mandrioli. (Luglio - Agosto). [EP. rs.]. Idiocerus seurra (Germ.) Non molto frequente. Pinete di Ravenna, Meldola, S. Paolo in Acquiliano. (Maggio - Agosto.). [M. pf.]. Idiocerus lituratus (Fall.) Scarsa. Ladino. (Maggio). [EP rs.]. Idiocerus taeniops Fieb. Scarsa. Vecchiazzano. (Aprile). [MM. rs.]. Idiocerns ustulatus (M. R.) Come le due specie precedenti. S. Savino. (Luglio). [M. rs.]. ? Idiocerus confusus Fl. Come sopra. Ronco. (!) (Luglio). [EP. rs.]. Idiocerus socialis Fieb. Imola. [Cavanna]. | Macropsis prasina (F.) Rara. Spinello. (Luglio). [M. pf.]. Pediopsis glandacea Fieb. Rara. Carpena. (Luglio). [M. rs.]. Pediopsis virescens (F.) Non molto frequente. Forli, Magliano, S. Sofia. (Maggio - Luglio). [EP. pf.]. Pediopsis virescens var. graminea (F.) Con la specie a Magliano. (Maggio). Pediopsis virescens var. nassata (Germ.) Pediopsis nassata Germ. in Ferrari |. c. Abbastanza comune, specialmente sull’alto Appennino. S. Mamante, S. Benedetto in Alpe, Passo di S. Godenzo, Poggio Orticai. (Giugno - Agosto). Imola [Cavanna]. Pediopsis virescens var. marginata (H. S.) SHE ae Monte Fumaiolo. (Luglio). Pediopsis scutellata (Boh.) Qua e là. Ladino, Passo dei Mandrioli. (Giugno - Luglio). [EP. rs.]. (1) Determinazione dubbia. DI TRO ANGER ALTO STARS Pediopsis Freyi Fieb. Imola [Cavanna]. Agallia sinuata (M. R.) Poco frequente. S. Agostino di Predappio, S. Savino, Corniolo. (Maggio - Luglio, Ottobre). Imola, Rimini [Ca- vanna]. [M. pf.]. Agallia tiens Germ. Ravenna [Cavannal. Agallia reticulata (H. S.) Abbastanza frequente qua e 1a. Civitella di Romagna. S. Benedetto in Alpe, S. Piero in Bagno. (Luglio - Agosto). IM. pf]. | = Agallia venosa (Fall.) Comune pressoché ovunque. Pinete di Ravenna, > Forlì, Carpena, S. Lorenzo, Bertinoro, Rocca S. Casciano, S. Piero in. Bagno, ecc. (Marzo - Ottobre). Ravenna e Rimini [ Cavanna ]. [EP. f.]. Agallia aliena Fieb. Scarsa. Forlì, Meldola. (Giugno - Settembre). — [MM. rs.]. | Penthimia nigra (Goeze) Scarsa. Ladino. (Aprile). [M. pf.]. Penthimia nigra var. haemorrhoa (Schrk.) Qua e là. Meldola, S. Savino. (Maggio, Luglio). | Eupelix depressa (F. ) Scarsa. Presso Meldola nel bosco “ Monda,, ora distrutto. (Giugno). [EP. rs.]. | Eupelix depressa (F.) var. marginata Sign. Scarsa. Romiti. (Gettembre). Eupelix produeta Germ. Poco frequente. Foi Roversano. (Giugno - Luglio). [EP. pf.]. Acocephalus nervosus (Schrk.) Acocephalus striatus Fab. Ferrari L c. Comune dal mare alla cresta appenninica. (Giugno - Ottobre). Imola e Ravenna |Cavanna]. [EP. ï]. Ò Acocephalus carinatus Stal. Scarsa. Bosco di Scardavilla presso Meldola. (Giugno). [MM. rs.]. - Acocephalus albifrons (L.) Rimini [Cavanna]. Fieberiella Flori (Stal.) Come la specie precedente e ae stessa lo- calita (Giugno). [M. rs.]. Selenocephalus griseus (F.) Selenocephalus obsoletus Germ. Ferrari |. c. Comune. Pinete di Ravenna, Romiti, Ladino, Meldola, Ricò, Corniolo, Premilcuore, Selvapiana, Passo di S. Godenzo. (Giugno - Settembre) Imola, Ravenna e Rimini [Cavanna]. [MM. f.]. | Deltocephalus picturatus Fieb. Non molto frequente. Pinete di Ravenna, | EMITTERI DI ROMAGNA | 53 Phlepsius intrieatus (A. S.) Scarsa. S. Lorenzo in Noceto nel terriccio. (Novembre). [MM. rs.]. 2 COS: CRAS: _Doratura impudica Horw. Rara. S. Varano. (Luglio). [EP. rs.] Doratura stylata (Boh.) Qua e là dal piano all'alto Appennino. Pinete di Ravenna, Monte Falterona a Poggio Martino. (Agosto). [EP. pf.]. Graphocraeus ventralis (Fall.) Come la specie precedente. Vecchiazzano, Monte Fumaiolo. (Maggio - Luglio) [EP. pî.]. Platymetopius undatus (De G.) Rara. Poggio Orticai sul crinale ap- penninico. (Agosto). Ravenna e Rimini [Cavanna]. [EP. pf.]. Deltocephalus socialis FL Non molto frequente. Pinete di Ravenna, Caminate, Rocca S. Casciano, Passo di S. Godenzo. (Maggio, Agosto - Ottobre). EP pif Deltocephalus ocellaris Fall. Li S. Varano. (Laztol [EP. rs.]. Deltocephalus multinotatus Boh. Abbastanza frequente. Ladino, S. Mamante, Monte Colombo, Spinello, Campigna. (Maggio - Luglio). [EP. af.]. : : : Deltocephalus argus Marsh. Rara. Bogut di Meldola. Raser IEP. ‘rs.). = Meldola, Campigna. (Giugno - Agosto). Imola e Rimini Por IM. pil. _ Deltocephalus por (Fall.) Scarsa. Monte Fumaiolo. (Luglio). IEP. ts]. Delemephalas striatus (L.) Molto comune dal mare alla cresta appen- ninica. Presso foce Fiumi Uniti, Forlì, Meldola, Bertinoro, ‘Monte Colombo, Mercato Saraceno, Passo di S. Godenzo, Campigna, Monte Falco (Falterona). (Maggio - Ottobre). la Ravenna e Rimini [Cavanna] [EP. £.]. | Deltocephalus striatus var. flavipennis Scott. Col tipo al Passo di S. Godenzo. (Luglio). | Deltocephalus breviceps Kbm. Frequente sopratutto in alta montagna. Qua e là anche al piano. Pinete di Ravenna, Meldola, Campigna. (Giugno - Settembre). Imola, Ravenna e Rimini [Cavanna]. [EP. af.]. 54 | PIETRO ZANGHERI Deltocephalus languidus Fl. Poco frequente. Bagnolo di Meldola, Monte Falco (Falterona). (Agosto). [M. pf.]. Deltocephalus abdominalis (F.) Comune nell’alto Appennino. Campi- gna, Monte Fumaiolo. (Giugno - Luglio). [EP. af.]. Deltocephalus striifrons Kbm. Specie scarsa. Romiti, S. Mamante. (Giugno). [EP. rs.]. | Jassus atomarius (F.) Specie scarsa. Ronco. (Luglio). |M. rs.]. Jassus mixtus (F.) Poco frequente. S. Benedetto in Alpe, Monte Aiola. (Luglio - Agosto). [EP. pf.]. Jassus abbreviatus (Leth.). Più comune delle due specie precedenti. Meldola, Civitella, Monte Fumaiolo, Campigna. (Giugno - Agosto). [M. af.]. Goniagnathus brevis (H. S.) Abbastanza frequente. S. Lorenzo in Noceto, Meldola, Ricò, Buggiana. (Febbraio, Maggio, Ottobre - No- vembre). Rimini [Cavanna] . [M. af.]. Athysanus striola (Fall) Specie scarsa. Bagnolo di Meldola. (Agosto) [EP. rs.] | Athysanus lineolatus (Brullé) Qua e là abbastanza frequente. Pinete-di Ravenna, Forlì, Pievequinta, Predappio Nuova, Bertinoro, ecc. (Aprile - Agosto). [M. f.]. Athysanus distinguendus Kbm. Scarsa. S. Benedetto in Alpe. (Ottobre). FEP. rs,]. Athysanus plebeius (Fall.) Frequente. Presso Forlì, Spinello, Selvapiana, S. Piero in Bagno. Portico di Romagna (Luglio - Settembre). Imola, Ravenna e Rimini [Cavanna]. [EP. f.] Athysanus obsoletus Kbm. Abbastanza comune, ma non ovunque. Carpena, S. Varano, Ladino, Madonna del Lago. (Maggio - Agosto). [M. af.] | | Athysanus dilutus Kbm. Qualche esemplare qua e la. Scardavilla presso Meldola, Colle delle Forche. (Maggio - Agosto). [M. rs.]. Thamnotettix fenestratus (H. S.) Abbastanza frequente qua e là. Pinete di Ravenna, Madonna del Lago. (Maggio - Giugno). Rimini [Cavanna] [M. pf]. EMITTERI DI ROMAGNA | 55 Thamnotettix fuscovenosus Ferr. Comune, ma non ovunque. Romiti, Monte Fumaiolo. (Giugno - Luglio). Rimini [Cavanna]. [MM. af]. Thamnotettix coronifer (Marsh.) Ravenna [Cavanna]. Thamnotettix eroceus (H. S.) Poco frequente. Pinete di Ravenna, S. Varano, Meldola. (Luglio - Settembre). Rimini [Cavanna]. [M. pf.]. Thamnotettix attenuatus (Germ.) Specie scarsa. Selvapiana. (Settem- bre). [M. rs.]. Thamnotettix subfusculus (Fall.) Poco frequente. Ladino, Monte Co- lombo. (Aprile - Maggio) [EP. pf.]. Thamnotettix erythrostietus (Leth.) Abbastanza comune. Bosco di Scardavilla presso Meldola, Civitella di Romagna, S. Benedetto in Alpe, Passo di S. Godenzo. (Maggio - Agosto). Ravenna [Cavanna] [M. pf.]. Thamnotettix prasinus (Fall.) Frequente. Pievequinta, Romiti, Vecchiaz- zano, Ladino, Buggiana. (Maggio). Rimini [Cavanna]. [EP. f.]. Thamnottetix dilutior (Kbm.) Qua e là sul medio ed alto Appennino. Colle delle. Forche, Monte Aiola, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Agosto). [M. pf.]. Thamnotettix quadrinotatus F. Scarsa. Pineta di Ravenna, Selvapiana. (Agosto - Settembre). [EP. rs.]. i Thamnotettix frontalis (H. S.) Scarsa. Carpena. (Luglio). Psi Cicadula Fieberi Edw. Cicadula frontalis Fieb. Ferrari I. c. Imola [Cavanna]. Cicadula sexnotata (Fall) Comune. Forlì, Meldola, Selvapiana ecc. (Giugno - Settembre). Imola [Cavanna]. [EP. f.]. Cicadula variata (Fall) Meno comune della precedente. Forlì, Raval- dino, Roversano. (Giugno - Settembre). [EP. pf.]. Alebra albostriella (Fall.) Rara. Passo dei Mandrioli. (Luglio). [EP. rs.]. Dicraneura mollicula (Boh.) Non molto frequente qua e là. Romiti, Spinello, Passo di S. Godenzo, Passo dei Mandrioli. (Luglio - Set- tembre). [EP. pf.]. Dieraneura eitrinella (Zett.) Scarsa., Romiti, Monte Aiola. (Giugno - Luglio). [EP. rs.]. | MEI ath 56 | PIETRO ZANGHERI Chlorita flavescens (F.) Molto comune dal piano alla cresta appen- ninica. Forli, Meldola, S. Savino, Corniolo, Campigna, Passo di S. Godenzo, Passo dei Mandrioli, Monte Fumaiolo ecc. (Giugno - Ot- tobre). Citata dei bietolai di Ravenna [Menozzi (')]. [EP. f.] Empoasea smaragdula (Fall.) Scarsa. Passo di S. Godenzo. (Agosto). [EP. rs.]. | Eupteryx urtieae (F). Poco frequente. Bertinoro, Monte Fumaiolo. (Maggio - Luglio). [EP. rs.]. Eupteryx Zelleri (Kbm.) Discretamente frequente. Pinete di Ravenna, Spinello, S. Savino, S. Piero in Bagno, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Settembre). [EP. af.]. Eupteryx stachydearum (Hardy). Scarsa. Bertinoro. (Maggio). [M. rs.]. Eupteryx collina (Fl.). Rara. Spinello. (Luglio). [EP. rs.]. Eupteryx atropunetata (Goeze) Scarsa. Romiti presso Forlì. (Giugno - Settembre). [EP. rs.]. Eupteryx aurata (L.) Imola {Cavanna]. ? Typhlocyba candidula Kbm. Rara. Passo di S. Godenzo. (?) (Agosto). [M. rs.]. 3 Typhlocyba Lethierryi Edw. Scarsa. S. Mamante, Bagnolo di Meldola. (*) (Maggio - Giugno). [M. rs.]. Erythroneura alneti Dhlb. Rara. S. Colombano presso Meldola. (Luglio). [EP. rs.]. Erythroneura parvula (Boh.) Abbastanza frequente. Meldola, Caminate, Passo di S. Godenzo. (Luglio - Ottobre). [EP. pf.]. Fam. Cixiidae Dietyophora multiretieulata M. R. Non frequente. Scardavilla e Bagnolo presso Meldola. (Agosto - Settembre). [MM. rs.]. Dictyophora europaea (L.) Comune, ma non ovunque. Pinete di Raven- na, Forli, Carpena, Ladino, Madonna del Lago. (Maggio, Agosto - Settembre) Ravenna e Rimini [Cavanna] [M. af.]. (1) Menozzi C. Insetti dannosi alla barbabietola - Genova, 1930. (2) Determinazione dubbia. - EMITTERI DI ROMAGNA 57 Oliarius Panzeri P. Lòw. Frequente. Pinete di Ravenna, Meldola, Ro- versano, Civitella di Romagna ecc. (Giugno - Settembre). [EP. af.]. | Oliarius quinquecostatus (Duf.) Qua e 1a. Saline di Cervia, S. Savino, S. Piero in Bagno. (Luglio - Agosto). Imola e Rimini (Cavanna] [MM. pf.]. Oliarius enspidatus Fieb. Comune quasi ovunque. Ladino, Roversano, Portico di Romagna, S. Piero in Bagno, Verghereto, Monte Fuma- | lolo, Monte Falterona. (Giugno - Agosto). [MM. pf.]. Hyalestes obsoletus Sign. Rara. S. Piero in Bagno. (Luglio). [MM. rs.]. Hyalestes luteipes Fieb. Ravenna e Imola [Cavanna]. Cixius pilosus (Oliv.) Abbastanza frequente. Ladino, S. Mamante, Mel- dola, Virano, S. Sofia. (Aprile, Giugno, Ottobre). Imola e Rimini [Cavanna]. [EP. af.]. Cixius pilosus var. infumatus Fieb. Col tipo a Ladino (Maggio). Cixius nervosus (L.) Abbastanza frequente. Ronco, Ladino, Meldola, Monte Fumaiolo. (Aprile - Settembre). Imola e Rimini [Cavanna]. ET aL | Cixius nervosus var. faseiatus Fieb. A Campigna. (Agosto). Fam. Delphacidae Asiraca clavieornis (F.) Scarsa. Bosco di Scardavilla presso Meldola. (Marzo). [M. rs.]. Stenocranus minutus (F.) Poco frequente. Campigna. (Giugno - Luglio). LEP: rs. Kelisia perspicillata (Boh.) Scarsa. Rocca S. Casciano. (Maggio). [EP.rs.). Kelisia vittipennis (F. Shlb.) Come sopra. Scardavilla presso Meldola. (Settembre). [EP. rs.]. Chloriona smaragdula (Stal.) Scarsa. Bagnolo di Meldola. (Agosto). _[EP. rs.]. | Delphax pellueida (F.) Comune e anche comunissima, ma non ovunque. Romiti. (Aprile - Settembre). [EP. f.]. Delphax diffieilis (Edw.) Scarsa. Ladino. (Aprile). [EP. rs.]. Delphax striatella Fall. Qua e là non frequente. Meldola, Roversano. (Giugno - Agosto). Imola, Rimini, [Cavanna]. [EP. af.]. x 58 PIETRO ZANGHERI Delphax striatella var. lateralis Mel. Come la specie. Meldola, Passo di S. Godenzo. | Delphax propinqua Fieb. Scarsa. Presso Forlì. (Settembre). [M. rs.]. Delphax eoneinna Fieb. Scarsa. Roversano. (Giugno). [M. rs.]. ? Delphax Bohemani Stal. Un individuo nelle Saline di Cervia (0) (Agosto). [EP. rs.]. Metropis Mayri Fieb. Scarsa. Campigna. (Giugno). [M. rs.]. Stiroma pteridis (Boh.) Non molto frequente. S. Savino, Passo di S. Godenzo. (Luglio). [EP. pf.]. | Fam. Issidae jaliscelis Wallengreni Stal. Trovata finora solamente nei Coni en la foce dei fiumi Uniti. (Settembre). [MM. rs.]. Caliscelis Bonellii (Latr.) Comune. Pinete di Ravenna, S. Varano, Ma- gliano, Meldola, Portico di Romagna. (Luglio - Settembre). Imola [Cavanna]. [MM. af.]. Mycterodus nasutus (H. S.) Abbastanza frequente. Pinete di Ravenna, Bertinoro, Civitella di Romagna. (Aprile - Maggio). [MM. af.]. Hysteropterum liliimacula (O. Costa) Ravenna e Rimini [Cavanna]. Hysteropterum grylloides (F.) Qua e là, ma non frequente. Romiti, Civitella di Romagna, S. Piero in Bagno. (Luglio - Agosto). Rimini [Cavanna]. [MM. pf.]. Hysteropterum immaculatum (H. S.) Specie scarsa. Portico di Roma- gna. (Luglio). [MM. rs.]. | Hysteropterum retieulatum (H.S.) Come la precedente. S. Paolo in Acquiliano. (Maggio). [MM. rs.]. | Issus dilatatus (Oliv.) Comune quasi ovunque. Ladino, Meldola, Civi- tella di Romagna, Monte Aiola, Campigna ecc. (Maggio - Luglio) [MM. f.] | N Fam. Tetligometridae Tettigometra brunnea Sign. Rara. Bosco di Scardavilla presso Meldola. (Giugno). [MM. rs.]. (1) Determinazione dubbia. EMITTERI DI ROMAGNA 59 Tettigometra atra Hgb. Scarsa. Ravaldino. (Settembre). Imola [Cavan- na]. [M. rs.]. Tettigometra virescens (Pnz.) Come la specie precedente e nella stessa località. (Settembre). [M. rs.]. Tettigometra braehycephala Fieb. Tettigometra lucida Sign. Ferrari |. c. Rimini [Cavanna]. Tettigometra obliqua Pnz. Abbastanza frequente. Ladino, S. Mamante, Meldola, Roversano, Monte Aiola. (Maggio - Luglio). Imola [Cavan- na]. [M. f.]. Tettizometra obliqua var. bimaculata Fieb. Presso Civitella di Roma- gna. (Agosto). Sternorhyncha Fam. Psyllidae. Livia juncorum (Latr.) Abbastanza frequente, almeno nei dintorni di Forlì. Rhinocela subrubescens FI. Imola [Cavannal. ? Psylla pyricola Foerst. Scarsa. Monte Fumaiolo. (') (Luglio). Psylla crataegi (Schrk.) Comune dal mare alla cresta appenninica, ma non ovunque. Pinete di Ravenna, Caminate, Campigna, Passo di S. Godenzo, Poggio Scali, Passo dei Mandrioli, Monte Falco (Falte- rona). (Marzo - Agosto). Psylla buxi (L.) Bagnolo presso Meldola. (Agosto). Psylla saliceti Frst. Campigna. (Giugno). Arytaena genistae (Latr.) Comune sull’alto Appenino. Colle Carnaio, S. Benedetto in Alpe, Monte Comero, Campigna, Passo di S. Go- denzo, Monte Falco (Falterona). (Giugno - Settembre). Livilla ulicis Curt. Pinete di Ravenna. (Maggio). Floria spectabilis (FL) Ricd. (Ottobre). Imola [Cavanna]. Trioza galil Foerst. Frequente. Forlì, Portico di Romagna, Campigna, (Luglio). Trioza alacris FI. Forlì. (Luglio). Trioza albiventris Foerst. Magliano. (Maggio). (1) Determinazione dubbia. 60 | PIETRO ZANGHERI Trioza rhamni (Schrk.) Qua e là. Pinete di Ravenna. Campigna. (Apri- le - Luglio). Trioza urticae (L.) Comune. Forlì, S. Mamante, Meldola, Bertinoro, Monte Fumajolo. (Maggio - Agosto). Considerazioni generali sulla fauna emitterologica romagnola. Le specie e varietà di Emitteri elencate in questa nota sommano a 498, e precisamente: Heteroptera 322 Homoptera Auchenorhyncha 162 Sternorhyncha 14 N. 176 498 Il numero abbastanza cospicuo mi incoraggia a sottoporre questo complesso faunistico ad alcune considerazioni. Le 322 specie e varietà di Eterotteri appartengono a 173 generi; le 162 di Omotteri Auchenorinchi a 57 generi. Non tenendo conto di tutte le varietà, (ad eccezione di quelle che rimangono nel distretto a rappresentare una specie che nella forma tipica non vi esiste, e ciò per potere eseguire i confronti che seguiranno), il numero delle entità rimane di 295 per gli Eterotteri, e di 139 per gli Omotteri Aucheno- rinchi. Il rapporto fra generi e specie (rapporto. di specializzazione) è quindi di 0,59 per gli Eterotteri, di 0,41 per gli Omotteri Auchenorinchi, di 0,53 per gli Emitteri romagnoli in generale. (|) La fauna emitterologica romagnola risulterebbe quindi specializzata in modo notevole. La fauna paleartica, secondo il Catalogo di Oshanin, comprende per gli Eterotteri 741 generi e 3564 specie, ciò che dà un rapporto di 0.20 circa; per gli Omotteri Auchenorinchi 241 generi e 1667 specie ciò che dà un rapporto di 0,14 circa; insieme Eterotteri e Omotteri Auchenor., con un complesso di generi 982 e specie 5231, Ai danno un rapporto di 0,19 circa. | | Non esiste un recente catalogo degli Emitteri italiani per poter sottoporre ad uguale calcolo il complesso della fauna italica. Prenden- do il vecchio catalogo di Garbiglietti, che comprende i soli Eterotteri, (1) Non tengo conto degli Sternorinchi perchè giudico insufficiente il numero delle pecie raccolte per sottometterlo a deduzioni attendibili. RER NE 3 EMITTERI DI ROMAGNA | 61 si rileva un complesso di 737 specie di Eterotteri ‘italiani divisi in 276 generi (!), quindi un rapporto di 0.36. Il rapporto fra generi e specie, se si riflette ai principi faunistici del Monard (*) non dovrebbe essere senza significato. I principi stessi sicu- rawente constatabili in un ristretto biotopo, come ebbe a dimostrare il Monard e, in Italia il nostro Bezzi (5), e rispondenti con « nettezza inequivocabile » pure in istudi sulla vegetazione (‘), non dovrebbero smentirsi anche quando applicati all'esame di territori composti di varie biocenosi. Che io sappia, solamente Bezzi ha, in Italia, considerato le tesi del Monard, ampliate poi dai Thienemann (°), in studi faunistici. Lo ha fatto per territori di limitata estensione (5), ma l’averne lui stesso paragonato i risultati con quelli ricavabili dall'esame dell’intera fauna italiana e paleartica conferma che non è illogica l'applicazione anche a più vaste aree. Basta difatti riflettere alle principali delle suddette leggi, e cioè: a) che in un mezzo ristretto nel tempo e nello spazio non tende a rimanere che una specie per genere; 6) che quanto più varie sono le condizioni di vita di un biotopo, DI tanto più grande è il numero delle biocenosi e delle specie che le abitano; c) che quanto più le condizioni di vita di un biotopo si allon- tanano da quelle normali per la maggior parte degli organismi, tanto più le sue biocenosi si fanno povere di specie. Se tali principi sono veri, se la maggiore o minore abbondanza delle specie in confronto a quella dei generi non è indipendente dalle condizioni di vita che l’ambiente offre alla sua popolazione faunistica, se, in altre parole, la uniformità ambientale produce un depaupera- mento nel numero delle specie di uno stesso genere, ne viene di conseguenza che, dove più alto è il rapporto di specializzazione, più scarso è il numero delle biosinecie e viceversa. DI (1) Garbiglietti A. Catalogus methodicus et synonymicus te te Ro Heteroptero rum {Riyngotha Fabr.) Italiae indigenarum. Bull. Soc. Ent. Ital. I. (1869). Additamenta et emendationem ad cathalogum methodicum et synonymicum He- mipterorum Heteropterorum Italiae indigenarum. Bull. Soc. Ent. Ital. II. (1870). (2) Monard A. La faune profonde du Lac de Neuchâtel. Boll. Soc. Neuch. d. Sc. natur. XLIV. (1918). (3) Bezzi M. La ditterofauna dell’isola glaciale Marinelli al Bernina, ecc. « Natu- ra » v. XII. 1921. Contiene anche un sunto dei lavori del Monard e Thienemann. (4) Negri G. La vegetazione dei « sabbioni » dell’alta pianura padana in Studi sulla Vegetazione del Piemonte, Torino, Checchini 1929. (5) Thienemann A. Die Grundlage des Biocoenotik und Monards faunistische Prinzi- pien. Festschrift für Zschokke n. 4. Basel, 1920. A ES M. Ditteri del Giglio. Annali Museo Civico di St. Nat. di Genova. s. III V. (1925 62 PIETRO ZANGHERI _ La sovraesposta. cifra del rapporto per gli Eterotteri romagnoli (0.59) (l’unica che io possa prendere in ‘considerazione per avere un. termine di confronto nella complessiva fauna italiana), la quale è superiore più di 1/3 a quella dell’Italia intera, è da ritenersi piuttosto elevata e sareb- be in accordo col fatto, cui ho accennato parlando delle condizioni d’ambiente della Romagna, della relativa uniformità di tutto intero il territorio di questa regione. È da augurarsi che i principi intravveduti da Monard e Thiene- mann siano suscettibili di sviluppi istruttivi, per portare un contributo alla conoscenza delle leggi che regolano la distribuzione degli esseri viventi e lo studio di una fauna possa, anche con l’aiuto di tali mezzi, prestarsi a fondate considerazioni. * * * La fenologia degli Emitteri romagnoli da come presente durante i mesi da Aprile ad Ottobre il seguente numero mensile di specie. Per gli Eterotteri, in Aprile specie 54, in Maggio 86, in Giugno 91, in Luglio 735, in Agosto 122, in Settembre 78, in Ottobre 65. Per gli Omotteri, in Aprile 15, in Maggio 42, in Giugno 57, in Luglio 80, in Agosto 64, in Settembre 44. Il più alto numero di specie presenti si ha nei mesi di Luglio ed Agosto (rispettivamente il 42°/, e il 38°/ per gli Fterotteri e il 52°/, e 42°/, per gli Omotteri). La maggiore abbondanza di questi insetti si ha quando la nostra flora spontanea è già nel pieno declino della sua fioritura. Ciò che non reca meraviglia quando si consideri che la fauna emitterologica non ha, nel suo complesso, un carattere antofilo. * * * Non è priva di interesse una indagine sugli elementi PIEGHE che costituiscono la fauna qui studiata. A tale uopo le specie sono state divise: 1°. Secondo la loro distribuzione geografica attuale in: Elementi a larga distribuzione europeo - paleartica [EP.] ('). Elementi distribuiti nell'Europa meridionale e regione mediterranea, ma che si spingono anche a Nord, però non più su dell'Europa media [M]. (?). Elementi a distribuzione Sud - europea e mediterranea [MM.] (°). (1) Le sigle tra parentesi quadre sono quelle che figurano nell’elenco sotto ogni singola specie. (2) Queste due categorie corrispondono (all incirca) rispettivamente agli elementi neomediterranei ed eomediterranei nel senso di Adamovic (Die pflanzengeographische Stellung und Gliederung Italiens - Jena, Fischer, 1933). EMITTERI DI ROMAGNA 63 2°. Secondo la loro frequenza in questo distretto in: specie frequenti e frequentissime [f.] , abbastanza frequenti [af.] » poco frequenti [pf.] » SCarse e rare [rs.] Come ho già avuto occasione di avvertire, queste categorie di fre- quenza devono intendersi non in senso assoluto, ma relativo. I risultati che si ottengono sono i seguenti: Eterotteri Specie a larga distribuzioni europeo - paleartica: rare e scarse N. 62 poco frequenti 5 28 abbastanza frequenti 220 È frequenti e frequentissime et N15] 2 specie che non risalgono a Nord più su dell’Europa media: = | rare e scarse N. 45 | = poco frequenti at. er. abbastanza frequenti re frequenti e frequentissime n ee NS 85 specie a distribuzione Sud - europea e mediterranea: | rare e scarse N. 35 poco frequenti » 14 abbastanza frequenti Po frequenti e frequentissime EN. E58 N 2940) Omotteri CR specie a larga distribuzione europea - paleartica: rare e scarse N. 28 poco frequenti ete abbastanza frequenti ee -Q frequenti e frequentissime 3.17 2, 06 specie che non risalgono a Nord più su dell’Europa media: = rare e scarse N. 19 © poco frequenti ea abbastanza frequenti igi ae frequenti e frequentissime DEN. 40 specie a distribuzione Sud - europea e mediterranea: rare e scarse N. 12 poco frequenti ee abbastanza frequenti st frequenti e frequentissime sir Ma) (1) Non ho potuto tener conto di 10 specie da me non raccolte. (2) Non ho tenuto conto di 1 specie da me non raccolta. 64 . PIETRO ZANGHERI . Riducendo le cifre a termini decimali si ha che: per gli Eterotteri il 51°/, delle specie romagnole è a larga di- stribuzione europeo - paleartica. » 29%, è di specie che non risalgono a N. della Europa media. » 20% è di specie Sud - europee e Mediterranee. per gli Omotteri (Auchen.) le percentuali sono pressochè uguali e cioè rispettivamente: 51 °/,; 31 °/;; 18 °/o. Non è da escludere che la distribuzione geografica delle singole specie possa subire, mano a mano che si intensificano le esplorazioni nelle varie regioni, delle variazioni. Non è però presumibile che esse arrivino ad infirmare i calcoli che fin da ora è possibile compiere poichè la fauna emitterologica della regione paleartica è già relativa- mente ben nota ed è stato già possibile redigere un buon censimento di essa, quale è il catalogo dell’Oshanin sul quale io mi sono appog- giato per le divisioni di cui sopra. Se mai vi sarebbe da attendersi che si estendesse l'habitat di specie ritenute ad area ristretta quali le Sud-europee e mediterranee, ciò che verrebbe ad appoggiare ancor di più quanto sto per dire, cioè che la fauna emitterologica della Romagna possiede un assai scarso componente mediterraneo, mentre mostra ben maggiori affinità con quella centro - europea. Non solo gli elementi mediterranei vi sono scarsi, ma in essi vi è la più alta percentuale di specie scarse e rare, come risulta dai dati esposti qui sopra. Troppo poco si conosce sulla fauna dei territori limitrofi alla Romagna, specialmente di quelli meridionali, per azzardare una qualsiasi conclusione È presumibile però, che uno spostamento nel rapporto fra i singoli componenti geografici si avverta in corrispondenza del termine sud della regione qui studiata, ossia là dove ha fine la valle padana. ‚Che Ja fauna emitterologica della Romagna, sebbene questa regione occupi la parte meridionale del bacino del Po, partecipi più del do- minio biogeografico dell'Europa medio - meridionale che di quello schiettamente mediterraneo (') sembra fuori di dubbio ed il presente lavoro porta, in questo senso, una testimonianza favorevole. I calcoli statistici introdotti, mirando a precisare i rapporti coi quali i diversi elementi sono rappresentati nella fauna, hanno lo scopo di rendere possibili i confronti con altre regloni, allorché queste possederanno i loro censimenti faunistici redatii con criteri che rendano possibili i calcoli medesimi. (1) Al contrario di quanto si verificherebbe ad es. per la Liguria e la Toscana poste, press’a poco, alla medesima latitudine della Romagna. Mi scriveva a tal proposito lo specialista Ern. De Bergevin « La faune de la Romagne (bassin de l’Adriatique) paraît étre celle de l’Europe centrale - méridionale et differe de la faune du bassin mediter- ranéen: telles les faunes de Toscane et de Ligurie qui ressemblent à celle de notre Pro- vence » (in litt. 25. VI. 1923). 65 GR. UFF. ConTE EMILIO TURATI NOTE CRITICHE DI LEPIDOTTEROLOGIA Colle mie « Novità di Lepidotterologia in Cirenaica IV » ho pre- sentato, domenica 8 aprile, alla seduta della Società Italiana di Scienze Naturali di Milano, una quarta puntata di studi su altre specie e forme nuove trovate dal Sig. Cav. Geo. C. Kriiger in Cirenaica. Ed ho ac- cennato anche a specie che nella letteratura lepidotterologica non erano ancora bene fissate, nè avevano trovato il loro posto ancora nel sistema. Su tre di queste specie, rarissime nelle collezioni e oltremodo in- teressanti forse appunto per la loro rarità, intendo ora richiamare l’attenzione degli studiosi. Fra queste tre specie c’è la mia Lybiana mar- marides Trti. che io descrissi nella mia « Spedizione lepidotterologica » del 1921 - 22. Dopo parecchie contestazioni da parte di colleghi del- Estero essa ha trovato finalmente il Sig. Carlo Boursin di Parigi, giovane entomologo, che ha acquistato una grande competenza nelle famiglie delle Noctuidi, il quale è riuscito a mettere a punto la com- plicata questione della sinonimia, che ne era sorta, e che io ora qui riferisco. Nelle mie < Novità di Lepidotterologia in Cirenaica IV.» ho poi descritto una nuova Axia (Cimelia) di Cirenaica, che sarà una delle novità più sensazionali delle specie scoperte nella nostra Colonia dal nostro bravissimo Entomologo. Infatti Axia ernestina Trti., somigliante in certo modo nel disegno e nelle goccie madreperlacee alla vaulogeri Stgr., più che alla marga- rita Hb., ha il colore del fondo delle ali anteriori senza nè giallo nè rosa, ma di un colore bruno - seppia sul disco, e biancastro lutescente nel campo distale ed alla base, che la stacca completamente dalle sue congeneri. Eremopola (Libyana) lenis (marmarides Trti.) Nella mia pubblicazione « Spedizione lepidotterologica in Cirenai- ca 1921 - 22 », pubblicata nel 1924 negli Atti della Società Italiana di Scienze Naturali, Vol 63, io ho descritto come nuova una molto interes- sante Noctuide, che ritenevo appartenesse pure ad un genere nuovo, e che io perciò chiamai Lybiana. Mem. Soc. Entomol. It., XIII,-15-IX-34 5 Syste AT III A NE REN I TEA eo et Sr da Ray PL Th th pil ae FAN 66 ; E. TURATI Durante tutto il tempo trascorso fino ad oggi colleghi di Vienna, di Parigi e di Londra mi scrivevano saltuariamente, opinando che la farfalla da me descritta e figurata su due esemplari 5% e © di Bengasi, dovesse essere invece la Eremopola lenis Stgr. oppure la Grammoscelis magnifica Roths. Non erano nemmeno d’accordo sul genere. War- ren sulla specie denis Stgr. (1892) infatti aveva creato il genere Ere- mopola, nel quale aveva raggruppato anche discrepans e versicolor assai diverse non solo fra di loro, ma in tutti i modi anche da magnifica e marmarides. lo non potevo adottare questa nomenclatura. Marmarides poi in confronto di magnifica differisce da questa perchè meno grigia nel fondo delle ali, più distintamente segnata, con un taglio d’ali specialmente nella 9, un po’ più allungato nell’apice. Intanto il Signor Carlo Boursin del Museo di Parigi, precisissimo nei suoi studi, aveva nel 1928 descritto - proveniente dalla Spagna - una Poteriophora radoti, genere e specie pure da lui creduti nuovi, e che subito altri naturalisti trovarono potersi riferire alla magnifica di Rotschild. a Tre specie nuove, tre generi nuovi, - ma in fondo forse tre semplici affinità affiorarono così nelle pubblicazioni del dopoguerra. Ma sia per insufficienza di materiale disponibile per l'esame necessario, sia per lo scarso interesse, che potevano suscitare nel mondo lepidotterologico nordico queste descrizioni di specie appartenenti alla faunula mediter- ranea, la discussione rimase privatamente fra quei pochi che avevano studiato le tre forme, e qualche altro, che negli ultimi anni aveva es- portato d’Algeria e di Spagna materiali, che comprendono esemplari riferibili a quelle specie. Il Signor Carlo Boursin più diligente degli altri, con la competenza che si è acquistata in materia, e con la accuratezza delle sue investiga- zioni, grazie al materiale di queste tre forme che ha potuto da varie parti riunire, è riuscito a mettere a punto la questione. A me, che gli avevo prestato i tipi di marmarides, e qualche altro esemplare, che potei avere dal Governo coloniale libico a mezzo del Cav. Giorgio Kriiger, egli scriveva infatti recentemente: « Ho potuto finalmente terminare il mio studio sulla specie, che si chiamava Grammoscelis magnifica Roths. Dopo l’esame degli esem- plari che voi avete avuto l’amabilità di mandarmi, sono obbligato a constatare che infatti marmarides e magnifica sono sinonimi. » « Tuttavia il nome di marmarides può restare per caratterizzare la razza di Tripolitania, che sembra essere un pò più rossiccia che quelle della Spagna e dell’Africa del Nord (Algeria); come pure il nome di NOTE CRITICHE DI LEPIDOTTEROI OGIA 67 radoti può essere conservato per caratterizzare la razza di Spagna, che è un po’ più piccola, e con le antenne meno lungopettinate. » « Ma il vero nome della specie deve essere in realtà: Eremopola War. lenis Stgr. » « Infatti il genere Eremopola è stato creato da Warren per /enis, discrepans e versicolor, con lenis Stgr. come tipo. » « Ora tanto Hampson che Warren non hanno veduto il tipo di lenis Stgr., che io ho potuto esaminare. Ciò spiega il loro errore di lasciarla nella subfamiglia delle Zenobiinae, e di porla nel medesimo genere con specie così differenti tra di loro come discrepans e versico- lor, le quali senza dubbio non appartengono nemmeno alla stessa subfamiglia. » « Nessuno ha rimarcato che il tipo /ezis Stgr. presenta la forte proeminenza frontale, che si rimarca in magnifica, nè che possedeva degli occhi cigliati. Da questa inosservanza provengono tutti gli errori. » « Il nome di Grammoscelis non può nemmeno essere applicato a lenis Stgr., poichè il tipo di Grammoscelis (leuconeura Hps.) ha una proboscide ben sviluppata, mentre che /enis ne è completamente sprov- visto. » « Riassumendo la specie si presenta sotto la denominazione se- guente: « Eremopola Warr. 1907 - Libyana Trti. 1924 - Poteriophora Brsn. 1928. | lenis Stgr. 1922. di Palestina. ssp. magnifica Roths. 1914 d’Algeria. ssp. marmarides Trti. 1924 di Libia. ssp. radoti Brsn. 1928 di Spagna. » Lo studio del Signor Boursin è uscito da poco nella nuova Rivista del Dr. Jeannel, e conferma quanto più sopra egli mi scrisse, portando, invece d’Eremopola, Margelana. Io ne prendo atto e registro subito l’importante risultato. Ma c’è di più. Le vacanze estive avendo protratto la pubblicazione delle nostre « Memorie » anche queste mie « Note » hanno dovuto subire un ritardo - benefico, del resto - nella loro pubblicazione, che mi ha così permesso di rivedere ancora le bozze, e di portarvi qualche aggiunta. Ho potuto vedere che Boursin ed io, come dicono i diplomatici, avevamo « identità di vedute » nel fatto che anch’io, avendo lasciato discrepans Stgr. nel genere Eremopola, dove l’aveva messa Warren, facevo rimarcare che essa aveva ben pochi rapporti con lenis. « Egli 68 3 E. TURATI è evidente» mi scriveva ancora recentemente Boursin « che essa non ap- partiene allo stesso genere, e nemmeno forse alla stessa subfamiglia, ma siccome non ho che cattivi esemplari sotto gli occhi, io ho proposto di lasciarli provvisoriamente nel genere Margelana, dove essa sarebbe certo meglio a suo posto. » « Un esame più stretto di altri esemplari di discrepans potrebbe decidere se la specie è bene una Zenobiina od una Cuculliina, e quindi se appartiene al genere Margelana, o se è il caso di avere per essa un genere particolare. » Io lascio a Boursin questo studio, inviandogli il materiale di questa specie che posso mettere dalla mia collezione a sua disposizione. (?) Derthisa pierreti — Pseudopsestis tellieri D. Luc. La specie di questo nome è antichissima. Fu descritta sotto il genere Enisema il 26 giugno 1837 da Bugnion negli Annales de la Societè Entomologique di Francia, poi riveduta dall'Autore più tardi sotto il genere Pseudohadena « su sei esemplari trovati in Egitto nei dintorni di Alessandria » comedice il Culot, che a tav. 32 fig. 6 ripro- duce come tale un esemplare della collezione Oberthür raccolto a Bi- skra in Algeria, sotto il genere Heliophobus. Cosi pure la indicò Stau dinger a pag. 177 della ediz. 1901del suo Catalogo. Nel riportare all’ordine del giorno la questione della presunta (?) Derthisa prerreti Bugnion (quale ce la dipinge nella sua tavola 32 delle « Noctuelles et Géométres » il Culot), quistione, che trova bene il suo | posto in queste « Note critiche di lepidotterologia », non pensavo che essa si sarebbe risolta così presto, dato che essa aspettava una solu- zione dal 1837 in poi. Il ritardo nella pubblicazione delle mie «Note critiche » causato dalle ordinarie vacanze estive della Società Entomo- logica Italiana, ha giovato a chiarire meglio la cosa. Infatti grazie al mio trafiletto di pag. 166 delle « Novità di lepi- dotterologia in Cirenaica IV », il prof. Max Draudt, che aveva avuto a disposizione per lo studio la immensa collezione della famiglia delle Agrotinae del compianto Dr. Corti per continuarne l’opera nel Supple- mento al Seitz, è venuto a darmi una mano possente per trarmi dalla trappola inopinatamente tesa da Culot, nella quale io ero caduto. Avevo accettato la figura di Cnlot come rappresentante la specie di Bugnion, mentre Draudt, così bene documentato com’é, mi scrive, che invece essa rappresenta effettivamente un esemplare della Pseudo- psestis tellieri Luc., che ha per sinonimo Harpagophana diacrisioides NOTE CRITICHE DI LEPIDOTTEROLOGIA 69 Roths. (Novitates zoologicae 21 e 27,1914 e 1920); ed ora quindi anche Heliophobus pierreti Culot (non Bugnion). Il Culot ha pure pubblicato in altra tavola (Suppl. I, pl. 81, fig. 65) una Pseudopsestis tellieri D. Luc. di Gafsa senza accorgersi che questa figura e l’altra sua pierreti non avevano che diversità ...... sessuali. Evidentemente egli era stato mal diretto dalla determinazione sba- gliata, che avevano gli esemplari della collezione Oberthiir, da lui copiati, dove figuravano sotto il nome di pierreti Bugnion; ed anche dal fatto, che Staudinger l’aveva piazzata sotto il genere Heliophobus nel suo « Catalog 1901 » insieme a messaouda Oberth. Il mio esemplare di Bardia, anzichè Derthisa pierreti Bugnion deve considerarsi come Pseudopsestis tellieri D. Luc., per prendere il nome che ha la priorità. La cosa è confermata dal Prof. Draudt, il quale - nel frattempo - gentilmente accettò di esaminarlo. Egli mi ha fatto notare anche, che esso possiede caratteri anatomici affatto unici, che Sir George Hampson indica con precisione a pag. 509 del suo IX volume delle « Lepidopt. Phalenae » (Addenda) e spe- cialmente le quattro unguicole cornee nere, che stanno sul primo articolo dei tarsi anteriori, visibilissime. « Nessun’ altra Noctua» egli dice« pos- siede qualche cosa di simile ». Quanto io aveva detto ne] mio breve appunto a proposito della sup- posta Derthisa pierreti Bugnion (secondo la figura di Culot) nelle mie ° recenti « Novità di lepidotterologia» succitate, che avrei, cioè « creduto risolvere la quistione del genere puramente e semplicemente col con- siderare pierreti (Culot) nel gruppo delle Derthisa, anzichè fra le Agro- tine trova conferma in quanto egli mi scrive che « la specie ritenuta da Culot come pierreti non ha nulla a che fare con pierreti Bugnion. Questa è una vera Agrotide, molto vicina parente con matritensis Vazq., e messaouda Oberth., e sinonimo anche di marsdeni Baker». | Troveremo Pseudopsestis tellieri D. Luc. nel « Supplemento » con entrambi i sinonimi (pierreti e diacrisioides Roths.) a pag. 165 (non ancora edita) correttamente trattata e figurata a tav. 20 d. La mia nota delle « Novità >» aveva attirato |’ attenzione anche de signor Carlo Boursin. Egli ha compreso subito la mia esitazione, come pure il mîo desiderio di poter assegnare un posto definitivo e corretto alla specie, che ha finora molto viaggiato «nella nomenclatura ». Aven- done attualmente in mano per lo studio uno dei tipi di Bugnion, egli pure dichiarava che « pierreti Bugnion non è altra cosa che messaouda 10 E. TURATI Oberth. = matritensis Vazq., e diventa così la forma tipica della specie, poichè la sua descrizione è bene anteriore a tutte le altre ». «Il tipo della specie è dunque la forma egiziana (col sinonimo marsdeni Baker); messaouda Oberth la forma rossastra d’Algeria (di cui bercana Trti. sarebbe un estremo), e matritensis Vazq. la forma grigia di Spagna, che si prende qualche volta nell’Africa settentrionale. » Così due colonne della moderna lepidotterologia, Draudt e Boursin, due specialisti per le Noctue, vengono ad una stessa conclusione, che io mi felicito di aver provocata. A mia scusa devo dire, che non avendo da poter fare confronti in Natura, le determinazioni fatte su figure anche le più fedeli, oppure su fotografie, se non accompagnate, a parte o nel testo, da minuti dettagli, lasciano sfuggire parecchi caratteri (come per es. le spine delle zampe ecc.) che non si possono il più delle volte far rilevare nelle tavole. Le figure però servono a mostrare la facies generale della specie, ma è una esagerazione il detto di Oberthür: «pas bomme figure pas de nom valable » poichè come osserva ancora Lord Walter Roth- schild, pur avendo dato Bugnion una eccellente figura dell’insetto, che fu poi descritto da Bethune - Baker come marsdeni (che è una Agrotide del genere Euxoa,) ed entrambi i signori Oberthiir e Culot figurano come pierreti Bugnion un’insetto tolalmente diverso ( fellieri D. Luc. che appartiene alla subfamiglia delle Zenobiinae. Axia ernestina Trti. n. sp. Axia! - Noi ci troviamo quì davanti ad uno dei fatti più curiosi - per non dir più ameni - della sistematica. Un genere con tre o quattro sole specie, che viaggia con armi e bagagli da una famiglia all’altra con una disinvoltura incredibile, as- sumendo anche nomi diversi da un autore all’altro. | La specie tipica è margarita Hb., una delle piu belle, e delle maggiori rarità della nostra Fauna. Per essa Hübner ha creato il genere Axia Hb. Questo nome, che deve avere la priorità, è stato per un po’ di tempo soprafatto da quello di Timia (dal greco Timios = prezioso), che diede al genere il Boisduval. Venne poi la volta di Lederer, che portò fuori quello di Cimelia (da cimelios in greco = giojello) per le sue goccie di perle sulle ali anteriori, o fors’anco per la sua preziosità. Ma questi tre diversi nomi applicati ad un solo piccolo gruppo di specie va oltre il fenomeno di una triplice sinonimia. C’® di più. Alcuni autori vogliono, che questo gruppo appartenga alle Noctue, 2 NOTE CRITICHE DI LEPIDOTTEROLOGIA =] altri alle Geometre. Per non far torto nè agli uni nè agli altri, un più recente complesso di autori lo porta fra le Cimatoforidi, se non fra le Deltoidi o magari le Piralidi! Per colmo di ventura io oggi mi trovo dinanzi una quinta specie nuovissima, che riunisce i caratteri principali delle già note, pur essendo diversa assai da ciascuna di queste. È una importantissima scoperta, che ci viene dalla Cirenaica, fra le più belle e curiose fatte finora dal Cav. Kriiger. La pongo al seguito di margarita Hb., olga Steger. vaulogeri Stgr, e napoleona Schaw. in tutti i modi; e, secondo il Seitz, nel genere Axia Hb., al seguito delle Cimatoforidi, perchè nelle ali posteriori la vena 7, si avvicina nel suo percorso alla vena 8, la quale, sorpassata - la cellula, si curva all’infuori. In ciò però assomiglierebbe assai anche alla nervatura delle Pyra- lidinae, Veramente dalla facies generale delle farfalle col loro taglio d’ala triangolato a guisa delle De/foidi, come ben dice il Duponchel, con la loro squamatura sottile e tutto il loro aspetto esile e leggero, io non saprei quanto questo genere abbia a che fare con Diloba p. es. (ceruleocephala), con Polyploca (diluta, flavicornis, ridens ecc.), oppure con Palimpsestis (duplaris, or, flutcuosa, ocularis ecc.), con Thyatira (batis), Habrosyne (derasa), che hanno l'apparenza di Noctuae, se non per il solo carattere della venatura, or ora accennato; e mi permetto di dire, che se tanta incertezza è finora regnata nel collocamento di questo genere nel sistema, perchè invece di farlo passare dalle Noctuae, alle Bombicidae, alle Cymatophoridae, alle Geometridae, non lo si è fatto anche passare, questo viaggiatore nel sistema, fra le Deltoidae o le Pyralidae, delle quali pure ha dei caratteri ? Duponchel (HI Suppl. pag. 494, tav. 42), come Boisduval (Ind. method. p. 101 e Genera insect. pag. 173) indica per margarita Hb. il genere 7imia, e la colloca fra le Nottue. Ma il dubbio lo assilla. Per- tanto con Boisduval egli la lascia fra i generi Brephos ed Autophila, nella tribù delle Noctuo-falenidi. Herrich - Schaeffer nel suo 3’ Volume (Spanner - Geometre), a pag. 37, la pone nel genere 7imia, come Boisduval, ma colloca questo genere come il XII delle Geometridae, e lo dichiara « una vera geo- metra (Spanner), che fu messo ingiustamente fra le Noctuae da Hiibner e da Boisduval, mentre sta vicino ai generi Aspilates e Lythria. » « Milliere nel 1’ Vol. della sua Iconographie (1859), dopo aver detto a pag.267 « che per molto tempo gli entomologi di tutti i paesi 72 E. TURATI sono stati assai poco d’accordo sul posto che dovrebbe occupare nel- l'ordine dei Lepidotteri la 7imia margarita Hb., si sono alfine intesi (pag. 409), e hanno piazzato questo grazioso insetto fra le Geometre. » Dichiara però subito che « 7. margarita Hb.non è una Geometra; potrebbe darsi che non fosse nemmeno una Noctua. », e fonda la sua opinione sulla larva, che egli ha potuto allevare solo però nei primi stadii: ne dà la figura alla stessa pagina 409. Malgrado tutte queste incertezze fra Geometre, Bombicidi, Noctue ecc. la troviamo nel grande Catalogo di Staudinger 1901, accodata alle Geometre, sotto il nome generico di Cimelia Ld. insieme alle due altre specie o/ga Stgr. e vaulogeri Stgr. Culot nelle sue Noctuelles et Geometrides non considerandola come una Noctua, nè come una Geometra, se la. cava non parlandone, perchè non entra nella cornice del suo quadro. Ma l’arte sua magnifica l’ha prestata ad Oberthur per illustrare nel fasc. XII della « Lepidoptero- logie Comparée, un lungo esauriente studio di Pierre Chrétien che è riuscito pel primo ad allevare ed a riprodurre in cattività la Cimelia margarita Hb. Spuler (Schmett. Europ., II, pag. 121) 1910 - sotto il nome di Cimelia, accoda questo alla famiglia delle Geometre. Warren nel Seitz (vol. II), riprendendo il nome del genere, datogli da Hübner, cioè Axia Hb. anzichè Timia o Cimelia, annota che le tre specie, che gli appartengono, sono della famiglia delle Cimatofo- ridi, che si distingue da tutte le altre famiglie unicamente per il carat- jere che presentano le vene 7 ed 8 sulle ali posteriori; in ciò la venatura assomiglia a quella delle Pyralidinae. * * * Della posizione sistematica di Axia Hb. Seitz si è poi personal- mente occupato sul 2° vol. del supplemento dei suoi ee. puntate 24 e 25, apparse nel giugno 1933. Egli giudica ingiustificata la posizione di Axia Hb. anche nelle Cimatoforidi, non trovando sufficiente il detto carattere delle vene 7 ed 8 delle ali posteriori. Divide pertanto Axia ed Epicimelia dalle altre Cimatoforidi, ma, se le toglie dalla famiglia, le lascia però al loro posto nel sistema generale, cioè ope le Cimatoforidi. « Frattanto » egli dice « si é trovata una farfalla notturna peru- viana, la Ofoxona geometrica Draudt, che possiede in certo qual modo la caratteristica principale in sommo grado; cioè la costale delle ee ae L'EURO PERA Mau NOTE CRITICHE DI LEPIDOTTEROLOGIA 73 ali posteriori che si fonde per un tratto considerevole con la parte mediana della subcostale. Per il resto questo genere mostra cosi poca concordanza con le Cimatoforidi che non ne sembra ad ogni modo giustificata la sua annessione, ed anche con questa nuova scoperta nes- suna luce è venuta sulle difficoltà della posizione di questa famiglia, che secondo i loro bruchi si lascia meglio mettere a fianco delle Notodontidi. » Gia nel vol. 2° era stato indicato da Warren che i generi Axia e Diloba vi erano acclusi solo con la riserva, che questo non era il loro posto definitivo giusto. I bruco dell’Axia margarita del resto non si lascia affatto para- gonare (se non con quello di Diloba) con quello di alcuna altra Cima- | foforide conosciuta. Del bruco di Diloba si ammette oggi, che potreb- be probabilmente allacciarsi a certi bruchi di Cucullia: esso starebbe perciò alla meglio vicino alle Noctuidi, se pure non possa valere la primitiva sua registrazione vicino alle Valeria ed alle Apamea. E più avanti, a pag. 193, egli scrive: « Il gruppo che si compone dei due generi Axia ed Epicimelia è stato nel 2° volume (pag. 331) registrato semplicemente fra le Cima- toforidi, sebbene, come accennato nella Introduzione a pag. 321, fos- sero allora completamente sconosciuti i suoi stadii giovanili. Poichè riguardo alla diagnosi della famiglia delle Cimatoforidi si è trovato di rilevare solo come prevalente caratteristica il percorso delle vene 7 ed 8 delle posteriori, così in certo qual modo si può giustificare la registrazione in fine alle Cimatoforidi. » « Più recenti osservazioni fanno apparire più naturale una separa- zione di questo gruppo Axia. (Rebel crea la famiglia Axzidae); ma è rimarchevole, che la posizione delle Axia nel complesso del sistema non si cambia con ciò: esse stanno egualmente dietro alle altre Cima- toforidi: soltanto sarebbero staccate da esse con un taglio più netto. » « Il bruco di Axia margarita ha piuttosto la costituzione di parec- chie larve di Micri. Esso è liscio, giallo - verde, afflato di rosa davanti e disotto, con linea dorsale verde, come lo dipinge il Culot nell’Ober- thur, volume succitato. Esso vive su una Euforbiacea. La crisalide è piuttosto corta, molto scura di cute, più grossa nel mezzo; al termine posteriore dei varii segmenti ha un risalto molto stretto. Il cremastere ha una punta breve, un po’ smussata, e ripiegata verso l’avanti. Il suo colore bruno - rosso oscuro passa in un profondo nero - bruno circa cinque giorni prima della schiusura. » 74 E. TURATI « La farfalla in riposo, quando è appoggiata a sottili steli, ha il portamento quasi di una Rhodometra sacraria, tenendo le ali spioventi a forma di tetto; i margini esterni delle ali anteriori si toccano in tutta a loro estensione. Inoltre essa poggia per lo più sulle due paia ante- riori di zampe, mentre stende il 3° paio lungo l’addome. Quando è fatta smuovere vola poco lontano, e siccome viene volontieri alle lam- pade, sembrerebbe che il suo volo fosse specialmente notturno. Dap- pertutto ha due generazioni. » Di margarita Hb. (figurata da Seitz a tav. 56 del 2° volume) è indicata poi anche una varietà spagnola soledad Schaw. (figurata a tav. 15 f. del 2° Supplemento). In questa forma il rosa delle ali anteriori è più intenso, quasi porporino. È pure accolta una ab. rubrociliata Schaw. con le frangie delle ali posteriori di color rosa porporescente. Anche della vaulogeri Stgr. è figurata nel 2° Supplemento alla stessa tav. 15 f. una (varietà) napoleona Schaw. di Corsica. Questa ha le ali anteriori quasi unicolori giallo d’oro, appena debolmente afflate di rosa. Una tinta più oscura si trova soltanto alla base delle ali-ante- riori. Le pusteriori sono inondate di un colore grigio oscuro torbido. Il Prof. Dr. Hans Reisser che ha scoperto questa napoleona (des- critta poi dal Dr. Schawerda) in Corsica ed è riuscito ad allevarla, la tratta - e giustamente - come specie a sè, e ne descrive per filo e per segno tutte le fasi in un lavoro esauriente, nel quale egli tratta anche la questione del genere Axia. È la più recente pubblicazione apparsa in materia poichè essa fu pubblicata nel n. 32 del giorno 22 novembre 1933 della « Internationale Entomologische Zeitschrift » di Guben. (') Ma un’altra recentissima pubblicazione che si occupa di Axia è la seconda edizione del « Catalogue raisonné des Lepidopteres du Dépar- tement des Bouches du Rhône etc. » del Dr. Pierre Siepi, pubblicato per cura di suo figlio e sotto la revisione del Comandante Daniel Lucas, negli Annali del Museo di Storia Naturale di Marsiglia (tomo XXV) (33). Ivi è seguito il metodo del Catalogo di Staudinger 1901. Nell’articolo su Cimelia margarita Hb. si parla solo delle località in cui fu trovata, e della pianta nutrice, che Pierre Chrétien ha scoperto nella Euphorbia papillosa, allevandone i bruchi anche con la Euphor- bia spinosa e con la Euphorbia gerardiana. (1) Un’altra nota dello stesso Dr. Hans Reisser è annunciata di prossima pubblica- ° zione nella rivista « Lambillionea » di Bruxelles a proposito di Axia crnestina Trti. facendo anche seguito ad altre osservazioni sull’Axia napoleona Schaw. pubblicate sulla stessa Rivista nei numeri 12 del 1933 e 1 del 1934, EU Se NE NOTE CRITICHE DI LEPIDOTTEROLOGIA 15 Nella sua oltremodo completa pubblicazione biologico - critica suddetta « Contribuzione alla Conoscenza delle Axzidae (Lep. Heteroc) » il Dr. Reisser riporta, traducendola in tedesco, tutta la meravigliosa re- censione che Chrétien pubblicò nell’Oberthur (Lepidopt. comparée vol. XII) e della quale ho parlato più su. Reisser conclude a proposito della posizione di Axia nel sistema lasciandola nella famiglia a parte, creata da Rebel, le Axiinae, al seguito delle Cimatophoridi, e distinte da queste, come vuole Seitz. Interessante è la sua conclusione. « Sulla vera odissea, egli dice, che le specie di Axia hanno dovuto compiere nel sisiema rimando alle conclusioni di Chrétien. Egli pel primo aveva eretto una propria famiglia per le Cimeliidae (Anomalidee) e l’aveva collocata vicino alle Cimatoforidi. » « Rebel ha poi sulle Verhandl, della Zool. Bot. Gesel. di Vienna 69° anno, 1919, da pag. 111 a 114, adoperando il vecchio nome del genere di Hübner, Axia, al posto del più recente di Cimelia, nominata giusta- mente la famiglia: Axzidae. Dopo di avere trattato delle differenze fra le Axiidae e le più vicine famiglie Cymatoforidae, Geometride, Noc- tuidae, Pyralidae ed Arctidae, Rebel venne alla conclusione che le Axiidae, le quali indubbiamente devono essere ascritte ad una propria famiglia, hanno i più vicini rapporti da una parte con le Cymatopho- ridae, dall’altra con le Geometridae. » «lo personalmente », dice Reisser, « ritengo sia desiderabile di man- tenere in una separata famiglia le Axirdae anche per ragioni biologiche, poichè le Axiidae sono sicuramente monofaghe sulle Euforbiacee, - a me non sono note Cimatophoridae che si nutrono d’Euforbie, esse preferiscono le piante a foglia caduca, - e inoltre molte particolarità morfologiche e biologiche lo dimostrano, ed. infine esse si sono adattate in modo assai specializzato al ciclo di vita sulle Euforbie >». Il gruppo di Cimatophoridi che stanno più vicine alle Axzidae dovreb- be secondo il suo parere essere «quello dei Psidopala (cfr. Houlbert nelle Etudes de Lepidopt. Comparée vol. XVII - 2, 1921, pag. 94) e spe- cialmente il genere paleartico - orientale Psidopala Houlb. con le specie opalina Leech. ed opalescens Alph. Psidopala opalescens Alph. ricorda nel suo habitus, ed in parte anche nei suoi disegni, già molto le Axitdae. La venatura di Psidopala all'incontro mostra il vero tipo delle Cimatoforidi, e le antenne non sono pettinate. I loro bruchi, che io mi sappia, non sono conosciuti >. E giacchè ho parlato di Axia margarita Hb. aggiungerò, inciden- talmente, che alcuni degli esemplari esistenti nella mia collezione furono 76 E. TURATI raccolti dal Dottor Gieseking nelle due generazioni, Aprile - Maggio ed Agosto, a Venti:niglia (Liguria occ.) Ho creduto opportuno dilungarmi sulla storia del genere Axia, lontana e recente, che presenta un caso non unico ma più complicato degli altri, nella sistematica dei lepidotteri, perchè si veda se non vi è ragione di rich edere alla Commissione incaricata dai congressi ento- mologici per l'ordinamento della Nomenclatura, che voglia occuparsi di simili questioni. Noi sappiamo tutti che una serie di caratteri sono comuni a parecchi generi, ed altri caratteri sono invece affatto peculiari. Ma quali caratteri, fra questi o quei gruppi di caratteri, devono avere la prevalenza sugli altri per la riunione in famiglie, e per determinare la posizione nel sistema di una specie, di un genere, di una famiglia.? Così non si andrebbe a tastoni, tutti accettando una regola generale, se non perfetta, approsimativa; e ad ogni modo, con valore legale, stabilito di comune consenso. Coleophora latistrigella Trti anzichè latistriella N Un errore tipografico mi è sfuggito nella correzione delle bozze di stampa delle « Novità IV » a pag. 206. Fu stampato Coleophora latistriella invece che /atistrigella Trti. Avevo già dato il nome di Jatistriella ad un’altra bella Coleophora nel 1924 a pag. 482 della « Spedizione lepidotterologica in Cirenaica. » Non poteva questo nome infatti aver doppio impiego per indicare pue specie! | Ben & vero che non ho a mia disposizione, come il povero Fru- storfer, un grosso fascicolo di migliaia di nomi da lui compilato, dal quale - egli mi diceva - egli andava pescando quelli più svariati, e secondo lui più adatti, o più roboanti, per darli alle molteplici sue creazioni di sottospecie, varietà o forme. Ma se non c’è molta fantasia nella mia scelta del nome, ne convengo, ed anche se c’è assonanza con altro, esso risponde meglio di tutti a designare un carattere principale della specie. Milano, 2 Settembre 1934. XII TP SPEDIZIONE NELLO BECCARI NELLA GUIANA BRITANNICA Dotr. RUGGERO VERITY LEPIDOTTERI GRIPOCERI E ROPALOCERI Ho avuto l’incarico di studiare i Lepidotteri Gripoceri e Ropaloceri raccolti dalla Spedizione Nello Beccari nella Guiana Britannica, durante gli anni 1931 - 32. Come risulta dall'elenco riportato in fondo a questa breve nota, il materiale non offriva grande interesse per il sistematico, se si eccet- tua la presenza di una nuova specie del genere Catonephele, che viene qui descritta. = Gli esemplari senza indicazione particolareggiata di località furono regalati dal Dott. Cesare Romiti e tutto quanto il materiale è ora con- servato nel Museo Zoologico della R. Università di Firenze. Catonephele beccarii nova spec. Questo genere offre diverse specie che si somigliano molto, ma che, d’altra parte, differiscono, in modo molto netto, le une dalle altre, Fig. 1 — Catonephele beccarii n. sp., faccia dorsale. per caratteristiche costanti, che non lasciauo dubbio sulla specie a cu appartiene un dato individuo. La figura qui unita permetterà durque ad ognuno di constatare, confioniandola con le specie conosciute, che 78 RUGGERO VERITY l'esemplare da essa rappresentato non può appartenere a nessuna di esse, per quanto questo possa sorprendere un poco, dato che si tratta di farfalle vistose, tutte note da un secolo almeno, se si eccettuano le due specie distinte da Stichel nel 1899 da quelle affini, colle quali erano rimaste confuse. Occorre oggi fare altrettanto al riguardo di un individuo maschile, purtroppo unico, che assomiglia al C. sabrina Hew., molto diffuso nel Brasile e anche nella sua parte meridionale, ma che ne differisce troppo perchè possane sussistere dubbi sulla sua distinzione specifica. L’illustrazione varrà assai meglio di minuziose descrizioni, che, per lo più, in pratica, non si possono o non si ha la pazienza di seguire. Mi limito dunque a rilevare le caratteristiche differenziali più salienti fra la specie nuova, che è giusto di dedicare all'amico Beccari, e la sabrina, quale è figurata da Hewitson, originariamente, e quale l’ha poi riprodotta bene anche Rober nei Gross - schmetterlinge dello Seitz (tav. 98 d). Fig. 2 — Catonephele beccarii n. sp., faccia ventrale Le ali sono più arrotondate e più larghe; l'apice delle anteriori, in modo speciale, è meno allungato ed è appena percettibile l’angolo, che lo delimita posteriormente, all'estremità della seconda nervatura media- na, nella sabrina; al didietro di quest’angolo, poi, manca la curva con- cava, marcata, del contorno alare, tanto accentuata nella sabrina stessa. In quanto alle macchie della pagina superiore, è da notarsi in primo luogo l’assenza totale di quella rugginosa, a contorno mediale LEPIDOTTERI DELLA GUIANA BRIT. 79 diffuso, che la sabrina presenta, all’apice, fra le nervature radiali e la seconda mediana. Per tutti i caratteri precedenti la beccarii somiglierebbe di più alla salacia Hew. dell Amazzone superiore, ma da questa differisce del tutto per la forma delle grandi macchie arancioni. Quella che sta al didentro della zona apicale è staccata dall’altra, più grande, del disco, come nella sabrina, ma, invece di essere tanto ovalata da sembrare quasi una striscia obliqua, è quasi rotonda, quale non esiste in nes- sun’altra Catonephele. La grande, poi, è costituita da una parte ante- riore, fra la terza nervatura mediana e la seconda cubitale, pure molto arrotondata, che si prolunga posteriormente in un peduncolo assai più stretto e si allarga nuovamente, in direzione mediale, fra le nerva- ture anale e il bordo alare posteriore. La fascia dello stesso colore delle ali posteriori non differise sostanzialmente da quella della sabrina. Il rovescio, tanto delle ali anteriori, quanto delle posteriori, è pure quasi identico al rovescio della sabrina, salvo un’accentuazione mag- giore delle zone chiare all’apice delle anteriori e sulle posteriori, dove esiste una larga fascia di un bianco roseo, corrispondente a quella arancione dell’altra pagina; nella sabrina questa zona chiara è accen- nata solo nella parte anteriore dell’ala ed è in gran parte ricoperta da striscie grigie diffuse, per cui spicca molto meno. URANIIDAE Urania leilus L. Kurupucari, Sett. 1931, non frequente. Non fu vista sul Demerara CASTNIIDAE Castnia licoides Boisd., Great Falls. Dic. 1931. GRYPOCERA o HESPERIIDAE Chiomara punetum Mab. a. Savanna presso Paradise, Dic. 1931; b. Jawakuri Savana, Genn. 1932; c. Jawakuri Savana, Genn. 1932. Assai abbondante, esclusivamente nella Savana. Ebreitas undulatus H. S. forma evanidus Mab. Kurupucari, Dic. 1931, nelle località aperte, ove era stata abattuta la foresta. Pythonidas assecla Mab. Merlissa (Berbice), Dic. 1931. In una radura della foresta ove esistevan vecchie capanne di tagliatori d’alberi. Cyclosaemia herennius Cr. Marlissa (Berbice) Dic. 1931. Nella stessa radura ove fu raccolta la specie precedente. Eudamidas ozema Bxe. Fra il Campo V e Kurupucari, lungo il cattle- trail, nelle radure della foresta bruciata cinque anni fa. Heliopetes arsalte L. Savanna presso Paradise, Dic. 1931. 80 RUGGERO. VERITY. Hesperia syrichtus F. a. Trinidad 4 Sett. 1931; - b. Trinidad 3 Sett. 1931; c. Trinidad 4 Sett. 1931; - d. Trinidad 4 Sett. 1931. Nei prati presso la Government Farm a s. Murgaria albociliata Mab. ? Kurupucari, Dic. 1931. Heteropia imalena Bil. (?) ©. Campo II sul Demerara, Ott. 1931, nella foresta. Cecropterus neis Hb. Great Falls. 21 - 9 - 1931, lungo il sentiero per il trasporto delle barche. Marlissa (Berbice), Dic. 1931 in una radura del bosco. | Eudamus simplieius Stoll. Rockstone, Gennaio 1932. Sulla bassa vege- tazione secondaria lungo la ferrovia abbandonata. Eudamus proteus L. a. Campo V. Nov. 1931, sul margine della foresta; b. Campo V. Nov. 1931. Eudamus doryssus Scons. Campo Il, Ott. 1931. Eudamus simplieius Stoll. forma euryeles Lahr. Marlissa (Berbice), dic. 1931. Eudamus herophilus Plötz. Marlissa (Berbice), Dic. 1931, radura del bosco presso la sponda. | Heronia midas Cr. Mackenzie, Dic 1931. Heronia phraxanor Hew. (?) © Mackenzie, 21 Ott. 1931. Thymale enotrus Cr. Marlissa (Berbice), Dic. 1931. In una radura della foresta ove esistevano vecchie capanne di tagliaboschi. Phocides distans H. S. Great Falls, Dic. 1931, lungo il sentiero per il trasporto delle barche. Chrysopleetrum perniciosum H. S. Babooncamp. Ott. 1931. Lerodea eupala Edw. Rockstone. Genn. 1932. Sulla bassa vegetazione secondaria lungo la ferrovia abbandonata. Themesion maroma Inschir. Mackenzie. Ott. 1931. Nicomiades caeso Mab. Marlissa (Berbice), Dic. 1931. In una radura dei bosco presso la sponda del fiume. Phamus vitreus Cr. Mackenzie, Ott. 1931. Paradros alemon Cr. Marlissa (Berbice), Dic. 1931, radura del bosco presso il fiume. | Prenes vero F. forma sufidia Hew. Trinidad 4. Sett. 1931. Nei prati e giardini della Government Farm a St. Forepli. | RHOPALOCERA Lycaenidae Theela cydia Hew. Savana presso Paradise sul Berbice, Dic. 1931. Theela megaclas Cr. Rockstone, Genn. 1931. Sulla bassa vegetazione secondaria lungo la ferrovia abbandonata. + 4 = MESI LEPIDOTTERI DELLA GUIANA BRIT. 81 Theela authora Hew. Kurupucari. Dic. 1931; prati nei dintorni della Casa governativa. - Thecla marsyas L. Rockstone, Genn. 1932; © Rockstone, Genn. 1932. Assai numerosa sulla bassa vegetazione secondaria lungo la ferrovia abbandonata. Theela linus F. a. Kurupucari, Dic. 1931; b. Kurupucari Dic. 1931. Sui margini del Cattletrail all'inizio della Grande Foresta della sponda sinistra dell’Esseguibo. Thecla phaleros L. © Rockstone, Genn. 1931. Theela polibetes Cr. 5 Rockstone, Genn. 1931; © Rockstone, Genn. 1931. Sulla vegetazione secondaria lungo la ferrovia abbandonata. Theela eyllarus Cr. © Great Falls Dic. 1931. Lungo il sentiero per il trasporto delle barche a monte del Salto. Theela pelion Cr. a. Rockstone Genn. 1931; b. © Rockstone Genn. 1931; c. 2 Rockstone Genn. 1931. Assai numerosa sulla vegetazione secondaria lungo la ferrovia abbandonata. Erycinidae Theope leucanthe Bates. Marlissa (Berbice), Dic. 1932. Nella radura del bosco presso il fiume ove esistevano vecchie capanne di tagliaboschi. Emesis mandana Cr. Mabali, 18 Sett. 1931, Nelle radure della foresta e luoghi aperti presso una baracca a monte delle rapide omonime sul Demerara. | Lemonias lueius F. Marlissa (Berbice), Dic. 1931. Hamearis epulus Cr. Muri - bush, cioè luoghi aperti con bassa vege- tazione di arbusti fra i quali predomina il Muri. Davanti al campo III, di Tibicuri - Kujaha, sull’Alto Demerara. 30 Ottobre 1931. Nymphidium regulus F. Forma cui va ascritta probabilmente la sy/va- rum Bart. Campo II, Ott. 1931. Nel sottobosco della foresta secon- daria formatasi dopo un incendio. Nymphidium menalcus Stoll. forma eachrus F. a. 5 Babooncamp, Ott. 1931, nel sottobosco; b. 9 Great Falls 25 Sett. 1931; c. Campo II. Ott. 1931; d. Kurupukari Nov. 1931; molto diffusa sul Demerara e sull’Esseguibo generalmente nel sottobosco. Nymphidium boeotia Hew. Campo II (Haymaracamp) sul Demerara, Ott. 1931. Nymphidium mantus Cr. Marlissa, sul Berbice, Dic. 1931. Nymphidium bytimon Stoll. 5 Greet Falls, 24 Sett. 1931. © senza lo- calita. Mem. Soc. Entomol. It., XIII, 15-1 X-1934 6 82 + RUGGERO VERITY Nymphidium earicae L. a. © Kumaparı Creek (Demerara), 20 Sett. 1931, nei luoghi aperti presso abitazioni; b. Camiter Falls, Nov. 1931. Nymphidium acherois Boisd. © Campo II en Ott. 1931 nella Foresta secondaria. Mesosemia metope Hew. razza ungulata St. © Savana presso Paradise sul Berbice, Dic. 1931. Mesosemia cippus Hew. Marlissa sul Berbice, Dic. 1931. Stalachtis phlesia Cr. a. Camiter Falls, Nov. 1931; c. Campo II sul Demerara, Ott. 1931; d. Campo II sul Demerara, Nov. 1931; e. Great Fall. 25 Ott. 1931; b. Camiter Falls, Nov. 1931; f. Paradise sul Ber- bice, Dic. 1931. Comune ovunque in luoghi aperti sui margini della: foresta. — | 3 Euselasia eugeon Haw. Great Falls, 25 Sett. 1931. Stalachtis phaedusa Hb. a. Campo II sul Demerara, Ott. 1931; b. Cam- po Il, Ott. 1931; nella Foresta, ree il sentiero che conduce al campi di un indio. Aricoris calliope 1.5 x Campo Il (Demerara), Nov. 1931; b. Great Falls 24 Sett. 1931; c. © Campo Il (Demerara), Nov. 1931; assai co- mune nel sottobosco no i sentieri dei tagliatori di legname. Helicopis endymion Cr. a. Campo, II Ott. 1931; b. Campo II, Nov. 1931; lungo il fiume sui Caladium arborescens, insieme alla specie seguente. Helicopis cupido L. x" Mackenzie, Nov. 1931; 5° Campo II, Ott. 1931; cf Campo, IT Ott. 1931; 5 Campo II, Ott. 1931; 5% Babooncamp, Ott. 1931; Great Falls, 24 Ott. 1931; © Mackenzie, 15. Dic. 1931; © Kurupucari, Nov. 1931; 2 Campo II, Ott. 1931; comune e abbon- dante ovunque.. : Pieridae Terias eleathea DE razza nominale. x Savana presa Paradise su Ber- bice, Dic. 1931; 6 idem.; 5’ idem. ? Terias eleathea Cr. 9 Savana, presso Paradise sul Berbice, Dic. 1931. Terias nise Cr. Rockstone, Genn. 1931; nei prati presso la stazione abbandonata. Catopsilia trite L. Campo HI (Tibikuri - Kuyaha) Ott. 1931. Si ROSSI, sulla sabbia umida del greto del fiume. Catopsilia statira Cr. Campo II, Ott. 1931; Campo II, Ott. 1931; Great Falls, 22 Sett. 1931; Kurupucari, Dic. 1931; Roekstone, Genn. 1931; : Kurupucari, Dic. 1931; Great Falls, 24 Sett. 1931; Marlissa (Berbice), Dic. 1931; Marlissa (Berbice), Dic. 1931; Marlissa (Berbice), Dic. 1931; — LEPIDOTTERI DELLA GUIANA BRIT. 83 sul cattlebrail fra Campo V e Kurupucari, Nov. 1931. Comune ovun- que, a volte abbondantissima; ha le stesse abitudini della specie pre- cedente; suole a volte riunirsi in gran numero sopra i banchi di sabbia emergenti dal fiume. Rockstone Genn. 1931. Catopsilia philea L. Babooncamp. Ott. 1931; Campo II, Ott. 1931. Ha le stesse abitudini delle due specie precedenti, alle quali vola in co- _ munita, ma sempre in minor quantita. Catopsilia argante F. 6 esemplari del Demerara, senza data. Appias drusilla Cr. Demerara (senz’altra indicazione). Papilionidae Papilio lysander Cr. razza nominale. Demerara (senz’altra indicazione). Papilio echemon razza ergeteles Gray, forma nominale. © Campo Il, Ott. 1931. 5 Campo Il, Ott. 1931. Nella foresta lungo il sentiero che conduceva al campo di un indio. Papilio thoas L. razza nominale, Babooncamp. Ott. 1931; esempl. 3 Rockstone, Genn. 1931; esempl. 2 Campo Il Ott. 1931; Comune ovunque. | Papilio ariarathes Esp. razza menes R. X. I. 5 Canali, sul Demerara, 19 Sett. 1931; © Fra Campo V e Kurupucari, lungo il tratturo che traversa la foresta, Nov. 1931. Papilio vertumnus Cr. razza nominale, © Marlissa sul Berbice, Genn. 1932, 3 | Papilio anchises L. razza nominale, © Trinidad, nei Giardini della Governement Farm presso St. Joseph., 3 Sett. 1931; 7 Campo Il, Ott. 1931. Papilio dolicaon Cr. razza nominale, Mackenzie, 1931. Papilio telesilaus Fer. Great Falls, Sett. 1931. Papilio protesilaus L. razza nominale. 2 es. Demerara (senz’altra indi- cazione). Danaidae Sottofam. Danainae Danais archippus F. Demerara (senz’altra indicazione). Sottofam. Ithomiinae Thyridia confusa Btl. Campo II sul Demerara, Ott. 1931. : Hirsutis harmonia Cr. forma nominale. 2 Marlissa (Berbice) Dic. 1931; in una radura della foresta, 84 RUGGERO VERITY Hirsutis harmonia Cr. forma meopsa F. Marlissa (Berbice) Dic. 1931; nella stessa radura insieme alla forma precedente. Melinaea mneme L. 2 es. Demerara (senz’altra indicazione). Melinaea mediatrix Weym. Campo II, Ott. 1931; ie un sentiero nella foresta. Mechanitis paraiya Reak. forma esina Cr. Campo V. Nov. 31, Hass il cattletrail nella foresta. Mechanitis polymnia L. Babooncamp, Ott. 1931; lungo il fiume sul margine della foresta. | Mechanitis pannifera Btl. Marlissa (Berbice) Dic. 1931; in una radura della foresta. Ceratinia vallonia Hew. Campo V. Nov. 1931. Ceratinia mutilla Hew. lungo il cattletrail, nella foresta, fra campo V e Kurupucari. Calloleria nise Cr. forma fernensis Hsch. ur Nov. 1931; lungo il cattletrail che traversa la foresta sulla sponda sinistra dell’ Esseguibo. Satyridae Pierella dracoritis Hb. Rockstone, Genn. 1931; 2 es. Campo II, Ott. 1931; Great Fal!s, 25 Sett. 1931; Marlissa, Dic. 1931; comune ovunque, nel sottobosco della folta foresta. Pierella lena L. forma tipica, Mackenzie, Nov. 1931; Campo II, Ott. 1931; Kurupucari, Nov. 1931; nel sottobosco, insieme alla specie precedente. > Anthirrhaea philoctetes L. Demerara (senz’altra indicazione). Taygetis echo Cr. 2 es. Campo II, Ott. 1931; nel sottobosco Mingo un sentiero a traverso la foresta vergine. Taygetis xenana Btbr. Jawakuri, Genn. 1931; sui margini della foresta. Taygetis andromeda Cr. Kurupukari, Dic. 1931; Babooncamp. Ott. 1931; 2 es. Mackenzie, 13 Ott. 1931; Campo II, Ott. 1931; nel sottobosco, — ovunque. Euptychia hesione Sulz. Kurupucari Dic. 1931. Euptychia penelope F. 2 Marlissa (Berbice) Dic. 1931; Campo II, Ott 1931; Campo II, Ott. 1931; Jawakuri, Genn. 1931; sui margini della Savana. Euptychia maepius Godt. Mackenzie, Nov. 1931. Euptychia hermes F. Rockstone, Genn. 1932; 3 es. Mackenzie, Nov.. 1931; 6 es. Kurupucari, Nov. 1931; comune nelle radure del bosco. Bia actorion L. 2 es. Demarara (senz’altra indicazione). LEPIDOTTERI DELLA GUIANA BRIT. 85 Brassolidae Fryphanis polyxena Memb. razza nominale. « Mackenzie, Dic. 1931; 2 2 Machenzie, Dic. 1931. Caligo teucer L. razza nubilus Frest. Mackenzie, Genn. 1931. Caligo idomeneus L. razza nominale. ~ Demerara (senz’altra indica- zione); © Demerara (senz’altra indicazione); © Paradise, Genn. 1932. Caligo menoetius Stdgr. Demerara (senz’altra indicazione). Caligo eurilochus Cr. forma nominale, 5% Kurupucari, Nov. 1931; © Demerara (senz’altra indicazione). Opsiphanes niviree Hb. 2 es. Demerara (senz’altra indicazione). Opsiphanes guiteria Cr. razza nominale. Demerara (senz’altra indicaz.). Opsiphanes xanthus L. razza nominale. © Mackenzie, 7 Nov. 1931; 3 Demerara (senz’altra indicazione). Opsiphanes berecynthia Cr. razza nominale. Jawakuri, Genn, 1932. Selenophanes cassiope Cr. razza nominale. Mackenzie, 20 Nov. 1931. Morphidae Morpho menelaus L. razza nominale. 3 es. J' Great Falls, Dic. 1931; Campo V. Nov. 1931; 32 es. g° Demerara (senz’altra indicazione). Vola nel sottobosco e traversa le radure soleggiate. Si incontrava frequentemente lungo il cattletrail, nella foresta fra Camiter Falls e Kurupukari. . Morpho menelaus L. 3 es. © Demerara (senz’altra indicazione). Morpho adonis Cx. razza nominale. 6 4! Demerara (senz’altra indicaz.). Morpho deidamia Hb."razza nominale. 5 9 Demerara (senz’altra indi- cazione). 9 Campo III (Tibikuri Kuyaba) Ott. 1931; © Demerara, (senz’altra indicazione). | Morpho achilles L. razza nominale. 7 © Campo V. Nov. 1931; oJ Jawakuri Genn. 1932; 4 Campo III Ott. 1931; 3” Babooncamp. Ott. 1931; 7 2 Campo II Ott. 1931; © Kurupucari Dic. 1931. Era la specie di Morpho più diffusa, per quanto mai numerosa; traversava, generalmente sul mezzo del giorno, la radura soleggiata dell’accam- pamento, provenendo dal folto della foresta. Morpho rhetenor Cr. razza nominale. 9 Demerara (senz’altra indica- zione): un esmplare di questo sesso rarissimo, il quale non esiste nelle collezioni che in numero molto limitato. Morpho perseus Cr. razza nominale. Mackenzie (senz'altra indicazione) Morpho hecuba L. Mackenzie (senz’altra indicazione). 86 = RUGGERO VERITY Nymphalidae Sottofam. Heliconiinae Heliconius sara F. forma rhea Cr. 4 es. Great Falls, 21 Sett. 1931; 2 es. Rockstone, Genn. 1932; Marlissa (Berbice), Dic. 1931. Fra Campo V e Kurupucari, lungo il Treuil, Nov. 1931. Assai comune: volava spesso, librata a mezz'aria, nelle radure soleggiate della foresta. Heliconius elytia Cr. forma wallacei Reak. Malali (Demerara) 18 Sett. 1931. Heliconius antiochus L. forma alba Riff. Malali (Demerara) 18 Sett. 1931; Babooncamp, Ott. 1931; 2 es. Great Falls, 26 Sett. 1931; Kuru- pucari, Dic. 1931; Marlissa (Berbice) Dic. 1931; Campo II, Ott. 1931. Comune; le stesse abitudini della specie prec. | Heliconius antiochus L. forma zobeida Bel. Campo II, Ott. 1931; Ma- ckenzie, Febbr. 1932. Heliconius melpomene L. forma nominale; III Great Falls, 22 Sett. 1932; Canali, 18 Sett. 1932; Campo Il, Ott. 1931; Comune, con le stesse. abitudini della /7. sara. Heliconius melpomene L. razza eulalia Riff. Marlissa (Berbice) Dic. 1931, in una radura soleggiata della foresta; Campo II, Ott. 1931. Heliconius numata Cr. forma melanops Wiym. Campo II, Ott. 1931; _ 2 es. Demerara (senz’altra indicazione). Eneides tales Cr. forma surdus St. 2 es. Rockstone, Gen. 1932; Campo II, Ott. 1931; Great Falls, 21 Sett. 1931. Le stesse abitudini della Flelicorius sara, ma assai meno frequente. Eneides vibilia Godt. Fra Campo V e Kurupucari, nella foresta, 3 es. lungo il Cattletrail, Nov. 1931. Eneides lybia F. Rockstone, Genn. 1932; Sulla bassa vegetazione se- - condaria lungo la ferrovia abbandonata; Campo II, Ott. 1931. Metamorpha dido L. 4 es. Rockstone Genn. 1932; Great Falls, 21 Sett. 1931. Era assai numerosa a Rockstone sopra arbusti fioriti lungo la ferrovia abbandonata. Dione vanillae L. Demerara (senz’altra indicazione). Sottofam. Nymphalinae Phyciodes liriope Cr razza fragilis Bates. Marlissa (Berbice) Dic. 1931, in una radura soleggiata della foresta. | Euptoieta hegesia Cr. nella Savana aperta, presso Paradise, sul Ber- bice, Dic. 1931. LEPIDOTTERI DELLA GUIANA BRIT. 87 Precis lavinia Cr. 2 es. Rockstone Genn. 1931, nei prati presso la stazione ferroviaria abbandonata; 2 es. Savana del Jawakuri, Genn. 1932; Malale 18 Sett. 1931; Kumuparu Creek 20 Sett. 1931; timeri- bush bruciata presso Kurupucari Nov. 1931; 3 es. muribush davanti al Campo II 20 Ott. 1931; 2 es. Savana presso Paradise (Berbice) Dic. 1931. Comune nelle Savane e nei luoghi aperti naturali, tanto sul Demerara, che sul Berbice, e presente ovunque esistevano prati e radure un po’ ampie prodotte da incendi e da diboscamenti per cultura. Anartia jatrophae L. 2 es. Malali 18 Sett. 1931; 2 es. Mackenzie, Dic. 1931; 5 es. Rockstone, Genn. 1931; Canali 19 Sett. 1931; molto co- mune negli orti e nei campi presso l'abitato e ovunque esista una radura un po’ estesa, con vegetazione erbacea. Anartia amathea L. 2 Trinidad, 4 Sett. 1931; Mackenzie, Genn. 1932. Victorina steneles L. 2 es. Demerara (senz’altra indicazione). Megalura egina Bates. Babooncamp Ott. 1931. Megalura orsilochus F. 2 es. Kurupucari Nov. 1931. Comparsa sul mez- zo del giorno in una radura della foresta, quando il sole vi penetrava. Gynaecia dirce L. Campo HI, Ott. 1931; 2 es. Demerara (senz’altra indicazione). Catonephele becearii Vrty. “ olotipo ,, Marlissa (Berbice) Dic. 1931. In una radura soleggiata della foresta, lungo la sponda del fiume. Catonephele orites Stich. 4 Mackenzie, Dic. 1931; © Campo II, Ott. 1931; 9 Babooncamp, Ott. 1931. | Catagramma excelsior Hew. © Demerara senz’altra indicazione). Adelpha cytherea L. 2 es. Marlissa (Berbice) Dic. 1931; in una radura _ soleggiata della foresta, presso il fiume. Adelpha erotia Hew. Babooncamp. Ott. 1931. Adelpha erotia Hew. razza permagna Faboret. 2 es. Demerara (senz’altra indicazione). Ageromia feronia L. Marlissa (Berbice) Dic. 1931; Campo II, Ott. 1931. Si posa, nelle radure soleggiate, sopra i tronchi degli alberi, con le ali aperte come una notturna, ed è allora invisibile. Ageromia amphinome L. Marlissa (Berbice) Dic. 1931. Ageromia arinome Luc. Campo II, Ott. 1931; Demerara, (senz’altra indicazione.) Tanto questa che la specie precedente, con abitudini uguali a quelle della A. feronia. Prepona demophon L. razza nominale Demerara (senz’altra indicazione). Prepona meander Cr. razza amphimachus F. Demerara (senz’altra indicazione). Hypna elytemnestra Cr. razza nominale. Campo V, Dic. 1931. 88 J. R. DENIS SUR LA FAUNE ITALIENNE DES COLLEMBOLES. - VI. COLLEMBOLES CAVERNICOLES RECOLTES PAR M. C. MENOZZI. Monsieur C. Menozzi m'a confié l’étude des Collemboles qu’ il récolta dans diverses grottes des provinces de Bologna, Genova et Modena, ce dont je le remercie. Je publie ici ce qui présente un inté- rét purement systématique, laissant 4 M. Menozzi le soin d’en traiter au point de vue faunistique et biologique. Nous espérions retrouver, dans les grottes du M. Fascia, l’énigma- tique Tomocerus Doderoi de Parona. Malheureusement la Grotta della Suja, localité type de 7. Doderoi, ne m’a pas donné de Tomocerus et les autre grottes de la province ne m’ont donné que des 7omocerus minor. Le matériel étudié se trouve chez Monsieur Menozzi, mais j'ai con- servé quelques exemplaires de Mesachorutes Cionii n. sp. Mesachorutes Cionii n. sp. Stations: Grotta della Spippola, Bologna, 30, VII, 33; qq. exempl. - Grotta Gortani, 24, VII, 33; assez nombreux exemplaires. Description. Taille: 1,2 à 1,6 mm. Blanc, yeux indiqués soit par deux points noirs soit par une tache continue irrégulière, de chaque coté. Revétement dorsal fait de soies courtes et courbées a leur base, plus longues vers l’arrière du corps et nettement crénelées. Grain té- gumentaire moyen. Champ oculaire toujours avec trois soies subégales. Jamais plus de deux cornéules par côté, placées l’une derrière l’autre sur le bord externe du champ oculaire. Le plus souvent les taches pi- gmentaires, Correspondant aux omma, sont séparées, mais il arrive, principalement sur les exemplaires de la G. d. Spippola, que ces taches soient confluentes et qu’on ait impression de plus de deux cristallins. Une étude histologique serait nécessaire. L’organe postantennaire est fait d’une bosse centrale sur laquelle s’inserent 4 ou 5 vésicules périphériques, pédiculées, disposées en rosette. Ces vésicules périphé- riques ne sont pas simples, mais toujours pourvues de diverticules secondaires, ce qui donne des figures assez compliquées. On distingue ON ae GOLLEMBOLES CAVERNICOLES 89 souvent une bosse accessoire finement granuleuse. Rapport mucron/ po- stantennal — 2,00 a 2,20. Le postantennal est toujours plus grand que un diamétre de cornéule et plus petit que deux diamètres. Antennes toujours nettement plus courtes que la diagonale de la téte. Organe antennaire III non protégé par un repli cutané, a part cela, typique. A côté de lui, un petit poil en logette. Pas de poils olfactifs différenciés sur ant. IV. Cet article porte, naturellement, la massue apicale et la pa- pille subapicale. Tibias avec un long ergot nettement renflé à l’apex et plus long que la crête interne de la griffe. Griffe sans dents latérales et avec une forte dent interne au dela de la moitié. Appendice empo- : dial sans lamelle basale mais un peu élargi basalement puis effile, toujours plus court que la créte interne de la griffe, mais dépassant toujours nettement l’apex de la dent interne. Tenaculum à 4 ou 5 dents à chaque ramus, le cinquième dent résultant du dédoublement plus ou moins net de l’avant-distale. Furca bier développée avec ma- _ nubrium un peu plus long que la dens. Dens à granules un peu plus forts sur la face postérieure, munie de 7 ou 8 soies, dont la basale ex- terne est de beaucoup la plus longue et dont la distale externe est parfois bifide ou méme trifide - mais le plus souvent simple. Mucron à corps droit, avec lamelle interne indistincte et lamelle externe nette; celle ci fait un lobe peu accentué mais net dans la moitié proximale du mucron, puis se fond graduellement dans le corps mucronal. Rapport dents/ mucron variant de 2,75 à 3,55, epines anales petites, de l’ordre de la moitié du mucron, courbées à leur base ou droites (souvent de grandes différences de taille des deux côtés de l’animal) et placées sur des pa- pilles élevées. | Cette espèce est dédiée, selon le desir de M. Menozzi, à la mé- moire de M. Silvio Cioni, membre du Gruppo Speleologico di Bologna, qui s’interessait beaucoup à la récolte des Arthropodes dans les grottes de la province de Bologna. Justification. F. Bonet (1930, pag. 131) conserve Mesachorutes Ab- solon (1900) comme sous-genre d’Hypogastrura, en en retirant M. 0/co- viensis Stach pour le placer dans le sous genre Mesogastrura Bo- net. Le type du sous-genre Mesachorutes, des grottes de Moravie ne semble pas avoir été revu, mais la description qu’en donne Absolon (1901) est très suffisante pour que je puisse justifier la nouvelle espèce que j’établis ici. Cette dernière me permet de souscrire à la diagnose du sous-genre donnée par Bonet. Voici les caractères distinctifs des deux espèces du sous genre: 90 3 J. R. DENIS M. 4-ocellatus Abs. M. Cionii nov: Postantennal à 6-7 vésicules simples . . 4-5 vésicules compliquées de | diverticules secondaires. Yeux Sans piement, 2 so. ee avec pioment ‘ Epines anales 2 fois aussi longues . . . subégales aux papilles. que les papilles anales L'absence de pigment chez 4-ocellatus n’est pas indiquée explici- tement dans le texte. La longueur des épines anales peut être sans valeur. Mais subsiste le premier caractère: structure du postantennal, qui, je pense, est excellent. | Nota. Il semble bien que dans les deux espèces, il n’y ait pas de poils olfactifs nettement différenciés sur ant. IV. Parlant des organites antennaires, Bonet dit «organe sensoriel d’ant. IV caractéristique ».Visi- blement Bonet se fonde sur la figure donnée par Absolon. Pour moi, je nai rien vu qui soit caractéristique, chez M. Cionii, sur ant. IV. La massue rétractile y est parfaitement normale et l'insertion des soies n’offre absolument rien de particulier. Folsomia fimetaria (L.) Contribution à l’étude du groupe de formes: fimetaria. Station: Grotta della Suja, M. Fascia, Genova, 3, X,.33. Taille: 1,0 a 1,4 mm. (Groupe B. de mes notes précédents). M&mes caracteres pour les barbelures des soies, les tubes olfactifs et autres organes utilisés dans la description de fimetaria. ._.Ant./diag. céph. varie de 1,00 à 1,20. Ant. IV/II! varie de 1,74 à 2,15. Ant. II/ III varie de 0,85 à 1,30. Dent interne de la griffe: à p. I: présente dans 29/33 des cas, absente dans 4/33 et pour des tailles inférieures à 1,1 mm. à p. III: présente dans 28/37 des cas, faible dans 4/37 et nulle dans 537 des cas. Pratiquement on peut admettre que la dent est toujours nette pour des tailles supérieures à 1,1 mm. Rapport: A/ae: 1,40 1,45 1,50 1,55 1,00 1,65 1,70 1,75 1,80 1,85 1,90 1,95 2 4 DD Pap PARIS CES Rapport: 23 m: 3444515); (520); 3:11,25), 3 (1 30); 4 (1,35); 8 (1,40); 6 (1,45); 6 (1,50); 5 (1,55); 3 (1,60); | COLLEMBOLES CAVERNICOLES 91 Rapport: Postantennal/g3: (0,80); 3 (0,85); 2 (0,90); 5 (0,95); 8 (1,00); 11 (1,05); 2 (1,10); 2 (1,15); 4 (1,20). Un exempl. de 0,7 mm. a ce rapport 1:10 06.1.0. (O Rapport: Postantennal/m. (1,20); (1,25); 7 (1,30); 2 (1,35); 10 (1,40); 9 (1,45); 7 (1,50); 3 (1,35); (1,60). | Soies dentales: Je rappelle la notation adoptee: région basale, trois principales AB C, accessoires: D et D’, basales a A, B’ et C’, acces- soires 4 B et C. Entre la région basale et la région annelée: une soie K sur la région annelée, les paires EF et GH. Dispositions observées. Tailles (.) et nombre de cas. ABC GHEF (0,7), (1,0), 8: (ET) (1,2) ABC D GHEF 0-11); 8 G2), 3463 (1,4) ABEDER. GEER. 2 (1,3), 2 (1,4) ABC DD’ K GHEF (1,2), ABGCC'-D= onen mostly dark brown, the coxae Dlack : : ; 3 : ? = africanas Fouts 7 - Microphanurus carinifrons, new species. Female - Length 1.1 mm. Body robust, 2.4 times as long as wide across tegulae; head 2.6 times as wide as long medially, 1.2 times as wide as the thorax, 1.3 times as wide as the abdomen, shaped as in africanus and with a ridge separating vertex and occiput as in that species, this ridge extending to mandible; frons with a low median ridge extending nearly to anterior ocellus, this ridge bifurca- ted above antennal inSertion; a narrow area along the ridge on either side smooth, without sculpture; frons below and on the sides traver- sed vertically by a number of strong complete carinae, those toward the center curving sharply inwardly and terminating near the median ridge referred to above; exterior to these sharply curved ridges are others which extend upward witout curving as far as the middle of the eye; upper frons rugulose, the wrinkles obliquely directed toward the median ridge; vertex rugose, closely set with large punctures; cheeks with beaded reticulation; scape about as long as the six follo- wing joints combined, about six times as long as thick; pedicel twice as long as thick, nearly as long as joints three and four combined; third joint twice as long as wide, longer than joint four, thinner than the pedicel; fourth joint longer than thick, longer than the fifth; fifth a little thicker than the fourth, about as thick as long, longer than the sixth, the latter transverse; seventh broadly transverse, wider than the sixth, nearly as wide as the eighth; joints eight to ten transverse; eleventh joint as thick as long, longer than the tenth, subacute apical- ly; thorax one and one-sixth times as wide as long, scarcely wider 106 ROBERT FOUTS than the abdomen, strongly and evenly convex above; mesonotum and scutellum unifcrmly coarsely reticulate, the enclosed areas appearing as thimble-like punctures; abdomen nearly one and one-fourth times as long as wide, widest at the apex of the second segment, broadly rounded posteriorly, the last segment appearing as a small projection at the apex of the abdomen; petiole about four times as wide as long, with- out a transverse depression or constriction, with the anterior margin straight, not excavated as in africanus, medially with about eight deep longitudinal grooves, these grooves five or six times as long as wide, separated from one another by narrow ridges; laterally the grooves are smaller and less regular, becoming shorter toward the edge of the segment; second tergite one and one-sixth times as wide as long, widest posteriorly, the sides straight, rounded on posterior angles, with about twenty-two fine longitudinal carinae which extend from the base nearly to the apex medially but which become shorter late- rally and are not present on the posterior angles and along the sides of the tergite; the intervals between the carinae are traversed by nu- merous fine impressions and near the terminals of the carinae the sculpture becomes definitely, if finely, reticulate; tergites following the second short, finely aciculate; black; antennal club and coxae dark brown; antennal joints two to seven yellowish- brown; scape yellow, darker near apex; legs yellow, the femora brownish on proximal two- thirds. Male. - Length 0.94 mm. Similar to the female; head 2.6 times as: wide as long; thorax a little wider than long; antennae with short pubescence; abdomen one and one-fifth times as long as wide, shaped as in the female, with broadly rounded apex; petiole about three times as wide as long, sculptured as in the female; scape reddish - brown, the pedicel brownish, the terminal joints somewhat darker. Five females and one male collected at Villaggio Duca degli Abruzzi in Italian Somaliland, in 1926. The type and one paratype were bred from eggs of Nezara sp., the remaining specimens from breeding of branch of Cotton, probably infested with eggs of Nezara and were collect:d on March 1, 1926. Type, allotype and 2 paratypes in Genoa Museum; two. paratypes in the author’s collection. 8 - Microphanurus africanus, new species. Female. - Length 0.86 mm. Body robust, about twice as long as wide across the tegulae; head three and one-third times as wide as PARASITIC HYMENOPTERA 107 long, one and one-sixth times as wide as the thorax, a little more than one and one - fourth times as wide as the abdomen, viewed from above feebly convex in front, broadly and shallowly excavated behind; frons medially below center smooth, without sculpture, with a short longitudinal ridge from between bases of antennae as far up as the lower eye margin; on either side of this ridge are numerous fine trans- versely directed carinae; laterally and on upper third the frons has a fine beaded sculpture; this beaded sculpture continues on to the ver- tex, completely covering the latter; vertex separated from the occiput by a ridge which extends down on the cheeks to the mandibles; on the cheeks the ridge is much sharper, with a knife-like edge; lateral ocelli less than their diameter distant from the eye margin; eyes bare; scape about as long as the following five joints com- bined, slightly curved, about five times as long as thick; pedicel twice as long as thick, as long as but a little thicker than the third joint, nearly as long as joints four and five combined, a little thinner than the fifth; fourth joint as thick as long, longer and thinner than the fifth; sixth joint transverse, about as long as but thicker than the fifth; seventh joint about one and one-half times as long as the sixth, slightly thicker than the sixth, one and one-half times as wide as long; this is the first club joint and, with the other joints following it, is black in color, sharply differentiated from the reddish - brown joints preceding it; joints eight and nine subequal, a little thicker than the seventh, nearly twice as thick as long; tenth joint one and one - half times as thick as long, thinner than the ninth, thicker than the eleventh which is about as thick as long, conical; thorax one and one - sixth times as wide as long, one and one-eighth times as long as the abdomen, widest at tegulae, strongly convex above; mesonotum reticulate and longitudinally wrinkled, more strongly wrinkled poste- riorly, without a trace of parapsidal furrows; scutellum sloping poste- riorly, its surface continuing the downward slope of the mesonotum, with an indistinct reticulate sculpture; metanotum short, unarmed; ab- domen one and one - fifth times as wide as long, feebly convex above; first tergite nearly six times as wide as long (on median line), longer on the sides, the front margin being arcuately emarginate; immediately behind the sharply upturned front margin the first tergite has a num- ber of short longitudinal ridges; second tergite 1.7 times as wide as . long, with .parallel sides (posterior angles rounded), finely evenly striate to posterior third; following segments concealed beneath the second; black; antennal joints one to seven and legs reddish - brown, the femora mostly dark brown; coxae black. 108 ROBERT FOUTS M ale. - Length 0.87 mm. Similar to the female; scape four times as long as thick, as long as the following three joints and half of the fifth combined; pedicel a little longer than thick, thinner basally; third joint one and one - half times as long as thick, longer than the pedicel, as wide as but longer than the.fourth joint; fourth joint a little longer than thick, longer and thicker than the fifth; sixth joint about as wide as long, nearly as wide as the fifth, as long as the seventh, a little thinner than the seventh; following joints missing. One female and one male reared from Lepidopterous ? eggs at Villaggio Duca degli Abruzzi in Italian Somaliland on March 1, 1926. PLATYGASTERIDAE 9 - Synopeas paolii new species. Female. - Length 1.0 mm. Head twice as wide as long, a little wider than the thorax, not emarginate behind, with a sharp carina separating vertex and occiput; frons, genae, vertex, and occiput finely closely reticulate; frons without striae; antenne as in fig. 5, with pube- scence On joints seven to ten and with colorless spines and sensory Fig. 5 - Antenna of Synopeas paolii Fouts. setae as in neuroteri Kieff.; thorax as wide as the abdomen, 1.4 times as long as wide, a little higher than wide; mesonotum convex, fain- tly reticulate, behind with a narrow median projecting lobe wich bridges the furrow between mesonotum and scutellum, touching the _ latter anteriorly; scutellum, furrow between mesonotum and scutellum, petiole and base of second tergite with dense silvery pubescence; scutellum without a spine or tubercle but with a median longitudinal hee “PARASITIC HYMENOPTERA 109 rounded ridge, this ridge bare, without pubescence; abdomen 1.1 times as long as wide, strongly convex above and below, sharply pointed at apex; second tergite as wide as long, without sculpture; tergites 3-5 with a transverse row of fine punctures; last tergite triangular, about as long as the three preceding combined, with impressed re- ticulation; black; antennae and legs bright golden yellow; antennal club brown. | Fourteen specimens from Villaggio Duca degli Abruzzi, in Italian Somaliland, collected in 1926. Eight were collected on leaves of Cassia fistula infested with Lecanium sp. and three were on leaves of Bohe- meria nivea in August. Type and six paratypes in the Genoa Museum; seven paratypes in the author’s collection. Several specimens are somewhat smaller than the type and may be dark brown in color. One specimen is only 0.8 mm. in length and has the thorax and abdomen reddish - brown. 110 ARMANDO. BALIANI STUDI SULLE AMARA ASIATICHE. VII. (!) (Coleopt. Carab.) Amara (Bradytus) lama n. sp. Corpo di colore bruno scuro; antenne, palpi, base delle mandibole, orli laterali del pronoto, con una piccola area agli angoli posteriori, e zampe più rossicci; i due primi articoli delle antenne e l’apice dei palpi Amara lama n. sp. alquanto più chiari; parte infe- riore bruno scura rossastra. Capo non molto grande, poco convesso; occhi piuttosto piccoli e poco sporgenti; fos- sette frontali grandi, alquanto profonde; clipeo sinuato, con sol- co trasversale striato longitudi- nalmente; antenne raggiungenti la base del pronoto. Pronoto trasversale, più ri- stretto e appena più convesso in avanti che all’indietro; margine anteriore leggermente sinuato con i suoi angoli un po’ avanzati e a punta arrontondata; lati dolce- mente arrotondati fino alla base, con l'estrema punta dell'angolo posteriore appena sporgente; mar- gine basale bisinuato da ogni lato; la sinuosità più esterna, che parte dall'angolo e va fino alla depressione della fossetta interna, è la (1) I. A. Baliani, - Nuove specie del genere Amara. Mem. Soc. Ent. It. 1932, pag. 5-16, II. IE IV, x VI. - Una nuova Amara della China. Boll. Soc. Ent. It. 1932, N.° 9, - Descrizione di un’ Amara chinese del sottogenere Cyrtonotus. Boll. Soc. Ent. It. 1933, N.° 4 pag. 90. - Studi sulle Amara asiatiche, con descrizione di nuove specie. Mem. Soc. Ent. It. 1933, pp. 188-208, Tav. I. - II. - III. - Due nuove specie di Amara siberiane. Boll. Soc. Ent. It. 1934, N.55-B84, - Materiali zoologici raccolti dalla spedizione italiana al Karakoram (1929. Anno VII): Coleoptera, Carabidae: Amara, - Atti del Museo di Storia Naturale, Trieste, Vol. XII, 1934, pp. 101-106, Tav. XII. de ut AMARA ASIATICHE 111 più ampia; quella più interna è breve e termina al punto in cui si ferma l'orlo basale; angoli posteriori ottusi col poro setigero nella estrema punta dell’angolo stesso; base leggermente depressa nel mezzo, con due fossette per lato, bene evidenti; la interna è più grande e un po’ più profonda, l'esterna più piccola e leggermente obliqua; essa è sepa- rata dalla interna e dal margine laterale da spazi alquanto elevati, tutta la zona delle fossette, compresa dal limite laterale della fossetta esterna fin verso il mezzo della base, è coperta da una punteggiatura abba- stanza fitta; nella parte mediana, ove la punteggiatura è assai rada, si notano leggere striature longitudinali; solco mediano poco profondo; esso non raggiunge i due margini e porta ai lati traccie di leggere linee ondulate; lungo il margine anteriore si notano pure leggere stria- ture con punti sparsi frammisti; orlo basale interrotto nel mezzo. Elitre ovali, leggermente arrotondate ai lati, con la base larga quanto quella del pronoto; superficie piuttosto convessa; strie profonde e fine- mente punteggiate, con gli intervalli leggermente convessi; margine basale un po’ abbassato fra la seconda e la quarta stria, stria scutellare lunga, libera, ben distinta, inserita alla base fra la prima e la seconda; serie dell’ottava stria largamente interrotta nel mezzo. Dente del mento semplice; prosterno non orlato all’apice e privo di pori setigeri; nel 5 con una piccola fossetta nel mezzo fittamente punteggiata, liscio nella 9; episterni del metatorace lunghi con punteg- giatura fitta e piuttosto profonda; anche i lati del metasterno sono così punteggiati; nei primi due segmenti ventrali, eccettuata la loro parte mediana, la puntegiatura è più irregolare, grossolana e frammista a qualche stria; sui lati dei rimanenti segmenti appena accennata e de- gradante verso l’apice; segmento anale con 1 poro setigero nel «, 2 nella 9; tibie posteriori del 5 guarnite internamente e per i due terzi della loro lunghezza da una fitta frangia di peli. Lunghezza: 9 !/, mm. Patria: Tibet S. E., Rong To Valley, 4000/7000 ft. 23-1V -1933 e 8-10-V- 1933, 2 gg, 2 29. Leg. F. Kingdon Ward & R. TORE Kaulback. Descritta sopra una © matura; gli altri esemplari sono più o meno immaturi, ed hanno una colorazione più rossatra, specialmente nelle parti inferiori. Holotypus e Allotypus nella collezione del British Museum. Assai vicina alla Emmerichi Baliani del Setzchuan (China), ma ben distinta per la statura un po’ maggiore, per il capo più largo con occhi più grandi e un po’ più sporgenti; per il pronoto meno sinuato anterior- 112 ARMANDO BALIANI mente (benché circa della stessa forma), con gli angoli anteriori meno sporgenti, un po’ meno arrontondato ai lati, con punteggiatura nelle fossette basali più leggera; per le elitre piu larghe, ma un po’ meno arrotondate ai lati, con strie meno visibilmente punteggiate. Nel dubbio che l'A. mitis Andrewes, pure del Tibet S. E., potesse avere qualche affinità con questa nuova specie, inviai due esemplari della Jama al Dott. Andrewes perchè volesse confrontarli col tipo della sua itis, conservato nel British Museum ed egli, con ‘la consueta cor- tesia, così mi scrive: ear _ «Comparée à la nouvelle espèce du Thibet A. mitis Andr. est «plus petite et surtout moins large. La couleur est plus foncée, presque «noire, les reflets métalliques vagues, les palpes et les articles 1-3 des « antennes rougeätres. L’épistome est plus inégale, les yeuz plus proe- « minentes. Le corselet est bien moins rétrécis en avant, plus carré, le « milieu de la base un peu prolongé en arrière, les côtes un peu si- «nuées devant les angles postérieurs, qui sont presque droits et assez «aigus; la ligne médiane est plus imprimée, l’impression transversale « postériure obsolète, les deux fovéoles de chaque coté assez semblables « mais celle interne est moins profonde, la base un peu moins ponctuèe, « surtout le milieu, où on ne voit que quelques trés petits points. Les « élitres un peu plus longs et un peu plus finement striés, la strie scu- «tellaire plus courte. Les métepisternes et les côtés du metasternum ne «sont que vaguement ponctués, la brosse de poils sur la face interne « des métatibies est peu visible, peut-être a-t-elle disparu par frottement ». IN Questa nuova specie mi è stata affidata per lo studio dal Dott. Gilbert J. Arrow del Britisch Museum, al quale porgo i miei ringra- ziamenti. | 113 Lopovico DI CAPORIACCO ARACNIDI DELL’ HIMALAIA E DEL KARAKORAM RACCOLTI DALLA MISSIONE ITALIANA AL KARAKORAM (1929-VII ) ‘ INTRODUZIONE La regione percorsa dalla Missione e dove io raccolsi aracnidi, pur essendo tutta montagnosa, presenta varietà abbastanza notevoli di con- figurazione e vegetazione. Essa è compresa tutta nei bacini dello Jhelum, dell’alto Indo e, in piccola parte, del Tarim. Il punto più basso ove io raccolsi è Garhi a circa 1200 m., su una terazza sul medio Jhelum, che ha, qui, una valle larga a versanti abbastanza ripidi, sassosi, coperti di cespugli a foglie caduche, con campi coltivati nelle parti basse. Vi fui alla fine di Marzo: l’aspetto della vegetazione era di primavera. Srinagar si trova a 1700 m., in un ampia pianura alluvionale (il Kashmir propriamente detto); questa pianura è quasi del tutto coltivata, Da essa sorgono collinette aride, rocciose, con pochi cespugli. La valle del Sind, che si interna nell’Himalaia, sale da 2000 m. a 2090 (Baltàl); essa è in generale stretta, fiancheggiata da alti monti: i versanti meridionali ed esposti al sole sono aridi, sassosi, coperti di ce- spugli e di erbe alte e rade; quelli non soleggiati sono umidi e coperti _ da ricche foreste di faggio o di conifere. Il fondo valle è spesso occu- pato da prati o colture; talora interrotto da ampie conoidi di torrenti. L’aspetto della valle, in Aprile, era invernale: nell’alta valle era alta la neve. D’aspetto simile è la valle del Kinshanganga, che percorsi rapidamente in Settembre. Oltrepassato il crinale himalaiano, l'aspetto del paese cambia repen- tinamente. Scompaiono gli alberi; si ha dapprima una zona di altipiani erbosi, abbanstanza umidi (regione di Dras, m. 3000 - 3100, da me per- corsa quando era quasi tutta coperta da neve, e Deosai, 3800 - 4200, da me percorsa in settembre ). Più oltre, le vallate del Sooroo e dell’ Indo sono canaloni profondissimi, estremamente aridi, a pareti ripidissime e rocciose, con vegetazione scarsissima o addirittura assente. Solo dove dei ruscelli scendono dall’alto, essi hanno dato origine a ricche oasi ove le piante arboree principali sono il pioppo e l’albicocco. Qui - Mem. Soc. Entom. It. XIII, 30-V-1934. 8 114: L. DI CAPORIACCO e 1a, allo sbocco di qualche vallata senz’acqua, si hanno alte terrazze aridissime, sassose, con pochi arbusti sparsi. - La regione va dai 2200 metri (Skardu) ai 2900 m. La conca di Skardu e di Shigar ha caratteri eguali al resto della valle dell’alto Indo; però qui le terrazze sono estesissime, dando luogo ad ampie colture tutte irrigue, molto variate. I fianchi delle valli sono aridissimi; solo sopra Skardu, nello Skoro Nullah, si hanno prati e bo- schetti di ginepri. Alla confluenza fra valle Braldo e valle Basha la valle Shigar, che ivi si forma, è larghissima: il suo greto è occupato da folte boscaglie di cespugli spinosi. La valle Braldo, incassata, a pareti ripide, con ampie terrazze, è coltivata e irrigua sulle terrazze stesse; i fianchi sono più aridi, coperti di prato magrissimo. A mano a mano che si sale, il prato diventa più ricco: verso i 4000 metri si hanno, sulle vallette laterali, belle praterie alpine, e ampi boschetti di salici montani. Il fondo valle Braldo sale da 2400 a 3100 m. (Askole). Oltre Askole l’alta valle Braldo prende il nome di valle Biaho; il suo aspetto è simile a quello della valle Braldo, ma, non essendo abitata, dove dalle montagne scende acqua si formano oasi naturali di tamerischi, pioppi, Hippophae e altre essenze. La valle Biaho termina a 3500 m., alla fronte del ghiacciaio Baltoro: sopra Pajù, immediatamente davanti alla fronte del ghiacciaio vi sono, nei canaloni delle pareti rocciose, piccoli boschetti assai fitti, e, più su, un bosco assai rado di grossissimi ginepri. La bassa parte del ghiacciaio Baltoro e molte zone laterali nella sua parte media sono coperte da enormi morene, sulle quali crescono, abbastanza abbondanti, varie erbe e persino qualche cespuglio di salice. I fianchi, fin verso i 4300 m. sono coperti, nella parte bassa del ghiacciaio, da radi e grossi ginepri e da abbondanti cespugli di spiree e di rose; più a monte, si hanno bellissimi prati e fittissimi boschetti di salice. La vegetazione cessa pra- ticamente del tutto qualche chilometro prima delle pendici del Mitre. Delle valli laterali, la valle Punmah, che sbocca sulla valle Biaho pochi km. a monte di Askole, abbastanza larga e umida, ha nella parte bassa delle terrazze con cespugli radi e ciuffi di erbe pungenti; più a monte la vegetazione si fa più fitta: vi sono, dove scendono i torrenti, grandi oasi naturali di tamerischi e altre piante; sui fianchi vi sono prati abbastanza ricchi. Verso i 3900 m., sul fianco del gh°. Punmah, vi è un bosco di ginepri abbastanza fitto; più oltre pascoli montani con boschetti di rose e salici. La valle Mustagh, che sbocca nel Baltoro di fronte a Urdukas, è fiancheggiata da terrazze le quali sono coperte di bei prati fino a circa 4600 m.; poi sono sassose, con scarsissima vegetazione. Passato il Passo Mustagh ed entrati nel bacino del Tarim, si ripetono MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 115 gli stessi paesaggi che si hanno nella valle del Braldo; solo, in rela- zione forse alla minore piovosità, i limili altimetrici sono un po’ spostati in alto: così avviene p. es. che i prati di montagna si alzino, verdi e rigogliosi, fino a più di 5000 metri. Per il resto tutto è simile alla valle . Braldo. In queste regioni io raccolsi 2035 esemplari di Aracnidi; vi si distinguono 172 specie identificabili. Rimando alle conclusioni di questo studio per quanto riguarda le considerazioni faunistiche che esso può suggerire. Mi limiterò qui a rilevare come ben 105 specie su 172 sieno nuove: risultato che non può stupire, dato che gli Aracnidi di questa regione sono stati fin qui sistematicamente studiati solo dal Cambridge nel 1885, in base alla raccolta della 2* Missione Inglese a Jarkand, rac- colta nella quale specialmente le forme piccole erano poco o punto rappresentate. Nell’ordinamento delle famiglie ho tenuto a porre in evidenza il contrasto fra Haplogyne ed Entelegynæ, e solo secondariamente quello fra Ecribellatæ e Cribellatæ ; senz’arrivare al punto del Dahl che nega quasi ogni importanza alla presenza o assenza di cribello, mi pare indubitabile che ben più importante sia il criterio della complicazione o semplicità degli organi sessuali; tanto più che tale semplicità si unisce ad una facies particolare che differenzia le Haplogyna da quasi tutte le Entelegyne. Quanto alle famiglie delle Ecribellatæ, nell’elencarle ho seguito pre- valentemente il Petrunkevic, limitandomi a riaccostare, col Dahl, la fam. Salticidae a quella Thomisidæ. Non mi è parso di poter seguire Dahl e Reimoser nello spezzettare varie famiglie, poichè, per quanto importante sia il carattere delle setole auditive, esso non mi sembra tale da poter essere assolutamente determinante nella divisione in fa- miglie. È del resto questione di secondaria importanza se ai vari gruppi si debba attribuire dignità di famiglia o di sottofamiglia. Solo per le Tetragnatha e per le Hahnia che tanto differiscono da Argiopide e da Agelenidæ anche per i caratteri generali e per l'apparecchio ge- -nitale, mi pare non si possa non seguire i prefati autori, elevando a fa- miglia il gruppo del quale fan parte: ho però creduto di dover lasciare le Tetragnathida presso le Argiopide, alle quali sono ‘connesse at- attraverso le Meta. Mi è pure sembrato necessario elevare a famiglia la sottofam. Sparassinæ, legata, certo, intimamente alle Clubionida, ma dalle quali non differisce meno di quanto, a mio avviso, non diffe- riscano, p. es. Pisauridæ e Lycosidæ . Ho infine introdotto, nella sistematica dei Ragni, il concetto di su- x perfamilia, già da altri autori usato p. es. fra i Chernetidi: mi è infatti 116 | _ L,,DI CAPORIACCO parso necessario esprimere con un nome la maggiore affinita che lega fra loro talune famiglie. Non è qui il caso d’esporre ampiamente i cri- teri che mi hanno guidato in tale repartizione: mi propongo di farlo in un prossimo lavoro dedicato a tale argomento: del resto si osserverà che le mie superfamilie esprimono per lo più delle parentele general- mente riconosciute, come quella fra Pholcidæ, Theridiidæ, Mimeti- dz, Linyphiidæ, Tetragnathida, Argiopide; quella fra Thomisidæ e Salticidae; quella fra Sparasside e Clubionidæ; quella fra Agele- nidæ, Hahniidæ, Pisauridæ e Lycosidæ. | . Avverto infine che, seguendo l’esempio dei più celebri aracnologi francesi e americani, e per le ragioni a suo tempo espresse, continuo a considerare valide le specie descritte dal Clerk. Passo ora all’elenco delle specie raccolte. Ordo ARANEAE Subordo Mygalomorphae Fam.. AVICULARIIDAE Subfam. DIPLURINAE Gen. Brachytele Auss. 1871. I) Brachytele virgata E. S. 1891. 1 3 tra le pietre d’un vallone arido a Shimsha Karboo, m. 2800, 15 Aprile; una 9 ad Apis, tra le pietre, m. 2900. Hab.: Turkestan. Subordo Arachnomorphae Sectio Haplogynae Fam. FILISTATIDAE Gen. Filistata Latr. 1810. 2) Filistata seclusa Cbr. 1885. Identifico i miei esemplari con la specie del Cambridge, con la descrizione della quale concordano bene per forma e per colore. Tut- tavia la forma del gruppo oculare che riproduco è ben differente da quella data dal Cbr. Senonchè quest’ultima è certamente errata. Nel testo infatti VA. dice che gli occhi sono nella posizione normale nel genere Filistata, e differiscono ben poco o nulla da quelli di Filistata in- - sidiatrix. Ora, anche per chi conosca la scarsa accuratezza delle descrizioni del Cbr., è impossibile ammettere che egli abbia definito come quasi MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 117 identici agli occhi di Filistata insidiatrix (Forsk.) degli occhi come quelli della figura che egli attribuisce a Filistata seclusa, occhi nei quali i superiori sono rotondi e assai minori dei medi, e nei quali la serie superiore appare nettamente procurva. Devo quindi ritenere errata la figura del Cbr., e credo di poter identificare senz'altro con questa specie i miei vari esemplari, tutti trovati nel Baltistan a mediocri altezze: 1 2 iuv. a Shimsha Karboo m. 2800, 15 Apr.; 1 © a Ragicha, presso l’oasi, m. 2450, 19 Apr; 5 o © iuv. a Surparaghä, fra le sabbie, m. 2200, 28 Agosto; 1 pull. a Skardu, nell’oasi, m. 2200, 25 Apr. e 2 pull. nelle sabbie attorno a Skardu, 2200, 24 Apr. 3:9 al colle tra Dusso e Biano, prati aridi, m. 3000, 29 Apr. | Hab. Ladakh, Tibet. 3) Filistata chiardolae sp. nova. | © Corporis totius long. mm. 3; cephaloth. mm. 1.05; abd. mm. 2; pedum li paris mm. 7. 3; 21 mm. 6.7; 3t mm. 5.5; 4i mm. 6.1; pal- porum mm. 2. 5. | Cephalothorax fulvobrunneus, limbo nigro praeditus, pilis fulvis sat longis vestitus. Oculi medii inter se fere aequales, lateralibus fere duplo minores; medii superi rotundi, inter se spatio eorum diametro aequali, a medtis anticis spatio eorum radio aequali remoti, lateralibus fere conniventes. O. m. ant. lateralibus fere conniventes, inter se spatio eorum radio aequali remoti. Oc. later. axe maximo divergente. Series anterior evidenter procurva; posterior subrecta. Clypeus latior q. area ocu- laris. Sternum brunneum, fulvopilosum. Pedes omnino flavi, mutici. Abdomen omnino nigrum, pilis fulvis crebre et uniformiter vestitum. Ma- millae apice abdominis sitae. Oculis mediis posterioribus rotundis et a mediis anticis latius remo- tis et colore abdominis a F. seclusa Cbr.; colore ‘abdominis et pedibus — concoloribus a F. nana E. S. et a F. vestita £. S. nec non a F. albi- maculata Cor. differt. | En = Speciei huius inveni 9 locis-aridis apud Karmang, m. 2400, die XI a. K. Mai., et 4 © iuv. in locis aridis apud en m. 2700, die. XIV a K. Mai. | | Dico speciem hanc dom. Chiardolae, qui itinere nostro in summis Caracoram montibus nobis comes fuit. 4) Filistata rufa sp. nova. Ä © Totius corp. long. mm. 2.7; cephaloth. mm. 1; abdom. mm 1. 7; pedum li paris mm. 3.3; 2i mm. 2.5; 3t mm. 1.7; 4i mm. 2.6; pal- . porum mm. 1.'5. Fe 118 ; L. DI CAPORIACCO Corpus omnino brunneorufum, pilis fulvis crassis vestitum; cepha- loth. nigrolimbatus et parte cephalica vitta longitudinali lata brunnea praeditus. Oculi posteriores in linea recta, oblongi et subparalleli, me- dii lateralibus minores, inter se spatio eorum diametro magno saltem aeguali, a lateralibus spatio vix eorum radio parvo aequali remoti. Oculi antici in serie procurva; medii rotundi, inter et se a mediis superioribus, quibus minores sunt, spatio eorum radio aequali distantes; a lateralibus anterioribus, qui mediis duplo matores sunt, spatio radio mediorum dimidio minore distantes. Oculi laterales antici coeteris matores, convergentes. Clypeus saltem aeque latus quam area ocularis. Pedes mutici. Abdomen postice rotundatum, post mamillas longe et late productum, ita ut mamillae fere dimidia abdominis parte inferiore sitae sunt. Speciei huius colore et forma oculorum distinctae inveni © inv. 2 in foro Munchi Bagh dicto, urbe Srinagar, m. 1700, die X a. K. Apr.; et © in agris apud Garhi, in valle fl. Hydaspis, quod nunc Jehlum appel- latur, m. 1200, die XI aK Apr. Fam. OONOPIDAE Gen. Camptoscaphiella gen. novum. Cephalothorax brevis, ovatus, antice sensim attenuatus, clypeo alto. Area ocularis parva: oculi antici inter se contigui, ita ut area ocularis circulum fere designat. Sternum sat latum, inter coxas posteriores late productum. Pedes longi, antici femoribus tibiis metatarsisque aculeis longis muniti. Tegumenta mollia. Forma areae ocularis Scaphiellae si- milis, facile ab aliis generibus Oonopidarum mollium distinguitur. 5) Camptoscaphiella fulva sp. nova. © corporis totius long. mm. 2; cephaloth. mm. 1; abdom. mm. 1; pedum Ii paris mm. 3; 2i mm. 3; 3i mm. 2.5; 4i mm. 3.2; palporum mm. 1.1. | Corpus colore omnino fulvorubido .Cephalothorax cordiformis, antice sensim attenuatus, convexus; post mediam partem maxime elevatus, po- stice sat abrupte declivis. Frons sat lata; area ocularis fronte multo minor. Oculi anteriores subrotundi, conniventes; posteriores conniventes, iu linea leviter procurva, laterales mediis fere duplo maiores; laterales cum anticis conniventes. Clypeus area oculari fere aeque latus, duobus aculeis sat longis armatus. Chelae sat graciles; labium longius g. am- plius; pedes graciles, femoribus anticis basi incrassatis, coxis cunctis longis, tarsis cunctis metatarsis valde minoribus. Pedes antici parte in- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 119 terna femorum aculeis 3; tibiae et metatarsi duabus seriebus aculeorum armatae, quorum mumerus est 4 tibiis et 2 metatarsis. Aculei longi et rufi. Sternum triangulare, latum, inter coxas posteriores late productum. Abdomen ovatum, molle, pilis paucis conspersis. Mamillae terminales. Epigyne non adhuc adulta. Speciei huius inveni 9 iuv. in locis aridis supra Askole, m. 3100, mense Maio. | Section Entelegynae Subsectio Cribellatae = Fam. DICTYNIDAE Gen. Titanoeca Thor. 1870. 6) Titanoeca intermedia sp. nova. oS Corporis totius long. mm. 4; cephaloth. mm. 2.1; abdom. mm. 2; pedum It paris mm. 8.9; 2i mm. 7.2; 3i mm. 6; 4i mm. 7.45; pal- porum mm. 2.1, Cephalothorax brunneorufus, valde elevatus, minutissime reticulatus. Oculi superiores et medii antici inter se aequales: laterales antici coe- teris dimidia parte maiores. Series superior vix procurva; medii inter se spatio eorum diametro plus q. dimidia parte maiore, a lateralibus spatio eorum diametro fere triplo, a mediis anticis spatio eorum diametro tertia parte matore distantes. Series anterior recta; oculi medii inter se spatio eorum diametro aequali, a lateral. spatio dimidia parte matore remoti. Oculi laterales inter se spatio anticorum radio fere aequali remoti. Clypeus latior quam oculi antici. Sternum fuscobrunneum sat crebre punctatum. Pedes rufi, femoribus infuscatis, tarsis colore dilutiore. Coxae longissimae. Pedes li paris coeteris robustiores. Femora li paris aculeo singulo; coetera paria inermia. Tibiae omnes (praeter 3i paris), _ duabus seriebus inferiorıbus aculeorum armatae, quae 1° pari acul. 7;2° acul. 6; 4° acul. 2 costant. Metatarsi cuncti seriebus duabus inferioribus aculeorum, quae 1° pari acul. 8; 2° ac. 4’ acul, 4; 3° pari autem acul. 3 constant. Aculei in pedibus posterioribus longiores quam in pedibus an- terioribus. Tarsi inermes. Abdomen nigrum. Tegumenta omnia longe et crasse fulvopilosa. Palpi patella tribus apophysibus, quarum superior cochleariformis, media acuta et extus curvata, tertia recta et obtusa. O Totius corporis long. mm. 4. 5; cephaloth. mm. 2. 3; abdom. min: 2: 7; pedum Ii paris: mma 0. 05: 26 mm, 0; Bi mm 5 1 4î mm. 6; palporum mm. 2.1. 120 L. DI CAPORIACCO Cephalothorax sternumque sicut in 3°; oculi medii ant. superioribus vix minores, et superiores inter se paullo magis q. in 3° remoti; coete- rum oculi sicut in J. Pedes sicut in 3 sed aculei breviores, fere omnino inter pila abditi, et pedes li paris coeteris non multo validiores. Cala- mistrum fere totam metatarsi longitudinem occupat. Epigyne e plagula rufa, postice elevata et obtuse angulosa, margine crasso et lateribus intus incurvato, constat. Forma apophysis tibialis T. praefica (E. S.) et T. flavicoma L. K., tarsis inermibus T. monticola (£. S.) et T. obscura (Wik.) conferri potest. Species haec locis super m. 3000 sitis, in pratis abundat; inveni O iuv. 5 in pratis Urdukas dictis lateribus glaciatae molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 3° £ 10 eodem loco mense lunio; S' 9 3 eodem loco mense Iulio ; © apud frontem glac. molis Gasherbrum dictae m. 4400, Non. Iul.; 1 pull. inter. coespita quae morenam altam paucam glaciem obtegentem apud Urdukas vestiunt, m. 3950, mense Iulio; 2 © in pratis lateribus glac. molis. Chiring dictae sitis, m. 4400, die III a. Id. Aug.; 5 3 9 et pulli in locis aridis super Askole, m. 3150, mense Maio; 1 9 eodem loco die XVIII a. K. Sept.; I of tv. et 1 © inagris aridis Biaho dictis apud frontem glac. molis Biafo dictae, m. 3000, die V a. Id. Mai; 2 © in pratis Kro Brok dictis super Askole, m. 3700, die III a. Id. Mai.; 1 © iuv. in loco humoroso, herbido, Bolla dicto, in valle Punmah ui m. 3000, die VI a. Id. Aug.; 5 © in eadem valle in pratis Tsok dictis, m. 3490, die IV a. Id. Mai.; 1 © in luco centrali planitiei Punmah dictae, apud frontem glac. molis eiusdem nominis, m. 3500, Non. Aug.; 2 & ® in agris apud Dras, prope nivem, m. 3000, die XVII a. K. Mai. Gen. Auximus E. S. 1892. 7) Auximus sindi sp. nova. S Corporis totius long. mm. 3. 5; cephaloth. mm. 1. 9; abdom. mm. 2. 1; pedum li paris mm. 4. 5; 2i mm. 3. 4; 3° mm, 3.25; 4i mm. 4.3; palporum mm. 1.8. Cephalothorax pedesque rufobrunnei; cephaloth. subtiliter nigrolim- batus. Oculi posteriores in linea levissime recurva, aequales et aequidi- stantes, inter se spatio eorum diametro fere duplo, a mediis anticis, quibus duplo maiores sunt, spatio eorum diametro vix maiore remoti. Oculi laterales aequales et contigui. Oculi antici in serie recta, medii MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 121 inter se spatio eorum diametro dimidio maiore; a lateralibus, quibus di: midio minores sunt, spatio eorum diametro duplo remoti. Clypeus vix oculis lateralibus anticis angustior. Sternum brunnem. Coxae posticae inter sese contiguae. Femora li paris aculeo 1 apicali superiore; tibiae aculeis parvis inferioribus 2-3 munitae. Calamistrum videtur biseriatum. Cum specimen adhuc adultum non sit, de palpis tantum hoc dici potest: femur sat crassum esse; tibiam et patellam apophysarum carere. Ab- domen omnino depilatum, nigrum esse omnino videtur. Cum 5° adul- tum et © non nossem, tamen, cum species haec sat distincta videatur, eam describendam esse putavi. Inveni speciei huius 5° iuv. apud Gund, in uu m. 2080, die IV a. Id. Apr; speciei huic pertinet verisimile pull. quogue in colle arido, Takht-i- Salaiman dicto, apud Srinagar, m. 2000, die V a K. Apr. in- ventus, cuius abdomen est nigrum sed pilis longis vestitumj pili sunt plerumgue nigri, pauci albi: albi autem macularum paria tria haud bene distincta designant. Gen. Protadia E. S. 1933 8) Protadia patula E. S. 1874 (?) Attribuisco con dubbio a questa specie alcuni giovani d’ambo i sessi, i caratteri dei quali concordano abbastanza bene con la descri- zione del Simon: però il loro addome sembra presentare, davanti, tre linee longitudinali brune seguite da vari accenti più o meno confusi e più distinti nella loro parte esterna: tutti questi disegni sono assai poco chiari. Può essere che, conoscendo gli adulti, queste piccole Protadia debbano venir attribuite a una specie nuova, ma per ora una decisione mi pare prematura. Ne trovai 9 5 e 9, tutti giovanissimi nelle oasi della parte bassa del Baltistan: 4 a Gol, oasi isolata tra le sabbie, m. 2300, il 22 Aprile; 3 a Kushumul, oasi del gruppo del Shigar, m. 2200, il 27 Aprile; 2 a Dusso nell’oasi, m. 2400, il 28 Aprile. Hab.: Europa occ., Spagna, Algeria. Gen. Lathys E. S. 1884. _9) Lathys balestrerii sp. nova. 5 Totius corp. longit. mm. 2. 5; cephaloth. mm. 1.35; abdom. mm. 1.15; pedum li paris mm. 4; 2i mm. 3.5; 3i mm. 3.2; 4i mm. 3. 75: palporum mm. 1.55. | 122 L. DI CAPORIACCO 2 Totius corp. long. mm. 2.5; cephaloth. mm. 1.9; abdom. mm. 0.9; pedum li paris mm. 3.4; 2i mm. 2.75; 3i mm. 3.2; 4i mm 4. 75; palpo- rum ar. A735. Cephaloth. 3° parum elevatus, © humilis; flavidus, subtilissime ni- grolimbatus, parte cephalica tribus vittis longitudinalibus fuscis parum distinctis, thoracem versus alia vitta subtili transversa brunnea limitatae. Oculi sup. in linea vix procurva, 5° medii lateralibus vix minores; 9 autem cuncti subaeguales, medii inter se spatio eorum diametro vix quarta parte maiore (saepe fere aequali); a mediis anticis, quibus fere duplo maiores sunt et a lateralibus superioribus spatio eorum diametro aequali distantes. Oculorum anticorum margines anteriores seriem rectam desi- gnant; S'omnes aequidistantes et spatio eorum diametro tertia parte minore remoti; © medii inter se spatio eorum diametro tertia parte mi- nore, a lateralibus spatio eorum radio aequali distantes. Laterales an- tici mediis plus g. duplo maiores. Oculi laterales inter se spatio late- ralium superiorum radio vix aequali remoti. Clypeus aeque latus g. oculi antici vel interdum 3° vix latior. Sternum latum, inter coxas posteriores sat anguste productum, flavidum, margine infuscato. Pedes omnino ‘ lutei, mutici. Chelicera 3° apice sat divaricata, inermia. Palpi 5° femur sat robustum, patella convexa, sed sine apophysibus et seta singula longa; tibia sat longa, desuper apophysi nigra ter spiraliter convoluta, apice libero; intus alia apophysi crassa, recta, rufa, coriacea, subtus denticulata; et extus apophysi crassa, rufa, truncata, subtus extremitati aculeo armata, munita: desuper quoque seta longa curva et setae non- nullae breviores adsunt. Tarsus crassus et pilosus; bulbus brunneus, stylo circumventus. Abdomen brunneum, seriebus obliquis macularum flavarum minimarum parum distinctarum ornatum. Tegumenta pilis albis crebris longis et crassis vestita. © epigyne foveis binis parvis rotundis, inter sese carina aeque lata g. favearum radium vel vix latior, pilosa, remotis. i Species haec oculis mediis anticis superioribus valde minoribus a L. cambridgei £. S., oculis superioribus inter se magis appropinquatis a L. puta (Cor.); apophysibus tibialibus a L. taczanowskii (Cbr.) differt. Dico eam dom. M. Balestreri, qui nobis itinere nostro comes fuit, et postea in Alpibus interiit. | Species haec in pratis abundat, qui regione Baltistan dicta supra m. 3000 iacent: inveni enim 2 5 in pratis Urdukas dictis, lateribus glaciatae molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 9 6 eodem loco, mense lunio; © 7 inter coespita quae morenam altam, paucam glaciem obtegentem, apud Urdakus vestiunt, m. 3950, mense Maio; 18 S et © MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 123 iuv. eodem loco, mense Iulio; 3 S' et © in pratis supra rupem quae adest ubi glac. moles Mundu et Baltoro dictae confluunt, m. 4300, die II a. Non. Iun., 3° et © iuv. apud frontem glac. molis Biange dictae, m. 4430; die X a. K. Aug.; 3 © inter glaream apud rupes ubi glac. moles Baltoro et Mustagh dictae confluunt, m. 4150, die VII a Id. lun.; 1 pull. in pratis Chagaran dictis, lateribus glaciatae molis Mustagh dictae, m. 4400, dis X a. K. Aug.: 3 9 in pratis lateribus parti summae glac. molis Tramgo dictae, m. 4980, die II a. K. Aug.; 2 © iuv. in valle herbida inter rupes apud Urdukas, m. 3900, die XI a. K. Aug; 5 9 iu pratis aridis Koberzeken dictis, lateribus glac. molis Baltoro dictae, m. 3800, die V a. K. Aug.; 4 3 et © in pratis apud Thla-Brok, super Monjong, m. 4000, die II a. Id. Aug.; © apud Paju, inter arbores, apud frontem glac. molis Baltoro dictae m. 3500, die IV a. K. Aug.; 2 © apud Bardumal, inter coespita lateribus Biaho fl., m. 3300, pridie Id. Mai.; 1 © eodem loco die III a. Non. Aug.; 1 © inter petras apud frontem gl. molis Biafo dictae, loco Korophon, 3100, die II a. Id. Mai.; 2 © in pratis Tsok dictis, in valle fl. Punmah m. 3490, die IV a. Id. Mai.; 3 & et © iuv. iu colle arido herbido super Chongo, apud fontem calidam sulphuream, m. 3000, mense Maio; 1 9 in pratis in valle Boorgi Nullah dicta, m. 3500, pridie K. Sept. Gen. Devade E. S. 1884. 10) Devade dubia sp. nova. © Corporis totius long. mm. 3.; cephal. mm. 1.5; abdom. mm. 2 pedum li paris mm. 4.05; 2i mm. 3,5; 3i mm. 3.05; 4i mm. 3.5; palporum mm. I. 5. Ceph. sat convexus, rufobrunneus, concolor. Oculi omnes subaequales ( medii superi coeteris vix minores). Oculorum series posterior vix pro- curva; medii inter se spatio eorum diametro quarta parte maiore, a la- teralibus spatio eorum diametro vix maiore, a mediis anticis spatio eorum diametro aequali remoti. Oculi laterales subcontigui. Oculi antici in serie recta, medii inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibns spatio eorum radio aequali remoti. Clypeus oculis anticis vix latior. ° Chelicera rufobrunnea, evidenter coriacea. Sternum parce punctatum, inter coxas posteriores late productum. Pedes flavi, pilis nigris vestiti. Calamistrum uniseriatum. 4° pari tibia apice aculeis binis nigris bre- vibus inferioribus; metatarsus aculeo brevi fulvo basali superiore armatus. 124 . L. DI CAPORIACCO Coetera paria inermia. Abdomen fulvum, pilis fulvis albis nigrisque crassis vestitum, nullam picturam designantes. Cribellum integrum. Epygine e duabus foveis constat, a carina lata et pilosa inter sese remotis. | Speciei huius inveni © in agris apud Shigar, m. 2200, die VII a K. Sept. Gen. Dictyna Sund. 1833. 11) Dictyna consecuta Cbr. 1872. Mi pare che a questa specie debbano riferirsi numerosi esemplari raccolti nelle zone più basse come in quelle più alte del Baltistan. Il disegno dell'addome è infatti identico a quello descritto dal Cambridge la macchia anteriore, ristretta verso la metà, allargata, è distintamente trifida, e gli accenti che la segnano possono essere ben distinti o quasi fusi o mancare; ma non mancano mai i punti laterali con i quali ter- minano. La forma dell’apofisi tibiale del y è eguale a quella descritta. dal Cbr., e anche il bulbo corrisponde alla descrizione, in verità assai poco chiara, del Cambridge. Credo opportuno dare una figura della tibia e del bulbo del palpo del 7; si vede chiaramente che la punta resupinata del bulbo ha pressochè la stessa forma di quella di D. pu- silla Th.; anche i cheliceri del o’, muniti alla base di un denticolo esterno, e l’epigine, formata da due fossette molto avvicinate tra loro, accostano questa specie piuttosto a D. pusilla Th. che a D. uncinata Th. I piedi sono per lo più distintamente annulati. 2 © iuv. a Srinagar, Munchi Bagh, m. 1700, 25 Marzo; 1 © a Baltal, m. 2900, 11 Aprile; 4 ' e © a Kala Pani, m. 4200 e 1 © a Lal Pani, nelle Deosai, prati, 1 Settembre; 1 9 a Karal Marfo, nei prati subito sotto e a N. del Boorgi La, m. 4200, 31 Agosto; 3 Je © a Skardu nell’oasi, m. 2200, 30 Agosto; 16 J e © iuv. a Shigar. m. 2200, 25 Agosto; 1 5’ a Gol., oasi isolata, m. 2300, 22 Aprile; 1 © nei campi aridi di Biaho presso la fronte del Biafo, m. 3000, 10 Maggio; 1 © e 1 pull. a Urdukas, in un canalone erboso tra le roccie sul fianco del Baltoro, m. 3900, 31 Luglio; 2 pulli sui prati presso la confluenza dei ghiacciai Baltoro e Yermanendu, m. 4300, 15 Luglio; 1 © nei prati di Chang-Tok, m. 4930, sui fianchi del gh.” Sarpo Laggo, nel bacino del Tarim; 1 9 nei prati di Lopsang Bransa, m. 4500, sui fanchi del ghiacciaio Mustagh, 7 Giugno. Hab.: Palestina, Turkestan. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 125 12) Dictyna puella E. S. 1871. 4g e © iuv. Srinagar nel parco del Munchi Bagh, m. 1700, 22 Marzo. Heb.: Regione mediterranea. Gen. Ajmonia gen. novum. Pars cephalica sat gibbosa. Oculorum series ambo levissime recurvae; oculi inter se aequales. Area oculorum postice paullo latior g. longior, antice angustior. Oculi laterales inter se spatio eorum diametro aequali distantes. Pedes mutici. Palpi & femur crassissimum, patella apophysi magna praedita; tarsus desuper tuberculo magno complexo armatus. A Dictyna praesertim forma 3° tarsi, clypeo humiliore et chelis parallelis differt. Dico genus hoc dom. cl. Ajmoni, Sabaudiae Augu- stae Principi, Spoleti duci, qui itinere nostro in summis montibus Ca- racoram dictis praefuit. 13) Ajmonia patellaris sp. nova. S Corporis totius long. mm. 3; cephaloth. mm. 1; abdom. msi. 2; pedum li paris mm. 3; 2i mm. 2. 6; 3i mm. 2; 4i mm. 2.5; palporum mm. I. 2 Corporis totius long. mm. 2.3; cephaloth. mm. 1; abdom. mm. 1.33; pedum li paris mm. 2.75; 2i mm. 2.75; Si mm. 2; 4i mm. 2.5; palporum mm. 1 Cephalothorax sat convexus, luteorufus. Oculorum series ambo vix recurvae; oculi subaequales: &' medii superi inter se spatio eorum diametro saltem dimidia parte maiore, a lateralibus spatio eorum dia- metro duplo; 9 aequidistantes, inter se spatio eorum diametro dimidia parte maiore remoti; 5° et © medii superiores a mediis anticis spatio eorum diametro aequali remoti; laterales inter se spatio eorum radio aequali remoti; oculi antici aequidistantes et inter Se spatio eorum dia- metro tertia parte minore distantes. Clypeus fere duplo latior q. oculi antici. Chelicera rufa, parallela, lateribus non denticulata. Sternum laeve, parce punctatum, fulvum, inter coxas posteriores sat late produ- ctum. Pedes lutei, concolores, inermes. 3° palpi femur breve et crassis- simum; patella desuper apophysi magna, acuta, antice incavata; intus apophysis alia obtusa; extus lorum membranaceum adest. Tibia sat brevis, angusta, apicem versus denticulo superiore armata. Tarsus magnus, desuper tubercolo magno, postice foveolato, et aculeo unciformi praedito, 126 . L. DI CAPORIACCO munitus. Bulbus depressus, postice proiectus, stylo longo. Abdomen flavum albopilosum, versum dimidiam partem tribus accentis nigris inter sese linea media nigra longitudinali coniunctis et postice duobus accentis brunneis vix distinctis . © epigyne nou adhuc adulta. Inveni & in agris apud Chokpiong, in valle fl. Braldo, m. 2600, die II a. K. Mai.; 3° alter in agris apud Dusso, eadem valle m. 2400, die HI a. K. Mai; à in agris apud Gol, m. 2200, die IX a. K. Mai.; © juv. in locis aridis super Alchori, m. 3200, die V a. K. Mai. Subsectio Ecribellatae SI Gnaphosiformia Fam. GNAPHOSIDAE Subfam. GNAPHOSINAE Gr. DRASSODEAE Gen. Drassodes Westr. 1851. Subgen. Drassodes Wstr. 1851. (!) 14) Drassodes (Drassodes) parvid:ns sp. nova. ST Corporis totius long. mm. 11; cephaloth. mm. 5.5; abdominis mm. 4,5; pedum Ii paris mm. 20; 21 mm. 15; 3i mm. 16; 4i mm. 21.5; palporum mm. 7. | © Totius corporis long. mm. 12; cephaloth. mm. 6; abdom. mm. 7; pedum li paris mm. 15; 2i mm. 11.5; 3i mm. 14; 4i mm. 18; palpo- rum mm. 6. | © Cephalothorax, sternum, palpi, pedesque colore fulvo, cephalothorax subtilissime nigrolimbatus, abdomen colore nigro, griseo-sericeo pube- scente. Oculorum series ambo paullo procurvae; oculi medii antici late- ralibus paullo maiores; oculi medii inter se fere aequidistantes, spatio diametro lateralium aequali inter se remoti. Medii superiores subangu- losi, medtis anticis aequales, inter se spatio diametro eorum minore remoti; ‘aterales paullo maiores, a mediis spatio eorum diametro 3° plus (1) Benchè gia Chamberlin abbia smembrato il gen. Drassodes, Wstr., pure così come resta, mi pare abbastanza inomogeneo per dividerlo in due sottogeneri: Drassodes s. str. e Brachydrassodes subg. nov. Al primo assegno la specie affini a Dr. lapidosus (WIk.) e a Dr. deserticola E.S.; al secondo le altre. Le diagnosi dei due sottogeneri sono: subgen. Drassodes: Margo inferior sulci chelarum dentibus minutissimis armatus; ef palpi graciles, apophysi brevi muniti. subgen. Brachydrassodes: Margo inferior sulci chelarum dentibus validis, dentibus marginis superioris fere aequis; SS palpi robusti. MISSIONE NL KARAKORAM: ARACNIDI 127 g. duplo, © fere triplo remoti. Oculi medii superi a mediis anticis spat io . eorum diametro maximo paullo maiore distantes. Quadratus oculorum multo longior q. amplior, antice vix latior. Chelicera sulco desuper cs dente magno basali et dentibus binis minoribus, a basi longe remotis, armato; 9 dentibus 3 subaequis; subtus dentibus binis subacutis, S' inter se remotioribus. Femora li paris 2 aculeis super. et aculeo singulo anteriore; 2i paris aculeis 3 super. et utringue serie laterali binorum aculeorum; Si et Ai paris Sg serie super. binorum, serie anteriore 3 acu- leorum et serie posteriore binorum aculeorum; © autem series omnes aculeis binis constant. Tibiae li et 2i paris 3° aculeo singulo inferiore medioapicali anteriore; 2 aculeis binis inferioribus subapicalibus; 3i paris aculeo singulo medio superiore, aculeis binis inferioribus anterioribus et utringue serie laterali binorum aculeorum; 4i paris utringue serie inferiore et serie laterali 2-3 aculeorum et praeterea serie superiore, quae 3° aculeis binis, © aculeis 2-3 constat. Metatarsi li et 2i paris 9 aculeis binis subbasalibus inferioribus, © aculeo singulo basali inferiore anteriore; 3i pari utrinque serie superiore binorum acu- leorum et serie laterali et serie inferiore 3 aculeorum; 4i paris utringue serie superiore, serie laterali et serie inferiore 3 aculeorum armati; © interdum series superior anterior aculeis binis constat. 3 palpi tibia longa, gracilis, apophysi parva, desuper non carinata: bulbus simplex. Epigyne e plagula, a carina forma ferri equini limitata, constat. Speciei huius ob formam bulbi et epigynis simplicissimam ab aliabus speciebus generis facile distinguendae inveni specimina multa, regione Kashmir dicta et regione Baltistan dicta; specimen nullum autem alti- tudinem frontium glaciatarum molium superat: 1 9 pull. in agris aridis apud Khunamuh, m. 1900, die III a. K. Apr.; 2 3 et © in colle arido Takht-i Sulaiman dicto apud Srinagar, die V a. K. Apr; 4 2 iuv. eodem loco, mense Sept.; 3 pulli in sylvis, quae montem g. 10375 appelatum, in valle fl. Sind, vestiunt, Non. Apr; 6 S' et © iuv. in agris apud Gund, in valle fl. Sind, m. 2080, die IV a Id. Apr; 3 © in pratis apud nivem, apud Dras, m. 3000, die XVII a. K. Mai; 1 © in valle humorosa in mediis agris aridis sita, apud Shimsha Karboo, m. 2800, die XVI a. K. Mai. ; 3 © in valle arida apud Khabr, m. 2900, eodem die; I © in agris aridis Apis dictis, m. 2800, die XV a. K. Mai.; . 2 © in locis aridis apud Khargil, m. 2700 die XIV a. K. Mai; 2 © in agris in media regione petrosa sitis, apud Olthingthang, m. 2600, die XIII a. K. Mai, 4 © in agris apud Gol, m. 2300, die IX a. K. Mai.; 2 © in agris apud Hoto. m. 2900, pridie K. Mai.; 49 în agris apud Askole m. 3100, mense Maio; 2 © in pratis apud sorgentem calidam 128 L. DI CAPORIACCO © sulphuream apud Chongo, m. 3000. die VI a. K. Mai. 1 © in agris aridis Biahò dictis, apud frontem glaciatae molis Biafo dictae, m. 3000 | die V a. Id. Mai.; 1 © in loco Pajù dicto, inter arbores; m. 3500, Idibus Mai.; 2 © eodem loco, die IV a. K. Aug.; I pull. in valle super Pajù, inter arbores, m 3650, die Il] a K. Aug.; 1 © in valle apud Pajù, inter arbores magnas, m. 3500, Kal. Aug.; 1 © in locis aridis apud pontem Yula dictum in valle fl. Punmah, m. 3300, die II a. Non. Aug; 3 © in pratis apud Thla Brok, m. 4000, II a. Id. Aug.; 4 © in valle herbida Boorgi Nullah dicta, m. 3200, pridie K. Sept. 15) Drassodes (Drassodes) carinivulvus sp. nova. À Corporis totius long. mm. 9; cephaloth. mm. 4; abdom. mm. 5; pedum Ii paris mm. 16; 2i mm. 15; 3i mm. 14; 4i mm. 18; palporum mm 7. © Corporis totius long. mm. 9; cephaloth. mm. 4.5; abdom. mm. 5; pedum li paris mm. 10; 2i mm. 9; 3i mm. 9; 4i mm. 11; palporum mm. 6. Cephalothorax, sternum pedesque colore rufo; cephalothorax vix perspicue nigrolimbatus; abdomen nigrum, griseo - sericeopubescens Ocu- | lorum series ambo paullo procurvae; oculi antici aequales et inter se aequidistantes, Spatio eorum radio paullo maiore remoti. Oculi supe- riores inter se et oculis anticis aequales, medi triquetri, inter se spatio eorum diametro magno paullo minore, a medis anticis spatio eorum diametro magno dimidia parte maiore, a lateralibus superioribus 5 spatio eorum diametro magno dimidia parte maiore, © spatio eorum diametro magno vix maiore remoti. Quadratus .oculorum parallelus ; paullo longior g. amplior. Chelae robustae sulco margine inferiore den- tibus binis parvis acutis vix visibilibus armato. Femur li paris aculeis binis superioribus et aculeo singulo anteriore; 2i aculeis binis superio- ribus et aculei binis anterioribus; 3i et 41 paris serie superiore 3 acu- leorum et utringue serie laterali binorum aculeorum. Tibiae li paris muticae; 2i paris aculeo inferiore medio anteriore (© saepe deenti); 3i paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum, utringue serie laterali binorum aculeorum et praetera aculeo singulo superiore; 4i paris utringue serie inferiore et serie laterali 3 aculeorum, et praeterea serie singula superiore binorum aculeorum. Metatarsi li et 2i paris subtus aculeo singulo subbasali anteriore; 3i et Ai paris utringue serie inferiore, serie laterali et serie superiore aculeorum muniti: 3 series omes aculeis 3 con- stant; 9 series inferiores et laterales aculeis 3, series superiores aculeo singulo subapicali constant. Palpi 3° tibia longa et gracilis, apophysi MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 129 desuper non carinata, apice bifida; bulbus simplex. Epigyne margine crasso nigro forma ferri equini, fere ut in speciebus gen. Haplodrassi, sed parte interna carina logitudinali evidentissima, et antice tuberculis binis luteis elongatis convergentibus. Apophisi tibiali apice bifida et epigyne carinata facile ab aliis specieous generis distingiuitur. Specie’ huius invent © 6 in locis aridis supra Askole, m. 3150, mense Mato, et 3° 2 in pratis Tsok dictis in valle Punmah, m. 3490, die IV a. Id. Mai. Subgen. Brachydrassodes di Cap. 1933. 16) Drassodes (Brachydrassodes) singularis sp. nova © Corporis totius long. mm. 11; cephaloth. mm. 6; abdom. mm. 6.5; pedum li paris mm. 18; 2i mm. 17; 3i mm. 18; 4i mm. 22.5; pal- porum mm. 7. Cephalothorax sat latus, rufobrunneus, nigro - limbatus; sternum pe- desque colore rufobrunneo; abdomen flavum, accentis nigris parum di- stinctis parte posteriore ornatum. Oculi superiores in linea recta, ante- riores in linea leviter procurva, medii anticis lateralibus paullo maiores, inter se spatio eorum radio aequali remoti, lateralibus subcontigui. Oculi medii laterales subrotundi, lateralibus et medits anticis vix minores; inter se spatio diametro mediorum aequali, a lateralibus et a mediis anticis spatio diametro mediorum superiorum dimidia parte maiore remoti. Chelicera robusta, geniculata, sulco subtus dentibus binis robustis, inter se non multo distantibus armato. Femora li et 2i paris desuper aculeo superiore, antice aculeo altero munita. Femora 3i et 4i paris desuper antice et postice seriebus aculeorum binorum munita. Tibiae li et 21 paris sublus duabus seriebus binorum aculeorum; Si paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et utrinque serie laterali binorum aculeorum; 4i paris subtus duabus seriebus aculeorum, quarum antica ex aculeis 2-3, posterior ex acul. 3 constat; lateribus antice series 3 aculeorum, postice series binorum acul. adsunt. Metatarsi li et 2i paris subtus dua- bus seriebus binorum aculeorum; 3i et 4i paris utrinque serie infe- riore, serie laterali et serie superiore binorum aculeorum. Epigyne e fo- vea rotunda, carina simplici, subtili circumdata, constat. Species haec tibiis posterioribus muticis gen. Haplodrasso est similis; coeterum autem, facie et forma epigynis evidenter D. vinoso E. S. est similis, sed nullo dubio distincta. Mem. Soc. Entomol, It., XII, 30-V-34 9 130 L. DI CAPORIACCO Species haec non rara videtur in pratis altissimis (circiter ad 4000 m.) inveni autem Q 3 in pratis Urdukas dictis, lateribus glaciatae molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 1 9 ecdem loco, mense Iunio; 2 O in pratis Lopsang Bransa dictis, lateribus glaciatae molis Mustagh dictae, m. 4500, die VII a. Id. Iul; 1 © in valle K 2 dicta, m. 4000, die VI a Id Iul.; 6 © in pratis apud Thla Brok, m. 4000, die IV a. Id Aug.; 4 2 et pullos in pratis vallis Skoro Nullah dictae, m. 4200, die III a. Id Aug.; 1 © in pratis Karal Marfo dictis, sub valico Boorgi La, m. 4290, pridie Kal. Sept.; 6 © et iuv. in valle herbida et humorosa Chota Deosai dicta, m. 3850, die III a. Non. Sept; 1 © in pratis, in alta planitie Deosai dicta sitis, m. 4090, K. Sept. 17) Drassodes (Brachydrassodes) rubicundulus sp. nova O Corporis totius long. mm. 9; cephaloth. mm. 3.5; abdom. mm. 6.5; pedum li paris mm. 12.25; 2i mm. 12; 3i mm. 10; 4i mm. 13; palpo- rum min. 3.5: | | Cephalothorax sternum pedesque colore laete rubro, abdomen gri- seosericeum. Cephaloth. non nigro - limbatus. Oculorum series vix pro- curvae; oculi medii antici lateralibus, quibus vix matores sunt, fere conniventes, inter se saltem diametro mediorum remoti. Medti superiores triquetri, subcontigui, anticis aequales, a quibus spatio dimidio eorum diametro magno maiore distant; lateralibus supertoribus pauilo maiores, a quibus spatio corum diametro magno aequali distant. Quadratus ocu- laris longior quam amplior, antice vix latior. Chelicera sat robusta, mar- gine inferiore sulci dentibus binis magnis obtusis inter se sat remotis armato . Femur li paris desuper acul. binis et antice aculeo singulo; 2i paris desuper aculeis binis et antice acul. binis; 31 et 4i paris de- super, antice et postice seriebus binorum aculeorum munita. Tibiae It et 2i paris muticae; 3i paris subtus duabus seriebus 3 aculeorum, antice serie laterali binorum aculeorum et postice serie laterali 3 aculeorum nec non aculeo medio superiore; 4i paris duabus seriebus inferioribus et utringue serie laterali 3 aculeorum, et desuper serie binorum aculeo- rum armatae. Metatarsi li et 2i paris aculeis binis subbasalibus; 3i et, 4i utringue serie inferiore, serie laterali et serie superiore 3 aculeorum muniti. Epigyne e duabus foveis rufomarginatis antice divaricatis, po- stice contiguis constat. | Speciei huius, D. ferrugineo (Cbr.) forma epigynis similis sed evi- denter distinctae, inveni © in glarea fl. Sind, apud Kangan, m. 2000 die II a. Non. Apr. REN EN Er MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 131 Gen. Haplodrassus Chamb. 1922. 18) Haplodrassus signifer (C. L. K.) 1239. Abbondante in tutto il Baltistan, nelle regioni basse, come ai lati dei ghiacciai: 4 4 © iuv. a Baltal, alla testata di valle Sind, presso la neve, m. 2900, 11 Maggio; I 5 iuv. a Dras, in prati presso la neve, m. 3000, 14 Aprile; 1 9 nelle zone aride sopra Khargil, m. 2700, 17 Apr.; 1 © nell’oasi isolata di Gol, m. 2300. 22 Apr; 1 © nell’oasi di Askole, m. 3000, Maggio; 1 7 nelle zone aride sopra l’oasi stessa, m. 3150, Maggio; 5 © nell’oasi di Pajù, m. 3500, 15 Maggio; 3 g e © sulle morene frontali del Baltoro, m. 3600, 16 Maggio; 2 © tra i sassi del letto del f. Braldo sotto Askole, m. 3000, Maggio; 1 © e 3 pull. nei prati di Urdukas, a fianco del ghiacciaio Baltoro, m. 4000, Maggio; 3g e © nello stesso luogo, in Giugno; 1 9 nei prati presso il Lago Torre Mustagh, ai fianchi del ghiacc. Sarpo Laggo, m. 4800, 10 Giu- gno; 1 © nei prati alla confluenza dei ghiacciai Baltoro e Yermanendu, m. 4300, 15 Luglio; 19 iuv. nei prati di Tsok in valle Punmah, m. 3490, 4 Agosto; 1 © tra i sassi del ruscello che separa, a Dumaltar, il prato dal ghiacc. Punmah, m. 3950, 6 Agosto; 2 pull. nelle zone aride della spianata di Punmah, davanti alla fronte del. ghiacciaio omonimo, m. 3500, 5 Agosto; 1 9 nei prati di Thla Brok, m. 4000, 11 Agosto; 5 5 © nei prati di Karal Marfo, sotto il Boorgi La, m. 4200, 31 Agosto; 1 © iuv. nei prati del Boorgi Nullah: m. 3200, 13 Agosto; 2 © nei prati di Lal Pami nelle Deosai, m. 4000, 1 Sett. Talora manca l’aculeo del metatarso del 1° paio. Una © ha la tibia 4% con due serie inf. di 4-5 aculei, e le due serie laterali di 2 aculei; il metatarso 4° ha due serie inf. di 5-4 aculei, da ogni parte una serie laterale di 4 aculei, un altro aculeo laterale superiore subapicale, e un aculeo mediano superiore. Hab.: Europa, Asia centr. e occ., Groenlandia . 19) Haplodrassus omissus (Cbr.) 1872. Una © ad. raccolta nel letto del Sind a Kangan, m. 2000, concorda assai bene con la descrizione del Cambridge. Poichè però questa è ab- bastanza incompleta, credo sia il caso di riferire quanto io ho osservato: © Totius corporis long. mm. 6; cephaloth. mm. 2.1, abdominis mm. 4; pedum li paris mm. 5.75; 2i mm. 5.5; 3i mm. 5; 4i mm. 6; pal- porum mm. 2.5. 132 L. DI CAPORIACCO Oculorum series levissime procurvae; oculi antici inter se subcon- tigui, medii lateralibus evidenter maiores. Medii superi triquetri, sub- contigui, a lateralibus superioribus, quibus aequles sunt, et a medits an- ticis spatio eorum diametro magno aequali remoti. Chelarum margo inferior dentibus binis robustis inter se sat remotis armatus. Tibiae li et 2i paris muticae, 3i paris duabus seriebus inferioribus et utrin- que serie laterali binorum aculeorum, praeterea antice aculeo singulo la- terali- superioriore subapicali armatae; 4i paris serie anteriore in ‚feriore binorum aculeorum, serie inferiore posteriore 3 aculeorum et serie late- rali posteriore binorum aculeorum. Metatarsi li et 2i paris aculeo sin- gilo basali inferiore interno; Si paris serie inferiore, serie laterali, et serie superiore aculeorum: series supera antica aculeo singulo subapicalt, series inferior postica aculeis 3; series coeterae aculeis binis constant; 4i paris seriebus inferioribus 4 aculeorum, et utringue serie lateral, quae antice aculeis 3, postice aculei 4 constat. Hab.: Siria, Palestina. Gen. Talanites E. S. 1893. 20) Talanites tibialis sp. nova. Sg Corporis totius long. mm. 4.5; cephaloth. mm. 2; abdom. mm 2.5; pedum li paris mm. 3.5; 21 mm. 2; 3i mm. 2; 41 mm. 3.1; palpo- rum mm. 1. 8. Corpus colore laete rufo, abdomine griseo-sericeo: cephaloth. nigro limbatus. Series oculorum aeque latae, rectae. Oculi medii antici inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus, quibus dimidio mi- nores sunt, spatio eorum radio aequali remoti. Oc. medii superi triquetri, inter se et a lateralibus, quibus aequales sunt, spatio eorum diametro parvo aequali remoti. Oc. medti antici a medits posterioribus, quibus fere di- midio minores sunt, spatio mediorum anticorun diametro fere duplo remoti; laterales antici superioribus aequales, inter se spatio eorum diametro saltem tertia parte minore remoti. Quadrangulus ocul. mediorum parallelus, longior g. latior. Femur li paris aculeis vinis superioribus et aculeo singulo anteriore; 2i aculeis binis superiobus et aculeis binis anterio- ibus; 3i et 4i paris serie superiore et utringue serie laterali binorum aculeorum praedita. Tibiae li et 2i paris subtus aculeis binis mediis armatae; 3i paris utrinque serie inferiore, serie laterali et serie supe- riore aculeorum praeditae: series lateralis antica aculeis 3, coeterae acul, MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 133 binis constant; tibiae 4i paris duabus seriebus inferioribus et utringue serte laterali 3 aculeorum,nec non duobus aculeis superioribus munitae. Metatarsi Ii et 2i paris subtus seriebus duabus binorum aculeorum; 3i et 4i paris utrinque serie inferiore, serie laterali et serie inferiore 3 acu- leorum. Chelicera sulco desuper dentibus 3 sat robustis, subtus dentibus binis parvis acutis, inter se sat late remotis, armato. Palpi 3° tibia et patella brevi, apophysi tibiali crassa et lata, nigra, apice transversim truncata. Bulbus crassus, tarso paullo brevior, stylo brevi. Speciei huius forma palpi distinctae inveni 3 in colle arido Takht- --Sulaiman dicto, apud urbem Srinagar, m. 2000, mense Sept. Gr. ECHEMEAE Gen. Scotophaeus E. S. 1893. 21) Scotophaeus nigrosegmentatus (E. S.) 1895. Non mi par dubbio che il Drassus nigrosegmentatus E. S. sia iden- tico alla presente specie: l'esemplare sul quale il Simon fonda la sua specie è però un giovane: la descrizione dell’addome si adatta perfetta- mente a questa specie: credo per altro opportuno dare qui, oltre le ca- ratteristiche sessuali del 57 e della ©, anche i caratteri completi dell’ar- matura delle zampe e le dimensioni: & Corporis totius long. mm. 9; cephaloth. mm. 4.5; abdom. 5; pe- dum li paris mm. 14; 21 mm. 13; 3i mm. 14; 4i mm. 15.5; palporum mm. 4. O Corporis totius long. mm. 9; cephaloth. mm. 4; abdom. mm 5.5; pedum li paris mm. 11.5; 2i mm. 8.5; 3i mm. 11; 4i mm. 13; palpo- rum mm. 3.5. Femora li et 2i paris desuper ac. binis, antice aculeo singulo. Fe- mora 3i et di paris serie superiore et utrinque serie laterali binorum aculeorum. Tibiae li et 2i paris aculeo singulo medio inferiore anteriore; Si et 4i paris duabus seriebus inferioribus, quarum anterior acul. 3 et posterior acul. binis constant, utringue serie laterali 3 aculeorum et desuper serie binorum aculeorum armatae; metatarsi li et 2i paris duobus aculeis inferioribus basalibus et aculeo inferiore medio posteriore; 3i et 4i paris autem utrinque serie inferiore 3 acul., serie laterali, quae 3° pari acul. binis, 4° acul. 3 constat, et serie superiore binorum aculeorum armati. 134 L. DI CAPORIACCO SJ tibia brevis, apophysi apice quadridentato; 9 epigyne e plagula rufa, carina divisa, postice dilatata et latiore q. partes laterales. Una © a Urdukas, prati ai lati del ghiacciaio Baltoro, m. 4000, in Maggio; 6 ,® e pull. nello stesso luogo, in Giugno; 1 9 sulla mo- rena erbosa coprente poco ghiaccio, sotto Urdukas, m. 3950, In Luglio; 2 pulli in un vallone umido erboso sopra Urdukas, m. 4250, in Giugno; 1 altro pull. nello stesso luogo, in Luglio; 1 pull. nei prati di Chaga- ran, a fianco del Ghiacciaio Mustagh, m. 4000, Luglio; 1 © nel roseto asciutto sotto Thla-Brok, m. 3900, 13 Agosto. Hab. Mongolia. 22) Scotophaeus mundulus (Cbr.) 1872. _ Identifico a questa specie vari esemplari da me trovati nelle zone del Baltistan adiacenti a ghiacciai: 8 nei prati aridi di Liligo, i lati del ghiacciaio Baltoro, m. 3800, 16 Maggio; 1 © sulle roccie alla confluenza’ del ghiacciaio Mustagh e Baltoro, m. 4150, 6 Giugno; 2 © al campo sotto Biange, m. 4430, 22 Luglio, e 6 © nei prati di Thla-Brok, m. 4000; 11 Agosto. ; E certo singolare trovare a queste altezze una specie Siro-Egiziana ma l’epigine corrisponde in tutto alla figura del Cbr., e nei caratteri non si può riscontrare verun punto nettamente differenziale; comunque, e poichè la descrizione del Cbr. è, al solito, alquanto affrettata, mi pare opportuno ridescrivere qui la specie. 2 Corporis totius long. mm. 12; cephaloth. mm. 5.5; abdom. mm. 7.5; pedum li paris mm. 18.5; 2i mm. 17.5; 3i mm.17.5; 4i mm. 22; palporum mm. 0. Cephalothor. rufobrunneus, non nigrolimbatus; sternum pedesque eodem colore; abdomen griseosericeum. Oculorum series paullo pro- curvae; oculi medii superi ovales, non triquetri, inter se spatio eorum diametro magno aeguali, a lateralibus, quibus aequales sunt, et a mediis anticis, quibus valde minores sunt, spatio mediorum superiorum diame- tro dimidio maiore distantes. Oc. medii antici lateralibus vix maiores, inter se spatio eorum diametro tertia parte minore, a lateralibus spatio eorum radio aequali remoti. Chelicera valde geniculata, ungue longo, sulco desuper dentibus validissimis, subtus dente minimo, vix perspicuo, armato. Femora antice acul. binis; desuper serie, 1°, 2° et 3° pari acul. binis, 4° pari acul. 3 constante; praeterea 4° pari aculeus posterior adest. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 135 Tibiae li et 2i paris subtus seriebus duabus aculeorum binorum (rarius 3) armatae; 3i et 4i paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et utrin- que serie laterali, quae 3° paris aculeis binis, 4° autem aculeis 3 constat. Metatarsi li et 2i paris aculeo singulo basali inferiore; 3i et di autem utrinque serie inferiore, serie laterali et serie superiore 3 (vel rarius binorum) aculeorum. Hab. Siria, Egitto. Gen. Zelotes Gistel 1848. 23) Zelotes pseudopusillus sp. nova. 2 Corporis totius long. mm. 6.5; cephaloth. mm. 2.2; abdom. mm. 44; pedum li paris mm. 6; 2i mm. 5. 75; 3i mm. 5; 4i mm. 8; pal- porum mm. 2.2. Corpus colore omnimo nigro, metatarsis tarsisque pedum rufis et macula basali femorum li paris lutea. Oculi sup. in serie leviter recurva: medii subrotundi, inter se spatio eorum diametro duplo, a lateralibus, quibus fere dimidia parte minores sunt, spatio eorum diametro aequali remoti, a mediis anticis quibus aequales sunt, spatio eorum diametro duplo remoti. Oc. medii antici inter se spatio eorum diametro aequali remoti, lateralibus conniventes; laterales antici mediis duplo maiores. Quadratus oculorum parallellus, aeque longus ac amplus. Femora amnia desuper aculeis binis et antice serie aculeorum binorum. Tibiae li et 2i paris muticae; 3i paris subtus seriebus duabus 3 aculeorum et la- teribus utrinque serie aculeorum binorum; 4i paris autem utrinque serie inferiore et serie laterali binorum aculeorum, nec non aculeis bi- nis superioribus. Metatatarsi li et 2i paris aculeo subbasali anteriore inferiore; 3i paris utrinque serie inferiore, serie laterali et serie laterali superiore binorum aculeorum nec non aculeo singulo superiore; 4i paris utringue serie inferiore et serie laterali binorum aculeorum, et aculeo singulo medio laterali-superiore: praeterea series superior aculeorum. binorum media adest. Epigyne e plagula rufa constat, duabus foveis, carina lata humili segregatis: postice tubercula duo rufa adsunt. Species haec Z. rubicundulo (E: S.) et Z. pusillo (C. K.) similis vi- detur; forma epigynis ab iis facile distinguitur. Inveni speciei huius © 3:unam in valle arida apud Khabr, m. 2909, die XVI a. K. Mai.; alteram inter rupes supra Dusso, m. 2450, die 136 i. DI CAFORIACCO HI a. K. Mai.; tertiam autem in pratis Tsok dictis in valle fl. Punmah m. 3490, die IV a. Id. Mai. 24) Zelotes desioi sp. nova. O Totius corporis long. mm. 6; cephaloth. mm 2.3; abdom. mm 3.7; pedum li paris mm. 6.5; 2i mm. 4.5; Si mm. 4.5; di mm. 64; palpo- rum min. 1.75. Corpus colore omnimo nigro; tarsi et macula basalis fenorum li paris colore flavo. Oculorum series antica leviter procurva; oc. antici aequales: medii inter se spatio eorum radio tertia parte maiore remoti, lateralibus subconniventes. Ocul. series posterior leviter recurva; oc. medii sup. lateralibus vix minores, inter se spatio eorum radio aequali remoti, lateralibus subconniventes. Oculi antici lateralibus superioribus aeguales. Femora omnia aculeis binis superioribus; tibiae Ii et 2i paris muticae; SI et 4i paris utringue serie inferiore, serie laterali et serie superiore aculeorum armatae: series inf. acul. 3; coeterae autem acul. binis con- stant. Matatarsi li et 21 paris aculeo subapicali inferiore anteriore ar- mati; 3i et 4i paris utringue serie inferiore, serie laterali et serie su- periore armati: series 3° pari acul. binis, 4° acul. 3 constant. Epygine e plagula rufa, antice dilatata, postice dimidio angulosa, constat: postice tubercula duo rufa adsunt. Forma epigynis Z. serotino (L. K.) similis est, sed ab ea distincta videtur. Inveni 2 2 in agris aridis apud Garhi, in valle Hydaspis, quod nunc Jehlum fl. appellatur, m. 1200, die Vil a. K. Apr. 25) Zelotes baltistanus sp. nova. 2 Corporis totius long. mm. 6; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. 4; pedum li paris mm. 5; 2i mm. 4.1; Si mm. 4; di mm. 6.1; palporum PEED 25: Corpus colore rufo, abdomine brunneo sericeo. Oculorum series ambae leviter procurvae; oc. medii antici lateralibus dimidio minores; medii inter se spatio eorum diametro aequali remoti, lateralibus subconniventes. Medit superiores triquetri, elongati, lateralibus paullo minores; oculi superiores inter se omnes spatio diametro parvo mediorum aeguali re- moti: medii a mediis anticis spatio saltem diametro magno mediorum superiorum aequali distantes. Medii inter se subaequles; laterales antici 5 i È 3 : È fe MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 137 lateralibus superioribus dimidia parte maiores. Femora omnia aculeis binis superioribus; praeterea femoribus Si et 4i paris aculei 2 anteriores adsunt. Tibiae li et 2i paris muticae; 3i paris utrinque serie inferiore, serie laterali et serie laterali-superiore binorum aculeorum; praeterea aculeus medius superior adest. Tibia 4i paris utrinque serie inferiore, serie laterali, et serie laterali-superiore aculeorum, et serie media supe- riore acul.; series inferiores et posteriores acul. 3; series lateralis antica, lateralis superior antica, et superior media aculeis binis constant. Me- tatarsus li paris aculeo subbasali inferiore anteriore; 2i paris muticus; 3i et 4i paris utrinque serie inferiore, serie laterali, et serie superiore aculeorum: 3° pari series aculeis binis, 4° acul. 3 constant. Epigyne e plagula rufa constat: antice margo crassus brunneus adest; postice adest plagula parva, antice marginata, postice dimidio acuta; deinde adsunt tubercula rufa duo. Non multo dissimilis species haec a Z. serotino (L. K.) videtur. Inveni speciei huius © 4 et pullos in agris apud Askole, m. 3100, mense Maio; 2 in pratis humorosis Shimtsà dictis, iu valle fl. Pun- mah, m. 3200, pridie Non. Aug; 2 © in pratis Tsok dictis, eadem valle, m. 3490, eadem die; 1 © in agris apud Chokplong, m. 2600, die PECE AE Sant: +2 26) Zelotes baltoroi sp. nova. © Corporis totius long. mm. 4; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm. 2.5; pedum li paris mm. 4; 2i mm. 3.7; 3i mm. 3; di mm. 2.3; pal- porum mm. 1.5. Corpus colore nigro; pedes rufobrunnei, tarsis flavis; sternum ru- fobrunneum. Oc. sup. in serie procurva: medii triquetri, oblongi, late- ralibus vix minores, aeguidistantes, inter se spatio diametro magno mediorum quarta parte minore remoti, medii superi a mediis anticis spatio diametro magno mediorum fere aequali distantes; quadratus oculorum parallelus, longior g. amplior. Oc. medii antici mediis superio- ribus fere dimidio minores. Oc. laterales antici mediis duplo maiores. Oc. medii antici inter se spatio tertia parte eorum diametro minore remoti, _lateralibus anticis fere contigui. Femora li et 2i paris aculeis 3 supe- rioribus; 3i et 4i paris aculeis binis superioribus et aculeis binis poste- rioribus munita. Tibiae li paris seriebus inferioribus duabus 3 aculeorum et utrinque serie laterali acul. binorum; 2i paris muticae, 3i paris utrinque 158: = L. DI CAPORIACCO serie inferiore 3 acul., serie laterali acul. binorum et serie superiore 3 acu- leorum; Ai paris autem utringue serie inferiore 3 aculeorum, serie laterali binorum ac. nec non serie media superiore binorum aculeorum. Metatarsus li paris seriebus duabus inferioribus binorum aculeorum; 21 paris muticus; 3iet 4i paris utrinque serie inferiore, serie laterali et serie superiore acu- leorum: series infer. 3i paris, et series superior et inferior anticae 4i paris aculeis binis; coeterae series acul. 3 constant. Epigyne e plagula rufa constat: antice adest margo subtilis, dein adest plagula lateribus marginata, postice lateraliter lobata et in parte media angulosa; postremo adsunt tubercula duo transversim striata. Species haec Z. baltistano est similis: tibiis li paris valde aculeatis ab ea differt. 3 non adhuc adultus omnimo © est similis. Speciei huius inveni specimina nonnulla in regionibus altissimis: 2 iuv.9 in pratis aridis Liligo dictis, lateribus glac. molis Baltoro dictae, m. 3800, die XVI a K. lun: 4 9 in pratis Urdukas dictis, lateribus eiusdem glaciatae molis, m. 4000, mense Iunio; 3 © eodem loco mense Julio; 1 © iuv. in pratis Lopsang Bransa dictis, lateribus glac. molis Mustagh dictae, m. 4509, die VIII a. Id. Iun.; 1 © iuv. apud frontem glac. molis Biange dictae, m. 4430, die X a. K. Aug., 1 iuv. in pratis aridis Koberzeken dictis, lateribus glac. molis Baltoro dictae, m. 3800, die XV a. K. Aug; 2 © in rosario apud Dumultar, loteribus glac. molis Punmah dictae, m. 3950, die IX a. Id. Aug.; 1 g° iuv. in pratis apud Thla Brok, m. 4000, die IV a. Id. Aug. 27) Zelotes sindi sp. nova. O Totius corporis long. mm. 4.5; cephaloth. mm. 1.8; abd. mm. 2.75; pedum li paris mm. 4.1; 21 mm. 3.85; 3i mm. 3.5; 4i mm. 5.5; palpo- rum mm. 1.75. Cephalothorax, sternum et chelae fusconigrae, abdomen nigrum; pedes fusci, metatarsis tarsisque flavis; mamillae flavae. Oculi in seriebus subrectis; medii superi oblongi, lateralibus superioribus et mediis anticis paullo maiores, inter se spatio dimidio eorum diametro parvo aequali; a lateralibus spatio eorum diametro parvo aeguali; a mediis anticis spatio eorum diametro magno aeguali remoti. Oculi antici inter se su- baequales; medii inter se spatio eorum diametro tertia parte minore re- moti, lateralibus subcontigui. Femora antica duobus aculeis superioribus, femora 31 et 4i paris desuper aculeis binis vel 3 et utrinque serie la- terali binorum aculeorum. Tibiae li paris et 2i paris acul. binis suba- picalibus ; 3i et 4i paris utringue serie inferiore et serie laterali 3 acu- fon " ud MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 139 leorum. Metatarsi li et 2i paris aculeis binis inferioribus, in media parte articuli sitis; 3¢ et 4i paris utrinque serie inferiore, serie laterali et serie laterali-superiore 3 aculeorum; praeterea aculeus superior medius adest. Tarsi omnes haud scopulati. Epigyne non adhuc adulta. Speciei huius tarsis non scopulatis et colore sat distinctae inveni 1 O iuv. in agris apud Kangun, m. 2000, (in valle fl. Sind), die II a. Non. Apr.; et pullum in agris apud Gund, m. 2080, eadem valle, die VI a. Id. Apr. GR. GNAPHOSEAE Gen. Gnaphosa Latr. 1804. 28) Gnaphosa stoliczkae Cbr. 1885. Abbondantissima nelle parti più alte del Baltistan, rara nelle parti basse: 4 5’ e pull. ad Askole, oasi, m. 3000, Maggio; 5 J e © nelle zone aride sopra l’oasi, m.3150, Maggio; 2 © nei prati di Urdukas, m. 4000, Maggio; 16 © e pulli nello stesso luogo, in Giugno; 6 ' e pulli nello stesso luogo, in Luglio; 2 © sulle morene erbose, coprenti poco ghiaccio, sotto Urdukas, m. 3950, fn Maggio; 9 © e pulli nello stesso luogo, in Giugno; 2 © iuv. nello stesso luogo, in Luglio; 1 © in un vallone umido erboso sopra Urdukas, m. 4250, in Giugno; 2 © nei prati di Lopsang Bransa, ai lati del ghiac. Mustagh m. 4500, 7 Giugno; 3 © e pulli nello stesso luogo, 24 Luglio; 1 © nei prati poco sopra Lopsang Bransa, m. 4600, 24 Luglio; 3 iuv. a Moni Bransa, prati aridi ai lati del ghiacciaio Sarpo Laggo, m. 4600, 10 Giugno; 1 © iuv. a Durbin Jangal in valle Shaksgam, m. 4650, 4 Luglio; 1 © nel letto dello Shaksgam tra le fronti dei ghiacciai Staghar e Urdok, m. 4300, 26 Giugno; 3 © a Campo Cima Tramgo, m. 4980, 30 Luglio; 1 © nei prati di Tramgo Bransa, m. 4500, 31 Luglio; 1 © iuv. nei prati di Thla Brok, m. 4000, 11 Agosto; 1 pul. sulle morene del basso Chiring, m. 4500, 10 Agosto; 2 © iuv. nei prati di Karal Marfo, sotto e a N. del Boorgi La, m. 4200, 31 Agosto; 3 © e pulli nei prati di Kala Pani nelle Deosai, m. 4200, 1 Sett.; 4 9 nei prati di Lal Pani nelle Deosai, m. 4000, 1 Sett.; 4 9 nei prati aridi sotto e a Sud del Boorgi-La, m. 4600, 1 Sett. Credo opportuno dare qui i dati delle armature dalle zampe di questa specie, dati non menzionati dal Cambridge: 140 L. DI CAPORIACCO SJ Tibiae li paris subtus ac. 2-2; 21 subtus ac. 3-3; 3i et di subtus seriebus duabus 3 aculeorum; lateribus utringue series lateralis et la- teralis-superior binorum aculeorum; desuper aculeus singulus adest. Metatarsi li paris acul. binis subbasalibus; 21 subtus 2-2 aculeis; 3i et Ai utrinque serie inferiore, serie laterali et serie superiore 3 acu- leorum. 3 O Tibiae li et 2i paris aculeo singulo subapicali inferiore antico (interdum deenti); 3i et 4i paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeo- rum et utringue serie laterali binorum aculeorum; praeterea 4° pari utringue series lateralis-superior binorum aculeorum adest. Metatarsi li et 2i paris aculeis binis basalibus inferioribus (interdum tantum aculeo anteriore); 3i et 4i paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et utringue serie laterali binorum aculeorum; praeterea 3° pari utrinque series lateralis-superior binorum aculeorum, et 4° pari series superior media binorum aculeorum adsunt. Hab. Turkestan, Pamir. | Gen. Berlandia de Dalm. 1920. 29) Berlandia plumalis (Cbr.) 1872. Non rara nel Kashmir e nelle parti basse del Baltistan: 1 4 sul colle roccioso arido del Takht-i Sulaiman, presso Srinagar, m. 2000, 27 Marzo; 4 © nello stesso luogo, in Settembre; 1 © presso Margund in valle Sind, m. 2000, 6 Aprile; 1 5’ nell’oasi di Ragicha, m. 2450, 19 Aprile; 2 9 iuv. alla confluenza Basha Braldo, in zona arida, m. 2300, 28 Aprile; 2 9’ e © a Dusso, sulle rocce sopra l’oasi, m. 2400, 28 Aprile; 1 pull. alla confluenza Puninah-Braldo, in zona arida, m. 3100, 3 Agosto; 4 © nell’oasi isolata di Surparaghà, m. 2200, 28 Agosto. Hab.: Reg. mediterranea, Francia, Arabia, Turkestan. 30) Berlandia drassodea sp. nova. Sg Corporis. totius long. mm. 6; cephaloth. mm. 2.75; abdominis nm. 2.3, pedane li paris mm. 125 21 mm: 8; 31 mm. 7.5; 4 mine TL palporum mm. 2.1. | Cephaloth., sternum, pedesgue colore rufobrunneo; abdomen nigrum fulvopilosum; nulla pictura est visibilis, sed abdomen est evidenter de- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 141 pilatum. Oculi super. in serie recurva, subaequales atque aequidistantes, inter se spatio corum diametro tertia parte minore remoti: medii a mediis anticis spatio eorum diametro duplo distantes. Medti antici superioribus aequales, lateralibus anticis vix minores. Medit antici inter se spatio eorum diametro tertia parte minore distantes, lateralibus subcontigui. Area mediorum longior quam latior, lateribus parallelis. Femora omnia aculeis binis snperioribus. Patellae posteriores aculeo singulo. Tibiae li paris muticae; 2i paris duabus seriebus infertoribus binorum aculeorum, 3i paris subtus seriebus duabus 3 aculeorum, et utrinque serie laterali et laterali-superiore binorum aculeorum; 4i paris utrinque serie inferiore et serie laterali 3 aculeorum. Metatarsi li paris aculeo singulo parte basali articuli sito; 2i paris aculeis binis subbasalibus; 3i paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et utringue serie laterali et serie la- terali-superiore binorum aculeorum; 4i paris autem subtus duabus se- riebus 3 aculeorum et utrinque serie laterali binorum aculeorum et aculeo singulo laterali-superiore subapicali armati. Aculei omnes longi, setiformes, praesertim femoribus. Mamillarum fusuli 4. © palpi tibia apophysi externa lata, securiformi, fere ut in Haplodrasso signifero (C. K.); desuper processu valido, hyalino, acuto, verticali armata: bulbus crassus et valde prominens. Speciei huius, B. punicae (E. S.) forma palpi 5 similis, sed evi- denter distinctae, inveni 5 2 in agris apud Gund, m. 2080, die VI a. Id. Apr. Gen. Pterotrichina De Dalmas. 1920. 31) Pterotrichina nova sp. nova. © iuv. corporis totius long. mm. 3, cephaloth. mm. 1.2; abdominis mm. 2; pedum li paris mm. 3, 2i mm. 2.5; Si mm. 2.2; 4i mm. 3.5; palporum mm. 0.60. Corpus colore fulvobrunneo, abdomine concolori, dilutiore, cephalo- thorax subtilissime nigrolimbatus, macula media semilunari procurva brunnea fere Gnaphosae munitus. Oculi superiores valde recurvi; medii triquetri, subcontigui, a lateralibus superioribus et a mediis anticis spatio eorum diametro aequali distantes. Medti antici inter se spatio eorum diametro tertia parte minore remoti, lateralibus subcontigui. Oculi late- rales antici coeteris oculis paullo matores; oculi coeteri inter se subae- ‘quales. Femora omnia aculeis binis superioribus. Patellae Ii et 2i paris 142 L. DI CAPORIACCO muticae, Si et 4i paris autem aculeo singulo posteriore. Tibiae ac me- tatarsi li et 2i paris sine aculeis ullis; 3i et 4i paris autem utrinque serie inferiore, serie laterali et serie laterali-superiore aculeorum praeditae; tibits series cunctae aculeis binis, metatarsis autem series inferiores aculeis 3, coeterae aculeis binis constant. Aculei sunt gracillimi, setiformes. -Epigyne non adhuc adulta. Cum exemplaria non adhuc adulta sint, quae inveni, tamen speciem hanc, quae abdomine concolori et serie oculorum superiore recurva facile a Pterotrichina elegante de Dalm. distinguitur, describendam esse putavi. Invent speciei huius © in agris aridis Biahò dictis apud frontem glaciatae molis Biafo dictae, m. 3000, die V a. Id. Mai.; et aliam © in pratis supra rupem Kro Brok dictam, super Askole, m. 3700, die Ill a. Id. Mai. = Superfam. Zodariiformia Fam. HERSILIIDAE Gen. Hersiliola Thor. 1870. 32) Hersiliola pallida Kroneb. 1875. 3 e © iuv. nella zona stepposa sopra Chongo, pr. lo Hot Sul- phur Spring, m. 3000, 10 Maggio. Hab.: Turkestan orientale. Superfam. Argiopiformia Fam. PHOLCIDAE Gr. SMERINGOPODEAE Gen. Crossopriza E. S. 1893. 33) Crossopriza lyoni (BI.) 1867. Una 9 a Kangan, nel bungalow, m. 2000, 3 Aprile. Hab.: India, Indocina. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 143 Fam. THERIDIIDAE Gr. EURYOPEAE Gen. Philarcus E. S. 1888. 34) Philarcus venustissimus sp. nova. 2 Totius corporis long. mm. 1.8; cephaloth. mm.0.65; abdom. mm. 1.5; pedum li paris mm. 2.1; 20 mm. 2; 3î mm. 1.85; di mm. 2.25; palporum mm. 0.85; cephaloth. amplitudo mm. 0.72. Cephalothorax latus, rufus. Oculorum series posterior sat recurva; oculi medii lateralibus saltem tertia parte minores, inter se spatio eorum diametro plus g. duplo, a lateralibus spatio diametro vix duplo remoti. Oculorum series antica parum recurva; oculi subaequales (laterales me- diis vix maiores); medii inter se spatio eorum diametro dimidia parte maiore, a lateralibus spatio eorum diametro tertia parte minore remoti. Oculi medii anteriores superioribus plus q. dimidia parte maiores, ab lis spatio eorum diametro aequali distantes. Oculı laterales in ma- culis nigris siti. Clypeus amplior q. area ocularis, sub oculos excavatus, ante porrectus. Sternum triangulare, aeque latum, ac longum, postice inter coxas posteriores longe et acute attenuatum, brunneum. Abdomen antice super cephalothoracem productum, latum, cordiforme, postice ma- gnopere attenuatum; desuper argenteum, vitta nigra antice lata (et vitta argentea angusta longitudinali divisa) dimidia parte abdominis angu- stata, postice abrupte dilatata, sagittiformi, sensim attenuata et lobata, apud apicem abdominis truncata; post vittam macula parva nigra adest. Subtus abdomen est nigrum, 3 vittis transversalibus argenteis. Pedes palpique pallide flavi, annulis nigris angustis et distinctissimis ornati. Epigyne non adhuc adulta. Oculorum serie posteriore magis q. anteriore recurva, pedibus an- nulatis et colore abdominis a Ph. sagittato (Cbr.) differt. Speciei huius inveni © iuv. in agris Garhi dictis, m. 1200, in valle fl. Hydaspis (nunc Jehlum dicti), die VI a. K. Mat. | 35) Philarcus megalops sp. nova. © Corporis totius long. mm. 3; cephaloth. mm. 0.95; abdom. mm. 2.35; pedum Ii paris mm. 3.5; 2i mm. 3.4; 3i mm. 3.1; 4i mm. 3.7; palpo- rum mm. 0.95. Cephalothorax sternum pedesque omnimo colore fulvo: oculorum 144 L. DI CAPORIACCO area nigra. Cephalothorax latus antice valde attenuatus. Oculorun series superior evidenter recurva; anterior leviter recurva; oculi laterales con- niventes. Oculi medii antici lateralibus quarta parte minores; laterales antici et omnes superiores inter se subaeguales. Oc. medii posteriores inter se, a lateralibus, et a mediis anticis spatio eorum diametro dimidio minore, medii antici inter se spatio eorum diametro tertia parte malore, a lateralibus spatio eorum diametro aequali distantes. Clypeus aeque latus q. area ocularis. Sternum postice attenuatum, inter coxas posteriores acute et anguste productum. Abdomen magnum, ovatum, super cephalo- thoracem productum, postice acutum; desuper nigrum, duabus maculis humeralibus magnis; media parte corporis maculis duabus elongatis transversis et postice duabus maculis parvis; maculae humerales et me- diae limbo confluunt, abdomen omnino circunvenienti et mamillas am- plectenti. Maculae et limbus argentei, venter omnino colore argenteo. Epigyne non adhuc adulta. | : Oculis superioribus magnopere inter sese appropinquatis et mediis anticis coeteris minoribus facile ab aliis speciebus generis distinguitur. Speciei huius inveni © non adhuc adultam in humu inter arbores in valle parva apud Pajù, m. 3500, Kal. Aug. GR. THERIDIEAE Gen. Theridium Walck. 1805. 36) Theridium spinosissimum sp. nova. S Corporis totius long. mm. 2; cephaloth. mm. 1.25; abdom. mm 0.75; pedum li paris mm. 3.85; 2i mm. 3.5; 3i mm. 2.5; 4i mm.2. 85; | palporum mm. 1.5. Cephaloth. rufobrunneus vel luteus, laevis, sat elevatus. Oculorum series superior vix recurva; oculi aequales, omnes inter se spatio diametro mediorum aequali remoti, medii superiores a mediis anticis, quibus saltem tertia parte maiores sunt, spatio eorum diametro tertia parte minore distantes. Oculi antici in serie recta; medii inter se spatio eorum dia- metro aequali, a lateralibus, quibus vix minores sunt, spatio eorum diametro dimidia parte matore distantes. Clypeus aeque latus q. area ocularis. Chelicera antice non dentata. Sternum latius q. longius, inter coxas posteriores longe et late productum, rufum vel luteum; coxae posteriores inter se eorum diametro distantes. Pedes li et 2i paris robustissimi, femoribus fere claviformibus; tibiae li paris serie laterali interna 11 aculeorum parvorum et validorum armatae; metatarsi 1 autem 10 aculeis MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 145 aequalibus armati. Aculei diametro articulorum valde breviores. Pedes flavi, 1° et 2° pari autem pars distalis femorum tibiarumque nec non patellae sunt brunneonigrae, vel saltem colore obscuriore. Abdomen nigrum, lateribus limbo albo antice interrupto ornatum (vel luteo - et brunneo marmoratum, limbo luteo) et antice macula nigra oblonga, versus fertiam partem anteriorem abdominis truncata. Palpi patella parva; tibia desuper invisibilis, subtus sub bulbum valde producta; tarsus aeque longus q. femur, apice elongato et attenuato; bulbus ro- tundus, stylo magno circulari munitus. O Corporis totius long. mm. 3; cephaloth: mm. 1.5; abdom. mm. 1.7; pedum li paris mm. 3.75; 21 mm. 2.9; 3i mm. 2.25; di mm. 3.1; pal- porum mm. I. | Cephaloth. ovatus, antice sat attenuatus, rufus. Oculi superiores in serie recta, aequales, aequidistantes (medii vix magis appropinquati) inter se spatio diametro mediorum aequali; medii a mediis anterioribus, quibus vix maiores sunt, spatio eorum diametro aequali remoti. Oculi antici in serie recta, medii lateralibus vix minores; medii inter se et a lateralibus spatio eorum diametro vix maiore distantes; quadratus ocu- lorum mediorum antice latior. Clypeus saltem aeque latus g. area ocu- laris, magnopere sub oculis excavatus. Sternum rufum, inter coxas po- steriores late productum. Pedes li paris coeteris robustiores; 2i quoque sat robusti; colore omnes flavi, sed 1° et 2° pari pars distalis femorum tibia- rumque et patellae colore brunneonigro. Abdomen ovatum, sat depressum, aeque latum g. longum, irregulariter luteo et brunneo marmoratum, limbo albo evidenti ornato, et antice macula elongata longitudinali nigra, versus tertiam corporis partem truncata. Venter brunneum, lateribus plicae epi- gastricae duabus maculis luteis parvis ornatum. Epigyne e plagula co- riacea depressa constat, duabus foveis rotundis praedita, carina parva humilissima inter sese disiunctis. Speciei huius, evidenter Th. incerto Cor. similis, sed ab eo oculis superioribus aequidistantibus, apophysi tibiae 5° non bifida, et bulbo sine processu distinctae, inveni 9 in colle arido Takht-i Sulaiman dicto, apud Srinagar, m. 2000, die III a. Id. Sept; 4 3 et © eodem loco, die V a. K. Apr; 1 3° in foro Munchi Bagh dicto, in Srinagar, m. 1700, die X a K. Apr. 2 apud Dusso, in agris irriguis, m. 2400, die III a. K. Mai. © 1 in agris irriguis apud Juno, m. 2300, die IX a. K. Sept. 37) Theridium glaciale sp. nova. ST Corporis totius long. mm. 4.25; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. Mem. Soc. Entomol. It., XII,-30-V 1-34 10 146 | L. DI CAPORIACCO 2.5; pedum 1 paris mm. 11; 2i mm. 9,5, 3i mm. 9; 4i mm. 12; palpo- rum mm. 2.5. ; Cephalothorax ovatus, sat latus, flavescens, oculis anticis prominulis, coriaceus. Oculi superi in serie fere recta, aequales; medii inter se spatio eorum diametro vix minore, a lateralibus spatio eorum diametro quarta parte maiore, a mediis anticis, quibus paullo maiores sunt, spatio eorum radio aequali remoti. Oculi anteriores in serie subrecta, medii inter se eorum diametro, a lateralibus, quibus evidenter minores sunt, spatio eorum radio aequali distantes. Clypeus sub oculis excavatus, altior g. area ocularis. Sternum luteum, interdum lateribus infuscatum, inter coxas posteriores angustissime productum. Pedes lutei, interdum annulis obscurioribus apice articulorum. Abdomen ovatum, scuto epiga- strico magno luteo; desuper album, antice limbo nigro lateribus protracto et dimidiam partem abdominis attingente, postice serie macularum secuto: desuper adsunt series duae macularum transversalium, elongatarum, vittam denticulatam albam obscure designantes; antice maculae sunt confluentes; apud dimidiam corporis partem duae aliae maculae nigrae in parte interna vittae albae sitae adsunt; vitta alba ipsa aliam vittam nigram subtilis- simam longitudinalem saepe obsoletam continet. Pars ventralis alba, parte media nigrescens. Palpi femur sat crassum; patella convexa, tibia aeque longa q. patella, sub tarsum fere nihil producta. Tarsus longus, bulbus parvus, desuper apophysi lamelliformi sat longa, apice incras- sata, subtus duabus apophysibus chitinosis, incurvatis, apicem tarsi non attingentibus munitum. © totius corporis long. mm. 3.75; cephaloth. mm. 1.85; abdom. mm. 2.25; pedum li poris mm. 1-3; 20 mm. 5./5; 3t mm. 5; dr mm 7; palporum mm. 1.0. Forma et colore cephaloth. omnimo 5° similis. Oculi sicut in 3. Abdomen altum, non globosum, eodem colore. q. in 3°, sed maculae ple- rumque obsoletae, ita ut tantum vitta angusta nigra media et maculae nigrae laterales conspersae supersint. Pedes plerumque evidenter nigro- annulati et sternum nigrolimbatum. Epigyne e plagula rufa constat, antice non bene definita, postice carina subtili incisa limitata, et fovea parva rotunda posteriore excavata. Speciei huius, ob formam palpi Th. ovato (Cl.) similis, sed ab eo oculis mediis anterioribus remotioribus et cheliceris 3° dente magno non munitis distinctae , inveni specimina multa in pratis qui lateribus gla- ciatarum molarum adsunt: 2 ~~ et © inter coespita qui morenam, paucam glaciem obtegentem, apud Urdukas vestiunt, m. 3950, mense Maio; 83 et © et pullos eodem loco, mense Iunio; alii S et 2 5 eodem loco * MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 147 mense Iulio; 2 © et 2 pullos in valle herbida et humorosa -inter Thla Brok et frontem glac. molis in valle Skoro dictae, m. 4200, pridie Id. Aug.; 1 © iuv. in rosario qui latera glac. molis Punmah apud Dumultar vestit, m. 3900, die X a. Id. Aug.; 2 © in glarea prope locum ubi glac. moles Baltoro et Mustagh dictae confluunt, m. 4100, die VII a Id. Iun.; 1 © in pratis Lopsang Bransa dictis, lateribus glac. molis* Mustagh dictae, m. 4500, die VII a. Id. Iun.; 1 9 in pratis siccis Moni Bransa dictis, lateribus glac. molis Sarpo Laggo dictae, m. 4600, die II a. Id. Jun; 1 © in pratis Karal Marfo dictis, latere septentrionali valici Boorgi La, m. 4200, pridie K. Sept. 38) Theridium sisiphium (CI.) 1757 var. illepida nom. novum. = Theridium lepidum Cambridge 1885 nec Walck. nec E. S. Il nome di Theridium lepidum Cbr. 1885 non è ammissibile, poichè allora esso era nome preoccupato (7%. lepidum Wik. 1802 e Th. lepi- dum E. S. 1881.). È ben vero che nel 1914 E. Simon riportò 7h. lepi- dum Wik. a sinonimo di 7h. ovatum (Cl.), e Th. lepidum E. S. nec Walck. a sinonimo di Ther. instabile Cbr. ma ciò non toglie nulla al fatto che nel 1885 Ther. lepidum Cbr., faceva doppio uso. Non trovo poi altra differenza tra Th. sisyphium (Cl.) e questa specie se non | quella del colore; sufficiente a parer mio tutt'al più per giustificare una varietà, non una specie. | Abbastanza frequente, sempre in luoghi umidi e caldi: 1 © ad Al- chori, casi, m. 2300, 26 Aprile; 3 © ad Askole, m. 3100, sui cespugli in Maggio; 1 © nei campi di Biahò presso la fronte del ghiacciaio Biafo, m. 3000, 10 Maggio; 3 pulli sulle ombrellifere nel bosco di Shukula ai lati del ghiacciaio Punmah. m. 3800, 5 Agosto; 3 pulli a Pashwari, m. 2900, prati, 3 Sett; 1 © a Bardwan, prati, m. 2100, 3: Sett. | Hab.: Valle Sind. | 39) Theridium denticulatum (Walk.) 1802. Assai comune, salvo nella zona dei ghiacciai: 6% e © a Srinagar, parco del Munchi Bagh, m. 1700, 22 Marzo; 4 oe 9 a Tolti, oasi m. 2400, 20 Aprile; 2 © a Gol, oasi isolata tra sabbie e rocce, m. 2300, 22 Apr.; 1 9 nell’oasi di Alchori, m. 2300, 26 Apr.; 1 Q nei roseti aridi sotto Thla Brok. m. 3900, 13 Agosto; 2 x e © a Karal Marfo, prati sotto e a Nord del Boorgi La, m. 4200, 31 Agosto. Gli esemplari delle regioni più alte sono assai meno intensamente colorati degli altri. Hab.: Europa, Regione Mediterranea, isole atlantiche. 148 L. DI CAPORIACCO 40) Theridium angustifrons sp. nova. Corporis long. mm. 1.1; cephaloth. mm. 0.33; abdominis mm. 0.8. Cephalothorax luteus, oculis in maculis nigris sitis. Clypeus area oculari evidenter angustior. Oculi poster. subaequales, et aequidistantes, inter se spatio eorum diametro aequali distantes; oculi seriei anticae inter se aequidistantes, spatio mediorum diametro inter se distantes; eodem spatio distant oculi medii antici a mediis superis, quibus aequales sunt: laterales antici mediis multo minores. Sternum nigrum, interdum in medio late lu- teum aeque latum g. longum, inter coxas posteriores late truncatum, coxae posteriores inter se magis q. latae sunt distantes. Pedes albi, extremitate articulorum annullis nigris subtilissimis muniti. Abdomen altius q.lon- gius, lividum, postice vitta nigra sat lata longitudinali; venter colore nigro. | o Cam speciei huius tantum pulli 3 in agris irriguis apud Skardu, die IV a.K. Sept. invenissem, eam describendam esse putavi. Epigiynem vero non cognosco et spatia inter oculos probabiliter aetate mutabunt, — sed sterno inter coxas posteriores latissime truncato, cephalothorace con- colori, pedibus annulatis et clypeo angusto species haec mihi sat distincta videtur. 41) Theridium latisternum sp. nova. S°. Corporis long. mm. 2; cephaloth. mm. 0. 7; abdom. mm. 1.4; pedum li paris mm. 4.5; 21 mm. 3; 3i mm. 2.5; 4i mm. 3.5; palpo- rum mm 1. Q Corporis long. mm. 1.2; cephaloth. mm. 0.4; abdom. mm. 0.9; pedum li paris mm. 1.75; 2i mm. 1.45; 3i mm. 1.25; 4i mm. 1.6, pal- porum mm. 1. Cephaloth. luteus, subtilissime nigrolimbatus, desuper vitta nigra lata, oculos attingenti; clypeus nigromaculatus, area oculari aeque latus. Oculi seriei posterioris aequales: medii inter se, a lateral. super., et ab anticis medtis spatio eorum diametro aequali remoti; medii antici su- perioribus et lateralibus anticis fere dimidio minores; medii inter se spatio eorum diametro saltem dimidio maiore; a lateralibus spatio eorum diametro vix aequali distantes. Sternum luteum, nigrolimbatum, aeque latum g. longum, inter coxas posteriores late productum; coxae posteriores inter se magis q. latae sunt distantes. Pedes lutei, © concolores; & tibiis Jemoribusque annullis brunneis ornatis. Abdomen aeque altum g. longum, album, desuper vitta biangulosa brunnea nigrolimbata (3 parte interna cre- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 149 bre nigromaculata), dimidiun abdominis non attingente, et lateribus duabus areis S' albis sed crebre nigromaculatis, © rufis, parce nigromaculatis; parte posteriore vitta alba longitudinali sat lata, mamillas attingente (3° serie longitudinali punctorum nigrorum), duabus vittis nigris sat latis limitata. Latera < nigropunctata. Antice parte laterali inferiore vitta nigra adest. Venter colore livido, 3° duabus maculis parvis nigris posterioribus. Palpi 5° et epigyne non adhuc adulti. Speciei huius, sterno postice inter coxas late producto a maxima parte specierum generis, cololore et forma abdominis et cephalothorace vittato a speciebus Th. pallenti Bl. similibus distinctae, inveni S iuv. in prato parvo apud Tragbal, in media silva coniferarum sito, m. 3000, die VII a. Id. Sept.; 1 9 iuv. in pratis supra Gon sitis, inter Monjong et Ste-Ste, idibus Aug. 2 5 iuv. in loco Pajù dicto, inter arbores, m. 3500, id. Mai; 1 9 pull. in pratis aridis Skiniltalmosa di- ctis, in valle fl. Punmah, m. 3200, die II Non.; Aug.; 1 © iuv. in pratis Dumultar dictis, lateribus glac. molis Punmah dictae, m. 3950, die VII a. Id. Aug. GR. ASAGENEAE Gen. Asagena Sund. 1833. 42) Asagena phalerata (Panz. 1801). L’ho trovata solo nella zona delle grandi praterie alpine: 1 © a Dras, m. 3100, 15 Aprile; 3 © a Karal Marfo, e a N. del Boorgi La, m. 4200, 31 Ag.; 7 e © a Thla Brock, m. 4000, 11 Agosto; 1 © nei prati del Boorgi Nullah, m. 3300, 31 Agosto. Hab: Europa, Transcaucasia, Africa settentrionale. Gen. Lithyphantes Thor. 1870. 43) Lithyphantes albomaculatus (de Geer) 1778. Uno dei ragni più abbondanti ovunque, salvo che nella zona dei ghiacciai; più frequente nei luoghi aridi: 3 © iuv. sul colle roccioso del Takht-i-Sulaiman pr. Srinagar, m. 2000, 10 Sett.; 1 © tra le pietre, presso - Khunamuh, m. 1900, 29 Marzo; 2 © nel letto del Sind sotto Kangan, m. 2000, 3 Aprile; 1 © nei prati presso Kamri, m. 2400, 4 Sett.; 2 Qa Lal Pani, praterie nelle Deosai, m. 4000, 1 Sett.; 1 © iuv. nei prati della 150 en L. DI CAPORIACCO media valle del Boorgi Nullah, m. 3200, 1 Agosto; 2 pull. nei prati di di Dras, m. 3100, presso la neve, 14 Aprile; 3 © iuv. nella zona sab- biosa presso Khargil, m. 2700, 17 Aprile; 1 9 preso il ponte di Kar- mang, in zona aridissima, tra i sassi, m. 2400, 19 Aprile; 2 © nelle zone sabbiose intorno all’oasi di Skardu, m. 2200, 24 Aprile; 4 9 iuv. nell’oasi di Shigar, m. 2200, 23 Agosto; 3 37 e © nell’oasi isolata tra le sabbie di Surparaghä, m. 2200, 28 Agosto; i 9 nell’oasi di Juno, m. 2300, 22 Agosto; 1 © iuv. tra i cespugli della zona stepposa alla confluenza delle valli Braldo e Basha, m. 2300, 29 Aprile; 1 © tra le rupi sopra l’oasi di Dusso, m. 2450, 28 Aprile; 1 © sul colle stepposo tra Dusso e Biano m. 3000, 29 Aprile; 1 5% nei prati secchi sotto Biano, m. 2500, 29 Aprile; 3 © iuv. presso la sorgente sulfurea calda di Chongo, in zona stepposa, m. 3000, Maggio; 1 pull. nello stesso luogo, 15 Agosto; 1 © iuv. nell’oasi di Askole, m. 3100, in Maggio; 4 e © nella zona arida, sassosa, sopra l’oasi stessa, m. 3150, Maggio; 1 £ nello stesso luogo, 14 Agosto; 1 © nel letto del Braldo sotto Askole, m. 3000, Maggio; 3 © iuv. nei prati di Kro Brok sopra Askole, m. 3700, 12 Maggio; 1 iuv. nei campi secchi di Biaho presso la fronte del ghiacciaio Biafo, m. 3000, 10 Maggio, 2 2 e pull. nella zona arida stepposa alla confluenza delle valli Punmah e Biaho, m. 3100, 3 Agosto; 1 pull. nella steppa di Zidilgatvà, m. 3200, 7 Ag. 3 ce © iuv. nell’oasi naturale di Tsok, m. 3490, 11 Maggio; 1 © nello stesso luogo, 4 Agosto; 1 © nei prati di Dumultar, sul fianco del ghiacciaio Punmah, m. 3950, 6 Agosto (1); 19 tra i boschetti di salici e rose sopra Dumultar, m. 4300, 6 Agosto; 2 © iuv. tra gli alberi a Pajù, m. 3500, 15 Maggio; 3 © e pull. nello stesso luogo, 29 Luglio; ‘1g sulla morena morta del Gasherbrum, m. 4400, 3 Luglio, (1). Si trovano tutte le varietà di colorazione: certi esemplari hanno le mac- chie bianche così estese da sembrare del tutto bianchi, appena macchiati di nero; altri hanno le macchie così ridotte da sembrare quasi del iutto neri: in genere la prima forma si trova nelle zone più aride e sassose, la seconda in quelle più alte: però nè l’una nè l’altra non sono le sole abitatrici di tali zone, ove si trovano pure forme tipiche. Hab: Regione Olartica. (1) Non conosco la situazione della morena del Gasherbrum (i fu raccolto dal prof. Desio); il reperto di Dumaltar non infirma il fatto che questa specie non si trova presso i ghiacciai: infatti il fianco del Gh. Punmah ha aspetto e flora non glaciale; nel bosco di Shukula si trova pure il Therid. impressum (L); sono evidenti le traccie di una recentis- sima avanzata del ghiacciaio; flora e fauna rispecchiano evidentemente le condizioni pre- cedenti. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 151 Gen. Enoplognatha Pav. 1880. 44) Enoplognatha caricis (Fick.) 1874. 1 5 iuv. nei prati umidi paludosi di Parkutta, m. 2350,21 Aprile; 4 pull. nell’oasi di Shigar, m. 2200, 23 Agosto. Hab.: Europa centrale e occidentale. Famiglia MIMETIDAE Gen. Mimetus Hentz. 1832. 45) Mimetus laevigatus (Kys.) 1863. 1 © nell’oasi di Gungum, m. 3500, su un albicocco fiorito, 18 Aprile 1 altra © sul colle roccioso di Takht-i-Sulaiman presso Srinagar, m. 2000, 27 Marzo. Hab.: Regione Mediterranea. Fam. TETRAGNATHIDAE Gen. Tetragnatha Latr. 1804. 46) Tetragnatha extensa (L.) 1758. Comune nelle zone umide e non molto alte: 1 5’ nel bosco sul rovescio del Takht-i-Sulamain presso Srinagar, m. 2000, 10 Sett.; 1 pull. nel bosco umido sopra Bardwan, m. 2100, 4 Sett.; 1 © nell’oasi di Gol, m. 2300, 22 Aprile; 2 9 a Skardu, m. 2200, nell’oasi lungo i fossati. 23 Aprile; 1g e 3 © nello stesso luogo, 28 Agosto; 16 © e pull. nell’oasi di Shigar, m. 2200, 23 Agosto. Hab.: Regione Olartica. Fam. ARGIOPIDAE Subfam, METINAE Gen. Meta C. L. Koch, 1835. 47) Meta menardi (Ltr.) 1804. 1 © nella foresta di Basgiangba, umida, ombrosissima, m. 3000, 5 Settembre. Hab.: Europa, Tunisi, Madagascar. 152 --.. Li DI CAPORIACCO . Subfam. ARGIOPINAE Gr. CYCLOSEAE Gen. Cyclosa M. 1866. 48) Cyclosa kashmirica sp. nova. 2 Corporis totius long. mm. 2.5; cephaloth. mm. 1; abdom. mm. 2; pedum 1 Ii pans MiNt<3.29, 21 MM 3; St mm. 2 A mm 73 | palporum mm. 1.25. Cephalothorax sat elongatus; antice constrictus, oculis anticis valde prominulis; colore nigrorufescenti, antice dilutiore, oculis in maculis nigris sitis. Oculorum series posterior recurva; oculis mediis inter se spatio eorum radio fere aquali, a lateralibus, quibus vix maiores sunt, et a mediis anticis spatio eorum diametro saltem dimidia parte maiore distantibus. Oculi medii antici superioribus vix maiores, inter se et a lateralibus anticis, quibus minores sunt, spatio eorum diametro aequali distantes; quadratus oculorum mediorum evidenter longior g. latior. Sternum nigrum, antice area flava transversa et postice vitta flava longitudinali sat indistincta ornatum. Pedes mutici, seta aculeiformi superiore patellis tibtisque armati, flavidorufi; paria duo anteriora an- nulo lato brunneo apice femorum et annulis minoribus apicalibus patellis, metatarsis tarsisque: annuli praesertim. 1° pari distincti. Abdomen forma C. conica (Pall.) simile, desuper flavum, lateribus infuscatis et tuber- culo folio brunneonigro, postice obsoleto, ornato; subtus abdomen est al- bum, sed mamillae sunt in spatio nigro sitae; praeterea duae maculae nigrae inter epigastrum et mamillas adsunt. Epigyne non adhuc adulta, Forma abdominis species haec cum C.conica (Pall.) conferri potest, sed colore et oculis mediis superioribus non conniventibus ab ea differt. Inveni speciei huius © iuv. in agris apud Gund, m. 2100, die VI a. Id. Mart. i Gr. ARANEAE Gen. Araneus Cl. 1757. (') 49) Araneus angulatus Cl. 1757. Non frequente: 1 9 nell’oasi di Askole, m. 3100, 10 Agosto; 1 pull. sopra l’oasi stessa, m. 3150, in luoghi aridi, 14 Agosto; 2 © a Pajù, (1) Sui nomi Araneus, Epeira, Zilla, Zygia, vedi: di Caporiacco, Aracnidi raccolti in Cirenaica dal dott. Festa nel 1922, Boll. Museo Torino, 1934, MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 153 oasi, m. 3500, 28 Luglio; 1 9 iuv. a Pajù in un vallone alberato sopra l’oasi, m. 3650, 29 Luglio; 4 pulli a Zidilgatvà m. 3200, 7 Agosto, in luoghi aridi. Hab.: Europa, Algeria, Transcaucasia, Turkestan, America Sett. 50) Araneus altitudinum sp. nova. © Corporis totius long. mm. 7.5; cephaloth. mm. 2.75; abdom. mm. 5.5; pedum It paris mm. 12; 21 mm. Il, 3i mm. 8 4 mm. 11; palporum mm. 4. | Cephalothorax brunneorufus, candide pubescens. Oculi subaequales; medi superi inter se et ab inferioribus spatio eorum diametro aequali, a lateralibus spatio eorum diametro quintuplo fere distantes; medii infe- riores inter se spatio eorum diametro saltem duplo latiore, a lateralibus spatio eorum diametro quadruplo distantes. Sternum nigrum. Pedes rufi, femoribus parte apicali brunnea, patellis brunneis, tibiis metatarsisque annulo medio et annulo apicali latis brunneis, tarsis parte apicali brunnea. Femora omnia desuper aculeis 3, et utringue serie superiore - laterali armata; paribus anticis series anterior e 3 aculeis, posterior ex aculeis binis constat; paribus posterioribus autem series anterior ex aculeis binis, posterior ex aculeo singulo constat. Tibiae metatarsique omnes serie acu- leorum superiore e 3 aculeis constanti; et utrinque serie laterali superiore quoque e 3 aculeis, et serie laterali - inferiore armatae; series istae tibiis Ti et 2i paris aculeis 6; 3i ac. 4; 4i ac. 3; metatarsis li et 2i paris aculeis 4; 3i et 4i paris aculeis 3 constant. Aculei flavi. Abdomen latum, triangu- lare, sat convexum, duobus tuberis humeralibus brevibus, acutis; colore brunneo, antice vitta longitudinali alba trifida, cuius ramus medius tertiam partem abdominis attingit, ubi se cum alia vitta alba subtili transversa co- niungit, inter tubercula extensa; postice folium adest, subtiliter albo - et nigromarginatum, latum, 4 denticulis; intus eodem colore g. reliquum abdomen, sed partes posteriores denticulorum vitta transversa fusca, di- midio interrupta, extensae. In 2 apud Pajù inventa, tegumenta omnia sunt magis nigricantia; annuli pedum latissimi, cephalothorax niger, abdomen fere omnimo ni- grum, sed vitta longitudinali trifida alba brevi sed evidentissima, et vitta alba transversa inter tubercula, latissima et evidentissima. Epigyne rufa, lateribus clavi duabus carinis et duobus tuberis nigris munita. Forma epigynis et oculis mediis anticis inter se late distantibus ab Araneo angulato Cl.; forma epigynis et colore ab A. tartarico Kroneb. et ab A. mongolico £. S. distinguitur. 154 L. DI CAPORIACCO : Speciei huius inveni 2 pull. in pratis Tsok dictis in valle Punmah, pridie non. Aug.; 1 © iuv. inter arbores apud Paiù, m. 3500, Id. Mat.; 1 © iuv. in pratis aridis Koberzeken dictis, lateribus glaciatae molis Baltoro dictae, m. 3800, die V a. K. Aug; et 1 © in pralis Urdukas dictis, lateribus glaciatae molis Baltoro dictae, m. 4000, mense lunio. 51) Araneus cucurbitinus. CI. 1757. Abbastanza frequente, nelle zone meno alte e più umide: 2 9 iuv. sul Takht-i-Sulaiman, collina rocciosa presso Srinagar, m. 2000, 10 Sett.; 1 © iuv. a Tragbal, radura in un bosco di conifere, m. 3000, 6 Sett.; 1 © iuv. nel vallone di Burzil, m. 3400, 3 Sett; 1 5’ a Tolti, oasi, m. 2400, 20 Aprile; 4 © iuv. a Shigar, m. 2300, oasi, 25 Agosto; 3 pull. a Juno, oasi, m. 2300, 23 Agosto; 1 © iuv. nell’oasi di Dusso, m. 2400, 28 Aprile; 3 pull. nello stesso luogo, 16 Agosto. Hab.: Europa, Regione Mediterranea; Isole Atlantiche, Asia centr.; Giappone. | 52) Araneus pontii sp. nova. S° Corporis totius long. mm. 3.5; cephaloth. mm. 1.7; abdom. mm. 2.15: pedum fi paris: min. 0:2; 21. mm.:5.05 di mm. 45; dimm. 5.85 palporum mm. I. © Corporis totius long. mm. 4.6; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm. 3.4; pedum li paris mm. 5.8; 2i mm. 5; 3i mm. 4.1; di mm. 5.3; pal- porum mm. 1.8. Cephaloth. sternum pedes palpique calore rufo; &' pars distalis fe- morun, patellae tibiaeque infuscatae; 9 pedes concolores. Oculi omnes sat prominentes: superiores in serie leviter recurva, subaequales, medit inter se spatio eorum diametro vix minore, a lateralibus spatio eorum diametro saltem triplo, a mediis anterioribus, quibus aequales sunt, spatio eorum diametro aequali distantes. Oculi anteriores in serie leviter re- curva: medit inter se spatio eorum diametro dimidia parte maiore, a lateralibus, quibus vix maiores sunt, spatio eorum diametro paullo maiore, 2 duplo distantes. Oculi laterales inter se spatio eorum radio vix aequali remoti. Area mediorum antice multo latior. Clypeus oculis mediis anterioribus aeque altus. Pedes sat graciles, aculeis flavis sat longis instructi, quorum numerus est: femore li paris: 3 series superiores, quarum 3° media 4 aculeis, laterales aculeis 3; © autem omnes aculeis 3 constant; femore 2i paris 3 series superiores adsunt; Sg eodem acule- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 155 orum numero g. 1 part; 9 series antica aculeo singulo, coeterae aculeis 3 constant; femoribus coeteris 3° 3 series aculeorum, quarum media aculeis 3, coeterae aculeo singulo subapicali constant; 2 aculeus nullus adest; patellis ac. 3-4; tibiis omnibus serie superiore et utrinque serie laterali-superiore et serie inferiore: 1° pari series superior aculeis 3, late- ralis-superior antica ac. 4, posterior ac.3, inferiores ambo ac. 4 con- stant; 2° pari series sup. ac. 3, lat. - sup. antica ac. 4, post. ac. 3, infer. antica ac. 3, post. ac. binis constant; 3° pari series omnes ac. binis; 4° autem series sup. et series ambae laterales anteriores ac. 3, posteriores aculeis binis constant; metatarsis 1° pari 3 aculeis superioribus et utrin- que serie laterali 4 aculeorum; 2° pari serie laterali-superiore antica 4 aculeorum, laterali -superiore posteriore binorum acul. et utrinque serie laterali-inferiore 3 aculeorum; 3° pari series superior et utrinque series laterales superiores et inferiores, omnes binorum acul. adsunt; 4° pari - iisdem seriebus g. in 3 pari, sed series sup. et series later.-sup. postica acul. binis, coeterae acul. 3 constant. Palpi 5° breves et robusti: patella incrassata, 3 setis longis praedita, quarum anterior coeteris est gracilior; tibia brevis, magnopere convexa, antice aculeo brevi curvo; tarsus prope basim apophysi brunnea longa obtusa bis geniculata praeditus; bulbus magnus apophysi terminali laminari. Abdomen 3° ovatum, flavidum, lateribus paullo infuscatum, 4 pun- ctis nigris utringue praeditum,; © autem latum, depressum, omnino flavum, versus dimidiam partem punctis duobus geminatis, extus elongatis, in- terdum a linea nigra coniunctis; postice paria 4 punctorum minutissi- morum, quorum par secundum exterius; intus autem duae vittae longi- tudinales subtilissimae parallelae adsunt, mamillas attingentes, antice et versus dimidiam partem accentis subtilissimis coniunctae; interdum, inter dua accenta adest quoque vitta media subtilissima longitudinalis. Parte posteriore, inter vittas, alia vitta sat lata longitudinalis, mamillas attingens, colore aurantiaco, adest. Epigyne parva, unco brevi et crasso, apice rotundato. Species haec certe simillima est A. himalaiano (E. S.) sed cum inter species, A. cucurbitino Cl. similes, locus et numerus punctorum abdominalium negligendi non sint, censeo eam esse speciem novam ac describendam. Dico eam dom. Victorio Ponti, qui me animalia legentem nostro itinere plerumque valide adiuvavit. Inveni speciei huius 2 © apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (quod nunc Jehlum appellatur) m. 1200, die VII a. K. Apr. et 1 © in agris apud Askole, m. 3100, die III a. Id. Aug. 156 L. DI CAPORIACCO 53) Araneus redii Scl. 1763. 1 © a Garhi, m. 1200, 26 Marzo. | | Hab.: Europa e isole atlantiche; Africa sett. e Abissinia; Palestina, Turkestan, Giappone. 54) Araneus carbonarius (L. K.) 1869. - Abbastanza frequente nelle zone glaciali: 5 4, e pulli a Urdukas, nei prati, m. 4000, Giugno; 4 pulli nello stesso luogo, sui cespugli, nello stesso mese; 1 altro pull. nello stesso luogo e stessa stazione, in luglio;47,9 e pulli nello stesso luogo, in Luglio,sui prati; 1 © in un vallone umido sopra Urdukas m. 4250, Luglio; 1 5’ iuv. a Campo Piede Crystal, m. 4450, ai iati del gh. Baltoro, 23 Agosto; 1 © nei prati delle. Chhota Deosai, m. 3850, 2 Settembre. Hab.: Alpi, monti del’ America Sett. 55) Araneus obscurissimus sp. nova. œ Corporis totius long. mm. 4.25; cephaloth. mm. 2; abdom. mm: 2.5; pedim I paris mm: 9.3; 21:mm 7:15; Si mm. 4; 4 mm. 7; pal | porum mm. 1.8. 2 Corporis totius long. mm. 6.25; cephaloth. mm. 3; abdom. mm. 3.5; pedum li paris mm. 9.8; 2i mm. 9; 3i mm. 5.33; di mm. 8; pai- porum mm. 2.25. Cephaloth. antice valde angustatus,; postice sulco transverso recurvo, alto sulco angustiore et profundiore, longitudinali, incisus: sulci 5 evidentiores. Color cephaloth. luteus, limbo brunneo sat lato et parte cephalica, usque ad sulcum, fusca: pubescentia alba. Oculi medii 3° in quadrato positi aeque lato g. longo; © in trapezio evidenter latiore q. longiore et antice latiore; medii antici superioribus vix minores; oculi medii serierum ambarum inter se 3° spatio eorum diametro aequali, 7 spatio vix maiore remoti: medii superi ab inferioribus spatio eorum diametro | aequali distantes. Oculi seriei posterioris 3° in serie leviter recurva, © recta: medii a lateralibus, quibus paullo maiores sunt, 3° spatio eorum diametro fere triplo, 9 spatio eorum diametro paullo plus gq. duplo distantes. Oculorum series anterior recta; oculi medii a lateralibus quibus aeguales sunt, g° spatio eorum diametro vix duplo, © spatio eorum diametro saltem triplo distantes. Clypeus aeque latus g. diametrum ocu- lorum anteriorum. Sternum nigrum pilosum. Coxae flavae, 2 muticae; S aya MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 197 I° part tuberculo anteriore sat valido, 2° aculeo minutissimo posteriore et 4° pari aculeis 4 validissimis biseriatis armatae. Pedes flavi, partibus apicalibus articulorum brunneis et annulo sat lato brunneo in media . parte tibiarum metatarsorumque. Pedes aculeis nigris armati, longis va- lidisque, praesertim 3° et in pedibus anterioribus. 3° femur li et 2i paris 3 aculeis superioribus et 3 lateralibus; 3i paris aculeis 3 superioribus, ‚Zi aculeo singulo superiore et binis inferioribus. Patellae aculeis 4-5 munitae. Tibiae omnes duabus seriebus later alibus inferioribus et duabus seriebus lateralibus superioribus aculeorum; praeterea pari 1° aculei 3 superi, pari 2° aculei superi 2 adsunt. 1° pari series superior-lateralis antica 4 aculeis constat, postica quoque 4 aculeis, inferior antica 4 aculeis, posterior ac. 3. Pari 2° series lateralis superior antica ac. 3, coeterae acul. 4 constant. 3° pari series sup. aculeis binis, inferiores aculeis 3 constant. 4° pari series lateralis-superior antica et lateralis-inferior posterior ac. 3; coeterae ac. 4 constant. Metatarsi omnes tisdem. seriebus aculeorum q. tibiae armati: primo pari series lateralis-superior antica acul. 4, po- stica ac. 3; series lateralis-inferior antica ac. 3, posterior ac. binis con- stant; 2° pari et quarto series amnes aculeis 3; 3° autem acul. binis constant; praeterea 4° pari 3 aculei superiores adsunt. © femur li paris acul. 3 superioribus et 3 anterioribus; 2i et 3i ac.binis, 4i acul. 4i3 su- perioribus. Patellae 3 aculeis. Tibiae li, 2i et Ai paris serie aculeorum superiore et utrinque seriebus lateralibus superiore et inferiore: 1° pari series sup. aculeis 3, later.-superior antica acul. 4, posterior acul. 3; later.-inferior antica acul. 6, posterior acul. 3. Pari 2° series superior ac. 3. series laterales anticae acul. 4, posteriores, acul. 3 constant. Pari 4° series superior acul. binis, coeterae aculeis 3. Pari 3° tantum utrin- que series laterales superiores aculeis binis et series laterales inferiores. acul. 3 adsunt. Metatarsi I paris serie laterali-inferiore antica 5 aculeorum et serie laterali posteriore 4 aculeorum. Coeteris paribus series 4 adsunt; 2° pari series lateralis superior antica acul. 3, po- sterior acul. 4; series lateralis-inferior antica acul. 5, posterior acul 3 constat, pari 3° series lateralis-superior antica aculeis binis, posterior ac. 3, series inferiores ac. 4 constant; 4° pari series anteriores aculeis 3, posteriores binis constant, praeterea 3° pari acul. 3 superi adsunt. Tibiae li et 2i paris aeque crassae. Abdomen fere triangulare, longum, humeribus angulosis sed non tuberosis, postice super mamillas abruptum. Pars superior fere omnino brunnea, limbo nigro ac limbo albo limitata; parte anteriore vitta nigra, seriem 4 macularum albarum continens, albo- limbata adest; a tertia parte posteriore istae vittae, duae vittae albae trans- versae proficiscuntur; postice duae series transversae 4 macularum albarum 158 L. DI CAPORIACCO | parvarum adsunt. Latera alba, vitta nigra lata desuper tridentata. Pi- ctura interdum fere obsoleta: tantum adest folium, crebre albopustulatum. Venter colore albo, vitta lata media nigra longitudinali. Tibia palpi 5 seta longa validissima; bulbus non latior g. femora antica, magnopere complıxus. Epigyne duobus tuberculis rotundis et scapo longo membra- naceo constat. Speciei huius, quae fere Metae similis videtur, ob colorem et formam . areae ocularis distinctae, inveni 2 < et © in agris apud Tolti, m. 2400, . die XI a. K. Mat.; 1 pull. in agris apud Dusso, m. 2500, die XIV a. K. Sept.; I pull. apud Shigar, m. 2200, die X. a. K. Sept.; 6 pullos in agris apud Chokpiong, m. 2600, die XVI a. K. Sept.; I | pull. in glarea fl. Biaho, inter caespites apud Bardumal, m. 3300, die III a. Non. Atg.; 3 pullos inter arbores apud Paju, m. 3500, die IV a. K. Aug; 1 © inter caespites apud Urdukas, m. 4000, mense lunio; 1 © iuv. super morenis glac. molis in parte summa vallis Punmah dictae, m. 4500, die VI a. Id. Mat. Gen. Zygiella. F. Cambr. 1902 56) Zygiella decemnotata Cl. 1757. 33 e 2 al Munchi Bagh, piazzale di Srinagar, m. 1700, 27 Marzo. Hab.: Europa, isole atlantiche, America Sett. Fam. LINYPHJIDAE Subfam. LINYPHIINAE Gr. LINYPHYEAE Gen. Linyphia Latr. 1804. 57) Linyphia pusilla Snd. 1830. 1 © e 1 pull. a Kamri in val Kishanganga, m. 2400, 4 Sett. Hab.: Regione Olartica. 58) Linyphia baltistana sp. nova. .S Totius corporis long. mm. 3.3; cephaloth. mm. 1.8; abdom. mm. 1.5, pedum li paris mm. 7.75; 2i mm. 6.1; 3i mm. 5; 4i mm. 6.1; pal- porum mm. 1.3. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 159 Cephaloth. rufus, nigro-trilimbatus, oculis in maculis nigris sitis; pe- des rufi. Oculorum series poster. paullo recurva; oculi aequales et aequi- distantes, inter se spatio eorum diametro fere duplo remoti; medit a mediis anticis, quibus fere dimidio maiores sunt, spatio eorum diametro dimidia parte maiore distantes. Oculi anteriores in serie leviter recurva; medit inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus quibus paullo mi- nores sunt, spatio eorum diametro plus q. duplo distantes. Clypeus area oculari paullo angustior. Sternum nigrum, longius q. latius. Femora li paris aculeis duobus, coetera aculeo singulo. Tibiae desuper aculeis binis, lateribus aculeo singulo medio, subtus aculeo singulo, parte pro- ximali; praeterea aculei bini apicales laterales inferiores adsunt. Meta- tarsi aculeo singulo superiore et aculeo singulo inferiore, parte proximali articuli sitis; praeterea duo aculei laterales apicales utringue adsunt. Aculei pedibus posterioribus multo longiores et validiores. Metatarsi antici tibiis tarsisque evidenter maiores. Abdomen luteum crebre albopunctatum; desuper series longitudinales 4 triangulorum nigrorum, lateribus vitta ni- gra longitudinalis, versus dimidiam partem abdominis interrupta, adest. Venter colore nigro; color hic mamillas amplectitur. Palpi patella brevior et angustior q. tibia; bulbus crassus, lamina membranacea postice pro- ducta, et stylo magno, libero. © Totius corporis longitudo mm. 3.3; cephaloth. mm. 1; abdom. mm. 2.5; pedum li paris mm. 6.5; 2i mm. 5.5; Si mm. 4.5; 41 mm. 5.5; paiporum mm. 1..15. .__ Cephalothorax pedesque rufi; oculi in maculis nigris siti. Oculorum series posterior paullisper recurva; oculi laterales mediis fere tertia parte maiores, ab tis spatio lateralium diametro aequali distantes; medit inter se et a mediis anticis, quibus dimidio maiores sunt, spatio eorum diametro aquali distantes. Oculi anteriores in serie leviter recurva; medii inter se spatio eorum diametro vix minore; a lateralibus spatio eorum diametro fere duplo distantes. Laterales antici mediis duplo ma- iores. Clypeus area oculari paullo angustior. Sternum pedesque sicut in JI. Abdomen luteum albopunctatum: desuper 4 maculae luteae (idest impunctatae) et infuscatae, triangulares, adsunt; lateribus adest limbus niger, antice continuus, postice, versus dimidiam abdominis partem, dentatus et interruptus; subtus venter colore nigro, iridato; pars nigra lateribus bidentata, mamillas amplectens. Epigyne e tuberculo nigro, po- stice foveolato, sat elevato constat. Forma bulbi et colore species haec facile distinguitur; praesertim L. impigrae Cor., L. frutetorum C. L. K. et L. pusillae Snd. similis videtur. 160 L. DI CAPORIACCO Sat frequenter inveni speciei huius specimina in locis non altis re- gionis Baltistan dictae: 3° I in agris apud Skardu, m. 2200, die IV AA Sep J Otay in agris apud Shigar, m. 2300, X a. K. Sept.; 2 © in agris apud Alchori, m. 2300, die V a. K. Mai.; 1 © inter ar- bores apud Dusso, m. 2400, die XIV a. K. Sept.; 1 © iuv. inter caespites apud Askole, m. 3103, mense Maio; 2 5 et © in pratis humorosis apud Shiriting, m. 2590, die XII a. K. Mai, 1 © in pratis humorosis apud Parkutta, m. 2950, die X a. R Mat. : ae Gen. Lephthyphantes Menge 1806. 59) Lephthyphantes nebulosus (Snd ) 1830. 1 9 ad Askole, nella zona arida sopra l’oasi, m. 3150, in Maggio; 1 ~ a Pajù, tra gli alberi dell’oasi, m. 3500, 18 luglio; 1 © pure a Pajù, in un vallone alberato sopra l'oasi, m. 3650, 29 Luglio; 1 © a Urdukas, in un canalone erboso umidissimo sopra il campo, m. 4250; Giugno; 1 © in val Sind, nei campi di Kangàn, m, 2000, 3 Aprile. N La © di Pajù è alquanto diversa dagli altri esemplari per colora- zione; le macchie nere dell’addome appaiono come sdoppiate in trattini e vi è solo un accenno di anastomosi transversa: viceversa la © di Ur- dukas ha le macchie nere molto larghe e quasi confluenti, che le danno l'aspetto molto scuro: del resto la colorazione più scura è frequente, tra i ragni, negli esemplari d’alta montagna. Hab.; Europa, Siberia, Turkestan, America Sett. 60) Lephthyphantes striatiformis sp. nova. & Corporis totiuu long. mm. 2.9; cephaloth. mm. 1.25; abdoin. mm. 1.65; pedum It paris min: 545,26 12024233, 3. wn LIT AT MMS: palporum mm. 1.35. Cephaloth. luteus subtilissime nigrolimbatus et vitta media nigra antice bifida. Oculorum series ambae leviter recurvae; oculi superiores inter se spatio mediorum radio aequali distantes; medii a mediis inferio- ribus spatio eorum diametro quarta parte minore remoti. Laterales su- periores lateralibus inferioribus aequales, mediis superioribus quarta parte minores. Medii antici mediis superioribus fere dimidio minores, lateralibus anticis quarta parte minores; inter se spatio eorum radio aeguali, a lateralibus spatio eorum diametro paullo minore remoti. Oculi omnes in maculis nigris. Clypeus saltem aeque latus q. area ocularis, VOLUME XIE 1984 A ker Le x À VER, € ah, 3 2 TE ie - e Lan a6 TIZIA = Fascicolo ER x Bea =. Di Caporiacco L. — Aracnidi del? Himalaia e del Ka- x = = SEE Fe : oe rakoram raccolti dalla Missione italiana Ra ie Dar = | rakoram (1929-VII) fi Continuazione) . » CO | Pag. ee AR 3 : = DER! È È - & È 5 NERI t - = 5 Dott. Fabio Invrea - Direttore responsabile = Se eae oa Arti Grafiche COMMERCIO | ESE aia ile ’ MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI | 161 sub oculis valde excavatus. Chelicera lateribus striata sed multo minus g. in L. striato E. S. Sternum coriaceum, tuberculis sat magnis con- spersts, brunsteum. Pedes flavi, annulis nigris apicalibus et mediis femo- ribus tibiis metatarsisgue. Femur li paris aculeo singulo, coetera inermia. ‚Tibiae aculeis binis superioribus, utrinque aculeo laterali, parte basali articuli sito, et aculeo inferiore parte apicali ariticuli sito. Metatarsi aculeis binis instructi. Abdomen luteum, crebre albopunctatum; desuper, antice adest villa brunnea, quam macularum magnarum paria duo Sequuntur: maculae inter se sunt accentis coniunctae ; postice accentum magnum, triangulum et duae vittae parvae transversae adsunt. Latera 4 vittis brunneis obliquis parum distinctis et vitta longitudinali, dimidio — interrupta et postice obsoleta ornata. Venter colore luteo, vitta nigra lon- gitudinali. Circa mamillas puncta 6 alba SER Palpi patella tantum seta armata videtur. Speciei huius inveni 3° non adhuc adenine in agris apud Tolti, m. 2400, die XI a. K. Mai. | 61) Lephthyphantes pratorum sp. nova. & Corporis totius long. mm. 2; cephaloth. mm. 0.8; abdom. mm. 14; pedum li parts mm. 3.3; 2i mm. 3; 3i mm. 2.5; 4i mm. 3; palpo- rum mm. 0.9. Cephaloth. bruuneo- oleagineus, subtiliter nigromarginatus. Oculi in maculis nigris siti; superiores in linea evidenter recurva, aequales, aequidistantes, inter se spatio eorum diametro tertia parte minore; medii a mediis anticis, quibus tertia parte maiores sunt, spatio eorum diametro aequali remoti. Oculi antici aequales, in linea recta, medit subconniventes, a lateralibus spatio eorum diametro aequali distantes. Clypeus area ocu- lari angustior. Pedes oleaginet; femora antica seta una praedita; patellae seta una, tibiae setis duabus, metatarsi antici seta una. Palporum patella et tibia non convexae; patella seta longa; tibia seta breviore et setis aliis brevissimis munita. Tarsus desuper tuberculo parvo, retrorso praeditus. Sternum abdomenque nigricantia; abdomen desuper accentis 5 luteis (quorum 3 antici dimidia parte interrupti sunt) et postice linea lutea transversa. | O omnino 3° similis, sed oculi medii superiores lateralibus saltem tertia parte maiores: medii antici autem lateralibus saltem tertia parte minores. Epigyne constat e callo rufo, latiore q. longiore, parte poste- riore obtuse exciso et parvo tuberculo rotundo munito. | Mem. Soc. Entomol, It., XIII, 30-VI-1934 11 162 L. DI CAPORIACCO Species haec L. monacho E. S. et L. mughi Fick. conferri potest; ab tis distinguitur praesertim seta tibiae palpi 3° crassiore, oculorum serie posteriore recurva et forma apophysis superioris tarsi palpi 3°. _ Speciei huius inveni 3° et © in loco Lal Pani, in pratis Deosai dictis, m. 4900, Kal. Sept. | 62) Lephthyphantes trivittatus sp. nova. œ Corporis totius long. mm. 2; cephaloth. mm. 1; abdom. mm. 1.5; pedum li paris mm. 4.7; 2i mm. 4.1; 3i mm. 3.1; 4i mm. 3.85; palpo- rum mm. I. Cephaloth. luteus, limbo fusco sat lato et vitta fusca media subtili, antice bifida. Oculorum series posterior recta; oculi aequales et inter se spatio eorum radio paullo maiore distantes. Oculi medii antici supe- rioribus saltem tertia parte minores, inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus, qui fere duplo maiores sunt, spatio eorum diametro aeguali remoti. Oculi medii superi ab anterioribus spatio eorum diametro saltem aequali remoti. Clypeus area oculari vix angustior. Sternum omnino brun- neum. Palpi flavi: patella seta longa valida munita; tibia mutica. Pedes rufi, femoribus, tibiis metatarsisque annulo nigro apicali; praeterea adsunt femoribus alii annuli duo et tibiis annulus alter. Femora omnia aculeo singulo brevi; tibiae aculeis binis superioribus et utringue aculeo laterali; metatarsi aculeo singulo, parte basali articuli sito, armati. Abdomen desuper fulvum, crebre albopunctatum, subtus nigrum; pars nigra mamillas circumvenit, latera fusca, vitta indistincta alba longitu- dinali. Desuper adsunt vittae brunneae 3, quarum media est obscure an- gulosa, tertiam partem abdominis posteriorem versus interupta; postice nonnulla accenta fere inter sese coniuncta adsunt. Vittae laterales e maculis rotundis inter sese coniunctis compositae videntur, et cum vitta media nonnullis vittis subtilissimis accentiformibus communicant; pic- turae omnes non bene distinctae. Speciei huius inveni non adhuc adultum in pratis vallis Boorgi Nullah dictae, m. 3200, pridie K. Sept. 63) Lephthyphantes annulipes sp. nova. 3 iuv. totius corporis long. mm. 2.15; cephaloth. mm. 0.95; abdom. mm. 1.65; pedum li paris mm. 6.8; 2i mm. 8; 3i mm. 5; 4i mm. 5.5; palporum mm. 1.5. 2 Corporis totius long. mm. 2.3; cephaloth. mm. 1.05; abdom. mm. 1.33; pedum It paris mm. 4.85; 2i mm. 4.3; 3i mm. 3.75; 4i mm. 4.7; palporom mm, 1, - MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 163 Cephaloth. luteo-oleagineus, subtilissime nigrolimbatus, vitta media brunnea, postice angustiore et obscuriore, antice dilutiore, latiore et bifida. Oculi in maculis nigris siti. Oculorum series posterior leviter recurva; oculi omnes inter se spatio mediorum diametro 3% aequali, 9 tertia parte minore remoti; laterales mediis tertia parte minores. Medii supe- riores a medits anticis, quibus duplo maiores sunt, spatio eorum diametro tertia parte maiore distantes. Oculorum series antica leviter recurva; oculi medii inter se spatio eorum radio vix maiore, a lateralibus, quibus fere dimidio minores sunt, spatio eorum diametro fere aequali distantes. Clypeus sub oculis excavatus, aeque latus g. area ocularis. Sternum brunneum, lateribus obscurius. Pedes lutei; articuli omnes (praeter tarsos) annulo nigro sat lato apicali, et praeterea femora et tibiae annulo medio nigro sat lato, femoribus subtus tantum distincto. Femur li paris aculeis binis sat validis; femora coetera 3° aculeo singulo, © inermia. Patellae acu- leo singulo; tibiae aculeis duobus superioribus et utrinque pari aculeorum lateralium; metatarsi aculeo singulo superiore, parte basali articuli sito. Aculet longi, nigri, validi. 5 palpi patella seta singula magna valida; tibia setis duabus validis; coeterum palpi non sunt adhuc adulti. Ab- domen desuper albo-et testaceo marmoratum, vitta brunnea subtili longi- tudinali, postice lateribus utrinque 3 maculis brinnets parum distinctis. Venter colore brunneo, lateribus vittis binis flavis albomaculatis, antice latioribus, ornatum. 9 epigyne e callo ovato brunneo, sat elevato, constat. Species haec est L. albipunctato (Cbr.) simillima, sed cephalotho- race non concolore et clypeo sub oculis excavato mihi ab eo differre videtur. Inveni speciei huius © in agris apud Chokpiong, m. 2600, die XVI a. K. Sept.; 2 © iuv. apud Askole, in glarea fl. Braldo, m. 3000, mense Maio; 3 3° et © iuv. apud Bardumal, inter coespita lateribus fl. Biaho, m. 3300, die III a. Non. Aug.; I 9 in pratis aridis Robutze dictis, la- teribus glaciatae molis Baltoro dictae, m. 3700, die V a. K. Aug. 64) Lephthyphantes nigridorsus sp. nova. O Corporis totius long. mm. 1.0; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 1; pedum li paris mm. 3; 2i mm. 2.8; 3i mm. 2.6; 4i mm. 2.3; palpo- rum mm. 0.0. Cephaloth. oleagineus, subtilissime nigrolimbatus; area ocularis in- fuscata, fere nigra. Oculorum series posterior leviter recurva; oculi medii inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus, quibus aequales sunt, spatio eorum radio aeguali; a mediis anticis, quibus tertia parte maiores 164 i © I. DI CAPORIACCO sunt, spatio eorum diametro dimidia parte maiore distantes. Oculorum series antica recta; oculi medii inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus, quibus dimidio minores sunt, spatio eorum diametro vix maiore distantes. Clypeus oculis anticis duplo latior. Sternum cordi- forme, aeque latum q. longum, brunneonigrum. Abdomen albidum, de- super vitta lata nigra, lateribus parce et obtuse denticulata, totam am- plitudinem noti occupante, posticeque quintam abdominis partem attin- gente, ubi truncatur. Pedes lutei, setis longis sat validis muniti; tibiae anticae, praeter setas superiores, utrinque seta laterali et seta singula © inferiore; metatarsi li et 2i paris desuper seta basali longa et seta brevi- ore, fere apicali; subtus seta sat brevi apicali praediti; 3i et 4t paris tantum seta superiore longa, parte basali articuli sita. Epigyne e callo rufo constat, duobus tuberculis magnis, rotundis, geminatis, munita. Colore et metatarsis aculeis binis suuperioribus munitis a paucis speciebus generis, quarum oculi medii superiores inter se q. a lateralibus remotio- res sunt, distinguitur.. Spciei huius inveni 3 9 inter petras in agris irriguis di Tolti, m. 2400, die XI a. K. Mai. 65) Lephthyphantes allegrii sp. nova. & Corporis totius long. mm. 2.75; cephaloth. mm. 1.15; abdom. mm. 2; pedum li paris mm. 6; 2i mm. 5.5; 3i mm. 3.75; 4i mm. 4.25; pal- porum mm. 1. . Cephalothorax sternum SA lutea; cephaloth. vita longitudinali subtili nigra, media. Oculi sup. in linea leviter procurva, inter se aeguales et aequidistantes, spatio eorum diametro paullo maiore; medii poste- riores ab anticis spatio eorum diametro fere duplo distantes. Oculi antici in serie recta; medii superioribus fere dimidio minores, inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus, quibus dimidio minores sunt, spatio duplo g. inter sese distantes. Clypeus aeque latus g. area ocularis. Femora omnia aculeo singulo, sat brevi ac robusto, munita; patellae aculeo singulo; tibiae duobus aculeis supertoribus et utrinque _ aculeis binis lateralibus; metatarsi aculeo singulo superiore, brevi. Aculei tibiarum patellarumque valde longiores q. articulorum diametrum. Palpi patella, tibia tarsusque sine apophysi ulla; patella tantum seta longa acuta praedita. Bulbus stylo sat brevi et apophysibus 3, quarum media bifida: ramus interior longissimus, acutus, chitinosus, basi den- ticulo robusto armatus; ramus exterior longus, subtilis, S-formis, apice obtusus; apophysis media acuta, robusta, flava, S-formis; superior MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 165 autem brevis, nigra, robusta, recurva. Ramulus exterior tarsi bis angula- Zus, apice clavato. Abdomen luteum, desuper folio brunneo angusto, intus flavo, lateribus denticulato, parte dimidia abdominis obsoleto. Speciem hanc dico dom. Gino Allegri medico, qui itinere nostro, cum venator optimus sit, me valde adiuvavit. Speciei huius inveni 3° 2 in sylva obscurissima et humida Ba- sgiangba dicta, sub valico Razdhainangan, m. 3000, Non. Sept. et 3° in prato inter sylvas sito, ubi est locus Tragbal dictus, m. 3000, eadem die. | 66) Lephthyphantes incertissimus sp. nova. © Corporis totius long. mm. 1.35; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 1; pedum Ii paris mm. 3.5; 21 mm. 2.3; 3i mm. 2.1; 4i mm. 2.8; pal- — porum mm. 0.55. Cephalothorax pallide flavus, vitta media fusca sat lata, non bene limitatata, antice bifida. Oculorum series rectae; oculi superi et laterales antici inter se aeguales; medii antici coeteris fere dimidio minores. Oculi medii superiores inter se et a mediis anticis spatio eorum dia- metro tertia parte minore, a lateralibus spatio eorum radio vix matore remoti. Medii antici inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus spatio diametro vix angustiore remoti. Oculi in maculis nigris siti. Clypeus sub oculis excavatus, area oculari vix angustior. Pedes lutei, apice et dimidio femorum, tibiarum metatarsorumque nigroannulati; patellae quoque apice nigro. Aculei non bene distinguuntur, sed metatarsi sunt plane aculeis nonnullis instructi. Abdomen albidum, desuper antice vitta nigra longitudinali, e 4 segmentis nigris subtilissimis secata; po- stice 5 accentis nigris, quorum anteriores maximi et subtilissimi, posteriores minimi et crassi: praeterea 3 paria punctorum nigrorum adsunt. Latera vitta brevi, longitudinali praedita; venter vitta brunnea sat lata, mamillas circumvenienti. Colore species haec Poecilonetae variegatae {B1.) est similis; metatarsis aculeatis tamen evidenter Lephthyphantibus pertinet. Speciei huius inveni 2 non adhuc adultam in agris apud Chokpiong, m. 2600, die II a. K. Mai. 67) Lephthyphantes deosaicola sp. nova. © Corporis totius long: mm. 1.7; cephaloth. mm. 0.6; abdom. mm. 1.2; pedum li paris mm. 2.25; 2i mm. 2.1; Si mm. 1.25; 4i mm. 2; palporum. mm. 0.75. | 166 L. DI CAPORIACCO Cephaloth. brunneoniger; sternum nigrum, asperum, parée punctatum; abdomen nigro-oleagineum, nitidum; pedes palpique rufo-oleaginei. Oculi superiores in linea levissime procurva, inter se aequales; medit inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus spatio eorum diametro tertia parte saltem maiore remoti; a mediis anticis, quibus paullo maiores sunt, spatio mediorum posticorum diametro saltem duplo di- stantes. Oculi antici in serie levissime recurva, medii inter se spatio eorum radio aequali; a lateralibus, quibus dimidio minores sunt, spatio eorum diametro aequali distantes. Clypeus area oculari vix angustior. Pedum li et 2i paris femur aculeo singulo; 3i et 4i paris muticum. Ti- biae duobus aculeis superioribus sat longis. Metatarsi mutici. Epigyne e callo sat elevato constat, antice chitinoso, atque transverse striato; pars chitinosa autem postice producta et apice tuberculis binis parvis conniventibus munita. Metatarsis iner.nibus species haec ab altis speciebus generis distin- guitur, et generi Bathyphanti siw/lis videtur; cum vero eculorum series antica sit levissime recurva et fenora posteriora mutica, dubium non est speciem hanc generi Bathyphanti non pertinere: similis quoque ge- neri Centromero est, sed ab eo pedibus 4i paris brevioribus g. pedes Ii et 2i paris distinguitur. Speciei huius inveni © in pratis Deosai dictis apud Kala Pani fl., m. 4230, Kal. Sept.; et © in pratis Chota Deosai dictis, m. 3850, die III a. Non. Sept. Gen. Bathyphantes Menge 1886. 68) Bathyphantes reticularis sp. nova. dg' Corporis totius long. mm. 1; cephaloth. wim. 0.6; abdom. mm. 0,8; pedum Ii paris mm 1.1; 21 mm. 1; 31 mm. 0.75; 41 mm. 1.05; palpo- rum mm. 0.5. = Cephalothorax palpi pedesque lutei, concolores; sternum latum tran- sverse minutissime striatum, brunneum. Oculorum series posterior recta; oculi aequales, medii a lateralibus spatio eorum radio vix maiore, inter se et a mediis anticis, quibus evidenter maiores sunt, spatio eorum dia- metro fere aequali remoti. Oculorum series antica subrecta; eculi inter se spatio mediorum diametro aequali distantes, mediii lateralibus fere dimidio minores. Clypeus area oculari angustior. Aculei pedum non plane a setis distiguendi: tamen evidens est, aculeos metatarsales deesse et femora omnia esse aculeata. Abdomen desuper album, subtus nigrum, RON MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 167 desuper antice duae vittae obliquae adsunt, duabus vittis transversalibus inter sese coniunctae, nec non vitta subtilissima longitudinalis; postice adsunt vitta alia longitudinalis et paria duo macularum, quae vittis parvis transversis cum vitta longitudinali coniunguntur; postremo adsunt ac- centa 3. Vittae et maculae sunt colore luteo. Palpi non adhuc adulti. Speciei huius inveni 3° iuv. apud pontem Jula super Punmah fl, locis aridis, m. 3100, die II a. Non. Aug. 69) Bathyphantes larvarum sp. nova. od Corporis totius long. mm. 1.75; cephaloth. mm. 0.65; abdom. mm. 1.1; pedum li paris mm. 2.25; 2i mm. 2.1; 3i mm. 1.8; 4i mm. 2.1; palporum. mm. 1. 2 Corporis totius long. mm. 1.75; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 1.1; pedum li paris mm. 1.9; 2i mm. 1.8; 3i mm. 1.5; 4i mm. 1.9; pal- porum mm. 0.75. Corpus omnino fusco-oleagineum, abdomine obscuriore, pedibus colore dilutiore, tibiis obscurioribus. Oculorum series rectae; oculi superiores subaeguales, 5° medii inter se spatio eorum diametro paullo minore, a lateralibus spatio eorum diametro fere aequali distantes; © omnes ae- quidistantes, inter se spatio eorum diametro fere aequali remoti; medii a mediis anticis, quibus fere duplo maiores sunt, 5° spatio eorum dia- metro aequali, 2 spatio eorum diametro quarta parte maiore distantes. Oculi medii antici lateralibus dimidio minores: inter se spatio 5° eorum diametro aequali, © eorum radio paullo maiore; a lateralibus spatio eorum diametro fere dimidia parte maiore remoti. Clypeus area oculari aeque latus. Femora et patellae seta singula, tibiae setis binis brevibus armatae; metatarsi mutici. § palpi patella et tibia sine apophysibus; tarsus desuper tuberculo humili parum distincto. © epigyne ex area sat elevata, fovea magna transversa excavata constat; fovea postice a carina incompleta dividitur; postice adest uncus brevis et latus. Inveni speciei huis 3° 2 in pratis Deosai dictis (quod aborigenorum sermone planities larvarum significat), apud fl. Lal Pani dictum, m. 4000, Kal. Sept. 3g et © in pratis Karal Marfo dictis, sub pare septentr. valici Boorgi La dicti, m. 4200, pridie Kal. Sept. 70) Bathyphantes kashmiricus sp. nova. $ Corporis totius long. mm. 2: cephaloth. mm. 0.9; abdom. mm. 1. 25; pedum li paris mm. 4.4; 2i mm. 4.25; 3i mm. 2.5; 4î mm. 3.25; palporum mm. 1. 168 L. DI CAPORIACCO Cephaloth. loevis, rufus, satis elevatus. Oculi superiores aequales, in serie recta; medii inter se spatio eorum radio vix maiore, a lateralibus et a mediis anticis, quibus tertia parte maiores sunt, spatio eorum diametro quarta parte minore distantes. Oculi antici in serie recta; medii inter se spatio eorum radio vix maiore, a lateralibus, quibus dimidio minores sunt, spatio eorum diametro aequali distantes. Clypeus area oculari an- gustior. Chelicera sat divaricata. Sternum rufun, subtilissime coriaceum. Pedes lutei: femora omnia et patellae aculeo singulo; tibiae aculeis binis superioribus sat longis; metatarsi inermes. Metatarsi antici tibiis aeque longi. Abdomen lividum, desuper limbo alto, maculis parvis composito; subtus maculis albis parvis vittas 3 transversas parum distinctas simu- lantibus. Palpi flavi, tarso brunneo. Bulbus subtus apophysi retroversa acuta distinctissima; stylus apice obtuso, non longus, incurvatus. Spciei huius, ob apophysam bulbi distinctissimae, invent 1 3° in agris apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (nunc Jehlum dicti), m. 1200, die VI a. K. Apr. 7!) Bathyphantes glacialis sp. nova. S° Corporis totius long. mm. 1.5; cephaloth. mm. 0.8; aldom. mm. O75; peda li paris min; 245; 2b mrni-2;-30ommn- 109; 41 nun 3} palporum mm. 0.9. | 2 Totius corporis long. mm. 1.6; cephalcth. rm. 0.8; abdom. mm. 0.8; pedum li paris mm. 2.1; 2i mm. 1.9; 3i mm. 1.7; 4i mm 2.3; pal- porum mm. 0.75. Cephalothorax rufus, subtilissime reticulatus, 3° parum elevatus, 9 humilis . Oculi superi in linea levissime procurva, aequales et aeguidi- stantes, spatio eorum diametro vix minore inter se distantes (forsan medii inter se vix reiotiores); medii a mediis anticis, quibus fere duplo maiores sunt, spatio aegue lato q. quo distant oculi superi inter sese re- moti. Oculorum series artica leviter recurva; oculi medit inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus spatio eorum diametro aequali re- moti; laterales mediis duplo saltem maicres. Clypeus area cculari vix angustior. Chelicera 5° valde attenuata et divaricata, ungue longa, gra- nulis parvis sat crebris, maxime parte basali munita; © fere inermia et parallela. Sternum latius gam longius, rufum, reticulatum. Pedes raft, tarsi li paris metatarsis tertia parte breviores. Aculei tibiarum aegue longi g. articulorum diametrum. Metatarsi mutici. 3° palpi rufi, tarso brunneo; tibia apophysi laterali inferiore valida, uncata, diver- yee MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 169 genti, bulbus complexus, 3 apophysibus. 9 epigyne e plagula rufa, po- stice biloba, lateribus depressa constat. Speciei huius, ob situm apophysis tibialis ab aliis speciebus generis distinctae, inveni &' inter coespita quae morenam altam, paucam glaciem tegentem, apud Urdukas vestiunt, super glac. molem Baltoro dictam, m. 3950, mense lunio, 3° in valle herbida et humida supra Urdukas, m. 4250, mense lunio; 7 5° et © in pratis humorosis Thla Brok dictis, m. 4000, die III a. Id. Aug. 1 3° iuv. in pratis Shimtsa dictis, in valle fl. Punmah, m. 3200, pridie non. Aug. Gr. MICRONETEAE Gen. Microneta Menge 1868. 72) Microneta viaria (BI.) 1841 (?) Attribuisco con dubbio a questa specie 3 pull. raccolti sulla morena cespugliosa pr. Urdukas, giacente sul ghiacciaio del Baltoro, m. 3950, . Giugno, e 1 altro pull. nei prati del Boorgi Nullah, m. 3300, 31 Ago- sto. Hab.: Furopa, America Sett. Subfam. ERIGONINAE Gr. GONGYLIDIEAE Gen. Gongylidiellum E. S. 1884. 73) Gongylidiellum chiardolae sp. nova. Corporis totius long. mm. 1.35; cephaloth. mm. 0,5; abdom. mm. 0.9; pedum It paris mm. 2; 21 mm. 1.7; 3i mm. 1.3; di mm. 2.1; pal- porum mm. 0.7. Cephaloth. rufus sat elevatus. Oculi posteriores in linea recta (vel interdum 5° vix recurva, © vix procurva) inter se aequales, medii inter se spatio eorum radio aeguali, a lateralibus spatio eorum diametro tertia parte minore; a mediis anticis, quibus duplo maiores sunt, spatio eorum diametro aequali remoti. Oculi antici in serie recta, aequidistantes, late- rales mediis fere triplo maiores, spatio mediorum radio vix maiore inter fi sese distantes. Clypeus angustior q. area ocularis. Chelicera S antice 170 i. DI CAPORIACCO denticulo singulo parvo, pilo longo nigro praedito, armata; © inermia. Sternum brunneum. Pedes lutet; tibiae tantum seta parva, parte proxi- mali articuli sita, diametro articuli aeque longa, praeditae. Tarsi antici quarta parte metatarsis breviores. Abdomen fusco-luteum. Palpi 3° tibia longior q. patella, apophysi superiore tarso adhaerenti, lateraliter visa non distincta, obliqua, aeque longa g. articulus, apice truncato. © epi- gyne e plagula lata, rufa, rugosa, parum elevata, apice incisa, constat. Forma apophysis tibialis et brevitate setarum tibialium species haec, quam dom. M. Chiardolae, itinere in montibus Caracoram dictis, comiti nostro, dico, ab aliis speciebus generis distinguitur. Specimina 9 3° et 9 inveni apud Bardumal, lateribus fl. Braldo, m. 3300, die III a. Non. Aug.; 2 © eodem loco, pridie Id. Mai; 8 SJ © et iuv. inter petras rivi, qui glac. molem Punmah dictam a pratis Dumaltar dictis limitat, m. 3950, die VIII a. Id. Aug; 1 g in rosario apud Dumultar; lateribus glac. molis Punmah dictae, m. 3950, eadem die, 1 © inter Lamidukha et Punmah, m. 3000, die XIV a. K. Sept.; 2 © inter prata et arbores apud Shimtsa in valle fl. Punmah, m. 3200, pridie Non. Aug.; 1 © pull.’in rupe supra Dusso, m. 2500, die II. a. K. Mai. 74) Gongylidiellum nigrolimbatum sp. nova. Q Totius corporis long. mm. 1.9; cephaloth. mm. 0.9; abdominis mm. 1.5; pedum li paris mm. 2.5; 2i mm. 2.25; 31 mm. 2: 4i mm. 2.4; palporum mm. 0.7. | Cephaloth. luteus, subtilissime nigrolimbatus. Oculi in seriebus rec- tis; superiores aeguidistantes,inter se spatio mediorum diametro quarta parte minore remoti, medii lateralibus tertia parte maiores; medii superi a mediis anticis, quibus fere duplo maiores sunt, spatio eorum diametro aequali remoti. Medii antici inter se spatio eorum radio, a lateralibus eorum diametro aequali remoti; laterales mediis plus g. duplo maiores. Clypeus aeque latus g. area ocularis. Sternum pedesque rufa; sternum — punctatum. Metatarsi antici tarsis aeque longi, seta tibialis sat valida, longior g. articuli diametrum, ante articuli dimidium sita. Abdomen brunneum. Epigyne e callo fulvo transverso posteriore et duabus foveis anterioribus rufis, a carina subtili inter se separatis et lateribus crasse marginatis, nec non duobus tuberculis minutissimis anterioribus constat. Speciei huius, ob oculos medios sup. lateralibus maiores distinctae, inveni © in pratis Urdukas dictis, lateribus glac. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Mato. : MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 171 Gen. Oedothorax Bertkau 1883. 75) Oedothorax dubius sp. nova. Corporis totius long. mm. 1.6; cephaloth. mm. 0.85; abdom. mm, 0.85; pedum li paris mm..... 3; 2i mm. 0.85; Si mm. 1.5; 4i mm. 2; palpo- rum m. 0.66. | Cephaloth. sternum pedesque colore luteo; cephaloth. antice elevatus, sulcis binis linearibus lobum longum designantibus: oculi posteriores in serie recta, medii lateralibus vix maiores, inter se spatio eorum radio vix minore, a lateralibus spatio eorum radio saltem aequali, a mediis anticis, guibus fere duplo maiores sunt, spatio eorum diametro aequali remoti. Oculorum series antica leviter sed distincte recurva: oculi medii inter se et a lateralibus spatio eorum radio vix aequali distantes; late- rales medits fere duplo maiores. Clypeus area oculari parum angustior. Steruum latius g. longius. Pedes valde setosi , aculeis patellaribus et tibialibus robustis, diametro articulorum saltem duplo longioribus; aculei ante dimidiam partem articulorum sunt siti. Metatarsi 2i paris desuper parte basali aculeo valido muniti. Tarsi, saltem posteriores, me- tatarsis multo breviores, metatarsi tibiis vix breviores. Palpi tarsus desuper tuberculatus; coeterum specimen non est omnino adultum. Ab- domen brunneum. 2 2 non adhuc adultas, cephalothorace non elevato et oculis anticis in serie recta, sed coeterum omnino &' similes, puto eidem specieı pertinere. Species haec verisimiliter typus generis novi futura: cum enim tan- tum 5° iuv. in colle arido Takht-i-Sulaiman dicto, apud Srinagar, m. 2000, die HI a. Id. Sept. et © 2 iuv. eodem loco, die V a. K. Apr. invenissein, malo specimina haec sicuti generi Oedothoraci pertinentia describere: cum enim oculis anticis, coeteris valde minoritus, tum tar- sis evidenter brevioribus q. metatarsis et facie generali mihi Oedotho- raci magis g. Gongylidiello similes videntur. Gen. Gongylidium Menge 1868. 76) Gongylidium crassipalpe sp. nova. O Totius corporis long. mm. 1.25; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 0. 6; pedum 11 paris mm. 2.75; 21 mm. 2.25; 3i mm. 2; 4i mm. 2.75; palporum mm. 0.9. Cephaloth. sat elevatus, minutissime punctatus, rufobrunneus. Oculi posteriores in serie leviter procurva, aeguidistantes; inter se, et medii 172 L. DI CAPORIACCO postici a m. anticis spatio diametro mediorum posticorum aequali re- moti. Medii posteriores lateralibus tertia parte minores, mediis anticis aequales. Oculi antici in serie recta, aequidistantes, inter se spatio dia- metro mediorum tertia parte minore distantes; medii lateralibus quarta parte minores. Clypeus aeque latus q. area ocularis. Chelicera sat crebre et acute granulosa; antice parte interna dente robusto apud apicem arma- ta. Sternum rufobrunneum, minute reticulatum. Pedes rufi, aculeis aeque longis q. articulorum diametrum. Tarsi li paris metatarsi quinta parte breviores. Palpi sat longi: patella parva sine apophysibus; tibia mytili- formis, brevis, apophysi brevissima; tarsus crassus, femore non brevior; paracymbium sat longum, apice uncato et rotundato, ante apicem denticulo praeditum; bulbus valde complexus. Abdomen nigrum. Eidem speciei puto © pertinere, cuius haec est descriptio: Q Corporis totius long. mm. 2.3; cephaloth. mm. 0.95; abdom. mm. 1.55; pedum Ii paris mm. 2.0; 2i mm. 2.5; 3i mm. 2; 4i mm. 2.75; palporum mm. 0.75. _ Cephalothorax rufus, subtilissime coriaceus. Oculorum series poste- rior in serie levissime procurva; oc. medii lateralibus vix quarta parte minores, inter se et a later. spatio eorum diametro aequali, a mediis an- ficis, quibus tertia parte matores sunt, spatio eorum diametro tertia parte maiore remoti. Oculi antici in serie recta, fere aequidistantes (medii vix magis appropinguati), spatio diametro mediorum aequali nter sese distantes; oculi laterales mediis quarta parte maiores. Cly- | peus aeque latus quam area ocularis. Chelicera apicem versus minutis- sime granulosa. Sternum rufobrunneum, minute reticulatum. Pedes ruft, aculeis saltem aeque longis g. articulorum diametrum. Tarsi pedum li paris metatarsis quinta parte breviores. Abdomen nigrum. Epigyne e callo rufo, sulco magno transversali semicirculari (fere semilunari) praedito constat. | Tarso 3° magno, cephaloth. punctato ac sterno reticulato a G. rufipedi (L.) distinguitur. Speciei huius inveni 5° in agris apud Olthingthang, in media re- gione aridissima ac petrosa sitis, m. 2600, die XIII a. K. Mai.; et © 2 in agris apud Tolti m. 2400, die XI a. K. Mai. 77) Gongylidiym baltoroi sp. nova. SJ Corporis totius long. mm. 1.3; cephaloth. mm. 0.65; abdom. mm. 0.65; pedum It paris mm. 2.3; 2i mm. 2.1; Si mm. 2; 4i mm. 2.7; pal- porum mm. 1. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 173 © Corporis totius long. mm. 1.75; cepaloth. mm. 0.65; abdom. mm. 1.2; pedum li paris mm. 2; 2i mm. 1.75; 3i mm. 1.6; 4i mm. 2.7; pal- porum mm. 1.25. Cephaloth. rufus, subtilissime coriaceus, non elevatus: oculi in seriebus rectis, superiores et laterales sat prominuli. Medii superi 3° lateralibus tertia parte maiores, © aequales; inter se spatio eorum diametro tertia parte minore, a lateralibus spatio eorum diametro aequa- li, a mediis anticis, quibus fere duplo maiores sunt, spatio eorum diametro tertia parte maiore remoti. Laterales antici mediis triplo ma- lores; 5 medii inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus | spatio tertia parte maiore distantes; © omnes aequidistantes, inter se spatio mediorum diametro vix maiore remoti. Clypeus aeque latus q. area ocularis. Chelicera laevia, 3° antice attenuata et divaricata, dente valido acuto intus parte apicali munita; 2 non attenuata nec divaricata, inermia. Sternum rufobrunneum, subtilissime coriaceum, aeque latum q. amplum. Pedes rufi; tarsi metatarsis non multo breviores; aculei dia- metrum tibiarum vix attingunt. 3° palpi patella parva; tibia parte in- feriore duabus apophysibus, quarum una longa, obtusa, parum incurvata, altera autem parva, acuta, prope apicem denticulo munita, chitinosa, ab alia aphophysi fere obtecta. Bulbus basi apophysi valida, magna, chiti- nosa, uncata, apice truncato. Abdomen nigrum. Epigyne 9 e tuberculo magno, convexo, lateribus foveolato constat: foveae esse possunt magnae et spatium inter eas depressum, vel parvae et spatium inter eas planum. Cephalothorace coriaceo, denticulo chelicerorum minore et forma bulbi a G. rufipedi (L.); tarso palpi minore et forma bulbi a G. crassipalpi di Cap. distinguitur. | Species haec abundat in pratis et in agris inter m. 3000 et 4600; inveni enim © 4 in agris apud Hoto, m. 5000, pridie K. Mai; 1 © in glarea fl. Braldo, sub Askole, m. 3000, mense Maio; 3 9 in agris apud Askole; m. 3100, mense Maio; 5 © in locis aridis supra Ashole, m. 3150, mense Maio; 3 3 in agris aridis, parce coespitosis, Bioho dictis, apud frontem glac. molis Biafo dictae, m. 3000, die V. a Id. Mai; 2 © in pratis aridis apud Bollà, in valle fl. Punmah, m. 3200, die VI a Id. Aug.; 1 © in humo inter arbores apud locum Pun- mah dictum, 2000 m. a fronte glaciatae molis eiusdem nominis, m. 3500, Nonis Aug; 4 3° et © iuv. in pratis Koberzeken dictis, la- teribus gl. molis Baltoro dictae, m. 3800, die V a. K. Aug, 2 © in pratis Liligo dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 3900, die XVI a. K. lun. 89 in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 3 ® eodem loco, mense lunio; 2% eodem SEIT TAN ne ee D A RPI PERE Da RE BERTO SARE OVS, SAVE a gay rita wih E) 174 EDI CAPORIACOG: : loco, mense Iulio; 2 3° et © inter coespita quae morenam altam veterem paucam glaciem tegentem glaciatae molis Baltoro dictae, vestiunt, m. 3950, mense Julio; 4 © in pratis supra rupem inter glaciatas moles Baltoro et Mundu dictas, m. 4300, die II a. Non. Iun.; 7 2 eodem loco, mense lulio; 1 © super morenam mediam glaciatae molis Mustagh dictae, m. 4000, die XVI a. K. Jun.; 1 © in pratis apud lacum super Lopsang Bransa, lateribus gl. molis Mustag dictae, m. 4600; die VIII a. K. Aug; 1 © in loco arido, parce coespitoso, Moni Bransa dicto, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, m. 4600, die III a. Id. Tun. Gr. ER:GONEAE Gen. Erigone Aud. 1825. 78) Erigone dentipalpis (Wid.) 1834. Comunissima sia nel Kashmir che nel Baltistan: 1 7 a Gund, valle i Sind, m. 2180, 8 Apr.; 7 g e © nel letto del Sind sotto Kangan, m. 2000, 3 Apr.; 1 5 nei prati pr. il passo di Razdhainangan, m. 3000, 5 Sett.; 2. nei prati del Boorgi Nullah, m. 3200, 31 Agosto; 1 nell’oasi isolata di Ragicha, m. 2500, 19 Apr,; 1g ad Olthingthang, m. 2600, 18 Apr.; 1 © nell’oasi di Skardu, m. 2200, 23 Apr.; 2 © nello stesso luogo, 29 Ag.; 3 5 nell’oasi di Shigar, m. 2200, 27 Ag; 2 Je © nell’oasi di Alchori, m. 2300, 26 Apr;4 y e © nell’oasi di Kushumul, — m. 2300, 17 Apr. 1 © nella zona arida alla confluenza delle valli Basha e Braldo, m. 2300, 21 Ag.; 1 © nella zona stepposa presso la Hot Sul- phur Spring di Chongo, m. 3000, Maggio; 2 © nell’oasi di Askole, m. 3100, Maggio; 1 © tra i sassi del letto del Braldo sotto Askole, m. 3000, | Maggio; 1 J nei luoghi aridi sopra l’oasi di Askole, m. 3150, 14 Ago- sto; 8 Je © nei prati umidi di Thla Brok, m. 4000, sotto e a N. dello Skoro La, 11 Ag.; 2 © nei prati di Dumultar, al fianco del ghiac. omo» nimo in val Punmah, m. 3950, 6 Ag; 3 3 e © a Urdukas, prati, m. 4000, in Maggio; 5 g e © in un vallone erboso sopra a Urdukas, m. 4250, Luglio; 3 © e iuv. alla confluenza del ghiacc. Baltoro e Mustagh, fra la ghiaia presso le rocce, m. 4000, 6 Giugno; 1 9 a Campo Cima Tramgo, m. 4950, in zona erbosa, 30 Luglio; 2 © sulle sponde del Lago Torre Mustagh, ai fianchi del ghiac. Sarpo Laggo, m. 4800, 10 Giugno. In alcuni y il dente apicale del femore del palpo è piccolo e ot- tuso: questo carattere non mi pare sufficiente per fare di questi 5’, che si trovano ovunque insieme ai normali, i tipi di una specie nuova. Hab.: Europa, Reg. Mediterranea, Canadà, Transcaspia, Turkestan. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI +75 79). Erigone pseudovagans sp. nova. S Corporis totius long, mm. 1.6; cephaloth. mm. 0.65; abdom. mm. 1.2; pedum li paris mm. 1.75; 2i mm. 1.6; 3i mm. 1.5; 4i mm. 2; pal- porum mm. 1.2. © Corporis totius long. mm. 2.1; cephaloth. mm. 0.8; abdom. mm. 1.5; pedum li paris mm. 2.6; 2i mm. 2.15; 3i mm. 2.1; 4i mm. 2.75; palporum mm. 1. . Cephaloth. ovatus, nigro-oleagineus, parte cephalica constrictus et S valde elevatus. Oculi superi in serie leviter procurva, inter se aequales et À aequidistantes, spatio eorum diametro paullo minore disiuncti; 9 medii inter se spatio eorum diametro tertia parte minore, a lateralibus spatio eorum diametro aequali distantes. Oculi medii superi ab anticis, quibus 3° paullo minores, © aequales sunt, spatio eorum diametro ae- quali remoti. Oculi antici in serie recta; medii lateralibus paullo mi- nores; À omnes inter se aequidistantes, spatio mediorum diametro ter- tia parte minore remoti; 2 medii inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus spatio fere eorum diametro aequali distantes. Clypeus saltem | aeque latus g. area ocularis. Chelicera antice 5 denticulis 6 apicem attingentibus, validis; © denticulis 3 parvis armata. Sternum nigrum, cordiforme, aeque latum q. longum. Pedes et palpi rufo-oleaginei; SD autem pedes antici et palpi paullisper et maxime articulis basalibus, aurantiaci. Pedes omnes pilis longis praediti; pedum li et 2i paris me- tatarsi tibiis breviores, tarsis aeque longi. Femora antica 3° subtus 4 tuberculis acutis piligeris armata. Tibiae omnes aculeo singulo, gra- cillimo, ante dimidiam articuli partem sito, a setis haud plane distin- guendo, armatae. Palpi 3° femur duplo longius g. patella, subtus duabus seriebus tuberculorum parvorum. Patella apophysi eadem forma q.in E. vaganti (Aud.) fere aeque longa q. articulus est longus, tibia fere aeque longa q. patella, crebre granulosa, subtus antice apophysi brevissima, tarsum prope sita et eo fere superposita, antice versa, obtusa, gracili et dimidio articulo dente fere ut in E. dentipalpi (Wid.) sed obtustore munita. Abdomen fusco-oleangineum, flavopubescens. © epigyne e plagula plicata, postice latiore, parte posteriore margine chitinaceo rubro, in me- dia parte producto, limitata, constat. Palpi 3° patella dimidio femore breviore et oculis superioribus magis appropinquatis et non aeque inter se distantibus ab E. vaganti ‘(Aud.) differt. | Non rara videtur in Kashmir et in Baltistan inter m. 2000 et m. 3700; inveni enim 3 3° et © in glarea fl. Sind, apud Kangan, m. 2000, die II a. Non. Apr, 2 5 et ©. apud Gund, m. 2080, die IV a Id. Apr.; 176 L. DI CAPORIACCO 1 © in pratis humorosis apud Parkutta, m. 2350, die X a. K. Mai; 1 © apud Tolti, m. 2400, die XI a. K. Mai.; 14 3° et © et iuv. apud Shigar, in agris, m. 2200, die VI a. K. Sept; 2 © iuv. in agris apud Alchori, m. 2309, die V a. K. Mai‘; 2 © in agris apud Askole, m. 3100, die IH a. Id. Aug.; 6 3° et 92 pull. in pratis Kro Brok dictis, in rupe super _Askole, m. 3700, die III a. Id. Mai. Gr. LOPHOMMATEAE Gen. Aulacocyba E. S. 1926. 80) Aulacocyba cavifrons sp. nova. S Corporis totius long. mm. 1.9; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 1.25; pedum: H paris. mm, 2.55; 21 mm. 2.1; 31 mm. 1,95; 4: mm. 2,33; palporum mm. 1.2. 2 Corporis totius long. mm. 1.9; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 2.55; pedum li paris mm. 2.45; 2i mm. 2; 3i mm. 1.9; di mm. 2.35; palporum. mm. 0.95. Cephalothorax brunneo-oleagineus, 3° sat elevatus, duobus sulcis postocularibus lobum humilem designantibus, maxima elevatione post — oculos posteriores sita; © multo minus elevatus. Oculorum series po- sterior 5 vix procurva, ita ut margo lateralium posterior: eadem libra g. mediorum centrum sit situs; 9 autem recta. Oculi inter se _aeguidi- stantes, spatio mediorum diametro aequali inter se remoti: laterales me- dits quarta parte maiores. Medii laterales a mediis anticis, quibus vix maiores sunt, spatio eorum diametro saltem tertia parte maiore distantes. Oculorum series antica recta; oculi aequidistantes, inter se spatio me- diorum diametro quarta parte minore remoti; laterales mediis tertia parte maiores, lateralibus superioribus vix minores. Oculi medii superi obscure angulosi, elongati; coeteri rotundi. Clypeus aeque latus q. area ocularis, & valde excavatus, 2 minus excavatus. Sternuum nigrum, parce puncta- tum, inter coxas posteriores sat late productum. Femora anteriora coeteris paullo crassiora, fere claviformia, maxime 5; coeterum pedes li paris religuis parum robustiores. Setae graciles, ante mediam partem articu- lorum sitae. Palpi flavi, 3° femore claviformi, tibia noduliformi, longa et crassa, bulbo magno: coeterum mares non sunt adhuc bene adulti. Abdomen nigrum, parce setosum, leviter induratum. Epigyne © e lamina cordiformi striata constat. Nimirum st species haec typus generis novi futura; sed cum 3 adultus mihi cognitus non sit, malo eam sicut Aulacocybam a qua mihi non multo differre videtur, describere. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI > {11 Species haec in locis humorosis inter m. 3000 et 4250 invenitur: specimina inveni 4 et 9 apud Blaho, in agris aridis apud frontem gl. molis Biafo dictae, m. 3000, die V a. Id. Mai; 1 © in glarea fl. Braldo apud Askole, m. 3000, mense Maio; 1 © in pratis humorosis apud Thla Brok, m. 4000, die II a. Id. Aug.; 7 3° et © iuv. in val- lecula herbida et humorosa super Urdukas, lateribus glac. molis Bal- toro dictae, m. 4250, mense Iunio; et I 3° iuv. eodem loco, mense Iulio. Gr. ARAEONCEAE Gen. Alioranus E. S. 1926. 81) Alioranus minutissimus sp. nova. Longitudo 5° mm. 0.8; © mm. 1.25. Cephaloth. 5 antice sensim elevatus, 9 humilis; laevis, brunneo- oleagineus. Oculorum series ambae rectae; oculi medii postici lateralibus paullo maiores, inter se spatio eorum diametro dimidio minore, a late- ralibus spatio eorum diametro tertia parte minore distantes. Oculi medii in trapetio g° fere aeque longo ac lato; £ evidenter longiore q. postice latiore, antice paullo angustiore siti; antici posterioribus quarta parte minores et inter se, a mediis superioribus et a lateralibus anticis, quibus paullo minores sunt, spatio eorum diametro aequali distantes. Clypeus | aeque latus q. area ocularis, rectus; sternum latius q. longius, inter coxas posteriores productum; coxae posteriores inter se minus q. eorum diametrum distantes. Pedes breves, colore oleagineo; tarsi antici aeque longi g. metatarsi; setae tibiales breves non longiores q. articulorum diametrum. Palpi non adhuc adulti. Abdomen nigrum. Epigine © e callo sat elevato, rufobrunneo, simplici constat. Species haec non est rara in pratis altissimis, circa m. 4000; in- veni 3 3° et ® iuv. inter coespita quae morenam veterem altam, paucam glaciem obtegentem glac. molis Baltoro dictae apud Urdukas vestiunt, m. 3950, mense lulio; 1 © in pratis apud locum, ubi confluunt glac. moles Baltoro et Jermanendu dictae, m. 4300, Id. Tul; 1 3° iuv. in loco Moni Bransa dicto, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, in regione fl. Tarim, m. 4600, die III a. Id. Tun. 6 § et © in pratis Chang Tok dictis, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, m. 4930, die V a. Id. Iun. 82) Alioranus distinctus sp. nova. Corporis totius long. mm.1.5; cephaloth. mm; 0.0; abdom. mm. 0.95, pedum li paris mm. 1.75; 2i mm. 1.6; Si mm. 1.45; 4i mm. 1.9; pal- porum mm. 0.75. Mem. Soc. Entomol. It., XIII, 31-VII-1934 #3 178 L. DI CAPORIACCO o& Cephaloth. oleagineus, parum et sensim elevatus. Oculi supe- riores in serie recta inter se aequales; medii inter se spatio eorum dia- metro saltem dimidio maiore, a lateralibus spatio eorum diametro duplo, a mediis anticis, quibus saltem dimidio maiores sunt, spatio eorum diametro saltem duplo distantes. Oculi antici in serie leviter sed evidenter recurvaj medii inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus spatio duplo distantes. Oculi laterales antici mediis saltem duplo maio- res. Clypeus aeque latus q. area ocularis, rectus. Sternum brunneum, latius q. longius, cordiforme, postice inter coxas posteriores late produ- ctum; coxae posteriores fere spatio earum diametro aequali inter sese distantes. Pedes lutei aculeis gracilibus diametro articulorum non lon- gioribus, armati: tarsi antici metatarsis aeque longi. Palpi lutei, tibia desuper apophysi sat longa, incurvata, serrulata; tarsus crassus, globo- sus, stylo sat longo. Abdomen nigro- oleagineum, duriusculum et pun- ctatum. © non adhuc adulta omnimo 3 est similis. | Clypeo recto, oculis inter se magis distantibus et forma apophysis palpi ab A. paupere distinguitur. Species haec habitat in pratis, lateribus glaciatarum molium sitis: inveni 4 3° et © iuv.in pratis sub valicum Boorgi La dictum, m. 4600, pridie K. Sept.; 5 3 et © apud lacum parvum, inter herbas, in morena — situm, quae super Lopsang Bransa, lateribus gl. molis Mustagh di- ctae, m. 4500, die Vill a. K. Aug.; 1 3° iuv. in pratis aridis Moni Bransa dictis, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, in regione fl. Tarim, m, 4600, die III a. Id. Iun.; 1 5 iuv. in pratis Chang Tok dictis, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, m. 4930, die V a. Id. Tun. _ Gen. Tiso E. S. 1884 83) Tiso megalops sp. nova. & Corporis totius long. mm. 1.33; cephaloth. mm 0.67; abdom. mm. 0.66; pedum Ii paris mm. 2.5; 2i mm. 2; 3i mm. 1.66; 4i mm. 2.15; palporum mm. 0.60. © Corporis totius long. mm. 1.75; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm 1.2; pedum It paris mm: 25: 2i mm. 175; 31 mm. 1.5 di mm: 2.25; palporum mm. 0.75. Cephaloth. minutissime reticulatus, fere laevis, parum elevatus, ru- fobrunneus. Oculi posteriores in serie recta: medii inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus, quibus quarta parte maiores sunt, spatio MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 179 eorum diametro tertia parte minore, a mediis anticis quibus tertia parte maiores sunt, spatio eorum diametro aequali remoti. Oculorum series antica sat recurva; oculi laterales mediis fere duplo maiores. Oculi an- tici omnes inter se spatio radio mediorum aequali distantes, Clypeus sub oculis excavatus, vix area oculari angustior. Sternum rufobrunneum, parce punctatum. Pedes rufi; tarsi antici metatarsis paullo breviores. Setae sat validae, longiores g. diametrum articulorum, ante mediam partem articuli sitae. Palpi 5° patella femore angustior; tibia elevata, apophysi magna, bis angulosa; tarsus elevatus. Abdomen nigrum. 9 epigyne e tuberculo brunneo simplici, sat elevato, constat. : Inveni speciei huius, ob oculos magnos et appropinquatos distinctis- simae, S' et © in agris apud Gund, m. 2080, die V a. Id. Apr; 3 JS et 9 in agris apud Foto, m. 2900, pridie K. Mai.,; pull. 2 apud fontem sul- phuream calidam apud Chongo, m. 3000, die V a. Id. Mat. Gen. Troxochrus E. S. 1884. 84) Troxochrus kashmiricus sp. nova. d Corporis totius long. mm. 1.5; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 0.8; pedum li paris mm. 2.3; 2î mm. 2.1; Si mm. 1.6; 4i mm. 2.5; palporum mm. 1. © Corporis totius long. mm. 1.75; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 1.15; pedum li paris mm. 2.7; 21 mm. 2.5; 31 mm. 2; 4i mm. 3; palpo- rum mm. I, i Cephaloth. sat elevatus, sine lobo, colore brunneo-rufo, minutissime reticulatus. Oculorum series superior parum procurva, margo anterior oculorum mediorum eadem libra q. centrum ocul. lateralium; oculi me- dii superi inter se spatio eorum radio vix maiore; a lateralibus, quibus ‚tertia parte maiores sunt, spatio eorum diametro tertia parte minore; a mediis anticis, quibus saltem tertia parte maiores sunt, spatio eorum dia- metro dimidio maiore distantes. Oculi antici in serie evidenter recurva, aeguidistantes, inter se spatio mediorum diametro fere aequali remoti. Medii lateralibus tertia parte minores. Quadrangulus oculorum medio- rum antice q. postice vix angustior. Clypeus angustior g. area ocularis, planus. Sternum brunneum, subtilissime reticulatum et parce punctatum. Pedes rufi; tarsi antici metatarsis paullo breviores. Setae tibiarum va- lidae, parum longiores q. articulorum diametrum, media articuli parte sitae. Palpi « tibia apophysi superiore brevi externa; tarsus desuper elevatus, conicus, apice tuberculo chitinaceo acuto, bisecto. Abdomen ni- 180 L. DI CAPORIACCO grum. Epigyne 2 e tuberculo sat elevato brunneo, lateribus duabus pla- gulis rufis crebre punctatis praedito, constat. Sterno scabro et clypeo plano Tr. scabriculo (Wstr.) conferri potest, sed lobo cephalico carenti facile ab eo distinguitur. Inveni speciei huius © in foro Munchi Bagh dicto, in urbe Srina- gar, m. 1700, die X a. K. Apr; 3 S et © in agris apud Kangàn in valle fl. Sind, m. 2000, die II a. Non. Apr.; 2 pull. in glarea fl. Sind, sub Kangan, m. 2000, eadem die; 1 © in colle arido Takht-i-Sulaiman dicto, apud Srinagar, m. 2000, die V a. K. Apr; 1 3° in pratis Karal Marfo dictis, sub partem septentr. valici Boorgi La dicti, m. 4200, pri- die K. Sept; 1 © apud Skardu, in agris, m. 2200, die VI a. K. Mati; 3 O in agris apud Chokpiong, m. 2600 die II a. K. Mai. Gen. Araeoncus E. S. 1884. 85) Araeoncus duriusculus sp. nova. © Totius corporis long. mm. 2 1; cephaloth. mm. 0.85; abdom. mm. 1.65; pedum li paris mm. 2.5; 2i mm. 2.4; 3i mm. 2; di mm. 2,5; palporum mm. 0,85. Cephaloth. rufobrunneus, antice sat crassus. Oculorum series supe- rior levissime procurva, ita ut margo anterior oc. mediorum ante cen- trum lateralium positum sit; oculi medii inter se spatio mediorum dia- metro aequali; a lateralibus, quibus paullo minores sunt, et a mediis anticis, quibus dimidia parte maiores sunt, spatio eorum diametro paullo maiore distantes. Oculi antici in serie leviter recurva; medii inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus, spatio eorum diametro saltem aequali remoti. laterales mediis duplo maiores. Clypeus rectus, aeque latus g. area ocularis. Sternum nigrum, punctatum, latum, sat convexum; coxae posteriores inter se minus g. eorum diametrum remotae; pedes rufi, aculeis parvis parum perspicuis; metatarsi tarsis evidenter longio- res. Abdomen brunneo-nigrum, sat induratum et punctatum, pilis rufis parcis brevibusque vestitum. Epigyne e callo nigro, sat elevato, piloso, desuper aream laevem, rufam, fere cordiformem, duobus tuberculis rufis striatis munitam, praebente, constat. Speciei huius, ob oculos superiores aequidistantes Araeoncis, ob te- gumenta iudurata et ob aculeos pedum fere invisibiles Troxochris similis; inveni 2 2 in pratis Lopsang Bransa dictis, lateribus gl. molis Mustagh dictae, m. 4500, die XIV a. K. lun.; 3 © eodem loco, die IV ET LR Pee NEI NL REI a iy RR = jel, ver N dar Letra» Fate ag MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 181 a. Id. Iun., 1-9 in pratis apud frontem glac. molis Biange dictae, m. 4430, die X a. K. Aug. Gr. POCADICNAMEAE Gen. Pocadicnemis E. S. 1884. 86) Pocadicnemis desioi sp. nova. S Corporis totius long. mm. 1.25; cephaloth. mm. 0.75; abdom. mm. 0.62; pedum li paris mm. 1.05; 2i mm. 1.5; Si mm. 14; 4i mm. 1.75; palporum mm. 0.55. 2 Corporis totius long. mm. 1.25; cephaloth. mm. 0°7; abdom. mm. 0.75; pedum li paris mm. 1.6; 2î mm. 14; 3i mm. 1.35; 4i mm. 1.65; palporum mm. 0.55. Cephaloth. sternumque laevia rufo brunnea; S'cephaloth, antice ma- gnopere productus; tuber anticum fere aeque longum q. cephalothoracis pars reliqua, antice truncatum et parce pilosum; 9 cephaloth. sat convexus, antice rotundatus. Oculi superiores 3° in serie sat procurva, mediorum margo anterior eadem libra q. margo posterior oculorum lateralium; medit inter se spatio eorum diametro aequali, a lateralibus spatio eorum diametro duplo; a mediis anticis spatio eorum diametro triplo distantes; laterales superiores mediis duplo maiores, lateralibus anticis paullo minores; oculi medii inter se aequales. Oculi superiores 2 in serie recta; medii superiores inter se spatio eorum diametro, a lateralibus, quibus paullo minores sunt, spatio tertia parte maiore, a mediis anticis, quibus fere duplo maiores sunt, spatio eorum diametro duplo remoti; laterales la- teralibus anticis paullo minores. Oculi antici S et © in serie recta, aequidistantes, inter se spatio diametro mediorum anticorum aequali re- moti; laterales mediis fere triplo maiores. Clypeus &' saltem duplo area oculari latior; 9 aeque lalus q. area ocularis. Palpi pedesque rufi; aculei pedum breviores q. articulorum diametrum; tarsi omnes metatarsis aeque longi. Palpi 3° femur sat elongatum, patella brevis, tibia parte basali tuberosa, apice apophysibus 3, quarum superior est longa, obtusa ac sinuata, media sat crassa, recta et acuta, lateralis autem acuta et uncata; bulbus globosus. Abdomen nigrum. Epigyne 9 e tuberculo brunneo me- diocri, simplici, constat. Speciem hanc P. prominenti E. S. similis, sed forma et numero aphophysarum tibialium palpi Set oculis mediis posterioribus magis 182 : L. DI CAPORIACCO appropinquatis distinctam, dico Prof. A. Desio, geologo itinere nostro in montibus Caracoram Speciei huius inveni 2 3° et © in agris apud Olthighang, m. 2600, in media regione aridissima sitis, die VIII a. K. Mai; et 3° in agris apud Dusso, m. 2400, die III a. K. Mai. | | Gr. LOPROCARENEAE Gen. Lophocarenum Menge 1886. 87) Lophocarenum radicicola (L. K.) 1875° 5 Jg e © nel terriccio d’un vallone sopra Pajù m. 3650, 29 Luglio; 5 © nell’oasi di Tsok in val Punmah, m. 3480, 4 Agosto. Non sono ben certo dell’identificazione di questi esemplari, che sono tutti immaturi, ma la forma del lobo cefalico e la posizione degli occhi mi fanno ritenere di avere effettivamente a che fare con esemplari di questa specie’ Hab.: Alpi, Europa centrale e occidentale. Gr. MASONEAE Gen. Minicia Thor. 1875. 88) Minicia vittata sp. nova. D Corporis totius long. mn. 2.3; cephaloth. mm. 0.7; abdom. mm. 1.0; pedum It pari mm. 2.1; 2i mm. 2; 3i mm. 1.9; 4i mm. 2.5; palpo- rum mm. 0.0. Cephalothorax humilis, luteus, area oculari nigra, limbo subtilissimo nigro et macula fusca media fere obsoleta. Oculi posteriores in serie non multo procurva; medii inter se spatio eorum diametro aequali, a. lateralibus, quibus vix matores sunt, spatio eorum radio aequali; a mediis anticis, quibus vix quarta parte maiores sunt, spatio eorum diametro paullo maiore remoti. Oculi antici in serie fere recta; medii inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus, quibus vix minores sunt, spatio eorum diametro vix maiore remoti. Clypeus aeque latus g. area ocularis. Sternum brunneum; pedes palpique lutei; pedes sat robusti: MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 183 tarsi metatarsis valde breviores. Femora omnia aculeo singulo sat longo inferiore; patellae aculeo singulo superiore; tibiae aculeo singulo supe- riore, longiore q. articuli diametrum, media parte articuli sito; praeterea tibiae li et 2i paris subtus antice 5 aculeis longis, validis, postice acu- leis 3-4 armatae; tibiae coeterae aculeo singulo inferiore. Abdomen lu- teum, vitta subtili obscura longitudinali. Epipyne e callo luteo constat, lateribus duabus foveis parvis et processu brevi et lato laterali, nigro. Oculis medtis anticis lateralibus vix minoribus et numero aculeorum femorum, nec non colore a M. marginella Wid. facile distinguitur. | Speciei hutus invent 1 © in valle herbida et humorosa super prata Urdukas dicta, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4250, mense Iunio. Superf. Thomisiformia Fam. THOMISIDAE Subfam. DIAEINAE Gen. Tmarus E. S. 1875. 89) Tmarus stellio E. S. 1875. Una © iuv. di Garhi, in valle Jehlun, m. 1200, 25 Marzo, concorda in tutto con la desrizione del Simon, salvo che pel colorito, che è uni- formemen’e giallognolo. Hab. Francia. Subfam. MISUMENINAE Gen. Misumena Latr. 1801. 90) Misumena tricuspidata (F.) 1675 var. concolor var. nova. A typo differt tegumentis omnino albicantibus, sine ulla macula ni- gra. Cum oculi superiores medii inter se paullo magis q. a lateralibus re- moti sint et antici omnes sint aequidistantes, varietas haec certe Ni. tricuspidatae (F.) nec M. expallidatae Cor. pertinet. Inveni speciei huius 2 5 iuv. apud Gol, m. 2300, die VIII a. K. Mai.; 12 © apud Shigar, m. 2200, die VIII a. K. Sept.; 13 Sg et © iuv. apud Skardu, m. 2200, die IV a. K. Sept. 2 © iuv. apud Garhi, m. 1200, die VII a. Id. Apr. Typus habitat regionem totam holarticam. 184 L. DI CAPORIACCO Gen. Thomisus Walck. 1805. 91) Thomisus albens Cbr. 1885. © iuv. nella zona sabbiosa attorno a Surparaghä, m. 2200, 24 Ago- sto; 2 © iuv. a Shigar, m. 2200, 24 Agosto; 2 2 a Skardu, m. 2200, 28 Ag. Appare limitata alle zone piu basse del Baltistan. Hab.: Turkestan Orieniale. Subfam. XISTICINAE Gen. Xysticus C. L. K. 1835. 92) Xysticus maculatus Cbr. 1885. - Credo di poter riferire a questa specie alcuni esemplari; i colori concordano abbastanza bene: non si può esserne sicuri, dato che la descrizione del Cbr., come molte altre di quest’autore, è pressochè inservi- bile: egli si dilunga a descrivere i colori e trascura di descrivere occhi, spine, epigine, unici caratteri servibili per distinguere le specie di que- sto genere. Credo perciò utile di riportare qui la descrizione degli esemplari da me raccolti: cd Corporis totius long. mm. 3.3; cephaloth. mm. 1.6; abdom. mm. 2; pedum It paris mm. 7; 2i mm. 6; 3i mm. 4.4; di mm. 4.5; patpo- rum mm, 1.5. i Cephaloth. ovatus, tuberis ocularibus parum prominentibus. Oculi medii quadratum designantes, antici inter se paullo magis g. a laterali- bus remoti; inter se enim spatio eorum diametro quintuplo, a lateralibus quibus dimidio minores sunt, spatio diametro triplo maiore distant. Oculi seriei posterioris aequidistantes, inter se spatio mediorum diametro fere quintuplo distantes. Medii inter se aequales, later. antici posterio- ribus evidenter maiores. Abdomen ovatum, corpus parce pilis nigris ve- stitum Cephaloth. brunneoniger, macula centrali V-formi flavida, in- terdum indistincta, et oculis lateralibus in maculis nigris sitis. Abdomen nigrum, antice limbo albo angusto sed evidentissimo notatum; sternum nigrum; femora brunneonigra, posteriora interdum colore dilutiore; pa- tellae tibiaegue nigrae, vittis longitudinalitus rufobrunneis, praesertim paribus posterioribus evidentibus; metatarsi tarsique rufobrunnei. Femur li paris seriebus duabus aculeorum superiorum 3 nigrorum sat longorum sed diametrum articuli non attingentium; femora 2i et 3i paris aculeis binis; MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 185 4i aculeis 3. Tibiae li, 2i et 3i paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum longorum brunneorum; praeterea 1° pari serie laterali externa, 2° serie interna et externa, et 3° pari serie interna binorum aculeorum brevium et desuper I° et 3° pari aculeo brevissimo, 2° aculeis binis; tibia 4i paris autem 2 aculeis superioribus et utringue serie laterali et serie inferiore binorum aculeorum. Metatarsi li et 2i paris subtus dua- bus seriebus 3 aculeorum, et utrinque serie laterali binorum aculeorum; I° pari aculeus parvus lateralis superior internus apicalis adest. Metat. 3i paris 2 aculeis superioribus et utringue serie laterali binorum acu- leorum; 4i autem 2 aculeis superioribus et utrinque serie laterali et se- rie inferiore binorum aculeorum. Palpi tibia 3 apophysibus crassis, haud longis; bulbus fere orbicularis, sine apophysibus, antice non incisus, stylo mediocri, nigro. 2 non ad. Corporis totius long. mm. 4.5; cephaloth. mm. 2; abdom mm. 2.75; pedum li paris mm. 5.75; 21 mm. 5; 3i mm. 4.25; 4i mm. 4.25; palporum mm. 12. Cephaloth. et abdom eadem fere forma g. 3; oculi sicut in & sed. oculi medii poster. a lateralibus g. inter sese evidenter remotiores. Cepha- loth. brunneus, subtilissime albolimbatus, fascia laterali angusta et in- distincta lutea; et desuper vitta lata lutea, postice angustata, antice apud oculos evidenter infuscata. Abdomen brunneoflavidum, sine ulla pictura distineta. Sternum brunneum; pedes lutei, femora, patellae tibiae me. tatarsique maculis magnis non regularibus brunneis, vittas fere in- distinctas interdum designantibus. Palpi lutei. Femur li paris aculets 3; 21 et 4i paris aculeo singulo; 3i aculeis binis. Tibiae omnes subtus duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum; praeterea 4° pari quo- que duobus aculeis superioribus. Metatarsi li et 21 paris duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et utrinque serie laterali binorum aculeorum; metatarsi 3i paris duabus seriebus inferioribus et serie laterali supe- riore externa binorum aculeorum, et aculeis duobus superioribus; #i paris intus serie inferiore binorum aculeorum et aculeo laterali inferiore et aculeo laterali superiore; parte externa aculeo singulo inferiore. Aculei pedum posteriorum haud facile a setis distinguendi. Epigyne non ad- huc adulta. ' Species haec bulbo antice non inciso et colore a X. ninnii Th. d, stylo breviore et paucis aculeis tibialibus a X .robusto (A) oJ et a X. lu- ctuoso (B.) 3; forma apophysarum tibiarum palpi et colore a X. concinno Kroneb. 3; colore et aculeis pedum a X. bifasciato C. K. ©, quibus conferri potest, distinguitur. Inveni speciei huius 5 3° et © non adhuc adulti in agri apud Pa- 186 ~ I. DI CAPORIACCO shwari, grado super fl. Kishanganga sitis, m. 2900, solo, inter coespita, die II a. Non. Sept.; I © in pratis apricis apud Kamri, m. 2400. die I a. Non. Sept. Hab.: Monti tra il Kashmir e il Punjab. 93) Xysticus cristatus (C. L.) 1757. 2 Ze Ga Gund, tra i campi, m. 2080, 9 Apr.; 1 a Kangan, m. 2000. 3 Apr.; 1 © a Skardn, nelle zone sabbiose attorno all’oasi, m. 2200, 24 Aprile; 2 iuv. a Dusso, nell’oasi, m. 2400, 18 Ag.; 1 9 ad Askole, m. 3100, nell’oasi, Maggio; 2 g e © nei boschi di ginepro del Boorgi Nullah, m. 3200, 31 Agosto. Hab. Europa, Algeria, Asia Anteriore, Turkestan, Siberia. 94) Xysticus acerbus Th. 1872. 3g e © nell’oasi di Juno, m. 2300, 22 Agosto. Hab. Europa Mer. e centrale, Turkestan, Siberia. Gen. Oxyptila E. S. 1864. 95) Oxyptila baltistana sp. nova. Corporis totius long. mm. 6; cephaloth. mm. 3; abdom. mm. 3; pe- dum li paris mm. 11.5; 21 mm. 11.5; 3t mm. 8; 4i mm. 8.5; palpo- rum mm. 3.5. Cephalothorax ovatus, tuberis ocularibus sat prominentibus. Oculi medii trapetium disignantes, antice evidenter latius, et antice aeque latum g. altum. Oculi medii antici mediis posticis parum maiores, lateralibus anticis duplo minores. Oculi laterales posteriores lateralibus anticis tertia parte minores. Oculi medii antici inter se spatio eorum diametro plus g. quadruplo distantes, a lateralibus spatio eorum diametro duplo distantes. Oculi postici fere aequidistantes, inter se spatio mediorum posteriorum diametro fere quadruplo distantes. Abdomen ovatum; cor- pus setis nigris et paucis setis claviformibus brevibus albis vestitum. Corpus omnino flavidorufum, cephalothorace obscuriore, limbo subtilis- simo albo, et vitta flava lata superiore, antice triangulo magno rufo anteriore notata. Abdomen concolor, antice tamtum limbo albo sub- tili. Pedes palpique brunneorufi; bulbus brunneus. Femur li paris de- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 187 super aculeis 3, antice aculeis 4; 2i et 3i paris aculeis 4; 4i aculeis 3 Tibiae li et 2i paris subtus duabus seriebus binorum aculeorum, et utringue serie laterali superiore 3 aculeorum; tibia Si paris subtus duabus seriebus et utrinque serie laterali 3 aculeorum; tibia 4i paris subtus duabus seriebus 3 aculeorum, utrinque serie laterali superiore bi- norum aculeorum et desuper aculeo parvo. Metatarsi omnes duabus seriebus inferioribus et utringue serie laterali aculeorum praediti; aculeorum numerus seriebus inferioribus li paris est 5; 2i paris 4; Si et 4i paris 2; seriebus lateralibus li et 2i paris est 2; 3i et 4i est 3. Tibia palpi 3 aphophisibus praedita, quarum inferior, longa, hyalina apice incrassato et truncato; lateralis obtusa, apice incrassata et coriacea; superior enim sensim attenuata, setis longis munita. Bulbus rotundus, carina crassa helicoidali et apophysi singula, parva, media, laminaeformi; stylus magnus, bulbum totum circumveniens. © Corporis totius long, mm. 6.5; cephaloth. mm. 3; abdom. mm. 4; pedum li paris mm 11.3; 2i nm. IE 3: nn. 10.5; 4 mm. 9 par porum mm. 3. Oculi sicut in 35° sed medii post. a lateral. plus g. inter se, spatio eorum diametro plus q. duplo distantes. Cephaloth. ut in g' sed vitta flava antice tantum infuscata. Pedes colore dilutiore g. in 3. Corpus setis crassis clavatis crebris brevibus vestitum. Femur li paris aculeis 3; coetera femora aculeo singulo parvo armata. Tibiae li et 2i paris subtus duabus seriebus 4 aculeorum; praeterea desuper tibia li paris duobus aculeis parvis munita: tibiae 3i et 4i paris subtus duabus seriebus 3 aculeorum et desuper aculeis conspersis, quorum numerus tibia 3i paris est 3, quarti autem. 2 Metatarsi omnes duabus seriebus inferioribus et utringue serie laterali aculeorum praediti, aculeorum numerus seriebus infertoribus est 4, pari 1° 2° et 3°; pari 3° autem 2; seriebus lateralibus li et 4i paris, 4; 2i et Si, 3. Aculei omnes breves; femoribus brevis- simi; paribus posterioribus haud plane a setis distinguendi. Epigyne e fovea constat, quae carina magna, obtusa, postice latiore, in duas areas dividitur; areae ambae postice tuberculo nigro obtuso parvo prae- ditae. Ob multo aculeos femoris li paris, speciei huius 3° fere ab omnibus speciebus generis; colore et forma palpi ab O. xysticiformi di Cap. 3° (vide infra); £ colore et quadrato oculorum regulari ab O. blitea E. S. et ab O. pseudoblitea £. S.; colore, et forma epigynis ab. O. xysticiformi di Cap. 9 distinguitur. i Speciei huius inveni © 1 in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m.4000, mense Maio; 8 &. © et pulli eodem loco, 188 > L. DI CAPORIACCO mense Iunio; 1 © eodem loco, mense Iulio, 2 § etQ iuv. super mo- renam veterem, coespitibus vestitam, glaciatam molem Baltoro obtegentem, apud Urdukas, m. 3950, mense Maio; 5 d, 9 et iuv. eodem loco, mense Iulio; 2 © et 2 io pratis aridis Liligo dictis, apud glac. molem Baltoro dictam, m. 4009, die XVI a. K. Iunias. 96) Oxyptila xysticiformis sp. nova. S Corporis totius long. mm. 3.5; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm. 2; pedum li paris mm. 6; 21 mm. 6; 3i mm. 4.75; 4i mm. 4.75; palpo- rum mm. 2. Cephaloth. ovatus, tuberis ocularibus sat prominentibus. Oculorum mediorum area non multo longior g. amplior, antice latior. Oculi medii antici inter se spatio eorum diametro fere quadruplo distantes; a late- ralibus anticis, quibus dimidio minores sunt, spatio mediorum plus q. duplo; a medtis superis, quibus paullo maiores sunt, spatio medio- rum anticorum diametro quadruplo distantes. Oculi medii superi inter se spatio eorum diametro fere quadruplo, a lateralibus spatio eorum diametro saltem quintuplo distantes. Oculi later. sup. mediis superis Sere duplo maiores; oculorum series posterior non multo recurva. Abdomen ovatum. o Corpus pilis nigris vestitum, setis longis, maxime cephalothoraci conspersis; inter pila nonnullae setae clavatae adsunt. Cephaloth. brun- neus, lateribus irregulariter albomaculatus, et oculis superioribus in ma- cults albis sitis; praeterea desuper vittae binae albae subtilissimae ad- sunt, quae ab oculis lateralibus superioribus proficiscuntur, et sensim appropinquatae sese ad tertiam cephalothoracis partem coniungunt. Ab- domen colore griseonigrescente; antice irregulariter albomaculatum et albolimbatum; dimidia parte posteriore vittis subtilissimis albis tran- sversis notatum. Pedes rufobrunnei, metatarsis tarsisque colore dilutiore. Femora patellae tibiaeque subtus crebre nigropunctata; desuper maculis magis nigris ornata, quae annula designant. Palpi brunnei. Femur li par isaculeis 7, 2i ac. 4; 3i et Ai acul. 3. Tibiae et metatarsi omnes subtus duabus seriebus 3 aculeorum et utrinque serie laterali binorum aculeo- rum armatae. Palpi patella sine aphophysibus; tibia aphophysibus 3 crassis, quarum inferior coeteris brevior, apice rutundato; coeterae apice uncato. Bulbus ovalis, tuberculo magno, conico, obtuso in medio bulbo sito, et stylo sat longo, libero, annulum designante. © Corpus parce setis crassis vestitus: setae plerumque parvae et cla- Rapa MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 189 vatae; inter eas autem praesertim marginibus cephalothoracis, setae longae obtusaeque adsunt. Cephalothorax brunneus, desuper vitta flava lata, et lateribus irregulariter albo fasciatus. Vitta supera antice triangulo fusco, postice sensim attenuato, tertiam partem posteriorem cephalotho- racis attingente, ornata. Abdomen flavidum vel albidum, interdum co- lore antice rufescente, 3 paribus macularum nigrarum notatum; praeterea crebre et subtilissime nigropunctatum: interdum puncta et maculae folium designant, intus flavum et antice vitta parva brunnea longitudinali. Sternum flavum, crebre nigropunctatum. Pedes lutei, nigromaculati et ni- gropunctati: maculae desuper, praesertim tibiis, annula incompleta de- signant. Palpi flavi. Femur li paris ac. 3; 2i et 3i paris aculeo singulo tenui, di inerme. Tibiae li, 2i et 3i paris desuper aculeo singulo brevi, 4i autem duobus aculeis sat robustis munitae; subtus tibiae It et 21 paris duabus seriebus 3 aculeorum; 3i et 4i paris autem duabus seriebus bi- _ norum aculeorum. Metatarsi li et 2i paris subtus duabus seriebus acu- leorum, quarum anterior aculeis 3, posterior ac. binis constat: lateribus utrinque series binorum aculeorum. adest. Metat. 3i et 4i paris subtus antice serie binorum aculeorum; postice aculeo singulo terminali; lateribus utringue aculeus terminalis adest. © Corporis totius long. mm. 4.25; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm. 3; pedum li paris mm. 5.5; 2i mm. 5.5; 3i mm. 4.25; 4i mm. 4.25; palporum mm. 1.5. Notae sicut in; epigyne e tuberculo rufo constat, antice fere tran- sverso, postice in parte dimidia protecto, et excavato. Species haec praesertim O. blitea E. S. et O. pseudoblitea £. S. conferri potest; colore ab ambabus; oculis mediis inaequalibus ab. O. blitea E. S.; setis longis et brevibus, ab O. pseuodoblitea differt. Speciei huius inveni specimina multa ubique: 2 © pull. apud Gund, m. 2100, die IV a. Id. Apr.; 1 © in Dras, m. 3100, apud nivem, die XVII a. K. Mai.; 1 © inter arbores apud Dandal, locis aridis, m. 2900, die XVI K.a. Mai; 2 © in glarea fl. Sooroo m. 2700, apud Khargil, die XIV a. K. Mai.; 1 2 in loco sabuloso et petroso apud Khabr, m. 2900, die XVI a. K. Mai.; I © in loco sabuloso et aridissimo apud pontem Karal super Sooroo fl., m. 2650, eadem die; 14 pulli apud Shigar, in agris irriguis, m. 2200, die VII a. K. Sept.; 1 pull. in montibus aridis super Khutty, m. 2800, die VI a. K. Mai; 1 © in locis sabulosis art- dissimis apud Surparaghä, m. 2200, die IV a. K, Sept, 1 © apud Biano in planitie arida, parce coespitosa, m. 2500, die II a. K. Mai; 2% in pratis siccis, colle inter Dusso et Biano sitis, m. 3000, die eadem; 1 © inv. in agris irriguis apud Chokpiong, m. 2600, eadem die; 1 © iuv. eodem 190 | L. DI CAPORIACCO loco, die XVI a. K. Sept; 3 3 et © iuv. in loco sabuloso apud Hoto, m 2900, XVII a. K. Sept.; 1 © in agris irriguis apud Hoto, eadem die; 1 © in glarea fl. Braldo, sub Askole, m. 3000, mense Maio; 1 © in agris apud Askole, m. 3100, mense Maio; 6 pulli, eodem loco, die HI a. K. Aug.; 3 © in pratis aridis super Askole, m. 3150, mense Maio; 6 © iuv. eodem loco die XVIII a. K. Sept.; 2 9 in pratis aridis apud fontem sulphuream calidam apud Chongo, m. 3100, mense Maio; 1 5 suv. eodem loco, die XVII a. K. Sept.; 1 © in agris petrosis aridisque Biahò dictis, apud fromtem gl. molis Biafo dictae, m. 3000, die V a. Id. Mat.; pulli 4 in agris petrosis Korophon dictis, m. 3000, die V a. Id. Aug.; 2 © iuv. in pratis aridis et parce coespitosis apud pontem fl. Punmah, Jula dictum, m. 3100,die II a. Non. Aug.; pulli 3 in humu inter | arbores in medio grado arido super fl. Punmah, Bolla dicto, sitos, m. 3200, die VF a. Id. Aug.; 1 © in loco sabuloso inter salices, rosas ta- mericesque, in media planitie Punmah dicta, sitos, m. 3500, Non. Aug‘; 1 © tuv. inter arbores in loco Tsok dicto, m. 3490, die VI a. Id. Mai.; 2 © iv. eodem loco, pridie Non. Aug; 2 © inter arbores in valle sitas supra Pajù, m. 3500, Id. Mat; I 9 iuv. inter detrita apud locum Bar- dumal dictum. lateribus fl. Biaho, m. 3300, pridie Id. Mai; 2 © in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 2 2 iuv. eodem loco, in mense Iunio; 1 © in vallecula herbida et humorosa super Urdukas, m. 4250, mense Iulio; 2 © iuv. inter petras morenae coespitibus graminibusque parce vestitae, paucam glaciem gl. molis Baltoro dictae obtenctantis, m. 3950, mense Iulio; 1 © iuv. in pratis aridis Koberzeken dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 3800, die Va. K. Aug.; 1 9 iuv. in pratis super rupem inter gl. moles Bal- toro et Mundu dictas sitis, m. 4300, die II a. Non. Iun.; 2 © eodem loco, mense Julio; 1 © in pratis Lopsang Bransa dictis, latere gl. molis Mustagh dictae sitis, m. 4500, die XIV a. K. Iun; 7 3 et © eodem loco, die VII a. Id. Iun.; 3 3° et © eodem loco, mense lIulio; 1 SS iuv. apud frontem gl. molis Staghar dictae, m. 4730, die III a. K. Tul; 5 pulli in valle herbida et humorosa apud Thla Brok, m. 4000, die II a. Id. Aug.; pulli 3 in valle herbida Chhota Deosai dicta, m. 3800, die III a. Non. Sept; 1 © in pratis Karal Marfo dictis, sub valicum Boorgi La, m. 4200, pridie K. Sept. 97) Oxyptila pseudoblitea E. S. 1880. 1 9 tra i sassi sul colle Takht-i- Sulaiman presso Srinagar, m. 2000, 6 Sett. Hab. Cina. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 191 98) Oxyptila spinosissima sp. nova. © Corporis totius long. mm. 9; cephaloth. mm. 4.75; abdom. mm. 0; pedum H. paris mm. 14; 21 mm: 13.5; 3¢ mm. 10.254: mm. 10.5; palporum mm. 4. Corpus brunneum, colore soli. Sternum flavidum, vitta media nigra extremitatibus angustata et maculis nonnullis lateralibus nigris. Tegu- menta setis brevibus clavatis vestita. Oculi parvi, in lineis fere aeque recurvis positi. Oculi medii antici lateralibus duplo minores; inter se q. a lateralibus fere duplo distantes; spatium inter medios et laterales an- ticos fere duplum diametri oculorum lateralium anticorum adaequat. Oculi medi superi lateralibus superioribus et mediis anticis fere aequales; oculi superiores aequidistantes; area oculorum medioruni antice et postice aeque lata, longior gq. amplior. Clypeus dimidiam circiter aream ocula- rem adaequat. Pedes omnes setis crassissimis, aculeos simulantibus, in- structi. Femora 11, 2i dt 3i paris aculeo singulo superiore; tibiae duabus seriebus inferioribus, 1‘ et 2' pari aculeis 5; 3' et 4° autem aculeis 3 costantibus, armata; metatarsi li et 21 paris duabus seriebus inferioribus 6-7 aculeorum, utrinque serie laterali inferiore 4-5 aculeorom et serie laterali 1-2 aculeorum; metat.3i paris utrinque serie inferiore 4 aculeo- rum, serie laterali inferiore binorum vel 3 acul. et serie laterali binorum aculeorum; 4i paris autem duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et utringue, apicem versus, aculeo laterali armati. Aculei pedum anteriorum validissimi et robusti, pedum posteriorum autem difficile a setis distin- guendi. Epigyne e tuberculo sat elato, lateribus rufo, parte media et an- tice pallide luteo, constat. Speciei huius, ob multos aculeos laterales metatarsorum ab aliis speciebus generis distinctissimae, inveni © in glarea fl. Sooroo, apud Khargil, m. 2700, die XV a. K. Mai. Subfam. PHILODROMINAE - Gen. Thanatus C. K. 1837. 99) Thanatus balestrerii sp. nova. 2 Corporis totius long. mm. 4.5; cephaloth. mm. 3; abdom. mm. 2.5; pedum li paris mm. 8; 2i mm. 9; 3i mm. 8.5; Ai mm. 11; pal- porum mm. 3. 192 L. DI CAPORIACCO Cephaloth. latus. Oculorum series antica valde recurva; oculi fere aequidistantes; inter se spatio mediorum anticorum diametro fere duplo distantes; oculi medii lateralibus evidenter minores, mediis superioribus a quibus spatio eorum diametro quintuplo distant, vix minores. Oculo- rum series posterior recurva; oculi medii inter se spatio corum diametro triplo remoti; a lateralibus, quibus minores sunt, spatio vix minore di- stantes. Oculi laterales antici et superiores subaequales, inter se spatio saltem eorum diametro triplo distantes. Abdomen ovatum. Corpus colore rufobrunneo, cephalothorace lateribus infuscato, parte superiore tribus vittis brunneis longitudinalibus; subtus dilutiore; abdomen desuper co- lore dilutiore sed vitta brunnea lanceolata ornatum. Corpus omnino crebre fulvopilosum; pedes setis crebris, longis, albidis muniti. Femur li paris desuper aculeis 3 longis; 2i et 31 paris inermia; 4i paris aculeo singulo. Tibiae omnes subtus duabus seriebus 3 aculeorum; lateribus utrinque serie aculeorum armatae, quae 1°, 2’ et 3° pari aculeis binis; 4° enim aculeis 3 constant. Metatarsi li, 21 et 3t paris subtus seriebus duabus binorum aculeorum; 4i paris autem duabus seriebus inferioribus et utringue serie laterali 3 aculeorum muniti. Epygine e tuberculo magno crasso rufo constat, fovea magna, postice triloba, excavato. S non cognosco. | Forma epigynis species haec a Th. arenario 7}. cui conferri potest, distinguitur. Invenerunt speciei huius specimina 4 © dom. prof. A. Desio et M. _Balestrert, cui speciem dico, cacumine herbido apur frontem gl. molis Staghar dictae, in valle fl. Shaksgam. m. 4650, die HI a K. Tal. 100) Thanatus arenarius Th. 1872. 2 © ad Askole, zona sassosa arida sopra l’oasi, m. 3150, Maggio: 1 © alla confluenza Braldo-Basha, m. 2300, in zona stepposa, 28 Aprile, Hab. Europa, Turkestan. Vacchellia nov. genus. Cephalothorax humilis, aeque longus ac latus. Oculorum series am- bae recurvae, antica magis g. posterior. Oculi medii postici a sese g. a lateralibus paullo remotiores. Oculi medii antici lateralibus paullo minores: medii inter se g.a lateralibus valde remotiores. Area mediorum antice q. postice angustior; evidenter longior q. latior. Clypeus area oculari evidenter latior. Sternum latum, cordiforme, postice breviter at- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 193 tenuatum; coxae posteriores disiunctae. Pedes aculeati. Pedes 2i paris pedes 4i paris multo superantes. § palpi tibia apophysi singula uncata armata. Area oculorum mediorum longiore q. latiore et apophysi singula tibiae palpi 3g a Philodromo; oculorum serie posteriore non multum recurva et pedibus 4i paris pedibus 2i paris brevioribus a Thanato; oculorum area non duplo longiore g. latiore et pedibus longis a Petrico; oculis anticis inter se inaequalibus ab Hirrio differt. Dico genus hoc memoriae dom. N. Vacchelli, tempore itineris nostri Regiae Soc. Geogr. Ital., cuius sub auspicibus iter in montibus Cara- coram factum est, praefecti. 101) Vacchellia baltoroi sp. nova. SJ Corporis totius long. mm. 3; cephaloth. mm. 1. 33; abdom. mm. 2; pedum li paris mm. 6; 2i mm. 8; 3i mm. 4.5; 4i mm. 6; palporum mm. 1.75. © Corporis totius long. mm. 5.5; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. 4; pedum li paris mm. 8; 2i mm. 9; 3i mm. 4.75; 4i mm. 8; palporum mm. 2. Cephaloth. aeque longus ac latus, rufus, desuper vitta lata flava longitudinali media, quae vittam longitudinalem subtilissimam brunneam antice obscure bifidam, continet. Oculi postici in linea parum recurva: medii a lateralibus, quibus fere dimidio minores sunt, spatio eorum dia- metro duplo; inter se spatio fere eorum diametro triplo remoti. Oculi antici in linea valde recurva; medii a lateralibus, quibus evidenter mi- nores sunt, spatio eorum diametro aequali, inter se spatio duplo distantes. Oculi medii antici superioribus evidenter minores. Area ocularis saltem tertia parte longior g. amplior.Clypeus area oculari evidenter latior. Pedes rufi, concolores. Femur li paris 3° aculeis 5, 2 aculeis binis;+2i paris 3° ac. 3; 9 ac. binis; 3i paris § ac. 3; © ac. singulo; 4i paris J ac. binis, © ac. singulo. Tibiae omnes Set © duabus seriebus inferiori- bus et utrinque serie laterali 3 aculeorum; praeterea 1°, 2° et 4° pari series superior binorum aculeorum et 3° pari aculeus superior singulus adsunt. Metatarsi omnes 3° et © subtus duabus seriebus binorum aculeorum et praeterea 1°, 3° et 4° pari aculeo saperiori singulo; 2° pari autem aculeis binis. Aculei omnes longissimi. Palpus 5 longus, tibia apo- physi singula uncata armata, bulbo parvo, antice truncato, stylo brevi praedito. Abdomen oblongum albidum, desupcr vitta longitudinali brun- nea, tertiam partem posteriorem abdominis non attingenti, ornatum; po- Mem. Soc. Entom. It., XIII-15-IX-1934 13 194 L. DI CAPORIACCO stice duae vittae brunneae laterales superiores adsunt, quae tertiam partem anteriorem abdominis attingunt, ita ut inter eas et vittam mediam spatium albidum religuum sit. Epigyne 9 e callo flavo, a sulco rubro e carina lata humili, longitudinali diviso, constat. Sternum cordiforme aeque latum q. longum, flavum, subtilissime nigropunctatum. Inveni spec. huius 11 3J°, © et iuv. in pratis Urdukas dictis, lateribus glac. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Iun., 2 © iuv. eodem loco, mense Mato; 9:9, Pet pull. eodem loco, mense Iulio; 1 © iuv. in pratis super rupem sitis, quae inter gl. moles Mundu et Baltoro dictas jacet, m. 4300, mense Julio; 1 3° iuv. in pratis Lopsang Bransa dictis, late- ribus gl. molis Mustagh dictae, m. 3500, die XIV a. K. lun; I iuv. eodem loco, die VII a. Id. Iun., 1 3. iuv. in loco Pajù dicto, inter ar- bores, m. 3500, die IV a. K. Aug., 1 © inter arbores in pratis Tsok dictis in valle fl. Punmah, m. 3490 die IV a. Id. Mai, 1 © iuv. super morenam gl. molis Gasherbrum dictae, m. 4400, die IV a. Non. Iul.; 1 © in pratis aridis Liligo dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 3900, Id. Mai. | | 102) Vacchellia thorelli (Cbr.) 1872. (?) 1g pull. a M.te Gandkakar, m. 2800, 4 Apr.; 1 © pull. nel letto sassoso del Sooroo sotto Kargil, m. 2700, 17 Apr.; 1 9 iuv. a Karmang, in zona arida con cespugli di Artemisia, m. 2400, 19 Apr.; 1 cf iuv. a Skardu, nelle sabbie attorno all’oasi, m. 2200. 24 Aprile. Non attribuisco senza esitazione a Philodromus thorelli Cbr. questi giovani esemplari; essi mi paiono però identici ad altri da me studiati provenienti dal deserto Libico. Certo Phil. thorelli Cbr. va riferito al gen. Vacchellia e differisce da V. baltoroi per avere gli occhi medii eguali tra loro, e quelli superiori equidistanti. Hab.: Egitto, Palestina, Turkestan. Cirenaica. Gen. Philodromus Walck. 1825. 103) Philodromus lepidus Th. 1870. Comune in tutto il Baltistan, al di sotto della zona dei ghiacciai: 1 © a Khargil nella zona sabbiosa attorno al bungalow, m. 2700, 17 Apr.; 1 © a Surparagha tra le sabbie che circondano l’oasi, m. 2200, 28 Agosto; 1 © a Skardu, nell’oasi, m. 2200, 28 Ag.;5 Ge © nell’oasi di Shigar, m. 2200, 25 Ag.; 5 pulli a Juno, m. 2300, 23 Ag.; 3 pulli a MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI | 195 Dusso, nell’oasi, m. 2400, 28 Apr.; 3 © nella stessa località, 18 Ag.; 2 © pure a Dusso, tra le roccie sopra l’oasi, m. 2450, 18 Ag; 1 © iuv. sulla sabbia presso il ponte Jula di Hoto, m. 2900, 15 Ag; 1 pull. a Bardumal tra i cespugli lungo il Biaho, m. 3300, 2 Ag.; 2 pull. in un’oasi di tamerischi nel letto del Biaho, poco a monte di Bardumal, m. 3300, 14 Maggio; 2 © nello stesso luogo, 2 Ag.; 1 pull. a Thla Brok, in prati umidi, m. 4000, 11 Ag.; 1 9 sulla terrazza stepposa di Skiniltal- mosa in val Punmah, m. 3200, 4 Ag.; 3 © e pulli nell’oasi con prati verdi ed alberi di Tsok in val Punmah, m. 3490, 4 Ag.; 1 pull. in un vallone alberato poco a valle di Pajù, 29 Luglio; 4 © e pull. nell’oasi con alberi di Pajù, m. 3500, 28 Luglio; 3 © e pull. nella zona arida e cespugliosa alla confluenza Punmah-Biaho, m. 3100, 3 Agosto. Hab.: Bacino del Mediterraneo, Arabia, Transcaucasia, Armenia, Transcaspia. 104) Philodromus fuscomarginatus (de Geer) 1778. Mi sembrano appartenere a questa specie alcuni giovani: 1 © presa a Dusso, oasi, m. 2400, 28 Apr.; 1 £ iuv. a Askole, m. 3100, sotto le cor- tecce degli alberi, Maggio; 1 pull. a Monjong, oasi, m. 3100, 13 Ag.; 42 e pull. a Pajù, oasi, m. 3500, 28 Luglio; 1 altra 9 iuv. nel terriccio di un bosco di salici e betulle in un vallone sopra Pajù, m. 3600, 20 Luglio; 1 pull. nella zona arida ad Arfemysia sopra la stessa oasi, m. 3600, 28 luglio; 1 pull. in un vallone con molti grossi alberi a valle di Pajù, m. 3500, 1 Agosto; 1 pull. tra i tamerischi, a 200 m. dalla fronte del Baltoro, m. 3500, 31 Luglio. Hab.: Europa centrale e Sett.e. 105) Philodromus histrio. (Ltr.) 1819. 1 © pull. a Olthingthang, m. 2600, 18 Apr.; 1 Q nell’oasi di Skardu, m. 2200, 23 Apr.; 4 © e pull. nello stesso luogo, 28 Ag; 3 © iuv. a Shigar, m. 2200, 24 Ag. 1 © iuv. a Pajù, m. 3500, 28 Luglio; 2 pull. a Juno, m. 2300, 22 Agosto. Hab.: Europa, Siberia, Turkestan. 106) Philodromus cinereus Cbr. 1776. Attribuisco con dubbio a questa specie una giovane © di Garhi (Val Jehlum), m. 1200, 26 Marzo; l’asnetto della fronte e la posizione 196 L. DI CAPORIACCO degli occhi concordano bene con la descrizione del Cbr.; però il cefa- lotorace e le zampe son di color giallo, e l'addome, grigio, è appena macchiettato. Hab.: Egitto. Fam. SALTICIDAE Subfam. PLURIDENTATAE Gr. CYRBEAE Gen. Cyrba E. S. 1876. 107) Ciba algerina (Lc.) 1. 2:di aes diffusissima specie, tra i cespugli della cen arida presso Garhi in val Jehlum, m. 1200, 25 Marzo. Hab: Bacino del Mediterraneo, Isole Atlantiche, Asia centrale, India, Indocina, Sumatra. , Gr. MYRMARACHNEAE Gen. Myrmarachne Mc. Leay 1839. 108) Myrmarachne hidaspis sp. nova. © Totius corporis long. mm. 4; cephaloth. mm. 1.8; abdom. mm. 2.2; pedum Ii paris m. 3.2; 2i mm. 2.2; 3i mm. 2.8; di mm. 4; palporum mm. 1.3; chelarum sine ungue mm. 0.5. Cephalothorax fulvobrunneus, oculis in maculis nigris sitis: maculae oculorum li et 2i paris inter se confluentes, ita ut limbum angustissimum designent. Pars cephalica parte thoracica multo altior; cephaloth. post eam abrupte et evidenter constrictus atque declivis: constrictio lateribus fere magis g. desuper evidens. Pars cephalica parte thoracica vix bre- vior. Quadrangulus oculorum quinta parte latior g. longior, postice q. antice vix latior. Oculorum series antica recta; diametrum mediorum dia- metro lateralium triplo latius; laterales a mediis spatio diametro latera- _ lium dimidio distantes. Oculi 2ae seriei minutissimi, a lateralibus anticis spatio diametro lat. anter. duplo; ab oculis.3ae seriei, qui lateralibus anticis aequales sunt, spatio horum diametro fere triplo remoti. Chelae crassae, breves, rufae, fere verticales, ungue incurvata robustissima; lon- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI : 197 gitudine chelarum tertia parte minore, sulcus desuper dentibus 3, subtus dentibus 5 robustis munitus. Sternum brunneum, sat angustatum, antice parum attenuatum, truncatum. Pedes li paris femore robusto, claviformi; lutei, tibiis, metatarsis tarsisque infuscatis, praesertim parte inferiore. Pedes 2i paris lutei, 3i et 4i paris brunnei, basi femorum, patellis, apice metatarsorum et tarsis luteis. Coxae omnes luteae; coxae 2i paris a co- xis 3i paris sat late remotae. Aculei pedum cecidere: tantum metatarso li paris adest adhuc aculeus inferior niger sat longus. Palpi femur latum, aeque longum g. coeteri articuli: tarsus palpi sat longus. Cor- poris pediculus parum elongatus. Abdomen oblongum, desuper antice brunneum, dein vitta alba transversa distinctissima, tertiam versus partem abdom. sita; postice colore nigrescente; subtus autem antice flavidum,. postice nigrum. Epigyne non adhuc adulta. Cum speciei huius tantum © iuv. in foro Munchi Bagh dicto in Srinagar, m. 1700, pridie K. Apr. inventa, mihi cognita sit, tamen eam, quae colore et constrictione maxima cephaloth. sat distincta videtur, de- scribendam esse putavi. Subf. UNIDENTATAE Gr. CHALCOSCIRTEAE Gen. Chalcoscirtus Bertk. 1880. 109) Chalcoscirtus infimus (E. S.) flavipes var. nova. A typo differt tantum colore pedum et palporum omnino flavo. Inveni © 3 apud fontem sulphuream calidam apud Chongo, m. 3/00, die V a. Id. Mai. Typus Hab.: Europam Centr. et Merid., Africam minorem, Syriam, Insulas Azzorre dictas. _ | 110) Chalcoscirtus glacialis sp. nova. Q Corporis totius long. mm. 3.33; cephaloth. mm. 1.33; abdom. mm. 2; pedum li paris mm. 2.7; 2i mm. 2.3; 3i mm. 2.7; 4i mm. 3; palporum mm. 1. Cephaloth. sat humilis et elongatus, niger, postice et lateribus le- viter rufescens, pilis albis longis parce vestitus. Post oculos adest fovea sat profunda, et postice sulci duo parvi divergentes. Oculi antici in serie dal pei 198 L. DI CAPORIACCO subrecta: diametrum mediorum tertia parte diametro lateralium maiore; medii inter se subcontigui, a lateralibus spatio angusto remoti. Oculi 3ae seriei lateralibus anticis quarta parte minores et ab tis spatio ocu- lorum 3ae seriei diametro paullo plus g. duplo remoti: inter se spatio eorum diametro quintuplo distantes. Oculi 2ae seriei oculis posterioribus evidenter viciniores q. oculis lateralibus anticis. Quadratus ocularis pa- rallelus, quarta parte latior g. longior. Clypeus angustus, pilis albis ornatus. Chelae rufae, sat altae, ungue recurva et robusta, sulco desu- per dentibus binis armato, subtus inerme. Sternum ovale, brunneum antice truncatum. Pedes palpique omnino rufi. Femora li et 2i paris (praesertim li) valde incrassata, claviformia. Femora patellaegue omnino mutica. Tibiae li et 2i paris duabus seriebus inferioribus aculeorum, guarum anterior acul. binis, posterior ac. 3 constat, armatae; me- tatarsi li et 2i paris subtus duabus seriebus aculeorum binorum armati. Tibia Si paris subtus aculeo singuio subbasali, et utrinque aculeo laterali in media articuli parte sito; metatarsus 3i paris acu- leis binis inferioribus subbasalibus et praeterea aculeo singulo late- rali anteriore in media parte articuli sito, et verticillo terminali 4 acu- leorum. Tibia 4i paris utringue aculeo subbasali inferiore; metatarsus 4i paris verticillo apicali 5 aculeorum. Abdomen nigrum, pilis albis conspersis; adest pictura tegumentalis: antice vittae duae longitudinales parallelae: dimidia parte abdominis 3 accenta, linea media interrupta; postice series duae parallelae macularum 3 parvarum; adest quoque limbus albus, antice cum vittis parallelis longitudinalibus confluens, et dimidiio interruptus. Venter colore brunneo-flavido Epigyne ex area flava constat, carina angusta duabus foveis ovalibus divisa, quae parte anteriore tu- berculum rufum parvum continent. Speciei huius, colore distinctae, inveni nonnullas © et pullos: 2 in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 5 eodem loco, mense Iunio; 1 in pratis supra rupem inter gl. moles Baltoro et Mundu dictas sitam, m. 4300, die II a. Non. Iun.; 1 SJ iuv. eodem loco, mense Iulio; 2 © iuv. in pratis Lopsang Bransa dictis, m. 4500, die VI a. Id. Iun. oS omnino cum © convenit, sed pictura abdominis est minus di- stincta et pedes palpique sunt nigro-oleaginei. Palpus non adhuc adul- tus. Deest scutum abdom. Gen. Dolichoneon gen. novum. Cephaloth. modice altus, parte thoracica parte cephalica aeque longa, sulco carens. Oculi antici contigui: quadratus ocularis latior q. longior: MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 199 oculi 2ae seriei post dimidium siti. Chelarum margo inferior dente parvo armatus. Labium longius q. amplius. Pedes breves, antici reliquis paullo crasstores, fere mutici: metatarsi tantum armati. Abdomen sat elongatum. Dente inferiore sulci chelicerorum a Chalcoscirto, abdomine ee? a Neon; ab ambobus pedibus fere muticis differt. 111) Dolichoneon tipycus sp. nova. © Corporis totius long. mm. 3.1; cephaloth. mm. 1.15; abdom. mm. 2; pedum li paris mm. 1.9; 2î mm. 1.5; Si mm. 1.9, 4i mm. 2.15; pal- porum mm. 1.1. Cephatoth. niger, lateribus et parte thoracica declivi luteis, et vitta lutea longitudinali tndistincta, quae inter oculos extenditur. Oculi antici in serie leviter recurva, subconniventes; diametrum mediorum diametro la- teralium duplo maius; oculi 3ae seriei lateral. anticis aequales. Oculi 2ae seriei ab oculis 3ae seriei spatio eorum diametro aequali, ab oculis late- ralibus anticis spatio diametro lateralium anticorum dimidia parte ma- tore remoti. Quadratus oculorum postice q. antice paullo latior, fere tertia parte latior g. longior. Chelae rufae sat graciles, ungue recurva; sulci margo superior dentibus binis sat parvis, margo inferior dente parvo unico armatus. Sternum flavum laeve, brunneo - limbatum. Pe- des lutei, basi articulorum, praeter femorum, annulo nigro subtili; fere mutici, metatarsi tantum aculeis lateralibus inferioribus anticis armati; numerus aculeorum est 2 metatarsis Ii et 2i paris, 1 metatarsis 3i et 4i paris. Palpi flavi. Abdomen desuper brunneum,, fulvo et albo- pilosum; adest limbus albus bidentatus et series duae 4 macularum nec non macula triangularis media, inter secundum et tertium par macu- larum sita: maculae omnes sunt tegumentales et parum distinctae. Venter colore brunneo, maculis luteis irregularibus crebris tegumentalibus marmoratum. Epigyne non adhuc adulta Speciei huius inveni © iuv. apud Skardu, in locis sabulosis, m 2200, die VII a. K. Mar. Gr. CRYSILLEAE Gen. Heliophanus C. L. Koch. 1850. 112) Heliophanus dubius C. L. K. (1850). Non frequente, ma diffuso in tutte le zone alte del Baltistan: 1 © iuv. nell’oasi di Tsok in val Punmah, m. 3490, 4 Agosto; 1 © a Pajù 200 | ‘’L. DI CAPORIACCO oasi, m. 3500, 28 Luglio; 3 © a Moni Bransa, pendii. aridi ai fianchi del gh. Sarpo Laggo, nel bacino del Tarim, m. 4600, 10 Giugno. Hab.: Europa centr., Russia, Asia Centr., Siberia, 113) Heliophanus curvidens (Cbr.). Numerosi esemplari: 2 %' e © ad Askole, m. 3100, Maggio; 2 5 a Bolla, prati, in val Punmah, m. 3200, 7 Agosto; 1 5’ iuv. nella zona arida di Korophon, a monte dello sbocco del gh. Biafo, 8 Agosto; 1 © pull. a Pajù, m. 3500, nell’oasi, 28 Luglio; 3 g, £ e pull. nell’oasi di Hoto, m. 2900, 30 Aprile; 1 a Dusso tra le rocce, m 2450, 28 Apr.; 2 © pull. a Chokpiong, m. 2600, 16 Agosto; 2 iuv.a Shigar, oasi, m. 2200, 25 A6; 4.9 uva Skardu, 29 Ag.; 1 © a Apis, prati aridi, m. 2800, 16 Apr. I maschi mi sembrano édite perfettamente con la descrizione del Cbr.; poichè però questa è assai deficiente, non è corredata da fi- gure e ida solo il 57, credo bene ae qui la descrizione del: dela-®; d° Corporis totius long. mm. 3.33; cephaloth. mm. 2.1; abdom. mm. 1.6; pedum li paris mm. 3.5; 2i mm. 3; 3i mm. 3.1; 4i mm. 4; palpo- rum mm. 1.5. © wv. Corporis totius long. mm. 2.75; cephaloth. mm. is abdom. mm. 1.00, pedum [i paris mm. 22; 2t mm. 1.9; St min: 2.2; di mine 2.8; palporum mm. 1:1. . Cephaloth. omnino niger, pilis albis squamulosis vestitus. Oculi antici in serie recurva: mediorum diametrum diametro lateralium duplo maius; oculi 3ae seriei lateralibus anticis paullo minores, inter se spatio eorum diametro sextuplo remoti, oculi 2ae seriei minimi, ab oculis 3ae seriei et a lateralibus anticis aeque distantes; quadratus oculorum po- stice q. antice latior. Sulcus thoracicus vix visibilis. Sternum nigrum. Chelae brunneae; subtus adest dens validus; desuper dentes 2 parvuli. Pedes 3° luteobrunnei, linea longitudinali nigra anteriore; vel interdum omnino nigri, pilis albis squamulosis vestiti; © omnino lutei. Femora omnia &' aculeis 4-5 obscure biseriatisj © 2-3 uniseriatis, nigris sat longis; tibia li paris et metatarsi li et 2i paris duabus seriebus infer. binorum aculeorum; tibiae 2i paris aculeis binis uniseriatis; tibia et me- tatarsus 31 paris duabus seriebus inferioribus et utrinque serie latera- li superiore binorum aculeorum, 4° pari autem tibia et metatarso se- ries duae inferiores et utrinque series laterales superior 3 aculeorum adsunt. Abdomen nigrum, aureo et viridimicans, albolimbatum et duabus MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 201 maculis parvis albis posterioribus; subtus antice pilis albis vestitum; | postice maculis binis albis geminatis. Epigyne © non est adhuc adulta. Palpi 3° femur crassum, dimidia parte inflatum, apice apophysi re- curva longa. Patella mutica. Tibia apohysi inferiore flava et apophysi laterali nigra parva uncata. Bulbus antice et postice tuberculis subacutis verticalibus, apice stylo nigro sat brevi et curvo, et parte interna prope basim alto tuberculo retroflexo. Hab.: Palestina. 114) Heliophanus kashmiricus sp. nova. © Corporis totius long. mm 3.25; cephaloth. mm. 1.35; abdom. mm. 1.9; pedum li paris mm. 2; 2i mm 1.75; 3i mm. 1.6; 4i mm. 2.66; palporum mm. 1. Corpus omnino nigrum, aureomicans; tarsi tantum flavicantes. Oculi antici in serie recta; mediorum diametrum diametro lateralium plus q. duplo maius. Oculi 3ae seriei lateralibus anticis aequales; oculi 2ae seriei minutissimi, et lateralibus lae seriei magis q. oculis 3ae seriei appropinquati. Quadratus oculorum postice g. antice paullo latior, et quarta saltem parte latior g. longior. Femora omnia 1-2 aculeis unise- riatis; tibiae et metatarsi duabus seriebus infertoribus binorum aculeo- rum: praeterea 3° et 4° pari utrinque series laterales binorum aculeorum adsunt. Sulcus transversus cephalothor. postice non elongatus. Dentes marginis sup. chelarum minimi; marginis inferioris sat robustus. Cum speciei huius tantum 9 non adhuc adulta mihi cognita sit, tamen eam describendam esse putavi: rarae vero sunt species quibus © pedes palpique omnino sint colore nigro: inter eas autem sulco thoracico evidenti ab H. inornato E. S. et ab H. kochi E. S.; sulco postice non punctis secuto ab H. armato E. S.; parte cephalica non abbreviata ab H. cernuo £. S.; corpore maiore ab H. minutissimo E. S. distinguitur. Forsam H. faceto Chr. est similis, sed ab eo colore differt. Speciei huius inveni © non adhuc adultam colle petroso Takht-i-Su- laiman dicto, m. 2000, die IV a. Id. Sept., apud Srinagar. Gen. Phintella Strand, 1906. 115) Phintella micans sp. nova. { Corporis totius long. mm. 2.75; cephaloth. mm. 1.25; abdom. mm. 1.5; pedum li paris mm. 2.4; 2i mm. 2; 3i mm. 2.2; 4i mm. 2.75; pal- porum mm. 1.2; 202 L. DI CAPORIACCO 2 iuv. Corporis totius long. mm. 1.75; cephaloth. mm. 0.9; abdom. mm. 1.25; pedum li paris mm. 1.55; 21 mm. 1.3; Si mm. 14; 4i mm. 1.7; palporum mm. 0.9. Color est omnino niger, micans. 1. sat altus; parte ee lica convexa, parte thoracica declivi. Stria thoracica longitudinalis parva et profunda, postice non elongata. Oculi antici in serie leviter recurva: diametrum mediorum diametro lateralium multo maius, sed non duplex; medit inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus spatio paullo minore remoti. Oculi 2ae seriei ab oculis lateralibus anticis spatio eorum diametro tertia parte maiore; ab oculis 3ae seriei spatio horum diametro aequali remoti; oculi 3ae seriei lateralibus anticis aequales; inter se spatio eorum diametro sextuplo distantes. Quadratus mediorum antice q. postice nona parte amplior, postice thorace evidenter angustior. Clypeus aeque altus g. radius ocul. mediorum anticorum, fulvobarba- tus. Chelae sat robustae, non divaricatae, ungue recurva et sat robusta; sulcus infra dente singulo valido, desuper dentibus 3 validis armatus. Pedum femora omnia 2-3 aculeis uniseriatis; tibiae et metatarsi duabus | seriebus aculeorum inferiorum, quorum numerus est 3 tibiis li et 2i paris et metatarsis cunctis; 2 tibiis 3i et 4i paris; patellae 3i et 4i paris aculeo singulo armatae. Aculei longi, nigri, graciles. Abdomen ovatum, sat amplum et desuper sat depressum. Palpi nigri; femur re- gulare ; patella brevis, sed tibia longior; tibia latere apophysi flavo- brunnea recta et subtus tuberculo brunneo ; tarsus brevis, bulbo simplici. Speciei huius inveni 9 iuv. in agris apud Dras, m. 3000, die XVII a. K. Mai; 1 & in colle herbido et arido inter Dusso et Biano, m. 3000, die II a. K. Mai; 2 5 iuv. in pratis aridis super Askole, m. 3150, mense Maio; 4 3° in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 3 J eodem loco, mense lunio; 1 3° eodem loco, mense Iulio ; 3 3° in pratis supra rupem inter gl. moles Baltoro et Mundu dictas sitam, m. 4300, die II a. Non Iun.; 3 & in pratis Lopsang Bransa dictis lateribus gl. molis Mustagh dictae, m.4500, die VIII a. Id. Iun.; 1 3° in valle Sind apud Margund, m. 2000, die VIII a. Id. Apr.; 2 & in agris apud Gund. in valle fl. Sind, m. 2080, die VI a. Id. Apr. Gr. EVOPHRYDEAE. | Gen. Evophrys C. L. Koch 1834. 116) Evophrys vittata sp. nova. œ Corporis totius long. mm. 4; cephaloth. mm. 1,66; abdom. mm. 2,75; pedum li paris mm. 3; 2i mm. 2,8; 3i mm. 3,5; 4i mm. 4,5; abdom. mm. 2. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI | 203 Cephalothor. glaber, desuper niger, postice et lateribus nigro-olea- gineus. Oculorum Series antica evidenter recurva; oculorum mediorum diametrum quarta parte diametro lateralium maius ; oculi inter se spa- tio dimidio eorum radio aequali remoti. Oculi 3ae seriei vix oculis late- ralibus anticis minores; ab tis spatio diametro ocul. 3ae seriei duplo distantes ; oculi 2ae seriei in medio siti. Quadratus ocularis parallelus, quarta parte latior g. longior. Clypeus latior g. spatium quo distant inter se oculi antici. Barbae ciliaque desunt. Chelae oleagineae, subtus dente singulo sat minuto armatae. Sternum oleagineum ; pedes eodem colore, femoribus et patellis infuscatis. Femora omnia 2-3 aculeis nigris superioribus longis setiformibus ; tibia li paris duabus seriebus inferio- ribus aculeorum, quarum antica e binis, posterior e 3 aculeis constat ; tibia 2i paris tantum serie infera posteriore aculeorum binorum, 3i paris duabus seriebus inferioribus aculeorum, quarum anterior aculeis 3, posterior autem ac. binis constat: praeterea aculeus lateralis anterior subapicalis adest. Tibia 41 paris duabus seriebus inferioribus binorum acul., utringue serie laterali 3 ac. et desuper serie singula binorum acu- leorum. Metatarsi omnes subtus seriebus duabus acul. binorum armati; praeterea metatarso 3i paris utringue adest series lateralis binorum acul.; 4i paris autem adest series lateralis antica 3 aculeorum, series lat. po- sterior binorum acul. et acul. singulus superior. Aculei sat longi, flavi. Palpi flavi, femore paullo infuscato. Abdomen glabrum, colore oleagi- neo, vittis albis longitudinalibus 3, quarum media lineam fuscam longi- tudinalem subtilissimam continet. Speciei huius, colore ab aliis speciebus generis distinctissimae, in- veni 3° iuv. in agris aridis, inter coespita apud Garhi, in valle fl. Hydaspis, (nunc Jehlum dicti), m. 1200, die VII a. K. Apr. 117) Evophrys salomonis sp. nova. ST Corporis totius long. mm. 4,1; cephaloth. mm. 1,8; abdom. mm. 2,35 ; pedum li paris mm. 4; 2i mm. 3,8; 3i mm. 4,25; 41 mm. 4,75, palporum mm. 1,85. Corpus colore omnino nigro, pilis flavidorufis sat longis et crebris vestitum; sternum nigrum ; chelae brunneae. Oculorum series antica sat recurva ; diametrum mediorum diametro lateralium tertia parte maius ; oculi medii inter se spatio eorum radio maiore, a lateralibus spatio la- teralium radio aequali remoti; oculi 3ae seriei lateralibus anticis vix minores; oculi 2ae seriei a lateralibus anticis spatio lateralium anticorum diametro fere dimidia parte maiore ; ab oculis 3ae seriei spatio diametro 204 IL. DI CAPORIACCO lateralium anticorum aequali remoti. Quadrangulus mediorum postice g. antice vix angustior, tertia fere parte amplior q. longior. Cilia brevia, crebra, flavorufa. Pedes fulvi, articuli omnes annulo nigro sat distincto terminali ornati ; palpi omnino lutei. Femora li et 2i paris aculeis bi- nis nigris sat lingis superioribus ; Si et 4i paris aculeo singulo. Tibiae Ii et 2i paris subtus duabus seriebus aculeorum praeditae; aculei flavi ; series antica aculeis binis, posterior aculeis 3 constat; metatarsi li et 21 paris duabus seriebus infer. binorum acul. Patellae 3i et 4i paris aculeo singulo; tibiae 3i et 4i paris serie superiore binorum acul. et utringue serie laterali superiore et serie laterali inferiore aculeorum armatae,; aculeorum numerus est 2 seriebus lateralibus superioribus et 3 seriebus lat. inferioribus tibiis 3i paris; 3, seriebus super. tibia- rum 4i paris et 2 seriebus infer. eiusdem paris. Metatarsi 3i et 4i pa- ris utringue serie inferiore binorum acul., serie super. 3 acul. et serie laterali : serierum lateralium acul. numerus est antice 3, postice 2, 3° pari; antice et postice 3 metatarso 4i paris. Species haec E. nigritarsi E. S. similis videtur; sed pedibus annu- latis et patellis posterioribus aculeatis ab ea facile distinguitur. Speciei huius inveni 2 x iuv. in colle arido Takht-i-Sulaiman dicto (quod thronum Salomonis aborigenorum sermone significat), apud Srinagar, m. 2000, die IV a. Id. Sept. 118) Evophrys elongata Sp. nova. D Corporis totius long. mm. 3,65; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm: 25 pedum Ii paris mm. 2;00;- 21: mm. 2,45; 3i mm. 3; di mm. 3,5; palporum mm. 1,1. Cephaloth. niger, pilis flavis conspersis, ciliis barbisque alboflavidis, crebris, crassis, longis. Oculi antici in serie fere recta, diametrum me- diorum diametro lateralium quarta parte maius; oculi imter se spatio tertia parte mediorum radio aequali remoti. Oculi 3ae seriei lateralibus anticis fere quarta parte minores; ab iis spatio eorum diametro plus g. duplo remoti; inter se spatio eorum diametro fere quintuplo distan- tes. Oculi 2ae seriei in medio inter laterales anticos et oculos 3ae seriei siti. Quadrangulus oculorum antice vix latior, tertia parte latior q. lon- gior. Clypeus aeque altus g. radius oculorum mediorum. Chelae rufae, ungue robusta, sulco desuper dente robusto magno et dente parvo; sub- tus dente parvo armato. Sternum brunneum. Pedes rufi. Femur li paris sat compressum et latum. Femora li et 2i paris aculeis binis longis ni- gris setiformibus armata; coetera femora et patellae omnes sine aculeis. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 265 Tibiae li paris subtus serie anteriore aculeorum binorum et serie poste- riore ac. 3; paris 2i tantum serie posteriore 2 aculeorum ; 3i paris serie inferiore antica binorum aculeorum, et postice, subtus, aculeo singulo subapicali; praeterea utrinque serie laterali binorum aculeorum; tibiae 4i paris subtus duabus seriebus binorum aculeorum; antice aculeo sin- gulo laterali subapicali ; postice serie laterali 2 aculeorum armatae. Meta- tarsi li, 2i et 3i paris subtus duabus seriebus binorum aculeorum ; prae- terea 3° pari utrinque adsunt series lateralis et series lateralis-superior binorum aculeorum; metatarsus 41 paris antice, prope basim, aculeis binis lateralibus, apicem versus verticillo 5 aculeorum. Aculei flavi. Ab- domen elongatum, nigrum, pilis flavis, albis griseisque crebris vestitum, picturam non designantibus: interdum adest fascia alba anterior. Epi- gyne e plagula rufa, lata, postice excisa, constat. Spcciei huius, ob longitudinem abdominis distinctae, inveni 4 © et pull. in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Iulio. | 119) Evophrys concolor sp. nova. © Corporis totius long. mm. 4,5; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. 3; pedum li paris mm. 3,33; 21 mm. 3; Si mm. 3; 4i mm. 3,33; pal- porum mm. 2,1. | Cephalothorax et abd. colore nigro, pilis flavidis squamiformibus, violaceomicantibus, picturam non designantibus ; abdomen antice tantum limbo parum distincto pilorum alborum praeditum. Oculorum series an- . fica leviter recurva; mediorum diametrum diametro lateralium duplo maius; oculi inter se subconniventes ; oculi 3ae seriei lateralibus anticis aequales, ab iis spatio eorum diametro saltem duplo; inter se spatio eorum diametro plus g. quadruplo remoti; oculi 2ae seriei in medio siti. Quadrangulus oculorum tertia parte latior g. longior, postice q. | antice decima parte latior. Barbae desunt ; tantum pili pauci albi adsunt. Clypeus radio ocul. mediorum anticorum aeque altus. Chelae rufobrunneae, ungue valida; sulco margine inferiore dente valido armato. Sternum sat latum, ovale, nigrum, pilis paucis flavis sat longis. Pedes rufi, non annulati, femoribus, praesertim anticis, infuscatis, pilis albis vestiti. Femora li et 21 paris aculeis nigris superioribus longis binis, nigris; 3i paris inermia; 4i autem aculeo singulo. Tibia li paris subtus serie laterali posteriore 3 acul. et aculeo anteriore subapicali; 2i paris subtus tantum serie laterali postica binorum acul.; 3i paris subtus serie laterali antica binorum acul. et aculeo singulo posteriore subapicali; 4i paris 206 L. DI CAPORIACCO subtus serie laterali antica 3 acul. et aculeo posteriore subapicali; prae- terea tibtis 3i et 4i paris utrinque series lateralis superior binorum aculeorum adest. Metatarsi li et 2i paris duabus seriebus inferioribus binorum aculeorum; coeteri subtus serie laterali antica binorum aculeo- rum et aculeo subapicali posteriore; praeterea utringue serie laterali superiore; metatarso 3i paris series haec ambae aculeis binis; 4i autem antica acul. binis, posterior aculeis 3 constant. Aculei, praeter femorum, flavi. Palpi flavi, femore nigro. Epigyne e fovea pyriformi, sat robuste marginata, constat. Speciei huius, quae speciebus E. lanigerae E. S. similibus conferri potest, sed ab lis numero aculeorum tibiae 21 paris distinguitur, inveni O in agris apud Chokpiong, m. 2600, die II a. K. Mai. 120) Evophrys larvata sp. nova. 2 duv. Corporis totius long. mm. 3,25; cephaloth. mm. 1,75; ab- dor. mnt. 2: pedwun- Il paris: mm. 3, 21 mm: 2.15.31 mm. 3,25; 4 mm. 3,66; palporum mm. 1.1. Cephaloth. rufus, parte oculari nigra, et subtilissime nigrolimbatus, pilis albis conspersis. Oculi antici in serie recta, subcontigui: diame- trum mediorum diametro lateralium fere duplo maius. Oculi.3ae seriei lateralibus anticis aequales, ab iis spatio eorum diametro duplo, inter se spatio eorum diametro saltem quadruplo remoti. Oculi 2ae seriei in medio siti. Quadrangulus ocularis postice g. antice vix latior, plus q. tertia parte latior g. longior. Clypeus radio ocul. mediorum anticorum aeque latus. Cilia et barbae albae. Chelae sternum palpi pedesque colore flavo. Femori li paris aculei 3 nigri, longi, setiformes; coeteris pari- bus aculei bini adsunt. Tibia li paris subtus postice aculeis 3, antice aculeis binis; 21 paris postice tantum aculeis binis iuferioribus. Meta- tarsi li ei 2i paris seriebus inferioribus binis aculeorum binorum mu- niti. libiae et metatarsi 3i et 4i paris seriebus binis inferioribus et utringue serie laterali binorum aculeorum. Aculei flavi, sat longi. Ab- domen luteum, pictura brunnea; dimidio vitta longitudinali tridentata ; dentes omnes in maculis nigris parvis lateralibus desinunt; postice ac- centa 3 adsunt. Lateraliter antice vittae binae longitudinales pallidiores adsunt. Epigyne non adulta. Species haec mihi E. plebeja L. K. ex Aegypto sat similis videtur; inveni 9 inv. apud Tsok, in valle fl. Punmah, in pratis, m. 3490, pri- die Non. Aug. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 207 Gr. SITIICEAE Gen. Sitticus E. S. 1901. 121) Sitticus pubescens (F.) 1 © sotto e a N. del passo del Boorgi La, m. 4900, in piani sas- sosi, umidi, 1 Sett.; 2 © e pull. nei prati dello Skoro Nullah, m. 4200, 12 Agosto. Hab.: Europa. 122) Sitticus diductus (Cbr.) 1885. Attribuisco a questa specie, abbastanza sommariamente descritta dal Cambridge, una © iuv. trovata al Takht-i-Sulaiman, presso Srina- gar, m. 2000, 27 Marzo: non è il caso di ridarne la descrizione, trat- tandosi di esemplare immaturo e in non perfetto stato di conser- vazione. Hab.: Val Sind. Gen. Yllenus E. S. 1869. 123) Yllenus baltistanus sp. nova. S Corporis totius long. mm. 4,5; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. 2,75; pedum li paris mm. 5,5; 2i mm. 5; 3i mm. 5,75; di mm. 6,75; pal- porum mm. 3. D Corporis totius long. mm. 6; cephaloth. mm. 2,25; abdom. mm. 4; pedùm li paris mm. 5,66; 2i mm. 5,5; 3i mm. 5,75; di mm. 7; palporum mm. 2,75. Cephalothorax altus, omnino niger, pilis albis et rufis crebris ve- stitus; cilia longa, luride flava. Oculorum series antica valde recurva : oculorum mediorum diametrum tertia eius parte diametro lateralium maius; medii inter se valde appropinquati, a lateralibus spatio medio- rum radio 5° saltem aequali; 2 evidenter maiore remoti. Oculi 3ae se- riei lateralibus anticis paullo minores : inter se spatio eorum diametro Ss quintuplo ; 2 fere sextuplo; a lateralibus anticis spatio eorum dia- metro vix quadruplo distantes. Oculi 2ae seriei evidenter post medium 208 L. DI CAPORIACCO siti. Quadrangulus ocularis postice g. antice vix latior, quarta parte saltem latior g. longior. Clypeus aeque latus g. oculorum anticorum mediorum radius, barbis longis, crebris, albis. Chelae graciles, nigrae, sulco subtus inermi, desuper dente parvo armato. Sternum ovale, sat angustum, nigrum, crebre albopilosum. Pedes crebre albopilosi, &' nigri, . metatarsis tarsisque rufescentibus; 9 autem rufi, apice femorum et basi coeterorum articulorum annulo nigro, desuper interrupto. Femora omnia aculeis 1-2 sat longis, nigris, superioribus; tibiae li et 2i paris duabus seriebus inferioribus aculeorum armatae, quarum anterior ac. binis, po- sterior ac. 3 constat; metatarsi li et 2i paris duabus seriebus inferio- ribus binorum aculeorum; praeterea, & tantum, utringue aculeus api- calis lateralis superior adest. Patellae li et 2i paris muticae; tertii et 4i paris aculeo praeditae. Tibiae 3i paris utrinque serie laterali 3° 3, O 2 aculeorum, et aculeo inferiore apicali ; metatarsus 3i paris verti- cillo terminali 4 aculeorum et 5° tantum utringue aculeo submediano laterali. Tibia 4i paris utringue serie laterali 3 aculeorum et aculeo inferiore apicali; metatarsus 4i paris verticillo terminali 5 aculeorum et utringue aculeo laterali submediano; praeterea 3° tantum aculeus, singulus inferior basalis adest. Palpi crebre et longe albopilosi; 3 ni- gri, 2 fulvi, § femur crassum, tuberculo acuto inferiore subbasali et aculeo longo superiore subterminali; latere interno crista pilorum lon- gorum nigrorum; tibia brevissima, apophysi sat longa, recta, acuta; tar- sus crassus et longus, bulbo brevi, crasso, subtus anguloso, stylo longo et recurvo. Abdomen nigrum, § pilis flavis et albis squamulosis; © pi- lis squamulosis albis tantum vestitum. Epigyne flava, forma hastata foveis binis elongatis. a carina ampla et humili inter sese seiunctis. Speciei huius, evidenter Y. eleganti (Croneb.) affinis, sed ab eo co- lore distinctissimae, inveni 2 5° et © in agris apud Gol, m. 2300, die IX a. K. Mai; 4 3° ec © in sabulis apud Skardu, m. 2200, die VII a. K. Mai; 1 9 eodem loco in agris, die II a. K. Sept.; 1 © in agris apud Khutty, m. 2300, die V a. K. Mai.; 1 © in agris apud Shigar, m. 2200, die VII a. K. Aug.; 1 c° in locis aridis super Blokore, m. 3100, die V a. K. Mai.; 1 © in agris apud Askole, m. 3100, mense Maio; 1 pull. inter coespita, in glarea fl. Braldo, apud locum Bardu- mal dictum, m. 3300, pridie Id. Mai.; 1 © in eodem loco, die III a. K. Aug.; 1 © in locis aridis apud pontem Jula in valle fl. Punmah, m. 3100. die II a. Non. Aug.; 2 © inter arbores apud Pajù, m. 3500, pridie Id. Mai; 3 © et pull. eodem loco, die IV a. K. Aug.; 29 in lo- cis aridis super Pajù, die II a. K. Aug. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 209 124) Yllenus baltistanus di Cap. var. shaksgamica var. nova. A typo oc differt quia crista pilorum femoralium palpi interna est alba; crista pilorum patellae palpi deest; © pedes sunt multo obscuriores g. in typo, rufobrunnei, femoribus nigricantibus, parte basali patellarum et tibiarum nigra, et annulo basali metatarsorum sat lato nigro. Varietatis huius invenerunt dom. Desio et Balestreri 3 & et © su- per morenis gl. molis Gasherbrum dictae, m. 4400, die II a. Non. Iul.; I © in glarea fl. Shaksgam, inter frontes glaciatarum molium Kya- ghar et Singhiè dictarum, m. 4400, die VI a. K. Iul; 1 © in glarea eiusdem fluminis, inter frontes glac. molium Staghar et Singhiè dicta- rum, m. 4400, eadem die; 2 9 et pull. valico inter glac. moles Gasher- brum et Urdok dictas, m. 4715, die XII a. K. Iul.; 1 © valico inter valles Oprang et Sarpo Laggo dictas, m. 4440, pridie Non. Iul., 1 3 in glarea fl. Shaksgam,. inter locum ubi confluunt fl. Shaksgam et Sarpo Laggo et locum “ Castra Dolomitica ,, dictum, m. 3900, die XVII a. K. Iul.; 1 pull. in glarea etusdem flum. inter Gasherbrum Jilga et frontem gl. molis Gasherbrum dictae, m. 4200; 1 © in glarea eiusdem fl. inter “ Castra Dolomitica ,, et “ Castra Conoidis rubrae,, m. 3900, die XIII a. K. Tul. Gr. DENDRYPHANTEAE Gen. Icius E. S. 1876. 125) Icius flavines sp. nova. O Corporis totius long. mm.4; cephalothor. mm. 2; abdom. mm. 2,1; pedum li paris mm. 3,4; 2i mm. 2,55; Si mm. 3; 4i mm. 3,3; palpo- rum mm. I 7. Cephaloth. subtilissime nigrolimbatus; parte oculari nigra, parte thoracica rufobrunnea obscura, vitta media longitudinali rufa; latera partis cephalicae et thoracicae et pars declivis posterior cephalothoracis rufa, omnino pilis luteis et rufis crebre vestita; barbae flavae sat lon- gae sed non crebrae. Oculorum series antica recta. Oculi antict valde prominuli, medii inter se spatio eorum diametro tertia parte aequali; a lateralibus spatio eorum radio aequali remoti; diametrum mediorum diametro lateralium dimidia parte maius. Oculi 3ae seriei lateralibus anticis paullo minores; oculi 2ae seriei a lateralibus anticis spatio eorum diametro tertia parte minore; ab oculis 3ae seriei spatio eorum diametro evidenter maiore remoti, ita ut oculi 2ae seriei longe ante medium siti sint. Quadrangulus ocularis postice g.antice vix latior, plus q. tertia parte latior q. longior. Sternum flavum. Palpi flavi, pedes flavi, apice Mem. Soc. Entom. It., XIII-30-X-1934 14 do ere AE, a e ea Se Fe RR ca Ay 210... L. DI CAPORIACCO articulorum interdum annulo nigro subtilissimo ornati. Femur li paris aculeis 3 nigris biseriatis superioribus longis; 2i paris aculeo singulo; 3t et 4i paris aculeis binis. Tibia li paris antice aculeis binis subapi- calibus (inferiore et laterali); postice serie inferiore 2 acul.; interdum aculeus inferior subapicalis anterior deest; tibia 2i paris aculeo singulo laterali inferiore medio. Metatarsi li et 2i paris duabus seriebus infe- rioribus aculeorum binorum. Tibia 3i paris utrinque aculeo singulo laterali; metatarsus verticillo apicali 4 aculeorum. Tibia 4i paris subtus _aculeo singulo; metatarsus subtus aculeis binis parte proximali articuli sitis et verticillo subapicali 4 aculeorum. Aculei omnes breves. Abdomen luteum, crebre et confuse rufolineatum; antice adsunt maculae luteae (idest non pilis rufis praeditae): antice duo paria elongata, obliqua; in medio ma- cula transversa cum accento anteriore, quae 4 puncta rufa continet; po- stice accenta duo, quorum primum 4 puncta rufa, aliud puncta duo con- tinet; postremo adsunt nonnulla accenta non bene definita. Saepe picturae omnes sunt confusae et obsoletae. Epigyne e plagula rufa constat, quae aliam plagulam valide marginatam, carina ampla divisam, continet. Che- larum sulcus subtus dente singulo, desuper dentibus binis armatus. Unguis incurva, normalis, sat valida. Speciei huius inveni 1 9 in colle arido Takht-i-Sulaiman dicto, apud Srinagar, m. 2000, die V a. K. Apr; 1 © in pratis apud Bar- dwan, in valle fl. Kishanganga, m. 2100, pridie Non. Sept; 2 © in agris apud Tolti, m. 2400, die XI a. K. Mai; 4 © et iuv. in agris apud Skardu, m. 2200, die VIII a. K. Mai; 1 © iu agris apud Juno, m. 2300, die VIII a. K. Sept.; 1 © in agris apud Askole, m. 3100, die III a. Id. Aug.; 1 © sub corticibus arborum apud Askole, m. 3100, mense Maio. 126) Icius pseudoicioides sp. nova. oS Corporis totius long. mm. 3,75; cephaloth. mm. 1,75; abdom. mm. 2,1; pedum li paris mm. 4,1; 2i mm. 3.5; 3i mm. 3,2; 4i mm. 3,66; palporum mm. 1.3. 2 Corporis totius long. mm. 4.75; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. 2.8; pedum li paris mm. 4.75; 2i mm. 2.8; 3i mm. 3.1; 4i mm. 3.5; palporum mm. 1.3. Cephaloth. rufus, subtilissime nigrolimbatus, parte oculari nigra, parte superiore cephalothoracis brunnea, vitta media flava longitudinali sat evidenti ornatus, pilis flavis et rufis vestitus. Oculi antici conniventes, in linea leviter recurva; diametrum mediorum diametro lateralium plus MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 211 g. duplo maius; oculi 3ae seriei lateralibus anticis aequales, ab is spatio eorum diametro fere triplo remoti, inter se spatio eorum diametro quin- tuplo distantes; oculi 2ae seriei 3 paullo ante medium, 9 in medio siti. Clypeus radio mediorum anticorum aequalis, ciliis barbisque rufis crebris. Chelae rufae, ungue parva, à et © aequales; sulcus desuper dentibus binis sat robustis, subtus dente singulo robusto armatus. Sternum ova- tum, laeve, brunneum. Pedes flavi; 1° pari dimidia pars proximalis fe- moris et patellae nec non tibiae et metatarsi, colore nigro; coeteris paribus basis femoris et apex articulorum coeterorum annulo nigro lato. Feinora omnia aculeis 2-3 longis setiformibus nigris supertoribus armata; aculei articulorum coeterorum flavi et breves. Patellae inermes; tibia li paris serie antica inferiore binorum acul. et aculeo medio laterali posteriore; metatarsus li paris duabus seriebus inferioribus binorum acul.; tibia 2i paris 3° utringue aculeo laterali basali; 9 aculeo singulo laterali posteriore; metatarsus 2i paris aculeo inferiore basali poste- riore et verticillo terminali 4 aculeorum; © aculeo singulo apicali ante- riore et serie inferiore posteriore binorum aculeorum; tibia 3i paris cf et © utrinque aculeo laterali medio et praeterea 9 aculeis binis inferio- ribus apicalibus; metatarsus 3i paris verticillo terminali 4 aculeorum et praeterea 5° aculeo laterali anteriore in medio articuli sito; tibia 4i paris utrinque aculeo laterali, in medio articuli sito, et aculeo inferiore apicali; metatarus 4i paris verticillo terminali 5 aculeorum. Palpus < robustus, femore crasso, patella et tibia brevibus, tibia apophysi externa cupoli- formi truncata et alia styliformi brevi nigra armata. Palpi © flavi. Ab- domen est elongatum, depressum, pilis flavis et rufis vestitum, desuper fascia lutea longitudinalis adest, 4 paribus denticulorum obtusorum, quorum 2i paris sunt minimi: praeterea parte media utrinque duae . maculae luteae parvae laterales adsunt. Epigyne 9 e plagula constat, postice late incisa et dente parvo in media incisione sito; antice duo tubercula rufa geminata adsunt. Speciei huius, paucis aculeis tibialibus metatarsalibusque gen. Pseu- dicio similis, inveni 6 S et © in foro Munchi Bagh dicto, in Srinagar, m. 1700, die X a. K. Apr. | Gen. Dendryphantes C. L. Koch. 1837. 127) Dendryphantes variegatus sp. nova. © Corporis totius long. mm. 3.6; cephaloth. mm. 1.6; abdom. mm. 2.1; pedum li paris mm. 3.2; 2i mm. 2.66; 3i mm. 3.1, 4i mm. 3.33; palporum mm. 1.3. 212 | L. DI CAPORIACCO Cephaloth. brevis, niger, pilis albis ornatus; cilia rufa. Oculi antici in serie subrecta; diametrum mediorum diametro lateralium fere duplo maius; oculi inter se spatio radio mediorum paullo minore remoti. Oculi 3ae seriei lateralibus anticis dimidia parte minores, ab iis spatio eorum diametro fere triplo, inter se spatio eorum diametro sextuplo distantes. Oculi 2ae seriei ab oc. 3ae seriei spatio tertia parte maiore remoti g. quo distant a lateralibus anticis. Clypeus aeque latus q. radius oculorum mediorum ant. Chelae rufae, ungue valde incurva; sulcus subtus dente sat valido, desuper dentibus binis parvis armatus. Sternum ovale, brunneum, laeve. Pedes palpique omnino flavi. Femora omnia aculeis 2-3 superioribus longis nigris. Patellae utringue aculeo singulo. Tibia et metatarsus It paris subtus duabus seriebus acul. binorum, et aculeo laterali externo subapicali; praeterea metatarsus aculeo subapicali laterali interno est armatus. Tibia 2i paris tantum duobus aculeis inferio- ribus posterioribus: metatarsus duobus acul. inferioribus subbasalibus et verticillo terminali 5 aculeorum: tibia 3i paris utringue aculeo laterali subapicali; metatarsus utringue aculeo laterali subbapicali et verticillo terminali 5 aculeorum; tibia 4i paris utrinque serie laterali superiore binorum aculeorum, aculeo laterali inferiore, versus dimidiam partem articuli sito, et aculeo parvo inferiore apicali. Metatarsus Ai paris antice aculeo singulo laterali superiore, dimidio articuli sito; postice aculeis binis lateralibus superioribus et aculeo singulo laterali inferiore subbasali; praeterea verticillus apicalis 5 acul. adest. Abdomen nigrum, pilis aureis vestitum, maculis tegumentalibus albis: antice duae maculae parvae geminatae; versus dimidiam partem duo segmenta obliqua; postice 5-0 accenta, linea media interrupta adsunt; accenta lum et 2um inter sese coniuncta, et macula obliqua laterali dentata consecuta. Epigyne non adhuc adulta. Speciei huius inveni 2 in agris apricis apud Garhi, m. 1200, die V4 K. Apr. Gr. HYLLEAE Gen. Evarcha E. S. 1902. 128) Evarcha iucunda (Lc.) 1 9 nei campi di Gund, m. 2090, 9 Aprile. Hab.: Regione Mediterranea, Abissinia. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 213 Gr. AELURILLEAE Gen. Pellenes E. S. 1876. 129) Pellenes allegrii sp. nova. S Corporis totius long.mm. 2.66; cephaloth. mm. 1.25; abdom. mm. 1.6; pedum li paris min. 3; 2i mm. 2.5; 3i mm. 3; 4i mm. 2.75; palpo- rum mm. 2.1. 2 Corporis totius long. mm. 4; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm. 2.5, -pedum di. paris wim 275) 21 mm. 2.25: Ji: mm. 38040 mite 3; palporum mm. fa Corpus colore nigro, fulvopilosum. Cephaloth. sat altus; quadran- gulus oculorum parte thoracica brevior. Oculi antici in serie leviter recurva; mediorum diametrum diametro lateralium 3° duplo maius; © dimidio maius; medii inter se spatio 3° eorum radio dimidio aequali, © eorum diametri tertia parte aequali remoti; a lateralibus spatio mi- nimo distantes. Oculi 3ae seriei lateralibus anticis paullo minores; ab is spatio eorum diametro fere triplo remoti. Oculi 2ae seriei in medio inter oculos 3ae seriei et oculos laterales anticos siti, vel (3°) vix post medium siti. Quadrangulus oculorum antice q.postice sexta parte angu- stior, quinta saltem parte longior q. amplior. Barbae albae; cilia alba et rufa. Cephalothorax pilis squamiformibus albis, duas vittas longitu- dinales, oculos laterales comprehendentes, designantibus, © evidentiores. Chelae rufae, sulcus desuper dentibus binis parvis, subtus dente parvo acuto, munitus. Pedes brunnei, femoribus obscurioribus, pilis albis squa- miformibus vestiti. Pedes li paris religuis sat, sed non multo robustiores ; tibia Si paris patella maior. Femur li paris 3° aculeis binis terminali- bus, © inerme; tibia 3° utrinque serie inferiore binorum acul.; © antice subtus aculeo singulo terminali, postice serie inferiore binorum acul.; meta- tarsus 3° et 2 utrinque serie inferiore binorum aculeorum. Femur 2i paris oS aculeis binis apicalibus; 2 aculeo singulo; tibia S' aculeo singulo antico inferiore subapicali, © subtus utrinque serie inferiore binorum aculeorum et postice serie laterali binorum aculeor.; metatarsus 3° et © utrinque serie inferiore binorum acul.; praeterea © utrinque serie laterali superiore bino- rum aculeorum. Femur 3i paris aculeo singulo; tibia utrinque serie laterali inferiore et serie laterali superiore binorum aculeorum; metatar- sus utrinque serie laterali superiore et serie laterali inferiore binorum acul., nec non aculeo laterali apicali. Femur Ai paris inerme; tibia utrinque serie laterali inferiore binorum acul., serie laterali superiore 214 L. DI CAPORIAGCO antica binorum acul. et aculeo singulo laterali superiore subapicali; metatarsus utrinque duabus seriebus inferioribus binorum aculeorum et aculeo laterali subapicali; praeterae antice aculeo singulo laterali su- periore subapicali et postice serie laterali superiore acul. 3. Aculei sat longi, flavi. Palpi femur, patella et tibia colore nigrescente; tarsus flavus. Palpi 3° non adhuc adulti. Abdomen nigrum, pilis fulvis vesti- tum et albolimbatum; &' duabus maculis mediis et vitta posteriore media alba; 9 vitta longa alba longitudinali, et interdum utringue duabus vittis albis curvis, quae vittam mediam limbo coniungunt, saepissime tantum limbus et vitta media adsunt. Epigyne brunnea, tuberculo magno postice excavato. Speciei huius, colore disiinctissimae et dom. Allegri, itinere nostro medico, dicatae, inveni © in agris apud Gund, m. 2080, in valle fl. Sind, IV. Id. Apr. 1 © in agris aridis apud Khunamuh, m. 1900, apud Srinagar, die Va. K. Apr; 2 3° et © iuv. in agris apud Skardu, m. 2200, pridie K. Sept; 1 © in rupis apud Dusso m. 2500, die III a. K. Mai; 1 © in colle arido inter Dusso et Biano,. m. 3000, die II a. K. Mai; 5 © in locis aridis supra Askole, m. 3150, mense Maio; 5 de © im. et pull. in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis . Baltoro dictae, m. 4000, mense Iunio, et 3 3° et ©, eodem loco, mense Julio. Subfam. PLURIDENTATAE Gr. BALLOGNATEAE Credo necessario istituire questo nuovo gruppo per il nuovo genere Ballognatha, che non rientra in nessuno dei gruppi finora a me noti; i caratteri del gruppo son quelli dell’unico genere Ballognatha. Gen. Ballognatha gen. novum. Cephaloth. sat altus, parte cephalica parte-thoracica valde brevior, declivis; sulcus thoracicus transversus. Oculi antici in serie recta; qua- drangulus ocularis multo latior g. amplior, postice angustior. Clypeus angustissimus. Chelse subtus dentibus binis parvis apud partem sulci di- stalem sitis; desuper dentibus binis paullo maioribus, a se remotioribus armatae. Pedes, maxime postici, aculeis multis validis armati. Facie genus hoc Pseudicio ef Evophridi est simile; ab iis dentibus, binis marginis inferioris sulci chelarum differt; pedibus posticis valde MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI | 215 aculeatis a generibus Ballo similibus distinguitur; pilis bulbosis caren- tibus a Thiodineis; forma cephalothoracis parallela, apud oculos 3ae seriei non dilatata, ab Haterio; corpore non myrmicaeformi a Sobasineis; sulco chelarum subtus tantum dentibus binis armato ab aliis generibus Salticidarum Pluridentatorum differt. 130) Ballognatha typica sp. nova. gd iuv. Corporis totius long. mm. 4.1; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. 2,2; pedum li paris mm. 4.1; 2i mm. 3.75; 3i mm. 3.0; 4i mm. 4,75; palporum mm. 1.5. | Cephaloth. sat elongatus et altus, rufus, area oculari nigra. Oculi antici in serie recta: mediorum diametrum salten dimidio maius g. dia- metrum oculorum lateralium: oculi inter se fere conniventes. Oculi 3ae seriei lateralibus anticis aequales, inter se spatio eorum diametro qua- druplo, a lateralibus anticis spatio eorum diametro paullo plus. q. duplo remoti; oculi 2ae seriei longe ante medium siti. Area ocularis saltem tertia porte amplior q. longior, antice evidenter latior, parte thoracica saltem dimidio brevior. Area ocularis declivis, ita ut pars altissima ce- phalothoracis apud oculos 3ae seriei sit sita. Latera cephalothoracis oculos 3ae seriei evidenter superantia. Pars thoracica sulco transverso sat visibili. Cilia alba. Clypeus angustissimus. Chelicera rufa, sat longa, ungue brevi, curva, sat robusta, sulco desuper et subtus dentibus binis minimis, desuper in media parte marginis sitis et inter se non valde appropinguatis, subtus in parte distali marginis sitis, et inter se valde appropinguatis. Sternum brunneum, ovale, angustum, antice attenuatum. | Pedes sat longi et graciles, femoribus cunctis et tibiis anticis brunneis; tibiis parium posteriorum et metatarsis et tarsis omnibus fulvis. Femur li et 2i paris aculeis 3 sat longis superioribus; femur 3i paris serie superiore 4 aculeorum; femur 4i paris serie superiore posteriore 5 acu- leorum et aculeo subapicali superiore antico; aculei omnes sat longi et robusti. Patellae utrinque aculeo armatae. Tibiae li et 2i paris duabus seriebus inferioribus aculeorum 3; metatarsi li et 2i paris duabus se- riebus inferioribus binorum aculeorum. Tibiae 3i et 4i pari serie su- periore media binorum aculeorum et utrinque serie laterali binorum acu- leorum, et serie inferiore, quae 3° pari ac. binis, 4’ autem ac. 3 constat. Metatarsi 3i et Ai paris utrinque serie laterali superiore binorum acu- leorum, serie laterali 3 aculeorum et serie laterali inferiore binorum aculeorum. Pedes fere glabri, pilis paucis. Palpi (non adhuc adulti) breves, nigri, tibia et patella aeque longis, tibia, apicem versus, valde 216 L. DI CAPORIACCO dilatata; tarso sat amplo et aeque longo q. articuli duo praecedentes, post dimidiam partem sensim angustato. Abdomen sat elongatum, fla- vidoluridum, pilis flavis brevibus conspersis vestitum. Speciei huius inveni S non adhuc adultum in agris apud Gund, in valle fl. Sind, m. 2080, die IV a. Id. Apr. Superfam. Clubioniformia Fam. SPARASSIDAE Subfam. SPARASSINAE Gen. Eusparassus E. S. 1903. 131) Eusparassus pontii sp. nova. © Totius corporis long. mm. 18; cephaloth. mm. 7; abdom. mm. 12; pedum li pari mm. 39; 2i mm. 43; Si mm. 35; 4i mm. 38; palporum mm. 12. Cephaloth. sternum pedesque rufobrunnea, concolora; palpi eodem colore, tarso nigro; abdomen flavum, maculis nigris conspersum, antice vitta obscura, dimidiam partem abdominis attingenti, versus tertiam partem anteriorem vittae ipsius dilatata; postice series longitudinalis media 6-7 macularam parvarum rhomboidalium, sensim diminutarum adest. Chelae nigrae. Oculi antici in serie evidenter procurva: medii inter se spatio eorum diametro dimidio minore remoti; a lateralibus spatio eorum radio aequali, a mediis superioribus spatio eorum dia- metro dimidia parte maiore remoti. Oculi antici inter se et mediis posticis aequales. Series oc. posterior recta, antica latior; medii lateralibus di- midia parte minores. Oculi postici inter se fere aequidistantes ( medii vix magis appropiquati); inter se spatio diametro mediorum aequali distan- tes. Quadrangulus oculorum evidenter longior q. latior, antice paullo angu- stior. Clypeus oculis anticis latior. Chelarum margo inferior dentibus 3 armatus, quorum distalis est maximus. Femora omnia serie superiore aculeorum, 1° et 2° pari aculeo singulo, 3° et 4° autem aculeis binis constanti, et utrinque serie laterali 3 aculeorum. Patellae muticae. Ti- .biae utrinque serie inferiore et serie laterali binorum aculeorum, nec non aculeo singulo superiore armatae: aculeus superior paribus anterio- ribus est subbasalis, paribus posterioribus autem est subapicalis. Meta- farsi omnes utrinque serie inferiore et serie laterali binorum aculeorum, partem basalem articulorum occupantium. Tarsi et metatarsi sunt scopu- lati. Tibia 4i paris cephalothorace est longior. Epigyne e tuberculo sat parvo, brunneo, pyriformi constat, sulco longitudinali post dimidium dila- fato diviso. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 217 Tibiis desuper aculeatis et patellis muticis species haec ab E. po- tanini E. S. differt. Inveni speciei huius Q 3: unam in agris apud Tolti, m. 2400, die XI a. K. Mai., alteram in pratis Tsok dictis in valle Punmah, m. 3490, die IV a. Id. Mai., tertiam autem inter arbores apud Pait, m. 3500, die IV a. K. Aug. | 132) Eusparassus flavovittatus sp. nova. 2 inv. Corporis totius long. mm. 14; cephaloth. mm. 7; abdom. mm. 8;.pedum li paris mm. 26; 2i mm. 27; Si mm. 21; 4i mm. 23; palporum mm. 8. Corpus flavum; pedes apicibus articulorum subtilissime fuscoannulatis; abdomine brunneo, vitta flava longitudinali rhomboidali, dimidiam par- tem abdominis vix attingenti. Oculi antici in serie recta, inter se aequales et aequidistantes, inter se spatio eorum diametro aequali remoti; oculi postici in serie procurva, antica multo latiore: ocult inter se aequales, anterioribus vix minoresj medii inter se, a lateralibus superis eta me- diis anticis spatio eorum diametro duplo remoti. Quadratus ocularis aeque latus q. longus, antice evidenter angustior. Clypeus aeque altus g. oculorum anticorum diametrum. Chelarum margo inferior dentibus 4 armatus, quorum proximalis est maximus. Tibia 4i paris cephalothorace longior. Femora omnia desuper aculeis binis et utrinque serie laterali aculeorum armata; aculeorum numerus est 3 serie antica li, 2i et 4i paris; 2 serie antica 3i paris; 3 serie posteriore li et 2i paris; 2 serie posteriore 3i et 4i paris. Patellae sunt muticae; tibiae et metatarsi utrinque serie inferiore et serie laterali binorum aculeorum. Epigyne non adhuc adulta est. Speciei huius inveni © iuv. in agris aridis apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (nunc Jehlum dicti), m. 1200, die V a. K. Apr. Fam. CLUBIONIDAE Subfam. CLUBIONINAE Gen. Clubiona Latr. 1804. 133) Clubiona maracandica Croneb. 1875. Riferisco con dubbio a questa specie alcune © iuv. e pulli raccolti nelle zone aride sopra Askole, m. 3150, in Maggio (1 pull.); sui cespu- gli pr. Askole, m. 3100, nello stesso mese (1 pull.); nell’oasi di Chok- 218 L. DI CAPORIACCO piong, m. 2600, 16 Agosto (2 pulli); a Korophon, zona arida, m. 3200, 9 Agosto (1 pull.); a Pajù, m. 3500, 28 Luglio (1 pull.); nel boschetto centrale della spianata di Punmah, davanti alla fronte del ghiacciaio omonimo, m. 3600, 5 Agosto (1 pull.). Mi pare che un 5‘, del quale do qui sotto la descrizione, trovato nell’oasi di Shigar, m. 2200, il 25 Sett. sia da attribuirsi alla stessa specie. 3S Corporis totius long. mm. 7.3; cephaloth. mm. 3.1; abdom. mm. 4.2; pedum li paris mm. 9,5; 2i mm. 9,2; 4i mm. 13.6; palporum. mm. 3. Corpus omnino colore flavorufo, abdomine dilutiore. Oculi in serie- bus fere rectis; series superior vix procurva, antica multo latior. Oculi omnes fere aeguales, laterales superi coeteris vix minores; medii antici coeteris vix maiores. Oculi medii superi inter se spatio eorum diametro fere duplo distantes, a lateralibus spatio eorum diametro dimidio maiore, a mediis anticis spatio eorum diametro saltem tertia parte minore di- stantes. Oculi antici medii subconniventes, a lateralibus spatio eorum diametri tertiae parti aequali remoti; oculi laterales antici et postici inter se spatio eorum diametro evidenter maiore remoti. Chelarum margo in- ferior dentibus binis armatus. Femora omnia aculeis binis superioribus; praeterea 4' pari adsunt utringue aculei bini laterales. Tibiae subtus duabus seriebus binorum aculeorum; praeterea 4° pari utringue series lateralis binorum aculeorum adest. Metatarsi li et 2i paris subtus acu- leis binis subbasalibus; 4° pari adsunt utrinque series inferiores 3 acu- leorum, laterales ac. binorum et superiores acul. 3. Palpi tibia apophysi laterali uncata, apice bifida et apophysi laterali-superiore recta bacilli- formi. Bulbus crassus apophysi inferiore recta, dentiformi, et stylo sat longo, bis curvato. | Habit.: Turkestan 134) Clubiona crouxi sp. nova. & Totius corporis long. mm. 4; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm. 2.25; pedum li paris mm. 3.8; 2i mm. 3.25; 3i mm. 2.75; 4i mm. 5; palporum mm. 1,75. 2 Corporis totius long. mm. 4.55; cephaloth. mm. 1.75; abdom. mm. 3; pedum li paris mm. 3.8; 2i mm. 3.66; Si mm. 3.5; di mm. 4.75; palporum mm. 1.66. Corpus omnino flavum; cephalothorax obscurior, non nigrolimbatus. Oculi omnes inter se aequales, series ambae leviter recurvae. Oculi su- periores medii inter se spatio eorum diametro duplo, a lateralibus spatio eorum diametro saltem aequali, a mediis anticis spatio eorum diametro MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 219 tertia parte minore remoti. Oculi medii antici inter se spatio aequo di stantes q. quo distant a mediis superioribusj a lateralibus anticis spatio vix minore remoti. Clypeus angustissimus. Femora omnia desuper acu- leis 2-3; lateribus utringue aculeo singulo munita. Patellae 3i et 4i paris utrinque aculeo singulo armatae. Tibiae li et 2i paris subtus duabus seriebus binorum aculeorum; quorum basales sunt apicalibus valde maiores. Tibiae 3i paris subtus aculeis binis, et lateribus utrin- que serie binorum acul. praeditae; 4i paris autem serie inferiore 3 acul. et utringue serie laterali binorum acul. armatae. Metatarsi li et 2i paris aculeis subbasalibus binis longis armati; 3i paris serie inferiore binorum ac. et utrinque serie laterali binorum acul. et aculeo singulo laterali-supe- riore subapicali, 4i paris serie inferiore 3 aculeorum et utrinque serie laterali binorum aculeorum et serie laterali-superiore 3 aculeorum. Palpi Sg tibia brevis, apophysi incurvata, sat longa et obtusa munita; tarsus brevis, bulbo crasso, aeque longus q. bulbus. Epigyne 9 e fovea oblonga, valide nigromarginata, sulco medio parum distincto divisa, constat. Speciei huius, forma epigynis sat distinctae et dom. E. Croux, iti- nere nostro ductori, dicatae, inveni © et pullos 6 super morenam coespi- tibus vestitam, paucam glaciem gl. molis Baltoro dictae obtegentem, apud Urdukas, m. 3950, mense Iunio; 1 3° eodem loco, mense lulio; 1 pull. in pratis Lopsang Bransa dictis, lateribus gl. molis Mustagh dictae, m. 4500, die VIII a. Id. Iun.; 1 pull. in pratis aridis Moni Bransa dictis, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, m. 4600, die V a. Id. lun. | 135) Clubiona sp. ind. 1 iuv. in cattivo stato, appartenente a questo genere, ma non meglio identificabile, è stato trovato a Garhi, nella valle di Jehlum, m. 1200, il 25 Marzo. Gen. Chiracantium C. L. Koch. 1839. 136) Chiracantium adiacens Cbr. A questa specie caratteristica per l’apofisi interna ottusa della tibia del palpo maschile, appartengono 2 5’ di Skardu, m. 2200, 23 Aprile; e le attribuisco pure alcune 9 giovani o giovanissime trovate: 3 nell’oasi di Olthingthang, m. 2600, 18 Aprile; 2 nei prati umidi di Mashung, m. 2500, 19 Aprile; 2 nell’oasi di Dusso, m. 2400, 28 Aprile; 2 nello stesso 220 I. DI CAPORIACCO luogo, il 18 Luglio; 2 nell’oasi di Shigar, m. 2200, il 25 Luglio; 1 nel bosco dl Shukula, ai lati del ghiacciaio Punmah, m. 3800, 5 Agosto; 1 nei prati alla confluenza Baltoro-Mundu, m. 4300, 3 Giugno. Data l’importanza del carattere dell'armatura delle zampe nei Chi- racantium, credo opportuno riportare qui questi dati, visto che il Cam- bridge li trascura nella sua pur minuta descrizione. Femora utringue aculeis binis (femora 3i paris antice interdum ac. 3); tibiae li paris subtus antice serie 6 aculeorum, postice 4 acul.; 21 paris seriebus duabus inferioribus 3 aculeorum, 3: et 4i paris subtus duabus seriebus 3 aculeorum et utrinque serie laterali binorum aculeo- rum; metatarsi li paris subtus aculeis binis subbasalibus longis et aculeis binis subapicalibus brevioribus; 2i paris subtus duabus seriebus 3 acu- leorum; 3i et 4i paris autem utringue serie inferiore et serie laterali 3 aculeorum armati. Hab. Valle Jehlum, Kashmir. Subfam. LIOCRANINAE Gen. Apostenus Westr. 1851. 137) Apostenus annulipes sp. nova. © Totius corporis long. mm. 2.75; cephaloth. mm. 1; abdom. mm. 1.9; pedum li paris mm. 3.25; 21 mm. 3; 3i mm. 2.9; Ai mm. 4. Cephaloth. antice sat constrictus, sulco profundo medio; colore brunneo, in medio paullo dilutiore, nigrolimbatus. Oculi posteriores in serie valde recurva: medii lateralibus vix maiores, inter se spatio eorum diametro vix maiore; a lateralibus spatio eorum radio vix matore, a mediis anticis spatio eorum diametro vix minore remoti. Oculi antici in serie recta, subcontigut; laterales mediis duplo maiores, medtis supe- rioribus vix maiores. Clypeus oculis anticis paullo angustior. Chelae flavae, fascia media transversa lata brunnea, ornata. Sternum latum, brunneum, cordiforme. Pedes flavi; femora et tibiae annulo basali et annulo apicali latissimis brunneis, tibiis minus distinetis, ornata. Tibiae li et 2i paris duabus seriebus inferioribus 5 aculeorum; metatarsi duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum; tibiae 3i et 4i paris subtus duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et serie media superiore binorum acu- leorum; metatarsi duabus seriebus inferioribus 4 aculeorum armati. Abdomen brunneum, antice vitta media longitudinali testacea, postice accentis acutis; lateribus vittis testaceis obliquis, sensu opposito ramo- MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 221 rum accentorum dispositis oruatum; pictura testacea fere indistincta. Subtus abdomen est omnino colore testaceo. Epigyne e foveis duabus curvis nigromarginatis et e fovea media longa rufomarginata constat. Species haec pedibus annulatis ab A. fusco Wstr. differt. Inveni © in agris aridis apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (nunc Jehlum dicti) m. 1200, die V a. K. Apr. Subfam. MICARIINAE Gen. Micariolepis E. S. 1879. 138) Micariolepis dives (Lc.) 1 © iuv. tra i campi a Gund, m. 2080, 9 Aprile. 139) Micariolepis dives (Lc.) var. concolcr var. nova. A typo differt femoribus pedum non nigromaculatis, et cephalo- thorace © omnino rufo. Invent varietatis huius & in valle herbida apud Shimsha Karboo, m. 2800, die XVI a. K. Mai; 1 © in agris apud Ragicha, m. 2450, die VIII a. K. Mai.;3 © in regione arida super Askole, m. 3150, mense Maio; I © in agris aridis apud frontem gl. molis Biafo dictae, Biaho dictis, m. 3000, die V a. K. Mat. Gen. Micaria Wsir. 1851. 140) Micaria pulcherrima sp. nova. œ Corporis totius long. mm.4; cepholoth. mm. 2; abdom. mm. 2.1; pedum Ii paris mm. 5; 2i mm. 4.25; Si mm. 4.1; 4i mm. 6; palporum mm. 2.1. | © Corporis totius long. mm. 4; cephaloth. mm. 2; abdom. mm. 2.1; pedum It paris mm. 5.1; 2i mm. 4.15; 3i mm. 4; di mm. 6.5; palporum mm. 1.9. Cephaloth. brunneoniger, squamulis violaceomicantibus vestitus. Oculı antici subaequales, in serie valde procurva, medii inter se spatio eorum radio paullo matore, lateralibus conniventes, a mediis superis spatio mediorum anticorum diametro plus q. duplo remoti. Oculi superiores in serie minus procurva q. series antica; laterales mediis vix maiores, 223 L. DI CAPORIACCO medii mediis superis fere duplo maiores. Mediu superi inter se spatio eorum diametro duplo, a lateralibus spatio eorum radio vix aequali di- stantes. Pedes rufi, femoribus Ii et 2i paris nigris, pedes speciminibus quae ragiones altissimas incolunt, obscuriores sunt. Coxae et pars in- ferior femorum tibiarumque squamulis albis. Femora omnia aculeis binis superioribus; tibiae et metatarsi li et 2i paris sine aculeis; tibiae 3i et 4i paris duabus seriebus infertoribus et serie singula superiore binorum aculeorum; metatarsi 3i et 4i paris subtus seriebus duabus inferioribus bino- rum aculeorum et desuper aculeo singulo medio armati. Abdomen nigrum, desuper squamulis viridi-coeruleo-violaceo et aureomicantibus; subtus rhodeo-et viridimicantibus vestitum. Desuper adsunt maculae albae, squamulis formatae: antice maculae duae laterales oblongae, desuper fere abditae, antice convergentes; versus dimidiam partem maculae duae la- terales, obliquae, oblongae, antice convergentes, et macula media trian- gularis adsunt; super mamillas adest macula parva. Maculae in © eviden- tiores g. in 3%. Palpi § tibia patella aeque longa; tarsus tibia paullo longior, aeque crassus. Epigyne © e plagula rotunda, postice foveis bi- . nîs virgulatis, antice acutis et convergentibus, et antice foveis binis ro- tundis sulcata. Tibia palpi 3° longa, forma epigynis, oculis anticis aequalibus et pictura abdominis ab altis speciebus generis distinguitur. Species haec abundat in regione Baltistan dicta, cum in regionibus humilibus tum in altissimis: inveni autem 1 9 apud Dras, m. 3000, die XVII .a. K. Mai; 1 © in agris apud Gungum, m. 2500, die XIII a. K. Mai.; 3 pull. in agris apud Gol, m. 2200, die IX a. K. Mai.; 1 D in agris apud Skardu, m. 2200, die VIII a. K. Mat; aliam © eodem loco; die IL a. K. Sept; I 2 in agris apud Dusso, m. 2400, die III a. K. Mai.; 1 pull. inter petras super Dusso, m. 2450, eadem die; 1 © in pratis aridis in colle inter Dusso et Biano, m. 3000, die II a. K. . Mai; 1 © in agris apud Askole, m. 3150, mense Maio; 3 © in regione arida super Askole, m. 3150, eodem mense; 1 © in loco Pajù dicto, m. 3500, pridie Id. Mat; 1 © in regione arida, ubi fl. Braldo et Pun- mah confluunt, m. 3100, die II a. Non Aug.; 1 © in pratis aridis Ski- niltalmosa dictis, in valle fl. Punmah, m. 3200, pridie Non. Aug; 1 © in pratis Tsok dictis, eadem valle, m. 3490, eadem die; 1 9 in pratis aridis Koberzeken dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 3800, die Va. K. Aug. 4 Œ et © in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4000, mense Maio; 8 3° et 9 eodem loco, mense lunio; 7 5° et © eodem loco, mense Iulio; 1 © in pratis, ubi confluunt gl. moles Baltoro et Vermanendu dictae, sitis, m. 4300, Id. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 223 Jul; 3 © et pull. in pratis apud Thla-Brok, m. 4000, die II a. Id. Aug.; 2 et © in pratis Chang-Tor dictis, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, in regione fl. Tarim, m. 4930, die IV a. Id. lun.; 1 © apud lacum Turris Mustagh dictum, lateribus gl. molis Sarpo Laggo dictae, m. 4800, die INI a. Id. Iun.; 19 in valico inter valles Oprang et Sarpo Laggo dictas m. 4440, pridie Non. Iun.; 1 © in glarea fl. Shaksgam, inter frontem glac. molis Gasherbrum dictae et locum “ Campo Conoide Rossa ,, ap- pellatum, m. 3950, die XV a. K. Tul. 141) Micaria pulcherrima di Cap. var. flava var. nova. A typo differt pedibus omnino flavorufis, postice macula magna squamulis albis formata ornatis, mamillis flavorufis. Varietatis huius inveni 2 pull. apud Dandal, m. 3000, die XVI a. K. Mai; 1 © im agris apud Skardu, m. 2200, die VIII a. K. Mai.; 1 © in locis aridis supra Askole, m. 3150, mease Maio; 3 9 in glarea fl. Braldo apud Askole, m. 3000, mense Maio; 2 © iuv. in loco Pajù dicto, m. 3500, die IV a. K. Aug. 142) Micaria mutilata di Cap. Corporis totius long. 3.9; cephaloth. mm. 1.8; abdom. mm. 2.1; pal- porum mm. 1.1. Cephaloth. et pedes colore fulvoluteo; cephalothorax postice sulcis parvis marginalibus, radialibus, nigris, notatus. Coxae albosquamosae. Oeculi antici in serie recta, medii lateralibus duplo maiores, inter se fere subcontigui. Oculi posteriores in serie leviter procurva, medii superi lateralibus saltem tertia parte minores, inter se et a mediis anticis spatio mediorum posticorum diametro fere dimidio maiore remoti, lateralibus subcontigui. Quadratus ocularis antice multo angustior, aeque longus q. postice latus. Chelae subtus dente singulo armatae. Laminae sat longae, apice quadrangulari. Sternum oblongum angustum, non costrictum, inter coxas posteriores productum, flavum; coxae posteriores inter se spatio dimidia earum amplitudine minore remotae. Pedes mutili. Abdo- men elongatum, tegumentis flavis, aeneo-viridi- et rhodeomicans; antice et dimidia parte adsunt duo cingula, squamulis albis composita, bis in- terupta; praeterea adest macula parva alba super mamillas. Mamillae alboluridae. Epigyne e plagula flava constat, lateribus duobus margini- bus chitinaceis, virgatis, et postice tuberculis parvis munita. 224 L. DI CAPORIACCO M. auratae Can. et M. todillae E. S. est similis (praes. oculis), sed forma epigynis et colore abdominis facile ab iis distinguitur. Speciei huius inveni 9 singulam in agris apud Skardu, m. 22C0, die VIII a. K. Mai. Superf. Oxyopiformia Fam. OXYOPIDAE Gen. Oxyopes Latr. 1804. 143) Oxyopes lineatus Ltr. 1805. 1 2 a Surparagha, m. 2200, 28 Ag.; probabilmente appartengono pure a questa specie alcuni pull: 1 a Shùkula, m. 3800, bosco ai lati del ghiacciaio Punmah, 5 Ag.; 2 a Pajù, luoghi aridi sopra Poasi, m. 3650, 30 Luglio; 1 a Bardumal, tra i cespugli spinosi del letto del Braldo, m. 3200, 2 Ag.; 6 a Tsok, prati e boschi in val Punmah, m. 3490, 4 Ag. Hab.: Regione mediterranea, Mesopotania, Turkestan. 144) Oxyopes jubilans Cbr. 1885. 1 g sopra Blokore, zona arida, m. 3100, 26 Apr oe pull a Korophon, zona arida poco sopra la fronte del Ghiacciaio Biafo, m. 3100, 8 Ag.; 1 © al colle Takht-i-Sulaiman, presso Srinagar, m. 2000, Sett.; e probabilmente 4 pulli a Skiniltamosa, pianura arida in val Pun- mah, m. 3200, 4 Agosto. i Hab.: Kashmir. Superfam. Lycosiformia Fam. AGELENIDAE Subfam. CYBAEINAE Gen. Cybaeus L. K. 1868. 145) Cibaeus broni sp. nova. | Q Corporis totius long. mm. 1.8; cephaloth. mm. 0.9; abdom. mm. li; pedum 11 paris mm. 3; 21 mm. 2,8; 3i mm: 2.5; di mm. 28; pal- porum mm. 1.5. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 225 x Cephaloth. sternum pedesque colore rufo brunneo; sternum puncta- tum. Oculi super. in linea leviter procurva: medii lateralibus vix minores, inter se spatio eorum diametro vix minore, a lateralibus spatio eorum diametro dimidia parte maiore, a mediis anticis spatio radio superiorum minore remoti. Medii antici superioribus quarta parte minores, inter se subconniventes, a lateralibus spatio eorum diametro fere duplo remoti Laterales antici mediis fere duplo maiores. Laterales serierum ambarum inter se subcontigui. Quadratus mediorum antice g. postice multo an- gustior. Clypeus area oculari duplo latior, valde convexus. Chelicera sat convexa, sulco desuper dente magno hyalino flavo, subtus dentibus 2-3 parvis munito. Tibiae omnes duabus seriebus inferioribus aculeorum munitae: 1° pari aculeorum numerus seriebus ambabus est 4; 2° pari serie antica 2, postica 4; 3° pari 2; 4° autem 3; praeterea I°, 3° et 4° pari adest utringue series supertor-lateralis, 1° ef 4° pari 3 aculeorum, 3° aculeorum binorum; 2° pari tantum series lateralis superior antica binorum aculeorum adest. Metatarsi omnes subtus duabus seriebus, 1°, 2° et 4° pari 3 aculeorum, 3° pari aculeorum binorum armati; praeterea I° pari adsunt 2 aculei superiores antici, et aculeus lateralis superior posterior; 2° pari tantum series lateralis superior antica binorum acul.; 3° et 4° pari utrinque series lateralis superior, 3° pari 3 aculeorum, 4° autem 4 aculeorum adest. Abdomen griseosericeum, vitta parva longitudinali . anteriore flava, dimidium abdominis non attingenti. Speciei huius, cuius adulti mihi non cogniti sunt et dom. Bron, itinere nostro ductori, dicatae, inveni 92 1 in agris apud Chokpiong, m. 2600, die XVI a. K. Sept.; 4 9 in rupibus supra Dusso, m. 2400, die XVI a. K. Sept.; et 4 2 in agris apud locum Surparaghä dictum, m. 2200, die IV a. K. Sept. | Subfam. AGELENIDAE Gen. Agelena Walck. 1805. 146) Agelena labyrinthica (Cl.) 1757. 2 © iuv. a Khargil nella zona arida sopra il paese, m. 2700, 17 Aprile; 1 pull. sul colle roccioso di Takht-i-Sulaiman, m. 2000, presso Srinagar, in Settembre. Hab.: Regione Paleartica. - & Mem. Soc. Entom. It., XIII,15-X11-1934 15 226 | L. DI CAPORIACCO Gen. Coelotes Blackw. 1841. 147) Coelotes stylifer sp. nova. © Corporis totius long. mm. 8.75; cephaloth. mm. 4.35; abdom. mm. 4.5; pedum li paris mm. 13.75; 21 mm. 13; Si mm. 11.45; 4i mm. 15.3; palporum mm. 5. Cephaloth. antice sat abrupte constrictus, sulco longo; colore sufi brunneo; duabus vittis brunneis ornatus, quae a parte centrali profici- scuntur et antice divergunt; sulci parvi radiales quoque adsunt, colore nigro picti. Sternum pedesque colore rufobrunneo: femora subtus fasciis latis brunneis duabus ornata; tibiae annulis binis latis brunneis parum distinctis. Femora omnia desuper serie 3 aculeorum et serie laterali anteriore binorum aculeorum; tibiae li et 2i paris duabus seriebus infe- rioribus 3 aculeorum longorum; 31 et 4i paris utrinque serie inferiore et serie laterali aculeorum armatae; series 3° pari ac. binis, 4° aculeis 3 constant. Metatarsi li et 2i paris duabus seriebus inferioribus 3 acu- leorum; praeterea 2° pari ac. 2 superiores medii sat longi adsunt; 3° pari adest utrinque series inferior 3 aculeorum, aculeus lateralis in medio articuli situs, et series lateralis superior 3 aculeorum; 4° pari adsunt duae series inferiores 4 acul. et duae series superiores 3 aculeorum. Oculorum series posterior leviter procurva: oculi medi lateralibus saltem tertia parte matores; inter se spatio eorum radio tertia parte maiore, a lateralibus spatio evidenter matore remoti, a mediis anticis, quibus fere duplo maiores sunt, spatio eorum radio vix matore remoti. Oculi antici in serie recta; medii inter se spatio eorum radio paullo minore, a late- ralibus spatio eorum radio paullo matore remoti. Laterales mediis plus g.. tertia parte maiores, mediis superioribus vix minores. Laterales serierum ambarum inter se spatio diametri anteriorum tertia parte aequali remoti. Clypeus oculis anticis aeque latus. Chelicera valde geniculata; margo eorum sulci inferior dentibus binis robustis armatus. Abdomen luteum maculis nigris ornatum,; maculae nigrae nonnullas lineas designant, quae w simulant. Palpi patella apophysi externa sat longa, uncata obtusa, et apophysi superiore crassa, apice incisa et fere duplice; tibia subtus duabus carinis antice parum divergentibus et desuper apophysi parva, obtusa crassa; bulbus stylo longo evidenti. Bulbo stylo munito C. falcifero Khyz. similis videtur, sed forma apophysarum patellae ab eo facile distinguitur. Speciei huius inveni 3° in agris apud Gund, m. 2080, die VI a. Id. Apr. et alium x in agris apud Kangan, m. 2000, die II a. Non. Apre MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 227 148) Coelotes bidens sp. nova. © Corporis totius long. mm. 6.33; cephaloth. mm. 3.25; abdom. mm. 3.33; pedum li paris 8,75; 2i mm. 8; 3i mm. 7.33; 4i mm. 9.66; pal- porum mm. 2.5. Cephaloth. pedesque colore rufobrunneo; abdomen (contractum) ful- vum, sine ulla pictura evidenti. Oculorum series superior paullo procurva; oculi medii lateralibus vix minores, inter se spatio eorum radio paullo maiore, a lateralibus spatio eorum diametro tertia parte minore, a medtis anticis, quibus tertia parte maiores sunt, spatio eorum radio aequali remoti. Oculi antici in serie recta, medii inter se spatio eorum diametro dimidia parte minore, lateralibus, quibus dimidia parte minores sunt, conniventes. Laterales inter se aequales, inter se spatio minimo remoti. Clypeus oculis anticis paullo angustior. Chelae sat geniculatae; sulci earum margo superior dentibus 3, margo inferior dentibus binis armatus. Femur li paris aculeis 3 superioribus et ac. anteriore; 2i paris aculeis binis superioribus et aculeo anteriore; 3i et 4i paris serie superiore et utringue serie laterali binorum aculeorum. Tibiae omnes utrinque serie inferiore et serie laterali superiore aculeorum armatae; aculeorum nu- ‘merus est 3 seriebus inferioribus 3i et Ai paris; 2 seriebus coeteris. Metatarsi li paris subtus duabus seriebus 3 aculeorum praediti; 2i paris duabus seriebus inferioribus binorum aculeorum; 3i paris utrinque serie inferiore 3 aculeorum, serie laterali ac. binorum et serie laterali superiore 3 aculeorum; 4i paris serie inferiore antica 4 aculeorum, serie inferiore posteriore 3 aculeorum, et utrinque serie laterali 3 aculeorum et serie laterali superiore 4 aculeorum. Tarsi 3i et 4i paris utrinque serie laterali binorum aculeorum. Epioyne e tuberculis binis constat, brunneis, antice valide nigromarginatis; ante ea lorum parvum nigro- marginatum adest; antice adest pars media, parva, antice rufomarginata» Speciei huius, C. pabulatori £. S. similis, sed oculis mediis anticis late- ralibus subcontiguis et colore differentis, inveni © 4 in agris apud Tolti, m. 2400, die XI a. K. Mai, 4 © iuv. in morena, coespitibus vestita, paucam glaciem gl. molis Baltoro dictae obtegentem, apud Ur- dukas, m. 3950, mense Maio; 4 © iuv. inter rupes ubi gl. moles Bal- toro et Mustagh dictae confluunt, m. 4150, die VII a. Id. lun; 2 © in vallecula herbida inter rupes apud Urdukas, lateribus gl. molis Bal- toro dictae, m. 3900, die X a. K. Aug. 228 L. DI CAPORIACCO Fam. HAHNIIDAE Gen. Hahnia C. L. K. 1841. 149) Hahnia maxima sp. nova. 8‘ Corporis totius long. mm. 3; cephaloth. mm. 14; abdom. mm. 2; pedum Ii paris mm. 5; 21 mm. 5; Si mm. 4.8; 4i mm. 5.5; palpo- rum mm. 1.9. O Corporis totius long. mm. 3.5; cephaloth. mm. 1.4; abdom. mm. 24; pedum It paris mm. 6.1; 2i mm. 5.9; 3i mm. 5.66; di mm. 6.25; palporum mm. 2.2. | Cephaloth. sternum pedesque &' colore ferrugineo, 9 rufi; abdomen nigrum, accentis nonnullis luteis fere indistinctis ornatum. Cephalo- th. latus, parte frontali valde angustata et costricta. Oculi superiores in serie valde procurva; anteriores in serie multo minus procurva. Oculi superi inter se aequales; medii inter se spatio eorum diametri quarta parte maiore, a lateralibus spatio aequali remoti, a mediis anticis spa- tio corum diametro tertia parte minore distantes. Laterales inter se sub- conniventes. Medit antici 5° superioribus vix minores, 9 evidenter minores, lateralibus anticis < et G quarta parte minores. Medit antict inter se spatio eorum diametri tertia parte minore, a lateralibus spatio eorum. radio aequali remoti; © autem inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus spatio paullo minore distantes. Clypeus oculis anticis latior, valde proclivis. Femora omnia aculeis 2-3 inferioribus; patellae 3i et 4i paris utringue aculeo singulo; tibiae 3i et Ai paris aculeis 4 inferio- ribus, utringue aculeis binis lateralibus et serie media superiore armatae, quae 3° pari aculeis binis, 4 autem aculeis 4 constat, metatarsi 3i et 4i paris utringue aculeis binis lateralibus, et aculeo singulo medio supe- riore. Coeteri articuli inermes. Aculei, praesertim femoribus, subtilissimi, setiformes. Palpi 3° patella brevis, tibia brevis, subglobosa, sine apophy- stbus; bulbus simplex, stylo longo circumdatus. Mamillarum externarum articulus basalis est vix brevior g. mamillae coeterorum parium; articu- lus terminalis autem est articulo basali evidenter brevior. Epigyne e tu- berculo brunneo, rutundo, sat elevato constant, carinis duabus postice parallelis, antice divaricatis, et carinis duabus brevioribus obliquis po- sterioribus praedito. Stylo 3° bulbi longo H. muscicola E. S. similis videtur, sed oculis anticis lateralibus a mediis distantibus et tibia & palpi non, armata ab ea differt. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 229 Speciei huius, in summis regionibus vallium montium Caracoram dictorum sat abundantis, inveni 2 © super glaciem, ubi gl. moles Bal- toro et Mustagh dictae confluunt, m. 4100, die VII a. Id. lun. 1 © inter rupes super locum eundem, m. 4150, eadem die; 4 © iuv. super more- nam coespitibus vestitam, paucam glaciem glaciatae molis Baltoro dictae obtegentem, apud Urdukas, m. 3950, mense Maio; 2 pull. in morena media gl. molis Mustagh dictae, m. 4300, die XVI a. K. lun; 3 S' et O in pratis Lopsang Bransa dictis, lateribus gl. molis Mustagh dictae, m. 4500, die VI a. Id. lun; 7 2 eodem loco, die VIII a. K. Aug.; 2 g' in morena media gl. molis Baltoro dictae, m. 4300, Id. Iul.; 29 in pratis Deosai dictis, apud fl. Kala Pani dictum, m. 4200, Kal. Sept. 2 2 in pratis Deosai dictis apud fl. Lal Pani dictum, m. 4000, Kal. Sept. Fam. PISAURIDAE Gen. Stoliczka Cbr. 1885. 150) Stoliczka affinis sp. nova. 2 Corporis totius long. mm. 10.5; cephaloth. mm. 5; abdom. min. 6.5; pedum li paris mm. 18,5; 2i mm, 18; Si mm. 14,5; 41 mm. 20; palpo- rum mm. 5. Cephalothorax sat elongatus, rufobrunneus, desuper obscurior, vitta media flava angusta, oculos non attingenti, postice sensim et paullo am- pliata, parte posteriore vitta media obscura longitudinali subtilissima divisa. Oculorum series ambae procurvae: oculi medii antici lateralibus vix minores; inter se spatio eorum diametro vix maiore, a lateralibus spatio lateralium radio aequali, a mediis superioribus spatio mediorum superiorum diametro vix maiore remoti. Oculi superi inter se subaequa- les; eorum diametrum diametro mediorum anticorum saltem dimidio maius; medii superi inter se spatio eorum diametro aeguali, a lateralibus spatio fere duplo remoti. Clypeus oculis anticis triplo latior, flavus, Chelae flavae. Sternum brunneum, vitta media longitudinali flava. Pedes brun- nei, femoribus, praesertim subtus, valde infuscatis. Femora omnia desuper serie 3 aculeorum, et serie laterali antica, quae pedibus anterioribus ex aculeo singulo, pedibus posterioribus ex ac. 3 constat. Patellae aculeo singulo superiore. Tibiae omnes serie superiore binorum aculeorum et utrinque serie laterali superiore binorum acul. et serie laterali infertore 3 aculeorum. Metatarsi utrinque serie laterali-superiore et serie laterali -inferiore 3 acul, armati. Abdomen elongatum, desuper brunneum, vitta 20. L. bi CAPORIACCO rufa brevi longitudinali parum distincta; lateribus et subtus rufoluteum, lateribus fascia longitudinalis lata brunnea adest, desuper bene definita, subtus sensim obsoleta. Epigyne non adhuc adulta. Speciei huius, clypeo amplissimo, oculis mediis anticis lateralibus parum minoribus et vitta cephalothoracis immacuiata a St. insigni Cor. distinctae, inveni 9 iuv. in agris apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (nunc Jehlum dicti), m. 1200, die VII a. K. Apr. : Fam. LYCOSIDAE Subfam. HYPPASINAE Gen. Hippasa E. S. 1885. 151) Hippasa aylehma sp. nova. 9 Totius corporis long. mm. 12; cephaloth. mm. 5; abdom. mm. 7; pedum li paris mm. 12.5; 2i mm. 12; 3i mm. 10; 44 mm. 16; pal- porum mm. 4. Cephaloth. rufobrunneus, duabus vittis lateralibus flavis parum distin- ctis et vitta media lata parallela, oculos posteriores attingenti, flava. Ocul. series antica fere recta, secunda vix angustior; oculi inter se aequales, .oculis 2ae seriei spatio eorum diametro aequali, inter se spatio eorum radio vix maiore remoti. Diametrum oculorum 2ae seriei diametro ocu- lorum anticorum duplo maius. Oculi 2ae seriei inler se spatio diametro eorum sexta parte minori, ab oculis 3ae seriei, quibus vix maiores sunt, spatio eorum diametro paullo maiore remoti; oculi 3ae Seriei inter se spatio eorum diametro plus q. duplo remoti. Clypeus oculis anticis di- midio latior. Chelae rufonigrae, margo earum inferior dentibus 3 aequis; margo superior autem dentibus 3, quorum duo basales coniigui, tertius remotior; medius coeteris maior. Sternum flavum, pedes colore rufo- brunneo. Femora desuper aculeis 3 longis, antice et postice aculeis bre- vioribus quorum numerus est antice 2, 1° et 2° pari, 3 pari 3° et 4°; postice, femoribus cunctis 3. Patellae anticae muticae; posteriores utrin- que aculeo singulo. Tibiae anticae duabus seriebus inferioribus 3 acu- leorum; posteriores autem duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum, utringue serie laterali binorum aculeorum, et serie superiore media bino- rum aculeorum. Metatarsi antici scopulati, subtus duabus seriebus acu- leorum 3 armati; 3i et 4i paris sine scopulis, sed utrinque serie laterali et serie inferiore 3 aculeorum. Tarsi cuncti scopulati.. Abdomen pilis | MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 231. flavis vestitum, desuper rufum, subtus flavum; desuper adest fascia lata flava longitudinalis quae antice vittam rufam longitudinalem lanceolatam parum distinctam continet, postice accentis brunneis latis resecatur. Speciei huius colore (praesertim sterni) distinctae, inveni 6 9 i in agris apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (nunc Je dicti), m. uu. die VII a K. Apr. Subf. Lycoskar Gen. Hogna E. S. 1885. O 152) Hogna concolor sp. nova. Corporis totius long. mm. 13; cephaloth. mm. 7; abdom. mm. 7; pe- dum li paris mm. 26.5; 2i mm. 26.5; 3t mm. 20; 44 mmi 31; palporum m. 1, ae Cephaloth. pedesque rufobrunnei, pilis griseis vestiti. Oculorum se- ries antica paullo procurva, 2a evidenter brevior; oculi medii inter se spatio eorum diametro paullo minore; a lateralibus, quibus quarta parte maiores sunt, spatio mediorum radio dimidio minore remoti; a medtis superis spatio mediorum anticorum diametro vix maiore remoti. Oculi 2ae et 3ae seriei inter se aequales et spatio eorum diametro aequali inter sese remoti; diametrum eorum diametro lateralium anticorum paullo plus q. duplo maius. Oculi 2ae seriei inter se spatio diametro eorum vix maiore; oculi 3ae seriei inter se spatio eorum diametro triplo distantes. Chelae subtus tridentatae; sternum brunneonigrum. Femora omnia serie superiore et serie laterali binorum aculeorum. Patellae li paris muticae; 2i paris aculeo singulo anteriore; coeterae aculeo superiore et utrinque aculeo singulo armatae. Tibiae omnes utrinque serie inferiore 3 aculeorum et serie laterali binorum aculeorum; tibiis posterioribus autem adest series media superior binorum aculeorum. Metatarsi utrinque serie infe- riore et serie laterali aculeorum praediti: eorum numerüs est 2 seriebus lateralibus metatarsorum anticorum; 3 seriebus coeteris. Metatarsi antici usque ad basim sat crebre scopulati; posteriores tantum parte apicali scopulati. Tarsi cuncti scopulati. Abdomen, alcohole valde constrictum, omnino griseum videtur. Epigyne e plagula rotunda constat, carina lon- gitudinali, antice et postice dilatata, divisa. (1) Per i motivi da me gia esposti altrove, mi pare che il genere Lycosa Latr. debba venire suddiviso: il nome generico Lycosa resta naturalmente al gruppo della L. faran- tula (Rossi). 932 L: DI CAPORIACCO Speciei huius sat distinctae inveni 9 in agris apud Gund, in valle fl. Sind, m. 2080, die IV a K. Apr. Gen. Lycorma E. S. 1885. 153) Lycorma rubromandibulata (Cbr.) 1885. Questa specie, ben distinta pel colore rosso scarlatto dei peli ante- riori dei cheliceri, è abbastanza frequente nel Kashmir: 1 g e 1 pull. a Srinagar, m. 1700; 22 Marzo; 1 © nei prati aridi di Khunamuh, m. 1900, 29 Marzo; 1 altra 9 a Kangàn, nel letto del Sind, m. 2000, 3 Apr.; 1 © iuv. sul monte Gandkakar sopra Kängan, m. 2800, 4 Apr; 1 © iuv. nel bosco coprente le pendici di q. ta 10375, pr. Kangan, m. 2800, 5 Aprile.; 4 &, £ e pull. a Gund, in Val Sind, m. 2080, 9. Aprile. Credo opportuno dare qui una breve descrizione dei caratteri non menzionati dal Cbr., che aveva sott'occhio solo animali giovani. œ Corporis totius long. mm. 10; cephaloth. mm. 7; abdom. mm. 7; pedum li paris mm. 24; 2i mm. 23; 3i mm. 21; 4i mm. 28; palporum mm. 8. 2 Corporis totius long. mm. 18; cephaloth. mm. 8; abdom. mm. 13; pedum li paris mm. 20; 2i mm. 19.5; Si mm. 19; 4i mm. 24; palpo- rum mm. 8. | | | Oculorum series antica vix procurva serie 2a aeque lata; oculi in- ter se aequales et inter se spatio eorum radio aequali remoti; ab oculis 2ae seriei spatio anticorum diametro paullo minore distantes. Oculorum 2ae seriei diametrum diametro anticorum fere duplo maius; diametro oculorum 3ae seriei vix maius. Oculi 2ae seriei inter se spatio eorum diametro quinta parte minore; ab oculis 3ae seriei spatio eorum dia- metro sexta parte minore remoti; oculi 3ae seriei inter se spatio eorum dia- metro valde plus q. duplo remoti. Clypeus oculis anticis aeque latus. Chelae subtus dentibus 3, quorum basalis coeteris vix est minor. Femora omnia serie superiore et serie anteriore aculeorum; femora posteriora praeterea serie postica aculeorum praedita; series omnes aculeis binis constant. Pa- tellae anticae muticae; posteriores aculeo superiore et utringue aculeo laterali armatae. Tibiae omnes duabus seriebus inferioribus 3 aculeorum et praeterea 3° et 4° pari serie media superiore et utrinque serie laterali binorum aculeorum. Metatarsi omnes duabus seriebus inferioribus 3 acu- leorum et praeterea 3' et 4" pari utringue serie laterali binorum acu- leorum. Aculei pedibus anterioribus parvi et parum visibiles. Scopulae crebrae. Abdomen iuvenibus subtus duabus vittis albis longitudinalibus MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 933 interruptis ornatum. Palpi ~~ bulbus parte media dentibus binis gemi- natis, quorum interior est maximus, et parte, distali tuberculo magno, triaculeato, versus partem mediam dente. magno. Epigyne © e plaga longiore q. latiore, antice angustiore, carina sat lata divisa, constat. Mi pare che questi caratteri permettano senz’altro di escludere che questa bella specie possa ‘appartenere al gruppo della L. vultuosa C.K., singoriensis Laxm. etc., con le quali presenta qualche somiglianza, e di attribuirla senza dubbio al gen. Lycorma. Hab.: Val Sind. Gen. Trochosina E. S. 1885. 154) Trochosina terricola (Th.) 1856. 19a Gund, m. 2080, 9 Aprile; 1 altra ©, iuv., nei campi di Kangan, m. 2000, 3 Aprile. Hab.: Europa, Africa Sett., Turkestan, Siberia. Subfam. PARDOSEAE Gen. Pardosa C. K. 1848. 155) Pardosa baltoroi sp. nova. ST Corporis totius long. mm. 7.75; cephaloth. mm. 4, abdom mm. 3.75; pedum li paris mm. 17; 2i mm. 14,1; St mm. 13.0; 4i mm. 18; palporum mm. 5. | O Corporis totius long. mm. 11; cephaloth. mm. 5; abdom. mm. 6.33; pedum li paris mm. 17.5; 2i mm. 16.5; 3i mm. 16; 4i mm. 22; palporum mm. 6.5. Corpus colore omnino nigro; tarsi tantum rufescentes. Corpus pilis flavidis vestitum. Cephaloth. antice evidenter constrictus. Oculi antici in serie sat valide procurva, aequales; medii inter se spatio eorum diametro quinta parte minore, a lateralibus spatio eorum radio vix minore, ab oculis 2ae seriei spatio eorum diametro aequali remoti.2 Oculorum 2ae seriei diametrum diametro anticorum valde plus g. duplo maius, dia- metro oculorum 3ae seriei vix maius. Oculi 2ae seriei inter se et ab oculis 3ae seriei spatio eorum diametro quinta parte maiore remoti; oculi 3ae seriei inter se spatio oculorum diametro duplo remoti. Clypeus oculis anticis dimidio maior. Metatarsi IV paris evidenter longiores q. patellae cum ti- 934 -L. DI CAPORIACCO 2 biis. Aculei longissimi; femoribus adsunt series superior binorum acul. et utrinque series lateralis; series laterales paribus anterioribus aculeo singulo, posterioribus aculeis binis constant. Patellae 11 paris muticae; coe- terae utringue aculeo singulo et praeterea 3° et 4° pari aculeis binis su- perioribus. Tibiae cunctae aculeis binis superioribus et utrinque serie late- rali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore, quae paribus anticis aculeis 6, paribus posterioribus ac. 3 constat. Metatarsus li paris utringue serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore 3 aculeorum; 2i paris serie laterali superiore binorum ac. et serie laterali inferiore 4 acul.; 3i paris desuper aculeo singulo. et utrinque serie laterali superiore et serie laterali inferiore 3 acul.; 4i paris desuper aculeis binis et utringue serie laterali superiore et serie laterali inferiore 4 aculeorum. Palpi 3 tibia saltem dimidio patella longior; bulbus parte media aculeo gracili, brevi, incurvo. Epigyne © e fovea pentagonali parva, subtiliter marginata constat, antice duabus aliis foveis maioribus rotundis indistinctis. Speciei hutus, P. nigrae similis, inveni specimina manent super glaciem glaciatarum molium; tantum spec. unum invent super morenam lateribus molis Sarpo Laggo dictae, apud lacum Turris Mustagh appel- latum, m. 4800, die V a. Id. Iul.; coetera specimina omnia super glaciem vagabant: 1 © super frontem gl. molis Biafo dictae, m. 3700; die VI a. Id. Mai.; 4 JS et © inter petras super gl. molem Punmah dictam, m. 4500, wien die; 2 5 et 9 in morena centrali gl. molis Baltoro dictae, m. 4700, mense Maio; 5 g' et © eodem fere loco, m. 4609, mense Maio; 1 ® eodem fere loco, sed m. 5170, mense Maio; 1 © ubi confluunt ol. moles Baltoro et Mustagh dictae, m. 4100, die VII a. Id. Jun.; 1 © super gl. molem Sarpo Laggo dictam, m. 4800, die 11 a. Id. Jul; 3 5 et © in mediam gl. molem Baltoro dictam, m. 4300, Id. Iul.; 19 in circo Concordia appellato, super gl. molem Baltoro dictam, m.- 4700, pridie Id. lul; 1.9 super gl. molem Urdok dictam, m. 4400, die Villa K. Iul.; 1 9 super eandem gl. molem, m. 4800, die V a. K. Iul. 156) Pardosa vindicata (Cbr) 1885. Attribuisco a sli specie 2 pull. di ‘Gund m. 2080, 9 Apr.; altri 2 dei campi di Rezam, m. 2250, 10 Aprile; 1 altro delle gole di Munihoi, m. 2500, 10 Aprile (tutti in val Sind); tutti caratterizzati dallo sterno con linea longitudinale gialla,. dalla fascia dorsale del cefalo- torace a lati paralleli, dalle zampe concolori. | Hab.: Val Sind, Pamir. MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 935 157) Pardosa credula (Cbr.) 1885. Frequentissima nel Baltistan, in basso ed anche ai lati dei ghiacciai: 1 © iuv. sotto l’oasi di Dandal (V. Dras), m. 3000, 15 Apr.; 1 © iuv. a Dras, presso la neve, m. 3100, 13 Aprile; 2 9 a Gungum, piccola oasi in Val Sooroo, m. 2500, 18 Apr.; 1 © sopra Alchori, in val Shigar, m. 3200, prati aridi, 26 Apr.; 5 Je © nei prati di Urdukas, m. 4000, in Maggio; 9 £ e © nella stessa località, in Giugno e altri 5 ge © in Luglio; 1 2 in un vallone umido, erboso, sopra Urdukas, m. 4250, Luglio; 1 © sui prati al lato del ghiacciaio Jermanendu, m. 4300, 15 Luglio; 3 © iuv. nei prati di Tramgo Bransa, m. 4590, 31 Luglio; 1 © a Skinmang, sul ghiacc. Punmah, m. 4300, 10 Agosto; 2 9 nei prati di Karal Marfo, sotto il Boorgi La, m. 4200, 31 Agosto; 2 oe © iuv. nei prati delle Chota Deosai, m. 3850, 2 Sett. Credo opportuno esporre qui i dati riferentesi all’armatura delle zampe che nè il Cambridge nè lo Schmidt indicano per esteso, e dare la figura del bulbo del 5 e dell’ epigine della DI Femora cuncta serie superiore aculeorum (quorum numerus est 2 in paribus anticis et 3 in paribus posterioribus) et utrinque serie laterali binorum aculeorum,; patellae cunctae utrinque aculeo laterali et prae- terea paribus posterioribus aculeo longo superiore; tibiae li, 2i et 3i paris utringue serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore 3 aculeorum; tibia 3i paris utrinque serie laterali superiore et se- rie laterali inferiore binorum aculeorum; metatarsi omnes utrinque serie laterali superiore et serie laterali inferiore 3 aculeorum. Hab; Turkestan, Pamir, Monti Alai. 158) Pardosa stellata (Cbr.) 1885. Una © di Kangan, nella valle del Sind, m. 2000, 3 Apr.; 207 e 9 a Gund (Val Sind), m. 2080, 9 Apr.; La 9 di Kangàn è talmente scura che la colorazione fondamentale sembra bruna: le fascie gialle sono ridotte a tracce; anche sulle zampe Ie parti gialle sono molto ridotte a vantaggio di quelle brune. Siccome il Cambridge descrive accuratamente solo i colori, mi pare necessario completare la descrizione di questa bella specie. Oculorum series antica valde procurva, serie 2a evidenter angustior. Oculi medii lateralibus paullo minores; inter se spatio eorum diametro dimidia parte minore, a lateralibus spatio eorum diametri tertia parte 936 | I. Di CAPORIACCO aequali; ab oculis 2ae seriei spatio eorum diametro aequali remoti. Oculorum 2ae seriei diametrum diametro mediorum anticorum fere triplum; diametro oculorum 3ae seriei paullo maius. Spatium inter ocu- los 2ae seriei eorum diametro paullo minus; oculi 2ae seriet ab oculis 3ae seriei spatio oculorum 2ae seriei diametro vix minore, diametro oculorum 3ae seriei vero vix maiore remoti; oculi 3ae seriei inter se spatio eorum diametro plus g. triplo remoti. Clypeus oculis mediis anticis aeque altus. Femora cuncta serie superiore et utrinque serie laterali binorum aculeorum praedita; patellae cunctae utringue aculeo laterali et praeterea, paribus posterioribus, aculeo superiore; tibiae li et 2i paris utringue serie laterali superiore et serie laterali inferiore binorum aculeorum; tibiae parium posteriorum utrinque serie laterali superiore bi- norum aculeorum et serie laterali inferiore 3 acul.; praeterea 4° pari adsunt duo aculei superiores. Metatarsi omnes utrinque serie laterali superiore aculeorum (quorum numerus est 2 paribus anterioribus et 3 paribus posterioribus) et serie laterali inferiore 3 aculeorum. Palpi 3 bulbus sat elongatus, dimidia parte unco magno sat acuto, retroverso. Epigyne © plagula forma ferri equini, antice interrupta, constat: dimidio adest carina angusta, postice abrupte ampliata. Hab.: Pamir e Turkestan. 159) Pardosa flavisterna sp. nova. S° Corporis totius long. mm. 7.5; cephaloth. mm. 4; abdom. mm. 3.5; pedum li paris mm. 13; 2i mm. 12; 3t mm. 11; 4i mm. 16, palpo- rum mm. 4.75. | 3 © Corporis totius long. mm. 8.75; cephaloth. mm. 4.25; abdom. min, 9.1; pedum It paris mm. 14.2; 21 mm. 13,15; Si mm. 13.2, 4imm. 17.75; palporum mm. 5. Cephalothorax sat amplus, brunneus, parte cephalica nigra; desuper adest vitta flava, antice, inter oculos posteriores, truncata, dein dilatata, ovalis, puncta bina brunnea parva continens, postea stellata, denique parallela et angustata. Lateribus adest vitta flava sat subtilis, bis dila- tata; cum dilatatur, vittis radiantibus parvis non integris, brunneis, resecatur. Clypeus flavus, nigromaculatus. Oculorum series antica parum procurva; oculi medii lateralibus saltem tertia parte maioresj eorum diametrum radio oculorum 2ae seriei paullo maius. Oculi medii antici inter se spatio eorum radio aequali, a lateralibus spatio eorum radio dimi- dia parte minore, ab oculis 2ae seriei spatio eorum diam. aequali remoti. Oculi 2ae seriei inter se et ab oculis 3ae seriei, quibus vix maiores sunt, MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI - 237 spatio eorum diametro dimidia parte maiore remoti. Oculi 3ae seriei inter se spatio eorum diametro quadruplo distantes. Clypeus oculis mediis fere duplo latior. Chelae rufae, sulco desuper et subtus dentibus 3 armato; dentes inferiores inter se aquales; superiorum autem distalis est maximus, proximalis autem minimus. Sternum flavum. Pedes flavi, femora tibiae et metatarst duobus annulis brunneis incompletis plus minusve distinctis; 3° annuli sunt minus distincti; pedes interdum omnino Flavi videntur. Femur li paris desuper ac. 3 et utringue serie acul. bi- norum; 3i et 2i paris serie superiore et serie antica binorum aculeorum; 4i serie superiore 3 acul. et serie antica binorum aculeorum armata. Patellae cunctae utrinque ac. singulo et praeterea paribus posterioribus aculeo superiore. Tibiae li, 2i et 3i paris utringue serie laterali supe- riore binorum acul. et serie laterali inferiore 3 acul.; 3° pari adest quoque aculeus superior. Tibia 4i paris aculeo singulo superiore ante- riore subapicali, serie binorum aculeorum laterali superiore posteriore et subtus duabus seriebus binorum aculeorum. Metatarsi lt et 2i paris utrinque serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali in- feriore 3 aculeorum; Si paris utrinque serie laterali superiore et serie laterali inferiore 3 ac.; 4i paris utrinque serie laterali superiore 3 acu- leorum et serie laterali inferiore, antice acul. 3, postice ac. 4 constant. Metatarsus 4i paris est aeque longus g. patella cum tibia. Abdomen brunneoflavidum, desuper vitta rufa, maculis luteis marginata; postice serie parium macularum lutearum; maculae omnes punctum nigrum continent, antice maculae sunt bene distinctae; paribus posterioribus ma- culae confluunt, ita ut accenta transversa et vittas tranversas. simulent. Latera quoque luteo-maculata. Pictura 3 minus distincta. Palpi S femur flavum, nigromaculatum; patella et tibia parte basali flavae, api- cali autem nigrae; tarsus niger, apice tantum interdum flavus. Bulbus sat magnus, parte media unco brevi et lato, retroverso. Palpi © eodem colore g. pedes. Epigyne © plagula rubra constat, antice angusta, postice dilatata, sulco logitudinali parallelo divisa; postice adsunt foveae binae. Sulcus carinam angustam continet, postice abrupte dilatatam: foveae tubercula continent, parti carinae dilatatae pertinentia. Species haec P. astrigera (L. K.) forma epigynis et colore similis videtur, sed tamen epygine bene distinguitur; praeterea sternum est flavum. Abundat tum in Kashmir cum in Baltistan, altitudinem glaciatarum molium non attingit. Invent 2 © iuv.in Srinagar, m. 1700, die X a. K. Apr.; 1 © in agris apud Kangàn, in valle fl. Sind. m. 2000, die II a. Non. Apr; 4 © in glarea fl. Sind apud Kangan, m. 2000, pridie Non. 238 : L. DI CAPORIACCO Apr; 13 3 et © in agris apud Gund, in valle fl. Sind, m. 2080, die IV a. Id. Apr.; 1 pull. in agris apud Rezan, m. 2250, in valle fl. Sind, die III a. Id. Apr.; 1 © in valle arida apud Khabr, in valle fl. Sooroo, m. 2900, die XV a. K. Mai; 4 3° et © in agris apud Parkutta, in valle fl. Indi, m. 2400, die X a. K. Mais 1 3 in agris apud Gol, in eadem valle, m. 2300, die IX a. K. Mai.; 1 © in agris apud Skardu, m. 2200, die VIII a. K. Mai.; 4 © iuv. eodem loco, die III a. K. Sept. 2 © iuv. in agris apud Shigar, m. 2200, die VIII a. K. Sept; 2 Jet © in agris apud Khutty, in fi. valle Shigar, m. 2300; die Va. K. Mai.; 3 § et 92 in agris apud Kushumul, in eadem valle, m. 2300, die IV a. K. Mai; 2 © in locis aridis super Alchori, in eadem valle, m. 2300, ‘die Va. K. Mai.; 1 © in agris apud Dusso, in valle fl. Braldo, m. 2490, die IH a K. Mai; 2 pull. in agris apud Hoto, in eadem valle, m. 2900, pridie K. Mai.; 1 2 iuv. in valle humorosa super Pajù, m. 3500, die II a. K. Aug. 1 © iuv. in glarea fl. Braldo, apud Bardu- mal, m. 3390, die III a. Non. Aug.; 1 © inv. in valle Boorgi Nullah dicta, super Skardu, in pratis, m. 3200, pridie K. Sept. 160) Pardosa hydaspis sp. nova. SJ Totius corporis long. mm. 4.1; cephaloth. mm. 2.1; abdom. mm. 2; pedum li paris mm. 7.5; 2i mm. 0.75; 3i mm. 6; 4i mm. 7.8; pal- porum mm. 2.6. 2 Totius corporis long. mm. 5.66; cephaloth. mm. 2.1; abdom. mm. 3.0, pegnum. li paris mm, 1:39; >21. mm. 7.2, Si mm. 1, A um. 8.09, palporum mm. 2.06. Cephaloth. S brunneus, pilis albis vestitus, parte oculari nigra, vitta superiore flava sine vittis lateralibus; © flavus parte oculari nigra, vittis lateralibus fuscis vix distinctis. $ et © oculi antici iu serie leviter pro- curva, secunda augustior; medi lateralibus tertia parte maiores; eorum diametrum radio oculorum 2ae seriei vix maius. Oculi medii antici inter se spatio eorum radio vix maiore, lateralibus subconniventes, ab oculis 2ae seriei spatio eorum diametro tertia parte minore remoti. Oculi 2ae seriei inter se spatio eorum diametro sexta parte minore remoti; ab oculis 3ae seriei, quibus aequales sunt, spatio eorum diametro sexta parte maiore distantes. Oculi 3ae seriei inter se spatio eorum diametro plus q. duplo remoti. Clypeus oculis mediis anticis dimidio maior. Chelae brunneae; margines sulci earum dentibus 3 aequis praediti. Ster- num fulvum. 3° femora antica nigricantia, femora 2i paris desuper parte basali nigricantia; 3i et 4i paris et coeteri articuli flovi. © pedes MISSIONE AL KARAKORAM: ARAONIDI - 239 omnino flavi, femoribus, tibiis et metatarsis annulis brunneis parum distinctis. S' et © metatarsus 4i paris aeque longus g. patella cum tibia. Femora omnia desuper aculeis 3; antice aculeo singilo,; postice paribus anterioribus aculeis binis, posterioribus autem aculeo singulo. Patellae cunctae utringue aculeo laterali; praeterea paribus posterioribus aculeo superiore. Tibiae omnes desuper aculeis binis et utringue serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore ac. 3. Metatarsi Ii et 21 paris utringue serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore 3 acul.; 3i paris utrinque serie laterali superiore et serie laterali inferiore 3 aculeorum; 4i paris utrinque serie laterali supertore 3 aculeorum. et serie laterali inferiore 4 aculeorum. Abdomen brunneum, desuper fascia flava latissima longitudinali, antice vittam rufam lanceolatam continenti, postice accentis subtilissimis paucis brun- neis: adsunt quogue paria punctorum nigrorum: pictura © est minus .distincta. Palpi 5° nigri, apice femorun et tarsorum flavo. Bulbus fere ut in P. flavisterna; uncus bulbi est longior, sed brevior et latior g. in P. stellata (Cbr.). Palpi © eodem colore q. pedes. Epigyne e plagula longiore q. latiore constat, sulco magno subtiliter marginato. Species haec P. stellatae (Cbr.) et P. flavisternae di Cap. est similis sed forma egpigynis facile a P. stellata distinguitur; uncus 3° guoque est amplior in P. stellata. P. flavisterna ef P. hydaspis sunt vero simillimae et forma oS palpi vix inter se distinguendae; sed colore cephalothoracis et forma epigynis inter se distinguntur, | Speciei huius inveni 5 &' et 2 apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (nunc Jehlum dicti), m. 1200, a. K. Apr. 161) Pardosa condolens (Cbr.) 1884. Questa specie è frequente in tutto il Baltistan sopra i 3000 m. e sopratutto nei prati ai fianchi dei ghiacciai: 4 x e © sulle morene dell’alto gh. Punmah, m. 4500, 9 Maggio; 1 9 nei prati di Dumultar; a fianco del ghiace. stesso, m. 3900; 6 Ag.; 5 © e pull. tra i sassi del ruscello che separa i prati di Dumaltar dal gh. Punmah, m. 3900, 6 Ag.; 1 5 iuv. nei prati aridi di Shimtsà, in val Punmah, m. 3900, 4 Ag.; 4g e © davanti alla fronte del gh. Biafo, m. 3100, 13 Maggio; 1 2 a Bardumal, tra i cespugli a lato del fiume Braldo, m. 3200, 14 Maggio; 19 iuv. nello stesso luogo, 2 Ag.; 3 © sulle rocce a fianco del gh. Baltoro, tra gli sbocchi dei gh.i Dunge e Tramgo, m. 3900, 23 Luglio; 5 J' e © al Campo cima Tramgo, prati, m. 4950, 30 Luglio; 4cg e © nei prati di Urdukas, m. 4000, Maggio; 6 g e © e pull. 240 L. DI CAPORIACCO sulla morena erbosa coprente poco ghiaccio del Baltoro sotto Urdukas, m. 3950, Maggio; 8 {7 e © nello stesso luogo, Giugno; altri 7 4 e 9 nello stesso luogo, Luglio; 1 © in un canalone umido erboso sopra Ur- dukas, m. 4250, Maggio; 2 © e pull. nello stesso luogo, Giugno; 2 9 nello stesso luogo, Luglio; 4 9’, © e pull. nei prati sullo sperone roc- cioso tra i gh. Baltoro e Mundu, m. 4300, 3 Giugno; 3 œ e © nello stesso luogo, Luglio; 5 © nei prati di Lopsang Bransa, ai lati del gh. Mustagh, m. 4500, 18 Maggio; 8 7 e © nello stesso luogo, 7 Giugno; 10 o e © nello stesso luogo, 24 Luglio; 3 pulli tra le rocce alla con- fluenza dei gh.i Baltoro e Mustagh, m. 4100, 6 Giugno; 2 © nei prati ai lati del gh. Yermanendu, m. 4300, 15 Luglio; 1 © sulle sponde del laghetto a fianco del gh. Mustagh, sopra Lopsang Bransa, m. 4600, 1 Luglio; 3 9 in un canalone erboso tra le rocce poco a valle di Urdu- kas, m. 3900, 31 Luglio; 5 «' e © al Campo Piede Crystal, m. 4450, 23 Luglio; 1 © sulle morene del gh. Sarpo Laggo, m. 4390, 11 Giugno; 9 Je © nei prati di Chang Tok ai lati del gh. Sarpo Laggo, m. 4930, 9 Giugno; 5 g* e © sui pendii aridi di Moni Bransa, m. 4600, 10 Giu- ono; 18 § e © sulle sponde erbose del lago Torre Mustagh, m. 4800, 10 Luglio; altri 8 g e © nello stesso luogo, 10 Giugno; 17 5 e Sat Durbin Jangal, m. 4650, 4 Luglio; 1 © alla sella tra i gh.i Gasherbrum e Urdok, m. 4715, 19 Giugno; 3 e © nel letto del fiume Shaksgam tra la fronte del gh. Gasherbrum e il Campo Conoide Rossa, m. 3950, 16 Giugno; 2 ' e © nel letto del fiume stesso fra Canipo Conoide Rossa e Campo Dolomiti, m. 3900, 18 Giugno; 2 Je © sulle morene presso il Campo in valle K. 2, m. 4000, 7 Luglio;5 © e pull. nei prati di Thla Brok, m. 4000, 11 Agosto; 1 © nell’oasi di Askole, m. 3000, Maggio; 3 fe © nella zona arida sassosa”sopra l’oasi stessa, m. 3150, Maggio; 2 je © iuv. nei campi aridi di Biahò presso la fronte. del Biafo, m. 3000, 10 Maggio; 1 9 nei prati di Kala Pani nelle Deosai m. 4200, 1 Sett;2 © nei prati di Lal Pani nelle Deosai, m. 4000, 1 Sett. Credo opportuno aggiungere alla descrizione del Cambridge e a quella più completa dello Schmidt quanto mi risulta circa l'armatura delle zampe e dare la figura degli organi genitali. Femora cuncta utrinque aculeo singulo armata; praeterea paribus anticis adsunt aculei 2 superiores; paribus posterioribus autem adest desu- per aculeus singulus. Patellae anticae muticae; paribus posterioribus adest utringue aculeus singulus; desuper adest series aculeorum binorum. Ti- biae cunctae serie superiore aculeorum binorum et utrinque serie late- rali superiore (quae paribus I°, 2° et 3° aculeis binis, 4’ autem ac. 3 constat); et serie laterali inferiore 3 aculeorum. Metatarsi cuncti utrinque MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 241 serie laterali superiore aculeorum, paribus anticis aculeis binis, poste- rioribus autem ac. 3 constanti, et serie laterali inferiore 3 aculeorum. Hab.: Pamir, Turkestan, Caucaso. 162) Pardosa tridentis sp. nova. œ Corporis totius long. mm. 5.75; cephaloth. mm. 3.33; abdom. INR 25> pedum Ti parts mm, 12.5; 21 mm. 1-25 3: mm, 10:1: 21 mm. 14.75; palporum mm. 4.5. © Corporis totius long. mm. 9.5; cephaloth. mm. 4; abdom. mm. 6; pedum li paris mm. 13.75; 2i mm. 13.33; 3i mm. 13; 4i mm. 16; palporum mm. 4. 1 Cephaloth. sat latus, rufobrunneus, spatio oculari nigro, vitta flava laterali submarginali angusta et interrupta, desuper vitta, antice evidenter trifida, cornubus lateralibus curvis, in medio cephalothoracis dilatata et stellata, postice sensim angustata et parallela. Oculorum series antica valde angustior q.secunda, evidenter procurva; oculi medii lateralibus fere duplo maiores, inter se spatio eorum diametro tertia parte minore, a la- teralibus spatio eorum radio aequali, ab oculis 2ae seriei spatio eorum diametro aequali remoti. Oculi 2ae seriei inter se spatio eorum diame- tro vix tertia parte minore, ab oculis 3ae seriei, quibus paullo maiores sunt, spatio eorum diametro quinta parte minore remoti. Oculi 3ae se- riei inter se spatio eorum diametro triplo distantes. Clypeus oculis me- diis anticis dimidio minor, rufus. Chelae rufae, margine superiore sulci dentibus 3 parvis aequis, margine inferiore dentibus 3, quorum basalis est maximus, distalis autem minimus. Sternum nigrum. Pedes flavi, femo- ribus annulis 4 brunneis; tibiis metatarsisque annulis binis plus minusve in- distinctis. Femora omnia serie superiore et utrinque serie laterali binorum aculeorum praedita. Patellae utrinque aculeo singulo; praeterea pari 3° et 4’ desuper adest aculeus sirgulus. Tibiae parium anticorum utrinque serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore 4 acul.; parium posteriorum serie superiore media acul. binorum et utrinque serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore acul. 3. Metatarsi omnes utringue serie laterali superiore et serie laterali in- feriore 3 aculeorum. Abdomen luteo-brunneum, antice vitta brunnea lan- ceolata, parte interna colore dilutiore et lateribus serie sat indistincta macularum lutearum marginata; postice adsunt nonnulla accenta brevia lata, lutea, sat indistincta; accenta omnia puncta bina nigra minutis- sima continent. Palpi 5° nigri, tarso crasso et brevi, unco magno, nigro, rostro aguilae forma simili. Palpi © eodem colore q. pedes. Epigyne 9 Mem. Soc. Entom, It., XIII-31-I-1935 16 242 L. DI CAPORIACCO e plagula lata constat, fovea antice lata, dimidio angustata, postice abrupte dilatata, sulcata, et in medio carina subtilissima longitudinali, divisa. Speciei huius colore et forma bulbi sat distinctae inveni 2 © in agris apud Gund, m. 2080, die IV a. K. Apr.; 1 © in valle arida super Gund, m. 2600, eadem die; 2 © et pull. in locis aridis apud Khargil m. 2700, die XIV a. K. Mai; 2 g' et pull. in agris apud Ragicha, m. 2450, in valle fl. Indi die X11 a. K. Mai; 1 in valico inter valles Oprang et Sarpo Laggo dictas, m. 4440, pridie Non. Iul.; 1 3 in valle fl. Shaksgam, inter loca “ Campo Guado ,, et “ Campo Confluenza,, appellata, m. 3950, die XV a. K. Tul. 163) Pardosa evippiformis sp. nova. d' Corporis totius long. mm. 7.75; cephaloth. mm. 3.55; abdom. mm. 4.25; pedum li paris mm. 16.3; 2i mm. 16; 3i mm. 16.4; di mm. 21; palporum mm. 5. Cephalothorax latus, antice valde costrictus, brunneus, area: oculari nigra; adest vitta marginalis brunnea interrupta et vitta lateralis flava integra, sed valde encarpata; desuper adest vitta lata flava, versus me- dium abrupte costricta, postice iterum dilatata, denique sensim attenuata. Oculorum series antica secunda evidenter brevior, sat procurva; oculis mediis inter se spatio eorum radio aequali distantibus, lateralibus, quibus tertia parte maiores sunt, subconniventibus; ab oculis 2ae seriei spatio eorum diametro paullo minore remotis. Oculorum 2ae seriei diametrum diametro mediorum anticorum duplo maius, diametro oculorum 3ae seriei aequale. Oculi 2ae seriei inter se spatio eorum diametro vix maiore, ab oculis 3ae seriei spatio eorum diametro quinta parte maiore distantes. Oculi 3ae seriei inter se spatio eorum diametro saltem duplo remoti. Cly- peus oculis anticis mediis paullo angustior. Chelae fulvae, margine inferiore sulci tridentato : dens medius coeteris est maior. Sternum fulvum. Pedes flavi, femoribus 2i et 3i paris annulis griseis parum distinctis. Femora omnia desuper ac. 3 et utringue aculeis binis praedita. Patellae utringue aculeo singulo; desuper paribus anterioribus aculeus singulus, paribus posterioribus ac. 2 adsunt. Tibiae parium anticorum desuper aculeis binis et utringue aculeo laterali superiore basali et serie inferiore laterali 4 aculeorum; tibiae 3i et 4i paris desuper aculeis 2 et utrinque serie laterali superiore binorum aculeorum et serie laterali inferiore 3 acul. Metatarsi li, 2i et 3i paris utrinque serie laterali su- pertore binorum aculeorum et serie laterali inferiore 3 aculeorum; 4i MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 243 paris autem utrinque serie laterali superiore et serie laterali inferiore 3 aculeorum. Ungues curvae, sat longae et robustae, tridentatae. Abdomen desuper flavum, antice vittam etusdem coloris, nigromarginatam conti nens; postice accentis nigris subtilibus et punctis nigris geminatis: latera sunt nigro et flavo variegata. Venter flavum. Palpi flavi, S bulbus sat crassus, apophysi media sat crassa, parallela, apice oblique truncata. 2 non adhuc adultae, 5 sunt similes. Species haec unguibus pedum et dentibus marginis selon Pardosis, pedibus 3i paris pedibus 2i paris longioribus Evippis est similis. Certe Pardosa evippina E. S. e Karachi maxime conferri potest, sed ab ea longitudine maiore et metatarsis magis aculeatis differt. Sat mihi veri- simile videtur, P. evippinam et P. evippiformem genus novum, inter Pardosas ef Evippas intermedium, constituere posse. Speciei huius inveni © iuv. in foro Munchi Bagh dicto, in urbe Srinagar, m. 1700, die X a. K. Apr.; 1 9 iuv. in colle arido Takht-i- Sulaiman dicto, apud Srinagar, m. 2000, mense Sept; et 2 3° et 9 in glarea fl. Sind, apud Kangàn, m. 2000, die II a. Non. Apr. Ordo CHERNETES Fam. CHELIFERIDAE Gen. Chelifer Geoffr. 1762. 164) Chelifer ehelanons Redikorzew, 1917. \ es. nel Vallone umido boscoso sopra Pajù, m. 3650, 23 Luglio; 6 es. sotto le cortecce nell’oasi di Askole, m. 3100, Maggio. Hab.: Montagne del Kirghisistan. 165) Chelifer baltistanus sp. nova. Corporis long. mm. 3.6; cephaloth. mm. 2; cephalothoracis latitudo mm. 2.5; palporum long. mm. 3.3, pedum li paris mm. 1.4; 2i mm 1.05; Simm. LT: Ae am. 2. Cephaloth. longior g. postice latior, rufus, crebre coriaceus, sulcis duobus evidentissimis, quorum anterior est vix recurvus, posterior rectus. Oculi sat magni. Abdomen rufobrunneum; segmenta omnia utrinque ma- culis brunneis non bene definitis desuper ornata. Segmenta cuncta sulco subtilissimo divisa, antice pilis albis, truncatis clavatisque 4 prae- 244 L. DI CAPORIACCO dita (2 centralibus et 2 lateralibus) et postice pilis 12. Pedes luteorufi, vix coriacei. Palpi sat robusti, rufobrunnet, crebre et valide coriacei. Trochanter pedunculo brevi ac distincto, postice magnopere convexum ; femur sine pedunculo, sensim incrassatum; tibia femore paullo bre- vior et evidenter latior, pedunculo sat evidenti, extus magis q. intus convexaj manus ovalis, tibia evidenter brevior et amplior, digitis incur- vatis, manu longioribus, serie singula tantum denticulorum armatis. Chelae parvae: digitus immobilis denticulis 4, lamina lata; digitus mo- bilis apice acutus et bidentatus, galea quadrifida munitus et serrula externa praeditus, quae laminis 22 constat, obtusis, quarum duae basales coeteris ampliores et longiores sunt. Flagellum pilis 3 non valde robustis constat. Ch. tibetano Radikorzew est similis, sed ab eo differt digitis manus palpi longioribus, corpore minore, serrula interna laminis obtusis. Species haec in regione Baltistan dicta abundat, sed frontem gla- ciatarum molium non superat: inventi enim tantnm spec. 2 in pratis Du- multar dictis, lateribus gl. molis Punmah dictae, qui facile cum pratis inferioribus communicant, m. 3950, die VII a. Id. Aug.; et 1 spec. in pratis Urdukas dictis lateribus gl. malis Baltoro dictae, m. 4000, ubi certe cum impedimentis expeditionis pervenit, mense Maio; coetera Spe- cimina omnia inveni inter m. 2200 et 3050; idest: 1 in agris apud Olthingthang, in valle fl. Sooroo, m. 2600, die XII a. K. Mai, 2 in agris apud Tolti, in valle fl. Indi, m. 2400, die XI a. K. Mat; 3 in agris apud Skardu, m. 2200, die II a. K. Sept.; 1 in agris apud Hoto, in valle fl. Braldo, m. 2900, pridie a K. Mat; 3 in agris apud Askole, m. 3100, mense Maio; alia 2 spec. eodem loco, die III a. Id. Aug.; I in locis aridis apud pontem Jula dictum, ubi valles flum. Punmah et Braldo confluunt, m. 3100, die II a. Non. Aug.; in pratis Tsok dictis, in valle fl. Punmah, m. 3490, die IV a. K. Mai.; in eodem loco, pridie Non. Aug.; 1 inter arbores in vallecula apud Punmah, m. 3500, Non. Aug.; inter arbores in loco Shimtsà dicto, in valle fl. Punmah, m. 3200, pridie Non. Aug.; 5 inter arbores in vallecula humorosa super Paju, m. 3650, die Ill a. K. Aug. 166) Chelifer hydaspis sp. nova. Corporis totius long. mm. 2.2: cephaloth. mm. 0,75; cephaloth. la- titudo mm. 0.5; palporum long. mm. 0.8; pedum li paris mm. 1.1; 2i mm. 1.1: 3i-mmp. 1.2; 4 mm. 1.4, Corpus omnino rufobrunneum; palpi rufi; pedes luteorufi. Corpus palpi pedesque subtilissime coriacea; digiti palporum tantum sublaeves; corpus pilis clavatis praeditum. Cephalothorax longior q. postice amplior, MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 245 | sulco, in medio cephalothoracis sito, recto, lateribus procurvo; sulcus posterior deest. Adsunt maculae oculares sat latae. Palpi trochanter sat latum et postice convexum, non evidenter pedunculatum; femur cras- sum, evidenter petiolatum, parallelum; tibia crassa, petiolata, brevior et latior g. femur, antice g. postice parum magis convexa; manus ovalis, robusta, tibia evidenter amplior, extus convexa, digitis crassis, manu saltem tertia parte brevioribus. Chelae parvae et robustae; digitus im- mobilis denticulis 3 praeditus, lamina irregulariter lobata. Digitus mo- bilis apice acutus, dentibus 3 parvis munitus; galea quadridentata: ser- rula exterior laminibus 16 constat, quarum duae basales coeteris lon- giores et ampliores sunt. Flagellum setis 3 sat longis crassisque constat. Species haec Ch. chelanopi Redikorzew est similis, sed ab eo differt cephalothorace longiore q. latiore, pedibus, chelis et praesertim palpis gracilioribus et forma galeae à Inveni speciei huius spec. 3 in foro Munchi Bagh dicto, in urbe Srinagar, sub cortices arborum, m. 1700, die X a. K. Apr. Ordo OPILIONES Fam. PHALANGIIDAE Subfam. PHALANGIINAE Gen. Diabunus Thor. 1876. 167) Diabunus laevipes sp. nova. d' et 9 Corporis totius long. mm. 6.5; cephaloth. mm. 1.3; tuberculi ocularis mm. 0.4; tuberculi ocul. amplitudo mm. 0.5; tuberc. oculare a margine cephaloth. distat mm. 0.4; pedum li paris long. mm. 25 (fe- moris mm. 4.75); 2i mm. 39 (femoris mm. 8); 3i mm. 21 (femoris mm. 4), 4i mm.'32 (femoris mm. 6); palporum mm. 4; chelarum mm. 3. | Corpus ovale, laeve; cepahloth., spatium ante tuberculum oculare, margo cephalothoracis laminaeque glabrae. Corpus albidum ; abdomen immaculatum; cepahloth. ante et post tuberculum oculare ferrugineo maculatus. Tuberc. oculare amplius q. longius, a margine cephaloth. spatio diametro longitudinali tuberculi ocularis aequali remotum. Coxae laeves, antice et postice aculeo nigro parvo praeditae. Pedes flavi; apices femorum patellarumque et apices et bases tibiarum annulo lato ferrugineo ornati. Pedes pilis brevibus gracilibus conspersi. Pedes 2i paris gracil- limi; patellae li paris valde incrassatae; 3i et 4i paris multo minus 246 i. DI CAPORIACGO incrassatae. Tibiae 2i, 3i et 4i paris parum incrassatae. Palpi et chelae albidi, spiculis nigris brevibus et gracilibus, conspersis. Desunt apophyses palpales. Unguis palporum mutica. Species haec femoribus posterioribus laevibus facile a D. oedipo Thor. distinguitur. Speciei huius invent specimina multa: 4 © in agris apud Skardu, m. 2200, die II a K. Sept.; 7 © in agris aridis apud Hushupa, m. 2900, die V a. K. Mai.; 153° in agris apud Hoto m. 2900, pri- die K. Mat.; I pull. in locis aridis super Askole, m. 3150, mense Maio; 4 pull. in glarea fl. Braldo, m. 3000, apud Askole, mense Maio; 5 3 et 9 et pull. in pratis aridis apud fontem calidam sulphu- ream apud Chongo, m. 3000, die V a. Id. Mai.; 1 © in pratis Tsok dictis, in valle fl. Punmah: m. 3490, die IV a. Id. Mai.; 1 © in regione arida Punmah dicta, m. 3500, die VII a. Id. Aug.; 1 pull. in pratis aridis Zidilgatva dictis, in valle fl. Punmah, m. 3200, die VI a. Id. Aug.; 1 © inter petras rivi, qui fluit inter prata Dumultar dicta et glac. molem Punmah dictam, m. 3960, die VII a. Id. Aug.; 2 %' et pull. in pratis apud Pajù, m. 3500, pridie Id. Mai.; 2 pull. in glarea fl. Biaho, apud Bardumal, m. 3300, pridie Id. Mai.; 1g) in locis aridis Liligo dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 3600, die XVI a. K. Iun:; 1 © in pratis aridis Koberzeken dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 3700, die V a. K. Aug.; 1 pull. in pratis Urdukas dictis, lateribus gl. molis Baltoro dictae, m. 4090, mense Maio; 1 pul- tum in eodem loco, mense lulio; 3 3° et © in eodem loco, mense Iulio; 2 pull. super morenam herbidam, paucam glaciem tegentem apud Ur- dukas, m. 3950, mense Iunio; 2 pullos eoden loco, mense Iulio; 1 pull. in pratis super rupem ubi glaciatae moles Baltoro et Mundu dictae confluunt; m. 4300, die II a. Non. lun.; 1 2 eodem loco, mense Iulio; I © in pratis Chagaran dictis, lateribus gl.molis Mustagh dictae, m. 4400, die X a. K. Aug.; 1 © in glarea fl. Shaksgam, inter frontes glac. molium Staghar et Singhiè dictarum, m. 4400, die VI a. K. Iul.; 2 oS et 2 in glareu eiusdem fluminis inter loca “ Campo Confluenza,, et “ Campo Dolomiti,, appellata, m. 3900, die XVII a. K. Iul.; 1 © super morenam veterem in valle K 2 dicta, m. 4000, Non. Iul. Gen. Egaenus C. L. K. 1835. 168) Egaenus tibetanus Roew. 1911. 1 © nell’oasi di Pajù, m. 3500, 28 Luglio; 1 © nella zona arida sopra Pajù, m. 3600, 29 Luglio; 2 7 e © nell’oasi di Tsok, in Val MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 247 Punmah, m. 3490, 4 Agosto; 1 © nella zona arida in località Punmah, m. 3500, 5 Agosto; 1 © nell’oasi di Askole, m. 3100, 10 Agosto; 1 © nelia zona arida alla confluenza tra le valli Basha e Braldo, m. 2300, 21 Agosto. Hab.: Tibet, Turkestan. 169) Egaenus kashmiricus sp. nova. S et 2 Corporis totius long. mm. 6; cephaloth. mm. 1.6; tuberculi mm. 0. 4; tuberculi ocularis latitudo mm. 0.4; tuberc. oculare a margine _ cephaloth. distat, mm. 0, 42; pedum li paris long. mm. 11 (femorum mm. 2.1); 2i paris mm. 20.2 (femorum mm. 4); 3i paris mm. 10.8 (fem, mm. 1.9); 4i paris mm. 15.7 (fem. mm.3.2); palporum mm. 3; chelarum mm. 2.1. Corpus sat latum ovale; cephaloth. antice duobus tuberculis obtusis, porallelis, sat magnis, marginem anteriorem cephalothoracis superanti- bus, valde denticulatis; margo cephaloth. post conos phoetidos parce denticulatus. Cephaloth. usque ad tuberculum oculare crebre denticulatus; circa tuberculum denticuli quoque adsunt, sat magni, sed minus crebri; post oculos cephalothorax et abdomen crebre tuberculis parvis obtusis praedita. Tuberculum oculare aeque latum ac longum, utringue serie 7 denticulorum parvorum munitum. Corpus colore luteo-brunneo, ephip- pio nigro sat angusto, linea media alba longitudinali angusta interrupta ornato. Latera nigrozonata; coxae et venter colore luteobrunneo. Pedes lutei, femoribus apice annulo nigro sat lato. Tibiae basi et apice con- fuse nigroannulatae; annuli 1° pari evidentissimi; coeteris paribus fere obsoleti. Coxae laeves. Trochantera (praesertim 1° et 2° pari) lateribus nonnullis spiculis parvis apicalibus. Femora patellae et tibiae angulosa; femora et patellae cristis denticulorum munita; tibiae non cristatae sed anguli seriebus spicularum muniti. Femora li paris sex - angulosa; coe- tera femora et cunctae tibiae et patellae quinqueangulosae. Femora It paris coeteris valde crassiora; 2i angustissima; 3i quoque crassa. Meta- tarsi tarsique cylindracei. Palpi sine apophisibus; femur et tibia aculeis bulbosis conspersis munita; tarsi spiculosi. Chelae normales. Speciei huius, femoribus anticis 6 - cristatis et forma marginis anticis cephalothoracis distinctissimae, inveni 3 3° et © in agris aridis apud Garhi, in valle fl. Hydaspis (nunc Jehlum dicti) m. 1200, die X a. K. Apr. 248 L. DI CAPORIACCO Gen. Opilio 170) Opilio almasyi Roew. 1911. 1 © nei prati di Karal Marfo, m. 4200, sotto il Boorgi La, 31 Agosto; 2 © nei prati nel vallone del Boorgi Nullah, m. 3500, 31 Ago- sto; 3 Ge © nei prati di Kala Pani nelle Deosai, m. 4200, 1 Sett.; 40 e © nei prati delle Chota Deosai, m. 3850, 2 Sett.; 1 © nella ra- dura di Tragbal, tra i pini, m. 3000, 6 Sett. _ Hab.: Turkestan. 171) Opilio nigridorsus sp. nova. o ei 9 Totius corporis long. mm. 4.8; cephaloth. mm. 1.7; tuberculi ocularis mm. 0.4; tuberculi ocularis latitudo mm. 0.4; tuberculum oculare distat a margine cephal. mm. 0.35; pedum li paris long. mm. 18 (fe- morum mm. 4); 2i paris mm. 32 (fem. mm. 7); 3i paris mm. 18 (fem. mm. 4); 4i paris mm. 26 (fem. mm. 5.1); palporum mm. 4.3; chelarum mm. 2.5. Corpus fere pentagonale, breve, fere sicut in Liobuno. Cephaloth. dentibus parvis sat crebris uniformiter conspersus; deest linea laevis inter tuberculum oculare et marginem cephalothoracis. Margo anticus cephalothoracis laevis; lateribus, inter coxas, margo est parce denticu- latus. Segmenta omnia abdom. et segm. lum. et 2um thoracis serie transversa granulorum parvorum. Subtus corpus est laeve. Tuberculum oculare aeque latum ac longum, a margine cephalothoracis spatio dia- metro paullo minore remotum, desuper utrinque denticulis parvis 6. Corpus desuper colore nigro; 9 rufobrunneo obscuro; subtus 3 et 2 album; segmenta lum et 2um thoracica autem albida, et antice partes laterales noti quoque albae: color albus utrinque antice latior, © versus partem dimidiam angustissimus, postice omnino obsoletus. Cephalotho- race adest vitta longitudinalis alba, tuberculum oculare comprehendens. Pedes 5° colore nigro, metatarsis et tursis cunctis et tibiis 2i et 3i et Ai paris rufobrunneis; 9 rufobrunnei, parte apicali femorum, patellarum tibiarumque infuscata. Coxae 5° et © rufae, laeves; pedes longi, cylin- dracei; femora omnia et tibiae Ii et 3i paris crebre granulis conspersa; coetert articuli tantum spiculosi. Chelae et palpi rufobrunnei; chelae laeves, parce spiculosae; palporum artic. lus spiculosus; coeteri articuli pilosi. Speciei huius, colore et forma corporis sat distinctae, inveni 1 © iuv. in locis aridis apud Khargil, m. 2700, die XIV a. K. Mai; 2 9 = re x à 3 "a MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 249 in pratis Karal Marfo dictis, sub valicum Boorgi La dictum, m.4200, pridie K. Sept. 2 3° et © in loco Kala Pani dicto in pratis Deosai appellatis, m. 4200, Kal. Sept; 1 © in loco Lal Pani dicto, in pratis Deosai appellatis, m. 4000, Kal. Sept.; 2 5° in sylva Basgiangba dicta, sub valico Razdhainangan dicto, inter valles fluminum Kishanganga et Jehlum, m. 3000, Non. Sept. 172) Phalanginarum pulli indet. 3 giovani che non è. possibile determinare nemmeno genericamente, trovati nei campi di Kangàn in Val Sind, m. 2000, 3 Apr.; nei campi di Margùnd in Val Sind, m. 2000, 6 Apr.; e sul Takht-i-Sulaiman presso Srinagar, m. 1700, Sett. Subfam. SCLEROSOMATINAE Gen. .Pseudohomalenotus gen. nov. Cephaloth. laevis, lateribus parallelis; antice robuste bimucronatus. Corpus omnino granulosum, non spinosum. Chelae desuper non visibiles. Coxae aculeatae; pedes breves; 2i paris maximi. Cephalothorace antice bimucronato facile ab aliis generibus SCLEROSOMATINARUM di- stinguitur. 173) Pseudohomalenotus bicornutus sp. nova. ST et © Corporis totius long. mm. 3.5; cephaloth. mm. 1.3, tuber- culi ocularis mm. 0.4; tuberculi ocularis latitudo mm. 0.35; tuberculum oculare a margine cephaloth. distat mm. 0.45; pedum li paris long. mm. 4.75 (fem. mm. 0.9); 2i paris mm. 11 (fem. mm. 1.5); 3i paris mm. 6.6 (fem. mm. 1.1); 4i mm. 8.5; (fem. mm. 1.6); palporum mm. 1.5. Corpus Sg colore nigro, £ colore flavo, uniformi. Corpus postice latum, truncatum, crebre granulosum, non spinulosum. Latera cephalothoracis parallela; antice cephalothorax tuberculis binis magnis, robustis, acutis, recurvis, sat alte elatis, armatus. Tuberculum oculare parvum, longius g. latius, a margine cephalothoracis paullo magis distans q. quo tuber- culum est longum; desuper granulosum, non denticulatum. Coxae, fe- mora, patellae et tibiae sicut corpus granulosa; coxae antice et postice tuberculo magno, acuto, recurvo armatae. Pedes cylindracei, pedes 21 paris coeteris subtiliores. Femora, patellae et tibiae cunctae crassa; me- 950 L. DI CAPORIACCO jatarsi et tarsi abrupte subtiles. Femora cuncta et patellae 3i et 4i paris desuper tuberculo magno, robusto, acuto, apicali armata. Palpi sat breves;: spiculosi; patella apice parte interna paullo angulosa, et lopho spicula- rum, coeterarum paullo longiorum, armata. Palpi unguis quadridentata. Chelae minimae, nigrae. Speciei huius inveni 3° et 2 in sylva obscurissima Basgiangba dicta, sub valico Razdhainaggan dicto, inter valles fl. Kishanganga et Jehlum, m. 3000, Id. Sept. CONCLUSIONI Le considerazioni faunistiche che si possono trarre dallo studio delle forme raccolte dalla spedizione, permettono anzitutto di stabilire che nella zona percorsa dalla spedizione esistono due faune aracnolo- giche ben distinte: quella del Kashmir e quella del Baltistan, con non molte forme comuni. È ben vero che le raccolte da me fatte nel Ka- shmir, ove il soggiorno fu o breve o limitato a stagione poco propi- zia, non sono paragonabili a quelle del Baltistan, di più lungo e mi- gliore periodo di tempo: tuttavia le raccolte fatte dallo Stoliczka nella 2° spedizione a Yarkand,e studiate dal Cambridge nel 1885, permettono di farci un'idea più completa dell’aracnofauna della regione. da noi percorsa. Esminerò quindi insieme i dati ottenuti dalla nostra spedizione e quelli del Cambridge, tenendo conto, oltre che dei ragni raccolti dallo Stoliczka in val Sind e in valle Dras e Sooroo, anche di quelli raccolti nelle zone di Murree e nel Ladakh, zone, per la loro vicinanza, inscindibili dal Kashmir e dal Baltistan, e non considerando invece quelli raccolti nelle zone, più lontane, del Turkestan e del Pamir. Appare anzitutto cararatteristica tanto dal Baltistan quanto dal Ka- shmir Passenza di Scorpioni, di Solifugi, di Telifonidi. Tali assenze accentuano il carattere nettamentene paleartico di entrambe le regioni, carattere reso evidente dall’analisi dei singoli elementi. Conosciamo nel Kashmir 139 specie di Aracnidi (67 trovate solo da me, 10 da me e da Cambridge, 62 solo dal Cambridge). Tra esse, 85 sono finora esclusive del Kashmir: 74 di esse non consentono agevoli con- fronti con forme di altre regioni. Queste 74 specie sono: Filistata rufa di Cap.; Dysdera cylindrica Cbr.; Uloborus albescens Cbr.; Drassodes (Brachydrassodes) rubicundulus di Cap.; Dr. involutus (Cbr).; Zelotes desioi di Cap.; Z. sindi di Cap.; Theridium subitum Cbr.; Th. confusum Cbr.; Th. expallidatum Cbr.; Th. incertum Cbr.; Cyclosa ka- shmirica di Cap.; Araneus bigibbosus (Cbr.); A. pellax (Cbr.); A. gurdus PE Dane ha pak > MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 251 (Cbr.); A. paenulatus (Cbr.); A. praedatus (Cbr.); A. panniferens (Cbr.); A. carnifex (Cbr.); A. gibberosus (Cbr.); Cyrtarachne pallida Cbr.; Argyre- peira mixta (Cbr.); Linyphia consanguinea Cbr.; Lephthyphantes albipun- ctatus (Cbr.); L. stramineus (Cbr.); L. peramplus (Cbr.); L. allegrii di Cap.; Bathyphantes kashmiricus di Cap; Oedothorax dubius di Cap.; Misumena expallidata Cbr.; Mis. oblonga Cbr.; Synema exculta Cbr.; Diaea spino- sula Cbr.; D. subdola Cbr.; D. sufflava Cbr.; D. subargentata Cbr.; Xysticus setiger Cbr.; X. mundulus Cbr.; X. maculosus Cbr.; Tmarus deiectus Cbr.; Thanatus albescens Cbr.; Myrmarachne hydaspis di Cap.; Heliophanus kashmiricus di Cap.; Evophrys vittata di Cap.; E. salo- monis di Cap.; Sitticus diductus (Cbr.); S. devotus (Cbr.); S. beneficus Cbr.; /cius pseudoicioides di Cap.; Dendryphantes variegatus di Cap; Menemerus frigidus Cbr.; Ballognatha typica di Cap; Olios promptus (Cbr.); Eusparassus fugax (Cbr.); Eusp. flavovittatus di Cap.; Apostenus annulipes di Cap. Clubiona deletrix Gbr.; Cl. laticeps Cbr; Chiracan- thium appraximatum Cbr.; Oxyopes praedictus Cbr.; O. reiectus Cbr. Coelotes stylifer di Cap; C. tegenarioides Cbr.; C. simplex Cbr.; Stoli- czka insignis Cbr.; St. affinis di Cap.; Pisaura bifasciata Cbr.; P. den- tifasciata Cbr.; Hogna concolor di Cap.; Lycorma rubromandibulata (Cbr.); Trochosa propingua (Cbr.); Pardosa hydaspis di Cap.; Chelifer hidaspis di Cap.; Pseudohomalenotus bicornutus di Cap. Quanto alle altre specie, scarsissime sono, tra esse, le specie In- diane. Fsse anzi, in senso stretto, si riducono alla sola specie antro- pofila Crossopriza lyoni (E. S.); ad essa però si debbono aggiungere altre specie: Chorizoopes stoliczkae Cbr.; Ch. congener Cbr. Philarcus sagittatus (Cbr.) e Ph. venustus di Cap. In numero di 25, e quindi sempre poco abbondanti, sono le specie che il Kashmir ha comuni col Baltistan, Tibet e Turkestan orientale. Esse sono: Dictyna consecuta Cbr.; (-) Drassodes (Dr.) parvidens di Cap.; Dr. (Dr.) dispulsus (Cbr.); Theridium spinosissimum di Cap.; Th. sisyphium illepidum di Cap.; (-) TA. latisternum di Cap.; (-) Th. tuberculatum Croneb.; Steatoda nigrocincta Cbr.; Araneus (Epeira) pontii di Cap.; Tiso me- galops di Cap.; Troxochrus kashmiricus di Cap.; Oxyptila xysticiformis di Cap.; (-) Phintella micans di Cap.; (-) Icius flavipes di Cap.; Pellenes al- legrii di Cap. (-); Chiracanthium adiacens Cbr. (-); Trachelas costata Cbr.; Oxyopes iubilans Cbr.; Pardosa vindicata (Cbr.) (-); P. stellata (Cbr.) (-); P. flavisterna di Cap.; P. condolens (Cbr.); P. tridentis di Cap. (-); Egaenus kashmiricus di Cap. ed Opilio nigridorsus di Cap. (-). Le specie con- trasegnate da (-) si trovano non solo nella parte bassa del Baltistan, ma anche in alto presso i ghiacciai. 952 : L. Di CAPORIACCO Una percentuale relativamente elevata di specie del Kashmir è for- mata da quelle che si trovano in tutta o quasi tutta la Regione Palear- tica. Si tratta di 16 specie: Theridium riparium BI.; Th. denticulatum WIk. (-); Lithyphantes albomaculatus (De Geer) (-); Tetragnatha extensa (L. (-); Meta menardi (Ltr.); Araneus cucurbitinus Cl. (-); A. redii Cl. (-); Zygiella x-notata (CL); Linyphia pusilla Sund.; Erigone dentipalpis Wid. (-); Tmarus stellio E. S., Misumena tricuspidata (F.) (-); Xysticus cristatus (Cl.) (-); X. pini (H.); Agelena labyrinthica (Cl.) (-); Trocho- sina terricola (Cl.). Le specie caratterizzate da un (-) si trovano pure nel Baltistan. Altre 9 specie sono più o meno diffuse a tutta la Regione Medi- teranea: Dictyna puella E. S.; Berlandia plumalis (Cbr.); Mimetus in- terfector Hentz.; Episinus algiricus (Lc.); Cyrba algerina (Lc.); Evarcha iucunda (Le.); Hasarius adansoni (Aud.); Olios regius (F.); Micariole- pis dives (Lc.). Tra queste specie una (Mimetus interfector Hentz.) si trova pure nel Baltistan. A questa categoria vanno aggiunte altre 3 specie: due, Auximus sindi di Cap. e Hippasa flavida di Cap. appar- tenenti a generi spiccatamente mediterranei, pur essendo le specie in questione sin qui peculiari del Kashmir; l’altra, pure peculiare del Kash- mir, Erigone pseudovagans di Cap., strettamente connessa alla specie mediterranea E. vagans (Aud.). Quattro specie, cioè: Haplodrassus omissus (Cbr.); Vacchellia thorelli (Cbr.); Philodromus cinereus Cbr. e Ph. medius Cbr. (tra le quali Vac- chellia thorelli diffusa anche nel Baltistan ed in Asia centrale) sono pertinenti alla fauna Siriaca ed Araba; ad esse ne vanno aggiunte altre _ 3, che, fin qui peculiari del Kashmir, presentano tuttavia evidentissme parentele Siro Arabiche: Titanidiops designatus (Cbr.); Talanites tibialis di Cap. e Berlandia drassodea di Cap. Una specie infine, Pardosa evippiformis di Cap., è evidentemente affine a P. evippina E. S., specie caratteristica detle zone semideserti- che del basso Indo. Possiamo dunque concludere che l’aracnofauna del Kashmir è in massima parte peculiare, ma con carattere spiccatamente paleartico. Tra le varie provincie faunistiche paleartiche, quella Mediterranea è quella con la quale l’Aracnofauna del Kashmir ha maggiori affinità; vi arrivano varie forme a tipo Siro-Arabico, mentre mancano del tutto forme esclusivamente Alpine o Settentrionali: vi sono forme comuni al Kashmir, alle Alpi e al Europa o Asia Centrosettentrionale, ma si tratta di forme diffuse a tutta o quasi la Regione Paleartica. Le somiglianze con la fauna del Baltistan e dell’Asia centrale in genere, infine, sono assai MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 253 più limitate di quanto non farebbe credere la vicinanza delle regioni e la facilità di comunicazione tra loro; vi sono bensì 36 forme comuni su 139, ma di esse ben 11 sono forme a vasta o vastissima diffusione. Nel Baltistan invece io raccolsi 125 specie; di esse 3 erano state raccolte dal Cambridge pure; e altre 8 furon raccolte dal solo Cambri- dge e non da me. Mancano si può dire del tutto le forme Indiane: il solo Philarcus megalops di Cap., della regione media del Baltistan, ap- partiene a un genere nettamente Indiano. La percentuale di specie assolutamente peculiari è quasi altrettanto forte quanto nel Kashmir. Si tratta infatti di ben 53 specie. Esse sono: Filistata chiardolae di Cap; Camptoscaphiella fulva di Cap; Ti- tanoeca intermedia di Cap.; Lathys balestrerii di Cap.; Devade dubia di Cap.; Ajmonia patellaris di Cap, Drassodes (Drassodes) carinivulvus di Cap.; Dr. (Dr.) singularis di Cap.; Zelotes pseudopusillus di Cap.; Z. baltistanus di Cap; Z. baltoroi di Cap; Theridium glaciale di Cap.; Th. angustifrons di Cap; Araneus obscurissimus di Cap.; Li- nyphia baltistana di Cap.; Lephthyphantes striatiformis di Cap. L. pratorum di Cap.; L. trivittatus di Cap. L. nigridorsus di Cap.; L. in- certissimus di Cap.; L. deosaicola di Cap. L. annulipes di Cap. Ba- thyphantes reticularis di Cap.; B. larvarum di Cap.; B. glacialis di Cap.; Gongylidiellum chiardolae di Cap.; G. nigrolimbatum di Cap.; Gongy- lidium crassipalpe di Cap; G. baltoroi di Cap.; Aulacocyba cavifrons di Cap.;Alioranus minutissimus di Cap.; A. distinctus di Cap.; Araeon- cus duriusculus di Cap.; Pocadicnemis desioi di Cap.; Minicia vittata di Cap.; Oxyptila baltistana di Cap.; O. spinosissima di Cap.; Thana- tus balestrerii di Cap.; Chalcoscirtus glacialis di Cap.; Dolichoneon ty- picus di Cap.; Evophrys elongata di Cap.; E. concolor di Cap.; Euspa- rassus pontii di Cap.; Eu. timidus (Cbr.); Clubiona crouxi di Cap.; Micariolepis dives (Lc.); var. concolor di Cap; Micaria pulcherrima di Cap.; M. flava di Cap.; M. mutilata di Cap.; Cybaeus broni di Cap.; Coelotes bidens di Cap ; Hahnia mazima di Cap.; Lycosa irascibilis (Cbr.) Altre 19 specie sono comuni al Baltistan e al Kashmir e ad essi soltanto; cioè: Dictyna consecuta Cbr.; Drassodes (Drassodes) parvidens di Cap.; Theridium spinosissimum di Cap.; 7h. siyiphium (Cl.) illepidum di Cap, Th. latisternum di Cap; Araneus (Epeira) pontii di Cap.; Tiso. mega- lops di Cap.; Troxochrus kashmiricus di Cap.; Oxyptila xysticiformis di Cap; Phintella micans di Cap.; Icius flavipes di Cap; Pellenes alle- grii di Cap; Chiracanthium adiacens. Cbr.; Trachelas costata Cbr.; Oxyopes iubilans Cbr.; Pardosa flavisterna di Cap; P. tridentis di Cap,; Egaenus kashmiricus di Cap; Opilio nigridorsus di Cap. 254 : L. DI CAPORIACCO — Altre 7 specie sono comuni al Baltistan e all’Asia centrale, Turke- stan e Mongolia: Brachytele virgata E. S ; Scotophaeus nigrosegmentatus (E. S.); Araneus tartaricus (Croneb.); Thomisus albens Cbr.; Philodro- mus cinerascens Cbr.; Clubiona maracandica Croneb.; Opilio almasyi Roew. A qnesta categoria si possono aggiungere 4 specie e sottospecie, le quali, pur essendo peculiari del Baltistan, presentano evidenti af- finità con forme tipicamente centroasiatiche: Araneus altitudinum di Cap., affine ad A. fartaricus Croneb. e ad A. mongolicus E. S.; Yllenus bal- tistanus di Cap., ed Yllenus baltistanus shaksgamicus di Cap., eviden- temente connessi alle specie centroasiatiche dello stesso genere; e Dia- bunus laevipes di Cap., affine a D. oedipus Th. Sono comuni al Baltistan e al Tibet e a questi soltanto 6 specie: Filistata seclusa Cbr.; Gnaphosa stoliczkae Cbr ; Pardosa credula (Cbr.); P. condolens (Cbr.); (quest'ultima si trova anche nel Caucaso); Chelifer chelanops Redikorzew, ed Egaenus tibetanus Roew. A queste specie si può aggiungere Chelifer baltistanus di Cap., il quale benchè fin qui peculiare del Baltistan, è similissimo a Ch. tibetanus Redik. | Altre 4 specie infine e cioè: Drassodes (Drassodes) interemptor (Cbr.); Dr. (Dr.) dispulsus (Cbr.); Dr. (Dr.) interlisus (Cbr.); e Pardosa fortunata (Cbr.) appartengono contemporaneamente alla fauna del Bal- tistan, a quella del Turchestan e a quella del Tibet. Le altre forme si possono dividere in cinque categorie: quelle a vasta diffusione nella zona Paleartica, quelle Mediterranee, quelle Siro- Arabiche, quelle Alpine, quelle Centroeuropee. Le forme Mediterranee e quelle più particolarmente Siro-Arabiche eguagliano a un dipresso il numero di quelle Alpine e Centro Europee: però il carattere dell’ aracnofauna Baltistana è assai più mediterraneo di qanto non appaia da un semplice elenco di specie: dato che molte tra le specie a più larga difusione hanno carattere prevalentemente mediterraneo, pur estendendosi anche abbastanza a Nord in Europa. Le specie diffuse a buona parte della regione Paleartica sono 15: Protadia patula E. S.; Haplodrassus signifer (C. L. K.) (-) Theridium denticulatum Wk. (-) Asagena phalerata (Panz.), Lythyphantes alboma- culatus (De Geer) (-); Tetragnatha extensa (L) (-); Araneus angula- tus Cl. (-); Ar. cucurbitinus CI. (-); Micronetaria viaria (Bl.); Erigone dentipalpis Wid. (-); Misumena tricuspidata (F) (-); Xysticus cristatus (CL) (-) X. acerbns Th. (-); Thanatus arenarius Th. (-); Chalco- — scirtus. infimus E. S. (nella var. glacialis di Cap.). Le specie contras- segnate da (-) si trovano anche nel resto dell’Asia centrale; quelle contrassegnate da (-) si trovano pure al Kashmir, MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 255 Tre sono le specie spiccatamente Mediterranee, cioè: Mimetus interfector Hentz. (-) Philodromus lepidus Th. (-); e Oxyopes lineatus Ltr. (-); ad esse si può aggiungere Erigone pseudovagans di Cap. (-), che, pur essendo peculiare del Baltistan e Kashmir, è evidentemente vicinissima alla Mediterranea £. vagans Aud. ed Hersiliola pallida Croneb. (-), peculiare del Baltistan e Turkestan, ma appartenente a un genere Mediterraneo. | Altre 3 forme sono comuni con la Regione Siro-Arabica e con l’ Egitto: Scotophaeus mundulus (Cbr.) (-); Vacchellia thorelli (Cbr.) (-); ed Heliophanus curvidens Cbr. A questa categoria si possono aggiungere Pterotrichina nova di Cap., peculiare al Baltistan ma pertinente a genere Nord Africano, ed Evophrys larvata di Cap., essa pure solo del Baltistan, ma assai affine ad EF. plebeia C. L. K., specie Egiziana. Le specie comuni all’ Europa centro sett. sono in numero di 7: Enoplognatha caricis (Fick.); Lephthyphantes nebulosus(Snd.) (-) Lopho- carenum radicicola L. K.; Philodromus fuscomarginatus De Geer, PA. histrio (Ltr.) (-); Heliophanus dubius C. L. K, (+); e Sitticus pubescens . atic). Solo Araneus carbonarius (L. K.) infine è forma Alpina; ad esso si può certo aggiungere Pardosa baltoroi di Cap. che, limitata alle parti altissime del Baltistan, è estremamente affine a P. nigra (C. K.) delle Alpi. Contribuiscono poi ad aumentare la somiglianza con le Alpi i molti Erigonini che si trovano specialmente nelle parti alte del Baltistan. Concludendo possiamo dire che la fauna del Baltistan ha, come quella del Kashmir, un fortissimo numero di forme peculiari; che il suo carattere è assolutamente Paleartico, mancando quasi del tutto forme Indiane. Vi sono rassomiglianze sia con l’Aracnofauna del Kashmir che con quella del resto dell’Asia centrale (Turkestan, Mongolia, Tibet): delle regioni più lontane, quella Mediterannea è la più affine; è note- vole come relativamente non scarse, tra le forme Mediterranee, sieno quelle più particolarmente Siro-Egiziane. Vi è però anche una certa percentuale abbastanza notevole di specie ad affinità Centroeuropee, ciò che dà all’Aracnofauna del Baltistan un carattere assai più misto di quella del Kashmir. Resta infine da considerare la distribuzione verticale delle specie _ del Baitistan. Una zona verticale abbastanza ben delimitata dal punto di vista dell’Aracnofauna è quella che comprende le zone piu alte: i prati, in genere abbastanza umidi a lato dei ghiacciai, e i grandi prati dello Skoro-La e delle Deosai. Il suo limite inferiore varia a seconda dell'altezza alla quale scendono le testate dei ghiacciai: in genere non scende sotto i 3600 metri e per lo più si mantiene alquanto più alto, 256 L. DI CAPORIACCO Si trovano in questa regione, e in questa soltanto, 32 specie: le due pertinenti alla fauna Alpina; quelle comuni contemporaneamente al- Asia centrale ed al Tibet e comuni solo all’Asia centrale: Araneus tartaricus Croneb.; Philodromus cinerascens (Cbr.); ed Yllenus balti- stanus shakagamicus di Cap.; una specie Paleartica in genere: Micro- netaria viaria (BI.) (data però la gran diffusione di questa specie non è improbabile che la si ritrovi anche in regioni più basse del Baltistan); e 20 specie peculiari del Baltistan: Drassodes (Drassodes) singularis di Cap.; Zelotes baltoroi di Cap.; Theridium glaciale di Cap.; Lephthy- phantes pratorum di Cap.; L. trivittatus di Cap; L. deosaicola di Cap.; Bathyphantes larvarum di Cap.; Gongylidiellum nigrolimbatum di Cap.; Alioranus minutissimus di Cap.; A. distinctus di Cap.; Araeoncus du- riusculus di Cap.; Minicia vitttata di Cap.; Oxyptila baltistana di Cap.; Thanatus balestrerii di Cap; Chalcoscirtus glacialis di Cap; Evophrys elongata di Cap; Eusparassus timidus (Cbr.); Clubiona crouxi di Cap.; Hania maxima di Cap.; Lycosa irascibilis (Cbr.). : Un’altra regione altimetrica abbastanza ben caratterizzata è quella dei fondo - valle più bassi, fino ai 3000 metri; questa regione è la più arida, però intramezzata da frequenti oasi per lo più artificiali ben umide. Sono proprie di questa regione e, almeno nel Baltistan, di questa soltanto, 32 specie: 15 peculiari del Baltistan: Filistata chiardolae di Cap: Devade dubia di Cap: Ajmonia patellaris di Cap. Theridium angustifrons di Cap.; Lephthyphantes striatiformis di Cap.; L. nigri- dorsus di Cap.; L. incertissimus di Cap.; Gongylidium crassipalpe di Cap; Pocadicnemis desioi di Cap.; Oxyptila spinosissima di Cap.; Dolichoneon typicus di Cap; Evophrys concolor di Cap; Micariolepis — dives (Lc.) concolor di Cap.; Micaria mutilata di Cap.; Cyboeus broni di Cap. | 4 specie caratteristiche di quesia regione si trovano anche al Kashmir e non in altre regioni: Theridium spinesissimum di Cap: Araneus pontii di Cap.; Tiso megalops di Cap.; /cius flavipes di Cap.; due sono comuni all’Asia centrale: Brachytele virgata E S.e Thomisus albens Cbr.; una al solo Tibet: Filistuca seclusa Cbr; una è forma Europea centrale: Enoplognatha caricis (Fick.); sei sono forme comuni a gran parte della regione Palearlica: lrotadia patula E. S.; Asagena phalerata (Panz.); Tetragnatha extensa {L.) (-*); Araneus cucurbitinus CI. (-*), Misumena tricuspidata (F.) (-); Xysticus acerbus Th. (*); una è forma Mediterranea: Mimetus interfector Hentz. (-); una Siriaca: Vacchellia thorelli (Cbr.) (-*), alla quale si può aggiungere /lersiliola MISSIONE AL KARAKORAM: ARACNIDI 237 pallida Croneb. (*), specie che ha evidenti affinità con le altre specie del genere, per lo più proprie del Mediterraneo merid. e orientale. Il segno (-) indica al solito che la specie si trova pure al Kashmir; quello (*) che essa si trova pure in Asia Centrale. La regione compresa tra le due sopracitate, ha carattere di transizione tra le altre due. Scarse (11) sono le specie peculiari della regione: 3 si trovano solo in questa regione del Baltistan: Camptoscaphiella fulva di Cap.; Drassodes (Drassodes) carinivulvus di Cap; e Bathyphantes reticularis di Cap.; 2 si trovano in questa regione del Baltistan e inoltre nel Kashmir; Egaeus kashmiricus di Cap.; ed Oxyopes jubilatus Cbr.; una è comune al Tibet: Chelifer chelanops Redik.; una si trova anche nell’Europa centrale: Lophocarenum radicicola L. K.; 3 sono forme comuni a gran parte della regione paleartica: Araneus angulatus Cl. (*); Thanatus arenarius Th. (*); e Chalcoscirtus infimus (E. S.) nella var. glacialis di Cap.; due forme infine, benché peculiari al Baltistan, presentano evidenti affinità Siro-Egiziane: Pterotrichina nova di Cap. ed Evophrys larvata di Cap. Delle altre 52 specie che si trovano in questa regione, 15 sono comuni alla regione bassa: Zelotes pseudopusillus di Cap.; Z. baltistanus di Cap; Linyphia baltistana di Cap; Eusparassus pontii di Cap; Micaria flava di Cap.; (che si trovano solo nel Baltistan); Pardosa flavisterna di Cap. che, oltre al Baltistan, si trova pure al Kashmir; Clu- biona maracandica Croneb., comune all’Asia centrale; Yllenus baltista- nus di Cap., peculiare al Baltistan, ma con strettissimi rapporti col gruppo | degli Yilenus dell’ Asia Centrale; Egoenus tibetanus Roew., comune al Tibet; Philodromus fuscomarginatus (Degeer) e Ph. histrio (Latr.) che sono forme Europee centro-Sett.; Xysticus cristatus (Cl.) (-) che è diffuso in buona parte della regioue Paleartica; Heliophanus curvidens Cbr., che è forma sin qui nota di Siria e di Egitto; e Philodromus lepidus Th. (-) e Oxyopes lineatus Ltr. (-) specie Mediterranee, alle quali si può aggiungere Frigone pseudovagans di Cap., molto affine alla mediterranea F. vagans (Aud.). Altre 18 specie sono comuni alla regione intermedia e a quella alta: sono: Titanoeca intermedia di Cap; Lathys balestrerii di Cap, Lephthyphantes annulipes di Cap.; Bathyphantes glacialis di Cap.; Gongylidiellum chiardolae di Cap.; Gongylidium baltoroi di Cap.; Aulacocyba cavifrons dl Cap., peculiari del Baltistan; Theridium lati- sternum di Cap.; Phintella micans di Cap.; che si trovano pure al Kashmir; Scotophaeus nigrosegmentatus (E. S.), Araneus altitudi- num di Cap. (affinissimo ad A. mongolicus E. S.) ed Opilio almasyi Mem. Soc. Entom. It.. XIII, 31-III-1935. 17 258 L. DI CAPORIACCO ‘ Roew., forme centroasiatiche; Gnaphosa stoliczkae Cbr. forma co- mune al Tibet; Pardosa condolens (Cbr.), comune al Tibet e Caucaso; - Chelifer baltistanus di Cap., peculiare a. ‘itistan, ma con chiare af- finità Tibetane; Lephthyphantes neb. !osus (Sund.) ed Heliophanus dubius C. L. K., forme Centroeuropee che si \c1io pure in Asia Centrale; e finalmente Scotophaeus mundulus (Cbr.,, specie Siro-Egizia, che mera- viglia si spinga in una regione così elevata. Le ultime 18 specie infine si trovano in tutte le regini del Baltistan, in alto come in basso, e sono: Micaria pulcherrima di Cap.; Coleotes bidens di Cap.; Araneus (Epeira) obscurissimus di Cap; peculiari al Baltistan; Dictyna consecuta Cbr; Drassodes (Drassodes) parvidens di Cap.; Theridium sisyphium (Cl.) illepidum di Cap; Troxochrus kashmi- ricus di Cap.; Pellenes allegrii di Cap.; Chiracanthium adiacens Cbr.; Pardosa tridentis di Cap.; Opilio nigrodorsus di Cap., che si trovano pure al Kashmir; Diabunus laevis di Cap., peculiare al Baltistan, ma con evidenti affinità Iraniche e Centroasiatiche; Pardosa credula (Cbr.) comune al Tibet; e Haplodrassus signifer (C. L. K.) (*) Theridium denti- culatum Wik (-); Lithyphantes albomaculatus (De Geer) (-*) ed Erigone dentipalpis Wid. (-*), comuni a gran parte della. Regione Paleartica. BIBLIOGRAFIA Annandale N. - The fauna of a desert tract in South India. Mem. As. Soc. Bengal. 1, 1906. Audouin V. -Savigny J. 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I° - Camptoscaphiella fulva di Cap. 9 frons et oculi. - Filistata seclusa Cbr. © oculi. - Filistata chiardole di Cap. © oculi. - Filistata rufa di Cap. 9 oculi. - Titaneca intermedia di Cap. a 5’ palpus; b © palpi patella; c © epigyne. - Ajmonia patellaris di Cap. a d palpus parte externa visus; b 5’ palpus parte interna visus; c abdomen. - Drassodes parvidens di Cap. a 3 palpus; b 5’ palpi bulbus subtus visus; c 9 epigyne. - Drassodes (Brachydrassodes) singularis di Cap. 9 epigyne. - Drassodes (Brachydrassodes) rubicundulus di Cap. 9 epigyne. - Scotophœus mundulus (Cbr.) © epigyne. - Scotophehus nigrosegmentatus E. S. a 3° palpi bulbus subtus visus; b 0° palpi tibice apophysis; c © epigyne. - Zelotes baltistanus di Cap. © epigyne. - Zelotes pseudopusillus di Cap. 9 epigyne. - Zelotes desioi di Cap. 9 epigyne. - Zelotes baltistanus di Cap. © epigyne. - Theridium latisternum di Cap. © abdomen. - Pocadicnemis desioi di Cap. æ cephalothorax; b 5 palpus subtus visus; c 5-22 23-64 65-76 77-87 88-97 90-109 110-112 113-263 (1) La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’ estratto delle memorie. i SMI Hl FATE qe ni <